![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 16 aprile 2002, n. 64, recante disposizioni urgenti per la prosecuzione della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali.
Ricordo che nella seduta del 30 maggio si sono svolti gli interventi sul complesso delle proposte emendative ed il relatore e il Governo hanno espresso i pareri.
PRESIDENTE. Riprendiamo, dunque, l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2666 sezione 1).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 2666 sezione 2).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2666 sezione 4).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2666 sezione 5).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinente al contenuto del decreto-legge l'articolo aggiuntivo Minniti 2.01 (vedi l'allegato A - A.C. 2666 sezione 3), relativo ai congedi parentali e per malattia del figlio concessi al personale impegnato nelle missioni.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4, Cima 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, questo decreto-legge fa il paio con quello che è stato appena approvato, nel senso che costruisce bene il contesto planetario...
PRESIDENTE. Onorevole Deiana, si fermi pure finché non c'è un po' di tranquillità; credo che lei, come me, non abbia fretta. Onorevoli colleghi, stiamo facendo di tutto per complicare i nostri lavori! Continuiamo così e forse ci riusciremo!
ELETTRA DEIANA. Come dicevo, questo provvedimento si lega bene all'altro, perché riguarda la guerra, il razzismo, la xenofobia. Dovremo tenere un seminario di studio sul razzismo per intenderci, così come sul militarismo e la vocazione guerrafondaia di questa maggioranza.
Ho presentato a nome del gruppo di Rifondazione comunista una serie di emendamenti al provvedimento n. 2666.
Il provvedimento prolunga le missioni militari all'estero. Si tratta di missioni che, non a caso, sono contenute in un unico provvedimento, tutte quante, compresa quella dichiaratamente di guerra denominata Enduring freedom. Noi abbiamo sempre sostenuto il carattere contraddittorio di tali missioni ed abbiamo sempre dichiarato il nostro giudizio negativo su provvedimenti che mettevano insieme missioni le più diverse tra loro, alcune con intendimenti realmente di pacificazione all'interno di progetti ONU, altre, invece, nettamente ispirate a strategie di protettorato occidentale in punti nevralgici e di grande importanza geopolitica del pianeta.
In questo caso, il carattere ibrido e contraddittorio del provvedimento arriva fino alle estreme conseguenze, cioè quelle di includere la missione di guerra in Afghanistan, vera e propria guerra guerreggiata, rivelando, così, come in realtà si tratti di un insieme di provvedimenti che rientrano tutti nella medesima strategia di difesa. Si tratta di una cosiddetta difesa, perché la difesa è stata sostituita da opzioni di controllo e di invasione verso le altre zone del mondo, di contenimento delle contraddizioni che la globalizzazione produce, compresa l'immigrazione
Se leggete l'articolo 26 del nuovo trattato strategico della NATO vedrete, cari colleghi e colleghe - mi rivolgo in particolare alle colleghe ed ai colleghi dell'opposizione - che le turbolenze planetarie verso cui è diretta l'attenzione strategica della nuova NATO sono anche quelle relative ai sommovimenti migratori, cioè le migrazioni di popoli sono contemplate come pericolo per l'occidente. Perciò dicevo prima che vi è un nesso tra le strategie di guerra e le strategie razziste di contenimento ed espulsione dei migranti e delle migranti.
Questo provvedimento rivela bene le molteplici facce di una strategia di difesa che - ripeto - con la difesa non ha nulla a che fare e che, invece, è una strategia di guerra variamente camuffata. In particolare, vista l'importanza strategica dell'operazione militare internazionale Enduring freedom noi proponiamo di sopprimere il comma 3 dell'articolo 1, esattamente quello relativo alla missione in Afghanistan. Chiediamo cosa ci stiamo a fare in Afghanistan: potrebbe sembrare che, finita la guerra in quel paese, il gruppo navale che staziona in attesa di avvenimenti che non si capisce quali saranno potrebbe ritornare in Italia.
Pensiamo che, in realtà, l'attesa sia funzionale esattamente a quanto dicevo prima. Si tratta di sorvegliare non soltanto un contesto operativo materiale, ma di controllare un contesto operativo ideologico, di senso. Il mantenimento delle forze
navali italiane in quella zona corrisponde a presidiare il territorio secondo la logica dei nuovi protettorati in giro per il mondo e, soprattutto, a legittimare sul piano politico e simbolico il contesto caratterizzato dal carattere infinito ed indefinito della guerra in attesa che vi siano cenni di comando da parte degli Stati Uniti.
Quindi, noi proponiamo l'abolizione del comma 3 dell'articolo 1 e di tutte le parti che fanno riferimento alla missione Enduring freedom (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisa. Ne ha facoltà.
SILVANA PISA. Signor Presidente, intervengo nel merito della proroga della missione Enduring freedom, in ordine alla quale alcuni di noi hanno proposto questi identici emendamenti soppressivi. Enduring freedom è un'operazione militare decisa, non in sede internazionale, dagli Stati Uniti, a cui il nostro paese, insieme ad altri, ha deciso di aderire però senza partecipare al momento decisionale.
A distanza di dieci mesi, questo Parlamento continua a non conoscere il mandato, gli obiettivi, i limiti territoriali e, soprattutto, quelli temporali. Questa era la guerra infinita, trasformata in Enduring freedom e la parola «enduring» è molto minacciosa. Un altro punto che vorremmo mettere in rilievo è quello relativo alla richiesta di un impegno del nostro Governo a non allargare il conflitto: la risposta che ci viene sempre data è che non ci sarà un allargamento immotivato dello stesso. Francamente, ci sembra che tale risposta sia generica ed insufficiente.
