Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 156 dell'11/6/2002
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 47)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 47 sezione 4).


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Ha chiesto di parlare l'onorevole Angelino Alfano. Ne ha facoltà.

ANGELINO ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione di cui la Camera sta per occuparsi è di profonda delicatezza perché investe pienamente il mistero della vita. Si tratta di un mistero che, per chi ha fede o convinzioni religiose, è un po' meno misterioso, ma che comunque rimanda all'origine dell'uomo.
È una questione di profonda delicatezza anche perché segna un particolarissimo caso in cui la funzione legislativa interviene in ambiti che paradigmaticamente riguardano il rapporto tra il diritto positivo ed il diritto naturale. Si tratta di un rapporto in cui a ciascuno di noi è fatto obbligo morale di comportarsi secondo i propri principi, secondo le proprie convinzioni, nel rispetto di uno Stato laico, di uno Stato che tutto può essere, in un tempo come il nostro, tranne che uno Stato confessionale.
Se tutto ciò è vero, declinare in termini legislativi il rapporto tra uno Stato laico e le convinzioni individuali è un compito assai arduo per ciascuno di noi. Credo che quella che nel voto degli emendamenti ciascun deputato sarà chiamato a compiere sia una scelta di profonda responsabilità che ha connotati supplementari rispetto alla responsabilità ordinaria per le ragioni che prima accennavo, cioè per il fatto che questo testo investe per intero il mistero della vita.
Mi sento di poter dire - e non credo di essere il solo - che, nella tutela della vita in fieri ed in altri valori che questo testo investe, tanti di noi vedono un patrimonio costitutivo dell'identità politica, cioè la questione che riguarda l'articolo 1 della proposta di legge in esame (vale a dire la tutela dei soggetti coinvolti nell'ambito della procreazione medicalmente assistita) ed altre questioni contenute in altri articoli riguardano interamente il patrimonio costitutivo dell'identità politica di ciascuno di noi.
Infatti, tanti di noi hanno compiuto una scelta politica ed anche di partito in riferimento ad alcune convinzioni e adesioni riguardanti la politica economica, la politica dello sviluppo del nostro paese e anche gli interventi legislativi e programmatici previsti nei rispettivi programmi di governo ma prima di ciò ciascuno di noi ha compiuto una scelta politica in riferimento ad alcuni valori come quelli che la legge in esame affronta e tratta.
Per tali motivi, condivido anche la scelta del gruppo di Forza Italia in riferimento ad un'indicazione di voto che lascia un'ampia libertà di coscienza ai singoli parlamentari, che è causa anche dell'adesione di tanti di noi a questo gruppo parlamentare e a questo partito che si colloca in una scelta coerente di libertà, e conseguenza, per quanto attiene alla mia opinione, anche della fine dell'unità politica dei cattolici.
Allora, in riferimento a questo specifico argomento - quello trattato dall'articolo 1, cioè la necessità di tutelare i soggetti coinvolti nell'ambito della procreazione medicalmente assistita - sono dell'idea che un supplemento significativo, visibile ed evidente di tutela vada accordato al concepito perché partiamo dai valori. Ritengo che il concepito sia una persona umana, lo ritengo per considerazioni di natura scientifica - che altri, meglio di me, spiegheranno - e in base ad una considerazione umana ma che non ritengo troppo umana, cioè che chiunque abbia sentito battere attraverso uno strumento elettronico il cuore di un bambino dopo poche settimane dal concepimento abbia grandi difficoltà a non considerare quel cuore che batte quello di una persona umana. Inoltre, vi sono altre osservazioni che, proprio nel rapporto tra il diritto naturale ed il diritto positivo, proprio in riferimento alla specificità di un intervento legislativo in una materia come questa, vanno tenute in particolare considerazione, cioè la necessità di una tutela supplementare nei confronti di un soggetto che è estraneo ad una decisione della coppia, vale a dire il concepito.
In lui è carente una volizione, una determinazione volitiva, è assente una partecipazione alla scelta della coppia, la cui


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sofferenza - nella volontà di avere un figlio che, fisiologicamente, si ha difficoltà ad avere - va compresa, al punto che il Parlamento italiano deve legiferare in materia di fecondazione medicalmente assistita. Sul piano dei valori sussistono altri interrogativi inquietanti che potrebbero investire quest'ambito, cioè se quello ad avere un figlio si configuri come un diritto, se l'adozione oltre la possibilità fisiologica dell'avere un figlio non rappresenti già la chiusura di un sistema legislativo.
Il Parlamento si sta orientando in una direzione che prevede proprio la possibilità di concedere ulteriormente alla coppia la possibilità di avere un figlio al di là della fisiologia e dei regimi delle adozioni. Noi condividiamo questa scelta perché riteniamo che, in un bilanciamento dei valori in uno Stato laico, l'istanza etica ed il bisogno familiare ad avere un figlio vadano anch'essi tutelati.
Certo, anche questa risposta chiama un'altra domanda, quella che riguarda la famiglia, il patrimonio genetico del bambino, l'esigenza che lui abbia o non abbia una famiglia, ma di questo si occuperanno altri articoli, riguardo i quali il mio atteggiamento sarà sempre coerente rispetto ai valori e alle convinzioni testé annunciate (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, potrei pregarla di invitare i colleghi che non consentono al sottosegretario Cursi di ascoltare l'intervento di rendere possibile l'agibilità...

PRESIDENTE. Onorevole Bianco, lei ha perfettamente ragione. Mi rivolgo, in particolare, ai colleghi che sono al banco del Governo affinché consentano all'onorevole Bianco di esprimere il proprio pensiero.
Colleghi, onorevole Alfano, vorrei pregarvi di prendere posto per consentire all'onorevole Bianco di svolgere il suo intervento. Prego onorevole Bianco.

GERARDO BIANCO. Vorrei essere ascoltato, in particolare, dal sottosegretario Cursi ma, a quanto sembra, continua ad essere distratto.

PRESIDENTE. Sottosegretario Cursi, ha ascoltato il desiderio espresso dall'onorevole Bianco?

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo si possa senz'altro convenire su un punto, vale a dire sul fatto che in una materia così delicata, come il provvedimento sulla procreazione medicalmente assistita oggi al nostro esame, non si debba avere un partito preso, non si debba partire da un'ideologia o da una posizione confessionale.
Dunque, le decisioni devono essere adottate in modo argomentato; tuttavia, perché ciò avvenga, è necessario che tutti i fattori siano valutati affinché siano dirimenti. Quindi, non può di certo prevalere un punto di vista esclusivo in una specie di diretto rapporto che prescinda dagli effetti che questa legge può produrre nel contesto della società.
Ritengo ci possano essere pochi dubbi sulla conseguenza che provvedimenti legislativi di questo genere possono determinare sul complesso...
Onorevole Follini, per cortesia, lei ha anche la simpatia di De Mita, dunque la pregherei di consentirmi di svolgere un intervento ordinato.

ALFREDO BIONDI. Quella è un'aggravante!

GERARDO BIANCO. Presidente, se dobbiamo parlare per noi stessi, allora deposito le mie dichiarazioni. Mi pare che su materie di questo genere sia necessario l'ascolto.

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Bianco ha ragione, in quanto si tratta di un dibattito importante; dunque, la Presidenza chiede una particolare attenzione.

GERARDO BIANCO. Anche perché, signor Presidente, sto insistendo su un concetto


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importante: quello di non partire da posizioni pregiudiziali, da convincimenti ideologici, ma di portare avanti degli argomenti, in base ai quali è possibile assumere l'una o l'altra posizione.
Sono questioni che toccano tematiche filosofiche, etiche, antropologiche; sono questioni che, in un certo senso, investono la stessa natura e tenuta della nostra democrazia, che si trova in bilico tra disgregazione individualista e subordinazione tecnica ed economicistica.
Non si tratta - ripeto - di imporre una specifica visione, ma di valutare tutti gli aspetti affinché vi sia un equilibrio di valori, che siano bilanciati e che non spezzino - questo è il punto, a mio avviso, poco valutato dell'attuale provvedimento - la relazione esistente tra diritto e responsabilità.
La responsabilità, oggi, è quasi l'unico ultimo residuo di politicità negli attuali sistemi giuridici e nelle nostre democrazie che sono sempre più orientate al puro e semplice riconoscimento delle pretese individuali.
Considerare il provvedimento e gli emendamenti che stiamo per esaminare in relazione ai complessivi riflessi che gli stessi possono produrre nella tutela dei diritti è, dunque, inevitabile se vogliamo mantenere un minimo di tessuto etico necessario per la difesa della nostra stessa democrazia.
Sotto tale profilo, a me pare del tutto deresponsabilizzante e, dunque, antigiuridica l'affermazione, presente in un documento che è stato fatto circolare, di una preminente titolarità femminile a decidere in materia di nascita e di procreazione. Paradossalmente, si rivendica in questo modo un principio naturalistico che poi viene incomprensibilmente negato per la tutela dell'embrione. La traduzione in termini teorici e giuridici di questo esito è che la parabola naturalistica, se vuole essere davvero capace di individuare la realtà della persona, svincolandosi da elementi, impulsi e desideri, non può che comprendere il dato unificante rappresentato dalla persona umana: un individuo che si pone costituzionalmente in relazione agli altri.
Questo principio generale, che tiene armonicamente in vita la soggettività e l'appartenenza sociale, rischia di essere particolarmente compromesso se alcuni emendamenti presentati al testo di legge - per esempio quelli relativi alla fecondazione eterologa - dovessero essere accolti. L'antigiuridicità della proposta, che non dipende da ragioni ideologiche, consiste nella riduzione unidimensionale di un evento che è realizzato con una pluralità di soggetti ma che riduce e deresponsabilizza almeno uno dei concorrenti. Come definire, infatti, se non un atto di irresponsabilità, la scelta del donatore sconosciuto, ridotto materialisticamente soltanto a puro riproduttore? Tralascio le conseguenze che possono determinarsi e che pure sono state qui rilevate: le cronache ne sono già piene.

PRESIDENTE. Onorevole Deiana, la prego.

