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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1707 sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.
Una voce dai banchi di Forza Italia: I tempi?
PRESIDENTE. Li stiamo controllando rigorosamente.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, il mio intervento non sarà lungo.
Confesso di sentirmi un po' a disagio nel dover intervenire sul complesso degli emendamenti all'articolo 6. È un articolo la cui inutile ridondanza testimonia ancora di più come questo provvedimento costituisca un vero e proprio capolavoro di aria fritta. Infatti, di che cosa si occupa l'articolo 6? Delle funzioni dell'autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di conflitto di interessi. Ma dopo l'approvazione dell'articolo 2, che esclude in via di principio e di fatto qualsiasi motivo di incompatibilità per chi - come recita l'articolo - possiede la mera proprietà dell'impresa individuale, ovvero di quote o di azioni societarie, cosa può accertare l'autorità? Semplicemente il grossolano comportamento di qualche «gonzo» o di qualche prestanome che non sa neppure dove sia l'anticamera di un avvocato o di un commercialista. Cioè niente. Niente dal punto di vista di un mercato efficiente e niente dal punto di vista di regole efficaci. E qual è la sanzione in caso si tratti di un parlamentare? Una sana, dura, intransigente informazione al Parlamento; cioè ancora niente.
Noi naturalmente proponiamo di sopprimere questo articolo e di sostituirlo con un testo che prenda seriamente in esame la possibilità di prevenire e sanzionare l'incompatibilità. Ma, come è avvenuto per gli emendamenti ai precedenti articoli voi, maggioranza e Governo, andrete avanti con i vostri numeri, mettendo un altro mattone a questo monumento al nulla che vi ostinate a chiamare legge sul conflitto degli interessi.
Tra i nostri emendamenti ve ne sono alcuni che vi vorrei suggerire, diciamo così. Si tratta di emendamenti da riduzione del danno che vi suggeriamo di approvare, come il Boato 6.15, come il Boccia 6.38, che propone di sostituire al comma 1 la parola «promuove» con la parola «dispone».
Che senso ha infatti un'autorità che, come voi scrivete, «vigila sul rispetto dei divieti conseguenti e promuove previa diffida nei casi di inosservanza: la rimozione o la decadenza dalla carica o dall'ufficio ad opera dell'amministrazione competente» e dunque non dispone? In sostanza, cosa prefigura questo articolo? È un'autorità che non può fare altro che promuovere e cioè avanzare un'istanza, dunque, in sostanza, ancora una volta, niente.
Vi è, fra gli altri emendamenti, il 6.20 a firma Soda Boato e Bressa che vi offre, in qualche misura, cari colleghi della maggioranza, un atto di resipiscenza. Esso propone di aggiungere al comma 2, dopo le parole «secondo grado» le parole «delle imprese o delle società sulle quali gli stessi esercitano il controllo un'influenza notevole o, comunque, ne dispongano». Con questo emendamento l'opposizione manifesta l'intento palese di reintrodurre, anche in modo obliquo (perché i precedenti emendamenti sono stati tutti bocciati e vi siete approvati i vostri articoli), la responsabilità rimossa con l'articolo 2.
La cosa che francamente sorprende in questo articolo (come in gran parte del testo, per l'inequivocabile sprezzo del pericolo) in questa costruzione barocca che è l'articolo 6, è la previsione che, a richiesta del Governo, l'autorità esprima pareri sui disegni e sulle proposte di legge;
cioè questa autorità ha l'autorità di muoversi nei confronti del Governo quando lo decide il Governo. Questa è la prova della volontà assolutamente decisa e determinata di mettere sotto controllo il conflitto di interessi. Come pure sorprende, al comma 3, che questa autorità riferisca alle camere segnalando gli atti e le deliberazioni in conflitto e formulando un parere sulle misure idonee a porre rimedio tempestivo alle conseguenze pregiudizievoli e ad evitare che casi analoghi si ripetano.
Vedete, ministro Frattini e colleghi della maggioranza, in questi mesi, come molti di noi, ho osservato, combattuto, e ho subito le vostre proposte di legge. Personalmente, sono un parlamentare che ha sempre avuto una buona disponibilità al dialogo ed alla collaborazione, molte leggi in Commissione Affari costituzionali si possono fare insieme, ma, in queste settimane, si è sempre più venuta rafforzando in me la convinzione - ancora acerba, illusoria, anticipata - che le uniche misure idonee a porre rimedio alle troppe conseguenze pregiudizievoli e ad evitare che casi analoghi si ripetano consistono, non solo per quanto concerne il conflitto di interesse, nell'impegnarsi, tutti noi, parlamentari dell'opposizione, con tutte le energie e la passione che riuscirà a battervi. Oggi ciò è sicuramente prematuro.
Vedete, delle mie parti, dopo lo scontro acceso o una partita di calcio accesa, talvolta impari sul piano numerico, si dice: «ne abbiamo prese ma gliene abbiamo anche dette».
In questi giorni mi sono convinto che le parole che abbiamo detto e quelle che ancora di più dovremo dire saranno quelle che potranno parlare agli italiani e che dovremo continuare a dire e a far girare con determinazione e convinzione. Insieme, come Ulivo, centrosinistra e sinistra, occorre puntare sull'intelligenza degli italiani perché io penso, ministro Frattini e colleghi della maggioranza, sono convinto e confido che se voi continuerete su questa strada gli italiani, alla prima occasione, non perderanno il tempo per mandarvi a casa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
Onorevole Bruno, si è addormentato? La vedo un po' spento!
DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. No, no, stavo meditando sull'ultima affermazione dell'onorevole Sabattini.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento 6.100 della Commissione e 6.23 del Governo. Il parere è contrario su tutte le restanti proposte emendative.
PRESIDENTE. Il Governo?
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 6.1 e Mascia 6.25, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 492
Votanti 491
Astenuti 1
Maggioranza 246
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 274).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Bressa, e sull'identico emendamento Boato 6.15, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 491
Maggioranza 246
Hanno votato sì 221
Hanno votato no 270).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 6.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, per ragioni di tempo svolgo congiuntamente la dichiarazione di voto sugli emendamenti 6.22 e 6.24, entrambi a firma mia e del collega Intini.
Signor Presidente, colleghi, si tratta di due emendamenti molto ampi e complessi che ricomprendono al loro interno una pluralità di articoli. Si tratta di emendamenti di grande rilevanza - sia per quanto riguarda l'emendamento Boato 6.22, che ora voteremo, sia per quanto riguarda l'emendamento Boato 6.24 - che ricomprendono il corpo degli articoli della proposta di legge votata nel 1998 in Assemblea (più volte già richiamata), proposta di legge che aveva come relatore l'allora deputato di opposizione Frattini; in particolare, l'emendamento Boato 6.24 riprende il corpo degli articoli della proposta di legge presentata nel 1997 da Silvio Berlusconi e dai principali esponenti di Forza Italia, a cominciare dal capogruppo di allora, l'onorevole Pisanu.
Signor Presidente, voglio ricordare per l'ultima volta in questa sede - di fronte ad una norma quale quella che dopo avere respinto i nostri emendamenti la maggioranza, con il nostro voto contrario, approverà, norma totalmente evanescente e priva di qualunque incidenza effettiva in materia di conflitto di interessi (pensate, le nostre proposte sono state tacciate di incostituzionalità ed anche criticate, da alcuni colleghi, sul piano ideologico!) - che la proposta Berlusconi, e per certi aspetti, in modo più articolato, anche la proposta Frattini (per ragioni di tempo non la leggerò), prevedeva espressamente il ruolo dell'autorità di garanzia, nonché espressamente il fatto che venisse presentato un piano dal titolare dell'autorità di Governo soggetto al conflitto di interessi, piano che entro determinati tempi e con adeguate modalità doveva assicurare l'effettivo distacco della gestione dell'attività economica e della connessa influenza. Tale piano, si legge nel testo di allora, deve prevedere o la dismissione totale o parziale delle attività economiche, o anche la stipulazione di contratti o atti che abbiano ad oggetto il trasferimento fiduciario della titolarità o del godimento delle attività economiche a persone fisiche o ad un trust.
