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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Castagnetti ha facoltà di PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, la mia non sarà una vera e propria illustrazione. Anzi, colgo l'occasione per dichiarare fin da ora, anche a nome degli altri colleghi interpellanti, che rinunciamo alla replica perché, secondo noi, a questa interpellanza urgente avrebbe dovuto rispondere il Presidente del Consiglio o il ministro degli esteri. Mi dispiace che nella fattispecie le due funzioni coincidano con la stessa persona; non è colpa nostra se il Presidente del Consiglio e il ministro degli esteri, nelle sue due vesti, ha ritenuto di non essere presente, giudicando irrilevante la questione che noi abbiamo sottoposto.
ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Grazie, Presidente. Prima di ascoltare la risposta del Governo e la replica degli interpellanti, vorrei sottolineare che mi pare assolutamente singolare (e comunque non corrispondente agli articoli 138 e 138-bis del regolamento, che riguardano le interpellanze) che si possa permettere un atteggiamento di disprezzo delle istituzioni e del dovere (non si tratta di una cortesia) che il Governo sta assolvendo nel rispondere puntualmente alle interpellanze - nei tempi previsti, dopo ventiquattr'ore - attraverso il ministro competente, l'onorevole Carlo Giovanardi: egli sta assolvendo al suo compito con precisione ed autorevolezza.
PIERO RUZZANTE. E nella passata legislatura?
ELIO VITO Non è stata presentata un'interpellanza su una questione di merito (ad esempio l'economia o i lavori pubblici, alle quali dovrebbero rispondere rispettivamente il ministro dell'economia o delle infrastrutture); l'interpellanza di cui stiamo discutendo verte su una questione politica che riguarda i rapporti tra Governo e Parlamento ed è presente il ministro preposto a tale materia. Presidente, credo che la strumentalità della questione avanzata non possa essere davvero ammessa nel nostro dibattito.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Grazie, Presidente. Vorrei avanzare una questione che riguarda i profili regolamentari. Credo sia scorretto da parte del presidente del principale gruppo del Parlamento, del principale gruppo di maggioranza che sostiene il Governo, affermare che le questioni che sono state sollevate attraverso l'interpellanza Rutelli n. 2-00262, sottoscritta da tutti i capigruppo dell'Ulivo e di cui sono cofirmatario, siano di tipo strumentale.
ELIO VITO. Proprio così!
MARCO BOATO. ...(saremmo noi, gli interpellanti) erano gli aggrediti e viceversa.
Conosciamo le vicende dei Promessi sposi. Sono pagine letterarie che disegnano ciò che ora sta avvenendo.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, non le posso dare la parola perché su un richiamo al regolamento, ai sensi dell'articolo 41 del regolamento stesso, possono parlare, dopo il proponente, soltanto un oratore contro ed uno a favore. L'onorevole Boato ha già parlato contro, quindi, se lei intende parlare a favore, le posso concedere la parola. Tuttavia, non credo che lei voglia parlare a favore dell'intervento dell'onorevole Vito.
RENZO INNOCENTI. No, questo proprio no.
PRESIDENTE. Allora non le possono concedere la parola perché l'articolo 41 del regolamento, lo ripeto, consente, su un richiamo al regolamento, di dare la parola solamente ad un oratore contro e ad uno a favore.
la Presidenza lascia ai gruppi e, ovviamente, anche alla sensibilità del Governo. Per quanto riguarda la questione regolamentare, faccio presente che la presenza del ministro Giovanardi, per questa Presidenza, è perfettamente regolare e legittima, in quanto il regolamento, come anche la prassi consolidata dell'Assemblea, non prescrive che debba essere necessariamente presente il ministro che abbia la delega o il Presidente del Consiglio. Sotto il profilo procedurale manca quindi un'indicazione in tal senso. Del resto, già in molte altre occasioni il ministro per i rapporti con il Parlamento, che non ha una competenza limitata a semplici settori di attività, ha risposto ad interpellanze urgenti che riguardavano tutti gli ambiti di azione del Governo.