I casus belli, lo dice il nome stesso, è facile trovarli. Non vorremmo che il nostro paese dovesse trovarsi ad appoggiare spostamenti di contingenti militari ed altri bombardamenti nell'ambito di una situazione internazionale sempre più difficile e complicata - di cui l'Italia non ha il bandolo della matassa - ma, soprattutto, circa la natura di questa missione, fin dall'inizio si è posta con un carattere aggressivo e bellico.
Il terrorismo, che tutti condanniamo, non si combatte bombardando anche vittime civili ma con un'iniziativa politica, diplomatica, con un'azione di intelligence e, soprattutto, con una prevenzione delle cause, cioè con una più equa distribuzione delle ricchezze, che mandi avanti una lotta alla povertà e un processo di democratizzazione. Che la natura di questa missione avesse poco a vedere con la pace, oltre al dato materiale che ho appena riferito, si è svelato anche quando, dal punto di vista formale, questo Parlamento ha votato il codice militare di guerra di dubbia costituzionalità, dato che all'articolo 11 della Costituzione l'Italia ripudia la guerra.
Per tali motivi, alcuni di noi hanno proposto la soppressione del comma 3 dell'articolo 1 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, colgo questa occasione per fare un intervento sull'ordine dei lavori perché prima si è verificato un caso - non è la prima volta e potrebbe verificarsi anche sul provvedimento in esame - di correzioni formali che formali non sono ma, soprattutto, ci siamo trovati nell'impossibilità pratica di verificare se si tratti o meno di correzioni formali.
È chiaro che, in questo caso, il ruolo della Presidenza e dei suoi collaboratori è fondamentale, nel senso che o noi esercitiamo un ruolo, non voglio dire di controllo, ma di verifica, e, quindi, siamo in possesso prima di tutti questi atti di correzione per poterne dare un giudizio, oppure dobbiamo avere fiducia cieca nel compito che il Presidente assolve e che si tratti veramente di correzioni formali.
Signor Presidente, è già capitato, ma in buona fede, che siano state approvate correzioni formali che non lo erano, quindi, su tale questione dobbiamo prevedere un minimo di regolamentazione delle procedure, altrimenti corriamo il
rischio di incorrere in situazioni come quella che il collega Boato ha tentato di correggere ma non si può sanare con un voto una correzione formale che si profili impropria.
È giusto che, con il voto, si dia più forza a ciò che facciamo; tuttavia, se entriamo nell'ordine di idee che, con un voto dell'Assemblea all'ultimo momento, sistemiamo anche i contenuti, si continua a procedere in un modo raffazzonato che, francamente, comincia a diventare intollerabile.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei ha pienamente ragione, tuttavia voglio precisare che si trattava di correzioni formali.
Comunque, la Presidenza è impegnata, in prima persona, a vigilare su tale questione, in quanto è chiaro - come lei sostiene - che un voto non può, eventualmente, sanare un'anomalia nella procedura. Ritengo ciò valga anche per i relatori, che sono chiamati ad assumersi una grande responsabilità nel momento in cui propongono correzioni formali. Comunque, io sono d'accordo con lei.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, intendo esprimere voto contrario in ordine all'estensione della durata dell'operazione Enduring Freedom, in quanto non solo non vi è limitazione del teatro di attività dell'intervento militare né una sua finalizzazione anche formale alla lotta del terrorismo, ma vi è una delega completa agli Stati Uniti, che possono decidere in piena autonomia dove, come e quando intervenire con operazioni di guerra. Ciò, ovviamente, è del tutto inaccettabile.
Dunque, chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento Pinotti 1.4.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, come è noto l'Italia è il quinto contribuente dei bilanci complessivi dell'ONU e il terzo per ciò che riguarda le operazioni di peacekeeping, peaceenforcing e peace restoring.
Ciò costituisce il risultato evidente della volontà del nostro paese di assumere un ruolo sempre più rilevante nelle operazioni per la pace e la stabilità. Tuttavia, se è vero che questo ha prodotto una trasformazione progressiva, seppure attraversata da non poche contraddizioni, della nostra politica estera, che in molti casi è tesa a rilanciare - lo abbiamo visto con la Palestina - le attività di mediazione internazionale, è anche vero che occorre chiedersi come l'Italia stia assumendo un ruolo a livello internazionale e come si confronti con i problemi inerenti alla trasformazione profonda degli organismi che tentano di governare il livello internazionale della realtà.
I Verdi hanno espresso il proprio consenso ad una politica di mediazione, di pace, di confronto con i problemi cruciali del presente, auspicando un maggiore impegno in aree come il Ruanda, la Bosnia, l'Angola, la Sierra Leone, nelle quali è tragicamente assente la comunità internazionale. Nonostante ciò, i Verdi sono oggi fermamente contrari a questo provvedimento nella sua attuale formulazione.
Infatti, è eticamente e politicamente inaccettabile associare l'operazione Enduring freedom ad altre operazioni di rafforzamento della pace, differendone il termine alla fine dell'anno in corso. Dopo l'11 settembre non possiamo evitare di interrogarci sul principio stesso di ingerenza umanitaria e di vigilare affinché tale principio non si trasformi in quello che, in modo abbastanza appropriato, Antonio Gambino ha definito una nuova forma di imperialismo dei diritti umani.
