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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2002, n. 85, recante disposizioni urgenti per il settore della pesca.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 1), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 2), e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 3).
Avverto che è stato presentato all'articolo unico del disegno di legge di conversione l'articolo aggiuntivo Folena Dis. 1.01 (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 4).
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 6).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 7).
Avverto, altresì, che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinente alla materia del decreto-legge, l'articolo aggiuntivo Folena Dis.1.01, che autorizza il CIPE ad utilizzare le risorse del Fondo di rotazione per le politiche comunitarie al fine di finanziare i programmi dell'iniziativa comunitaria pesca nelle aree definite dall'obiettivo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2718 sezione 5).
Comunico che l'emendamento Vascon 2.1 è stato ritirato dai presentatori.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su questo provvedimento esprimendo un giudizio positivo ma, al tempo stesso, cogliendo l'occasione per svolgere alcune considerazioni. Intendo chiedere al Governo una particolare attenzione: non è la prima volta che provvedimenti similari vengono adottati dal Governo e approvato dal Parlamento e, subito dopo la loro applicazione, suscitano alcune riserve da parte degli operatori.
Il provvedimento è linea con le direttive dell'Unione europea e, in qualche maniera, interpreta il pensiero degli organi decisionali dell'Unione europea tendente a creare le condizioni affinché non scompaia la fauna ittica nei mari europei e, in questo caso, nel mare Mediterraneo.
Eppure abbiamo la sensazione...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, soprattutto al banco del Comitato dei nove, siete pregati di interrompere le conversazioni perché il collega Cristaldi sta parlando. Anche i colleghi rivolti di spalle alla Presidenza sono pregati... Onorevole Santori...
Prego, onorevole Cristaldi.
NICOLÒ CRISTALDI. Allora vale la pena, signor Presidente, richiamare l'attenzione del Governo perché dopo la conversione in legge del decreto-legge vi siano
precise direttive in guisa tale che non abbiano a ripetersi errori interpretativi come per provvedimenti similari è accaduto in passato. Da qualche tempo interpretiamo le direttive dell'Unione europea soltanto in via restrittiva.
Se il Governo è troppo impegnato, posso rinviare le mie considerazioni ad una nota scritta...
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Le chiedo scusa, onorevole Cristaldi.
PRESIDENTE. No, meglio che parli ora, il Governo è attento.
NICOLÒ CRISTALDI. Le assicuro, onorevole sottosegretario, che il mio intervento non è solo volto a consentire ai deputati di entrare in aula. Vorrei che in qualche maniera si tenesse conto dei momenti successivi all'approvazione di questo provvedimento.
Non è possibile che l'Italia accetti sempre e comunque le direttive dell'Unione europea per quanto riguarda gli elementi restrittivi e non si creino le condizioni per giungere ad un provvedimento quadro, ad un provvedimento più generale che riveda l'ordinamento legislativo in materia di pesca in Italia. Abbiamo una legislazione vecchia e procedure molto complesse. Abbiamo uno stato di fatto nella pesca, per quanto riguarda le imprese, che ci fa affermare che la nostra flotta peschereccia è tra le più vecchie d'Europa. Dunque, se da una parte bisogna recepire le direttive dell'Unione europea sui provvedimenti tendenti a limitare lo sforzo di pesca nei mari italiani, è anche vero che bisogna riaprire con l'Unione europea una discussione in guisa tale che i nostri provvedimenti legislativi, all'interno della filosofia dell'Unione europea, siano tali da consentire alle imprese di tornare ad essere competitive.
Una miriade di provvedimenti sulla pesca del Governo italiano, ma anche dei vari esecutivi regionali, sono a Bruxelles in attesa di decisioni degli organismi comunitari. Ciò blocca, di fatto, l'applicazione di questi stessi provvedimenti. Alludo, in primo luogo, alla vicenda del riposo biologico: molte flotte pescherecce italiane sono in attesa di un pronunciamento preciso dell'Unione europea. Si tratta di regioni che dipendono dal provvedimento nazionale ma anche di regioni, come la Sicilia, che avendo potestà primaria in questa materia discutono direttamente con la stessa Unione europea.
Vi è tensione sociale, vi è la necessità, mi permetto di dire l'obbligatorietà, di chiedere all'Unione europea un'attenzione specifica. Non tutte le direttive dell'Unione europea sono in linea con le condizioni nelle quali si muove la flotta peschereccia italiana. Un merluzzo di 400 grammi nel Mediterraneo non è un neonato. Non è possibile che valgano per i mari del Mediterraneo le stesse condizioni dettate per i mari del nord. Un merluzzo di 400 grammi nei mari del nord è un neonato; un merluzzo di 300 grammi nel Mediterraneo è già un pesce difficile da collocare sul mercato.
Allora, vorrei cogliere l'occasione per chiedere a lei, onorevole sottosegretario, ed al Governo che vi sia una sede nella quale vengano chiamati tutti gli operatori. Mi riferisco ad una sede nella quale le regioni, attraverso gli assessori delegati, vengano poste intorno ad un tavolo per consentire al Governo italiano di interpretare tutte le esigenze della flotta peschereccia italiana, della classe armatoriale e dei pescatori. Mi riferisco ad una sorta di conferenza nazionale sulla pesca auspicata da tempo che, purtroppo, quando viene organizzata non trova la possibilità di partecipazione di tutti gli operatori e degli organismi più importanti in tal senso.
Onorevole sottosegretario, ribadisco il parere positivo personale e del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame ma anche la necessità di creare una condizione successiva nella quale si possa valutare l'opportunità di approvare una nuova legge quadro sulla pesca, in guisa tale che ci sia un abbattimento di barriere burocratiche, una possibilità di discutere con l'Unione europea non soltanto per il
recepimento di norme restrittive ma anche e soprattutto per consentire l'ammodernamento della flotta peschereccia italiana.
I 25 anni di età media dei pescherecci italiani non consentono alla nostra classe armatoriale e ai nostri pescatori di essere competitivi e nel Mediterraneo rischiamo di diventare il paese con la flotta peschereccia più antiquata. Per quanto riguarda il provvedimento specifico, è, naturalmente, positivo che ci sia un incoraggiamento nei confronti della classe armatoriale per procedere alla riconversione dei sistemi di pesca ma a due passi da noi, a 100 chilometri dalla Sicilia, la Tunisia consente la realizzazione di pescherecci polifunzionali nei sistemi di pesca. Mentre noi si tende a creare le condizioni per sopprimere o, comunque, limitare l'uso, per esempio, della pesca a strascico, la Tunisia, il Marocco e l'Algeria consentono, invece, la realizzazione di natanti modernissimi capaci di pescare a strascico, a cianciolo e con sistemi di pesca anche più pericolosi dello stesso strascico.
Allora, sussiste la necessità della conferenza nazionale sulla pesca ma anche quella di creare le condizioni in base alle quali sarà possibile mettere intorno ad un tavolo non soltanto gli esponenti della politica decisionale italiana ma anche dei paesi rivieraschi. Prevedere il riposo biologico in un certo momento dell'anno, senza aver fatto l'accordo con i paesi rivieraschi, significa, per esempio, impedire ai pescatori siciliani e italiani di pescare in un certo specchio acqueo per un certo periodo e, al tempo stesso, vedere i tunisini, gli spagnoli e gli algerini pescare nello stesso periodo e nello stesso specchio acqueo.
Onorevole sottosegretario, pur nella celerità dell'intervento, credo e spero di essere stato chiaro nel chiedere al Governo, dopo aver dato il pieno consenso al provvedimento in esame, di trovare una sede successiva nella quale organismi rappresentativi del mondo armatoriale e dei lavoratori del mare si riuniscano - perché no? - per creare le condizioni per una ulteriore discussione con l'Unione europea sulla politica della pesca italiana anche mettendola in relazione con la necessità di discutere con i paesi rivieraschi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Informo che, al momento, le Commissioni sono tutte sconvocate.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, voglio intervenire sul complesso degli emendamenti per focalizzare un attimo la posizione dei Democratici sinistra-l'Ulivo rispetto al decreto-legge al nostro esame che riteniamo, naturalmente, importante perché fornisce una risposta ad esigenze vere che sussistono nel mondo della pesca nazionale. Tuttavia, riteniamo che il provvedimento, così come è stato presentato, abbia dei punti di debolezza, due dei quali, in particolare, sono molto importanti. Il primo è quello dei tempi. I 15 giorni che vengono stabiliti dal momento in cui vengono definite le regole al momento in cui devono essere presentate le domande per l'accesso agli aiuti sono tempi troppo ristretti.