GERARDO BIANCO. Come non giudicare se non rispondente a profonde esigenze esistenziali la richiesta della ragazza di conoscere il padre biologico ed il bisogno di quest'ultimo di rivelarsi, di cui hanno raccontato le cronache di tutto il mondo? Non è disumanizzante una legge che, per soddisfare un legittimo desiderio, compromette aspetti profondi della psiche umana? La persona che non potrà mai conoscere l'autore della sua origine biologica non è privata di un diritto futuro a soddisfare un bisogno esistenziale profondo, che può determinare permanenti angosce psicologiche? Può una legge sancire norme che soddisfano un soggetto ma che privano altri di diritti primari, come quello conoscere le origini della propria esistenza? Può una legge fondarsi sul principio dell'irresponsabilità per alcuni dei concorrenti alla determinazione dell'evento?

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Bianco. Colleghi, vi prego!
Onorevole Montecchi, la prego!


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GERARDO BIANCO. Signore Presidente, mi domando cosa sia questo approccio culturale ai problemi posti dalla legislazione se non la pretesa di vivere ciascuno a modo proprio, come osservava un grande filosofo del passato, Spinoza.

PRESIDENTE. Onorevole Franz, la prego!

GERARDO BIANCO. Ma se ciascuno è giudice di se stesso, inevitabilmente si regredisce a quello stato di natura che dissolve la società civile. Si tratta di valori che, una volta cancellati, portano anche alla rottura degli stessi riferimenti sociali. Basti pensare alla crisi della famiglia. È stupefacente la leggerezza con la quale si liquidano i nessi costitutivi di una società per aprirla ad un libertarismo che non libera ma che disgrega.

PRESIDENTE. Onorevole Lulli, la prego.

GERARDO BIANCO. Una legge non può, in nome di una pretesa e malintesa laicità, contribuire a distruggere il tessuto etico della società, degradando a sopravvivenza arcaica consolidate tradizioni ed elevando sull'altare della modernità il vivere a modo proprio. È davvero incomprensibile come sfugga a quelle culture attente al solidarismo sociale la stretta interdipendenza che c'è fra libertarismo etico ed anomia sociale. Si invoca il diniego ad un'impostazione dettata da ideologismi ma si diventa così, con la ricerca di alcune soluzioni come quella della fecondazione eterologa, inconsapevoli sostenitori di una tecnocrazia genetica che ha in sé i germi dell'ideologia totalitaria.
In base a quale coerenza logica, infatti, diventa primaria e assoluta la soddisfazione della maternità quando non ci sono, appunto, limiti che possono determinare la responsabilità? Si possono mai accettare le manipolazioni di ogni genere, rompendo quella che si dice essere la famiglia tradizionale? Una legge, certo, non può imporre un'etica, ma non può neppure dissiparla, così come distruggere le basi delle tessiture sociali. Non c'è pensatore liberale che non faccia riferimento ad un vissuto etico comune come elemento vitale del sistema democratico. Non è un teologo cattolico, ma un grande pensatore laico, come Raymond Aron, che scriveva nel suo saggio sul totalitarismo, che...

PRESIDENTE. Onorevole Visco, per cortesia.

GERARDO BIANCO. ...quando si disprezzano i costumi e le tradizioni, assimilate a sopravvivenze irrazionali, quando si mettono da parte le regole della morale e le si dichiara prive di valore, quando si nega originalità a ogni realtà trascendente e ad ogni obbligo nei riguardi della persona che cessa di essere una creatura di Dio per divenire un'unità statistica, allora si è maturi - conclude Aron - per il totalitarismo. È appunto in questo modo che si determinano le contraddizioni, perché prima o poi verrà un momento in cui bisognerà interrogarsi sul fatto se l'uomo è dentro il circuito della propria natura, oppure pretende di collocarsi al di fuori e di giudicare per questioni che appartengono, appunto, ad altre sfere.
Io credo che debba venire qualche dubbio fra l'affermazione della responsabilità oggettiva e quella della responsabilità di piena libertà di decidere noi, del nostro corpo, dei nostri desideri. Ma ciò fa venire meno, lo ripeto...

PRESIDENTE. Onorevole Fumagalli, per cortesia.

GERARDO BIANCO. ...quella relazione e quei legamenti. Non vi è in questa perdita di riferimento qualcosa di asociale; c'è una violenza, i greci ci dicevano una iubris, che consuma le civiltà, nel non cercare e saper trovare un limite, una misura, nel non sapersi porre l'elementare domanda: che accadrà domani? Il desiderio, anche legittimo, non è tale da poter dare un senso alla vita e dare anche una direzione alla legislazione. Il desiderio per sua natura è ristretto, egoistico, effimero,


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leggero. Una legge non può, senza contraddire la sua stessa natura, limitarsi a soddisfarne le esigenze...

PRESIDENTE. Onorevole Pollastrini, per cortesia.

GERARDO BIANCO. ...ancora più quando sono investiti aspetti fondanti per una società. Una legge come quella che abbiamo davanti può essere un acquisto se eviterà i rischi individualistici e tecnocratici, per mantenersi invece nel solco dell'aiuto medico alla procreazione responsabile alla nascita della vita. Il problema della legge non è quello di facilitare comunque le cose, ma di conservare il senso delle cose: è importante in questo caso conservare il senso della meraviglia del nascere e della vita, che di per sé sono momenti etici, perché riguardano l'intera umanità. Ecco perché la scienza non può, come hanno sostenuto alcuni in un recente convegno, imporre le sue leggi, diventare giudice dei fatti: così verrebbe invaso un campo che non le appartiene. Il dubbio e la prudenza debbono guidare nel deliberare.
Signor Presidente, la storia ha già falsificato nefaste ideologie del passato. Sta falsificando la pretesa assoluta di libertà senza limiti, della libertà illimitata, che si deforma in dissociazione sociale. Se vogliamo fare una buona legge, dobbiamo aiutare e far sì che un atto d'amore sia compiuto con ordine e, appunto, chi aspira alla esperienza materna e paterna non possa essere favorito dalla logica del «se vuoi puoi e se vuoi pretendi comunque»: questa, a mio avviso, non è né logica né razionale.
Ecco perché le scelte che noi operiamo sono «sì» alla fecondazione assistita e alcuni «no» che dissolvono e in un certo senso distruggono le basi stesse di quel tessuto etico che tutti i pensatori liberali, tutti i pensatori della realtà storica del nostro tempo hanno ritenuto un nesso inscindibile. Quando si distruggono le basi dell'umanesimo, prima o poi si distruggono anche la basi stesse della società. È una difesa della democrazia, non un'imposizione di ideologia, oppure di credi confessionali. È una libertà che difende la libertà della stessa società (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.

BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, su una materia delicata e difficile come questa che dà luogo a più di un dubbio di carattere morale, è evidente che il legislatore deve provvedere con cautela. Dovrebbe essere necessario lasciare il massimo spazio alle diverse scelte di coscienza. Noi confermiamo la nostra perplessità e la nostra indisponibilità a sostenere un disegno di legge sulla procreazione assistita che, non solo non tiene conto del pluralismo delle opinioni espresse nel lavoro della Commissione, ma che non vuole nemmeno prendere sul serio questioni di bioetica che sono alla base di questo provvedimento. Si tratta di questioni che non possono non tener conto dell'esigenza di libertà nel campo della ricerca biomedica, del pluralismo etico in fatto di procreazione. Una logica proibizionista contraddirebbe non soltanto l'esigenza di armonizzare almeno fra i paesi della Comunità europea la legislazione nel campo biomedico, ma anche i progressi di carattere filosofico che pure la chiesa cattolica ha saputo compiere negli ultimi trent'anni. Il motto che dovrebbe ispirare i cattolici dovrebbe essere - come viene suggerito - «valori etici eterni nelle situazioni nuove», così come i laici devono promuovere forme etiche nuove per situazioni nuove. Si tratta, onorevoli colleghi, di non cercare di far rientrare dalla finestra ciò che a suo tempo è uscito dalla porta.

PRESIDENTE. Onorevole Sereni, la prego.

BOBO CRAXI. Mi riferisco alla perentorietà con cui lo Stato, regolamentando la procreazione assistita, penserebbe di formulare concezioni etiche non tenendo in conto


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la realtà dello sviluppo della ricerca, della necessaria libertà di cui essa deve poter godere a vantaggio di tutta la comunità. Così come lo Stato non può predisporre limiti alla felicità, consapevoli come siamo che i cittadini che accedono alla procreazione assistita non fanno altro che soddisfare un desiderio di felicità e che la sua limitazione ripropone, in sostanza, l'idea di uno Stato etico, regolatore delle soddisfazioni e delle felicità dei suoi cittadini, pur in presenza di frontiere raggiunte dall'ingegneria genetica che hanno profondamente mutato il nostro rapporto con la vita e con la morte...

PRESIDENTE. Onorevole Bottino...

BOBO CRAXI. Noi siamo legislatori e non possiamo non tenere conto dell'evoluzione della società. Noi possiamo indicare indirizzi di fondo, ma dobbiamo sempre tenere conto del pluralismo che fa della nostra comunità una comunità di uomini liberi, diversi culturalmente, socialmente ed ideologicamente.
Accertata la sterilità di una donna, lo Stato deve poter garantire la procreazione, ed è inutile nascondersi dietro i parametri della coppia di fatto. Escludendo l'eterologa la logica proibizionista verrà di fatto scavalcata dal ben noto modulo del turismo procreativo, così come la controversa vicenda legata all'utilizzo di embrioni a scopo di ricerca e la tutela stessa dell'embrione attraverso lo statuto. Essa non può che tenere conto della complessa evoluzione del dibattito etico che si è sviluppato nel nostro paese da ormai un decennio e che ha impegnato giuristi e filosofi, laici e cattolici. Voler far prevalere una tesi sull'altra è segno, non di garanzia del pluralismo, ma di inaccettabile impostazione di una cultura che, peraltro, non è prevalente nel nostro paese.

PRESIDENTE. Onorevole Stagno d'Alcontres...