Questo continuo passaggio - afferma Gambino - da situazioni di sovraeccitazione falsamente etica e ad altre di totale disattenzione dovrebbe essere evitato in quanto, punendo una volta e altre venti ignorando, il messaggio non è certo quello di giustizia, ma quello dell'arbitrio.
Questo, secondo me, è un punto importante sul quale il Parlamento deve
interrogarsi. Prorogare un'operazione che, come sappiamo, non è sotto l'egida dell'ONU imporrebbe un'ulteriore discussione parlamentare per approfondirne gli obiettivi e i tempi e per analizzare i risultati fin qui ottenuti, soprattutto in relazione alle decisioni prese su cui non ci esprimiamo. Evidentemente non ci sembra il caso di allargare il conflitto almeno all'Iraq. Queste ultime sono scelte che ormai gli Stati Uniti prendono da soli: la guerra in Afghanistan sembra sempre di più un affare quasi personale del Presidente Bush, nel quale gli alleati, soprattutto quelli europei, fungono da supporto militare e logistico senza alcuna possibilità di condivisione delle decisioni.
Quando il Governo italiano volle legittimare la nostra partecipazione alla guerra disse che occorreva partecipare per poter dire la nostra. Noi Verdi siamo stati pronti nell'esprimere dubbi su questa operazione e nell'opporci, ma lo stesso hanno fatto i tedeschi e i francesi: i loro governi si sono posti il problema, quando gli è stato chiesto di rafforzare la disponibilità; invece, è stata dato il consenso a rafforzare i requisiti di peace restoring tra le fazioni afgane.
E, poi, ci chiediamo quanti civili siano morti. Quanti ancora moriranno in quelle terre, quanti per fame e quanti per gelo, se la situazione si dovesse protrarre sino al prossimo inverno? Quanti moriranno per le mine o per le cluster bomb? Quanti saranno i profughi e quanti i rifugiati? Ma ci chiediamo, soprattutto, quanto siano stati forti e decisivi i risultati della lotta contro il cosiddetto terrorismo internazionale e quali prezzi si stiano ancora pagando per tenere in piedi la missione Enduring freedom: la Siria classificata come Stato terrorista è oggi nel Consiglio di sicurezza dell'ONU su pressione degli USA; la Russia ha avuto carta bianca in Cecenia ed è considerata tra i nostri futuri alleati; la Cina, alla fine, è stata sdoganata nonostante il massacro di piazza Tienanmen e le migliaia di esecuzioni capitali.
PRESIDENTE. Onorevole Zanella, la invito a concludere.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, concludo dicendo che secondo noi è determinante esprimere un voto favorevole su questi emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo per esplicitare che il gruppo dei Democratici di sinistra non modifica la sua posizione rispetto alla missione Enduring freedom e, pertanto, voterà contro questi emendamenti, pur condividendo molte delle preoccupazioni esposte dalle colleghe Deiana e Pisa sulle prospettive future, sugli obiettivi della missione e sui fallimenti della lotta contro il terrorismo. Per esempio, ancora non è chiaro se, in questi sei mesi di intervento militare, siamo riusciti a colpire la direzione strategica e militare dell'organizzazione al Qaeda.
Il nostro non sarà un voto favorevole senza condizioni. Siamo molto preoccupati per il rischio di un'estensione del conflitto che apparirebbe oggi immotivata, pericolosa, non frutto delle scelte dell'organizzazione delle Nazioni Unite quale elemento di garanzia per tutti. Naturalmente ciò sarebbe anche da considerare inaccettabile sotto il profilo formale, vista la mancata autorizzazione del Parlamento ad un'eventuale estensione del conflitto.
Il nostro voto è, pertanto, condizionato all'approvazione del contenuto dei due emendamenti successivi, in cui si chiarisce in maniera esplicita che l'impiego delle Forze armate italiane è finalizzato esclusivamente a combattere il terrorismo internazionale nell'attuale contesto operativo. Chiediamo che su questo aspetto, affrontato nei due successivi emendamenti, l'Assemblea si esprima in maniera esplicita, non attraverso un ordine del giorno, ma questa volta attraverso un emendamento che recepisca i contenuti delle nostre proposte.
PRESIDENTE. Avverto che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo
hanno chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4, Cima 1.7, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 383
Astenuti 16
Maggioranza 192
Hanno votato sì 53
Hanno votato no 330).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Meroi non ha funzionato.
Prendo atto altresì che i deputati Bolognesi, Bova, Olivieri e Caldarola hanno erroneamente espresso un voto favorevole e che volevano esprimere un voto contrario. Inoltre, prendo atto che l'onorevole Pennacchi ha erroneamente espresso un voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Minniti 1.1. Avverto che il primo firmatario ha accettato la riformulazione proposta dal Governo e dalla Commissione inserendo dopo la parola «nell'ambito» le seguenti «degli impegni militari attualmente assunti».
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Minniti 1.1, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
GIOVANNI KESSLER. Presidente, volevo intervenire!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 416
Astenuti 7
Maggioranza 209
Hanno votato sì 395
Hanno votato no 21).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Minniti 1.6.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dalla Commissione.