Capiamo quali siano oggi le esigenze - lo comprendiamo, tant'è vero che su tutto ciò non faremo una battaglia di religione - però vogliamo sottolineare il fatto che siamo arrivati a questo punto, quindi alla necessità di imporre questi tempi, per errori che sono stati compiuti quando si è definito a gennaio il decreto-legge n. 4 del 2002 e quando nell'iter parlamentare, per responsabilità del Governo e della maggioranza, sono stati attaccati a quel decreto-legge dei vagoni che ne hanno determinato il rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica.
Dico ciò perché ritengo si debba avere anche memoria, quando si sottolineano quegli aspetti negativi che fanno parte di un modo di operare che non condividiamo. E lo dico anche perché lo abbiamo sostenuto quando stavamo discutendo del decreto-legge che ho citato in precedenza. Quindi, quegli errori hanno determinato i ritardi e il fatto che noi, oggi, dobbiamo restringere i tempi.
Tuttavia, abbiamo sostenuto - e lo sosteniamo ancora - che i 15 giorni di tempo, che oggi prevediamo, quantomeno non dovrebbero essere previsti a regime, ma limitati soltanto a quest'anno. E ciò rappresenta un aspetto condiviso.
L'altro punto di debolezza molto forte che ravvisiamo in questo provvedimento è rappresentato dalle risorse disponibili che - come abbiamo già avuto modo di sottolineare durante la discussione in Commissione - sono pari a circa un terzo di quelle realmente necessarie. Infatti, dai conteggi delle tabelle allegate al decreto ministeriale 23 maggio 1997 si desume che, per rispondere alle attuali esigenze della riconversione delle unità di pesca con reti derivanti, la necessità è di 18 milioni di euro. Tuttavia, a fronte di questa necessità oggettiva, il Governo propone uno stanziamento di 5 milioni di euro. Dunque, anche attraverso gli emendamenti che abbiamo presentato, intendiamo ribadire la necessità assoluta di incrementare le risorse stanziate.
Vedete, abbiamo anche previsto i risultati che deriverebbero dai nuovi stanziamenti: con 10 milioni di euro saremmo in grado di fornire una risposta, per il 40 per cento, agli armatori e, per il 70 per cento, agli equipaggi con riferimento alle misure di ristoro previste da quel decreto-legge. Ciò costituirebbe il limite minimo; dunque, scendere dai 10 ai 5 milioni di euro significa disporre di pochissime risorse sia per la parte armatoriale sia per quella degli equipaggi.
Ritengo, quindi che, anche questa volta - lo voglio sottolineare -, vi sia una forte discontinuità tra le affermazioni, che spesso ci vengono fornite dal Governo e da rappresentanti della maggioranza, sulla centralità del settore dell'agricoltura e della pesca e quelli che poi, nei fatti, sono invece i comportamenti che si pongono in essere in sede di definizione degli stanziamenti che dovrebbero garantire tale centralità.
Ancora una volta, stiamo perdendo un'occasione per risolvere in maniera definitiva il problema e ho l'impressione - anche se mi auguro che ciò non accada - che, tra qualche mese, ci ritroveremo a dover affrontare nuovamente lo stesso problema sul quale oggi l'Assemblea è chiamata a deliberare.
Si tratta di una parte marginale - poi i colleghi interverranno anche sui singoli emendamenti per chiarire la posizione - di un quadro molto più ampio, nel quale ritengo sia quanto mai urgente addivenire a quella conferenza nazionale sulla pesca, che può rappresentare il momento utile per creare un disegno complessivo per affrontare la situazione di un settore che si trova in forte difficoltà e a cui dobbiamo fornire una prospettiva di sviluppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, intervengo per dire che mi adatto, pur non condividendo la decisione assunta dalla Presidenza della Camera circa l'ammissibilità del mio articolo aggiuntivo Dis.1.01 che riguarda la possibilità di intervenire tramite il CIPE per completare le opere già avviate in alcune realtà - tra queste sicuramente Manfredonia è una delle più importanti - per la realizzazione di porti pescherecci. Vorrei dire che mi adatto alla decisione pur non condividendola: si tratta di un intervento assolutamente attinente al tema di cui si discute, vale a dire al settore della pesca; ricorrono, inoltre, i presupposti di urgenza, visto che si tratta di opere, in molti casi già avviate, che non si sono potute completare per la decisione a livello europeo di non prorogare i finanziamenti previsti dall'iniziativa comunitaria sulla pesca. Quindi, penso che ricorressero tanto i presupposti di merito quanto quelli di urgenza che rendevano ammissibile questo articolo aggiuntivo.
Capisco le preoccupazioni dopo il recente rinvio alle Camere del decreto-legge sulla BSE da parte del Presidente della Repubblica; tuttavia, vorrei far notare ai colleghi di tutti i gruppi parlamentari che il mio articolo aggiuntivo riprende testualmente il contenuto del decreto-legge sulla BSE proposto dal Governo. Il testo originario prevedeva esattamente le disposizioni
da me proposte; nelle obiezioni formulate dal Presidente della Repubblica, che io ho studiato attentamente, non vi è traccia di una obiezione circa questa norma.
Tuttavia, visto che siamo di fronte ad un decreto-legge che ha tempi stretti e che non si vogliono correre rischi, ho accolto l'invito formulato dal Comitato dei nove a trasfondere il contenuto del mio articolo aggiuntivo in un ordine del giorno. So che colleghi di altri gruppi, tra i quali anche Antonio Leone, stanno avanzando proposte analoghe. Approfittando della presenza del sottosegretario di Stato Scarpa Bonazza Buora, vorrei raccomandare vivamente di porre attenzione a questo ordine del giorno. Non deve essere uno dei tanti ordini del giorno che si approvano tanto per farlo; bisogna che, davvero, il Governo, con il concorso dell'opposizione, individui rapidamente il contenitore legislativo nel quale si possa dare risposta ad una esigenza che riguarda centinaia e centinaia di pescatori e intere comunità che rischiano di continuare ad operare in condizioni sinceramente indecenti nel 2002.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, colgo l'occasione per intervenire sul complesso degli emendamenti. Il testo che giunge al nostro esame ha già subìto modifiche da parte della Commissione; cito, in particolare, la previsione del parere della Commissione consultiva centrale sulla pesca. Parto da questo spunto per segnalare un aspetto; certamente, non mi rivolgo al sottosegretario di Stato che credo conosca la questione a memoria. Attraverso atti di sindacato ispettivo, che abbiamo predisposto da tempo e che hanno ottenuto tempestiva risposta proprio da parte del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora - e per questo lo abbiamo anche apprezzato -, avevamo sostenuto che si sarebbe arrivati ad una soluzione che avrebbe determinato forte tensione, se la ricerca del consenso, la trattativa e la concertazione non avessero prevalso.
Questi sono i titoli sui giornali di oggi: «I vongolari occupano la stazione»; «I vongolari occupano i treni: è caos»; «l'assessore regionale: il Governo ci ha espropriato; tutta colpa sua».
La situazione finora si è limitata a una tensione che, ancorché grave, ha riguardato i binari ferroviari. Ben più preoccupante è l'avviso che la battaglia si possa trasferire direttamente in mare, cioè tra imbarcazioni ed equipaggi che si potrebbero fronteggiare in mare, in quanto, purtroppo, è dubbio che con la misura predisposta dal Governo per affrontare la questione delle vongole di due compartimenti delle Marche, quello di Ancora e quello di San Benedetto del Tronto (un decreto che è stato emanato ed è ora sospeso in attesa dell'incontro che ci sarà domani con il ministro), si possa trovare una soluzione. Allora, io vorrei rivolgere un invito al rappresentante del Governo sul tema specifico delle vongole: non si risolvono i problemi mettendo una marineria contro l'altra e dicendo ad una marineria di andare a pescare nell'altro compartimento. Questo significa scatenare gli uni contro gli altri e non risolvere il problema grave che esiste a San Benedetto del Tronto, e per il quale abbiamo suggerito ripetutamente altre misure, che non sono quelle di impoverire nel giro di pochi giorni anche un'altra marineria.
