Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 139 del 7/5/2002
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(Iniziative di lotta contro l'AIDS - n. 2-00165)

PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00165 (vedi l'allegato A - Interpellanze sezione 2).

FRANCO GRILLINI. Onorevole sottosegretario, non so quante volte in passato


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il problema dell'AIDS sia stato discusso in quest'aula, non credo tantissime. Si tratta di un problema che comincia ad affacciarsi nel nostro paese dal 1982, anno in cui abbiamo il primo decesso per questa malattia che l'Organizzazione mondiale della sanità definisce come il più grave problema sanitario del mondo, definito tale sulla base dei dati esistenti, di una straordinaria gravità e drammaticità.
Ci sono zone dell'Africa subsahariana dove la popolazione è sieropositiva al 30 e anche al 40 per cento; ci sono dei dati, per esempio riferiti al Sudafrica, che sono drammatici perché il 30 per cento delle Forze armate sudafricane è sieropositivo; ci sono dei paesi africani, ma ormai il problema si pone anche per l'area del sud-est asiatico, dove l'AIDS ha ucciso quasi tutta quella classe media che, faticosamente, si stava creando e che costituiva il perno dell'uscita di tali paesi dal sottosviluppo.
Ci sono centinaia di migliaia di orfani e situazioni nelle quali - soprattutto nelle campagne - non ci sono più uomini in questi paesi.
Quindi, questi dati ci devono far riflettere e ci devono preoccupare moltissimo e dovrebbero indurre anche i paesi occidentali - dunque, anche l'Italia - ad un'attività e ad un'attenzione molto più forte di quella che, in questo momento, registriamo.
Il senso della mia interpellanza, firmata anche da molti altri colleghi, sta nel fatto che riteniamo del tutto insufficiente e insoddisfacente l'attività di contrasto e di lotta all'AIDS svolta dal Governo italiano. D'altra parte, questa insoddisfazione - almeno per quanto mi riguarda - va estesa anche ai precedenti governi, nessuno escluso.
In questo paese - per il ruolo di leader della principale organizzazione omosessuale, che ho ricoperto in passato - sono tra coloro che per primi si sono occupati di questo problema. All'affacciarsi dell'AIDS in Italia si parlava, a torto, per effetto della manifestazione della malattia negli Stati Uniti - dove è stata diagnosticata per la prima volta, a San Francisco, in pazienti omosessuali -, di peste degli omosessuali e di cancro dei gay. Ovviamente, non era vero; si trattava di una malattia che era stata diagnosticata, per la prima volta, su alcuni omosessuali, come è successo che per altre malattie. Pensiamo, ad esempio, al morbo del legionario, che è stato diagnosticato sui legionari ma, non per questo, questi ultimi sono stati poi considerati una cosiddetta categoria a rischio.
Purtroppo, allora, si affermò il pernicioso concetto di gruppi a rischio. Sembrava che l'AIDS - almeno per quanto riguardava l'informazione e anche una parte del mondo scientifico - fosse una malattia che colpiva alcuni, lasciando del tutto indenni tutte le altre categorie di cittadini. Insieme ad altri, mi sono battuto, con tutte le armi possibili, contro questa specificazione dell'AIDS, che poi si è rivelata sbagliata.
In quel periodo - dal 1982 al 1990 - siano stati i soli, in questo paese, ad occuparci di questo problema e a lottare contro lo stesso. Addirittura, l'insufficienza dell'attività di Governo di quel periodo si è rivelata disastrosa e, ancora oggi, ne paghiamo le conseguenze. Infatti, attualmente, a causa dell'assenza di interventi normativi adeguati, nei tribunali italiani, sono ancora in corso procedure per il rimborso delle persone colpite. A questo proposito, vorrei sollecitare il Governo a velocizzare questi rimborsi; si tratta di cittadini che, purtroppo, sono stati infettati a causa della mancanza di azione governativa, dunque, sarebbe giusto chiudere questo drammatico e non esaltante capitolo che ha caratterizzato la storia sanitaria del nostro paese.
Penso, ad esempio, a quanto affermò allora il ministro Degan: l'AIDS non è un problema per l'Italia. In effetti, dal 1982 fino al 1988, l'Italia era al quattordicesimo posto per numero di casi. Dunque, in quell'occasione, il Ministero della sanità semplicemente non fece nulla, non emanò nemmeno la direttiva per il controllo obbligatorio delle donazioni di sangue, che