Questo era il cuore di quella proposta di legge, ed il fatto di aver letto tali disposizioni in aula quando ci accingiamo a votare questi emendamenti che la maggioranza respingerà (la maggioranza, cioè, voterà contro gli articoli che erano stati presentati da Berlusconi e da tutta Forza Italia nel 1997, e voterà contro gli emendamenti che il centrodestra aveva approvato in aula nel 1998) fa emergere, al di là di ogni scontro ideologico e semplicemente con la forza delle proposte normative, l'enorme ed incredibile arretramento costituito dalla proposta che oggi, in Assemblea, viene sostenuta dal Governo e dal centrodestra.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 500
Votanti 499
Astenuti 1
Maggioranza 250
Hanno votato sì 219
Hanno votato no 280).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 499
Maggioranza 250
Hanno votato sì 220
Hanno votato no 279).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 493
Maggioranza 247
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 276).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, noi ci siamo posti il problema del rapporto fra i compiti e le funzioni assegnate all'autorità garante della concorrenza e del mercato e quelli che, invece, sono previsti dalla legge n. 249 del 1997. Vorrei rammentare a tutti e, in particolare, al ministro che nella legge del 1997 l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni deve verificare i bilanci e i dati relativi all'attività di queste società e alla proprietà. Noi abbiamo stabilito per legge che mettere il naso sulle proprietà sarebbe conculcare un diritto costituzionale. Vi è, dunque, una prima contraddizione che riguarda le funzioni dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni quando si tratta di un soggetto privato qualsiasi che viene sindacato nell'esercizio dell'impresa ma anche sull'assetto proprietario; invece, quando si tratta di Silvio Berlusconi bisogna guardare soltanto all'esercizio dell'attività del suo legale rappresentante. Mi riferisco all'articolo 1, comma 6, lettera c) capoverso 7), della legge del 1997; nella stessa normativa si stabilisce poi che l'autorità accerta l'effettiva sussistenza di posizioni dominanti. Abbiamo proposto centinaia di emendamenti per introdurre il concetto di posizione dominante all'interno del sistema e all'interno di uno dei segmenti del sistema e sono stati tutti respinti. Pertanto, anche in questo caso, quando si tratta di una posizione dominante che riguarda il Capo del Governo, l'autorità deve fermarsi.
Nel XII capoverso si stabilisce che l'autorità compie accertamenti, promuove iniziative e verifica le partecipazioni incrociate tra radio, televisione, stampa quotidiana, stampa periodica e altri mezzi di comunicazione. Di tutta questa necessità di accertamento, le funzioni dell'autorità per quanto riguarda la tutela dell'interesse pubblico scompaiono.
Inoltre - e ciò per rispondere a chi sostiene che disciplinare con legge gli assetti proprietari di questa società costituisce uno scandalo costituzionale - l'autorità deve persino, secondo la legge del 1997, autorizzare i trasferimenti di proprietà e, infine, attribuisce la facoltà di proporre ricorso a tutti coloro che sono portatori di interessi in questo campo, anche semplicemente diffusi.
In ordine al provvedimento in esame, ogni volta che si è toccato il concetto di interesse finanziario o reale rispetto alla rappresentanza formale si è gridato allo scandalo. Allora, mi chiedo a quale logica risponda l'attribuzione, in capo a questa autorità, di funzioni di vigilanza quando tutto il sistema di controllo previsto dalla legge è scardinato dalle limitazioni poste dall'articolo 2.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Bressa 6.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 491
Maggioranza 246
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 279).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 6.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 497
Votanti 496
Astenuti 1
Maggioranza 249
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 279).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Votate ciascuno solo per sé.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 461
Maggioranza 231
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 491
Maggioranza 246
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 278).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 470
Maggioranza 236
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 263).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 486
Maggioranza 244
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 276).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 6.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Questo è uno di quegli emendamenti civetta. L'articolo 6 prevede che l'autorità «promuove nei casi di inosservanza: a) la rimozione o la decadenza dalla carica o dall'ufficio ad opera dell'amministrazione competente o di quella vigilante l'ente o l'impresa; b) la sospensione del rapporto di impiego pubblico
o privato; c) la sospensione dell'iscrizione in albi e registri professionali» e basta. Secondo voi quale soggetto manca nella previsione delle azioni che l'autorità dovrebbe promuovere nei casi di inosservanza? Con un piccolissimo sforzo di fantasia scoprirete che manca il titolare di impresa. Allora, poiché sappiamo che si tratta di una svista che il ministro Frattini non voleva sicuramente fare, ma è stata frutto, probabilmente, della fretta, abbiamo presentato l'emendamento Soda 6.14 e gli consentiamo di porre rimedio a tale svista. Proponiamo una lettera d) aggiuntiva che prevede «nel caso di incompatibilità di cui all'articolo 2, lettera d), la revoca della concessione o dell'autorizzazione».
È un emendamento che rende completa la previsione delle funzioni dell'autorità chiamata a vigilare ed a sanzionare severamente e duramente eventuali situazioni di conflitto di interessi. Se non votate a favore di questo emendamento vuol dire che non vi siete sbagliati e che questa legge - sarà anche sgradevole dirlo, però è giusto e le cose giuste bisogna dirle fino in fondo - è fatta a immagine e somiglianza di qualcuno. Chi sarà mai questo qualcuno, presidente Bruno? Sono convinto che non sia lei perché lei, essendo un avvocato, rientra nella previsione della lettera c). È qualcun altro che non c'è e speriamo che voi approviate questo emendamento e dimostriate la vostra serietà: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, compreso Silvio Berlusconi. È una bella sfida per dei liberali come voi.
LUIGINO VASCON. Se c'è una toga rossa che giudica!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, vorremmo che almeno in quest'aula si capisse cosa si sta facendo. L'autorità accerta una situazione di incompatibilità o accerta che un ministro, o il Presidente del Consiglio, ha violato gravemente il dovere di cura degli interessi pubblici a favore di interessi propri. Riteniamo che questa autorità, così come configurata, accerterà ben poco, ma ammettiamo che non sia così e seguiamo la logica di Frattini. L'autorità, accertato il fatto, promuove la decadenza dell'amministratore dell'impresa favorita. Facciamo un esempio: si accerta che per il tramite del ministro delle comunicazioni si favorisca Mediaset. L'autorità lo accerta e promuoverà la decadenza dell'amministratore di Mediaset; poi se ne nominerà un altro e la concessione andrà avanti lo stesso.
Allora diciamo che, di fronte ad una situazione di questo tipo, il minimo che debba fare uno Stato serio è quello di revocare la concessione e, poi, promuovere, nei confronti di chi ha commesso l'abuso e di chi è stato favorito, tutti i provvedimenti indispensabili.
Voi arrivate a costruire delle mostruosità e, mi dispiace per qualcuno, veramente ridicole. Ripeto, di fronte ad un abuso conclamato del rappresentante del Governo, si revoca l'amministratore dell'impresa favorita, si lascia la concessione e non si provvede nei confronti chi ha commesso l'abuso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 493
Maggioranza 247
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 276).
Per quanto riguarda l'emendamento Boccia 6.42, vorrei ricordare che, per la delicatezza del problema, votiamo su un testo dal quale sono stati espunti, in particolare,
dei riferimenti al Presidente della Repubblica qui contenuti, come è già stato detto nella seduta di ieri.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 6.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 486
Votanti 485
Astenuti 1
Maggioranza 243
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 276).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 482
Maggioranza 242
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 276).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 502
Votanti 501
Astenuti 1
Maggioranza 251
Hanno votato sì 286
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
VALTER BIELLI. Signor Presidente, ho chiesto anche prima di intervenire.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 489
Maggioranza 245
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 281).
Mi scusi, onorevole Bielli, mi sono rivolto a lei e, da un suo gesto, avevo capito che non voleva intervenire.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boccia 6.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, capisco anche la sua difficoltà a vedere oltre seicento deputati e, poi, solitamente non siamo tutti presenti.
Volevo intervenire rivolgendomi espressamente al ministro Frattini per verificare se esiste ancora una possibilità di confronto e di dialogo, facendo riferimento, con i toni che mi sono soliti ma duri nella sostanza, ad alcuni fatti precisi.
Con il provvedimento al nostro esame, in qualche modo abbiamo tutti preso atto che c'era bisogno di una autorità terza. Si è parlato delle authority, con posizioni anche diverse, ma, quando si è discusso di autorità indipendenti, nella scorsa legislatura questa Camera ha provato a discutere delle stesse. Esiste agli atti della Camera un documento conclusivo di un'indagine conoscitiva sulle autorità indipendenti che, di fatto, era stato considerato da tutti un buon documento, su cui il ministro Frattini aveva lavorato con serietà ed impegno.
