Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 149 del 29/5/2002
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(Dichiarazioni del sostituto procuratore della Repubblica di Trieste Raffaele Tito sugli arresti di Napoli - n. 3-00991)

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00991 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, signor ministro, questa interrogazione nasce da una dichiarazione rilasciata dal sostituto procuratore della Repubblica di Trieste, dottor Raffaele Tito, nel corso di un incontro. Il procuratore Tito ha detto: «difendo i colleghi napoletani; forse ci sono state delle esagerazioni, ma visto com'è scaduta la fase dibattimentale e la crescente difficoltà di ottenere condanne tra amnistie e prescrizioni, è giusto che certa gente paghi subito, almeno in parte, quel conto che in futuro spesso riesce ad eludere». Queste dichiarazioni contengono un attacco esplicito al principio garantista della presunzione di non colpevolezza dell'imputato fino alla condanna definitiva sancito dall'articolo 27 della Costituzione. Tali dichiarazioni, soprattutto per la carica ricoperta dal soggetto che le pronuncia, e nel contesto particolare che viviamo di grande conflittualità tra i poteri dello Stato, fanno sorgere i due quesiti che rivolgo all'illustrissimo ministro: chiarire la posizione del Governo di fronte a simili proposte di risoluzione dei conflitti e dei gravi problemi che oggi vive l'intero sistema giudiziario e se, in conseguenza di questa ipotesi risolutiva, il Governo non ritenga di dover esercitare i suoi poteri disciplinari nei confronti del magistrato in questione.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, senatore Castelli, ha facoltà di rispondere.


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ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Con riferimento ai fatti menzionati nell'interrogazione presentata comunico di aver immediatamente richiesto al procuratore generale presso la corte di appello di Trieste, per il tramite degli uffici del mio ministero, notizie in merito alle dichiarazioni che avrebbe rilasciato il sostituto procuratore di Trieste, dottor Raffaele Tito. Tali dichiarazioni, secondo quanto riportato da un articolo apparso sul quotidiano Il Piccolo di Trieste del 9 maggio ultimo scorso, sarebbero state rese nel corso di un incontro pubblico riguardante il ruolo del pubblico ministero organizzato al Rotary club di Gorizia.
In relazione a quanto dedotto dall'interrogante, è pervenuta un'articolata nota di chiarimenti redatta dal dottor Tito stesso a fronte della quale si rende, ovviamente, necessaria un'attività valutativa e propositiva da parte delle articolazioni ministeriali a ciò preposte. A tal fine, ho provveduto ad investire l'ispettorato generale ed il dipartimento dell'organizzazione giudiziaria allo scopo di approfondire l'intera vicenda e formulare le determinazioni del caso. All'esito di queste mi riservo di assumere le valutazioni di mia competenza nel rispetto, ovviamente, dei limiti e delle mie prerogative istituzionali. Infatti, se fosse confermato quanto riportato dai mezzi di informazione, tali affermazioni rappresenterebbero un fatto di grande gravità contrario ad ogni principio giuridico tipico di uno Stato di diritto.
Devo, però, dire che il dottor Tito ci ha fatto pervenire una sua memoria di quanto accaduto. In essa egli nega di aver pronunciato queste parole, almeno nella forma e nei modi riportati dalla stampa e ripresi dall'interrogante. Colgo, comunque, l'occasione per ribadire che, al di là di questo specifico episodio e in linea più generale, riterrei apprezzabile che i magistrati, nel rilasciare dichiarazioni anche ad organi di stampa, adottassero un atteggiamento di particolare prudenza ed attenzione, fatto ovviamente salvo il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni. Ciò allo scopo di evitare strumentalizzazioni o sovraesposizioni che, oltre a prestare il fianco a critiche, possono ledere non solo l'immagine del singolo magistrato, ma di tutta la magistratura nel suo complesso.

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzoni ha facoltà di replicare.

ERMINIA MAZZONI. La ringrazio, signor ministro, e anch'io condivido chiaramente il principio della libertà di espressione che non ritengo possa essere leso né sussisteva nel rilievo contenuto nella mia interrogazione alcun intento di tal natura. Prendo atto dell'avvio di un'attività di indagine da parte dell'illustrissimo ministro - che è cosa che ritengo doverosa di fronte a dichiarazioni di questo tipo - perché, ripeto, un magistrato è l'esecutore della politica del Ministero che lei rappresenta e quello che deve esercitare la giustizia e, quindi, sentire da un sostituto procuratore che è bene carcerare prima che si arrivi ad una condanna, equivale a dire che, a prescindere da una valutazione, il magistrato ritiene di poter privare della libertà personale un cittadino, cosa gravissima per questo motivo.
Per cui, credo che nel focalizzare l'attenzione del ministro e anche dell'Assemblea su una dichiarazione di tal natura non ci sia lesione della libertà personale di espressione ma un particolare intento di salvaguardia dei principi fondamentali che reggono il nostro sistema costituzionale. Mi auguro che questa indagine porti ad una soluzione positiva e che si inserisca in una più ampia soluzione positiva dei conflitti che, oggi, affliggono l'intero sistema giudiziario rispetto alle diverse posizioni che si stanno prospettando in questi giorni.
Per cui già prendo atto con piacere della riformulazione che il procuratore Tito avrebbe fatto nella documentazione che ha consegnato, su richiesta formulata, al ministro perché già documenta una diversa posizione rispetto alla durezza di queste dichiarazioni che sono riportate dal quotidiano Il Piccolo di Trieste.

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