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PRESIDENTE. Avverto che le interpellanze urgenti Deiana n. 2-00263 e Cima n. 2-00265, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di LAURA CIMA. Il senso delle due interpellanze, e della nostra in particolare che ha qualche elemento in più che vorrei sottoporre all'attenzione del Governo per la risposta, è quello di portare all'attenzione della Camera un fatto grave, secondo tutti i deputati Verdi che hanno sottoscritto l'interpellanza stessa. Il fatto riguarda 126 ragazze nigeriane, di cui 36 giovanissime prostitute-schiave, su un totale di 50 prelevate in Sardegna durante una retata delle forze dell'ordine, che sono state trasferite nel centro di detenzione temporanea di Serraino Vulpitta a Trapani, destinato agli immigrati clandestini. Peraltro, mille cittadini trapanesi avevano firmato un appello per ottenere la loro liberazione, anche ai sensi dell'articolo 18 del testo unico dell'immigrazione, ed avevano già attivato i contatti con gli enti locali per inserirle in programmi di protezione sociale. Nonostante ciò e nonostante il fatto che una parte di loro avesse richiesto espressamente di avere asilo politico, le ragazze sono state trasferite a Milano e, da lì, rimpatriate velocemente a Lagos, in Nigeria.
un mancato rispetto dell'articolo 18 e del diritto di asilo e, soprattutto, una sensibilità nulla di fronte ai rischi che questi immigrati rimpatriati corrono al loro ritorno.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Balocchi, ha facoltà di MAURIZIO BALOCCHI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispondo congiuntamente alle interpellanze urgenti delle onorevoli Deiana e Cima, che pongono all'attenzione del Governo il problema del rimpatrio in Nigeria di numerose immigrate clandestine avvenuto nei giorni scorsi.
NICHI VENDOLA. Falso!
MAURIZIO BALOCCHI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Come testimoniato da un avvocato del foro di Pescara, il quale in un'istanza del 28 febbraio al prefetto di Trapani ha dichiarato di essere stato contattato telefonicamente dalle predette cittadine nigeriane. Grazie a tali contatti, lo stesso legale ha potuto richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato per otto ragazze; successivamente, sono state presentate ulteriori sette richieste analoghe per un totale di quindici il cui iter di riconoscimento è ancora in corso. Le predette quindici cittadine nigeriane non sono state ovviamente allontanate dal territorio nazionale e, nelle more della definizione del procedimento, sono state dimesse dal centro lo stesso 28 febbraio, con invito a presentarsi presso la questura di Trapani per i successivi adempimenti. Nello stesso giorno le altre cittadine riconosciute nigeriane dai rappresentanti del consolato di quel paese sono state, invece, trasferiti a Roma per il rimpatrio, avvenuto il giorno successivo.
PRESIDENTE. L'onorevole Vendola ha facoltà di NICHI VENDOLA. Signor Presidente, è difficile essere soddisfatti, intanto dinanzi al tenore burocratico di questa risposta, la quale dimostra di non avere alcuna consapevolezza dei valori in gioco e delle tragedie che si consumano, a volte, all'ombra di atteggiamenti che appaiono ordinariamente repressivi.
nelle loro povere, poverissime terre di appartenenza e vendute sui mercati occidentali.
del Governo avesse un po' di tempo e di pazienza per non leggere semplicemente alcuni racconti di questura, ma i racconti di questi drammi dalla viva voce dei protagonisti, forse qualcuno potrebbe cominciare a vergognarsi (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di LAURA CIMA. Signor Presidente, non sono assolutamente soddisfatta da quanto affermato dal Governo in quest'aula. Sono anche molto preoccupata perché mi pare non vi sia assolutamente consapevolezza del fatto che le violazioni della nostra normativa, del diritto internazionale, dei diritti umani, ma soprattutto i drammi (non voglio ripetere l'appassionato intervento dell'onorevole Vendola che sottoscrivo totalmente) si giocano sotto queste decisioni brutali del nostro Governo.
L'onorevole Vendola ha facoltà di
La nostra preoccupazione è che il rimpatrio equivalga ad una condanna a morte perché il paese è quello dove si applica la sharia, e dove è in sospeso - solo per la grossa pressione internazionale che vi è stata - la lapidazione di Safiya.