GIOVANNI KESSLER. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, volevo già intervenire, come lei ha visto un po' in ritardo, sull'emendamento precedente, per dire che io, essendo firmatario di entrambi questi emendamenti, non accetto la riformulazione che ne è stata fatta dal Governo e che pure è stata accettata dal primo dei firmatari, dal collega e amico onorevole Minniti.
Il problema, Presidente e colleghi, è che noi accettando quella riformulazione abbiamo dato l'impressione, anzi abbiamo detto al paese che gli obiettivi di Enduring freedom non sono limitati al teatro attuale, non sono limitati all'attuale contesto operativo, come invece era espresso nella primaria formulazione dell'emendamento. Abbiamo detto che Enduring freedom si svolgerà nell'ambito di impegni militari attualmente assunti. Se abbiamo sentito il bisogno di fare questa modificazione vuol dire che ci sono degli impegni militari diversi e ulteriori rispetto al teatro afgano e - quel che è peggio - sono impegni che il nostro paese, che questo Parlamento e la gente non conoscono. Noi non possiamo autorizzare l'uso della forza militare all'estero per obiettivi sconosciuti al Parlamento e al paese. Guardate: l'unica comunicazione che noi abbiamo da parte del
Governo sugli obiettivi di Enduring freedom sono le dichiarazioni del ministro Martino del 7 novembre 2001. In quelle dichiarazioni il ministro diceva testualmente che lo sviluppo dell'operazione è coperto da comprensibile riserbo: la prima fase prevede lo schieramento di forze navali nel mar arabico e forse nel golfo persico; la seconda fase prevede una campagna contro Al Qaeda, il supporto all'Alleanza del nord e la capitolazione del regime dei talibani - obiettivi tutti già raggiunti -; poi si parlava ancora di una possibile ulteriore proroga di Enduring freedom per la neutralizzazione di tutte le reti terroristiche che minacciano l'occidente; inoltre, il ministro Martino riferiva della possibile estensione del teatro operativo, che rappresenta oggetto di studio e di valutazione per eventuali successive operazioni.
Ora, secondo noi, secondo me, il Governo ha il dovere di dire al Parlamento e al paese quali sono gli ulteriori obiettivi militari di Enduring freedom, quali sono gli impegni militari assunti, altrimenti il Parlamento sta per dare una inaccettabile, mai vista, delega in bianco al Governo per l'uso della forza militare all'estero per obiettivi e teatri operativi che sono sconosciuti. Questo è inaccettabile e per questo motivo non si può certamente votare a favore di questo decreto-legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, avevo già avuto occasione di dire in sede di discussione sulle linee generali che voterò contro questo provvedimento per una naturale coerenza logica con il voto contrario al provvedimento originario.
Sarebbe stato possibile votare diversamente ove non vi fosse stato un aggrovigliamento di provvedimenti tutti nello stesso testo di legge, ma poiché dal mio punto di vista Enduring freedom rappresenta il cuore del provvedimento, prendo atto del fatto che oggi non vi è chiarezza rispetto al rischio di un ulteriore coinvolgimento del nostro paese, di un allargamento del conflitto; non vi sono le necessarie difese, le necessarie tutele per il nostro paese affinché non rimanga coinvolto, suo malgrado, in ulteriori sviluppi delle operazioni. Come è stato detto prima anche dall'onorevole Kessler, non è un mistero che a proposito di Pratica di Mare, pur con tutti gli elementi positivi che dell'accordo tra NATO e Russia su un aspetto, pur parziale, vi è la dichiarazione del Presidente americano che insiste in una direzione non condivisibile. È del tutto evidente che essere stati coinvolti in una prima operazione militare crea le condizioni per essere coinvolti in ulteriori passaggi. Questi ulteriori passaggi non sono accettabili e, di conseguenza, per quanto mi riguarda, fin da adesso affermo che voterò contro questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, noi proponiamo anche la soppressione del comma 4 dell'articolo 1, il comma relativo alla missione ISAF. Siamo contrari a questa missione perché contrari ad una logica di guerra e di stabilizzazione del dopoguerra all'insegna del primato degli Stati Uniti e della loro pretesa di direzione unipolare del mondo. In realtà, la missione ISAF non mira - né può, anche volendo, con tutta la buona volontà dell'ONU che la copre - ad una stabilizzazione democratica, perché il contesto non è affatto di stabilizzazione democratica. La missione ISAF è per noi il versante ideologicamente buonista della guerra, fa il paio con la missione «Arcobaleno» che accompagnò la missione di guerra nei Balcani. In realtà, praticamente è il versante di ridefinizione dei rapporti di forze internazionali in quel contesto, a partire dal primato del controllo statunitense nella regione centroasiatica. Quindi, non possiamo permettere la presenza di forze italiane in un contesto così drammatico in cui la guerra e una facciata ideologicamente di transizione democratica si mescolano,
per dare legittimità alla complessiva strategia della cosiddetta lotta al terrorismo da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali di cui, purtroppo, facciamo parte. I riflettori si sono spenti sull'Afghanistan e rimane soltanto l'attenzione alla facciata della cosiddetta transizione, al fatto che è tornato l'ex re Zahir Shah a Kabul e che si preparano i lavori della Loya Jirga, tutto sotto la protezione della missione ISAF. In realtà, tutto è molto provvisorio e, soprattutto, tutto convive in un contesto di guerra guerreggiata su cui i riflettori dell'attenzione mediatica internazionale si sono completamente spenti. La missione ISAF è l'altra faccia dell'operazione internazionale Enduring freedom e non a caso, infatti, nel resto dell'Afghanistan continuano operazioni di guerra militari terribili per snidare ciò che rimane dell'organizzazione Al Qaeda e dei nuclei di militanti del regime talebano.