MARCO BOATO. Con il consenso dell'interpellante, che in questo caso non c'è!
PRESIDENTE. Dal punto di vista regolamentare la presenza del Governo è, quindi, legittima e pertanto do la parola al ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Carlo Giovanardi, che ha facoltà di rispondere all'interpellanza Rutelli n. 2-00262.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la ringrazio e ringrazio anche gli interpellanti, a cominciare dall'onorevole Rutelli, che con questo atto di sindacato ispettivo hanno dato modo al Governo, in modo tempestivo questo pomeriggio, di fornire una risposta in ordine ad una materia importante come quella dei rapporti tra il nostro Governo, il nostro paese e l'Unione europea, sgombrando così il campo anche da alcuni equivoci nati nella giornata di ieri a causa di un accavallarsi di dichiarazioni che, per la verità, riguardavano altre cose. Tale ultimo aspetto è stato tra l'altro chiarito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, dove si è fissata, nel rispetto del Parlamento, la data per lo svolgimento di un dibattito sulla crisi tra Israele e Palestina. Tale dibattito è stato calendarizzato nella prima data utile dopo il vertice di Barcellona, cioè dopo che il Presidente del Consiglio abbia avuto la possibilità di partecipare ad un vertice europeo dal quale, si spera, possa nascere qualche novità. Infatti, già ieri il Vicepresidente del Consiglio, rispondendo ad una interrogazione in aula circa lo stato della questione mediorientale, ha riferito come al momento non vi fossero rilevanti novità da presentare al Parlamento.
del Consiglio e ministro degli affari esteri ad interim si è presentato alle Commissioni riunite esteri e politiche comunitarie per ribadire queste convinzioni. Egli ha affermato: ci piacerebbe moltissimo che Roma, alla fine di dicembre, potesse veder nascere un nuovo trattato per una nuova Europa per quel manifesto costituzionale dell'Europa che tutti dichiarano di volere. Certamente, vi sono molte visioni diverse e si pensa che a livello europeo si potrà dar luogo a cooperazioni rafforzate e, cioè, che alcuni paesi potranno andare avanti mentre altri non sentiranno di seguire tale strada. D'altronde, lo stesso euro - come è stato ricordato - ha iniziato il suo cammino concretamente con alcuni paesi che hanno aderito ed altri no. L'auspicio è che l'Europa si allarghi a paesi che vi ritornano dopo essere stati allontanati nel secolo passato dalle tragiche vicende di quell'epoca. Spero, quindi, che l'Europa possa trovare quell'equilibrio necessario tra metodo intergovernativo e metodo comunitario che ci consenta di avere un'Europa non solo più forte sul piano economico, con un'unica moneta, ma che possa anche esprimersi con una sola voce nel palcoscenico della politica internazionale, che possa avere una politica di sicurezza e di difesa unificata e con una propria forza capace di intervenire nel mondo laddove si aprono delle ferite che provocano tante sofferenze.
la decisione quadro relativa al congelamento ed al sequestro dei beni, misura che insieme alla decisione quadro sul mandato di arresto costituisce una delle iniziative più significative nel quadro della lotta comune contro il terrorismo internazionale. Certo, vi è stata la riserva di approvazione parlamentare, ma credo sia giusto che le decisioni europee vengano sempre poi ratificate e trovino un consenso nel Parlamento, che è sede della sovranità popolare.
NICHI VENDOLA. Questo è falso! Anche il ministro degli esteri ha riconosciuto che questo è falso. Bisogna leggere correttamente!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Diciamo che non si ritrova nel quadro dell'europeismo così come condiviso ed inteso dal 95 per cento del Parlamento. Il 95 per cento del Parlamento ha una visione di continuità; c'è una parte dell'opposizione di sinistra che invece, legittimamente, ha un'idea diversa di Europa.