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venne emanata solo nel 1988 e che costituì la base dei procedimenti giudiziari ancora in corso.
Pensi, signor sottosegretario di Stato, che le uniche organizzazioni di volontariato che operarono in quegli anni, dal 1982 al 1988, furono le organizzazioni omosessuali; poi ne nacquero altre, anche su impulso del sottoscritto. Mi riferisco, in particolare, al circolo Mario Mieli di Roma che fu il primo a collaborare con l'Istituto superiore di sanità. Se lei esaminasse gli archivi dell'Istituto superiore di sanità, conoscerebbe la storia di questa collaborazione assai fruttuosa, assai importante ed assai interessante per lo stesso Istituto superiore di sanità e per l'allora direttore dell'istituto di virologia, Giovanni Battista Rossi, che purtroppo oggi non è più fra noi e al quale voglio dedicare un affettuoso ricordo: egli è stato uno scienziato che ha svolto un lavoro assolutamente prezioso e al quale noi dobbiamo essere molto grati per l'impegno e per l'intervento in quell'occasione.
Oggi, anche nel nostro paese, ci troviamo in una situazione tutt'altro che tranquilla: io definirei preoccupante la situazione dell'AIDS oggi in Italia. È per questo che il significato della mia interpellanza, anche per coloro che l'hanno sottoscritta e condivisa, sta nel sollecitare il Governo italiano ad un maggiore impegno. Oggi, in questo paese, abbiamo 150 mila persone sieropositive; forse sono anche di più: è difficile calcolare quante siano le persone sieropositive - e potenzialmente infettive, naturalmente - perché esistono attorno a questa malattia paura e vergogna che inducono le persone sieropositive a nascondersi, purtroppo. E il fatto che le persone sieropositive si nascondono rappresenta un dramma anche per la possibilità di combattere l'AIDS nel nostro paese. 150 mila persone sieropositive cosa significano? Le persone sieropositive sono concentrate nella fascia sessualmente attiva della popolazione; quindi, ciò vuol dire che chiunque sia sessualmente attivo ha almeno una possibilità su dieci di incontrare sul suo cammino una persona sieropositiva in questo paese: si tratta di una possibilità altissima.
Tuttavia, di questo non si parla e non si discute. E non se ne parla, non se ne discute, perché occorre affrontare una serie di problemi spinosi, come per esempio il problema della prevenzione. Leggo sui giornali di ieri un intervento del presidente americano George Bush il quale dice: no all'educazione sessuale, si alla castità. È ben vero che la castità è, indubbiamente, un mezzo per evitare la trasmissione dell'AIDS; però, onestamente, proporre oggi la castità, soprattutto quando non rappresenta una libera scelta, è una presa in giro. Io sono psicologo e, quindi, posso dirlo a ragion veduta: sappiamo benissimo che la forza più grande, l'istinto più forte e anche meno controllabile in ogni essere umano è quello della sessualità. Proporre, dunque, alle persone l'astinenza e la castità è semplicemente una presa in giro.
Signor sottosegretario di Stato, mi consenta il riferimento anche allo scandalo che, in questi giorni, sta tormentando gli Stati Uniti ed una parte dei paesi europei, sottovalutato, secondo me, anche nel nostro paese. Si tratta dello scandalo sessuale che coinvolge il clero cattolico americano e che dimostra come persino chi dovrebbe essere casto per mestiere non lo è. E non lo è in modo disastroso e drammatico.
In realtà, bisognerebbe proporre, anche in questo campo, la pratica e la filosofia della riduzione del danno. So bene che su questo tema è in corso un dibattito molto intenso; penso, per esempio, alla mozione approvata dal consiglio regionale della Lombardia a proposito dell'uso terapeutico della canapa indiana, del tetra-idro-cannabinolo. La pratica della riduzione del danno ci dice che, in questo campo, noi dovremmo fare ciò che hanno fatto molti altri paesi europei: la Germania, che era al secondo posto per numero di casi negli anni a cui facevo riferimento, adesso è in basso nella lista, - credo - al nono o al decimo posto. Ma la Germania ha investito centinaia e centinaia di miliardi