Mi permetto di suggerire di nuovo al Governo di far sì che l'incontro di domani veda la partecipazione della regione e delle associazioni nazionali: si tratta di problemi che abbisognano anche di solidarietà, che però va ricercata in un quadro più ampio, mettendo in campo anche altre risorse, altre soluzioni, non quelle di scatenare una guerra tra una marineria e l'altra, il cui esito sarà quello poi di far perdere tutti.
Colgo l'occasione per segnalare di nuovo al Governo che anche un altro elemento di tensione sta crescendo e riguarda la pesca dei piccoli pelagici in Adriatico. Ciò che è stato disposto non è una liberalizzazione, ma è la ricerca di un libero arbitrio. Anche qui, le conseguenze andranno poi a riflettersi proprio nei
confronti di quelle cooperative, consorzi e marinerie che nel corso degli anni hanno dato ampia prova di innovazione, di rispetto dell'ambiente, di tutela delle risorse e delle biomasse esistenti. In altre parole, anziché un'azione di sostegno da parte del Governo centrale, si va verso una serie di picconate nei confronti proprio di coloro che hanno fatto sì che la tutela della risorsa marina abbia rappresentato uno dei principali modi di lavorare rispetto al numero delle giornate di pesca e alla quantità massima del pescato ammesso. Si sta andando, così, verso una posizione di libero arbitrio che provocherà, anche in questo caso, un rapido esaurimento del pescato e quindi l'esigenza di ulteriori misure di assistenza. Ecco perché mi permetto di rivolgermi all'Assemblea, pur essendo un problema di carattere regionale: infatti, il livello di tensione è insopportabile. Pertanto, l'invito che rivolgo al Governo è quello di allargare la platea dei soggetti ammessi già nell'incontro di domani e di mettere sul piatto della trattativa anche altri elementi di soluzione, altrimenti la conseguenza sarà grave per tutti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIANLUIGI SCALTRITTI, Relatore. Signor Presidente, il parere è favorevole sull'emendamento 2.10, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, mentre per tutti gli altri vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore. Signor Presidente, se me lo consente vorrei cogliere l'occasione per replicare brevemente agli illustri intervenuti, ringraziando tutti per l'apporto di idee e di considerazioni che sono sicuramente utili in una fase come questa che vede l'Italia al fianco degli altri paesi facenti parte del gruppo «Amici della pesca». Tale gruppo è composto dall'Italia - che ha promosso l'iniziativa -, dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Grecia e dall'Irlanda. In sede comunitaria si è combattuta una battaglia difficile per sostenere la pesca mediterranea. A tutti sarà noto - in particolare ai colleghi parlamentari che, più da vicino, seguono le vicende della nostra pesca - che nei giorni scorsi sono pervenute le proposte del Commissario europeo Franz Fischler in ordine alla riforma della politica comunitaria della pesca. Oggettivamente queste proposte sono oggetto di riflessione, di meditazione ed anche di grande preoccupazione da parte di tutte le nostre marinerie sia del mar Adriatico sia del mar Tirreno sia del mar Mediterraneo. Il dibattito improntato all'analisi di questo decreto-legge - che certamente non ha l'ambizione di essere esaustivo, ma va incontro (come viene giustamente rilevato) ad alcune esigenze impellenti (diversamente infatti non si tratterebbe di un decreto-legge) e che raccoglie una parte significativa e indispensabile di quel famoso decreto-legge sulla BSE che è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica - rappresenta un'utile occasione per svolgere a margine qualche considerazione sulla nuova politica della pesca seguita dal nostro paese.
Signor Presidente, senza voler minimamente polemizzare - anche perché ciò non rientra nelle mie caratteristiche -, anzi ringraziando i colleghi per i loro interventi, desidero precisare che questo Governo in materia di pesca ha ereditato una situazione veramente desolante in termini di credibilità nei confronti dell'Unione europea e della comunità internazionale. Ricordo a me stesso ed agli illustri intervenuti che abbiamo ereditato cinque procedure di infrazione molto pesanti e difficili da risolvere. Una fra tutte riguarda l'estensione alla pesca costiera di
benefici contributivi e fiscali previsti dalla legge n. 30 del 1998 per la pesca oceanica. Se in questo caso l'Unione europea ci desse torto, ciò costringerebbe i pescatori italiani a restituire allo Stato italiano circa 170 miliardi che rappresenterebbero un onere impossibile da sostenere per il nostro sistema della pesca, costituito da migliaia di imbarcazioni per lo più obsolete. Onorevole Cristaldi, lei sa molto bene che noi siamo in possesso di dati i quali ci confermano che la nostra, pur essendo la seconda flotta dell'Unione europea dal punto di vista numerico, è anche la più vecchia. Con una flotta così caratterizzata, una procedura di infrazione da parte dell'Unione nei nostri confronti sarebbe insostenibile.
La seconda questione è relativa al fermo pesca 2000-2001 e al fermo per mucillagini. Vi sono stati ottimi interventi di coesione sociale - chiamiamoli così - che però non erano stati minimamente concordati con la Commissione dell'Unione europea e ciò, fatalmente, ha portato all'apertura di alcune procedure di infrazione, per un totale di cinquanta più cinquanta che fanno cento miliardi, i quali, assommati agli altri 170 miliardi, equivalgono a 270 miliardi, e mi fermo solamente a questi due esempi. È evidente che la situazione che non ci troviamo a fronteggiare in sede comunitaria è spaventosamente difficile. A questo ramo del Parlamento, ai miei colleghi deputati desidero anche far presente che, nel momento in cui ho assunto la delega concessami dal ministro Alemanno per occuparmi di pesca e di acquacoltura, ho immediatamente iniziato un colloquio, una collaborazione, uno scontro-confronto...
PRESIDENTE. Colleghi, siete tutti pregati di abbassare il tono di voce.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. ... con il Commissario Fischler e con i funzionari della Commissione per evitare che quelle che attualmente rappresentano delle minacce estremamente serie possano concretizzarsi in realtà inaccettabili per il sistema della pesca.
Desidero anche ricordare, nel momento in cui veniamo giustamente invitati a considerare l'ipotesi di organizzare una conferenza nazionale sulla pesca (ipotesi che mi vede sicuramente interessato perché mi pare sia una proposta suggestiva e tempestiva), che questo Governo e solo questo Governo ha costituito nel dicembre scorso il tavolo azzurro di concertazione e di collaborazione a cui partecipano tutte le organizzazioni armatoriali, le cooperative, i sindacati dei lavoratori della pesca, i ricercatori. Si tratta di un tavolo analogo al tavolo verde (costituito presso il Ministero delle politiche agricole) al quale è presente tutto il mondo della pesca. Desidero anche ricordare che questo tavolo azzurro si aggiunge a quello della commissione consultiva centrale che è rappresentato da tutte le categorie, anche dai rappresentanti delle regioni. La voce delle regioni, quindi, viene sicuramente ascoltata.
Naturalmente, anche a seguito delle innovazioni introdotte dalle modifiche recenti della Costituzione, altri aspetti dovranno essere definiti per quanto riguarda la sfera di attribuzioni e di competenza dello Stato e delle regioni in materia di pesca; lo sappiamo perfettamente, tant'è che ho invitato il coordinatore nazionale degli assessori alla pesca a riunire presso il Ministero delle politiche agricole i suoi colleghi per procedere rapidamente ad una definizione dei suddetti compiti ed attribuzioni, almeno per la fase emergenziale.
Signori, questo Governo è il primo che si sta occupando seriamente di ammortizzatori sociali in materia di pesca. Faccio presente agli illustri colleghi che, sinora, i lavoratori dipendenti del settore della pesca non potevano minimamente pensare di disporre di ammortizzatori sociali paragonabili a quelli, tanto per fare un esempio, dei lavoratori agricoli o dell'edilizia. L'ipotesi di fermo di pesca, sul quale stiamo ragionando in sede di commissione consultiva centrale con le categorie e a livello comunitario con il commissario Fischler,
prevede non solo il fermo biologico (che deve ovviamente essere un fermo con una vocazione biologica), ma anche un plafond di giornate di pesca nel cui ambito intervengono alcuni ammortizzatore sociali, finanziati da un fondo speciale a carico degli armatori - è in sostanza qualcosa di simile ad una cassa integrazione guadagni - che serve ad erogare pagamenti a favore dei lavoratori dipendenti della pesca. Faccio presente che è il Governo di centrodestra ad occuparsi di ciò, mentre fino ad adesso i Governi di centrosinistra se ne erano altamente infischiati; lo dico in tutta franchezza ed in tutta serenità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Devo anche dire che questa nostra proposta ha ricevuto in sede di commissione consultiva centrale il plauso di CGIL, CISL e UIL e, quindi, mi fa piacere rilevare che, se esiste una parte della nostra amministrazione che riceve il plauso, l'accoglimento, il sostegno e l'appoggio di tutte le organizzazioni sindacali dei lavoratori, ebbene, questa è rappresentata dal Ministero delle politiche agricole e forestali per il sottosettore della pesca che mi è stato delegato; lo dico con malcelato orgoglio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania), anzi non celo affatto il grande orgoglio che mi muove.