MARCO BOATO. Comunque sul trattato di Nizza ascolterà la Lega, che fa parte della maggioranza!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. No, ma infatti quando si parlerà di Nizza, i comportamenti parlamentari saranno in coerenza o in dissenso, però il Governo, in quanto tale, ha chiesto al Parlamento di portare alla ratifica l'esecuzione di questo Trattato. Quindi, non solo non ci sottraiamo al dibattito e al confronto parlamentare, ma siamo noi come esecutivo a sollecitare il Parlamento ad affrontare questo tema che ci sta particolarmente a cuore, anche per il ruolo che il nostro paese potrà assumere nei prossimi mesi, quando avrà responsabilità di indirizzo e di guida di questo processo, nel momento in cui - non lo dimentichiamo - a livello di Convenzione europea sono impegnati a dare un loro contributo tantissimi esponenti, del Parlamento e di questo Governo, di spicco della politica italiana.
Ma veniamo alla questione più spinosa. In questo contesto, così saldo, così sicuro e di così totale continuità con la politica di ispirazione europea del nostro paese, si inseriscono le frasi di Bossi, che l'onorevole Castagnetti ha ricordato e che il ministro stesso ha smentito non nel senso delle preoccupazioni.
MARCO BOATO. Fracanzani parlò mai di nuovo fascismo e di «sovietismo»?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ho detto che può essere sbagliato il modo di indicare le preoccupazioni ma queste ultime ci sono, esistono e le strade per la democratizzazione devono interessare tutti. Del resto, la Convenzione, convocata dal Consiglio europeo di Laeken, rappresenta proprio l'occasione storica per gettare le basi di questa concezione europea perché per la prima volta si affronta la prospettiva di un'ulteriore revisione dei Trattati con un metodo nuovo, basato sulla trasparenza, sulla democrazia e su un'ampia mobilitazione, non solo delle forze politiche, ma anche delle varie articolazioni della società civile.
visione di produzione industriale dei prodotti agricoli porterebbe alla morte del formaggio di Fossa o di tanti altri prodotti che fanno la fortuna della nostra produzione locale.
NICHI VENDOLA. Il ministro degli arrampicamenti sugli specchi!
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'interpellanza Rutelli n. 2-00262 non intendono replicare.
Ma il Presidente del Consiglio e ministro degli esteri avrebbe dovuto essere presente per un'altra ragione. Ieri ha usato espressioni che non possono non essere definite infelici, offensive nei confronti di una richiesta che l'Assemblea parlamentare gli aveva rivolto. Il Presidente del Consiglio considera le nostre preoccupazioni per quello che sta accadendo in Europa, per il rapporto tra il Governo italiano e l'Unione europea e per la situazione in Medio Oriente delle chiacchiere; così le ha definite. Il suo atteggiamento nei confronti del Parlamento è del tipo: non fatemi perdere tempo. Il Presidente del Consiglio, solo pochi giorni fa, aveva dichiarato che sarebbe stato pronto ad impartire lezioni di democrazia parlamentare all'opposizione; gli suggeriamo di fare qualche ripetizione privata prima di parlare dell'argomento, per recuperare un minimo di dignità. Egli, infatti, dovrebbe sapere che il rapporto tra Governo e Parlamento è una delle prerogative democratiche più importanti e più qualificanti per il Governo.
Per questo, noi sicuramente rispettiamo e apprezziamo la sua presenza, ministro Giovanardi, ma non rinunciamo a dire quanto appena riferito (l'ho fatto a nome dei colleghi interpellanti). Nella nostra interpellanza avevamo ricordato alcune delle tante affermazioni che il suo collega di Governo, il ministro Bossi, ha usato nei confronti dell'Unione europea, definita, negli ultimi giorni, illiberale, tecnocratica, giacobina, sovietica, il nuovo volto del fascismo, e via insultando; ma non solo il ministro Bossi, anche il ministro Tremonti si è divertito a parlare degli sbirri europei.
Il Presidente del Consiglio ieri ha ribadito la sua posizione come se dovesse o potesse bastare. Sostanzialmente ci ha detto: ma lasciate perdere, è fatto così! Ministro Giovanardi, in nessun paese europeo uomini fatti così sono al Governo. Questa è l'anomalia! Può anche darsi che a voi vadano bene queste situazioni, ma dovete sapere che l'Italia non è solo vostra. State devastandone l'immagine. L'Italia è anche nostra.