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all'anno, per fare informazione e prevenzione in modo del tutto privo di pregiudizi e del tutto spregiudicato, con un linguaggio che i giovani capiscono.
Ebbene, non vediamo questa informazione e questa prevenzione in Italia. Ciò significherebbe, per esempio, installare le macchinette per distribuire le siringhe pulite per i tossicodipendenti, perché questa è una delle strade maestre di diffusione del virus; significherebbe distribuire i profilattici, anche gratuitamente, soprattutto fra le giovani generazioni.
Dalle inchieste che si fanno tra i giovani sotto i venti anni emergono dei dati che dovrebbero preoccupare il Governo e anche le famiglie, perché questi dati ci dicono che la stragrande maggioranza delle giovani generazioni ha il primo rapporto sessuale senza alcuna protezione e, soprattutto, senza alcuna informazione, visto che l'educazione sessuale non viene fatta nelle scuole italiane. Di certo ci sono programmi e c'è l'autonomia scolastica, ma io credo che ci dovrebbe essere un'intesa tra ministro della salute e ministro della pubblica istruzione per fare in modo che i 10 milioni di giovani italiani abbiano l'informazione doverosa su questo terreno, perché il rischio è gravissimo, signor sottosegretario. Noi abbiamo decine di giovanissimi che arrivano nei centri infettivi e si scoprono sieropositivi. Tra l'altro (e qui voglio aprire il capitolo del test per ritornare successivamente sulla questione della prevenzione), nel nostro paese purtroppo pochissimi fanno il test per l'HIV e vi è un dato preoccupate, direi tragico: il 65 per cento delle persone che scoprono di essere affetti da AIDS conclamato non ha fatto il test; in altre parole, arriva a scoprire la propria infezione nel momento in cui è troppo tardi, persino per la cura, nella fase terminale della malattia. Perché in questo paese le persone non fanno il test? Signor sottosegretario, perché le persone non si fidano della nostra sanità, non si fidano dell'anonimato. La legge n. 135 del 1990 sull'AIDS, che tutto sommato è una buona legge, impone l'anonimato, ma questo non è un elemento capriccioso, onorevole sottosegretario, ma è l'elemento essenziale per combattere questa malattia. Infatti, se è vero che attorno a questa malattia esiste un alone di paura, se è vero che l'AIDS, come dice Susan Sonntag nel suo bellissimo libro, è la nuova metafora di morte, è del tutto vero che, purtroppo, contro ogni razionalità, quando una persona si scopre sieropositiva viene emarginata. Tutti sanno benissimo che l'AIDS non si può contrarre attraverso le normali relazioni quotidiane e i normali contatti, eppure questa consapevolezza non fa sì che le persone sieropositive siano accolte con solidarietà come sarebbe doveroso fare. Le persone sieropositive sono emarginate e spesso persino gli appartenenti ai cosiddetti gruppi a rischio subiscono un'emarginazione assolutamente intollerabile.
Per concludere questa mia illustrazione, mi riservo di aggiungere in seguito alcune considerazioni che non ho fatto in tempo a svolgere (d'altra parte l'interpellanza da questo punto di vista è chiara e mi riservo nelle conclusioni di approfondirla ulteriormente), dico che è assolutamente necessario che il Governo si impegni di più su questa materia e che, per esempio, stanzi fondi molto maggiori di quanto non sia stato fatto fin qui, perlomeno al livello di paesi come la Germania, la Francia e l'Inghilterra, e che metta al centro di questa attività le organizzazioni del volontariato che svolgono la loro funzione sussidiaria in modo insostituibile, come, per esempio, la consulta del volontariato, di cui ho fatto parte fino alla mia elezione un anno fa fin dalla sua fondazione e che ho contribuito a mettere in piedi. Quindi, si chiede un maggiore impegno, maggiori fondi, un maggiore stanziamento, meno moralismo e più capacità di intervento nell'interesse ovviamente delle persone colpite e della salute della collettività.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cesare Cursi, ha facoltà di rispondere.

