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E)
Serraino Vulpitta di Trapani: le donne sono «prostitute-schiave» reclutate nei villaggi più poveri del Paese africano e vendute al racket internazionale della prostituzione;
legittima dell'applicazione della legge Bossi-Fini, non ancora approvata definitivamente dal Parlamento -:
venerdì 1o marzo 2002 sono state rimpatriate nel loro Paese d'origine, la Nigeria, prima da Fiumicino in 35 e più tardi le altre da Malpensa, 126 immigrate clandestine, dopo che erano state espletate le pratiche per il rimpatrio immediato;
molte di loro erano state prelevate durante una retata in Sardegna e, successivamente, recluse per due settimane all'interno del centro di detenzione temporanea
il dipartimento di pubblica sicurezza ha reso noto che 27 immigrate, trattenute come le altre 126 nel centro, sono rimaste a terra perché hanno presentato richiesta di asilo politico e altre 6 donne non sono state rimpatriate perché in stato di gravidanza o per motivi di salute, che si aggiungono ad altre 15 che avevano già presentato richiesta d'asilo: toccherà all'apposita commissione per i rifugiati, istituita presso il ministero dell'interno, il compito di esaminare nei prossimi giorni le istanze presentate dalle nigeriane;
l'odissea delle giovani prostitute africane - probabilmente vendute ai trafficanti dalle loro stesse poverissime famiglie per pochi spiccioli - rischia di concludersi in patria con la morte: nel loro Paese, infatti, la «colpa» di aver abbandonato la propria terra e di essere cadute nel circuito della prostituzione internazionale si paga spesso con la morte;
portandosi addosso il marchio infamante della prostituzione, le ragazze, provenienti da piccoli villaggi dove vige la legge islamica (quella stessa che ha provocato la condanna a morte di Safyah, accusata di adulterio, proprio in una regione nel nord della Nigeria), rischiano in patria la lapidazione, ma non è l'unico grave pericolo che le aspetta: se anche sfuggissero al rigore della legge islamica, tornando in Nigeria le donne finirebbero comunque, con l'accusa di emigrazione clandestina, dritte in carcere, da dove corrono il rischio di cadere nuovamente nelle mani degli sfruttatori che le hanno ridotte in schiavitù, essendo questi gli unici in grado di pagare la somma di denaro per la cauzione;
nei giorni scorsi, temendo per la vita delle giovani donne, numerose petizioni, sottoscritte da un migliaio di cittadini, e moltissimi appelli erano stati inviati sia al prefetto di Trapani sia al Ministro dell'interno, affinché si evitasse il rimpatrio forzato;
«Confidando nella pietas del dottor Sodano - hanno scritto i promotori dell'appello - avevamo chiesto che fosse data alle sventurate l'opportunità di accedere allo speciale permesso di soggiorno, previsto dall'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, in base al quale non è necessario che la donna denunci i suoi sfruttatori, ma è sufficiente che essa dichiari la propria volontà di sottrarsi all'organizzazione che la sfrutta e di voler usufruire di un programma di recupero promosso da un ente locale o da associazioni, per evitare il rimpatrio»; ma lapidaria è stata la risposta proveniente dalla prefettura di Trapani: «Ci siamo limitati ad applicare la legge, il prefetto ha fatto solo il proprio dovere»;
è stato inoltre denunciato dalle associazioni «Senzaconfine» e Asgi che a molte di loro è stato impedito di contattare gli avvocati e di poter chiedere asilo, come le poche rimaste al centro di detenzione; non hanno potuto così avviare un percorso di reinserimento sociale per uscire dalla prostituzione attraverso l'opera di Vivian Wiwoloku, pastore evangelico nigeriano, che a Palermo attraverso il suo lavoro ha recuperato 78 ragazze che ora lavorano legalmente e stabilmente;
nessuna garanzia è stata data alla loro vita e alla loro libertà neanche dal console nigeriano, rappresentante dello Stato in Italia, che, dopo averle incontrate, ha dato il nulla osta per il loro rimpatrio;
ancora una volta, a parere degli interpellanti, questo rimpatrio viola la legalità, nazionale e internazionale: in particolare, risultano violati il divieto di deportazione, che in questi casi dovrebbe scattare automaticamente, come sancito dalla convenzione di Ginevra firmata anche dall'Italia, e il divieto di espulsione, sancito, oltre che dalla convenzione di Ginevra, dalla legge italiana stessa;
a parere degli interpellanti, in ciò che è avvenuto si ravvisa un'anticipazione il
se non ritenga che quanto è avvenuto sia in aperta violazione dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione;
se questa operazione rientri in un piano operativo più vasto delineato dal ministero dell'interno, di cui si chiede di conoscere obiettivi e modalità, e se non siano stati violati i diritti di soggetti tutelati dalla legge.
(2-00263)
«Deiana, Giordano, Mascia, Titti De Simone, Vendola».
(5 marzo 2002)
126 ragazze nigeriane, fra le quali trentasei giovanissime prostitute-schiave, su un totale di cinquanta prelevate in Sardegna durante una retata delle forze dell'ordine, sono state trasferite nel centro di detenzione temporanea di Serraino Vulpitta a Trapani, espressamente destinato agli immigrati clandestini, e in seguito trasferite a Milano, da dove sembra siano state velocemente rimpatriate a Lagos, in Nigeria;
il loro rimpatrio equivale a una condanna a morte (il Paese è lo stesso in cui si applica la sharia, cioè la legge islamica, secondo la quale è stata condannata a morte, attraverso la lapidazione, Safiya, il cui caso è già stato oggetto di precedenti atti di sindacato ispettivo) o a un'ulteriore carcerazione, con il concreto rischio di tornare vittime delle stesse organizzazioni che le hanno fatte arrivare in Italia;
quattordici di esse, che avevano espresso la volontà di presentare la richiesta di asilo politico, pare non siano state messe in grado di esercitare il loro diritto;
è notizia di ieri che 180 cittadini cingalesi, sbarcati sulle coste siciliane a più riprese nei giorni scorsi, siano stati rimpatriati, nonostante alcuni di essi avessero chiesto asilo politico: nello Sri Lanka è in corso la guerra civile e i cittadini di etnia tamil rimpatriati rischiano la vita al loro rientro;
recentemente il Ministro della giustizia ha affermato che è intenzione del Governo procedere al rimpatrio dei 17.000 extracomunitari detenuti nelle carceri italiane -:
se tutti gli extracomunitari «ospiti» dei centri di permanenza siano stati messi in grado di avanzare richiesta di asilo, ai sensi delle vigenti normative nazionali e internazionali;
se la commissione per i rifugiati si sia già espressa in ordine alle istanze di asilo presentate da quei cittadini extracomunitari, che hanno eventualmente avuto la possibilità di farlo, e quali decisioni abbia adottato nel merito;
se il Governo, alla luce dell'intensificarsi delle operazioni di rimpatrio, che agli interpellanti appare indiscriminato, stia valutando con consapevolezza la posizione di quegli extracomunitari che, una volta ritornati nei loro Paesi, rischiano di perdere la vita o di essere imprigionati e torturati.
(2-00265)
«Cima, Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Lion, Zanella».
(5 marzo 2002)