Credo non possa essere consentita all'opposizione la pretesa di manifestare il suo sdegno per la presenza di un ministro anziché di un altro o del Presidente del Consiglio; questo non è consentito dal regolamento della Camera.
Ringraziamo il Governo ed il ministro Giovanardi per la puntualità con la quale rispettano le regole in materia di tempi per la risposta alle interpellanze urgenti; il Governo è qui per rispondere, nella persona che deve rispondere all'interpellanza. La questione che è stata posta, del tutto strumentalmente (ma si tratta di questione di merito e dunque mi attengo ai limiti del richiamo al regolamento), incide sui rapporti tra Governo e Parlamento. Il Governo risponde attraverso l'autorevole ministro per i rapporti con il Parlamento.
Vorrei che riguardo a ciò la Presidenza precisasse i termini della questione: non è possibile che l'opposizione pretenda di decidere chi deve rispondere.
Non voglio entrare nel merito ed accennerò soltanto al problema che è stato posto.
Si tratta di una materia della massima rilevanza che, non a caso, ha avuto un grandissimo rilievo sia presso l'opinione pubblica italiana, attraverso i mezzi di comunicazione, sia a livello europeo. Lo dico senza alcuna polemica: vengo da un incontro durato tre giorni, che si è svolto a Londra con rappresentanze parlamentari di tutti i gruppi, nell'ambito dei rapporti interparlamentari; in una conferenza stampa che si è svolta ieri presso la Camera dei comuni, la prima domanda che i giornalisti ci hanno posto riguardava l'atteggiamento del Governo italiano nei confronti dell'Europa, a partire dalle dichiarazioni del ministro Bossi citate dall'onorevole Castagnetti e contenute testualmente nell'interpellanza in oggetto.
Mi sembra di ricordare una pagina di Manzoni riferita a due persone che sembrava stessero aggredendo don Abbondio; Manzoni spiegava che quelli che sembravano gli aggressori...
Credo sia francamente inammissibile parlare di strumentalità di fronte ad un'interpellanza che non sarebbe mai stata presentata se non fossero state rese dichiarazioni che sono state poi considerate dal Presidente del Consiglio poco più di uno scherzo volgare, non semplicemente sotto il profilo del pensiero politico (ognuno ha il proprio), ma sotto il profilo regolamentare.
Dal punto di vista delle questioni che abbiamo di fronte, il presidente Castagnetti, i colleghi che hanno firmato l'interpellanza ed io non mettiamo assolutamente in discussione l'autorevolezza e il rispetto nei confronti del ministro Giovanardi: egli sa che noi possiamo a volte dissentire, a volte consentire, ma ha ricevuto sempre assoluto rispetto e correttezza di rapporti dai rappresentanti dell'opposizione.
Il fatto è che noi abbiamo rivolto un'interpellanza al Presidente del Consiglio dei ministri. Le interpellanze possono benissimo essere rivolte anche al ministro per i rapporti con il Parlamento, se si ritiene che in causa ci sia il rapporto tra il Governo ed il Parlamento, ma noi non abbiamo messo in discussione tale rapporto, bensì abbiamo messo in discussione, attraverso lo strumento dell'interpellanza urgente, l'indirizzo politico del Governo. Sotto questo profilo il richiamo al regolamento proposto dal collega Vito è, quindi, completamente fuori tema e fuori luogo: non siamo qui a mettere in discussione il rapporto, lo ripeto, tra Governo e Parlamento, ma siamo qui a chiedere al primo titolare del Governo, al Presidente del Consiglio dei ministri - e solo a lui abbiamo indirizzato l'interpellanza - una verifica della linea politica generale del Governo in materia di rapporti con l'Unione europea. Ciò perché un ministro - stavo per dire un autorevole esponente del Governo, ma non mi sembra che questa volta sia il caso di dirlo - cioè il ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione, ha dichiarato ciò che tutti ormai conoscono e che noi abbiamo riportato integralmente in questa interpellanza.