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, questa


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mia risposta rispetto ai temi accennati dall'onorevole Grillini non vuole assolutamente avere una carattere esaustivo perché il tema dell'AIDS è un dramma a livello mondiale, che richiederebbe in quest'aula, così come nelle Commissioni, più tempo e disponibilità.
Quindi, avverto subito che la risposta all'interrogazione presentata è un modo per tentare di avviare un percorso da gestire insieme con chi, come il firmatario Grillini, ma anche tanti altri parlamentari, ha avuto occasione di inserire, in questo contesto, un tema così importante.
Volevo ricordare a me stesso, anche per gli atti della Camera, che lo scorso anno, l'Assemblea dell'ONU ha dedicato un'intera seduta al problema dell'AIDS e ricordo i dati drammatici che uscirono da quella Assemblea; ricordo anche che lo scorso anno ho avuto occasione di incontrare qualcuno dei partecipanti a tale Assemblea, ed i dati cui accennava l'onorevole Grillini hanno trovato una conferma. Vi sono, infatti, alcuni paesi, soprattutto africani, che superano il 30-35 per cento e che, inevitabilmente, prima o poi porteranno alla ribalta questo problema così importante. Basti pensare come non solo l'Africa in quanto tale, ma anche l'Europa, in alcuni paesi ex comunisti, sia investita dal fenomeno. Infatti, sono stato in Romania la scorsa settimana ed ho visto che cominciano a verificarsi eventi drammatici (già esistono da parecchi anni): soprattutto vi sono bambini colpiti da AIDS, dico soprattutto perché in quel paese il fenomeno droga inizia ad emergere in tutta la sua drammaticità comportando, di converso, anche gli altri problemi trattati dall'onorevole Grillini.
Volevo confermare, quindi, che questo è solamente l'avvio di un percorso; lungi da me pensare che la risposta a questa interpellanza possa esserne la conclusione. Proprio ai fini della risposta, occorre premettere che recentemente, il 14 gennaio 2002, si è insediata la nuova consulta del volontariato per la lotta all'AIDS, cui faceva riferimento l'onorevole Grillini (della quale, peraltro, ha fatto parte), ricostituita con decreto del ministro del 18 dicembre 2001. Per quanto riguarda le iniziative di informazione e prevenzione, ricordo quelle accennate nell'interpellanza: in particolare, l'utilizzo del profilattico nei rapporti sessuali, l'invito ad effettuare il test HIV, le iniziative di informazione nelle scuole, la lotta alla discriminazione verso le persone sieropositive. Ritengo quest'ultimo un fatto di informazione, ma anche di cultura: occorre, quindi, far venir meno questo steccato che, ahimè, in una società come la nostra viene sempre più costruito intorno a questo problema.
Si segnala che, come l'onorevole Grillini sa, è in corso di espletamento la gara - già avviata lo scorso anno con il ministro Veronesi - per l'appalto della prossima campagna informativa-educativa sull'infezione da HIV-AIDS, che consentirà una serie di iniziative sia di informazione, sia di comunicazione: spot televisivi e sui giornali, ma anche campagne di informazione all'interno del mondo della scuola intorno ai temi sollevati da questa interpellanza. Tale campagna sarà rivolta sia alla popolazione generale, sia agli specifici gruppi di popolazione con comportamenti a rischio, e sarà incentrata sui temi cui faceva riferimento l'onorevole Grillini. Per quanto concerne le questioni accennate dell'interpellanza, in particolare, si precisa che il finanziamento per la ricerca in Italia non è preordinato, né lo sarà in futuro per il semplice motivo che nel 2002 avrà luogo il XIV progetto di ricerca sull'AIDS, già finanziato, e che negli anni a venire non sono previste riduzioni di spesa inerenti a tali finanziamenti: tale progetto di ricerca, dunque, andrà avanti.
Nella legge finanziaria per il 2002, come è noto, non sono stati previsti specifici finanziamenti per la ricerca sull'AIDS, in quanto detta ricerca è attualmente finanziata con risorse a carico del bilancio dell'Istituto superiore di sanità; abbiamo operato una scelta di carattere tecnico-scientifico, quella cioè di porre a carico dell'Istituto superiore - vale a dire dello Stato - progetti di ricerca relativi all'AIDS. L'attenzione sull'uso del profilattico nelle iniziative di informazione è stata sempre richiamata nelle campagne informative