Quindi, le ragazze rischiano la vita, un'ulteriore carcerazione o di tornare vittime delle stesse organizzazioni che le hanno fatte arrivare in Italia. Per di più, come dicevo, alcune di loro avevano presentato espressamente (o espresso la volontà di presentare) la richiesta di asilo politico. A questo, si aggiunge il fatto che, qualche giorno fa, centottanta cittadini cingalesi - e questo è un elemento in più rispetto all'interpellanza precedente -, sbarcati sulle coste siciliane a più riprese nei giorni scorsi, sono stati rimpatriati, nonostante alcuni di questi avessero anche chiesto asilo politico.
Anche in questo caso, nel paese dove sono stati rimpatriati la situazione risulta molto grave perché sappiamo che nello Sri Lanka è in corso una guerra civile e i cittadini di etnia tamil rimpatriati rischiano la vita al loro rientro. Per di più, l'affermazione recente del Ministero della giustizia, circa l'intenzione di procedere al rimpatrio di 17.000 extracomunitari detenuti nelle carceri italiane, crea un clima di grossa preoccupazione, che ha spinto molte associazioni che lavorano con queste persone e su questi temi a mobilitarsi.
C'è anche un appello del Forum sociale che, peraltro, accusa il ministro Scajola di anticipare illegittimamente, attraverso questi rimpatri, l'applicazione del disegno di legge Bossi-Fini che è ancora in discussione e deve ancora arrivare nel nostro ramo del Parlamento. Quindi, si tratta di una illegittima anticipazione della legge,
Quindi, con la nostra interpellanza chiediamo se il Governo ci possa fornire dati precisi rispetto ai seguenti quesiti: se gli extracomunitari ospiti dei centri di permanenza, prima di essere rimpatriati come le ragazze nigeriane e i cingalesi, siano stati messi in grado di avanzare richieste di asilo ai sensi delle nostre normative nazionali e di quelle internazionali in vigore, se la commissione per i rifugiati si sia espressa o abbia avuto modo di esprimersi, prima che avvenisse il rimpatrio, in merito alle istanze di asilo presentate dai cittadini che hanno avuto la possibilità di farlo e quali decisioni abbia adottato in merito e se l'esecutivo stia valutando con la dovuta attenzione il rischio che corrono i rimpatriati una volta ritornati nel loro paese.
Al riguardo, riferisco che lo scorso 1o marzo sono state rimpatriate trentacinque cittadine nigeriane con volo di linea partito dall'aeroporto di Fiumicino ed altre centoventisei della stessa nazionalità con volo speciale partito dall'aeroporto di Malpensa.
Per quanto riguarda le prime, esse facevano parte di un gruppo di cinquantasei extracomunitarie, fermate in Sardegna nell'ambito di operazioni di polizia finalizzate all'individuazione di stranieri irregolarmente presenti nel territorio nazionale ed espulse con decreto del prefetto di Cagliari. Del gruppo, cinquantatré donne avevano dichiarato di essere di cittadinanza nigeriana. In esecuzione del successivo decreto di trattenimento, espresso dal questore di Cagliari, convalidato dall'autorità giudiziaria, l'intero gruppo è stato trasferito il 19 febbraio presso il centro di permanenza temporanea e di assistenza di Trapani, al cui interno hanno potuto fruire di una ampia assistenza, anche grazie agli interventi e alle iniziative della Caritas diocesana.
Tra l'altro, alle ospiti è stata consegnata la carta dei diritti del centro che illustra i diritti e le facoltà esercitabili dagli stranieri trattenuti. Inoltre, tutte sono state poste in condizioni di comunicare con l'esterno sia attraverso i propri telefoni cellulari sia attraverso i telefoni pubblici presenti nella struttura con schede telefoniche distribuite, nonché attraverso le utenze fisse del centro messe a disposizione. Risulta, perciò, infondata la denuncia di quelle associazioni che hanno lamentato impedimenti o, addirittura, l'impossibilità per le persone trattenute di contattare i propri legali ai fini della domanda di asilo. Le cittadine nigeriane hanno potuto contattare i legali.