Dal punto di vista costituzionale il responsabile dell'unitarietà della politica del Governo non è il ministro per i rapporti con il Parlamento, persona, lo ripeto, che ha tutto il nostro rispetto; dal punto di vista costituzionale il responsabile delle linee generali e dell'unitarietà della politica dell'esecutivo, sia pur nella sua collegialità, è il Presidente del Consiglio, ed è a lui che ci siamo rivolti, dandogli l'occasione di un necessario chiarimento alla Camera. Quindi, il modo con cui poco fa il presidente Castagnetti ha posto la questione - lo dico nel pieno rispetto del ministro Giovanardi che è presente in aula in questo momento - è assolutamente corretto sotto il profilo regolamentare e, direi, anche sotto il profilo istituzionale e, aggiungerei, costituzionale.
La vicenda che mi avete sottoposto comporta la considerazione di due questioni, una politica ed una regolamentare. La questione politica non è di competenza di questa Presidenza: sono valutazioni che
È, quindi, un ringraziamento che consente di ribadire - magari, se me lo permettete, in maniera un po' burocratica - una posizione costante che questo Governo, fin dalla sua nascita, ha tenuto circa le questioni sollevate nell'interpellanza.
Il 18 giugno 2001 il Governo si è presentato in quest'aula e il Presidente del Consiglio ha affermato (cito le sue testuali parole, credo significative): «la maggioranza che oggi si presenta alle Camere è convintamente e, direi "intrinsecamente", europeista. L'ho riaffermato, proprio in questi giorni a Bruxelles e a Göteborg (...) il Governo ha evidenziato la continuità della linea di politica estera che intende rafforzare con un più incisivo impegno per la costruzione europea e per il suo futuro, così come per il consolidamento dell'Alleanza atlantica e del rapporto con gli Stati Uniti. Impegno europeo, anzitutto. È intenzione del Governo portare avanti il programma di lavoro adottato con il trattato di Nizza, che presenteremo quanto prima al Parlamento per la ratifica». Anche su questo aspetto poi richiamerò la posizione del Governo che è molto precisa. Dopodiché ha aggiunto: «Sono caduti ormai gli ostacoli all'allargamento dell'Unione europea e abbiamo di fronte a noi la responsabilità storica di unificare il continente nella democrazia e nella libertà, dopo i due totalitarismi nazista e comunista e dopo le divisioni del dopoguerra». Credo che in tale dichiarazione programmatica, che costituisce un biglietto da visita, più chiari di così non si potesse essere.
Recentemente, il 5 febbraio 2002 (mi riferisco a un mese e mezzo fa) il Presidente
Allora, credo che anche queste parole espresse in sede parlamentare siano in piena continuità con quanto il Governo ha affermato presentandosi in questo Parlamento.
Il 28 novembre - in una fase intermedia fra giugno e febbraio - al Senato e alla Camera si è votato il documento su Laeken. Queste indicazioni del Governo sono state accolte unitariamente dal Parlamento, con un indirizzo rispetto alla Conferenza che si sarebbe tenuta successivamente a Laeken, e queste risoluzioni unitarie sono state firmate non soltanto dai gruppi che possono apparire più convintamente europeisti, ma anche dal presidente del gruppo della Lega nord al Senato, senatore Moro, e dall'onorevole Cè, presidente del gruppo della Lega alla Camera, ricevendo il crisma sostanzialmente unitario di Camera e Senato.
Dopo Laeken, il ministro degli affari esteri è venuto a riferire in Parlamento sugli esiti del vertice che - come noto - hanno messo poi in moto il meccanismo relativo alla Convenzione europea. Pertanto, per quanto riguarda quella parte dell'interpellanza in cui si domanda al Presidente del Consiglio che cosa vi sia di nuovo nella politica estera italiana rispetto all'Europa, io, come ministro per i rapporti con il Parlamento, rispondo che non vi è nulla di nuovo perché ciò che è stato detto, ribadito, confermato dal voto parlamentare e portato avanti in sede europea è perfettamente in coerenza con queste indicazioni.
