![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Saia ha facoltà di
n. 2-00301 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
MAURIZIO SAIA. No, signor Presidente, PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Berselli, ha facoltà di FILIPPO BERSELLI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, si risponde anche a nome del ministro delle infrastrutture e dei trasporti all'interpellanza urgente dell'onorevole Saia n. 2-00301.
citato centro regionale di pianificare e gestire con esattezza i carichi di lavoro di ciascun suo settore di controllo, nonché di utilizzare lo spazio aereo delle aree militari fintantoché le stesse non risultino effettivamente occupate, anche a scapito, in molti casi, della puntualità del traffico militare.
cui fa riferimento l'onorevole interpellante, non risultano essere stati portati, dall'ente nazionale di assistenza al volo (ENAV), all'attenzione della forza armata nell'ambito dei «fori» di discussione previsti dalla vigente normativa (decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1981 articolo 8, comitato di coordinamento operativo e regolamento di attuazione).
PRESIDENTE. L'onorevole Saia ha facoltà di MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, ringrazio il Governo nella figura del sottosegretario. Sono particolarmente soddisfatto per il fatto che il Governo abbia voluto rispondere - pur essendo stato interpellato sia il ministero delle infrastrutture sia il Ministero della difesa - attraverso il Ministero della difesa. L'occasione di questo, per fortuna, non tragico evento - visto che gli accertamenti fatti, soprattutto in sede militare, hanno potuto dimostrare che un pericolo di collisione, di fatto, non vi è stato - ripropone un tema sicuramente molto caldo e di attualità, relativo alla sicurezza aerea.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta fino alle ore 18.
Con riferimento alle questioni poste dall'onorevole interpellante, si rappresenta preliminarmente che l'episodio citato ed altri similari, già verificatisi in precedenza nella stessa area e considerati dalla stampa nazionale e locale come eventi di pericolo, non sempre si sono rivelati tali in termini tecnico-operativi propriamente detti.
Infatti, l'aumentato numero di airprox (situazione in cui due aeromobili si vengono a trovare a distanza e posizione reciproca inferiore o non coerente con quanto imposto dalle norme internazionali OACI), soprattutto con aerei militari, dipende essenzialmente dal fatto che le distanze di separazione adottate dal traffico aereo operativo sono diverse da quelle contemplate per il traffico civile e che dal 1o gennaio 2000 è divenuta obbligatoria l'installazione a bordo degli aeromobili civili del traffic collision avoidance system. Questo sistema, che comporta un notevole contributo all'incremento della sicurezza, permette di evidenziare situazioni il più delle volte non di pericolo ma pur sempre fuori norma, che in passato non venivano rilevate.
Ciò premesso, le indagini esperite a seguito dell'episodio in argomento, portano a considerare l'evento come conseguenza di un mancato coordinamento tra il controllore di volo civile e l'omologo militare. In merito, poi, all'asserzione secondo la quale l'evento possa essere imputato alle condizioni di lavoro dei controllori civili e militari, si osserva che la complessità dello spazio aereo in argomento è dovuta alla presenza al suo interno di tutte le tipologie di traffico aereo esistenti e all'elevato numero di aeroporti che insistono nell'area, nell'ambito della quale, tuttavia, si opera cercando di ottemperare a tutte le esigenze di tutti gli utenti, nel massimo rispetto dei parametri di sicurezza del volo.
Particolare cura è stata, inoltre, posta nella determinazione dei carichi di lavoro sopportabili da ciascun settore di controllo, in termini di numero massimo di voli che ciascun controllore può tenere sotto guida in un dato periodo di tempo (normalmente in un'ora). Qualora la richiesta di sorvoli fosse considerata eccessiva, in relazione alla situazione in atto, ai mezzi tecnici disponibili, all'esperienza e al numero dei controllori, è prevista l'attivazione di misure di protezione o di flusso che limitano, in coordinamento con la banca dati centralizzata dei piani di volo di Eurocontrol-Bruxelles, il numero di voli di interesse per quello spazio aereo, così da ridurre le possibilità di errore umano dovuto al sovraccarico di lavoro.