In questo documento, una delle questioni su cui Frattini aveva convenuto era
che le autorità avevano bisogno di fare un salto di qualità, qualunque esse siano state e qualunque esse potranno divenire. Eravamo anche arrivati alla conclusione che, perché siano autonome ed indipendenti, necessitassero di una capacità sanzionatoria e, aggiungo, anche di una copertura costituzionale, cioè affermammo anche il bisogno della copertura costituzionale.
Oggi, ministro Frattini, mi rendo conto che, con la fretta che avevate, parlare di copertura costituzionale può apparire forte - anche se questa Assemblea ha già dimostrato che si può anche andare ad un voto per quanto riguarda la modifica di alcune parti della Costituzione - ma lei, nella scorsa legislatura, ha insistito soprattutto su un elemento, cioè nel mondo liberale esiste il dato che, di fronte a società complesse, vada garantito il mercato.
È difficile governare queste società complesse, perché situazioni di monopolio impediscono la concorrenza e, di fatto, non vi è più mercato mentre, insieme a lei nella scorsa legislatura, avevamo convenuto che il mercato va garantito. Dunque, in tale situazione, lei cosa ci propone?
Ministro, non intendo usare le parole del collega Cento che l'ha chiamata Pinocchio, ma molti ieri si sono ribellati perché da questa parte dell'aula si è urlato «servi» ad altri. Non bisogna arrabbiarsi perché i servi, in alcune occasioni, si ribellano.
Signor ministro, su questo provvedimento, lei è apparso soprattutto un ottimo maggiordomo, non un servo, perché ha cercato, nel modo migliore, di fornire le risposte più alte possibile, dimenticandosi di alcune cose che voglio ricordarle.
In particolare, lei che vuole - o perlomeno voleva - autorità forti e indipendenti, cosa ci ha proposto? Ci ha proposto che le segnalazioni devono essere fatte ai Presidenti delle due Camere e al Parlamento e ci ha risposto: capite che questa è una cosa importante, perché in questo modo sarà l'opinione pubblica a compiere una forte denuncia politica.
Dunque, sulla base delle sue conoscenze giuridiche e di diritto, le chiedo: esiste nel diritto la sanzione politica? Noi stiamo parlando d'altro. E da questo punto di vista le chiedo anche un'altra cosa: qual è il sistema che fa riferimento alla sanzione politica? Può essere il peronismo, ma non un sistema democratico come il nostro.
Credo che le sue conoscenze giuridiche abbiano subito un colpo e non vorrei che invece di chiamarla Frattini la chiamassero «ministro delle frattaglie» (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
LUCIANO DUSSIN. Vergogna!
VALTER BIELLI. ...nel senso che, con questo provvedimento, lei inserisce...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bielli, il suo tempo è terminato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 489
Votanti 488
Astenuti 1
Maggioranza 245
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 277).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 6.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 491
Maggioranza 246
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 279).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 6.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, intervengo unicamente per quegli emendamenti che hanno un carattere di novità rispetto a tutti i temi affrontati finora.
Tutti i conflitti di interessi, così come da noi disciplinati, configurano in sede privata reati con presunzione di danno. Se osservate l'articolo 2631 del codice civile vedrete che l'amministratore che compie un atto in conflitto di interessi è punito penalmente e il danno alla società si presume. La stessa disciplina vale per gli intermediari finanziari e per gli amministratori di banca.
In questo testo non si prevede alcuna sanzione; dunque, che necessità vi è di aggiungere che si realizza la violazione soltanto quando si accerti il danno per il pubblico interesse? Veramente pensate che l'atto di un ministro, adottato per favorire se stesso e non l'interesse pubblico, abbia bisogno, per essere sanzionato, dell'accertamento di un danno subito in concreto dallo Stato? Il danno è in re ipsa. Un ministro che pone in essere atti, provvedimenti, decreti, per favorire se stesso o i suoi amici già compie una gravissima lesione allo Stato. Quindi, che senso ha aggiungere l'inciso «con danno per l'interesse pubblico»?
Sono aspetti della legge che rivelano il tentativo spasmodico di non lasciare un margine di accertamento di responsabilità, che attinge al ridicolo. Dunque, vi invito a sopprimere questo inciso finale in quanto, secondo la vostra logica, ci potrebbe essere un ministro che adotta un provvedimento per favorire se stesso e, siccome non vi è stato alcun danno per l'interesse pubblico, gli diamo anche un premio oltre a non sanzionarlo, sia pure con la censura solo politica - come voi prevedete - e non con la sanzione penale, com'è stabilito per l'amministratore di qualunque società.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 488
Maggioranza 245
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 279).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Cosa sta succedendo, onorevole Santanchè? Vedo che è impegnata soltanto in due votazioni! Ecco, la manina: una sola. Ah, si tratta di un incrocio! Sì, ma non si sta dietro a questo incrocio di mani!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 474
Maggioranza 238
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 269).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il comma 3 dell'articolo 6 prevede quella che è stata indicata dal ministro Frattini e da altri come la grande sanzione politica: a seguito degli accertamenti di cui ai commi 1 e 2, quando sia rilevato dall'autorità il conflitto di interessi e la violazione delle norme, cosa succede? L'autorità riferisce al Parlamento con comunicazione motivata. Inoltre, nell'ultimo periodo si dice: «con la segnalazione è formulato un parere sulle misure idonee...».
È bene che si sappia ciò. Io non mi faccio illusioni: ho finito da un pezzo di fare appelli al dialogo e alla collaborazione, perché qui c'è un muro totale, c'è una maggioranza che si sta dimostrando militarizzata politicamente. A me non è piaciuta l'espressione usata ieri da qualcuno: servi. Però, semplicemente, siete totalmente militarizzati sul piano politico-disciplinare; in quest'aula non c'è una persona dell'attuale maggioranza che esprima qualche perplessità, un dissenso, qualche preoccupazione, qualche riserva.
Parliamo della grande sanzione politica. Ministro Frattini, lei aveva previsto ben altro tipo di sanzioni quando era relatore del progetto di legge in materia di conflitti d'interessi e quando era all'opposizione nel gruppo di Forza Italia. La grande sanzione politica: si riferisce a questo Parlamento dove, nel momento in cui stiamo approvando il disegno di legge, non c'è nella maggioranza una sola posizione problematica, non parlo di dissenso politico. Bene, l'autorità riferisce al Parlamento e questa maggioranza di centrodestra sarebbe quella che dovrebbe dare la grande sanzione politica alle autorità di Governo che avessero messo in atto un conflitto di interessi ed avessero violato queste norme?
Ma non vi rendete conto del ridicolo di questa situazione? Semplicemente del ridicolo. Sarebbe meglio non introdurre queste norme. Ci si copre di ridicolo, in Italia e sul piano internazionale. Provate ad immaginare questo tipo di norme in qualunque altro paese a democrazia occidentale avanzata. È una farsa istituzionale. Una maggioranza militarizzata con una disciplina assoluta e che qua non parla mai: salvo due deputati che sono intervenuti ieri, non parla più nessuno. Una maggioranza compatta e assoluta, che vota, che non accetta il confronto su nulla, che, addirittura - come ha fatto ieri l'onorevole Bruno -, subemenda i nostri emendamenti per snaturarli, costringendoci a ritirarli (Dai banchi dei deputati del gruppo di Forza Italia si grida: «Presidente!»). Una maggioranza che si comporta così sarebbe quella che dovrebbe sanzionare politicamente un'autorità di Governo? Ho finito, signor Presidente.
PRESIDENTE. Non so se avete capito che più mi chiamate perché io interrompa, meno lo faccio, per principio.
MARCO BOATO. Ho finito, signor Presidente. Mi pareva un punto rilevante da mettere in evidenza. Lo dico non per immaginare che ci ripensiate, ma perché almeno siate consapevoli di ciò che state votando. E lo dico pacatamente, anche se con passione, ma senza violenza neanche verbale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 497
Votanti 495
Astenuti 2
Maggioranza 248
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 279).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 6.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 496
Votanti 495
Astenuti 1
Maggioranza 248
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 282).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 500
Votanti 499
Astenuti 1
Maggioranza 250
Hanno votato sì 218
Hanno votato no 281).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 6.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo sempre per la consapevolezza richiamata dal collega Boato qualche istante fa su quello che la Camera sta votando. Con l'emendamento Soda 6.16 noi proponiamo di sopprimere alcune parole che sono esattamente le seguenti. L'ultimo periodo del comma 3 dell'articolo 6 del testo della Commissione recita: «Con la segnalazione è formulato un parere sulle misure idonee a porre rimedio tempestivo alle conseguenze pregiudizievoli e ad evitare che casi analoghi si ripetano». Questo è quanto voi prevedete come sanzione severissima.