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che questo Ministero, dal 1988 ad oggi, ha organizzato; tale obiettivo sarà presente anche nella nuova campagna.
In analogia a quanto previsto nelle recenti campagne di prevenzione (mi pare che costituisca un dato fondamentale sul quale occorre anche impostare la nostra azione futura) anche nella prossima è programmato il coinvolgimento del Ministero dell'istruzione - cui ha fatto riferimento l'onorevole Grillini - per iniziative di prevenzione sull'AIDS, ivi comprese quelle informazioni attinenti alla trasmissione sessuale dell'HIV e alle regole igieniche da osservare a fini preventivi. In particolare, è in corso di realizzazione un progetto editoriale di informazione per la prevenzione dell'HIV-AIDS e delle altre malattie sessualmente trasmesse, destinato a tutti gli studenti. È un progetto prodotto dalla collaborazione tra i Ministeri della salute e dell'istruzione. Ho sollecitato anche la previsione di analoghe iniziative nel mondo dello sport (ho ricevuto una delega per quanto riguarda il doping che non ha nulla a che vedere con questo contesto, ma so bene quanto lo sport ne risenta), del lavoro, dei giovani, delle discoteche, vale a dire nei luoghi di maggiore aggregazione.
Il tema delle discriminazioni verso le persone sieropositive, cui precedentemente facevo riferimento sarà oggetto, oltre che della prossima campagna informativa, anche del prossimo progetto obiettivo AIDS 2002-2004 in corso di elaborazione (invito l'onorevole Grillini a leggerlo quando sarà compiuto), oltreché essere presente nel progetto obiettivo 1998-2000, quale nuova tematica rispetto ai precedenti progetti. Basterebbe solo leggere le previsioni del piano sanitario nazionale, relativamente a tale tema, che nei prossimi giorni sarà all'attenzione del Parlamento (in particolare, questo pomeriggio verrà presentato alla XII Commissione del Senato).
L'invito ad effettuare il test è un'altra delle tematiche toccate nella prossima campagna informativa, oltreché già ricordato in quelle precedenti. Non si ritiene però opportuno ricorrere al cosiddetto test «fai da te», a motivo del fatto che è necessario per un tale accertamento diagnostico il pre-counselling ed il post-counselling, attività indispensabili per poter eseguire detta accertamento. Si sceglie sempre il dato tecnico scientifico, affinché si produca un risultato il più oggettivo e testato possibile. Sono facilmente immaginabili le conseguenze che potrebbero verificarsi se fosse reso disponibile il test cui fa riferimento l'interpellanza per quanto riguarda i falsi positivi o negativi contraccolpi psicologici che il risultato determinerebbe nei soggetti che si sottopongono al test. Se, da una parte, si capisce che l'utilizzo del «fai da te» potrebbe giustificare anche l'accelerazione di certi processi, vi è, tuttavia, il rischio che, qualora non venga effettuato da persone competenti, si producano effetti negativi, soprattutto dal punto di vista psicologico.
L'invito ad eseguire il test anti HIV sarà, unitamente a quello del profilattico, il cardine della nuova campagna di informazione proprio perché oggi la disponibilità di nuovi trattamenti farmacologici in grado di rallentare lo sviluppo delle infezioni e la diagnosi dell'AIDS fanno sì che la conoscenza del proprio stato sieropositivo sia diventata ancora più importante di quanto già non lo fosse in passato.
Sui consultori autogestiti per la lotta contro l'AIDS si è dell'avviso che le convenzioni del servizio sanitario nazionale siano ora idonee ed adeguate per lo svolgimento dell'attività di prevenzione e lotta contro l'AIDS, ancorché le associazioni di volontariato abbiano in quest'ultimo decennio svolto un'importante ed insostituibili funzione per quanto riguarda la prevenzione e l'assistenza nei confronti dell'infezione da HIV-AIDS. Resta fermo che, ove tali associazioni attivino consultori autogestiti (credo che ciò sia un fatto importante) con necessaria professionalità operanti all'interno, le stesse svolgono un ruolo sussidiario rispetto a quello istituzionale del servizio sanitario nazionale che non può essere disconosciuto. Rispetto a tali associazioni vi è una certa attenzione da parte del Ministero della salute e, quindi, da parte del Governo.
Vorrei svolgere un'ultima osservazione rispetto al tema della tossicodipendenza


