Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 156 dell'11/6/2002
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Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni (ore 9,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.

(Arresto di cittadini italiani in Ecuador - n. 3-00839)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Ruzzante n. 3-00839 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 1).

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, i signori Paolo Colleoni e Matteo Giacometti, arrestati il 25 marzo, sono stati liberati dalle autorità ecuadoriane e hanno lasciato il paese il 28 marzo scorso, anche grazie all'intervento della nostra rappresentanza in loco che ha permesso un sollecito e positivo esito della vicenda. Vorrei riassumere brevemente lo svolgimento dei fatti evocati dall'onorevole interrogante Ruzzante.
Il 25 marzo 2002, a seguito della denuncia sporta dal direttore del progetto per la costruzione del nuovo oleodotto OCP, i connazionali Paola Colleoni e Matteo Giacometti venivano posti in stato di fermo dalle autorità ecuadoriane in località Mindo, provincia del Pichinca, accusati di invasione di proprietà privata, danni al cantiere ed impedimento alla realizzazione


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dell'oleodotto. L'ambasciata d'Italia a Quito veniva informata della detenzione dalla polizia locale nelle prime ore del mattino del 26 marzo; nella stessa mattinata un funzionario della nostra rappresentanza si recava a visitare i connazionali presso il centro di detenzione provvisoria di Quito. Alle ore 18,30 dello stesso giorno aveva luogo l'udienza presso la locale intendencia a cui presenziava il predetto funzionario, il quale interveniva a fianco dell'avvocato difensore, chiedendo l'immediata scarcerazione dei signori Colleoni e Giacometti, appellandosi a tal fine ad alcune irregolarità procedurali che sarebbero state commesse durante l'arresto. Nel frattempo, l'ambasciatore d'Italia a Quito svolgeva passi al più alto livello per porre immediatamente fine alla detenzione.
In data 27 marzo, le autorità ecuadoriane decretavano l'espulsione dal paese dei signori Colleoni e Giacometti, accusati di «uso improprio del permesso di soggiorno» e prosciolti dagli altri reati contestati, per i quali non erano state presentate prove sufficienti, come veniva rilevato sia dal legale, che dal funzionario dell'ambasciata d'Italia presenti al processo.
In data 28 marzo, l'ambasciata d'Italia a Quito si attivava per accelerare la partenza dei connazionali in questione, che desideravano lasciare l'Ecuador insieme ai loro colleghi colombiani, in partenza con volo diretto a Bogotà. L'ambasciata d'Italia provvedeva a contattare le competenti autorità colombiane per evitare eventuali ostacoli all'ingresso dei connazionali in quel paese e concedeva loro un prestito consolare di 400 dollari USA, necessario per l'acquisto dei biglietti aerei. Mentre gli ecologisti stranieri arrestati con i signori Colleoni e Giacometti restavano in stato di fermo fino al martedì successivo, i connazionali potevano regolarmente partire nella serata del 28 marzo.
Per quanto riguarda il secondo punto sollevato dall'onorevole Ruzzante, ovvero la protezione della foresta amazzonica, il Governo italiano ha parafato con l'Ecuador un accordo di conversione del debito che libererà ingenti risorse (circa 27 milioni di dollari in cinque anni) da utilizzare per programmi di lotta alla povertà con particolare interesse nel settore ambientale. Il più importante programma della cooperazione italiana in difesa della foresta amazzonica si sta realizzando in Brasile: si tratta dell'iniziativa «fuoco-emergenza cronica» iniziata nel 1999 con un budget di circa due milioni di euro; l'attuale fase di emergenza si concluderà nelle dicembre 2002. Di fronte ai risultati conseguiti, oltre 20 comuni brasiliani hanno manifestato il proprio interesse ad adottare il progetto e la sua innovativa metodologia.
L'iniziativa affronta l'uso incontrollato del fuoco in 27 comuni di tre Stati amazzonici del Brasile (Mato Grosso, Para' ed Acre). Il programma ha utilizzato una metodologia integrata, basata principalmente sul coinvolgimento e la sensibilizzazione di amministrazioni locali e della società civile circa la necessità della tutela della foresta, nonché sulla ricerca di metodi alternativi alla pratica del fuoco per la pulitura e concimazione dei campi. Nei suoi anni di vita, il programma ha ottenuto risultati apprezzabili.
Nel campo delle attività di protezione dell'ecosistema amazzonico esistono inoltre numerose iniziative promosse dalle organizzazioni non governative, incluso il progetto «Naranjilla», realizzato dall'ONG Cric, a sostegno di un sistema di agricoltura sostenibile in nove comunità dell'Amazzonia ecuadoriana.

PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante ha facoltà di replicare.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, mi dichiaro sicuramente soddisfatto per la tutela nei confronti dei due cittadini in questione, il signor Paolo Colleoni e il signor Matteo Giacometti che erano stati arrestati - lo voglio ricordare - semplicemente perché stavano manifestando in maniera pacifica contro l'ipotesi della costruzione di un oleodotto di greggio pesante che attraversava l'area amazzonica.
Anche dalle parole del sottosegretario si è capito perfettamente che la contestazione


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nei confronti dei nostri cittadini italiani è assolutamente ridicola. Quando, infatti, si ipotizza l'uso improprio del permesso di soggiorno, ciò sta a significare che non sono state raccolte prove assolutamente sufficienti o, quanto meno, che giustifichino l'arresto.
Mi ritengo, quindi, soddisfatto per l'esito positivo di questo caso e per i tempi rapidissimi con i quali ha operato la nostra ambasciata.
Voglio però far presente - anche se mi trovo di fronte ad un rappresentante dei rapporti con il Parlamento più che ad un rappresentante del Ministero degli affari esteri, sono comunque sicuro che egli, in qualche modo, si farà carico del problema - che, più volte, abbiamo richiamato l'attenzione attraverso interrogazioni parlamentari anche manifestando insoddisfazione, sull'atteggiamento tenuto dalle nostre ambasciate all'estero, relativamente agli aspetti riguardanti la protezione di cittadini italiani che, magari, per motivi diversi (turismo, lavoro od altre attività) siano temporaneamente residenti all'estero. Troppo spesso abbiamo dovuto segnalare ritardi, difficoltà nel rapportarsi con la nostre ambasciate da parte di cittadini italiani residenti all'estero, che trovano nell'ambasciata l'unico punto di riferimento, soprattutto in quei paesi dove le libertà e la democrazia sono ancora difficili da raggiungere e da realizzare. Sottolineo questo perché credo sia fondamentale comprendere come, in molti casi, l'ambasciata rappresenti veramente l'unica speranza, l'unica possibilità per vedere tutelati diritti fondamentali come le libertà o l'accesso - dal punto di vista occupazionale - alle condizioni di garanzia.
Pur dichiarandomi soddisfatto rispetto alla risposta data dal sottosegretario a questa mia interrogazione per la parte relativa all'atteggiamento tenuto dalla nostra ambasciata riguardo alla protezione dei nostri cittadini residenti all'estero, vorrei rivolgere un appello al sottosegretario affinché vi sia più attenzione da parte del ministro degli affari esteri e dell'intero ministero anche su questi aspetti. Questi ultimi, apparentemente possono sembrare meno importanti, più marginali.
I grandi accordi di cui si sta discutendo, per esempio, in queste ore al vertice della FAO, assumono sicuramente un'importanza globale a livello mondiale. Ritengo, tuttavia, che l'attenzione mostrata dalle nostre ambasciate nei confronti dei nostri cittadini all'estero sia un segno di protezione poiché si evoca l'idea che il paese si senta rappresentato da quei cittadini italiani che risiedono all'estero per motivi di lavoro, per turismo o per altre attività. Questa è l'esigenza che ho voluto segnalarvi.
Quanto al secondo aspetto sollevato con la mia interrogazione, non mi posso, al contrario, dichiarare soddisfatto perché, signor sottosegretario, quei due ragazzi che sono stati arrestati si trovavano in quel luogo per manifestare contro la devastazione della foresta amazzonica. Sappiamo ormai che esiste una certa interdipendenza tra la qualità dell'aria del nostro paese e la salvaguardia dei grandi polmoni verdi e la foresta amazzonica è il più grande della terra.
Lei ha richiamato come elementi importanti dell'attività del nostro paese accordi che sono stati stipulati dal Governo dell'Ulivo nel 1999; in particolare, quello con il Brasile, estremamente positivo, ha visto coinvolte le realtà locali e ciò è il segno di un progetto che non è calato dall'alto, ma che si sta costruendo dal basso.
Inviterei, quindi, questo Governo a prestare più attenzione e più sensibilità ai temi ambientali perché - ripeto - la nostra qualità della vita passa attraverso la salvaguardia di quanto di positivo e di bello esiste nel nostro pianeta. Non possiamo, quindi, considerarlo un impegno superfluo o non utile alla nostra qualità della vita.

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