Inoltre, esistono precise procedure che regolano i cosiddetti coordinamenti pretattici nel rispetto del principio adottato in ambito Eurocontrol, dell'uso flessibile dello spazio aereo, la cui applicazione ha raggiunto in Italia risultati esemplari per le altre nazioni. In ossequio a tale principio, al fine di ottimizzare l'uso dello spazio aereo, gli enti militari e civili coordinano il giorno precedente l'utilizzo delle singole porzioni di tale spazio (aeree di lavoro militare, rotte, corridoi e così via) affinché le operazioni aeree possano svolgersi in ambiti già definiti e pianificati con la massima efficienza. In tal senso, il coordinamento che il servizio di coordinamento e controllo dell'Aeronautica militare fornisce al centro regionale di assistenza al volo di Padova, sia il giorno precedente le operazioni (comunicazione dei movimenti aerei che si svolgeranno il giorno dopo e degli orari di attivazione di ogni singola aerea di lavoro), sia in fase tattica, cioè in tempo reale, permette al
In particolare, si sottolinea che la permeabilità di tutte le aree militari è massima, anche durante la loro attivazione che, peraltro, tende sempre più a ridursi in termini temporali, oltre che spaziali, liberando lo spazio aereo nei giorni festivi, prefestivi e durante le ore notturne. Ciò porta a considerare che i ritardi imposti al traffico civile siano riconducibili non tanto alla difficoltà di coordinare la permeabilità dello spazio aereo militare, quanto a dinamiche indipendenti dalla presenza militare, legate soprattutto alla situazione degli aeroporti ed all'eccesso di domanda. In sostanza, il problema del complesso coordinamento richiesto e quindi l'intrinseca possibilità che insorgano problematiche, risulta dipendere dal numero di settori di controllo attivati e dalle loro interrelazioni, indipendentemente, quindi, dallo status civile o militare dell'operatore.
Con riferimento, poi alla presunta preferenza di molti voli per rotte che escludono lo spazio aereo nazionale e la conseguente perdita economica in termini di tasse, si osserva che, a seguito della normalizzazione della situazione balcanica, le quote di traffico aereo, che per effetto delle operazioni belliche si erano spostate sulle aerovie tirreniche ed adriatiche, tendono ora a riassumere i profili e i comportamenti precedenti alle ostilità. Al riguardo, le statistiche fornite da Eurocontrol rilevano che vi è un sensibile incremento di voli dell'ordine del 10 per cento circa nell'area di Padova, a fronte di un generalizzato ribasso in tutta Europa. In questo senso si osserva che il notevole sviluppo che negli ultimi anni ha interessato il centro di Padova è da attribuire anche agli ottimi rapporti che intercorrono con l'Aeronautica militare, i quali hanno consentito, a seguito dell'incremento dei voli civili, di rivedere l'organizzazione dello spazio aereo fissata al momento della smilitarizzazione del servizio di controllo del traffico aereo.
Tale rivisitazione ha portato a cancellare la zona militare, nota come R35, che di fatto racchiudeva tutta l'area del centro di Padova, e ad istituire l'area terminale di Padova per consentire l'armonizzazione della gestione dei flussi del traffico da e per gli aeroporti di giurisdizione, con particolare riferimento a quelli di Bologna e di Venezia, i quali negli ultimi anni hanno avuto, anche loro, significativi aumenti dei voli. In particolare, per Venezia è stata costituita la zona di controllo di Venezia, distaccata da quella di Treviso controllata dall'Aeronautica militare. La predetta riorganizzazione discende da studi approfonditi effettuati da tecnici dell'ENAV e dell'Aeronautica militare e da simulazioni che, tenendo conto delle esigenze sia dei voli civili, che di quelli militari, hanno permesso una razionale ridistribuzione dei volumi di spazio aereo che, data la presenza nella zona di aeroporti civili e di basi militari, deve necessariamente prevedere un coordinamento stretto tra controllori civili e militari.
Tale stretto coordinamento è reso possibile dalla presenza nella sala di controllo di Padova (come in quella degli altri tre centri di controllo regionali italiani: Roma, Milano e Brindisi) del servizio di coordinamento e controllo dell'aeronautica militare, realizzando in tal modo un modello organizzativo integrato che, come è stato già accennato, viene indicato in tutti i consessi europei quale esempio per l'uso ottimale e flessibile di uno spazio aereo multiforme, come quello italiano, il quale, in relazione alla posizione geografica, è caratterizzato da alta densità di flusso, alta percentuale di variazione di quota (avvicinamenti ed allontanamenti) ed una complessa struttura aeroviaria piena di incroci.
In ultimo, per completezza di informazione, si rappresenta che i progetti di ristrutturazione dello spazio aereo proposti da alcuni controllori del centro regionale di assistenza al volo di Padova durante un convegno tenuto lo scorso novembre,
Partendo dalle problematiche del centro di controllo di Padova, che ormai per traffico aereo si dimostra essere il secondo in Italia, anche per le motivazioni che il sottosegretario ha sottolineato e relative alla cessazione della guerra nei Balcani - con il conseguente ripristino dei voli nell'area a nord-est -, sicuramente questo Governo eredita una situazione mai definitivamente risolta. Si tratta di una situazione che si trascina da oltre vent'anni con i noti fatti legati alla smilitarizzazione del controllo del volo militare, quando alla fine degli anni settanta vi furono una serie di scioperi, di vere e proprie insubordinazione da parte di militari che vennero successivamente graziati dall'allora Presidente della Repubblica Pertini. Legislativamente si trascina una situazione che i precedenti Governi non hanno mai voluto concretamente affrontare. Di fatto, in estrema sintesi, la soluzione del problema relativo all'interrelazione ed alla governabilità dei cieli nel nostro paese tra lo spazio aereo militare e quello civile è spesso e volentieri dipesa - come ha sottolineato anche il sottosegretario - anche dalla buona volontà e dai buoni rapporti tra la parte civile e la parte militare. Peraltro, va anche sottolineato che la maggior parte degli operatori del controllo aereo civile sono ex militari e quindi vivono in ottimi rapporti; in particolare, questa disponibilità e questa effettiva collaborazione, esiste nel centro di Padova e a volte, sicuramente, sopperisce a carenze legislative che non ci consentono di raggiungere livelli europei. Nei vari convegni, anche in quello che citava l'onorevole Berselli, vi sono richiami a modelli esteri - in particolare a quello tedesco e svizzero - dove il coordinamento, da parte del controllo di volo, tende ad essere unificato ed unitario.