Per questa stretta connessione, per il contesto e per lo stretto legame che esiste tra le due missioni proponiamo la cancellazione del comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Minniti 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 419
Astenuti 4
Maggioranza 210
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 437
Astenuti 5
Maggioranza 219
Hanno votato sì 21
Hanno votato no 416).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 440
Astenuti 9
Maggioranza 221
Hanno votato sì 375
Hanno votato no 65).
Prendo atto che l'onorevole Motta si è astenuta mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole. Preciso inoltre che l'onorevole Cima intendeva esprimere voto favorevole e prendo atto che l'onorevole Pisa ha espresso voto contrario mentre voleva esprimere voto favorevole.
Avverto che gli identici emendamenti Minniti 1.5 e Cima 1.8 risultano assorbiti a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.10 del Governo.
Chiedo adesso ai presentatori dell'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01 se accedano all'invito a ritirarlo, formulato dalla Commissione e dal Governo.
SERGIO MATTARELLA. No, signor Presidente, non lo ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Chiedo all'Assemblea, se possibile, un'attenzione particolare sull'emendamento in esame che propone che ai militari impegnati in qualunque missione fuori dal nostro paese si applichi il codice militare penale di pace e non quello di guerra, come accade soltanto per le missioni a Kabul. Signor Presidente, quando è stato approvato il provvedimento concernente la missione Enduring freedom il Governo e la maggioranza hanno scelto per quella missione il codice penale di guerra, prevedendo, come ben noto, sanzioni e trattamenti diversi. Si è costruita un'opinabile categoria di operazioni belliche, come se vi fosse un terzo genus tra la guerra in senso proprio e le operazioni militari all'estero; è una costruzione ardita!
Non si tratta, tuttavia, di revocare quel voto, modificando la posizione di chi ha scelto di adottare quella formula. Il problema è un altro perché la situazione è cambiata. Quando quel provvedimento è stato approvato, in Afghanistan vi era un Governo talebano ed una forte tensione militare. Oggi, invece, vi è un Governo diverso, riconosciuto anche dal nostro paese (anche la nostra ambasciata si trova a Kabul) che dispone di un proprio esercito. La condizione è cambiata: non è dissimile da quella che si manifesta nelle vallate del Kosovo o tra le montagne della Macedonia. Stride, nel provvedimento in esame, che riguarda tutte le missioni all'estero, questa disciplina a pelle di leopardo, diversa da zona a zona, da militare a militare impegnato all'estero in missioni di pace e ciò non vi è ragione di questa diversità.
Vi è poi un'altra considerazione che vorrei svolgere, chiedendo, su di esse, attenzione all'Assemblea. Il codice penale scelto, sia esso di pace, sia esso di guerra, si applica anche ai militari che operano in Italia, a supporto della singola missione. Ciò significa che vi sono militari italiani che operano in Italia ad alcuni dei quali si applica il codice militare di guerra, mentre ad altri quello di pace. Vi sono poi militari che svolgono funzioni di supporto con riferimento a tutte le missioni, senza distinzione; basti pensare al centro operativo, agli addetti alle comunicazioni che operano a supporto dei militari in Kosovo, di quelli a Kabul e di quelli in Macedonia. Quale codice si applica ai suddetti militari? Quello di pace o quello di guerra? Ciò fa risaltare ulteriormente la scarsa sostenibilità di questa distinzione di codice, di regime e di sanzioni applicabili.
Vorrei svolgere un ultima considerazione, signor Presidente, di carattere politico. In questi mesi il nostro paese, come altri paesi, il nostro Governo, come altri Governi, hanno fatto presente, comunicato, dichiarato al Governo dell'Afghanistan che adesso è il tempo del sostegno internazionale per la ricostruzione. Non è al riguardo coerente, non è un messaggio che può essere gradito a Kabul dichiarare che consideriamo ancora quel territorio un teatro di guerra.
Per tale motivo chiedo all'Assemblea (nonché al relatore e al Governo di mutare parere) di approvare questo emendamento che renda i nostri militari, che si trovano all'estero impegnati in Kosovo, a Kabul, in Macedonia o in Etiopia, soggetti al medesimo trattamento, alle medesime sanzioni, al medesimo regime (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo in primo luogo per porre anche la mia firma in calce agli articoli aggiuntivi Mattarella 1.01 e Cima 1.02, quest'ultimo sostanzialmente identico al precedente, salvo l'indicazione del foro competente, individuato giustamente nel tribunale militare di Roma.
Condivido pienamente le motivazioni che il collega Mattarella, ex ministro della difesa ed insigne giurista, ha fornito a sostegno di tale articolo aggiuntivo. Stiamo affrontando l'esame di un decreto-legge che riguarda tutte le missioni militari e civili italiani all'estero. Si prevedeva una differenziazione di trattamento fra l'intervento
in Afghanistan e altre missioni militari e civili italiani all'estero, che se forse aveva una qualche giustificazione in origine - ed il collega Mattarella lo ha ben spiegato rispetto alla situazione originaria della Afghanistan, stante cioè il Governo dei talebani - ma che oggi, nel giugno 2002, non ha più alcun senso.