Le ho lette in maniera magari affrettata, ma queste indicano indirizzi politici molto importanti, ad esempio l'allargamento dell'Europa anche a paesi che non ne fanno ancora parte. Poiché vi è stato un dibattito sul fatto che l'Europa dovesse consolidarsi con gli attuali protagonisti o avere anche un respiro più ampio, la risposta del Governo italiano è stata: deve avere un respiro più ampio.
Quanto alla cooperazione giudiziaria - se ne fa accenno nell'interrogazione - il Governo italiano ha accettato la decisione quadro relativa al mandato d'arresto europeo: l'ha firmata, l'ha sottoscritta. Certo, ha fatto presente, attraverso un'apposita dichiarazione, che la sua attuazione in Italia potrà richiedere adattamenti costituzionali al nostro ordinamento interno, come del resto è stato anche sottolineato con preoccupazione e perplessità da autorevolissimi giuristi. Quindi, non vi è stata alcuna volontà di rinviare sine die l'attuazione del provvedimento, ma semplicemente l'esigenza di valutare attentamente la portata degli adattamenti da introdurre alla legislazione interna, non solo al diritto processuale penale ma anche, eventualmente, a livello di diritto costituzionale.
Vorrei anche ricordare - per separare i fatti, che contano, dalle opinioni - che, sempre sullo stesso argomento, il Governo italiano ha accettato, la settimana scorsa,
Il ministro Tremonti - che poi lo ha spiegato molto chiaramente - si è limitato a leggere il testo di un articolo pubblicato su un quotidiano del sabato in cui parlò, cioè il giorno prima delle sue dichiarazioni, che esprimeva valutazioni molto pesanti, anche ironiche, rispetto ad una serie di proposte avanzate dal commissario Monti, esprimendo riserve e perplessità circa questa prospettiva. Queste, del resto, sono state riprese anche sul Wall Street Journal, in maniera molto pesante e ironica, e sono all'interno di una normale dialettica rispetto a prospettive di soluzioni che possono trovare, dal punto di vista tecnico, consensi e dissensi, ma che sono sicuramente non inquadrabili in un contesto di critica complessiva alla costruzione europea.
Questo lo dimostrano i fatti: è agli atti. Ne abbiamo parlato anche oggi in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo: il Presidente del Consiglio, il 31 gennaio, sollecita la Camera dei deputati in una lettera dicendo che «occorrerebbe iscrivere al più presto possibile all'ordine del giorno dell'aula, per una sollecita approvazione, la ratifica ed esecuzione del trattato dell'Unione europea fatto a Nizza il 26 febbraio 2001». È il Governo che chiede al Parlamento di accelerare l'approvazione del trattato di Nizza. Quella sarà un'occasione importante nella quale ancora una volta, come è successo lo scorso anno, i gruppi parlamentari si misureranno sulle questioni europee. Finora ho visto - con grande interesse e con grande piacere - che non solo la maggioranza di centrodestra, ma anche larga parte dell'opposizione ha condiviso ciò. Certo, vi è una parte dell'opposizione, l'estrema sinistra e Rifondazione comunista, in dissenso totale e assoluto con questi principi europei. I dissensi non sono al livello del centrodestra, quando si votano le risoluzioni parlamentari e si appoggia l'iniziativa del Governo: i dissensi emergono e spaccano - e questo mi dispiace - l'opposizione, perché c'è una parte dell'opposizione che continua ad essere, in maniera radicale, antieuropeista. Questo è dimostrato dagli atti parlamentari...
Il ministro Bossi - magari con un linguaggio colorito, come lui stesso ammette - ha detto di non volere un'Europa che possa ricadere negli errori del fascismo, del comunismo e del totalitarismo ma vuole avere un'Europa dei popoli e della democrazia, indicando, quindi, i pericoli che potrebbero sovrastare ad un futuro che non passasse attraverso processi democratici.