BOBO CRAXI. Un ritorno all'indietro è sempre gravido di incognite per il futuro di una ricerca che può essere sottoposta a limiti, ma non a divieti.
Onorevoli colleghi, signor Presidente, abbiamo predisposto una serie di emendamenti che raccolgono questa sensibilità laica e non laicista, moderna e non modernistica da cui emerge la volontà di non arrestare i progressi scientifici, utilizzando un concreto buonsenso politico e giuridico. Questioni etiche travagliano gli schieramenti politici e riposizionano, al di là della loro presupposta omogeneità, gli stessi schieramenti, le tendenze culturali ed etiche del nostro paese.
Si verifica anche in questa occasione (e non devono fare velo le legittime giustificate questioni di coscienza che rispetto, trattandosi in questo caso di frontiere della modernità e del progresso), con riferimento al provvedimento in esame, il manifestarsi di forze politiche che hanno un'idea di modernità, di progresso e di pluralismo e che si oppongono a quelle che hanno una concezione chiusa dei valori della vita, della tolleranza, della libertà, delle scelte dei piani di vita del futuro dei cittadini; vi sono quelle che scelgono di tutelare gli orientamenti della nostra popolazione e quelle che, invece, ritengono di essere investite da un mandato che cancelli ciò che gli italiani hanno liberamente confermato con un libero voto.
Garanzie per le cittadine che hanno scelto di abortire, libertà di adozione, libertà di procreazione e tutela e sviluppo della ricerca scientifica sono conquiste ottenute, alle quali noi non possiamo rinunciare.
I nostri emendamenti, il lavoro della compagna Chiara Moroni raccolgono questo spirito e ritengo che essi comporteranno il miglioramento del provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, contrasteremo questo provvedimento con i nostri emendamenti,


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ma non lo faremo in ragione di un furore ideologico. Al contrario, tentiamo di affermare un punto di vista razionale e laico, partendo dai diritti di libertà, di autodeterminazione e di eguaglianza, dal diritto alla salute delle donne italiane e dei loro figli, dall'affermazione del valore della laicità dello Stato. Nessuna metafisica, come comprendete; quella stessa metafisica che, troppo spesso, si scomoda quando si legifera sul corpo delle donne. Vi è, invece, piena e rigorosa consapevolezza (l'onorevole Craxi parlerebbe di buonsenso)...

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni!

ANNA FINOCCHIARO. ...che stiamo regolamentando questioni che appartengono alla straordinaria unicità dell'esperienza di dare la vita o, meglio, a quello straordinario esorcismo nei confronti della morte che si realizza disponendo della possibiità di riprodurre la vita e che consiglierebbe umiltà, discrezione e rispetto, non l'arroganza di imporre comportamenti e morali; non vale la pena di prospettare scenari apocalittici.
Una legge moderna, rispettosa della libertà degli individui, dell'uguaglianza dei soggetti, di uno Stato laico non distrugge e disgrega alcuna società; la Spagna, che, come sapete, è un paese europeo...

PRESIDENTE. Onorevole Ercoli!

ANNA FINOCCHIARO. ...che dispone di una legislazione in merito assai avanzata ne è la più chiara dimostrazione.
Vorrei illustrare la nostra posizione nel modo più semplice possibile perché non siamo soli in quest'aula. Fuori dall'aula, tra le moltissime persone che seguono i nostri lavori, vi sono donne e uomini che questa proposta di legge ha gettato nell'angoscia e nella confusione. Lo sapete, i centri dove si pratica la fecondazione assistita sono stati presi d'assalto in queste settimane. Coppie che stavano riflettendo, con mille dubbi e incertezze, se scegliere la fecondazione eterologa, ora hanno paura ed è la paura, non la ferma e consapevole responsabilità, a determinarli oggi a sceglierla.
Questa proposta sta angosciando i genitori dei bambini nati con l'inseminazione eterologa che temono per i propri figli un ostracismo sociale che la vostra volontà autorizza.
Chi sostiene questo testo...

PRESIDENTE. Onorevole Merlo...

ANNA FINOCCHIARO. ...toglie speranza a donne ed uomini che desiderano dar prova di capacità di amore e di responsabilità, scegliendo quell'esperienza unica che è amare senza riserve ed essere amati senza riserve da un figlio. Sono parole semplici con le quali vogliamo sollecitare, confortare, consolidare un senso comune che è già molto cresciuto in questo paese, il senso comune che guida nella scelta di essere madri e padri, avendo letto il senso del limite, l'essenza di un'etica pubblica, laica, di tutti e di tutte, senza discriminazioni e senza privazioni, perché ciascuno di noi può essere credente o ateo, cattolico o musulmano, ma qui dentro per forza noi non possiamo che essere laici.
Proporremo emendamenti all'articolo 1 che descrive le finalità della legge, finalità che noi non condividiamo. Già dalle espressioni adoperate - non si tratta di una questione di mera tecnica legislativa o esclusivamente di un fatto linguistico - laddove si dice che al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalle infermità umane è consentito il ricorso alla procreazione, si riconosce che esiste una autorità, morale, che può consentire di far fronte a quella che noi definiamo invece una malattia, che è una malattia sociale in aumento nel nostro paese e nel mondo e rispetto alla quale riteniamo che la procreazione medicalmente assistita...

PRESIDENTE. Onorevole Meduri...

ANNA FINOCCHIARO. ...sia una prassi medica finalizzata alla tutela della salute riproduttiva e che la sterilità e l'infertilità


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sono da considerarsi come una patologia e le tecniche mediche per curarle sono da considerarsi come una prassi terapeutica. Si tratta, appunto, di un approccio laico.
In questo articolo è tuttavia contenuto quello che probabilmente viene considerato, e che con timore guardiamo, come fondamento teorico, direi ideologico, del resto degli articoli che seguono e che costituiscono la disciplina complessiva, ovvero il diritto a nascere del concepito. Non è iscritto in alcuna categoria giuridica conosciuta e in nessun istituto conosciuto dal nostro ordinamento, è un'invenzione giuridica, sulla quale però si poggiano e dal quale deriveranno compromissioni di libertà e soprattutto sacrifici dei diritti alla salute e del principio di eguaglianza.
Su questo punto si fonderà, in primo luogo, la discriminazione fra donne che entrambe portano in grembo un bambino malformato, ma che, se sono state inseminate artificialmente, non potranno ricorrere all'aborto terapeutico. Mi chiedo quale tutela del diritto alla salute delle donne italiane e dei loro figli vi sia in questa disposizione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-comunisti italiani)! Su questa affermazione del diritto a nascere del concepito si fonda la prescrizione dell'articolo 13 che impedisce la possibilità dell'aborto selettivo. Eppure ciascuno di noi sa - non occorre essere medici - che proprio le gravidanze plurigemellari sono tra le cause principali della mortalità infantile perinatale e concorrono gravemente alla produzione di handicap, compromettendo in maniera assai grave la salute della madre.
Questa norma, tuttavia, si pone in contraddizione esplicita, e credo provocatoriamente esplicita, con quel diritto alla libertà di scegliere se, come e quando essere madri, che la legge n. 194, approvata da questo Parlamento e sottoposta a referendum in questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-comunisti italiani), sancisce e alla quale le donne italiane non intendono rinunciare.
Credo vi sia anche un altro aspetto sul quale occorre ragionare. Da questa norma deriva uno dei difetti dell'ipocrisia della complessiva disciplina, che vieta la conservazione degli embrioni, le pratiche che prevedono una fecondazione di più di tre ovociti, che impone che tutti gli embrioni vengano impiantati, con grave danno della salute delle donne e anche dei possibili nascituri, mentre d'altra parte essa prevede l'adottabilità degli embrioni.
Ora, a tale proposito non c'è da fare alcun discorso metafisico: l'embrione vive e produce la vita solo dentro il corpo delle donne (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani). Non c'è nient'altro da dire. È così.
C'è un altro punto, che ci interessa molto, ed è la questione della proibizione della fecondazione eterologa. Sono pochissimi i paesi del mondo nei quali la fecondazione eterologa è proibita: l'Egitto, la Turchia, l'Arabia saudita, la Germania. Penso che in ciascuno di essi ognuno di voi possa rintracciare le ragioni storiche e culturali espresse da quel senso del limite che nasce in una comunità dalle condizioni nelle quali quel paese è cresciuto e ha maturato la sua cultura, le sue consuetudini.
C'è poi un articolo, che è stato oggetto di emendamenti presentati da colleghi del mio gruppo che hanno agito diversamente dall'opinione comune della maggioranza del gruppo. Perché ne parlo? Per dare il senso che non c'è alcuna associazione ideologica nello svilupparsi e nel crescere delle idee e nel confronto delle idee fra di noi, per far capire che abbiamo ben presente quanto sia delicata la questione sulla quale ci muoviamo, che ben sappiamo su cosa stiamo interferendo e che conosciamo i dubbi e le incertezze di chi, per esempio, rifletta sul fatto che, da che mondo è mondo, milioni di donne, private del compagno - per la guerra, per le malattie, per l'emigrazione, perché stuprate, perché sedotte e abbandonate, come si diceva una volta - hanno concepito e hanno tirato su milioni di bambini e di bambine e ne hanno fatto persone. Ed io mi chiedo con


