Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 160 del 18/6/2002
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(Trasferimento del comando operativo delle forze aeree italiane - n. 2-00188)

PRESIDENTE. L'onorevole D'Agrò ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00188 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 2).

LUIGI D'AGRÒ. Anche a nome del collega Conte, cofirmatario della presente


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interpellanza, ritengo di dover effettuare una piccola relazione storica con riferimento alla presenza dell'aeronautica militare alleata a Vicenza, proprio in considerazione del fatto che l'allontanamento ha procurato serie difficoltà non solo alla realtà militare, ma anche al tessuto socioeconomico di quella città.
L'esigenza più pressante, infatti, che si pose alle nazioni che il 4 novembre 1949 costituirono l'Alleanza Atlantica, fu quella di disporre di uno strumento militare alleato integrato, valido e credibile e quindi tale da dissuadere gli eventuali attentatori della pace, così faticosamente raggiunta con la conclusione della seconda guerra mondiale. In tale contesto, il contributo italiano cominciò nello stesso 1949 con la partecipazione di alcuni ufficiali al gruppo di pianificazione per la regione del sud Europa. Tali lavori condussero ad importanti accordi sugli aspetti organizzativi, tecnici, finanziari e dottrinali, riguardanti le forze aeree, quale componente determinante del dispositivo militare NATO. Fu così che agli inizi del 1951 un gruppo di ufficiali dell'aeronautica militare USAF, su disposizione del comandante supremo delle forze alleate in Europa, diedero inizio alla pianificazione della condotta delle operazioni delle aree nella regione meridionale.
Fu costituita nel novembre del 1951 la LVI ATAF (la forza aerotattica) con sede propria a Vicenza, alla quale furono assegnati reparti dell'aeronautica militare italiana, che via via completavano la conversione su veicoli più moderni, nell'ambito del programma di ristrutturazione e potenziamento condotto dallo stato maggiore dell'aeronautica militare. Da allora, le vicende della V ATAF si sono legate alla città di Vicenza, che per quasi nove lustri è sempre stata vicina, in maniera costante ed attenta, all'areonautica militare. La scelta dell'aeroporto di Vicenza non fu casuale perché, oltre alle ragioni militari e di vicinanza al teatro operativo - allora tutto concentrato nella difesa del nord est -, da più di vent'anni era presente nell'aeroporto vicentino il XIV stormo da bombardamento terrestre, che sul fronte africano aveva meritato più medaglie d'argento.
Nel 1962, quando i sistemi della difesa aerea nazionale furono integrati in quelli della NATO, il dispositivo italiano fu posto, fin dal tempo di pace, sotto il controllo NATO e, conseguentemente, il comandante della V ATAF, che da sempre è stato un generale di squadra aerea italiano, ne assunse il controllo operativo con le relative responsabilità di difesa aerea su tutto il territorio nazionale e i mari adiacenti.
In caso di crisi o conflitto, il comandante avrebbe gestito tutte le operazioni aeree, offensive e difensive, allo scopo di ottenere il necessario controllo del cielo, unico e imprescindibile presupposto per un favorevole evolversi delle operazioni di superficie, siano esse state terrestri o navali.
L'enorme importanza del ruolo della V ATAF, negli anni della guerra fredda, è stata più volte ricordata dai massimi vertici della NATO. L'occasione per dimostrare quanto fosse valida l'esperienza operativa e l'operatività della V ATAF si ebbe durante le operazioni in Bosnia e fu proprio la V ATAF, successivamente, ad essere direttamente impegnata nelle operazioni aeree nei cieli della ex Iugoslavia. Nell'occasione fu costituita, in brevissimo tempo, la Combined air operation center, operante ventiquattro ore su ventiquattro anche in condizioni normali, dalla quale venivano gestite tutte le forze aeree assegnate alla NATO.
Le centinaia di persone, ora migliaia, che lavoravano al CAOC, rappresentanti di allora 14 paesi NATO, erano dotate dei più moderni e sofisticati sistemi di monitoraggio per fornire, in tempo reale, la situazione aerea tattica ai responsabili dei processi decisionali.
Da allora il centro combinato operazioni aeree ed il comando V ATAF si sono sempre trovati in prima linea per quanto riguarda il coordinamento e la direzione di tutte le operazioni aeree sulla penisola balcanica, fino agli ultimi avvenimenti datati 1999 sui cieli della Serbia e del