Allora, anche qui starei ai fatti. In sede di Convenzione si apre una straordinaria occasione per riflettere sul futuro dell'Europa e dell'Unione europea perché, una volta che abbiamo detto che siamo tutti europeisti, il problema vero - e lo sappiamo tutti - è come costruire questa Europa perché sia un luogo in cui tutti ci ritroviamo e in cui il sentimento europeista possa anche innervarsi in istituzioni in cui le associazioni, i partiti, i sindacati e la gente si ritrovino.
La Convenzione offre una straordinaria occasione per riflettere sul futuro dell'Europa e dell'Unione europea e per risolvere quei problemi di insufficiente trasparenza e legittimazione burocratica dei meccanismi decisionali dell'Unione europea che hanno condotto l'onorevole Bossi ad utilizzare quelle espressioni al congresso della Lega.
Del resto, ricordo che per l'onorevole Fracanzani - che nella mia prima esperienza parlamentare era presidente della Commissione speciale per le politiche comunitarie - in quei due anni la preoccupazione era proprio quella di trovare i meccanismi, particolarmente nella fase ascendente dei provvedimenti, per legittimare e per dare un respiro democratico a decisioni che, non coinvolgendo i Parlamenti nazionali, troppe volte venivano calate dall'alto senza che ci fosse un sufficiente dibattito per legittimarle.
Quindi, il Governo italiano, fermo restando tutto quello che ho detto, si appresta a partecipare ai lavori di questa Convenzione con spirito costruttivo e con la volontà di contribuire alla definizione di un'Unione europea più autorevole, più efficiente ma anche più democratica e più vicina ai cittadini, perché al cittadino europeo le istituzioni appaiono lontane.
Spesso egli ha l'impressione che certe decisioni vengano prese in maniera burocratica e poco trasparente e che troppe volte sia Bruxelles a decidere su questioni che potrebbero essere decise in maniera più efficace, sulla base del principio di sussidiarietà, a livello degli Stati membri e delle autonomie territoriali. Chi come me ha sempre frequentato le associazioni professionali della piccola economia vitale del nostro paese (gli agricoltori, i coltivatori diretti e gli artigiani), sa quante volte in questi anni ci siano state proteste vivissime per decisioni qualche volta incomprensibili che vogliono stabilire da Bruxelles. Bossi l'avrà detto con un'espressione un po' colorita, cioè «come devono essere fatti i pomodori e quanto devono essere lunghi i cetrioli» ma tante volte è così.
Pensate che parte della nostra gastronomia tradizionale e dei nostri prodotti di nicchia e di élite rischiano di non poter essere più prodotti perché magari una
Quindi, che la gente senta questa insufficienza è vero. Dunque: principio di sussidiarietà e forti autonomie territoriali. Bisogna dirlo: c'è una forte domanda di partecipazione democratica al processo di formazione delle decisioni. Anche su questo dobbiamo migliorare la situazione esistente, con un più significativo e determinante coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Ma è anche convinzione del Governo - lo ribadisco per l'ennesima volta - che il cittadino italiano non voglia meno l'Europa. Il cittadino italiano vuole un'Europa migliore. Dovremmo essere in grado di definire con maggiore chiarezza le aree di competenza nelle quali è più utile agire e statuire a livello europeo e quelle, invece, in cui la decisione e la regolamentazione a livello nazionale o locale possono assicurare risultati migliori. Dovremmo, quindi, integrare dove è necessario e decentrare dove è possibile ed auspicabile.
Queste sono, in sintesi, le linee cui il Governo italiano intende ispirarsi nel contesto della convenzione europea, ribadendo ancora una volta - e credo di averlo dimostrato - la volontà del Governo che si è esplicata negli atti di politica internazionale e nelle firme conseguenti e nella presenza in Parlamento, con un appoggio quasi totalitario alle linee di indirizzo che da Laeken hanno portato alla Convenzione europea: tutto ciò sta a testimoniare la coerenza di questa continuità. Al di là della coerenza di questa continuità, il Governo ribadisce che, all'interno della Convenzione e nel futuro, intende ispirarsi a questi concetti: non meno Europa, ma più Europa; certamente, un'Europa più vicina alla sensibilità dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).