Detto ciò, signor Presidente, non credo di dovermi dilungare sugli aspetti che ci hanno portato a stanziare cinque milioni di euro per quanto riguarda le spadare. Vorrei però dire una cosa, se mi si consente, definitiva: le spadare o meglio le reti derivanti, usate per pescare il pesce spada e il tonno, sono vietate dall'Unione europea, in base a decisioni della stessa che non furono evidentemente sufficientemente avversate dai governi dell'epoca, e mi riferisco al 1998, sulla base di pressioni internazionali, ambientalistiche e di una serie di altre considerazioni che hanno portato il nostro paese ad aderire a questa linea comunitaria. Ricordo che è stato già realizzato un primo piano di riconversione per le spadare (molte di esse sono riconvertite nelle cosiddette ferrettare).
Noi stiamo lavorando per adeguare la normativa nazionale che, in questo momento, è più restrittiva rispetto a quella comunitaria; la nostra normativa nazionale - lo ripeto - è più restrittiva rispetto a quella comunitaria. Vi è qualcuno che, a volte, vuole essere più realista del re; i Governi del centrosinistra sono stati più realisti del re su questo tema specifico.
Quindi resterà vietato l'uso delle reti derivanti soltanto per la pesca di determinate specie, non pescabili a norma del regolamento comunitario. I cinque milioni di euro, ovvero i quasi 10 miliardi di lire, sono ciò che è stato possibile rinvenire, date le attuali condizioni di bilancio e date le attuali condizioni di finanza pubblica che purtroppo abbiamo ereditato dai governi precedenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Questa è la situazione. Per quanto concerne le vongolare, onorevole Duca,...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Avendo l'onorevole Duca ritenuto di proporre alla nostra attenzione anche il problema delle vongolare, o meglio il tema delle vongolare nei due compartimenti marittimi di San Benedetto del Tronto ed Ancona, rilevo e desidero informare anche l'Assemblea, che il nostro ministero in data 21 dicembre scorso ha nominato un comitato di coordinamento - come lei sa benissimo essendo stato questo argomento oggetto di un'interrogazione da parte sua e di una risposta da parte del sottoscritto - che ha terminato i propri lavori il 20 marzo scorso. Successivamente le parti hanno avuto a disposizione due mesi interi e sono state da noi convocate il 31 maggio senza essere addivenute ad un accordo che potesse dare la possibilità alla marineria di San Benedetto del Tronto, ferma dai primi di settembre - non si pesca una vongola
e non si guadagna una lira, dal primo di settembre dello scorso anno; vi sono quindi soltanto le spese - di riprendere la propria attività e quindi dare la possibilità a questi pescatori disagiati di andare a pescare provvisoriamente per due mesi, a fronte di altri pescatori ricchi - ed a volte molto ricchi - che hanno pescato in questi mesi percependo guadagni notevoli.
Ebbene: non intendiamo impoverire chi è ricco, ma vogliamo anche aiutare chi fino ad adesso non è stato in grado di pescare; vogliamo aiutare quanti sono stati inibiti nella loro attività di pesca e riteniamo che debba emergere nel settore della pesca, in particolare in questo tipo speciale di attività di pesca, uno spirito di solidarietà maggiore tra le marinerie.
Nel corso della settimana scorsa, si sono riunite per tre ore consecutive intorno al mio tavolo le due marinerie, che non sono state in grado di raggiungere un accordo più accettabile per la marineria di Ancona, ed evidentemente meno accettabile per quella di San Benedetto del Tronto, e ci siamo spesi fino all'ultimo adottando alla fine, con il decreto ministeriale, gli esiti della commissione Carpignoli. Il signor Carpignoli è il presidente del comitato di coordinamento per la sperimentazione dell'attività di pesca dei molluschi bivalvi ed è il consigliere per la pesca del ministro Alemanno.
Io mi sono limitato a decretare sulla base degli esiti che quella commissione presieduta dal cavalier Carpignoli ha prodotto e naturalmente, a fronte delle manifestazioni di ieri che hanno visto bloccare la ferrovia, con minacce e manifestazioni francamente gravi ed inaccettabili da parte di esponenti della marineria di Ancona, solo ed esclusivamente per lo spirito di responsabilità che ci contraddistingue ed in piena e totale intesa e coincidenza di idee con il mio ministro Alemanno, abbiamo deciso di sospendere gli effetti di questo decreto ministeriale fino alla mezzanotte di domani. Nella giornata di domani al tavolo del ministro Alemanno e a quello dell'assessore regionale alla pesca della regione Marche, che sarà presente, converranno le parti e speriamo di raggiungere in tale sede un accordo che sino ad adesso non è stato possibile conseguire.
Vorrei tuttavia che fosse chiaro che non vi è stato alcun atto di imperio da parte di alcuno, bensì soltanto la constatazione di trovarsi dinanzi ad una situazione in cui vi erano alcuni privilegiati, che non permettevano ad altri, molto disagiati, di poter svolgere il proprio lavoro. Lo devo proprio dire: il nostro Governo è dalla parte di chi è disagiato, non di chi è ricco (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Per quanto riguarda l'affermazione dell'onorevole Folena e la richiesta da parte sua di prendere in considerazione il suo ordine del giorno, che tra l'altro è analogo a quello presentato dall'onorevole Leone - anche se quest'ultimo mi sembra alquanto più complesso perché offre una panoramica interessante sulle difficoltà che potrebbero derivare per il nostro settore di pesca dalla proposta Fischler di riforma della politica comunitaria della pesca - devo dire che l'attenzione da parte del Governo è totale.
Per questa ragione, credo che si troverà una soluzione rispetto a quanto richiesto dagli onorevoli Leone e Folena (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Questo non era un intervento nel corso del dibattito, ma un'espressione argomentata del parere sul complesso delle proposte emendative.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione la necessità di discutere sul comportamento da tenere in futuro noi tutti, poiché è invalsa una prassi, per cui, in fase di espressione dei pareri, da parte del relatore
e poi del Governo, si coglie l'occasione per replicare sul complesso delle proposte emendative o, addirittura, come in questo caso, per fare un comizio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Credo, sinceramente, che ciò vada ben al di là dello spirito e della lettera del nostro regolamento, che chiede al Governo di esprimere pareri sulle proposte emendative e non di chiudere un dibattito, dal momento che vi sono sedi in cui è possibile fare quello che anche il sottosegretario ha fatto adesso - vale a dire la discussione sulle linee generali e poi l'esame degli emendamenti - nelle quali chi vuole può intervenire per dichiarazione di voto e quant'altro.
Ritengo francamente che ciò rappresenti un'ulteriore lacerazione di un rapporto anche all'interno di maggioranza, opposizione e Governo, e ritengo sia necessario porre la questione per cercare di regolamentare in modo più ordinato i lavori (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, per la verità la questione è risolta dall'articolo 37 del regolamento, che stabilisce che i rappresentanti del Governo hanno diritto di parlare ogni volta che lo richiedono.
RENZO INNOCENTI. No, neanche per idea!
PRESIDENTE. In questo caso si tratta di un parere sul complesso delle proposte emendative particolarmente motivato, ma, a parte le sue valutazioni sulla polemica politica...
RENZO INNOCENTI. Allora chieda la parola, ma qui siamo in fase di espressione dei pareri!
PRESIDENTE. ...non mi pare illegittimo. Tuttavia, ci sarà modo di replicare durante l'esame delle proposte emendative.
Per la serie di emendamenti a scalare dall'emendamento Franci 2.2 all'emendamento Franci 2.5 porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Chiedo all'onorevole Franci se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 2.2.