Sicuramente in Italia vi è una lodevole ed ottimale professionalità dei controllori che non può assolutamente essere messa in discussione, come è successo in passato ed anche recentemente.
Non esiste ancora oggi un'effettiva legislazione che metta i nostri operatori del controllo del volo, sia militari sia civili, nelle condizioni di lavorare al meglio e quindi, anche dal punto di vista professionale, di dotarsi di strumenti legislativi, non tecnici, appropriati.
Un esempio per tutti è la discriminante retributiva pesantissima che si evidenzia tra la parte militare e quella civile; addirittura quella militare si trova a livelli lontanissimi da quelli delle altre nazioni europee, ovviamente lontani anche dalle retribuzioni degli operatori civili.
Non è certo solo questo il problema; forse potrebbe essere l'ultimo o il primo a seconda dall'aspetto che vogliamo considerare; sicuramente il problema della sicurezza dei nostri voli dovrebbe indurre il Governo (mi auguro che ciò possa avvenire di comune accordo in particolare tra i Ministeri della difesa e delle infrastrutture) a predisporre un modello che superi l'attuale situazione, bloccata da oltre vent'anni.
Di fatto, il sottosegretario ha toccato anche questo argomento; non stiamo solo parlando di sicurezza nei nostri cieli, ma anche di un aspetto finanziario non da poco.
Se teniamo conto del fatto che il nuovo trasferimento, dopo la guerra del Kosovo, di molti voli che si erano spostati nello zona militare, per esempio, nei cieli del centro Italia ed in particolare della Toscana, si può riscontrare, guardando la mappa dell'Europa, che lo spazio militare, destinato in esclusiva ai militari nelle aree del centro Italia e della Toscana, è particolarmente importante e allargato rispetto al suo effettivo utilizzo.
Ciò comporta anche un mancato introito da parte dello Stato per i voli, anche con riferimento alla possibilità di aumentare i voli civili; di fronte ad un aumentato traffico aereo vi sarebbe anche la possibilità di regolarizzare e di dare maggiore puntualità ai nostri voli, in particolare a quelli nazionali.
Di fronte a questa mappa, sorgono anche problemi di dimensione locale, specifici, del centro di controllo di Padova che devono essere affrontati con le amministrazioni locali e, in particolare, con la regione; tuttavia, al riguardo sicuramente vi potrà essere un apporto economico anche da parte del Governo.
Quel centro di controllo soffre, dopo il suo trasferimento, a seguito dell'abbandono delle aree militari nella stessa zona (ovvero quella dei colli Euganei) ancora di una carenza di spazi fisici di lavoro, tant'è che, durante i recenti lavori di ammodernamento della sala operativa (evento abbastanza inconsueto che sicuramente non si pone a livello dei parametri europei), vi è stata una convivenza di lavoro in una parte dello spazio in ristrutturazione con il settore operativo nel quale lavoravano i nostri controllori. Sicuramente, quindi, non si trovavano nelle condizioni migliori (ciò è accaduto più di un anno fa, quindi con il precedente Governo).
Ciò denota come vi siano problematiche legate allo spazio, ma ciò deve essere affrontato a livello locale anche se si rende necessaria una certa attenzione del Governo.
Vorrei concludere, chiedendo al Governo - a ciò è legata la mia soddisfazione - una certa attenzione al fine di capire, dopo le note recenti vicende (ciò riguarda soprattutto il Ministero delle infrastrutture piuttosto che l'ENAV, quindi il suo commissariamento e comunque un riavvio di questo ente sotto una nuova direzione), di riconsiderare la legislazione per la regolamentazione del controllo aereo in questo paese, definendo, una volta per tutte, in maniera più moderna, il superamento della vecchia legislazione, ormai ultra ventennale, anche se, in parte, modificata attraverso alcuni decreti (tra cui uno del Presidente della Repubblica), che non dà ancora la percezione di un lavoro ottimale.
Con questo augurio, sono convinto che dal Governo potremo ricevere le risposte più precise anche in termini legislativi.


