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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento,
senatore Ventucci, ha facoltà di COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la morte del capo Savimbi dell'Unita (acronimo dell'Unione nazionale per l'indipendenza dell'Angola), rimasto ucciso nel corso di un'operazione militare il 22 febbraio scorso, ha aperto una nuova prospettiva per la pacificazione del paese, dopo decenni di sanguinosa guerra civile.
in uno dei settori prioritari, ad esempio quello dell'assistenza all'infanzia. L'entità e le modalità di erogazione di tale contributo sono in via di definizione.
PRESIDENTE. L'onorevole Arnoldi ha facoltà di GIANANTONIO ARNOLDI. Signor Presidente, sono particolarmente soddisfatto perché apprezzo lo sforzo del Governo italiano di tenere sotto controllo, con adeguata sensibilità, la situazione drammatica dell'Angola. Evidentemente non può sfuggire l'esigenza di una raccomandazione, ovvero che, in seguito al cessate il fuoco raggiunto il 4 aprile 2002, non soltanto si presti attenzione agli sviluppi umanitari - pure importantissimi e per i quali è necessaria anche una attività di vigilanza da parte dei nostri organismi diplomatici - ma ci si adoperi anche per mantenere e rafforzare una tensione rispetto allo sviluppo democratico di questo importante paese.
paese. Ho apprezzato il fatto che il calendario dei prossimi mesi preveda riunioni per favorire una pacificazione vera. Credo che noi italiani abbiamo tutti gli strumenti affinché ciò avvenga e affinché possa costituire un'occasione per un futuro diverso per quel paese.
La recente sigla del memorandum d'intesa complementare agli accordi di Lusaka del 30 marzo del 2002, che regola l'integrazione dei guerriglieri dell'Unita nell'esercito regolare angolano e del cessate il fuoco del 4 aprile 2002 costituiscono un indubbio successo del Governo di Luanda. Quest'ultimo, avendo deciso di raggiungere l'intesa tra angolani e di privilegiare gli aspetti militari, è riuscito a portare a termine, in poche settimane, un processo complesso sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello politico. Ottenuta la pace, l'Angola si troverà confrontata con sfide di portata epocale; la situazione umanitaria è disastrosa con 4,6 milioni di rifugiati (internally displaced people) e centinaia di migliaia di orfani mutilati. Contemporaneamente, occorrerà porre mano alla ricostruzione del paese (soltanto i ponti da ricostruire sarebbero ventimila).
La realizzazione di quanto previsto dal memorandum avrà costi economici non trascurabili. I problemi da affrontare, in relazione al reinserimento nella vita sociale dei 50 mila ex guerriglieri dell'Unita e alla ricostruzione del paese, saranno enormi. La dirigenza dell'Unita è impegnata in un serrato confronto politico per definire una leadership autorevole e riconosciuta che preservi l'unità e l'integrità del movimento del quale il Governo angolano ha accettato con avvedutezza il ruolo politico. A tale proposito, dovrebbe svolgersi un congresso di rifondazione del movimento entro la fine dell'anno in corso.
Per far fronte ai problemi ancora aperti in Angola, il Governo ha proposto che abbiano luogo due conferenze dei donatori; la prima, a breve scadenza, sotto il coordinamento delle Nazioni Unite per gli aiuti di emergenza a favore del reinserimento degli ex guerriglieri e la seconda, subito dopo, per la ricostruzione del paese.
Il Governo italiano si è fatto promotore, in ambito comunitario, di un'iniziativa dell'Unione europea presso il Governo angolano per incoraggiare il processo di pacificazione e di democratizzazione del paese che deve coinvolgere la società civile, le chiese, le organizzazioni non governative ed i partiti. L'Unione europea sta definendo una nuova posizione comune sull'Angola con riferimento alla quale, tra l'altro, si sollecita il Governo angolano a favorire il disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione sociale delle forze dell'Unita.