CLAUDIO FRANCI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Franci 2.2.
Onorevole Franci, ha facoltà di parlare.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, per la verità non ho ben compreso il parere del Governo sugli emendamenti, perché in un eccesso di generosità del Governo sull'attività di quest'anno ero portato a pensare che fosse anche disposto ad accogliere gli emendamenti che proponevano di aumentare le risorse a disposizione della riconversione del sistema delle spadare nel nostro paese.
Signor sottosegretario, sono rimasto molto meravigliato della replica o della motivazione del parere sugli emendamenti che lei ha voluto esporre, perché le questioni da lei poste erano state ieri al centro della discussione sulle linee generali in quest'aula, dopo la quale lei ha ritenuto di non replicare.
Allora mi sia consentito, prima di entrare nel merito degli emendamenti - lo farò successivamente e parlerò solo su questo - di sottolineare alcune questioni che già ieri abbiamo avuto modo di affrontare. Tutto il nostro ragionamento ed anche lo spirito che ci ha mosso nel ragionamento su questo provvedimento di urgenza - ripeto ancora una volta di urgenza - è stato improntato alla consapevolezza della crisi che investe il settore della pesca nel nostro paese, una crisi che necessita di politiche di sostegno, che ha bisogno della rinegoziazione delle politiche con l'Unione europea e che si tenga conto di una partecipazione attiva delle regioni.
Una crisi che causa momenti di conflitto e, infatti, ne sta causando in Adriatico, ma non solo in Adriatico.
Rispetto a tali questioni, ieri, durante la discussione sulle linee generali, abbiamo avanzato alcune proposte, fra le quali anche una di metodo. La prima proposta sottolineava che procedere a forza di decreti-legge è un modo di procedere dannoso per il settore. Oggi, se vogliamo elevare il confronto con l'Europa e proporre ed approntare la definizione del piano triennale della pesca nel nostro paese, è necessario costruire un appuntamento al quale partecipi il complesso dei soggetti e degli operatori del settore, siano essi imprenditori, associazioni, mondo scientifico e, non ultime, le regioni, che sono chiamate a concorrere a questa materia dopo la modifica del titolo V della Costituzione.
Con tale concorso, è possibile trovare anche vie innovative che ci consentano di affrontare i problemi aperti con l'Unione europea, a dare maggiore certezza a questo settore e garanzia al nostro paese.
Per quanto riguarda le politiche di contenzioso aperte - le procedure d'infrazione - con l'Europa, vorrei ricordare che sono state sostenute nel passato, a gran voce, anche dalla sua parte politica, onorevole sottosegretario. Non vorrei che si dimenticasse che sono servite ad accompagnare un settore sottoposto ad una forte riorganizzazione e ristrutturazione. Questo è il valore delle scelte che oggi siamo chiamati a difendere con convinzione, in sede comunitaria, senza sottrarci alla possibilità di introdurre strumenti innovativi, come quello anticipato - ma del quale vogliamo capire meglio i contenuti - degli ammortizzatori sociali.
È dunque incomprensibile questo modo di fare. Rispetto ad un atteggiamento costruttivo che abbiamo cercato di assumere e mantenere in questi giorni di discussione, si impone la volontà di negare la possibilità di costruzione di un dibattito anche unitario, in grado di affrontare le emergenze del settore.
La disponibilità ad affrontare tali emergenze si evince dal provvedimento al nostro esame. Abbiamo fatto la nostra parte nel migliorare il testo. Il primo articolo è stato profondamente modificato. Il secondo articolo - attualmente al nostro esame - prevede lo stanziamento di una somma indubbiamente insufficiente. I 5 milioni di euro che il Governo propone per la definitiva riconversione del settore delle spadare e delle reti derivanti sono certamente insufficienti. Se prendessimo a riferimento - lo affermava prima di me l'onorevole Rava - il decreto-legge 23 maggio 1997, n. 135, che ha rappresentato il primo piano di riconversione...
PRESIDENTE. Onorevole Franci...
CLAUDIO FRANCI. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Vorrei intervenire su tutte le proposte emendative della prima serie, per evitare di intervenire successivamente.
PRESIDENTE. Può anche parlare successivamente, interrompendo il suo intervento quando crede, o meglio, quando scade il tempo, purtroppo.
CLAUDIO FRANCI. Concludo immediatamente. Se prendessimo come riferimento il decreto-legge 23 maggio 1997, n. 135, dando dei criteri certi di assegnazione delle risorse, avremmo un fabbisogno di 18 milioni di euro. Questa è la distanza fra i 5 milioni previsti dal Governo ed i 18 milioni che proponiamo con il primo emendamento. Mi riservo di intervenire successivamente, sull'ultimo emendamento della serie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, abbiamo presentato una serie di emendamenti riguardanti gli interventi da attuare per la flotta peschereccia e la pesca con reti derivanti. Tuttavia, credo che l'intervento del Governo debba porsi una serie di problemi. Sembra, infatti, che i governi precedenti all'attuale abbiano adottato una
serie di provvedimenti sbagliati, che hanno determinato l'apertura di una procedura di infrazione presso l'Unione europea e che vi sia un altro Governo, quello di centrodestra, che sta risolvendo tutti i problemi. Vorrei ricordare che l'ultimo fermo pesca è bloccato, come quelli precedenti, da un atto dell'attuale Governo votato - mi sembra in modo quasi unanime - da questa Assemblea.
D'altra parte, in modo unanime, sono stati votati i provvedimenti precedenti. Vi erano infatti una serie di urgenze e di necessità, ed i vari governi sono intervenuti per tentare di tamponare le difficoltà presenti in questo settore, nell'ambito delle nostre marinerie e nei rapporti con l'Unione europea e con la Commissione europea.
Oggi siamo oggettivamente in una situazione di difficoltà e, poiché penso che il sottosegretario non abbia la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi, ritengo che, da una parte, dobbiamo aprire un contenzioso nei confronti dell'Unione europea per far pesare i problemi della nostra marineria e, dall'altra, dobbiamo essere estremamente attenti a quello che sta avvenendo a livello europeo.
Non vorrei ci preoccupassimo soltanto delle infrazioni del passato perché, se così fosse, sbaglieremmo. Il piano Fischler propone una revisione della politica comune della pesca che giudico preoccupante, volta com'è ad una riduzione di attività fino al 35 per cento, se non ricordo male (in alcuni settori della pesca dal 35 al 60 per cento), all'abolizione degli aiuti di Stato e, in definitiva, ad una perdita, a livello di Unione europea, di circa 28.000 posti di lavoro. Ciò indubbiamente ci pone ulteriori problemi.
I nostri emendamenti cercano di risolvere alcuni dei problemi accennati, anche se non tutti. Riteniamo che il Governo ci debba dare l'assicurazione che, a livello europeo, saranno sostenuti anche tutti i provvedimenti presi da questo come dai Governi precedenti, non ultimo quello relativo al fermo dell'attività di pesca dello scorso anno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, differenziandomi, in questo, dal collega Franci, che ha parlato prima di me, debbo dire di avere interpretato l'intervento del sottosegretario di poco fa come un'espressione di parere necessariamente favorevole su questi emendamenti, in particolare sul primo.
PRESIDENTE. Onorevole Banti, si tratta di un'interpretazione generosa, ma arbitraria. Se ho capito bene, il parere è contrario.
EGIDIO BANTI. Mi lasci argomentare, signor Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Banti.
EGIDIO BANTI. Se, infatti, non si può negare l'enfasi del malcelato orgoglio nelle parole del sottosegretario, è altrettanto vero che abbiamo ascoltato da lui una presa di posizione a nome del Governo, direi piuttosto ferma, nel voler venire incontro ai problemi aperti nel settore della pesca, in termini, forse, ancora più decisi di quelli ascoltati nelle precedenti fasi di discussione in Commissione e in Assemblea.
Allora, di fronte ad un emendamento che eleva da 5 a 18 milioni di euro lo stanziamento per le misure a favore del settore delicatissimo della pesca con spadare e con reti derivanti, l'eventuale parere contrario del Governo, se confrontato con le espressioni di volontà di intervento a sostegno del settore medesimo, non potrebbe che portare con sé l'antica espressione popolare: e qui casca l'asino!
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Bisogna vedere chi è l'asino!