MARCO BOATO. Per di più, anche tutte le questioni relative alla differenziazione nell'applicabilità del codice militare penale di pace o di guerra alle diverse situazioni comportano problemi assai difficili che il collega Mattarella poco fa ha ben spiegato.
Questa è l'occasione per sanare tale situazione o, qualora i colleghi di questa Assemblea ritenessero che comunque la scelta originaria sull'Afghanistan fosse stata corretta, per superare la discrasia che si era verificata, addivenendo ad oggi, nel giugno 2002, ad una disciplina omogenea di tutte le situazioni relative alle missioni militari e civili italiani all'estero sotto il profilo dell'applicabilità ai militari del codice militare penale di pace, sia per quanto riguarda tutte le altre situazioni sia oggi per quanto riguarda l'Afghanistan.
Per queste ragioni ho inteso aggiungere la mia firma in calce ai due articoli aggiuntivi ed invito ad esprimere voto favorevole. Inoltre - perché la cosa non sappia di inutile ritualità -, invito i colleghi della maggioranza, il presidente della Commissione e il relatore a riflettere sulla necessità di rivedere la propria posizione contraria - l'invito al ritiro si tramuta infatti in un voto contrario, se il ritiro non viene effettuato, come giustamente non viene fatto in questo caso - ed invito l'Assemblea a trovare una convergenza oggi, al di là delle diverse valutazioni formulate qualche mese addietro, su questa misura che è assolutamente giusta, doverosa e rigorosa, posta a tutela anche e particolarmente nei confronti dei nostri militari impegnati nelle missioni all'estero.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi esprimeremo voto favorevole sull'articolo aggiuntivo in esame, in una logica che definirei antimilitarista e di riduzione del danno.
Teniamo tuttavia a ribadire il giudizio sul complesso del provvedimento e sul complesso delle missioni che il provvedimento contempla, le quali, come ho spiegato, sono per noi missioni complessivamente ispirate ad una logica di guerra, comunque camuffate e comunque ideologicamente presentate.
Certo, l'applicazione del codice penale militare di guerra alla missione Enduring freedom ha reso manifesta ed evidente, - inoppugnabile -, la strategia che anche il nostro paese purtroppo persegue in materia di difesa. Tuttavia, non ci si può fermare sul dato, ancorché importantissimo, dell'applicazione del codice penale militare di guerra. Occorre discutere del contesto e della radice dei problemi; in pratica, della sostanza.
Tutti i problemi restano dunque irrisolti, anche se, per caso, la maggioranza accettasse di applicare a tutte le missioni il codice penale militare di pace.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, vorrei rimanesse agli atti che nella votazione degli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4 e Cima 1.7 avrei voluto esprimere voto favorevole, mentre ho erroneamente espresso voto contrario.
PRESIDENTE. Quindi, non si tratta una dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, di cui stiamo discutendo, ma di una precisazione su una votazione precedente.
KATIA ZANOTTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, anch'io vorrei fare una precisazione sulla votazione precedente, perché vorrei rimanesse agli atti che avrei voluto esprimere voto favorevole sugli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4 e Cima 1.7.
GIOVANNA MELANDRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, anch'io vorrei rimanesse agli atti il mio voto favorevole sull'emendamento Pinotti 1.4 - di cui peraltro sono cofirmataria - perché per un errore tecnico ho espresso voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, dichiaro di voler sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, perché condivido totalmente lo spirito e il contenuto di questa proposta emendativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi, al quale però non posso dare la parola perché è già intervenuto sul complesso degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. Signor Presidente, dal momento che condivido totalmente l'intervento dell'onorevole Mattarella e le sue argomentazioni, dichiaro di voler sottoscrivere il suo articolo aggiuntivo 1.01, preannunciando fin d'ora che i deputati Socialisti democratici italiani voteranno a favore di questa proposta emendativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, vorrei annunciare il nostro voto favorevole sull'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, illustrato molto bene dall'onorevole Sergio Mattarella.
Sinceramente non comprendo per quali ragioni il Governo insista sulla sua posizione. Intanto, mi sembra impensabile, francamente, che un codice militare di guerra si possa applicare, ad esempio, al personale militare sul territorio nazionale, magari impegnato in una sala situazione oppure in una sala di direzione dell'intervento. A stretto rigore si dovrebbe applicare anche al personale militare sul territorio nazionale e, sinceramente, non riesco a comprendere.
Mi sono occupato per cinque anni dei problemi della difesa e ve lo dico con animo del tutto spoglio da posizioni pregiudiziali. Pensiamo del resto anche alla missione ONU dell'ISAF, al suo significato di missione di stabilizzazione politica; pensiamo al fatto che un nuovo Governo, sia pure provvisorio, si è installato in Afghanistan. Francamente mi sfugge il motivo per il quale si insista in una posizione che non è suffragata da problemi di sostanza o di merito.
Quindi, ribadisco il nostro voto favorevole sull'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, però credo anch'io che il Governo su questo dovrebbe operare un ripensamento, perché non riesco a comprendere quali motivi veramente sostanziali e veramente importanti stiano dietro la sua posizione.