Ministro Frattini, lei è stato autore di un autentico testo marxista. Solo che in questo caso non è Karl Marx, ma è Groucho Marx, perché è una cosa che farà ridere l'intero mondo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 502
Votanti 501
Astenuti 1
Maggioranza 251
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 284).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 488
Votanti 487
Astenuti 1
Maggioranza 244
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 276).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 496
Votanti 495
Astenuti 1
Maggioranza 248
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 282).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.23 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 506
Votanti 504
Astenuti 2
Maggioranza 253
Hanno votato sì 285
Hanno votato no 219).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 6.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, sono pochi i poteri dell'autorità: pochi. Sono scolpiti in questa legge del 1997, che doveva accertare anche le posizioni dominanti. Ora, in questo caso, questi poteri sono ulteriormente limitati e, per giunta, in questo comma si dice che l'autorità ha i poteri di cui alla sua legge istitutiva in quanto compatibili. Cosa si vuol dire con «in quanto compatibili»? Si vuole rafforzare ancora di più l'eliminazione di ogni possibilità per l'autorità di accertamento persino degli abusi di posizione dominante con riferimento ai controlli incrociati tra radio, televisione, editoria, pubblicità. Quindi, si vuole tagliare completamente qualsiasi possibilità dell'autorità di intervenire in settori delicati e rilevantissimi della vita pubblica.
Pertanto, sopprimete almeno questo comma e lasciate all'autorità quei pochi poteri che ha nella legge del 1990 e nella legge istitutiva del 1997. In questo modo, diventa veramente una ricerca spasmodica evitare ogni possibilità che si apra una riflessione sull'assetto monopolistico del settore delle comunicazioni nel nostro paese. Lasciamo che l'autorità, che ha già pochi poteri, li possa esercitare anche con riferimento alla situazione delle imprese che fanno capo ai membri del Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 6.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 497
Maggioranza 249
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 282).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 6.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, colleghi e colleghe, noi chiediamo la soppressione di tutti questi commi, compreso quello a cui fa riferimento questo emendamento, perché crediamo davvero che la concorrenza sia un bene fondamentale, una condizione decisiva perché i mercati, che sono strutture istituzionali complesse, non entità naturali, possano funzionare. La concorrenza è un bene pubblico, come dicono gli economisti, come l'aria che si respira e l'acqua che si beve: va dunque difesa in modo estremamente accurato. Certo, non dovremmo sorprenderci del fatto che invece si faccia letteralmente strame di questi beni pubblici. È già accaduto con l'approvazione delle norme sul falso in bilancio che è stata stabilita un'impunità di fatto o una punibilità soltanto se il reato avviene a danno di soci e creditori, escludendo il danno per operatori dello stesso settore, operatori in generale, subfornitori, piccoli azionisti, risparmiatori.
L'idea di concorrenza è stata assolutamente calpestata. Questi provvedimenti che abbiamo alle spalle, che abbiamo molto criticato per i profili giudiziari implicati, hanno anche rilevanti implicazioni sul piano economico. Lo stesso succede in riferimento a questa normativa generale che uccide la possibilità di normare davvero il conflitto di interessi, esclude il conflitto e lascia in vigore gli interessi. Ecco perché questa patrimonializzazione
dello Stato che, di fatto, è in atto, ha rilevanti implicazioni negative sulla politica come funzione nobile, ma anche sul mercato; è da ore, giorni che non ci stanchiamo di ripeterlo.
È davvero un ritorno alla società premoderna e preborghese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 499
Maggioranza 250
Hanno votato sì 220
Hanno votato no 279).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Mussolini non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzo. Ne ha facoltà.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, questo emendamento fa parte di una serie di emendamenti che tentano di ridurre il danno di questa non legge che fa un favore ad una sola persona, soddisfa le richieste di uno solo, è utile agli interessi del solo premier, opera a vantaggio di un singolo, giova solo a Silvio Berlusconi.
Ieri, cari colleghi, vi siete arrabbiati, perché vi è stato urlato che siete dei servi, non arrabbiatevi, cari colleghi, perché i fatti hanno la testa dura. Siete stati premurosi verso il vostro leader, il servizio non sempre è così negativo; la servitù, la soggezione, la cortigianeria, la dipendenza, queste sì. Vi state comportando da inservienti, nella dottrina cristiana si direbbe che si è di fronte...
LUCIANO DUSSIN. Testa di cazzo!
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, insomma!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, voglio capire se voi preferiate che censuri e che non si vada avanti o se, invitando tutti ad un linguaggio consono, compreso l'onorevole Rizzo, preferiate continuare i lavori.
Si sente parlare da una parte e dall'altra, se procediamo sul piano delle censure salviamo tutti la forma, stiamo tutti a tavola nel modo giusto, non andiamo avanti e tutto viene paralizzato. Ciascuno in quest'aula dice delle parole di troppo.
Onorevole Rizzo, se la richiamo è perché sta parlando lei.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, la ringrazio. Vi state comportando da inservienti, nella dottrina cristiana si direbbe che si è di fronte... (Vive proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
GIORGIO CONTE. Presidente, no!
NICOLÒ CRISTALDI. Sei un cameriere!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, naturalmente l'onorevole Rizzo sta parlando di inservienti non in modo offensivo, si tratta di un grave giudizio politico, ma adesso non possiamo bloccare i lavori dell'Assemblea su questo.
MARCO RIZZO. Esatto, signor Presidente, è un giudizio politico. Nella dottrina cristiana si direbbe che si è di fronte alla violazione del precetto festivo. Servi e dipendenti, questo è quello che fate, questo è quello che siete (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzo, se fossi sicuro di non farle una cortesia la biasimerei, ma dato che non gliela voglio fare non la biasimo.
ANDREA RONCHI. Bravo, Presidente!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.
GLORIA BUFFO. Signor Presidente, la legge - ve lo abbiamo detto in questi giorni - è inconsistente e pericolosa, e questo è grave in sé. Ma voi aggiungete qualcosa di più; avete voluto mettere un carico, la finta sanzione, un vero e proprio raggiro. Quindi, il danno agli italiani, ma anche la beffa. Voi avreste potuto salvare Berlusconi patron delle televisioni facendoci assomigliare ad una Repubblica delle banane risparmiandoci, almeno, le finte sanzioni. Vi è un di più di raggiro che ipotizza un popolo bue e questo non va bene.
È il contrario del rispetto e lo dico a voi che vi appellate spesso alla sovranità popolare. Tuttavia, una sovranità senza intelligenza, che ipotizza persone che non capiscono e non discutono, è un segnale molto preoccupante. Non occorre essere una passionaria o un passionario per indignarsi e preoccuparsi. Basta avere l'intelligenza e l'amore per il proprio paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, in queste ore mi sono interrogato sulla nostra capacità, con le parole, di portare argomenti che possano, in qualche modo, convincere su alcune questioni (Commenti dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale). La prego di ascoltarmi, Presidente, ... Presidente, la prego di ascoltarmi perché la questione la riguarda... Presidente, le chiedo scusa, ma la pregherei di ascoltarmi perché la cosa la riguarda direttamente, solo per questo...
PRESIDENTE. L'onorevole Boato mi parlava una questione connessa ai lavori parlamentari.
ROBERTO GIACHETTI. Sarò rapidissimo. Vorrei semplicemente dirle che il mio problema, signor Presidente, è quello di cercare, in qualche modo, di rendere chiaro come la mancanza di una sanzione, di fatto, non solo renda inefficace, ma, in qualche modo, autorizzi anche a a non rispettare una legge. Questo è il problema che si pone con questo provvedimento e con questo articolo.
Il problema di fondo e mi avvio a chiudere, signor Presidente, si risolve semplicemente, da parte mia, con un esempio. Adesso, signor Presidente, violerò il regolamento e lei dovrà necessariamente richiamarmi all'ordine per tre volte; successivamente, per applicare il regolamento, signor Presidente, ancorché lei possa avere di me il massimo della stima o qualunque altra valutazione, dovrà espellermi dall'aula. Questo vuol dire che esiste una norma e, signor Presidente, che esiste una sanzione in base alla quale chi non rispetta la norma stessa deve essere punito (Il deputato Giachetti si toglie la giacca). Con questo provvedimento ...