EGIDIO BANTI. Al di là delle espressioni di volontà, sono i fatti concreti che
possono consentire di venire incontro davvero ad imprenditori e a lavoratori che, ogni giorno, vivono le contraddizioni di una politica europea complessiva che certamente penalizza, nel suo insieme, la pesca nel Mediterraneo.
Ma proprio per questo, la situazione deve essere affrontata con decisione, senza che si possa distinguere tra infrazioni buone e cattive alla normativa comunitaria: se è vero che il Governo, in sede europea, nelle procedure di infrazione aperte dal competente dipartimento dell'Unione, fa bene a sostenere le posizioni dei precedenti Governi, è altrettanto vero, mi pare, che anche la nuova proposta del commissario Fischler contiene soluzioni non accettabili che, in quanto tali, debbono essere avversate con decisione. Del resto, lo stesso sottosegretario ha parlato di scontro e di confronto.
Per tornare all'emendamento, la cifra di 18 milioni di euro non è stata messa a caso dai parlamentari che hanno presentato l'emendamento, tra i quali, a nome del mio gruppo, anch'io. Diciotto milioni è la cifra che consentirebbe l'intervento - e noi ci auguriamo che consentirà - della misura di sostegno per la totalità degli operatori del settore, o per la loro quasi totalità. Lo stanziamento iniziale, di tre milioni e mezzo di euro, assolutamente molto basso, era stato portato, con la discussione in Commissione (con l'impegno delle forze politiche di maggioranza e di opposizione), a cinque milioni di euro. Questa, però rimane una cifra sempre molto bassa che rischia di aprire una nuovo conflitto tra poveri in questo settore, perché molti faranno domanda e purtroppo solo una parte molto limitata di essi potrà ottenere la misura di sostegno, se rimarranno queste le cifre di un emendamento che è assolutamente coperto dal punto di vista delle disponibilità di bilancio. Si tratta solo di avere la volontà politica di recepirlo e di inserirlo in quel contesto virtuoso, che traspariva, ma solo a parole, dalle affermazioni del sottosegretario di Stato Scarpa Bonazza Buora. Non c'è dubbio che qui si misura davvero la volontà di intervenire in settori che, come diceva il collega Duca nell'intervento sulle vongole e sui vongolai di poco fa, esprimono ogni giorno situazioni di tensione, difficili da portare a fattore comune e a soluzione. Allora bisogna dare dei segnali specifici di volontà, che non siano solo delle parole al vento, delle espressioni di intenti, ma che si misurino con le espressioni concrete di volontà, cioè con le decisioni. Per questo noi raccomandiamo - e interpretiamo in questo senso, ripeto, il parere del Governo - e chiediamo il voto a sostegno di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paola Mariani. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIANI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per rispondere alle parole del sottosegretario di Stato riguardanti il decreto sui vongolai. Intervengo su questa materia con grande difficoltà in quanto sono forse il deputato che più conosce le ragioni degli uni e degli altri, perché nel mio territorio ci sono i vongolai, sia di San Benedetto sia di Ancona. Quindi, io conosco da anni questo problema. Trovo però il metodo usato dal Governo semplicistico ed arrogante. Affermare semplicemente che semplicemente si risolvono i problemi dei più deboli è un modo per non dire che dall'anno scorso noi eravamo in attesa di questo provvedimento. Esso era già stato annunciato in campagna elettorale ed è il pagamento di una cambiale elettorale che il Governo di centrodestra aveva già preannunciato nel corso della campagna elettorale stessa. Questo è il dato più eclatante. Il dato reale è che dal 1994 esiste il problema dei vongolari di San benedetto che sono in sovrannumero rispetto ad Ancona. Ma il problema era stato in parte risolto con la riconversione delle licenze di pesca dei vongolari proprio per limitare lo sforzo di pesca. Sappiamo che dietro a questo c'è un problema di licenze vendute e ricomprate a prezzi diversi e che, comunque, attualmente noi ci ritroviamo di fronte a reali difficoltà. Ma non è questo il metodo
per risolvere questi problemi perché mandare i vongolari per due mesi da San benedetto a Civitanova o ad Ancona, che dir si voglia, significa solamente scatenare delle faide interne e mettere gli uni contro gli altri.
Il Governo si assuma le sue responsabilità e, in un momento come questo in cui noi tanto parliamo di federalismo, eviti di prendere provvedimenti centralisti che non tengono conto delle esigenze regionali e delle esigenze di categoria. Si prenda però le sue responsabilità e capisca una volta per tutte che nella pesca, come negli altri settori, non si possono fare provvedimenti tampone o di emergenza o clientelari. Bisogna applicare le regole che valgono per tutti, ancora di più nella pesca dove gli equilibri, per tanti anni portati avanti con difficoltà dai pescatori, debbono essere rispettati per evitare...
PRESIDENTE. Onorevole...
PAOLA MARIANI. Ho finito Presidente.... come è accaduto con il provvedimento sui piccoli pelagici, che marinerie più forti, con più forti appoggi, possano depauperare le risorse che tanti altri hanno mantenuto con sforzo negli anni. Chiedo questo perché penso che sia un problema di giustizia per tutti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
GIANLUIGI SCALTRITTI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANLUIGI SCALTRITTI, Relatore. Signor Presidente, pur rispettando il diritto di opposizione, anche se magari sconfina qualche volta quasi nell'ostruzionismo - non voglio fare una accusa; tutto ciò è legittimo -, vorrei invitare i colleghi a rimanere nel merito dell'argomento.
Colleghi, stiamo trattando un provvedimento urgentissimo per il settore, un provvedimento che in Commissione, con molta armonia, abbiamo affrontato considerando l'urgenza e attenendoci strettamente al merito dei temi trattati che sono due: innanzitutto l'accelerazione degli strumenti dello SFOP e il piano spadare di conversione nel quale siamo in grave ritardo nei riguardi dell'Unione europea, rispetto al quale abbiamo fatto, tutti insieme, il massimo sforzo nel rastrellare il massimo delle risorse disponibili tenendo anche conto che ci sono operatori regolarmente usciti dal settore che non possono essere mortificati concedendo a chi esce oggi dal settore, in ritardo, a termini scaduti, la stessa quota di premio. Si tratta di una questione di giustizia tra operatori che sono già usciti dal settore e operatori che ancora non lo hanno fatto. Questa è anche la differenziazione delle risorse stanziate.
Vi prego colleghi, cerchiamo di essere tutti coerenti, per l'urgenza del provvedimento, e di attenerci strettamente al merito per non incorrere in decisioni che potrebbero nuocere al settore ed anche perché è impossibile inserire emendamenti non strettamente coerenti. Ritroviamo la serenità che c'è stata in Commissione e diamo la giusta conclusione al provvedimento con l'apertura che sia la maggioranza sia l'opposizione hanno rispettivamente manifestato. In Commissione sono stati accolti, di comune accordo, alcuni emendamenti presentati dall'opposizione al fine di accelerare l'iter del provvedimento in Assemblea. Non parliamo di argomenti che sconvolgono, mi riferisco all'onorevole Duca.
Onorevole Duca, il problema dei consorzi vongole che agita in questo momento la regione Marche deve essere affrontato con saggezza e giustizia nel rispetto degli operatori. Non possiamo farne oggetto di scontro e di provocazione in quest'aula. Siamo tutti difensori del diritto di sopravvivere esercitando un mestiere e dobbiamo, pertanto, mettere gli operatori in condizione di farlo. Rinviamo questo scontro a coloro che sono competenti. È competenza del Ministero, non di questa Assemblea, trovare una soluzione nel merito. Quando sarà questa Assemblea ad essere competente ci confronteremo democraticamente su questo problema.
Mi scusi, signor Presidente, se mi sono dilungato.
PRESIDENTE. È suo diritto.
GIANLUIGI SCALTRITTI, Relatore. Invito i colleghi a rimanere nei ruoli e nelle competenze ricordando l'urgenza del provvedimento, nell'interesse della pesca marittima.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, la mia richiesta è stata salutata da un tripudio generale. Avverto che sarà un intervento brevissimo e, tra l'altro, anche l'ultimo su questo che è un provvedimento molto limitato, d'impatto importante, ma di contenuti limitati. Dunque, non si spaventino gli illustri colleghi perché ho chiesto la parola. Non lo farò più per oggi.
BRUNO CAZZARO. Ha fatto abbastanza per oggi!