PRESIDENTE. Onorevole Spini, devo chiedere scusa all'onorevole Grandi perché anche lei aveva già parlato sul complesso degli emendamenti ed è firmatario dell'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01. Le chiedo scusa, ma durante il cambio di Presidenza mi era sfuggito.
ALBA SASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, vorrei anch'io che rimanesse agli atti che ho votato contro la soppressione del comma 3
dell'articolo 1, proposta dagli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4 e Cima 1.7, mentre avrei voluto esprimere voto favorevole.
PRESIDENTE. Durante la votazione di quegli emendamenti c'è stato un certo vento di distrazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deodato. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DEODATO. Signor Presidente, credo sia opportuno fare una brevissima considerazione. In sostanza, noi siamo convinti che sia opportuno mantenere l'applicazione della legge militare di guerra alle missioni afgane. In Afghanistan, sicuramente più di quanto accade in altre aree di intervento in cui sono impegnate le nostre Forze armate, attualmente permane ancora uno stato sostanzialmente bellico.
Vi sono numerose aree ancora in mano alle milizie talebane e alle organizzazioni terroristiche che minacciano di colpire, non solo le Forze armate impegnate sul posto, ma anche e soprattutto - ciò è importante rilevarlo - obbiettivi, sia civili sia politico-istituzionali, anche su scala mondiale. La stessa missione ISAF è stata più volte bersaglio di azioni di guerra.
D'altra parte, credo che bisogna ricordare che, in attesa della riforma del diritto penale militare - che si auspica possa avvenire in tempi brevi - già la normativa di guerra, applicata al solo personale militare impegnato nelle forze dell'operazione Enduring freedom ed ISAF, non coincide con il diritto penale militare di guerra tradizionale. Infatti, dobbiamo ricordare che le modifiche compiute nel 2001, tra l'altro, hanno già escluso l'applicazione della procedura militare penale di guerra e hanno attribuito la giurisdizione non più ai tribunali di guerra bensì agli organi dell'ordinamento giuridico militare di pace. Mi riferisco, in particolare, al tribunale militare di Roma.
Per questi motivi siamo contrari agli articoli aggiuntivi Mattarella 1.01 e Cima 1.02.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, anche noi, Comunisti italiani, siamo favorevoli all'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, anche se ribadiamo il parere assolutamente contrario a questo provvedimento, così come siamo stati contrari alla dichiarazione di guerra, alla missione di guerra in Afghanistan.
Credo sia un provvedimento molto pericoloso, perché mette insieme le cosiddette missioni di pace con il prolungamento dell'Enduring freedom, senza che il Governo abbia espresso una sola parola in Parlamento sulle conseguenze delle scelte di Pratica di Mare, ma soprattutto rispetto alla subalternità oggettiva alle scelte decise dagli Stati Uniti d'America di determinare le finalità, i tempi, gli obiettivi dell'operazione Enduring freedom, in particolare, rispetto all'allargamento della guerra all'Iraq. Credo che sia vergognoso che il Parlamento esprima un voto su questo provvedimento, senza che il Governo esprima con chiarezza quale sia la posizione dell'Italia rispetto allargamento della guerra all'Iraq.
FULVIA BANDOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, mi scuso se abuso della sua pazienza, ma, con riferimento alla precedente votazione degli identici emendamenti Deiana 1.2, Pinotti 1.4 e Cima 1.7, erroneamente, mi sono astenuta, mentre avrei voluto esprimere voto favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Mattarella 1.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 440
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 249).
Prendo atto che l'onorevole Cima insiste per la votazione del suo articolo aggiuntivo 1.02.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Cima 1.02.
CESARE RIZZI. Onorevole Presidente, ma è identico al precedente!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, non è identico. È uguale il concetto, ma non il testo. All'articolo aggiuntivo al nostro esame manca l'ultimo periodo dell'articolo aggiuntivo testé votato, ossia «Foro competente è il Tribunale militare di Roma». Solo una parte è identica. È, dunque, ammissibile.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo al nostro esame, ritengo che dovrebbe essere approvato dall'intera Assemblea - anche da chi, come me, è contrario al provvedimento nel complesso, per il significato del prolungamento dell'operazione Enduring freedom - perché, al di là delle opinioni che si hanno sul complesso del provvedimento e sulle sue singole parti, in questo caso, si cerca di fare chiarezza sul codice da applicare ai militari impegnati nelle missioni.
Come ha già chiarito benissimo l'onorevole Mattarella, presentatore dell'articolo aggiuntivo 1.01, non prevedere l'applicazione del codice militare di pace crea alcune contraddizioni ed anche alcune ambiguità politiche. La questione - ammettiamolo! - non è soltanto di natura giuridica e non riguarda soltanto l'ordinamento al quale sottoporre i militari impegnati nelle missioni: la scelta per l'applicazione del codice penale militare di guerra induce il sospetto, ed anche il rischio, che le condizioni in cui i nostri militari operano possano determinare un allargamento del conflitto.
Ecco perché sarebbe una scelta politica felice quella di chiarire, anche attraverso questo rinvio, che i militari italiani coinvolti in Enduring freedom (o in altre operazioni) mai potranno essere coinvolti in operazioni di guerra senza atti del Governo e del Parlamento espliciti e votati.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Cima 1.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 451
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 249).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Deiana 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, il mio emendamento 2.1 sopprime l'articolo relativo al trattamento economico per le ovvie ragioni da me illustrate in precedenza: destinare i fondi senza aver chiare le motivazioni e gli scopi è la cosa peggiore che si possa fare, soprattutto quando si tratta di materia militare!