Per quanto concerne, poi, le 126 cittadine nigeriane rimpatriate con voto speciale in partenza dall'aeroporto di Malpensa, comunico che le stesse sono state trattenute nel centro di permanenza di Milano ove erano state accompagnate a seguito di provvedimenti di espulsione adottati da diverse questure d'Italia. Anche in tal caso le persone trattenute hanno potuto avere contatti con l'esterno, tanto è vero che ventotto cittadine nigeriane hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato e perciò non sono state rimpatriate. Preciso, inoltre, che ulteriori sei cittadine nigeriane facenti parte di questo gruppo non sono state allontanate: due perché non riconosciute come cittadine nigeriane, due per motivi di salute e due perché ammesse allo speciale programma di protezione sociale previsto dall'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione.
In generale, devo comunque dire che il rimpatrio di cittadini nigeriani avviene con frequenza pressoché quotidiana, a seguito dell'azione di provvedimenti di definitivo allontanamento dal territorio nazionale. Dal 1998 ad oggi, sono stati complessivamente rimpatriati 987 cittadini di tale nazionalità, in prevalenza donne. L'attività identificativa di queste persone avviene di regola con la collaborazione del personale delle rappresentanze diplomatiche di quel paese in Italia.
In merito, poi, al permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, il questore rilascia il citato permesso su proposta o, comunque, previo parere favorevole del procuratore della Repubblica, nei casi in cui è iniziato un procedimento penale relativo a fatti di violenza o di grave sfruttamento, nonché su proposta dei servizi sociali degli enti locali o delle associazioni e degli enti convenzionati che abbiano rilevato la situazione di violenza o di grave sfruttamento nei confronti dello straniero. Il rilascio di detto permesso presuppone, comunque, la formale adesione dello straniero ad un programma di assistenza e di integrazione sociale, adesione che, nel caso in esame, si è verificato soltanto per due donne.
Per quanto riguarda i centottanta cittadini cingalesi, cui fa riferimento l'interpellanza dell'onorevole Cima, preciso che ne sono stati rimpatriati soltanto 109, con volo speciale partito il 4 marzo dall'aeroporto di Fiumicino; altri 71 di presunta etnia tamil sono stati, invece, accompagnati presso il centro di permanenza temporanea ed assistenza di Foggia per le procedure connesse alla domanda dell'asilo, che essi hanno dichiarato di voler presentare con l'assistenza dell'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. Faccio presente, inoltre, che il relativo volo speciale fa seguito ad altri due, organizzati negli ultimi due anni, che hanno portato al rimpatrio, in totale, di 201 cittadini cingalesi.
Dai dati che ho esposto emerge che, anche nelle ipotesi segnalate dalle interpellanze di stranieri ospitati nei centri di permanenza temporanea e di assistenza, essi hanno avuto piena possibilità di proporre domanda di asilo e che la loro dichiarazione in tal senso ha sospeso la procedura di espulsione dal territorio nazionale, confermando la tradizionale ospitalità del nostro paese nei confronti di coloro che si dichiarano rifugiati.
Naturalmente, si tratta di vigilare affinché gli strumenti ideati a tutela di questi ultimi non si trasformino in scappatoie per eludere la normativa di contrasto all'immigrazione illegale. Comunque, assicuro che il Ministero dell'interno non procede al rimpatrio di clandestini o di stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, qualora sussistono fondati motivi di ritenere che vi siano comprovati rischi per la loro incolumità nel paese di origine.
Qui, nella politica si stanno verificando dei fatti nuovi nei confronti di un problema serio e di una grande questione sociale, come quella dell'immigrazione. È curioso che questa mattina noi, voi, il Parlamento abbia votato con una certa pomposa solennità un provvedimento propagandistico di modifica dell'articolo 51 della Costituzione, per mettere in rilievo il tema della parità, delle condizioni di parità tra uomini e donne.
Dietro questa vicenda delle prostitute nigeriane, c'è una storia di proporzioni bibliche, di espropriazioni di diritti, di voce, di dignità, di queste donne che sono oggetto di una doppia, tripla e quadrupla violenza: sono oggetto della violenza dei mercanti di carne umana, di chi le schiavizza, di chi le inserisce nei circuiti dei marciapiedi occidentali e dei marciapiedi italiani. C'era quell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano, che provava ad aprire un percorso che non fosse di doppia colpevolizzazione e di doppia penalizzazione per chi già aveva tanto sofferto, ma fosse il tentativo di trovare una via di emancipazione da quella condizione di schiavitù. Invece, qui si procede a operazioni sommarie: in Sardegna, in Puglia, in Calabria. Un dispiegamento straordinario di forze di polizia compie quelle che noi abbiamo chiamato operazioni di deportazione di centinaia e centinaia di immigrati delle più varie etnie.