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quale diritto oggi noi, nell'affrontare questa legge, riusciamo ad entrare con tale pervicace supponenza in quella che è la realtà della vita che nasce da un gesto di assunzione di responsabilità e se non abbiamo soltanto il dovere di dare poche regole precise, che tutelino i diritti di tutte e di tutti e che siano capaci di leggere la diversità di ciascuno. Un diritto mite, che non entri a sconvolgere quella che è l'essenza della natura umana e del suo atteggiarsi rispetto alle questioni fondamentali della vita e della morte; non una summa theologica pensata per l'eternità, ma una disciplina elastica che affronti solo questioni non altrimenti sormontabili e non pretenda di dare risposte a preoccupazioni ideologiche o a generiche angosce sociali e, soprattutto, una disciplina in cui tutti possano riconoscersi.
Credo che dovremmo stare molto di più con lo sguardo rivolto sulla terra che verso l'alto e che vi sia più miracolo nella saggezza di chi decide di mettere al mondo coscientemente e liberamente un figlio e in quello che accade nel corpo di una donna di quanto non ve ne sia nei mille argomenti che oggi, a mio avviso impropriamente, stiamo scomodando (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Mussolini - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è inevitabile che una legge sulla procreazione medicalmente assistita sollevi gravi questioni di coscienza. Nessuno può pensare di avere in tasca la verità e nessuno può pensare di sottovalutare i dubbi, le perplessità e le incertezze che nascono quando si affrontano problemi connessi alla vita e all'etica. Pertanto, è inevitabile che, anche all'interno di un medesimo schieramento politico, possano esservi posizioni differenti.
La questione, infatti, è tanto complessa e delicata, da sfuggire ad una schematica logica politica e partitica.
Il provvedimento di cui discutiamo è di iniziativa parlamentare e al riguardo il Governo ha assunto un apprezzabile atteggiamento di riservatezza, rimettendosi al confronto in Assemblea. Ciò, conseguentemente, consente ai deputati e ai senatori una piena libertà di coscienza, testimoniata anche dagli emendamenti di opposto segno presentati dall'interno di ciascuno dei due schieramenti di maggioranza e di opposizione. Come giustamente ha ricordato poco fa l'onorevole Alfano, Forza Italia, in coerenza con il suo essere una grande forza democratica e liberale, ha dato libertà di coscienza ai suoi parlamentari.
Non voterò gli emendamenti dell'opposizione, alcuni dei quali sono ispirati da ragioni ideologiche, mentre altri mi sembrano scritti con spirito strumentale allo scopo di rallentare l'iter del provvedimento. Voterò, invece, molti emendamenti presentati, nell'ambito della maggioranza, dagli onorevoli Stagno d'Alcontres, Bobo Craxi e Chiara Moroni. Dissento, invece, da altri emendamenti presentati da esponenti della maggioranza, in quanto a mio avviso danno voce a posizioni e preoccupazioni di carattere etico che, se sono comprensibili e rispettabili nell'ambito di un confronto culturale, risultano non condivisibili quando vengono tradotti in un atto legislativo. Il rischio che da essi deriva, infatti, è quello di andare nella direzione di uno Stato etico, che è una realtà molto diversa da quella di uno Stato di diritto.
Per spiegare le ragioni di questa posizione, vorrei partire da una domanda basilare: da cosa nasce la legge sulla procreazione medicalmente assistita? Nasce, evidentemente, dall'esigenza di dare la possibilità di avere figli anche a chi, pur essendo in età potenzialmente fertile, è tuttavia sterile e infecondo. Non si tratta di una violazione della legge di natura; la scienza in questo caso interviene, semmai, come supporto della natura e non come sostituto di essa. Lo spirito è il medesimo di quello che ha portato l'uomo ad effettuare i trapianti di cuore.


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Il provvedimento legislativo in oggetto discende, quindi, dall'esigenza di fornire una risposta ad una domanda socialmente ed eticamente assai nobile: quella della paternità e della maternità di coppie legalmente sposate o di fatto. Dunque, il nostro punto di riferimento è la coppia che intende avere un figlio. Chi ricorre alla procreazione medicalmente assistita non lo fa per una qualche forma di superomismo o per il desiderio di sfidare la natura, bensì lo fa perché desidera rispondere ad un bisogno primario dell'uomo: quello di procreare. Si tratta di persone che, se non fossero colpite da infertilità o infecondità, potrebbero procreare in modo naturale. Pertanto, la scienza e il diritto intervengono in questo caso per sanare una situazione di svantaggio, senza tuttavia alterare i processi naturali.
Chi è costretto a ricorrere alla procreazione medicalmente assistita, dunque, non deve essere discriminato, ma deve poter godere degli stessi diritti di coloro i quali non hanno bisogno di ricorrere a tale tecnica, essendo in condizioni di procreare in modo naturale.
Purtroppo, c'è chi si è convinto che l'esercizio di questo diritto vada sottoposto a speciali vincoli, in modo tale da impedire, a chi se ne avvale, di porsi in una condizione di eguaglianza rispetto a chi ha la fortuna di poter procreare in modo del tutto naturale. In realtà l'interpretazione restrittiva di tale diritto, per quanto dettata dalle migliori intenzioni e dalle più nobili convinzioni, rischia di mettere in discussione, diretta o indiretta, di importanti acquisizioni, quali ad esempio l'aborto e il riconoscimento delle coppie di fatto.
Si tratta - è bene sottolinearlo - di conquiste che sono sentite come irrinunciabili ormai dalla gran parte del paese, cattolici compresi. Il fatto è che la maggioranza dei cattolici italiani, come quelli spagnoli - ricordo, peraltro, che la legislazione della Spagna è al riguardo molto liberale -, ha maturato una forte coscienza liberale e ritiene che l'intensità e la sincerità del suo impegno comunitario e sociale siano direttamente proporzionali alla sua capacità di fare a meno del supporto dello Stato e della legislazione.
Di conseguenza, non voterò a favore degli emendamenti miranti a stabilire per legge che l'embrione è persona umana. In questo modo, si rischia, anche involontariamente, di mettere in discussione la legge n. 194 sull'aborto.
In particolare, non voterò gli emendamenti Burani Procaccini 1.29 e Lucchese 1.26, con i quali si propone di intendere per concepito l'essere umano fin dal processo di fecondazione e l'emendamento Francesca Martini 6.4, secondo cui il concepito ha diritto al nome in quanto chiamato alla vita, indipendentemente dal fatto che nasca o meno: credo si tratti di drammatizzazioni eccessive, visto che la materia è tanto delicata e complessa che il legislatore deve muoversi con la più grande attenzione e sobrietà; inoltre, credo si tratti di un'indebita ingerenza del legislatore in un campo nel quale la sua scienza non ha dato risposte. Ovviamente, per queste stesse ragioni, non solo non condivido il comma 2 dell'articolo 1, ma ho anche serie riserve sulla formulazione del comma 1 del precedente articolo 1.
Ciò non vuol dire che non vi sia il rischio di abusi in merito alla legge sulla procreazione assistita, ma - e la legge sull'aborto sta lì a dimostrarlo - ogni abuso può essere prevenuto e combattuto solo se lo Stato, rinunciando al proibizionismo assoluto, si impegna in una gestione razionale ed umana del problema. Personalmente, sono convinto che l'idea che l'embrione sia un essere umano riguardi una discussione tuttora aperta a livello filosofico e religioso, che non può essere risolta attraverso la legge.
Per ragioni analoghe, non voterò a favore degli emendamenti che vogliono rafforzare il divieto alla crioconservazione e alla soppressione degli embrioni e vietare la produzione di questi ultimi oltre il numero «strettamente necessario ad un unico impianto, comunque non superiore a tre» (mi riferisco, in questo caso, agli emendamenti Lucchese 13.28 e Massidda 13.43). Questo divieto renderebbe praticamente inservibile il diritto alla procreazione


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assistita: la riuscita dell'operazione, infatti, dipende dalla possibilità di ottenere un massiccio numero di ovociti, che vengono poi fecondati con il seme maschile; ma l'esito di tale fecondazione è imprevedibile perché non si sa quanti embrioni si formeranno. Per evitare di violare la legge, il medico feconderà, al massimo, tre ovociti, ma siccome le percentuali di riuscita solo molto basse è molto probabile che, alla fine, non si formi neanche un embrione, la donna si sarà esposta ad una terapia pesantissima ed avrà speso una grande quantità di danaro senza ottenere alcun risultato.
Lo stesso dicasi per la crioconservazione. In questo caso, si tratta, tecnicamente, non di veri embrioni, ma di zigoti. La fecondazione in vitro non riesce quasi mai al primo tentativo: per questo gli embrioni vengono congelati; altrimenti, la donna dovrebbe sottoporsi ad un nuovo intervento chirurgico, cosa che non può fare all'infinito (vi sono limiti dovuti all'età e alle condizioni psicofisiche). Per quanto riguarda la soppressione, anche in questo caso vietarla significherebbe mettere in discussione implicitamente la legge sull'aborto.
Condivido, invece, gli emendamenti correttivi in senso contrario. Il disegno di legge, infatti, prevede il divieto, oltre che della crioconservazione e della soppressione degli embrioni, anche dell'aborto selettivo in caso di gravidanze plurime. Inoltre, secondo l'attuale progetto di legge, i genitori non hanno la possibilità di essere informati sullo stato di salute degli embrioni; in questo modo, però, si costringe la donna a portare avanti la gravidanza a qualunque costo, senza tenere conto delle condizioni di salute degli embrioni né di quali conseguenze tali condizioni possano avere per la donna stessa.
Se questi aspetti del disegno di legge non verranno opportunamente emendati, rischiamo di fare un gran lavoro per nulla, nel senso che chi ne avrà la possibilità, andrà all'estero (in Svizzera o in Spagna), mentre chi non l'avrà non potrà fruire, in Italia, del diritto alla procreazione assistita.
Ritengo giusto, invece, sottoporre la scelta circa la conservazione e la soppressione al consenso della coppia e limitare il numero degli embrioni solo in ragione della richiesta complessiva di fertilità della coppia. Pertanto, voterò a favore degli emendamenti Mussolini 1.1 e Moroni 1.6, soppressivi del comma 2 dell'articolo 1, che assicura il diritto a nascere del concepito, Moroni 4.3 e 4.4, che lasciano maggiore libertà al medico ed al paziente circa l'invasività della tecnica, Mussolini 8.2 e Moroni 8.3, con i quali si equipara del tutto chi è nato da riproduzione medicalmente assistita a chi è nato da riproduzione naturale, Moroni 13.12, con il quale la crioconservazione e la soppressione dei gameti e degli embrioni avviene con il consenso della coppia, e Moroni 13.14, che limita il numero degli embrioni solo in ragione della richiesta complessiva di fertilità della coppia.
Non voterò gli emendamenti che tendono a mettere in discussione i diritti delle coppie di fatto; mi riferisco agli identici emendamenti Lucchese 5.1 e Cè 5.19, con i quali si vuole togliere la possibilità di accedere alle tecniche di procreazione assistita alle coppie conviventi, agli emendamenti Lucchese 5.15, Lucchese 5.17, Burani Procaccini 5.18 e Lucchese 5.24, con i quali si subordina il diritto di accedere alle tecniche di procreazione assistita ad accertamenti svolti dal tribunale dei minori circa la stabilità della coppia.
Dico cosiddetta coppia di fatto perché, poiché il diritto non è come la geometria, che procede per via più induttiva che deduttiva, confrontandosi con la società, bisogna riconoscere che la famiglia di fatto è per molti aspetti oggi tale anche di diritto. Essa ormai non solo è accettata dal costume e dalla morale, ma viene riconosciuta anche dal potere pubblico; basti pensare al fatto che il sistema previdenziale della Camera dei deputati riconosce alla famiglia di fatto gli stessi diritti della famiglia tradizionale. Se una coppia di fatto ha la possibilità di mettere al mondo e riconoscere un figlio in modo naturale, credo sia ingiusto negare il diritto di ricorrere alla procreazione medicalmente