ANTONIO LEONE. Togliti i pantaloni!
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, Berlusconi potrà fare quello che vuole e al di là di un finto voto del Parlamento non potrà fare nulla. Non le chiedo neanche di sospendere la seduta ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giachetti. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti
Maggioranza 236
Hanno votato
Hanno votato no 270).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 6.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione - I deputati del gruppo di Alleanza nazionale scandiscono: «Nudo, nudo»).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 482
Maggioranza 242
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 276).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Garagnani non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 6.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPO ASCIERTO. Bindi nuda (I deputati del gruppo di Alleanza nazionale scandiscono: « Nudo, nudo»)!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Grazie signor Presidente, se i colleghi hanno la pazienza di ascoltarmi, ritengo che sia ...
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, richiamo lei perché è un parlamentare autorevole di lunga esperienza, nonché capogruppo della Margherita. Non c'entra più niente la polemica politica. Per favore, intervenga con il suo collega, chiedendo di tornare ad un minimo di decoro (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia). Non metta il Presidente in condizioni in cui non vorrebbe essere messo. Onorevole Castagnetti, mi affido a lei.
Prego onorevole Frattini, continui e, soprattutto, da questa parte evitate di ...
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Grazie signor Presidente. Credo che, a questo punto, della discussione sull'articolo 6 (Il deputato Mussolini si reca verso i banchi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo con in mano un vassoio - Il deputato La Russa, presidente del gruppo di Alleanza nazionale la trattiene - Vive reiterate proteste)... se i colleghi hanno...
PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, via, ma non stiamo a fare sciocchezze!
Sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,20, è ripresa alle 11,40.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melandri. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, aspetterei qualche secondo.
DANIELE FRANZ. No!
GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, abbiamo discusso per tre giorni sulla questione al nostro esame e vorrei anche ribadire a tutti che abbandonare i lavori in Commissione affari costituzionali non è stato né facile, né divertente, così come non lo sarà abbandonare quest'Aula tra poche ore. Vogliamo tuttavia che gli italiani comprendano bene cosa sta accadendo in quest'aula: mentre Berlusconi affermava tuonando, anche di fronte ad un Capo di Governo, che l'unico conflitto di interessi è quello della sinistra con la verità, in questa aula, i suoi deputati, i suoi avvocati stendevano un testo di legge che salvaguarda esclusivamente gli interessi economici del capo azienda e, cosa ancora più grave, ratifica una anomalia, tutta italiana, che non ha eguali al mondo.
L'Italia è un paese abituato tristemente ad alcuni primati ingloriosi, copyright ingloriosi; credo che oggi si stia per introdurre un altro di questi copyright ingloriosi, perché è un'anomalia gravissima
nella storia della democrazia parlamentare la pretesa di un uomo d'affari di essere fiduciario dell'interesse pubblico.
Vorrei ricapitolare brevemente, per chi si ponesse all'ascolto adesso di quando sta accadendo in quest'aula, ciò che stiamo dicendo da qualche giorno ed elencare tutte le condizioni che voi richiedete si verifichino contemporaneamente per poter parlare di conflitto di interessi.
Si tratta di atti - ricordatevi che si pecca anche per omissione - che devono essere adottati da titolari di cariche di governo e che devono avere un'incidenza specifica sull'assetto patrimoniale del titolare, del coniuge, dei parenti di secondo grado. Ci deve essere naturalmente il danno per l'interesse pubblico e il provvedimento non deve riguardare la generalità o intere categorie di soggetti.
Viene da dire: potevate prevedere come necessario, ai fini della configurazione di un conflitto di interessi, l'allineamento di almeno cinque pianeti del sistema solare, un'eclisse totale di luna, il passaggio della cometa Halley. Non state risolvendo il conflitto di interessi, lo state abolendo!
Nel vostro testo di legge, è talmente residuale e difficile l'ipotesi che si verifichi un conflitto di interessi, che più che essere sanzionato, andrebbero premiati coloro che vi ricadono. E dire che per descrivere oggi cosa sia il conflitto di interessi basta fare una bella polaroid di una seduta del Consiglio dei ministri (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Vorrei però sottolineare un aspetto specifico di questo articolo: ormai identificate in tale misura il partito del capo con l'azienda del capo, palazzo Chigi con Mediaset, che questo e quello per voi pari sono. Fate cadere sull'azienda, destinataria degli effetti giuridici dell'atto, una sorta di responsabilità oggettiva per i comportamenti posti in essere dal Governo. Come dire: Berlusconi decide, Confalonieri viene sanzionato; papà si lascia un po' andare e noi ce la prendiamo con Piersilvio!
Mi rivolgo a lei, ministro Frattini, che è uno sciatore: sta facendo slalom con un minimo di nozioni di diritto della concorrenza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Curerebbe, signor ministro, una gamba rotta con l'aspirina?
Io la immagino, la visualizzo mentre, seduto alla sua scrivania e attorniato dagli avvocati di Berlusconi, stendevate il testo dell'articolo 6, al nostro esame oggi, sui poteri dell'autorità garante della concorrenza e del mercato.
Che risate vi sarete fatti, mentre attribuivate all'organo chiamato a vigilare sul conflitto di interessi il potere di abbaiare alla luna! E l'autorità che fa? Riferisce. E poi che fa? Dà un parere sulle misure idonee a porre rimedio e ad evitare che si verifichino episodi analoghi. È incredibile (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Quasi sarebbe stato meglio scrivere che, in caso di constatazione di conflitto di interessi, l'autorità avrebbe potuto prevedere tre penitenze, come fanno i bambini quando giocano a moscacieca: bacia Previti, fai tre volte il giro di corsa intorno a palazzo Chigi, non respirare, conta fino a 60. Suvvìa, non prendeteci in giro! Non prendete in giro gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)! Non prendete in giro i vostri tanti elettori che vi aspettavano a questo appuntamento (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale: «Sono i vostri!»)! Fermatevi! Per l'amor del cielo, fermatevi! Fermate questa triste e sgangherata farsa! Siete soliti ripetere agli italiani che, con il voto del 13 maggio, hanno già detto che, per loro, il conflitto di interessi non è un problema: fermatevi! Non capiamo più! State scrivendo una pagina di cui dovrete pentirvi!
PRESIDENTE. Onorevole Melandri, lei ha già superato di un minuto il tempo a sua disposizione.
GIOVANNA MELANDRI. Vi fermeremo noi! Vi fermeremo insieme a tanti cittadini
tranquilli, sereni, fiduciosi in una Italia diversa (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia), che esigono poche e semplici cose: che la legge sia uguale per tutti e che non vi siano leggi disegnate per una sola persona! Sono cittadini arrabbiati - ho concluso, signor Presidente - che si battono per lo Stato di diritto, ma sono cittadini molto, molto più moderati di chi collega bombe e parole, molto, molto più moderati di chi nelle istituzioni lancia accuse ridicole e irresponsabili!
Noi diciamo «no» alla vostra ennesima «legge vergogna», pensata, scritta, vergata, nell'interesse non di pochi, ma di uno solo! Fermatevi, siete ancora in tempo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 485
Votanti 483
Astenuti 2
Maggioranza 242
Hanno votato sì 274
Hanno votato no 209).
Prendo atto che l'onorevole Giacomo Ventura ha erroneamente espresso voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Boato 6.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 492
Votanti 491
Astenuti 1
Maggioranza 246
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 276).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.03, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
GIANCLAUDIO BRESSA. Presidente, avevo alzato la mano!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 476
Maggioranza 239
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 267).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Bressa 6.04.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Grazie, signor Presidente. È sostanzialmente la stessa cosa intervenire sul mio articolo aggiuntivo 6.04, invece che sul mio articolo aggiuntivo 6.03, perché sono tutti articoli aggiuntivi, ma sono molto importanti. Infatti, essi affrontano il tema degli adempimenti dei titolari di cariche di governo e delle procedure che abbiamo previsto, ispirandoci appunto al modello americano, e che sono la dimostrazione evidente di come, volendo, si può risolvere il problema del conflitto di interessi.
Vorrei che vi soffermaste sul secondo comma del mio articolo aggiuntivo 6.03. Esso dice: «Per le attività patrimoniali» (...) «i titolari di cariche di Governo propongono all'Autorità nei termini di cui all'articolo 4, comma 1, misure idonee a prevenire il conflitto di interessi». E qui c'è la prima scelta forte: sono i titolari di
cariche di governo, che possono trovarsi in una condizione di conflitto, che fanno la prima mossa nei confronti dell'autorità, per indicare le soluzioni possibili di tale conflitto.