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accennato dall'onorevole Grillini. Ho partecipato - come egli ricorderà - alla Camera al dibattito vasto, completo e articolato che si è svolto sui tossicodipendenti relativamente al quale ogni gruppo parlamentare ha dato il meglio di sé. Ricordo anche la mozione votata dalla Camera (credo fosse lo scorso gennaio o lo scorso febbraio) che contiene una serie di utilissime indicazioni, soprattutto proposte, iniziative e percorsi operativi che non devono rimanere soltanto scritti sulla carta, come accade relativamente a tante mozioni approvate dal Parlamento; penso alla parte relativa al volontariato, alla riduzione del danno, al sistema carcerario, all'inserimento al lavoro: tutti aspetti importanti che sono stati considerati dalla mozione ogni parola della quale è stata calibrata e pesata.
L'ultimo aspetto al quale vorrei accennare, oggetto diretto di una delega conferitami, concerne gli emofiliaci. È stato costituito, attraverso il conferimento di una delega da parte del ministro, un gruppo paritetico per cercare di dare una risposta ai cittadini coinvolti in quel dramma, in quella vergogna cui abbiamo assistito. Per la prima volta nella storia di questo Parlamento e dei governi repubblicani, che, rispetto ai temi della giustizia, aspettavano sempre la famosa sentenza della Cassazione - lo dico da avvocato che attendeva la sentenza passata in giudicato -, il gruppo paritetico si è posto l'obiettivo di individuare percorsi di transazione, anche con le controparti, per evitare che quando la giustizia, i cui tempi sappiamo essere non molto celeri - dai 12 ai 15 anni -, interviene la persona colpita non sia più in vita e magari non abbia eredi.
Questo gruppo paritetico ha dunque questo obiettivo: individuare percorsi transattivi da sottoporre al Ministero del tesoro, poiché il tema delle risorse finanziarie è sempre importante.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 10,08)

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Abbiamo già dati certi: c'è già una sentenza di primo grado che ha condannato lo Stato, il ministero nel caso specifico. Si tratta di cause cominciate diversi anni fa: qualcuna è ancora al livello di corte di appello. Dobbiamo al riguardo individuare un sistema; tra l'altro questo gruppo paritetico si è dato un termine che è quello, previsto dal decreto che lo ha istituito, del 30 giugno.
La commissione al riguardo si riunirà nuovamente domani mattina e speriamo di poter addivenire, nella prossima settimana, ad una proposta da sottoporre al Ministero del tesoro, perché comunque senza risorse finanziarie non è possibile risolvere il problema.
In questo modo viene comunque dato un segnale importante, cioè che lo Stato non sottovaluta questo argomento, rispettando gli eventi drammatici che hanno colpito la gente, l'opinione pubblica ed, in particolare, le persone che hanno vissuto il dramma di entrare in ospedale e di uscirne con malattie drammatiche. Rispetto ad esse vi è l'esigenza che lo Stato ripercorra una strada di credibilità, dando a questa gente la giusta soddisfazione.
Lo stesso discorso vale anche per l'altro gruppo, quello costituito ai sensi della legge n. 210: al riguardo, vi è un problema con la regione, perché, come lei sa, parte di quelle competenze è passata alle regioni. Anche su questo aspetto ci siamo impegnati in sede di Conferenza Stato-regioni per individuare percorsi maggiormente celeri, al fine di predisporre indennizzi in tempi normali e giusti.
In conclusione, all'onorevole interpellante ricordo che si tratta dell'avvio di un percorso. Ci sono le possibilità di lavorare, partendo dalla mozione, ma anche perché il tema ci colpisce per quello che sta avvenendo in tutto il mondo, in Africa, in Europa ed in Italia.
Il dato più preoccupante è soprattutto costituito da questa indifferenza e dalla chiusura da parte di un certo tipo di cultura nei confronti di chi vive questo dramma, persone che invece vanno sostenute ancora di più.


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PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di replicare.

FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, il problema delle campagne per contrastare la diffusione dell'AIDS in questo paese e dell'attività di Governo è legato innanzitutto alla volontà politica di portare avanti un'azione decisa. Dall'altra parte, esso dipende dall'entità dei fondi stanziati.
Signor rappresentante del Governo, se lei confronta i fondi stanziati dal nostro paese con i fondi stanziati su questo versante da paesi come l'Inghilterra, la Francia e la Germania, dovrà constatare che il confronto, ahimè, è impari. Siamo a poco meno, credo, del 10 per cento di ciò che stanzia la Germania per la lotta contro l'AIDS.
Anche per quanto riguarda il rapporto con il volontariato, non si tratta di un problema di colore politico; tra l'altro, non sono a conoscenza, a parte il rappresentante dell'associazione che presiedo e che siede nella consulta del volontariato, di quale sia il colore politico degli altri componenti.
Inoltre, devo dire che questo è uno di quei terreni su cui non dovrebbe esservi polemica politica, perché qui non sono in gioco qualche voto o il consenso elettorale, ma la salute collettiva, in una vicenda che - e ho visto che lei concorda con me - è assolutamente drammatica, tragica per chi vi è coinvolto. Quindi, occorrerebbe uno sforzo maggiore.
Io sono insoddisfatto perché questo sforzo maggiore non c'è, soprattutto dal punto di vista finanziario e del coinvolgimento della popolazione. Il coinvolgimento del volontariato è fondamentale, perché è assolutamente sotto gli occhi di tutti la tendenza delle persone con comportamenti a rischio e delle persone colpite a nascondersi, a vivere nell'anonimato, a vergognarsi della propria malattia, a vergognarsi di quello che si fa e questo è il principale elemento che rema contro qualunque ipotesi di intervento efficace.
Per quanto riguarda la prevenzione e l'informazione, ripeto, a mio parere sono del tutto insufficienti. Se lei fermasse qualcuno per la strada e chiedesse come si evita l'AIDS, come si prende l'AIDS verificherebbe che la stragrande maggioranza della popolazione è ancora vagamente informata su questo problema e sa che l'AIDS è una malattia infettiva, mortale. Infatti, come lei sa, le cure non consentono di guarire, anzi vi è un paradosso: la triterapia ha svuotato gli ospedali - e questo è un fatto sicuramente positivo -, ha consentito alle persone una speranza di vita molto maggiore rispetto al passato, però vi è, innanzitutto, lo stress della cura (23 somministrazioni giornaliere sono un problema per chiunque, tant'è che il 40 per cento delle persone sieropositive in cura abbandona la terapia per motivi di stress) e poi vi è il problema della resistenza al virus, per cui il paradosso è che certamente una quantità rilevante di persone vive di più, ma vi è il rischio di trasmissione, di una potenzialità infettiva - in assenza di un'attività informativa e di prevenzione che convinca la maggior parte della popolazione a non cadere in comportamenti a rischio - di un virus resistente, perché lei sa benissimo che non esistendo, purtroppo, una cura definitiva, questi farmaci finiscono per creare virus resistenti.
Allora, occorrerebbe un'azione di contrasto molto più forte. La mia richiesta è che vi sia un impegno maggiore, più severo, più deciso, più consistente, non solo a livello di finanziamenti, non solo a livello di campagna. A me fa piacere che la campagna sia stata ereditata dal precedente Governo, dal ministro Veronesi, a cui vanno i miei sentimenti di stima e di amicizia per ciò che ha fatto, che è stato apprezzato dalla popolazione, perché sapete bene che era il ministro del precedente Governo con il maggior indice di gradimento, sia per la sua capacità di intervenire sui problemi sanitari del paese sia per la sua natura laica e liberale.
Ebbene, sulla questione dei preservativi, ad esempio, io sono convinto che dovrebbe esservi un'azione di Governo per ridurne drasticamente il prezzo. Noi abbiamo il prezzo più alto di Europa ed è