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assistita. Un tale divieto creerebbe, a mio avviso, una disparità di trattamento che risulterebbe incomprensibile alla gran parte degli italiani.
Viceversa, voterò gli emendamenti volti a consentire in modo molto controllato e selettivo il ricorso alla procreazione assistita di tipo eterologo; mi riferisco agli identici emendamenti Mussolini 4.1 e Moroni 4.5, in base ai quali il ricorso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologo è subordinato all'autorizzazione della Commissione nazionale per la procreazione assistita; mi riferisco all'articolo aggiuntivo con cui si propone di istituire la commissione tecnica scientifica del ministro della salute presso l'Istituto superiore di sanità.
Perché, mi chiedo, impedire a persone infertili di avere un figlio grazie alla donazione di gameti da parte di un volontario se il volontario rimane anonimo e se ai genitori, che hanno scelto di ricorrere alla donazione, è fatto divieto di disconoscere il bambino? Dov'è il problema? Non è molto più giusto sottoporre questi casi - come si propone in tali emendamenti - ad una commissione appositamente istituita?
Riferendosi ad un'altra tematica, un economista cattolico ha parlato di Stato minimo. Ecco, credo che proprio in riferimento alla procreazione assistita l'intervento legislativo debba essere assai sobrio ed evitare sia di affrontare e risolvere delicatissime questioni etiche, filosofiche, religiose, su cui il dibattito è del tutto aperto e non può certo essere risolto da un articolo di legge, sia di inoltrarsi su un percorso per regolamentare minuziosamente le tecniche terapeutiche in nome di rispettabili opzioni ideologiche che, nella pratica, possono essere contrastanti con la tutela della salute delle donne.
A mio avviso, la concezione dello Stato etico è sempre pericolosa. È foriera di gravissimi rischi di autoritarismo quando si esprime sotto forma di giustizialismo sul terreno dell'amministrazione della giustizia e non è condivisibile nemmeno quando, sulla base di ben diverse ragioni filosofiche, punta a realizzarsi sul terreno legislativo regolando delicatissime questioni riguardanti la salute, l'etica e la famiglia.
Queste sono, onorevole Presidente, le ragioni generali e specifiche delle mie valutazioni sugli emendamenti presentati a questo provvedimento (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e Misto-Liberaldemocratici, Repubblicani, Nuovo PSI, e dei deputati Mussolini e Maura Cossutta).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, quando si affrontano materie così delicate che interrogano la coscienza, che riguardano le scelte di libertà di ogni donna e di ogni uomo, penso che bisognerebbe avere una disponibilità che non vi è stata nella Commissione e tanto meno nei rapporti politici.
Arriviamo in Assemblea con un testo di legge autoritario, contro le donne, contro l'autodeterminazione delle donne e anche contro la laicità dello Stato. Noi cercheremo con i nostri emendamenti di intervenire per cancellare questi articoli che noi consideriamo gravissimi, che avranno delle conseguenze terribili dal punto di vista giuridico e produrranno dei veri e propri obbrobri giuridici, come nel caso che riguarda il divieto di donazione di gameti quando si parla di adozioni di embrioni.
Con questo provvedimento, voi prospettate uno Stato etico e pericoloso, uno Stato autoritario che cerca di regolamentare i comportamenti delle persone e non di offrire davvero una possibilità di scelta. Si tratta di un testo di legge che pensa alla maternità e alla paternità come a un fatto tecnico, come alla trasmissione di un corredo cromosomico. E allora interessa solo stabilire che le coppie devono essere sposate oppure che devono offrire garanzie di convivenza.
Basta dire che queste tecniche devono essere impedite alle scelte delle single, delle donne e degli uomini omosessuali e, addirittura, con gli emendamenti che avete prodotto ieri sera e questa mattina in


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Commissione arrivate a cancellare anche i livelli essenziali delle prestazioni ed i diritti di tutti i soggetti coinvolti, cosa che sottende un'ulteriore discriminazione che ha a che fare anche con le condizioni sociali. Non tutti avranno la possibilità di accedere a queste tecniche: cancellando anche tali assicurazioni introducete evidentemente un'ulteriore discriminazione di carattere sociale. In questo testo stabilite che non si possono conservare gli embrioni, dimostrando con ciò il vostro disinteresse alla salute della donna. Costringerete le donne a stimolazioni ovariche, con tutti i rischi che si ripercuoteranno sul loro corpo e sulla loro mente. Arrivate persino a negare la relazione tra madre e figlio. Quando affermate il diritto del concepito a nascere stabilite una scissione tra madre e figlio. Negate alle donne i diritti che vengono riconosciuti ad altri. Bisognerebbe chiedersi, allora, quale sia la motivazione che spinge a proporre una legge pericolosa, persino contraddittoria, che determina una confusione incredibile anche tra questioni diverse tra loro. L'unica spiegazione è che si vuole affermare un punto di vista parziale, un'etica di parte: l'etica cattolica.
Uno Stato non può approvare leggi di questo tipo. Abbiamo tentato di proporre una visione alternativa, una relazione di minoranza, frutto di anni di incontri, di dibattiti tra donne giuriste, filosofe all'interno del movimento delle donne. Con grande pacatezza e rigore abbiamo affrontato questi temi e siamo arrivati alla conclusione che non è con regole autoritarie, normando comportamenti, che si possono affrontare questioni così delicate. Al contrario, quando si ha a che fare con aspetti culturali ed etici legati al progresso ed alla scienza, è necessario offrire a tutti la possibilità di scegliere veramente.
È in gioco la questione delle libertà e delle responsabilità. Invece di una legislazione pesante, sarebbe utile soltanto un regolamento che consenta di regolamentare i centri, che tenda ad impedire una logica commerciale e di profitto, che offra tutte le garanzie per la salute della donna. L'unica cosa che serve veramente è questo regolamento, per tale ragione ci siamo opposti a suo tempo alla circolare Degan del 1985, che impediva negli ospedali pubblici l'inseminazione con semi di donatore, consegnando ai privati proprio queste funzioni delicatissime. Ci siamo opposti a ciò proprio perché abbiamo in mente la libertà e la responsabilità femminile.
Voi, con questa legge, mescolate la scienza ed il diritto ed impedite, insieme alle tecniche di procreazione assistita, ciò che in natura è invece consentito. Piuttosto che regolamentare l'attività dei centri volete regolamentare la possibilità di scelta delle persone. Non sono le logiche proibizioniste che possono affrontare questioni così delicate di fronte alle nuove tecnologie che avanzano. L'unico modo per affrontarle è consentire alle persone di usufruire veramente di queste nuove proposte della scienza in piena responsabilità e con piena possibilità di scelta, sia dal punto di vista delle conoscenze tecniche sia da quello della consapevolezza dei rischi possibili per la propria salute sia per quanto riguarda gli aspetti giuridici che attengono poi al riconoscimento del nascituro. Per tale motivo sarebbe necessario aprire una grande discussione e svolgere anche in questa sede un confronto serio e serrato. Noi cercheremo, attraverso i nostri emendamenti, di favorire tale confronto, auspicando che anche dai banchi della maggioranza possano levarsi delle voci diverse rispetto al testo che andiamo ad esaminare.
Signor Presidente, alcune di noi questa mattina si sono recate all'anagrafe di Roma, insieme a tante ragazze del movimento delle disobbedienti, per registrare degli embrioni. Ho qui con me, in provetta, un campione di tali embrioni: all'anagrafe ne abbiamo portate tante e su ognuna di queste vi sono due nomi, uno al maschile ed uno al femminile, in quanto nessuno di noi può sapere se tali embrioni diventeranno poi maschio o femmina e neanche se diventeranno mai persone. Voi avete però deciso che questi embrioni possono essere adottati, ed allora siamo andati a registrarli, provocando così una discussione e dimostrando quanto questa


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proposta di legge non abbia ragione di esistere e sia contraria ad ogni buon senso. Proseguiremo su questo terreno, quello della disobbedienza e, soprattutto, quello del confronto in tutto il paese, per cercare di affermare che l'unica legge che vogliamo, l'unica possibile, è quella del desiderio (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bogi. Ne ha facoltà.