Qualche volta la commissione istituita presso il Ministero dell'interno, che si occupa di vagliare le richieste dei rifugiati, va in trasferta in talune di queste località. È stata a Lecce e a Crotone. Certo, non hanno molto tempo, talvolta, neppure per accorgersi dei segni, delle cicatrici e delle torture sui corpi di taluni di questi immigrati. Fanno anche fatica a distinguere cosa significhi essere curdo in terra turca, cioè in una nazione in cui persino una nostra collega parlamentare è stata arrestata per aver adoperato la lingua curda, cosa che è vietata in quella nazione; certo, si fa fatica a distinguere per uno che provenga dallo Sri Lanka la connotazione etnica ed è difficile capire con quali criteri si valuti se uno è tamil o non è tamil e cosa rischi tornando a casa. Centoventi poliziotti per centoventi immigrati!
Signor Presidente, le so queste cose, perché alcuni di noi hanno passato giorno e notte a cercare di impedire che operazioni barbariche potessero giungere a compimento. Signor sottosegretario, abbiamo ricevuto decine e decine di telefonate da poliziotti che ci raccontavano della loro vergogna per essere impegnati in operazioni che non si sono fatte in queste proporzioni e brutalità neppure nei confronti di grandi gruppi mafiosi.
Abbiamo ricevuto le telefonate degli avvocati, i quali ci hanno informato che, mentre è permesso loro di recarsi in carcere per poter assistere persone comunque imputate di reati, viene impedito di poter entrare in questi che, con il pudore del legislatore, si sono chiamati centri di trattenimento temporaneo ma che, a tutti gli effetti, sono dei lager dove la gente viene trattenuta senza nessuna imputazione specifica.
Questo è il punto; diritti umani vengono violati in Italia perché la Convenzione europea per i diritti dell'uomo impedisce le espulsioni collettive. Bisogna vagliare caso per caso, invece noi siamo dinanzi ad espulsioni collettive. La Convenzione europea per i diritti dell'uomo impedisce che possano essere rimpatriate persone che, tornando nel paese di appartenenza, rischiano trattamenti inumani, la persecuzione, talvolta la morte. È inutile animare discussioni, a volte emotive, attorno a singoli casi che colpiscono l'opinione pubblica e poi far finta di non sapere che alcune decine o centinaia di donne nigeriane rischiano di essere lapidate una volta rimpatriate; oppure far finta di non sapere che, quand'anche non fosse applicata la sharia, la legge islamica, rischiano molto anche per il semplice reato di emigrazione clandestina, cioè per essere state sostanzialmente comprate lì
Vi è la complicità del Governo italiano nei confronti di regimi repressivi che violano - anche secondo i rapporti di Amnesty International e la conoscenza che ognuno di noi ha di quei regimi (penso alla Turchia, allo Sri Lanka, alla Nigeria) - i diritti umani; si è complici di violazioni di diritti umani, non so come dirlo.
Consiglierei a qualche signore del Governo di entrare in contatto con l'Agenzia delle Nazione Unite, con l'Alto commissariato che si occupa proprio del problema dei rifugiati. Ciò per assistere al lavoro ansioso e drammatico che svolgono in queste ore, in questi giorni per cercare di porre un argine a questa brutalità che serve semplicemente al signor ministro dell'interno per poter fare le sue conferenze stampa e presentare il bollettino delle espulsioni, come si trattasse del trionfo della legalità e della sicurezza.
Ormai in Italia i telegiornali poco raccontano del fatto che la gente torna a morire di morte violenta a Lamezia Terme come a Caserta. Forse per un rito esorcistico i temi della sicurezza sono improvvisamente spariti e l'unica cosa che funziona è la narrazione eroica, una specie di epopea efficientista, relativa all'espulsione dei più poveri, dei cosiddetti dannati della terra.