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Voglio solamente rispondere, se il Presidente me lo consente, ai colleghi dell'opposizione che sono intervenuti per rassicurarli di una cosa, al di là del mio tono che prima può essere stato forse un po' atipico rispetto al tono più britannico che in genere tendo a tenere; ma in questo caso sono stato preso dalla occasionalità che deriva da una serie di problematiche oggettivamente preoccupanti ed appassionanti. Non voglio dire e non ho detto che tutti i provvedimenti presi in materia di pesca dai governi precedenti siano stati sbagliati. Dico solamente che, purtroppo, i provvedimenti presi per quanto riguarda la legge n. 30 del 1998 ed il fermo pesca, che, oggi, sono oggetto di infrazione a livello comunitario e minacciano, come una scure, i pescatori italiani, con 270 miliardi che potrebbero dover essere restituiti e che noi faremo in modo che non debbano essere restituiti dai pescatori, derivano dal fatto che i governi precedenti non ritennero di doversi connettere con gli uffici della Commissione europea, con il commissario Fischler, per trattare ciò che poi è stato valutato come aiuto di Stato. Dico solamente questo. Dopodiché sono assolutamente convinto, come l'onorevole Preda e come l'onorevole Franci, che non si tratti, affatto, di aiuti di Stato. Noi riteniamo - e lo stiamo dicendo da mesi al commissario Fischler - che non si tratti e non si trattava di aiuti di Stato. Desidero, quindi, rassicurare e confermare a tutta l'Assemblea l'impegno pieno del Governo, di tutto il Governo, dal Presidente del Consiglio fino all'ultimo dei sottosegretari che vi sta parlando, a fare in modo che questa minaccia non si traduca, minimamente, in realtà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, ho ascoltato attentamente, oltre all'appello dell'onorevole Scaltritti, il tentativo di correzione del sottosegretario, il quale ha definito atipico il precedente intervento. Signor sottosegretario, effettivamente tale intervento è stato molto atipico, perché nessuno in quest'aula aveva mosso particolari rimproveri, o comunque rimproveri di particolare gravità, nei confronti dell'atteggiamento del Governo; lei, al contrario, si è lasciato andare ad una serie di piazzate che, tra l'altro, hanno riguardato argomenti non veritieri. Quando lei parla della cassa integrazione guadagni per i lavoratori dipendenti, le vorrei infatti ricordare, come prima cosa, che il fermo pesca c'è stato anche nel 1994 e che le misure previste dall'allora Governo per i lavoratori dipendenti furono inferiori a quelle introdotte nei successivi fermi pesca
adottati negli anni successivi al primo Governo Berlusconi. Inoltre, l'attenzione a questo particolare frammento del mondo del lavoro si è concretizzata in provvedimenti che, in occasione di tali fermi, sono stati sempre approvati pressoché all'unanimità da questa Assemblea, e pertanto anche da voi. Si ricorda il fermo per le mucillagini nell'Adriatico? Oppure quello derivante dal ritrovamento delle bombe nel medesimo mare? Vuole che le ricordi, signor sottosegretario, il comportamento di qualche suo collega che, quando si trattava di dare soldi ai pescatori ed ai dipendenti, voleva invece far arricchire altre categorie che con le bombe non c'entravano proprio niente, presentando in aula emendamenti in tal senso? A quale tipo di polemica fa riferimento? Non siete i difensori dei poveri! Quando avete approvato la legge sulla tassa di successione, vi siete forse preoccupati di difendere i poveri? Quando avete approvato la legge sul falso in bilancio, quella che distrugge ogni possibilità di garanzia per i piccoli azionisti ed i piccoli risparmiatori, vi siete preoccupati dei poveri? Quando avete eliminato 250 mila lire di riduzione IRPEF (con decorrenza dal 1o gennaio 2002), vi siete forse preoccupati dei poveri, cioè dei pensionati, dei lavoratori, degli artigiani, dei commercianti? Signor sottosegretario, di cosa sta parlando?
Dato che lei ha parlato di privilegiati, le posso anche riportare alla mente un altro paio di questioni. Nel mio intervento, come del resto ha fatto anche la collega Paola Mariani, avevo invitato il Governo, dando anche alcuni suggerimenti, ad affrontare una questione che, tempestivamente, avevamo ritenuto quasi esplosiva, quella delle vongole nonché, lo diventerà tra poco, quella dei piccoli pelagici. Ebbene, avete fatto finta di non capire e, anzi, lei adesso risponde che ci sarebbero dei privilegiati. Bisognerebbe allora capire per quali motivi essi sarebbero dei privilegiati: forse grazie alla natura, perché c'è un mare più ricco? Oppure lo sono in quanto hanno condotto una lotta estrema contro ogni forma di abusivismo nella pesca, imponendosi per anni ed anni un'autoriduzione del pescato in forme autogestite e senza alcun contributo da parte dello Stato, mentre vi erano altre marinerie che, ad esempio, pescavano tutto l'anno senza fare alcun fermo? Ancora, sono forse privilegiati perché hanno proposto misure di solidarietà che non sono, però, quelle di rendere tutti poveri?
Signor sottosegretario, forse lei non lo sa: ha ricordato che alcuni sono fermi da settembre, pensando che gli altri abbiano magari pescato fino a ieri. Guardi, per quanto riguarda il fermo pesca in quei due compartimenti, il secondo risale al 10 gennaio 2002, per cui quelli che lei considera privilegiati, fortunati o ricchi sono fermi ormai da quella data. Pertanto, o lei è male informato, oppure fa male ad utilizzare questi argomenti, che servono solamente per mettere a punto una guerra tra poveri, guerra che voi stessi avete alimentato. Dica al collega Scaltritti di consultare i documenti prodotti in campagna elettorale e di verificare chi abbia alimentato questa guerra tra marinerie. Oggi voi pagate le conseguenze di tale fatto. Non vi è stata pertanto disattenzione da parte del Governo di centrosinistra: tra l'altro, dato che in quegli anni ho avuto la fortuna di partecipare a diversi convegni di carattere nazionale, potrei citarle quanto sostenuto a tal proposito dalle associazioni di categoria, dagli imprenditori...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, il tempo a sua disposizione sta per esaurirsi. La invito a concludere.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, concludo in poche parole.
Vorrei soltanto ricordarle tutti i provvedimenti adottati: la legge n. 30 del 1998, la legge sull'autocertificazione, quelli riguardanti la soluzione del problema dei televisori a bordo e la soluzione della questione della tassa di arruolamento, per cui, ogni volta che un marittimo sbarcava per malattia o infortunio, al suo ritorno in servizio, era tenuto a pagare la tassa di arruolamento.
Si tratta di misure, compresa quella dei riconoscimenti previdenziali a migliaia di
pescatori, che non avevano un minimo di copertura previdenziale. Sono tutti provvedimenti adottati negli scorsi anni e che, tra l'altro, voi stessi avete contribuito ad approvare.
Oggi lei ha adottato un modo squallido di fare polemica politica, senza alcun motivo, e del tutto carico di menzogne. Ciò non è consentito, non solo ai fini regolamentari, ma anche al fine della correttezza dei rapporti tra maggioranza e opposizione in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Onorevoli colleghi, intervengo perché durante l'intervento del sottosegretario mi sono trovato letteralmente a disagio. Evidentemente, preso dal malessere che tutto il settore della pesca sta vivendo, ha ritenuto in questo malessere di doversi riversare tutto e di mettere in chiara evidenza non una nota passionale ma argomentazioni politiche assai gravi.
Onorevole sottosegretario, ciò che si dice in quest'aula, per fortuna, viene ascoltato anche fuori. Talune forme di piazzate non possono essere né taciute né trascurate da parte nostra.
Primo argomento: lei parla dell'Europa e proietta un'immagine della stessa con riferimento alle sanzioni. A parte il fatto che è dovere di questo Governo discutere in ordine a quelle procedure, la domanda è: l'Europa è solo sanzioni? Ne siamo convinti?
Allora, le chiedo tre cose. In ordine alla proposta Fischler, cosa dice il Governo italiano circa la destinazione a favore degli addetti alla pesca di 412 milioni di euro? Questa domanda si può percepire all'interno di quella proposta fatta di luci e di ombre e non solo di ombre. Dovete farla finita di fare polemica contro l'Europa, mettendo in evidenza soltanto ciò che vi è di negativo. In quella proposta vi sono cose positive. Lei deve rispondere alla domanda che le ho rivolto: è d'accordo o non lo è sulla limitazione dello sforzo di pesca? Piuttosto che fare piazzate in ordine allo stare con i più deboli contro i più forti, il Governo è, di fatto, contro la pesca industriale...?