GIORGIO BOGI. Signor Presidente, voglio svolgere solamente alcune osservazioni prevalentemente metodologiche prima di giungere al voto sugli emendamenti. Spero, come del resto auspicato dall'onorevole Gerardo Bianco, che il nostro confronto avvenga senza pregiudizi, e che sia basato su elementi di fatto ricavati dalla realtà sociale o dalla ricerca scientifica.
Penso, e mi sembra cosa abbastanza ovvia, che il nucleo fondamentale del problema posto dalla procreazione medicalmente assistita derivi dall'ampliamento della possibilità di scelta che la ricerca scientifica offre all'uomo nell'ambito della procreazione. Nessuno di noi sottovaluta la grande rilevanza e la delicatezza della questione; è anche evidente come la modificazione, soprattutto in quest'ambito, di pratiche e costumi antichi apra problemi di orientamento etico e spirituale e possa generare emozione sociale. Il problema rispetto all'emozione sociale non è farsene travolgere, ma fornire elementi di guida del comportamento, se la dirigenza politica vuole, ovviamente, essere tale. Abbiamo di fronte la possibilità di superare terapeuticamente lesioni corporee o funzionali, ben identificate, che generano sterilità.
La rilevanza del problema è oggettiva, tenendo conto che la razza umana è tra le meno fertili al mondo. Penso sia noto a tutti coloro che hanno una laurea in medicina o in biologia che il 70 per cento degli zigoti si perde nel percorso tra il padiglione dell'ovaia e l'utero (ripeto, il 70 per cento). In questo momento la sterilità è in aumento: si calcola che annualmente siano almeno cinquantamila le nuove coppie sterili, sia per causa femminile sia maschile. Il saldo demografico, solo recentemente tende alla parità, ma è stato per lungo tempo negativo (non voglio sottolineare qui l'importanza dell'invecchiamento della popolazione, con le conseguenze economiche, sociali ed anche umane che esso determina).
Possiamo restituire la possibilità di procreare a cittadini che ne sono oggi privi, consentendo loro una realizzazione personale non egoistica, bensì tendente alla costituzione di nuclei familiari complessi. È possibile non affrontare con pienezza e, come dire, oggettività un problema di questo genere? È immaginabile, peraltro, da parte di qualcuno di noi, che la ricerca scientifica si possa applicare senza normazione? Lo dico con convinzione pienamente laica: la ricerca scientifica pretende in determinati casi una normazione per la sua applicazione: non tutto quello che si potrebbe fare si deve fare. Il problema è quali sono i principi ai quali si ispira la normazione che ci apprestiamo a definire. Credo che in proposito si possa fare molto e bene: ciò che non è auspicabile è che questa normazione rechi una ferita alla concezione dello Stato di diritto, che è uno degli elementi basilari della nostra democrazia. Ricordo solo questo: come sappiamo tutti, lo Stato di diritto prevede la coesistenza di principi non compromissibili.
Allora, quali sono i riferimenti di principio? La natura? Spesso si dice: è naturale o non è naturale; ma vi è qualcuno di noi che ignori che il progresso scientifico ha incessantemente modificato i cosiddetti limiti naturali? In questo momento, che riferimento di principio rappresenta allora la natura? È il principio religioso che può informare la nostra normazione? Non v'è dubbio di sorta che il principio religioso è un elemento di orientamento personale e collettivo molto importante, ma possiamo estenderlo, renderlo normativamente cogente per tutti i cittadini italiani? È questo che immaginiamo sia lo stato di diritto? È importante agevolare l'espressione della propria convinzione culturale, ma immaginare


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di renderla cogente, quando il principio è di natura religiosa, è una ferita allo Stato di diritto, le conseguenze della quale ferita andrebbero ben oltre la normazione che in questo momento ci apprestiamo a definire.
Il riferimento fondamentale è il diritto di libertà, configurato come diritto alla definizione della propria personale individualità. Naturalmente nella previsione di non recare danno ad altri.
Dunque, l'elemento nobile e nodale del fenomeno della procreazione è il costituirsi del corredo genico. Il fatto che quest'ultimo si formi casualmente è l'elemento che caratterizza la potenzialità della diversità individuale di ognuno di noi. Questo è il dato fondamentale. Possiamo concedere a qualcuno il dominio sul dato iniziale dell'individualità del cittadino o il costituirsi del genoma deve conservare rilevanti elementi di casualità? A questo principio consegue il rifiuto della clonazione, perché in tal modo conferiremmo a qualcuno il potere di definire un elemento di partenza del configurarsi dell'individualità del cittadino. Questo è il nucleo essenziale del ragionamento e comporta un divieto: in modo subordinato a questo principio possiamo definire gli elementi normativi. Teniamo conto del fatto che la società moderna si struttura sempre meno per comandi particolari e sempre più per numerose assunzioni di responsabilità individuale. Mi colpisce che nel centrodestra emergano atteggiamenti di comando, diciamo così, a fronte di assunzione di responsabilità individuali: è un omaggio alla concezione dell'individualismo che sarebbe così rigogliosa nella destra?
Vorrei anche notare che alcuni colleghi che sono seccamente contrari all'immigrazione sono poi anche contrari a sostenere la lotta alla sterilità, che in alcuni casi è possibile solo mediante la procreazione medicalmente assistita e quindi rinunciano ad una ripresa della natalità. Possiamo accettare molto, ma non che il nostro confronto diventi strumentale per motivi politici e ferisca gli elementi essenziali del nostro tessuto unitario.
Il corredo genico è, dunque, il nucleo fondamentale il cui sostanziale costituirsi non possiamo immaginare affidato che al caso per i motivi che ho illustrato. Tutto il resto - e sottolineo: tutto il resto - è funzionale a ciò. Ragionare di modificazioni dei vari passaggi che precedono il costituirsi del genoma può generare emozione sgradevole ma sono convinto che questi passaggi non sono nodali ma funzionali alla costituzione del genoma dato che tuteliamo come elemento prioritario del costituirsi della personalità individuale del cittadino.
Del resto un fatto abbastanza recente ha inciso sulle caratteristiche del legame della coppia e che scientificamente, ha portato ad un uso condiviso e largamente diffuso della separazione fra l'attività produttiva e l'attività sessuale. La coppia non è più strutturata, cioè, dal fatto che essa, con un cerimoniale consolidato nel tempo, conduce una attività sessuale vincolata alla procreazione. Non è più così. Ma quanti figli avete? Quanti figli avete e come avete fatto a mantenere un numero così basso di essi, se non sfruttando queste conoscenze scientifiche? (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e di deputati della Margherita, DL-l'Ulivo).
Così nella coppia si avvalora sempre di più l'esigenza di reciproco riconoscimento, di decisioni responsabilmente e comunemente convenute, come si dice di un comune progetto di vita. E questo elemento entra nella struttura della famiglia come elemento fondamentale.
In natura è notoria la lotta per trasmettere il corredo genico: il maschio forte si impone, nel rapporto con la femmina, su quello più debole; in altri casi quello ritenuto più bello, magari per principio, viene scelto dalla femmina. Noi abbiamo democratizzato questo passaggio: il meccanismo di scelta non è basato sulla violenza né sull'apparenza, ma su un complesso reciproco riconoscimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Subordinatamente al principio della salvaguardia del corredo genico la tecnica


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è neutra. Noi normativamente la orientiamo. Tale tecnica di cui molto si parla nella procreazione medicalmente assistita non crea alcuna nuova fattispecie sociale: le coppie di fatto generano, la donna singola genera. La cosiddetta fecondazione eterologa è un dato socialmente non certo eccezionale! Sapete che una ricerca di una quindicina d'anni fa dimostrava che, in uno Stato oggi entrato nell'Unione europea, l'esame del DNA del secondo nato in almeno il 10 per cento dei casi non corrispondeva a quello del genitore giuridico? Che voi sappiate, c'è un'eterologa più consolidata della gravidanza adulterina?
E però c'è una novità nella fecondazione medicalmente assistita: l'assunzione di responsabilità. Non è un rapporto sessuale connotato dalla passione travolgente, magari in presenza di un tasso alcolemico elevato, che produce una gravidanza, ma una scelta deliberatamente consapevole. Dunque, non vengono determinate nuove fattispecie sociali e si tratta di un fenomeno più responsabile. A cosa vi opponete? Ce lo volete spiegare? Vi opponete ad una tecnica? Esprimete un giudizio morale sulla tecnica?
Si dice: chi si interessa del nascituro? Ma avete notizia del fatto che il 6 per cento dei nati è considerato naturale? Sapete che l'8 per cento dei figli sta in famiglie monoparentali dove, magari, è subentrata la morte di un coniuge? Identificate un fenomeno socialmente minore e pretendereste di governare la società con posizioni arretrate rispetto a quello che sta già accadendo e da molto. A cosa vi opponete? Non riusciamo a capire il perché di quella sottile ferocia che mettete nel proporre di assicurare il diritto alla nascita del concepito. Si intenda comunque! Anche a fronte di grave malattia. Cosa vi induce a questa sottile ferocia verso la madre?
Vorrei richiamarvi ad un ultimo fatto. Si ragiona di come definire l'inizio della vita: è una cosa di una delicatezza estrema. La scienza non dà una definizione comunemente accettata. Perché volete definire quello che la scienza non riesce ancora a definire? Immaginate che un voto parlamentare possa sciogliere un quesito che la scienza non riesce ancora a sciogliere? (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani). Immaginate il degrado dell'autorevolezza di un Parlamento smentito dalla scienza tra qualche anno!
Spero, come il collega Gerardo Bianco ci diceva, che ci si confronti sui fatti della realtà sociale e sui dati scientifici e che nessuno, per strumentalità o per pregiudizio mal coltivato, possa schierarsi in maniera non corretta su questa legge (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e dei deputati Biondi, Bimbi e Giuseppe Drago - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianni Mancuso. Ne ha facoltà.

GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero affermare che mi riconosco in grande misura nelle posizioni espresse dal gruppo di Alleanza nazionale in XII Commissione e, prima ancora, per coerenza, con le posizioni espresse nella XIII legislatura dal gruppo di Alleanza nazionale alla Camera ed al Senato.
Tuttavia, trattandosi di un argomento di così forte impatto etico, morale e religioso, desidero esprimere considerazioni che hanno anche un connotato personale. Sono, tra l'altro, sottoscrittore della proposta di legge n. 676, di iniziativa degli onorevoli Martinat ed altri che nella sua semplicità - infatti, è composta soltanto da un articolo - stabilisce già una posizione precisa con una negazione alla riproduzione umana extracorporea medicalmente assistita. Affermare il contrario rischia di essere anche contro la Costituzione - ed infatti nella Carta costituzionale si dice, tra l'altro, che per un individuo non è lecito riprodursi senza responsabilità di educazione verso i figli -,