Secondo passaggio: «l'Autorità accetta le proposte dell'interessato» - nel caso in cui queste risolvano il conflitto di interessi - «o stabilisce (...) modalità alternative».
Queste modalità alternative non sono una sanzione automatica, ma un'ipotesi di ulteriore confronto con l'interessato che può trovarsi in una situazione di conflitto di interessi. «Qualora tali modalità comprendano la vendita, l'Autorità fissa il termine massimo entro il quale essa deve essere completata». Anche in questo caso, è l'interessato che stabilisce le condizioni della vendita, non vi è alcuna imposizione. Se alla fine di questo processo non vi sono state le condizioni e le possibilità affinché ciò avvenga, solo allora, trascorso tale termine, l'autorità provvede anche tramite un'offerta pubblica di vendita.
Occorre tenere presente - questo lo vedremo successivamente - che tutto questo processo non è affidato al giudice unico (autorità); queste sono scelte che l'autorità compie, rispetto alle quali il diretto interessato può appellarsi. Vi sono due gradi di appello, quindi, due forme di garanzia successive. Questo è il cuore della nostra ipotesi e vi dimostrerò serenamente come, in questa procedura, non vi sia nulla di incostituzionale.
Tralascerò tutte le polemiche, perché pacchi e pacchi di giurisprudenza e di dottrina hanno spiegato come non esistano principi inviolabili. La proprietà, anche quella privata, è regolata dalla Costituzione per legge. Per cui non entrerò nelle stucchevoli polemiche che avete ripetutamente sollevato, sostenendo che è incostituzionale perché calpesta l'articolo 41, 42 (e via discorrendo) della Costituzione. Queste cose le lasciamo ai ragazzini, presidente Bruno. Concentriamoci, invece, sui problemi seri.
Il possesso di una partecipazione rilevante in un'impresa assicura fondamentalmente due tipi di vantaggi. Il primo consiste nei benefici economici che da questo possono derivare in termini di proventi correnti o di guadagno in linea capitale, mentre il secondo è costituito dal potere di influenza che alla partecipazione si riconnette.
Voi sostenete che porre un obbligo di vendita in capo ad un soggetto rientrante nell'ambito di applicabilità della norma sul conflitto di interessi sarebbe incostituzionale. Dobbiamo porci la vera domanda: a quale di questi due vantaggi sarebbe anticostituzionale chiedere di rinunciare? A quello economico o al potere di influenza?
È giusto fare riferimenti espliciti, perché questa è una legge che ha un riferimento esplicito in Silvio Berlusconi; facciamola finita, dunque, con l'ipocrisia di presentare ipotesi astratte e poniamo l'ipotesi contemplata da questo provvedimento che risolve il problema, legalizzandolo, del conflitto di interessi di Berlusconi, quindi, prendiamo lui come paradigma. Credo che il cittadino Presidente del Consiglio, se rinuncia ad esigere uno ius singulare (con questo ne ha fatto uno singolarissimo; ma torniamo all'ipotesi, questa sì, astratta), possa, da un lato, pretendere di non essere espropriato, come dite voi, dei benefici economici, ma debba, dall'altro, risolutamente rinunciare al potere di influenza, giacché sta lì il cuore del problema del conflitto di interessi, almeno per quanto concerne il rischio più grave.
Il rischio più grave, si sa, non è quello che il politico Berlusconi avvantaggi l'imprenditore Berlusconi, bensì, al contrario, che l'imprenditore Berlusconi, il magnate dei media avvantaggi il politico Berlusconi, in tal modo alterando la bilancia elettorale e, quindi, compiendo un atto assai più grave dell'eventuale illecito arricchimento. Voi conoscete tutti perfettamente, perché siete tutti dei grandi liberali, La Democrazia in America di Tocqueville. Basta che vi rileggiate solo il penultimo capitolo, dove potete vedere come il potere dell'informazione e della correttezza dell'informazione sia posto dall'autore alla base! È una delle questioni fondamentali, insieme a quelle dell'autonomia della giustizia,
perché non s'instauri la dittatura della maggioranza. L'aveva ricordato il collega Russo Spena, nel corso della discussione sulle linee generali. Questo è il vero pericolo politico che si rischia di instaurare in questo paese: la dittatura della maggioranza. Questo vostro «sovranismo elettorale», che è diventato la vostra teoria (un «sovranismo» elettorale premoderno perché non fa i conti con le regole elementari delle democrazie liberali), è il vero tarlo che corrode, colpo dopo colpo, la responsabilità, la serietà e l'autorevolezza del Parlamento.
Il rischio più grave, quindi, è proprio quello che l'imprenditore Berlusconi avvantaggi il politico Berlusconi. Nessuno di noi può dimenticare che il contesto in cui si svolgono le elezioni è importante quanto il diritto e la libertà di voto.
Allora, la soluzione del problema deve consentire all'interessato di continuare a godere dei vantaggi economici (perché in nessun caso si può espropriare di questo diritto una persona), ma deve impedire qualsiasi potere di influenza sulla gestione; ed esistono strumenti finanziari che possono permettere di godere dei benefici di un investimento senza alcuna intrusione nella gestione, anche in forme diverse, meno brutali di quella che ci proponete voi.
Una buona banca d'affari può costruire un'operazione finanziaria che parta dalla vendita del patrimonio imprenditoriale e poi consenta all'investitore un apprezzamento dell'investimento collegato all'apprezzamento di un paniere di titoli predeterminato, magari con una forte incidenza di titoli di particolare gradimento del soggetto.
Ciò è esattamente quello che noi consentiamo di fare con la nostra autorità e con il nostro modello, proprio come avviene negli Stati Uniti d'America. Non vogliamo copiare le leggi americane, ma vogliamo ispirarsi ad un modello, ad una cultura! E non sarebbe male che anche voi rifletteste su questo!
Quale sarebbe la differenza tra questa soluzione ed il blind trust...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa...
GIANCLAUDIO BRESSA. ... che si ritiene inaccettabile in presenza di un patrimonio investito in partecipazioni di controllo. La differenza fondamentale starebbe nel fatto che il cittadino Presidente del Consiglio non si troverebbe nella situazione di avvantaggiare i propri interessi economici in qualità di Presidente del Consiglio né di avvantaggiarsi, in termini di consenso politico, della propria attività di imprenditore; ciò per la semplice ragione che egli potrà godere di tutti i benefici dell'investitore, ma non potrà avere alcun vantaggio in termini di potere di influenza dell'imprenditore. Così si risolve seriamente e realmente il conflitto di interessi!
Si obietterà che, con questa soluzione, il Presidente del Consiglio si troverebbe privo delle proprie imprese quando lascerà l'ufficio...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, adesso deve proprio concludere.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, ho finito.
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, lei sta impiegando il doppio del tempo che le era concesso.
GIANCLAUDIO BRESSA. Ancora 30 secondi, signor Presidente!
ALESSIO BUTTI. Basta!
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, non l'ho interrotta, ma adesso è esaurito il tempo a sua disposizione. Concluda velocemente.
GIANCLAUDIO BRESSA. Sì, signor Presidente, ancora 30 secondi ed avrò finito.
NITTO FRANCESCO PALMA. Come siamo tolleranti noi della destra!
GERARDO BIANCO. Quanto siete tolleranti!
GIANCLAUDIO BRESSA. Si obietterà che, con questa soluzione, il Presidente del Consiglio si troverebbe privo delle proprie imprese quando lascerà l'ufficio. Ciò è vero, ma non si espropria l'investitore, perché la scelta che la persona ha davanti - e che non può ulteriormente eludere - è fra due mestieri: l'uomo politico o l'imprenditore del settore dell'informazione. Questa è la scelta che egli deve fare; questa è la proposta che noi siamo in grado di fare.
GIORGIO BORNACIN. Bravo! Bravo!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, credo sia opportuno, in questo momento della discussione sull'articolo 6 - una delle disposizioni, a nostro avviso, più significative del disegno di legge - spendere qualche parola, da parte del Governo, certamente non per replicare a qualche affermazione un po' sopra le righe, forse, di qualche collega dell'opposizione, ma per rispondere ad alcuni rilievi importanti che alcuni di loro hanno formulato stamattina.