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Kosovo, periodo durante il quale sono state ordinate più di 38 mila missioni di volo.
Poco prima della guerra del Kosovo l'Aeronautica militare, nell'ambito della ristrutturazione, aveva costituito, sempre a Vicenza con il personale italiano assegnato alla V ATAF, il comando operativo delle forze aeree, con il compito di gestire tutte le forze aeree nazionali impegnate in crisi, conflitti e grandi esercitazioni.
L'aeroporto di Vicenza si era dimostrato - e lo è ancora - perfetto durante tutti questi anni, sia dal punto di vista operativo sia logistico, assicurando il supporto a 1.400 persone in più durante la guerra. Purtroppo, tutto questo è destinato a finire, in quanto la NATO ha deciso di spostare le funzioni della V ATAF vicino a Ferrara, dove esiste un grande bunker, ora attivo con il nome di CAOC 5. Alla fine di settembre dello scorso anno, parte della NATO è stata trasferita a Poggio Renatico, mentre il COFA si trasferirà a fine luglio 2002.
Dunque, gli interpellanti vorrebbero comprendere: in primo luogo, quali siano state le motivazioni che hanno determinato il trasferimento del COFA da Vicenza a Poggio Renatico e, in secondo luogo, se si sia tenuto conto dei disagi apportati al personale militare, che ha dovuto subire il trasferimento in un'area che, peraltro, ha dovuto essere completamente attrezzata, mentre quella di Vicenza era abbondantemente adusa ad interventi militari, come più volte ha dimostrato in 50 anni di onorato servizio.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Cicu, ha facoltà di rispondere.

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Aeronautica militare - come le altre forze armate -, in linea con gli indirizzi concettuali di razionalizzazione dell'area tecnico-operativa dell'amministrazione della difesa, ha avviato negli ultimi anni un processo di ristrutturazione imposto sia da necessità di bilancio sia dall'esigenza di elevare l'operatività dello strumento aereo.
In particolare, la Forza armata si è prefissa l'obiettivo di realizzare accorpamenti funzionali tesi a contrarre gli organici, salvaguardando comunque l'operatività delle parti.
In tale quadro, al fine di razionalizzare le risorse disponibili, è stato deciso tra l'altro di accentrare presso Poggio Renatico l'intera struttura operativa di vertice della Forza armata, ossia il comando operativo delle forze aeree (COFA) e il suo centro operativo (COFACO), ubicandoli su uno stesso sedime già sede di un'importante installazione NATO. Su tale sedime è stata realizzata, con finanziamenti della Alleanza atlantica, una sede protetta che, attualmente, viene utilizzata e condivisa da entrambe le citate entità nazionali e NATO.
Tale situazione, che ha consentito l'unificazione delle linee di comando e controllo operativo nazionale e NATO sotto un unico comandante italiano, comporta oltre alla salvaguardia delle prerogative nazionali anche evidenti sinergie e risparmi di risorse finanziarie.
Al momento, tuttavia, per esigenze logistico-operative il COFA è tuttora ubicato a Vicenza.
Inoltre, in considerazione delle esigenze e degli inevitabili disagi del personale da trasferire a Poggio Renatico, dove oltre a quello proveniente da Vicenza è confluito anche personale di altri enti aeronautici dismessi, le Forze armate, in aggiunta alle strutture già esistenti sul sedìme, ha elaborato un piano di interventi infrastrutturali per alloggi, mense ed uffici. Allo stato, la situazione infrastrutturale relativa agli alloggi può essere così sintetizzata: ne sono disponibili 36 per militari con famiglie ed altre 46 sono in corso di realizzazione; per il personale celibe o nubile, invece, sono già disponibili alloggi collettivi pari a 389 posti letto per ufficiali e sottufficiali e altri 187 sono in corso di realizzazione. Inoltre, nel corso di quest'anno, saranno realizzati alloggi con 96 posti letto per militari di truppa.
Ancora, per soddisfare le nuove esigenze alloggiative, lo Stato maggiore del