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dal punto di vista etico si violano il diritto alla vita e la dignità della persona. La fecondazione extracorporea comporta la decisione di ricreare la nascita di un figlio mediante l'intervento di tecnici nella consapevolezza del sacrificio di numerosi embrioni, di fatto, fratelli (per un figlio vi sono anche ventotto-trenta potenziali fratelli).
Oggi in Italia ci sono centri dove già si opera con soli tre embrioni ma si tratta di una questione di qualità e di eccellenza delle attrezzature e, ovviamente, di preparazione dei professionisti. Nell'opinione pubblica alcuni sostengono che queste tecniche, rispetto alla fecondazione eterologa, rappresentano il minore dei mali ma il nostro dovere è quello di cercare di fare il bene, non il minore dei mali. Tutti coloro che hanno fatto ricorso alla riproduzione assistita hanno voluto ovviare così a quella che culturalmente viene presentata come una privazione: così sono nati dei figli in provetta che hanno lo stesso diritto di essere amati come quelli nati naturalmente.
Tuttavia, bisogna considerare che anche una coppia senza figli può essere una famiglia felice, dato che alla stessa la vita può concedere di adottare legalmente o moralmente figli che non ha concepito e che non sono stati partoriti. Una coppia non fertile può essere straordinariamente feconda anche attraverso la diffusione dell'amore a figli di tutte le età che altri hanno concepito naturalmente. Queste affermazioni non trovano riscontro nella prassi perché le procedure per l'adozione dei bambini sono troppe farraginose; troppe coppie si rivolgono all'estero con le complicazioni legate alla lingua, alla cultura, alle leggi di questo o di quel paese.
C'è ancora molto da fare e come legislatori abbiamo ancora molto lavoro da compiere e con grande umiltà. È, certamente, possibile mantenere i controlli e le cautele per gli adottandi semplificando le procedure che risultino incomprensibili e, a volte, umilianti per chi vuole adottare. Ma, al di là dei miei auspici, ci sono casi sempre più frequenti che richiedono di essere normati. È del tutto evidente che il nostro paese è in grande ritardo nel regolamentare questa materia. Intanto, l'accesso alle metodiche per la fecondazione medicalmente assistita va limitato a centri pubblici o privati che siano autorizzati dagli assessorati regionali alla sanità e che siano controllati e garantiscano requisiti di qualità delle prestazioni nonché rispetto della deontologia professionale.
Devo poi affermare con forza che, per me, l'embrione è vita e da esso inizia la sacralità della stessa: per tali motivi, l'embrione non può essere clonato né divenire oggetto di sperimentazione. Da ciò deriva che le pratiche miranti all'inseminazione artificiale possano essere ammesse solo all'interno della coppia eterosessuale per la quale sia stata accertata la sterilità. Ritengo altresì di affermare che la procreazione e la nascita naturale dei figli debbano essere precluse alle donne sole perché la figura paterna è fondamentale per la crescita psicofisica dell'individuo: su questo argomento esiste un'ampia letteratura e, francamente, non reputo di confutare né di aggiungere altro.
Comparando la legislazione con quella di altri paesi mi sono imbattuto in concetti noti e nuovi come, per esempio, la distinzione tra embrione e pre-embrione - che, peraltro, è una differenza che, dal punto vista scientifico, non esiste ed infatti nessun testo scientifico di embriologia clinica riporta questa definizione -, l'inseminazione post mortem, il trasferimento degli embrioni post mortem, la maternità surrogata, per sostituzione, su commissione (in parole povere, utero in affitto).
Per ciascuno di questi punti le posizioni sono le più disparate. Non esistono, infatti, due paesi che abbiano la stessa legislazione su questa delicata materia.
Peraltro, ricordo che esiste la raccomandazione della Comunità europea n. 1100, che sottolinea la necessità di stabilire un equilibrio tra il principio della libertà di ricerca e il rispetto della dignità umana inerente ad ogni vita nonché degli altri aspetti della tutela dei diritti dell'uomo.
Mi pare assolutamente opportuno che ci siano delle regole; quindi, confrontiamoci,


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lavoriamo sodo, impegnamoci. Da oltre un decennio veniamo informati dai media di performance scientifiche di ogni tipo; è giunta l'ora di porre fine all'anarchia in questo campo! Certamente, la normativa in oggetto dovrà essere aggiornata nel tempo per effetto del progresso tecnologico e scientifico, ma non dovrà essere condizionata solo da ciò.
Per parte mia dico oggi e ripeterò domani «no» alla donazione di embrioni; «no» alle madri in affitto; «no» al seme prelevato da cadavere; «no» al concepimento di donne sole. Dobbiamo giungere ad un testo che garantisca soprattutto i diritti dei più deboli, vale a dire dei nascituri, che hanno il diritto di nascere all'interno di una famiglia. Dobbiamo porre grande attenzione alle spinte del progresso tecnologico e scientifico, che rischia di far passare la tesi secondo cui tutto ciò che è tecnicamente possibile sia moralmente lecito.
Sarebbero numerosi gli argomenti che vorrei svolgere con riferimento ai tanti emendamenti presentati a questo testo ma, in particolare, mi limito a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 1 - quello nel quale si stabilisce che la presente legge assicura i livelli essenziali delle prestazioni - e, a tale proposito, mi chiedo e vi chiedo: ma chi pagherà? Quanti interventi saranno ammessi, due, tre o cinque? Pagherà lo Stato, che, in tal modo, rischia di veder saltare il proprio equilibrio economico perché le cifre saranno dell'ordine di grandezza di centinaia o migliaia di miliardi di vecchie lire? O pensiamo che possano pagare le regioni? Tutte le regioni, da qualunque maggioranza siano governate, hanno grandissimi problemi per trovare l'equilibrio finanziario, soprattutto in materia di sanità. E, mentre si cerca di contenere la spesa farmaceutica e si contengono altre spese non fondamentali per garantire i servizi fondamentali a chi soffre e a chi è malato, proponiamo cose di questo tipo.
Si profila, quindi, una sfida, che dovrà essere valutata con estrema prudenza senza demagogia e senza divisioni strumentali.
L'uomo e la donna non sono delle macchine e la procreazione non può ridursi a mera e materiale funzione riproduttiva da perseguire con ogni mezzo, anche in contrasto con le più elementari impostazioni antropologiche.
Un figlio non è un oggetto da perseguire ad ogni costo, ma un soggetto portatore di diritti da rispettare e da amare, al quale offrire assistenza e a cui garantire l'educazione che solo padre e madre insieme possono assicurare.

MAURA COSSUTTA. Chi te l'ha detto?

GIANNI MANCUSO. Ritengo che il nostro lavoro di legislatori debba essere svolto tenendo ben presente che il fine non è il trionfo della scienza o del progresso, non è la sperimentazione scatenata, ma l'aiuto concreto all'uomo e alla donna che soffrono e che hanno bisogno. La forza dell'uomo sta anche nel sapersi fermare di fronte alla consapevolezza che si sta trattando con il segreto della vita; un credente, poi, potrà anche pensare che è una sfida all'Onnipotente (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche se è stato affermato già da diversi colleghi, intendo ribadire che con il testo predisposto dalla Commissione si determina un grave attacco alla laicità dello Stato.
Allora, voglio rivolgermi alla maggioranza cattolica di quest'aula: badate, indebolendo la cultura laica contribuite ad aprire un vulnus nella società civile, mettendo a rischio l'idea stessa dello Stato di diritto, vale a dire di uno Stato capace di garantire le libertà di tutti attraverso il riconoscimento delle diversità.
Vorrei, dunque, appellarmi ancora una volta - se esistono ancora margini per lavorare nel corso delle prossime ore - affinché nessuno di noi si lasci suggestionare da visioni monoculturali. Ma, pensate


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veramente che il compito della legge sia quello di trasformare in precetto il giudizio morale o etico di una parte?
Se questo è l'orientamento della maggioranza cattolica dell'Assemblea, allora vuol dire che sta prendendo il sopravvento la parte più integralista. Non posso credere che la vocazione democratica e liberale dei cattolici italiani sia messa a tacere da una minoranza che, invocando la propria fede religiosa, cerca di imporre scelte etiche che riguardano la sfera intima del credente e che, naturalmente, sono da rispettare ma che non possono tradursi in strumento per condizionare il potere legislativo e per imporre soluzioni non condivise, violentando chi si riconosce in altre scelte etiche e religiose. Poiché nessuna norma può costringere ad avvalersi di disposizioni che contrastano con le proprie convinzioni, non si capisce perché su temi che riguardano i diritti di famiglia e i diritti civili, compresi quelli relativi alla sessualità, alla procreazione e all'eutanasia, si registrino sempre tentativi di ingerenza gravi e, soprattutto, caratterizzati da intolleranza. Ciò è palpabile in una proposta di legge come quella al nostro esame che io giudico sicuramente ideologica, assolutamente restrittiva e che, quindi, non lascia spazio alla libertà individuale e non tiene conto, soprattutto, di una società in continua evoluzione.
Allora, badate: difendere la laicità vuol dire garantire la libertà di pensiero che racchiude in sé la libertà della religione e la libertà della scienza. Se viene meno la salvaguardia di questi principi, viene meno anche la libertà individuale che è il fondamento della convivenza civile. Dunque, come si può giudicare il progresso scientifico in base a pregiudizi o a idee preconcette di natura etica o religiosa? Come si può condannare la fecondazione artificiale omologa o eterologa per il solo fatto che non collima con le vostre convinzioni religiose? Come si può non valutare con obiettività la sua positività per superare condizioni psicologiche ed esistenziali come quella della sterilità? Come ci si può arrogare l'autorità di negare ad una coppia sterile la possibilità di generare un figlio nel caso in cui ciò non possa avvenire per via naturale, mentre lo è con le tecniche offerte dalla scienza? Possibile che non siate capaci di confrontare un modello tradizionale di famiglia con un altro che è nuovo e nel quale maternità e paternità siano espressione della consapevolezza, della libertà e, soprattutto, della responsabilità? Si può essere genitori perché si decide di amare. Vi siete mai posti il problema dell'eventualità della scelta? Sì. Si può decidere di essere genitori perché si decide di amare. E credo che questa sia l'unica garanzia per il concepito. Ci si assume una responsabilità anche senza avere alcun rapporto genetico con il bambino che sarà sereno per il solo fatto di vivere con chi lo ama. Si può trattare di una coppia sposata, di persone conviventi o di una donna che liberamente decide, da sola, di diventare madre.
Perché, allora, attraverso la legge, dovremmo giudicare e dovremmo codificare giudizi morali? Perché, attraverso la legge, dovremmo fare discriminazioni? Perché abbiamo leggi per l'adozione e non vogliamo una legge in cui un analogo progetto di genitorialità si sviluppi attraverso la donazione di ovociti o di seme? Il Parlamento dovrebbe scrivere norme che tengano in considerazione questi diversi concetti di genitorialità e che sappiano finalmente rappresentare l'idea diffusa della maternità e della paternità consapevole, libera e responsabile che è ormai patrimonio delle donne e degli uomini italiani, come è stato detto molto bene in alcuni interventi dei miei colleghi e, in particolare, in quello dell'onorevole Bogi. Dovremmo saper coniugare tutto questo con i contesti, i mezzi ed i modi di oggi.
Dunque, è necessario definire una nuova cultura dell'emancipazione che sappia coniugare il valore della nascita con il valore della donna e i valori della responsabilità e delle libertà con le nuove possibilità scientifiche, per riuscire a rappresentare una realtà dei bisogni sociali che è in evoluzione e di cui questo Parlamento, finalmente, dovrebbe farsi carico (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, il mio sarà un intervento breve e, per ora, non propriamente di merito: mi riservo, semmai, di farlo in altra sede. Si tratta di un intervento per dire che probabilmente, anzi sicuramente, vi sarà un voto differenziato da parte del mio gruppo sui diversi punti della proposta di legge. C'è sicuramente una posizione prevalente, ma ci sono anche altre posizioni che rispondono a una diversa sensibilità culturale che merita altrettanto rispetto. Preferisco parlare di sensibilità culturale, piuttosto che religiosa, perché vorrei che il nostro dialogo di questi giorni fosse ispirato, non a posizioni dogmatiche, ma laiche, ciò nondimeno etiche, culturali e politiche. Vorrei che il nostro fosse un confronto non fra maggioranza politica e opposizione politica, entrambe precostituite e legittimate dall'elettorato, ma fra opinioni diverse, aperte alla convergenza. Quanto stiamo facendo con questa proposta di legge è di straordinaria importanza, non solo perché tende a mettere fine a una estrema licenza di interventi ed esperimenti e a regolare modalità, invece, non consuete di procreazione, ma perché cerca di offrire una tutela in questo momento di strepitose potenzialità scientifiche a diritti nuovi anche per il pensiero giuridico.
Vi è una grandezza in questo nostro tentativo di aiutare a vincere una malattia - la sterilità, l'infertilità - e, allo stesso tempo, di aiutare chi è solo un oggetto di un forte desiderio di una coppia a diventare embrione e, dunque, persona. Si tratta certamente di un lavoro che evoca riferimenti etici - e per me, personalmente, personalistici -, ineludibili, ovviamente, nel pieno rispetto della laicità dello Stato, che non può mai essere confusa con l'agnosticismo: i principi fondamentali della nostra Costituzione sono infatti un codice etico condiviso.
Dico a me, in primo luogo, che, se nel nostro dibattito sapremo riferirci a quel codice etico, eviteremo almeno alcune divisioni inutilmente laceranti. Credo che i diversi voti e anche il voto finale - almeno me lo auguro -, per una volta, possano modificare i confini fra maggioranza e opposizione: ma quello non sarà un tradimento di nessuno e per nessuno. Sarà solo un atto di liberazione da ruoli, che pure hanno la loro importanza, per dare spazio a una diversa responsabilità: quella della coscienza di ognuno di noi di fronte a scelte che aprono per l'oggi e, più imprevedibilmente, per il domani scenari che possono sfuggire alla possibilità anche di una minima previsione, non dico di un controllo. Diamo per scontate risposte diverse: rispettiamole tutte (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bondi. Ne ha facoltà.