Il disegno di legge del Governo - va ancora una volta ripetuto e noi lo ripeteremo in tutte le sedi opportune - non esclude, anzi conferma e ribadisce l'esistenza di poteri sanzionatori in capo all'autorità antitrust e all'autorità per le comunicazioni. È bene si dica, se ritenete di farlo, che i poteri che, legittimamente, l'antitrust e l'autorità delle comunicazioni hanno esercitato, quei poteri che, come perfettamente sapete, comprendono sanzioni di carattere economico anche rilevanti (alcuni colleghi lo hanno ricordato), che arrivano ad incidere sul funzionamento dell'attività di impresa, noi li abbiamo esplicitamente confermati.
Un emendamento dell'onorevole Soda segnalava l'inopportunità di una formula: la compatibilità con la legge. Questo non è un provvedimento (I deputati della componente verde del gruppo Misto Cento, Pecoraro Scanio, Cima, Zanella e Bulgarelli mostrano uno striscione recante la scritta: «Vergogna!». - Applausi polemici dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego. Invito i commessi a rimuovere immediatamente quello striscione. Colleghi, vi richiamo all'ordine. Levate per favore quello striscione (Commenti dei deputati Lo Presti e Bornacin - I commessi ottemperano all'invito del Presidente).
Onorevole Cento, onorevole Zanella, vi richiamo formalmente.
DANIELE FRANZ. Anche Pecoraro Scanio, Presidente!
IGNAZIO LA RUSSA. Vergogna!
PRESIDENTE. Questi sono comportamenti non consoni all'Assemblea parlamentare. Onorevole Cento, non sono consoni nemmeno al decoro della sua battaglia politica.
Proceda, onorevole ministro.
PIER PAOLO CENTO. La vergogna è questo provvedimento di legge!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, se i colleghi avranno ancora la pazienza di ascoltarmi. La ringrazio comunque per il suo intervento.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Buffoni!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei che qui a destra mi spiegaste la ratio di questo vostro tifo da stadio; a che cosa è finalizzato?
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente ... silenzio (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Onorevole La Russa, le darò la parola dopo che ha parlato il ministro. Perché adesso è una cosa impossibile.
ANTONIO SODA. È durante il fascismo che si fanno tacere gli avversari! In Parlamento si parla!
TITTI DE SIMONE. Fascisti!
PRESIDENTE. Ministro Frattini, la prego di continuare. Onorevole Soda, la prego.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Prego i colleghi di permettermi di esaurire questo mio breve intervento.
Come dicevo, ho colto qualche considerazione in alcuni emendamenti, in particolare in quelli dell'onorevole Soda, che, a mio avviso, potranno essere oggetto, in una fase ulteriore dell'esame parlamentare di questa proposta, di una precisazione e di miglioramento.
È chiaro che l'intenzione del Governo non è e non sarà quella di ridurre e di rendere diverse da quelle che sono oggi per legge le sanzioni giuridiche, non politiche, che sono e saranno attribuite e confermate alle due autorità.
Detto questo, la questione forse più rilevante su cui ora dovrò spendere qualche riflessione è quella della sanzione politica che noi abbiamo proposto di introdurre all'articolo 6. Che questa sanzione politica e questo potere di controllo dell'autorità non sia evidentemente il nulla, come qualche collega dell'opposizione ha osservato, credo si possa desumere anche dalle preoccupazioni di quei giuristi autorevoli che avevano dubitato di questo ruolo dell'autorità-controllore del Governo, parlando addirittura di un intruso costituzionale e temendo che si esercitasse in questo modo un potere di controllo troppo penetrante (non troppo poco penetrante) Infatti, si era detto che si sarebbe interferito con il rapporto costituzionale che deve intercorrere tra il Governo ed il Parlamento, che ha la funzione di controllare le azioni del Governo. Ed allora credo che l'aver chiarito oggi in questa sede che il ruolo dell'autorità è quello di prospettare ed istruire le questioni dietro alle quali un conflitto di interesse si può nascondere o annidare, averlo rappresentato al Parlamento - oltre, come ho detto già, all'esistenza di sanzioni giuridiche sulle imprese - , prospettando delle soluzioni e - perché no? - dei rimedi anche concreti relativi agli effetti degli atti del Governo, non credo si possa definire il nulla.
Ma c'è una valutazione politica che il Governo deve fare necessariamente, considerando anzitutto quelle interessanti riflessioni che, ancora una volta - non noi o almeno non soltanto noi -, si stanno facendo sulla disciplina della comunicazione politica e sugli effetti che sull'opinione pubblica e sui cittadini ha l'intervento dei mezzi di comunicazione di massa. Mi collego ad alcune considerazioni di ieri sera dell'onorevole Giulietti, che ho registrato, come sempre, con interesse.
Molti di voi, o alcuni di voi, conosceranno gli studi di Walter Lippman, uno dei principali studiosi della comunicazione politica negli Stati Uniti d'America. Ebbene, quando gli studi e le riflessioni che si vanno moltiplicando in tutti i paesi principali del mondo, trovano, in Italia, una risposta in una legislazione, severa, sulla comunicazione politica, una legislazione che in qualche modo ha anticipato ed ha affrontato una parte delle questioni di cui oggi ci stiamo occupando, ebbene, a questa considerazione degli studiosi io aggiungo anche gli esiti delle analisi che da oltre cinquant'anni vengono sviluppate sugli effetti della comunicazione di massa sui comportamenti elettorali.
Vedete, colleghi, la formazione dell'opinione pubblica passa ormai attraverso canali
molto complessi e si collega fortemente ad una serie di fattori che non sono e non sono soltanto l'influenza dei mezzi di comunicazione di massa. Noi non abbiamo un'idea tutoria dell'opinione pubblica, noi non siamo convinti, come qualcuno di voi ha detto, che sull'opinione pubblica si debba avere quell'atteggiamento di tutela e di protezione che ha fatto dire, in qualche caso, che l'elettorato di una stessa città era mafioso o meno a seconda che eleggesse un candidato o un altro. (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Questo non è possibile ammetterlo.
Ed allora, quella legge che nella scorsa legislatura voi avete fortemente voluto e avete approvato contro la volontà del centrodestra e della Casa delle libertà, quella legislazione che regola, in modo che noi abbiamo giudicato anche assai negativamente, l'effetto ed il rapporto tra i mezzi di comunicazione di massa e l'opinione pubblica, oggi, noi da quella legge, che è legge vigente, non ci possiamo discostare, non possiamo dimenticare però che quella legge è in vigore ed allora, qual è l'effetto aggiuntivo della nostra proposta, dell'articolo 6?
La legge credo confermi un principio fondamentale: la legge consegna alle Camere l'unico decisivo potere di controllo che è quello rappresentato da una sanzione politica e io credo che la sanzione politica sia, in qualche modo, lo scettro che hanno in mano gli elettori, la pubblica opinione, affinché la pubblica opinione ne faccia un uso togliendo o confermando il consenso a coloro che sono stati eletti. Questa è la parola politica decisiva. Se vi saranno atti in conflitto di interessi ad essi dovrà porsi rimedio con il ritiro, con la correzione. Credete, colleghi, che questa sanzione espressa da una autorità imparziale non potrà rappresentare una ferita importante all'immagine della personalità interessata? Ritenete che da quella ferita non potrà derivare, ad esempio, una caduta del consenso personale e dello schieramento rappresentato? Io non credo si possa parlare, come qualche collega oggi ha fatto, di sovranismo elettorale. Ricordo a me stesso che nella nostra Costituzione proprio la sovranità - altro che sovranismo! - appartiene al popolo e noi crediamo che sia giusto e doveroso riconoscere all'opinione pubblica, agli elettori, ai cittadini il potere di controllare gli atti che il Governo, in modo trasparente, mette a disposizione delle valutazioni del Parlamento.
Questo è un circolo virtuoso di una politica democratica e liberale, anche liberale e non soltanto democratica perché figlia di una cultura che ha ispirato metodi di analisi della società e cioè l'idea che il giudizio si eserciti non sulle presunzioni ma su ciò che si può valutare: sugli atti, sui comportamenti.