FILIPPO ASCIERTO. Ai centri sociali devi dare i fondi!
ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare per una rettifica.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, chiedo scusa, ma tutti i deputati del mio gruppo hanno erroneamente votato contro l'emendamento Deiana 1.3. Poiché l'emendamento è stato presentato da noi, desidero precisare che non si è trattato di autocritica tardiva, ma di mero errore.
PRESIDENTE. È il classico caso di conflitto di interessi politici!
ALFONSO GIANNI. Con noi stessi, però!
PRESIDENTE. Esatto! È il caso meno pericoloso.
ALFONSO GIANNI. Sì, perché, a differenza di altri, lo risolviamo da soli!
Pertanto, signor Presidente, poiché è chiaro che il voto del gruppo di Rifondazione comunista ad un emendamento presentato dal gruppo medesimo non può che essere favorevole, chiedo che la Presidenza prenda atto dell'errore.
PRESIDENTE. Sta bene. C'è grande lavoro per i resocontisti stamani!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 447
Astenuti 14
Maggioranza 224
Hanno votato sì 21
Hanno votato no 426).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Minniti 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Avverto che l'emendamento viene posto in votazione fino alla parola «cento», la restante parte del testo risultando preclusa per effetto dell'approvazione dell'emendamento 1.10 del Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 463
Votanti 456
Astenuti 7
Maggioranza 229
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 273).
Ricordo che l'articolo aggiuntivo Minniti 2.01 è inammissibile.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 464
Votanti 451
Astenuti 13
Maggioranza 226
Hanno votato sì 25
Hanno votato no 426).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 4.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 451
Astenuti 10
Maggioranza 226
Hanno votato sì 23
Hanno votato no 428).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 446
Astenuti 12
Maggioranza 224
Hanno votato sì 23
Hanno votato no 423).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lavagnini 7.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 455
Astenuti 13
Maggioranza 228
Hanno votato sì 436
Hanno votato no 19).
LUIGI RAMPONI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI RAMPONI, Presidente della IV Commissione. Signor Presidente, il successivo emendamento Minniti 8.2 è stato accettato dal Governo con una riformulazione che lo fa diventare un subemendamento all'emendamento Lavagnini 8. 1. Quindi, sarebbe opportuno votare prima il subemendamento all'emendamento Lavagnini l'8.1, poi l'emendamento Lavagnini 8.1, e concludere.
PRESIDENTE. Esatto. Allora l'emendamento Minniti 8.2, come riformulato, diventerebbe un subemendamento all'emendamento Lavagnini 8.1. L'emendamento viene riformulato sostituendo l'espressione: «a decorrere dal 1o gennaio 2002», con « hanno effetto relativamente ai concorsi banditi dopo la data di entrata in vigore della presente legge». Questa è la riformulazione. Allora votiamo l'emendamento Minniti 8.2, poi, così integrato, l'emendamento Lavagnini 8.1.
LUIGI RAMPONI, Presidente della IV Commisisone. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI RAMPONI, Presidente della IV Commissione. Questo emendamento Minniti 8.2, così riformulato, diventa un subemendamento; quindi non votiamo l'emendamento Minniti 8.2; l'emendamento 8.2, nella sua riformulazione, diventa un subemendamento all'emendamento Lavagnini 8.1. Perché votiamo l'emendamento Minniti 8.2? Si vota prima il subemendamento, dopodiché l'emendamento Lavagnini 8.1 integrato, ma è inutile votare l'emendamento Minniti 8.2.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, è un procedimento di retroattività.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, la questione è molto semplice: o si tratta di una riformulazione dell'emendamento Lavagnini 8.1, che accoglie parte dell'emendamento Minniti 8. 2, e allora il ragionamento va bene, si vota l'emendamento Lavagnini 8.1 e l'emendamento Minniti 8.2 viene ritirato, oppure, in caso
contrario, si vota l'emendamento Lavagnini 8.1 e poi si vota l'emendamento Minniti 8.2 riformulato, che diventa parte integrante dell'emendamento Lavagnini 8.1. Delle due l'una. Credo che vadano bene tutt'e due, l'importante è la sostanza politica.
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, se si vota l'emendamento Lavagnini 8.1, esso diventa preclusivo dell'emendamento Minniti 8.2. Questo è il problema.
VALDO SPINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, credo che nella sostanza occorra prendere il testo riformulato dell'ex emendamento Minniti 8.2, battezzarlo subemendamento e quindi votarlo prima dell'emendamento Lavagnini 8.1.
PRESIDENTE. Era esattamente quello che proponevo all'inizio. La ringrazio di essere arrivato alla soluzione originaria. Quindi gli si cambia il nome, poi le cose cambiate di nome si vedono in un'altra ottica. L'emendamento Minniti 8.2 diventa subemendamento assumendo la numerazione 0.8.1.1. Mi permetto una leggerissima modifica alla riformulazione. Infatti, c'è scritto: «della presente legge»; io direi: «del presente decreto-legge».
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Minniti 0.8.1.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 462
Astenuti 3
Maggioranza 232
Hanno votato sì 442
Hanno votato no 20).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lavagnini 8.1, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 452
Astenuti 8
Maggioranza 227
Hanno votato sì 435
Hanno votato no 17).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
![]() |
![]() |
![]() |