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l'aeronautica, sin dalla scorsa estate, ha promosso iniziative per il reperimento di alloggi esterni all'amministrazione della difesa, ad uso del personale trasferito da Vicenza a Poggio Renatico. L'iter procedurale indicato dalla competente direzione generale dei lavori e del demanio per l'acquisizione temporanea di alloggi è già stata avviato e il trasferimento del personale ritenuto immediatamente indispensabile avverrà sino al completamento delle disponibilità alloggiative reperite con tale procedura e di quelle già esistenti.
In tale quadro, la movimentazione del personale NATO da Vicenza, cui farà seguito quella del personale del COFA, si ritiene incida soltanto in minima parte sull'economia della città veneta, ove tuttora permangono sul sedìme dell'aeroporto Dal Molin il X gruppo manutenzione elicotteri, il XXVII gruppo genio campale e il costituendo distaccamento aeroportuale.
In merito alle strutture dell'aeroporto di Vicenza, poi, l'amministrazione comunale del capoluogo veneto ha formulato un'istanza tesa a conoscere il futuro dell'ente, nell'intendimento di assumere il ruolo di coordinatore, nell'ambito di un progetto di riutilizzazione delle infrastrutture eventualmente resesi disponibili da parte di altri utenti.
In conclusione, si ritiene che l'amministrazione, pur nella consapevolezza di aver prodotto qualche disagio, peraltro complessivamente sostenibile dalla città di Vicenza, abbia fatto ogni possibile sforzo per contemperare le primarie esigenze dell'aeronautica militare con quelle del personale militare e degli enti locali interessati dai provvedimenti di riordino.

PRESIDENTE. L'onorevole D'Agrò ha facoltà di replicare.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, signor sottosegretario di Stato, mi ritengo sostanzialmente soddisfatto della sua risposta, anche se le argomentazioni che lei ha addotto, relative ad una razionalizzazione richiesta da esigenze di bilancio, contrastano con la necessità di investimenti a Poggio Renatico: si parla di centinaia e centinaia di milioni.
Si trattava, probabilmente, di utilizzare in maniera diversa la possibilità di uscita del personale militare, anche con la pensione. Il COFA, che è ancora ubicato a Vicenza, peraltro, avrebbe potuto rimanere lì fino all'esaurimento del processo di pensionamento di alcune aree militari ancora necessarie - crediamo - anche per la valorizzazione dell'aeroporto Dal Molin, come lei ha detto. Sappiamo perfettamente che, non sempre, quello che viene definito un onorato servizio abbisogna, poi, di essere ripagato in qualche modo. I principi che hanno ispirato la ristrutturazione vanno tenuti in grande considerazione, ma non vorremmo che, per come sono stati applicati in quest'occasione, siano un modo per dire che si sono fatti risparmi, almeno inizialmente, non verificatisi. In prospettiva, è chiaro che ciò avverrà. In ogni caso, non si è tenuto conto del significato della presenza del COFA nella città di Vicenza: riteniamo che questa scelta crei problemi di carattere economico e sociale non soltanto per il futuro del Dal Molin ma anche per quello dell'intera area che, in qualche modo, viveva sulla forte presenza di questi militari.
Ad ogni buon conto, ritengo che, se fosse possibile verificare l'opportunità di una presenza più estesa nel tempo del COFA a Vicenza, alcuni dei problemi relativi al trasferimento di militari, di cui lei ha parlato, potrebbero essere assorbiti meglio.

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