Vi è violazione dei diritti umani e violazione delle norme dello Stato di diritto. Penso che una situazione del genere, che prelude alla votazione di quella infame legge sull'immigrazione che assomiglia tanto alle più infauste e note leggi razziali, non si possa accettare.
Signor Presidente, la cosa ridicola è che, contemporaneamente, tutte le regioni italiane lanciano un allarme. Non siamo noi - la gente che fa paura all'onorevole Ascierto - a lanciare questo allarme o sono le associazioni imprenditoriali, l'associazione degli industriali, le associazioni di categoria. Tutte queste associazioni affermano che vi è un danno crescente all'economia dovuto proprio a questi interventi repressivi che inibiscono la presenza di lavoratori extracomunitari sui nostri territori.
Sentire il collega dell'onorevole Balocchi, il sottosegretario Mantovano, dichiarare (come risulta dalla stampa della mia regione, la Puglia), di voler chiedere a Maroni - con il cappello in mano - una quota in più di immigrati, di extracomunitari perché la produzione agricola in Puglia si è ridotta del 40 per cento (l'anno scorso già le quote erano ristrette) e non vi è nessuno quest'anno disposto a raccogliere i pomodori, è ridicolo. In primo luogo, è ridicolo che di essere umani si parli soltanto come se fossero «numeretti» di tabelline e statistiche del contabile e dell'economista. L'effetto di questo furore demagogico di chi si inventa un'invasione di questi extraterrestri («extraqualcosa»), di extracomunitari comporta anche un danno secco all'economia. Contemporaneamente, dentro questo danno secco all'economia si consumano troppe tragedie.
Noi, che siamo un popolo che ha dato alla storia delle emigrazioni la possibilità di dar luogo a libri e film (siamo infatti un popolo di emigranti), dovremmo far funzionare la memoria e capire che quello che sta accadendo è sciocco dal punto di vista degli interessi del paese ed anche cattivo, molto cattivo, signor Presidente, dal punto di vista della tutela di quei valori fondamentali che, evidentemente, il Ministero dell'interno, dietro la politica di questo Governo, intende violare per motivi elettoralistici e propagandistici.
Per tali motivi, la nostra insoddisfazione espressa nel voto di quest'Assemblea è soltanto il sintomo, l'annuncio di una battaglia di opposizione che riguarda la politica, ma anche la civiltà complessiva di questo paese, che faremo nei confronti del disegno di legge Fini-Bossi. Personalmente ritengo che, se esistesse nel vocabolario qualche parola per poter raccontare l'indignazione che si prova vivendo da vicino (come ho fatto nelle ultime due settimane) queste problematiche, guardando in faccia quelle persone, ascoltando quei poliziotti, quegli avvocati, se qualcuno dei membri
Ovviamente i Verdi rivendicano - è stato sempre in prima fila - il fatto che siamo su un pianeta dove ognuno ha libertà di movimento. Se il Governo dispone una regolamentazione dell'immigrazione, è necessario tenere conto sia delle esigenze umane, sia anche delle esigenze economiche (che peraltro, come già sottolineato precedentemente, sono forti e pressanti). La preoccupazione è che l'anticipazione di questa legge, che combatteremo fino in fondo, crea una situazione di violazione gravissima che il Governo pare non avere alcuna volontà di considerare e non tocca minimamente anche la parte dello Stato che si ribella. L'onorevole Vendola prima citava lo scandalo di alcune forze dell'ordine che sono state costrette a utilizzare queste modalità di espulsione veramente vergognose e che il Governo sta usando a fini totalmente propagandistici.
Non possiamo che riaffermare la nostra volontà di porci al fianco di chi avverte problemi veramente gravissimi, indotti da un modello di sviluppo vergognoso (che cerchiamo di combattere continuamente, perché ognuno avrebbe diritto di poter vivere liberamente nel proprio paese senza morire di fame), da un modello - visto che è stato approvato il disegno di legge costituzionale recante modifica dell'articolo 51 della Costituzione e domani è l'8 marzo - di sfruttamento vergognoso, anche dal punto di vista sessuale, dei problemi legati alla necessità di sopravvivenza delle donne provenienti da quei paesi. A fronte di ciò si manifesta una totale insensibilità del Governo nella prassi quotidiana ma, soprattutto, una volontà politica (che combatteremo fortemente) che ci porta alle barbarie.