SANDRO BONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io, come l'onorevole Castagnetti, non entrerò in questo momento nel merito dei singoli articoli di questa proposta di legge, ma vorrei soffermarmi su alcune riflessioni di carattere generale. Infatti, penso che in questo momento sia necessaria una discussione preliminare sul significato profondo e sulle implicazioni più importanti che scaturiscono da questa proposta di legge, prima ancora di addentrarci nel merito dei singoli articoli e delle singole questioni.
La prima domanda, che credo dobbiamo porci tutti in questo momento, è la seguente. Le Assemblee rappresentative, i Parlamenti, sono ancora abilitati ad affrontare temi così difficili e così complessi oppure soltanto gli esperti possiedono gli strumenti e hanno la facoltà di occuparsene?
Vi è anche chi, non soltanto nell'ambito del centrodestra, ma anche nella cultura di sinistra europea - cito fra tutti Dahrendorf - ha parlato, ad esempio, di un Senato etico che dovrebbe avere la responsabilità di occuparsi di questioni così complesse. In secondo luogo, vale anche per questi argomenti la logica ferrea della divisione e della contrapposizione fra maggioranza ed opposizione oppure è doveroso -


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come ha ricordato anche l'onorevole Castagnetti - ricercare intese più ampie attraverso il dialogo ed il confronto? Credo che la democrazia vive se è capace di affrontare temi di questa portata, di questa delicatezza trovando l'accordo su alcune questioni essenziali, fondamentali in cui possa riconoscersi il numero più ampio possibile di cittadini.
Quindi, più che ad una maggioranza e più che ad una opposizione, dobbiamo saper fare appello alle risorse più profonde della nostra storia, della nostra cultura in cui la maggior parte di noi possa riconoscersi. Infatti, siamo di fronte a dei problemi che chiamano in causa la concezione che abbiamo oggi della nascita, della vita e della morte. Una concezione che muta con i tempi e che oggi, dobbiamo rilevarlo, è profondamente influenzata ed anche condizionata dai cambiamenti e dal ruolo della scienza e della tecnica. Ha ragione chi ha fatto notare che oggi è forse necessario distinguere non più tre, bensì quattro poteri; oltre a quello politico, a quello legislativo, a quello giudiziario occorre forse aggiungere un quarto potere, quello tecnico e scientifico. Non vi è dubbio, infatti, che le innovazioni tecnologiche, l'estensione sempre più grande del nostro potere, la crescita delle tecnologie a nostra disposizione rappresentano una sfida all'etica tradizionale. Aveva compreso e anticipato bene questi sviluppi Hans Jonas, un filosofo che scrisse un libro intitolato Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica. Questo filosofo aveva capito che l'enorme potere della tecnica aveva esteso il suo ambito di applicazione dalla natura al destino dell'essere umano. Aveva messo in guardia molto tempo fa che l'uomo era diventato in questa nostra epoca uno degli oggetti stessi della tecnologia. Questo eccesso, questa sovramisura del nostro potere di fare rispetto al nostro potere di prevedere e rispetto al nostro potere di valutare e di giudicare sulla base di principi etici pone la necessità di un'etica nuova, di un'etica della responsabilità; un'etica nuova che richiede un nuovo genere di umiltà, indotta dalla grandezza abnorme del nostro potere scientifico.
Il fatto è che viviamo in una realtà contrassegnata da un sempre più marcato pluralismo etico, in cui la morale ha cessato di essere una morale comune, una morale condivisa. Il dato più sconvolgente, infatti, in materia di bioetica è che, si tratti di definire l'embrione, si tratti di precisare le condizioni di una legislazione sulla manipolazione del genoma umano, si tratti, infine, di decidere usi e destinazioni delle diverse tecniche di fecondazione artificiale, nessuna tesi si impone ormai ai cittadini, agli individui con la forza e con l'evidenza di una verità assoluta ed incontrovertibile.
Onorevoli colleghi, se è impensabile l'idea di ricostituire o di rifondare un'etica unitaria comune e valida per tutti, è doveroso e possibile porsi l'obiettivo di una riflessione che contribuisca ad individuare i criteri minimi di un'etica pubblica, i criteri minimi di un'etica che guidi e che orienti i nostri comportamenti e le nostre scelte. Si può dire a tale proposito che si fa strada, per fortuna, nella bioetica contemporanea, la ricerca di un nucleo etico su cui si possa razionalmente e, come diceva l'onorevole Castagnetti, ragionevolmente, convenire; mi riferisco ad un nucleo etico minimo, rappresentato da una parte negativa: all'accordo su ciò che non vogliamo, all'accordo sui mali da evitare, fino ad un nucleo etico di possibili valori positivi, ai fini comuni che vogliamo perseguire e ai valori comuni che vogliamo realizzare.
Per concludere, credo che la strada da privilegiare sia quella della ricerca dell'accordo più ampio possibile, attraverso il dialogo ed il confronto, su un nucleo di valori etici fondamentali che consenta di vegliare affinché le possibilità offerte dai progressi scientifici vengano realizzate nei limiti di un rigoroso rispetto dei diritti fondamentali della persona.
Da questo punto di vista dobbiamo anche cercare di superare la contrapposizione, ormai artificiale, tra la cultura cattolica e quella laica; è una contrapposizione


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che non rende più profondi i sentimenti dei cittadini che vivono in questo scorcio di millennio e che risponde ormai soltanto ad esigenze di pura classificazione ideologica e politica. Dobbiamo, quindi, superare questa contrapposizione che non aiuta soprattutto a ritrovare e a trovare le ragioni di un confronto critico e di un dialogo costruttivo (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, poiché sono le 12,55 (non so a che ora il Presidente intenda sospendere la seduta) e sono stati presentati nuovi subemendamenti, i membri del Comitato dei nove, prima di proseguire i nostri lavori, avrebbero necessità di riunirsi per esaminarli, valutarli ed eventualmente apportare agli stessi eventuali modifiche. Non so vi siano altri colleghi che devono intervenire, ma ritengo opportuno che vi sia una sospensione della seduta per consentire la riunione del Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono obiezioni, ritengo di poter accedere alla richiesta avanzata dal Presidente della XII Commissione.
Sospendo, pertanto, la seduta che riprenderà alle ore 15,30.

La seduta, sospesa alle 12,55, è ripresa alle 15,30.

PRESIDENTE. Ricordo che questa mattina si sono svolti gli interventi sull'articolo 1 e sul complesso delle proposte emendative ad esso riferite.
Avverto che il Governo ha presentato l'emendamento 1.101, di contenuto identico all'emendamento 1.100 della Commissione, che è stato ritirato.
Chiedo al presidente della XII Commissione di esprimere il parere sulle proposte emendative presentate, in sostituzione del relatore per la maggioranza.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, il parere della Commissione è favorevole sull'emendamento Lucchese 1.35; il parere è invece contrario su tutte le restanti proposte emendative; per alcune di esse vi è un invito al ritiro, come verrà chiarito successivamente dal relatore per la maggioranza. Il parere della Commissione è inoltre favorevole sull'emendamento 1.101 del Governo.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il parere del Governo è conforme a quello del presidente della XII Commissione.

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