PRESIDENTE. Onorevole Rossiello, ha terminato il tempo a sua disposizione.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Credo di avere altri cinque minuti.
PRESIDENTE. No, ha già parlato l'onorevole Duca.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Va bene, interverrò successivamente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 231).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Lucidi non ha funzionato.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Franci 2.5 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e insistono per la votazione.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'emendamento Franci 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, signor sottosegretario, in ordine alla seconda questione sollevata nel mio precedente intervento riguardante la pesca industriale (quella che produce mangimi), questo Governo è d'accordo oppure no? Un parlamentare della destra ha parlato di merluzzi ed ha ragione. Il problema è un altro: i pesci non muoiono di vecchiaia, non possono più morire di vecchiaia.
La pesca industriale, di fatto, rompe le catene alimentari, rompe l'ecosistema. Il Governo è a favore o contro la pesca industriale?
La terza questione - e ciò è presente nella relazione Fischler, per chi l'ha studiata - riguarda il Mediterraneo. Il Governo dica con chiarezza quale posizione assume perché il Mediterraneo è un mare a sé, con problemi specifici suoi. Il mar Mediterraneo ha bisogno di politiche di coesione per le regioni di cui all'obiettivo 1, onorevole sottosegretario. Dica cosa pensa il Governo in ordine alla multispecificità della pesca nell'Adriatico e dica se la remunerazione va fatta in termini di redditività o di non redditività.
È del tutto evidente che bisogna lavorare in un'unica direzione. Dal suo intervento non ci è parso di capire se si è o non si è a favore della ricerca scientifica allargata. Se ne è fatto cenno da quella parte, ma nel suo intervento è miracolosamente scomparsa. Allora, alla consulta centrale vogliamo dare l'obbligo di attuare ricerca scientifica su questo versante? In secondo luogo, che tipo di gradualità si ritiene di fare intervenire fra Europa e Stato nazionale? In terzo luogo, quale grado di consenso si pensa di ottenere?
Il suo intervento, onorevole sottosegretario, mi ha fatto ricordare l'intervento di un senatore del centrodestra, Molfetta, quando disse: dobbiamo abbattere l'accisa sul gasolio per le motonavi. Scoppiarono tutti a ridere perché - come lei sa - l'accisa non esisteva per l'energia delle motonavi. Stavamo lavorando, come Governo di centrosinistra, per dare un contributo al litro, non per abbattere l'accisa.
Sui temi dell'agricoltura e sui temi della pesca, in quest'aula, abbiamo sempre vissuto un clima collaborativo. Il suo intervento è il primo che ho sentito in sei anni a rompere quel clima e non ne capisco le ragioni. Lei deve rispondere alle domande che questa opposizione le fa, soprattutto sapendo che stiamo intervenendo su un decreto-legge che è tardivo ed è scarso in termini di risorse. La vostra debolezza riguarda questo punto. Questo decreto-legge è stato stralciato dal decreto-legge n. 4 del 2002 in cui avete voluto immettere tutto ed il Presidente della Repubblica lo ha rinviato alle Camere. Nel momento in cui si riducono i termini a 15 giorni, ed è un fatto positivo, la domanda cui lei deve rispondere è: perché i bandi non sono stati ancora pubblicati, nonostante vi sia una scadenza del 30 giugno 2002? Ancora, nel momento in cui non pubblicate i bandi, perché non abbiamo chiesto, in ordine all'articolo 2, il cofinanziamento dell'Europa utilizzando i fondi dello SFOP (Commenti del deputato Moretti)? Ci vuole un sereno dibattito politico tra forze che evidentemente possono avere letture diverse ma, comunque, hanno a cuore i destini del mare ed i destini delle risorse alieutiche (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lumia. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE LUMIA. Mi pare di capire che l'intervento del sottosegretario sia stato infelice. Potrebbe facilmente riconoscere questo fatto e tentare, invece, di riportare la discussione su un binario abbastanza serio e rigoroso.
Penso che la questione su cui lei si debba assumere la responsabilità è che con questo decreto-legge non vi sono le risorse necessarie per diventare credibili, innanzitutto per continuare quel processo di accompagnamento e di ristrutturazione molto difficile e complesso che rischia di aggravare ancora la situazione nella nostra
marineria. Nello stesso tempo ciò ci rende anche abbastanza credibili e forti per affrontare il tema del contenzioso a livello europeo e, soprattutto, per affrontare su basi nuove, all'interno di una conferenza nazionale, il futuro della pesca nel nostro paese.
Per tali motivi, il sottosegretario ha sbagliato strada, ha imboccato un vicolo cieco - invece, penso che, oggi, stiamo perdendo un'occasione preziosa per dare una risposta coerente e credibile - e deve fornire una risposta alle questioni che sono state poste. Crediamo che sia necessario affrontare immediatamente in modo positivo l'emendamento Franci 2.5 approvandolo, perché con solo 5 milioni di euro non saremo in grado di dare una risposta credibile, fiduciosa e seria ad un comparto che ha bisogno di una politica che non strumentalizzi ma, invece, dia il meglio di sé con una risposta progettuale e rigorosa, visto che avete registrato anche da parte di questo settore una certa fiducia sulla quale vi è già un ripensamento e che già sta cominciando a determinare, positivamente, una marcia indietro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Nel suo intervento precedente l'onorevole Scaltritti ci richiamava all'urgenza del provvedimento in esame e a non praticare l'ostruzionismo. In merito all'urgenza, pur non essendo da noi condivise le procedure che il Governo sta, ormai, comunemente adottando su ogni provvedimento, ci siamo atteggiati in termini costruttivi e positivi, così credo che nessuno possa dire all'opposizione di aver praticato l'ostruzionismo rispetto al provvedimento al nostro esame.
Infatti, abbiamo presentato dodici emendamenti in Commissione e otto in aula che riprendevano questioni che, a nostro avviso, erano aperte. Quindi, credo che, nell'interesse del settore al quale guardiamo, siamo chiamati a discutere del mio emendamento 2.5 e, a questo proposito, chiedo ai colleghi di valutarlo con serietà e proporne, quindi, l'approvazione.
Con il mio emendamento 2.5 si porta da cinque a dieci milioni di euro il piano di riconversione definitivo delle spadare nel nostro paese. I dieci milioni di euro che, in questo caso, stimiamo sono quelli che aveva stimato con un suo emendamento in Commissione anche l'onorevole Catanoso che, poi, lo ha ritirato nei giorni scorsi. Credo che l'emendamento in esame risponda anche alla preoccupazione a cui il Governo ha fatto riferimento durante la discussione del decreto-legge. Sostanzialmente la teoria del Governo è stata quella secondo la quale il piano di riconversione per le spadare doveva essere attuato entro la fine del 2001, c'erano ottantanove imbarcazioni che non avevano ottemperato a questi obblighi e, oggi, non si può riconoscere a queste unità di pesca ciò che è stato riconosciuto a coloro che quegli obblighi avevano mantenuto.
Tuttavia, se approvassimo l'emendamento in esame, credo che saremmo in grado di venire incontro anche a questa preoccupazione del Governo, tant'è che i 10 milioni di euro, se prendiamo a riferimento il decreto-legge del 1997, scaturiscono da una ripartizione di un riconoscimento del 40 per cento dell'importo previsto per quanto riguarda gli armatori e del 70 per cento per quanto riguarda gli imbarcati e i relativi dipendenti, che, pur non avendo colpa, pagano il prezzo di scelte a cui non hanno contribuito. Ci sembra, quindi, un emendamento che introduce un criterio di equità e di giustizia, non taglia fuori alcuna imbarcazione da questa procedura e da questo procedimento; per questo ne chiediamo l'approvazione all'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 239).
Della serie di emendamenti a scalare da Franci 2.6 a Franci 2.9 porrò in votazione solo il primo e l'ultimo. Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'emendamento Franci 2.6.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 240).
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'emendamento Franci 2.9.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 2.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 441
Maggioranza 221
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 245).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 445
Astenuti 3
Maggioranza 223
Hanno votato sì 433
Hanno votato no 12).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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