Concludo questo mio intervento sottolineando ancora che noi avremmo ritenuto impraticabile una soluzione fondata sul giudizio, sui pregiudizi ideologici o sulle presunzioni. In quest'Assemblea, colleghi, mi dispiace francamente dirlo, dovremmo superare fortemente un'idea che alberga in alcuni di voi, secondo cui la propria appartenenza è una garanzia di democraticità che non viene riconosciuta a coloro che la pensano in un modo diverso (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Non credo che questo possa essere accettabile (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Ed ancora, in conclusione, non ritenete che la pubblica opinione sia il giudice migliore per i cattivi comportamenti? Non lo ritenete? Allora vi chiedo: dove risiede la fonte e la legittimazione del potere politico? Non ritenete che risieda qui, dove cioè la legittimazione ricevuta dai cittadini si deve esercitare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e di Rifondazione comunista)?
GIOVANNI RUSSO SPENA. Falla finita!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Sto per concludere, sto per concludere...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Il ministro sta per concludere! Vi prego, altrimenti oggi non rispetteremo affatto i tempi previsti!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Colleghi, concludo il mio intervento dicendo che non volevamo, e non vogliamo, una legge che sia contro qualcuno o a favore di qualcuno (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Assolutamente no, colleghi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Noi vogliamo garantire che gli atti del Governo siano sempre controllabili nel luogo della democrazia, rappresentato dal Parlamento (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
Non potete dire che questo Parlamento è il nulla, perché state avvilendo il vostro ruolo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
MAURA COSSUTTA. Sei in una democrazia!
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il Parlamento, questo Parlamento, è il luogo della democrazia! Non potete avvilirlo e mortificarlo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Vive proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor ministro, abbiamo detto che lei è il nulla! Noi stiamo parlando in un Parlamento in cui per tre quarti vi è il silenzio totale!
Una voce dai banchi di Forza Italia. E allora?
ANTONIO SODA. Lei ha detto che non volete ridurre i poteri dell'autorità. Sa invece cosa avete scritto? Nella legge sull'authority colui che dichiara falsità all'autorità viene punito con la pena prevista dall'articolo 2621, come tutti coloro che dichiarano il falso. Sa cosa ha scritto lei nella sua legge? Lei ha scritto che il membro del Governo che dichiara il falso all'autorità sulle sue condizioni patrimoniali non ha sanzione! Lei ha fatto questo (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche)! Lo ripeto, lei ha fatto questo (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche)!
Glielo leggo, glielo leggo (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda...
ANTONIO SODA. L'opinione pubblica vuole che i ladri, i falsari vadano in galera! Questo vuole l'opinione pubblica (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche)!
GIOVANNA MELANDRI. Venduto!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Buffone! Buffone!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà. Onorevole Boato, se vuole parlare però lo faccia, perché a questo punto devo essere fiscale sui tempi! Prego, onorevole Boato.
MARCO BOATO. Signor Presidente, le ho promesso che avrei parlato trenta secondi e questi saranno.
Ministro Frattini, lei ha fatto richiamo al secondo comma dell'articolo 1 della Costituzione; ebbene, lo dovrebbe leggere integralmente. Il secondo comma recita: «la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Tagliare questa seconda parte costituisce la differenza tra una concezione populista, che diventerebbe autoritaria, ed una concezione liberal-democratica dello Stato di diritto (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
FABIO CIANI. Signor Presidente, credo che con il suo intervento il ministro Frattini abbia veramente sfiorato l'impudenza. Ha tentato cioè di convincere noi e quanti lo ascoltavano che il fatto di avere sei televisioni a servizio, circa l'incidenza sull'opinione pubblica, sia assolutamente ininfluente.
Ministro Frattini, al di là dei suoi equilibrismi, le vorrei rivolgere una domanda precisa e vorrei che mi rispondesse: il giorno in cui il Consiglio dei ministri, visto l'impegno assunto ieri dal Presidente Berlusconi, delibererà un aiuto all'editoria e, quindi, deciderà di dare soldi agli editori italiani, essendo il Presidente del Consiglio il più grande editore italiano, secondo la vostra legge ciò costituirà conflitto di interessi o basterà che in quel caso il Presidente Berlusconi esca dall'aula in cui si tiene il Consiglio perché tutto venga messo a tacere e nulla succeda? Mi vuole rispondere senza...
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.04, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 513
Maggioranza 257
Hanno votato sì 230
Hanno votato no 283).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 515
Maggioranza 258
Hanno votato sì 230
Hanno votato no 285).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.06, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 512
Maggioranza 257
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 281).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.07, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 506
Maggioranza 254
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 279).
A questo punto si pone una questione che abbiamo già affrontato oggi inerente all'articolo aggiuntivo Bressa 6.08 e ad un emendamento riferito all'articolo 7. A tal proposito, vorrei svolgere alcune considerazioni indirizzate ai presentatori, gli onorevoli Bressa e Boato.
Alla luce delle considerazioni svolte all'inizio di questa seduta dal presidente della Commissione Affari costituzionali, dovrei confermare le valutazioni già precedentemente prospettate circa l'ammissibilità del comma 5 dell'articolo aggiuntivo Bressa 6.08 e dell'analoga disposizione contenuta nell'emendamento Bressa 7.4.
Tali disposizioni recano l'istituzione di un giudice speciale in quanto il collegio in esse previsto non è configurato né espressamente né in maniera implicita quale sezione specializzata di un organo giurisdizionale già esistente. Sappiamo che, al riguardo, vi sono idee diverse, avendone dibattuto ampiamente.
Pertanto, secondo tale valutazione, la proposta emendativa dovrebbe e potrebbe essere dichiarata inammissibile; ho ricordato taluni precedenti in questo senso, anche se riferiti ad altri principi costituzionali.
Peraltro, gli argomenti addotti dal presidente del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, onorevole Violante, sull'ambito del potere di dichiarare l'ammissibilità da parte del Presidente della Camera, sono meritevoli di molta attenzione ed è chiaro che, qualunque sia la decisione, si determinerebbe un precedente su cui occorre, invece, riflettere. A questo proposito, annuncio fin da adesso che convocherò su questo tema, assieme all'altra grande questione che è all'ordine del giorno, entro la prossima settimana, la Giunta per il regolamento.
Invito, pertanto, in base alle mie valutazioni, a ritirare il comma 5 dell'articolo aggiuntivo Bressa 6.08, senza che ciò costituisca un precedente, nonché dall'analoga disposizione contenuta nell'emendamento Bressa 7.4.
GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, non condividiamo le perplessità di ordine costituzionale da lei sollevate, però ci rendiamo perfettamente conto, proprio sulla scorta delle argomentazioni svolte dal presidente Violante, che vi è davvero il rischio di creare un precedente per i nostri lavori parlamentari che potrebbe essere veramente molto grave.
Apprezzo l'ipotesi da lei avanzata di discutere dello specifico problema in sede di Giunta per il regolamento; tuttavia, poiché riteniamo che questa sia una materia assolutamente delicata e, pur non condividendo - lo ripeto - le sue valutazioni e i dubbi che lei ha avanzato circa la costituzionalità della nostra proposta
emendativa, al fine di consentire alla Giunta per il regolamento di valutare con serenità una questione così delicata, accetto la sua richiesta di ritirare il comma 5 del mio articolo aggiuntivo 6.08.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido pienamente ciò che ha detto il collega Bressa. Anch'io, come ho già dichiarato stamattina, sono dissenziente rispetto alle valutazioni che lei ha espresso. Vorrei rilevare che tale materia - che adesso viene sottratta al voto dell'Assemblea - concerne le garanzie giurisdizionali in sede di appello e in sede di Cassazione avverso le decisioni dell'autorità di garanzia; si tratta, pertanto, di garanzie che abbiamo proposto per rafforzare l'impianto garantista della nostra proposta di legge. Tuttavia, condivido le valutazioni svolte dal collega Bressa e accetto la sua proposta. Ritiro, pertanto, la analoga disposizione contenuta nell'emendamento Bressa 7.4, di cui sono cofirmatario.
PRESIDENTE. Ringrazio sentitamente gli onorevoli Bressa e Boato per le valutazioni svolte. Le loro considerazioni saranno al centro dei lavori della Giunta per il regolamento, come è impegno del Presidente e come è doveroso per lo spessore delle argomentazioni sollevate questa mattina dall'onorevole Violante.
Pertanto, porrò in votazione l'articolo aggiuntivo Bressa 6.08 nel testo riformulato, vale a dire nella parte non ritirata.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 6.08, nel testo riformulato, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 509
Maggioranza 255
Hanno votato sì 229
Hanno votato no 280).
Prendo atto che non ha funzionato il dispositivo di voto dell'onorevole Berruti.
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