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intollerabile, perché un profilattico costa pochissimi centesimi alla produzione - circa 40 lire - ed arriva nelle nostre farmacie a due euro, 2 euro e mezzo. È veramente una cosa inspiegabile ed intollerabile e per le giovani generazioni, che sono i gruppi a maggiore rischio, sono prezzi proibitivi. Dovrebbe, quindi, esservi un'azione del Governo per calmierarne i prezzi e per favorirne la distribuzione gratuita nei luoghi a maggior rischio. Per esempio, lei ha fatto riferimento all'attività sportiva: si tratta di uno dei luoghi in cui dovrebbe esservi un accesso gratuito a questi strumenti di prevenzione, al di là di ciò che uno pensa: uno può pensare quello che vuole, sotto il profilo morale, sulla sessualità e via dicendo, però prima di tutto viene la salute collettiva.
A proposito, mi consenta una battuta a proposito di sport: la FIFA ha vietato il bacio fra i calciatori. Questo la dice lunga sull'ignoranza che esiste anche tra le principali organizzazioni sportive, perché si sa benissimo che non è il bacio che trasmette l'AIDS.
Per quanto riguarda la questione del test, a mio avviso, il Governo dovrebbe promuovere il test day (lei stesso ha sottolineato l'importanza del test, poiché conoscere il proprio stato sierologico in tempi ragionevolmente precoci consente un intervento terapeutico più efficace). Il test day - tenutosi, con grande successo, il 27 giugno di un anno fa negli Stati Uniti - ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione ed informarla sui centri che praticano il test, sui reparti infettivi a cui è possibile rivolgersi in condizioni di anonimato e di sicurezza.
Per quanto riguarda il volontariato, l'Istituto superiore di sanità, da tempo, ha avanzato la proposta di affidare la gestione dei telefoni verdi nazionali direttamente all'organizzazione del volontariato, con convenzioni nazionali. A me fa piacere che il Governo ritenga fondamentale la collaborazione con il volontariato ed importante che, laddove esistono i consultori autogestiti, questi siano riconosciuti ad abbiano una possibilità di convenzionarsi (già qualcuno è convenzionato con le regioni). Tuttavia, dovrebbe esserci un protocollo nazionale che il Ministero della sanità realizza con le organizzazioni del volontariato per la gestione di questi consultori autogestiti. Ad essi la popolazione si rivolge molto volentieri perché si fida maggiormente. Esiste, dunque, un problema di fiducia. Vorrei richiamare l'esempio dell'organizzazione degli omosessuali, nella quale ho lavorato e lavoro; i gay si rivolgono più volentieri ai consultori autogestiti rispetto a qualunque ospedale, dove esiste la giungla, onorevole sottosegretario. In alcuni ospedali, infatti, vi è la possibilità di fare il test anonimo, mentre in altri occorre la richiesta del medico. È chiaro che, a tal punto, si deve pagare il ticket, indicare il nome ed il cognome e via dicendo, cosa che la legge n. 135 non prevede. Bisognerebbe, dunque, rimettere ordine in questa materia, chiedendo a tutti di rispettare la legge che la disciplina.
Quindi, da questo punto di vista, credo che andrebbe riconosciuto un ruolo decisamente più incisivo alla consulta, la quale, come dice il nome, ha un ruolo consultivo (peraltro, anche la Commissione AIDS ha un ruolo consultivo).
Un'ultima questione mi sta particolarmente a cuore. L'AIDS ha alcune particolarità.

PRESIDENTE. Onorevole Grillini...

FRANCO GRILLINI. È l'unica malattia, onorevole sottosegretario, per la cui definizione viene data importanza a chi la contrae e non alle modalità di trasmissione. Si guardi, ad esempio, alla classificazione - che, con intenzione volutamente molto critica, definirei demenziale - dell'Organizzazione mondiale della sanità: nel classificare la malattia, al primo posto tra i soggetti a rischio, figurano gli omosessuali, i quali sembrerebbero a rischio in quanto tali; seguono tossicodipendenti e omosessuali tossicodipendenti; al quarto posto, compaiono emofiliaci e trasfusi; infine, si arriva agli eterosessuali (che, in questo momento, rappresentano il veicolo di maggiore trasmissione, anche perché


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sono la maggioranza), con riferimento ai quali si parla, però, di contatto eterosessuale, dando rilevanza al mezzo di trasmissione.
Dunque, gli omosessuali sono a rischio in quanto tali, mentre gli eterosessuali sono a rischio in quanto vi sia un contatto. Questo è veramente demenziale! Si sa benissimo che non è così! La mia è una richiesta veramente pressante: definire una malattia per cosiddetti gruppi a rischio significa indurre discriminazione e razzismo. La malattia dovrebbe essere definita, come tutte le malattie infettive, per le sue modalità di trasmissione: rapporti sessuali non protetti (e non v'è alcuna differenza tra rapporti omosessuali ed eterosessuali), siringhe infette e trasmissione verticale, da madre a figlio, durante il parto.
Se avessimo una classificazione di questo tipo, probabilmente già questo aiuterebbe a far crescere la consapevolezza della popolazione nella lotta all'AIDS. Quindi, signor sottosegretario, bisogna attivare una collaborazione tra tutte le persone di buona volontà disposte a lavorare su questo terreno per contrastare quella che ormai è diventata la malattia dei poveri, la malattia del terzo mondo, la malattia dell'ignoranza e, purtroppo, la malattia della discriminazione.
Quindi, sollecito il Governo ad un maggiore impegno, ad un più stretto rapporto con il volontariato e, soprattutto, a stanziare fondi maggiori: un preservativo costa 40 lire, un malato di AIDS può costare allo Stato anche 500 mila euro.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 11.

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