In questo quadro, l'Italia sostiene la necessità di incoraggiare gli sforzi dell'Unita di riorganizzarsi come movimento politico, individuando una leadership autorevole. Da parte italiana infatti, fin dalla conclusione del negoziato fra l'esercito governativo (FAA) e le forze militari dell'Unita (FALA), si è preso contatto con i vertici della commissione di gestione dell'Unita, incontrando a più riprese il coordinatore, Paulo Lukamba «Gato» e i suoi principali collaboratori. Sono state altresì avanzate alcune proposte per sospendere, sia a livello bilaterale sia in sede multilaterale, il processo di smilitarizzazione: aiuti di emergenza, forniture di medicinali, iniziative a favore dell'infanzia, formazione professionale degli ex combattenti, e quant'altro.
In tale ambito il 17 aprile scorso è stato organizzato, presso l'ambasciata d'Italia a Luanda, un incontro di esponenti dell'Unita con l'autorità del Governo angolano. Il supporto italiano al processo di pacificazione e ricostruzione dell'Angola potrà estrinsecarsi, oltre che tramite interventi di cooperazione allo sviluppo e di emergenza, anche in un'altra forma di contributo che intervenga in tempi rapidi
Inoltre, il Ministero degli esteri ha da tempo in progetto una visita in Angola con una delegazione di imprenditori italiani che potrebbe concretizzarsi subito dopo il vertice dell'organizzazione dell'unità africana di Durban, nel luglio del 2002. Tale visita, oltre a confermare le importanti relazioni bilaterali esistenti tra i due paesi sul piano politico e della cooperazione, dovrebbe rappresentare l'occasione, grazie al mutato scenario politico, per rafforzare i legami anche sul piano economico, commerciale e degli investimenti.
Per quanto riguarda le sanzioni internazionali ancora in vigore nei confronti dei rappresentanti dell'Unita, compete al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite stabilirne l'integrale o parziale eliminazione. L'Italia concorda con i partner dell'Unione europea nel chiedere che il Consiglio di sicurezza riprenda l'esame della questione delle sanzioni imposte con la risoluzione n. 1127 e nel sostenere la decisione presa dal Consiglio di sicurezza di sospendere per 90 giorni il divieto di viaggi internazionali per i dirigenti dell'Unita.
Quest'ultima misura appare di grande importanza per consentire la ricostruzione dell'Unita quale movimento politico operativo ed unitario, in grado di contribuire alla vita democratica dell'Angola.
Non dobbiamo dimenticare che Savimbi è caduto sul campo ucciso dai militari dell'attuale Governo e che si tratta di un Governo sicuramente comunista o post-comunista, sicuramente non di matrice democratica.
Va inoltre ricordato che si tratta di un paese nel quale la guerra civile è ormai da oltre 20 anni all'ordine del giorno. Si tratta inoltre di un paese nel quale le elezioni democratiche non sono state garantite ed anzi, quando nel 1992 si arrivò al ballottaggio tra Savimbi e Josè Eduardo dos Santos, quest'ultimo ordinò l'attacco ai membri dell'Unita.
Capisco che gli interessi economici e commerciali di alcuni paesi dell'area democratica sono molti (Italia compresa, che ha in Angola, attraverso aziende di Stato, degli interessi particolari). Questa però, secondo me, è l'occasione buona - ha fatto bene il sottosegretario Ventucci a ribadirlo -, ma forse potrebbe essere anche l'ultima, per fare in modo che in quel paese ritorni la democrazia, perché è l'unico strumento - e noi lo sappiamo bene - per garantire un'umanità politica che in qualche modo possa salvaguardare una popolazione tanto disastrata e disagiata.
Ripeto: anche sugli aiuti è necessario che si vigili molto, perché in passato sono stati strumento di divaricazione e non di coesione politica. Quindi, se dobbiamo riconoscere anche al nostro Governo una responsabilità, è quella di dover essere punto di riferimento affinché si possa controllare - e si deve controllare - che gli aiuti d'ora in poi siano distribuiti in modo equo all'interno della popolazione.
Un'ultima raccomandazione. Come dicevo prima, credo che la democrazia sia un aspetto, una condizione irrinunciabile in un paese che deve crescere. Quindi, se si vuole - e si deve - parlare di pacificazione, si devono riprendere i rapporti anche con quei parlamentari dell'Unita espulsi da dos Santos dal Governo del


