Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 104 del 26/2/2002
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(Messa in sicurezza dei torrenti Chisone e Pellice a seguito di eventi alluvionali - nn. 3-00061 e 3-00599)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Merlo nn. 3-00061 e 3-00599 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 4) che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Roberto Tortoli, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, il fatto alluvionale oggetto delle interrogazioni è stato causato da un evento meteorologico, di intensità e di durata - oltre 100 ore - del tutto inusitate, abbattutosi con ininterrotta continuità sul Piemonte, sulla Val d'Aosta e sulla Liguria, con inizio dalla mattina di venerdì 13 ottobre 2000, con il particolare


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(ma non esclusivo) coinvolgimento, dalla Val d'Ossola all'alto Po, delle province di Vercelli, Torino e Cuneo.
Gli effetti disastrosi delle piene di numerosi affluenti di sinistra del Po - Dora Riparia, Chisola, Stura di Lanzo, Marone, Orco, Dora Baltea, Sesia, Agogna, Terdoppio, Toce, ed altri minori - si sono scaricati sui territori interessati, colpendo in modo gravissimo centri abitati, coltivazioni, attività produttive, strade statali, provinciali e comunali, anche con abbattimento di ponti. Da ciò è derivato, nella sostanza, un vero e proprio isolamento non solo della Val d'Aosta, ma dello stesso Piemonte dal resto dell'Italia. Né meno grave, purtroppo, è stato il tributo in vite umane conseguito all'alluvione: ben 13 morti e 18 dispersi.
Peraltro, il volume dei tributi idrici che tali corsi d'acqua hanno riversato nel Po per tutto il periodo, molto lungo, dell'evento ha determinato un'onda lunga di piena del maggior fiume italiano, tale da interessare, con volumi anche più elevati di quelli raggiunti nel 1994, l'intero bacino idrografico.
Unico elemento positivo, se così si può dire, della situazione è costituito dal fatto che l'area a destra del Po, con particolare riferimento al fiume Tanaro, non solo in considerazione della minore sollecitazione meteorologica, ma anche per effetto delle opere di messa in sicurezza idraulica rientranti nel PS45, pianificate e programmate dalla competente autorità di bacino nazionale e realizzate dal magistrato del Po a seguito dell'altrettanto grave evento alluvionale del 1994, ha sostanzialmente tenuto.
Per quanto riguarda l'impegno del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio nei confronti del Parlamento e del paese, esso è fortemente fondato sull'esigenza di sostenere con determinazione, in tutte le sedi istituzionali interessate, la centralità che, nella politica del Governo, deve assumere, come in effetti sta sempre più assumendo, il problema inerente alla difesa del suolo che gli eventi riportano, con drammatica regolarità, all'attenzione di tutti cittadini.
In tale contesto, si inserisce il radicato convincimento che occorra adottare una programmazione, fondata sulla legge n. 183 del 1989, di risorse finanziarie adeguate alla missione da perseguire, con l'impegno e con la pazienza che il compito richiede, la messa in sicurezza del territorio nazionale, nella consapevolezza che la prevenzione dei disastri non possa essere considerato un lusso per un paese civile, ma debba, viceversa, essere considerato un preciso imperativo etico ed un parametro cui riferire il modello di sviluppo economico.
Proprio in tale ottica, a fronte di una congiuntura nazionale sfavorevole che ha portato il Governo ad una attenta analisi delle maggiori voci di spesa del bilancio dello Stato, le risorse destinate alla difesa del suolo per gli anni 2002 e 2003 sono state confermate rispettivamente nella misura di 279 mila euro per il 2002 e 589 mila euro circa per il 2003.
Per quanto attiene, invece, alle risorse specificatamente destinate al magistrato per il Po si fa presente che lo sforzo finanziario, destinato per il passato esercizio al finanziamento e all'esecuzione degli interventi di manutenzione straordinaria e per le emergenze derivanti dai suddetti calamitosi, è risultato ammontante a 300 miliardi di lire circa dei quali 274 miliardi e 300 milioni sono stati già assegnati allo stesso magistrato per il finanziamento del piano straordinario di messa in sicurezza del bacino del Po.
Resta da assegnare, per il completamento degli interventi previsti dal suddetto piano straordinario, la somma di 43,3 milioni di euro circa (84 miliardi di lire). In ragione di tale esigenza con nota del 16 gennaio ultimo scorso si è provveduto a richiedere al Ministero dell'economia e delle finanze il reintegro di detta somma.
L'utilizzo di tali fondi, peraltro, è stato programmato in sede di predisposizione, da parte dell'autorità di bacino del fiume Po, del magistrato per il Po di Parma e delle regioni interessate, del piano straordinario di messa in sicurezza del fiume Po.
In aggiunta a tale stanziamento, poi, il capitolo 7920 dello stato di previsione del


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Ministero dell'ambiente (ex lavori pubblici), che reca quasi esclusivamente fondi destinati ad interventi ricadenti nell'ambito del bacino del Po, accogliendo pienamente l'esigenza di interrompere la spirale degli interventi realizzati solo in presenza di fenomeni calamitosi e di finanziare opere destinate a garantire un grado minimo di sicurezza idraulica nel tratto di territorio maggiormente esposto a ricorrenti eventi di piena, è stato dotato di una somma pari a circa 43 milioni di euro.
Anche tale somma è già ripartita per circa la metà del suo importo, mentre per la restante quota si provvederà all'assegnazione a favore del magistrato per il Po qualora lo stesso istituto, di concerto con le regioni interessate e con la competente autorità di bacino, ne proponga la programmazione.
Per ciò che concerne nello specifico le procedure necessarie all'avvio degli interventi straordinari per la messa in sicurezza degli alvei dei torrenti Pellice e Chisone, già programmati dal magistrato per il Po, nell'ambito del piano di interventi straordinari elaborato ai sensi dell'articolo 1 dell'ordinanza di Protezione civile n. 3090 del 18 ottobre 2000, risultano previsti dal piano straordinario e dai programmi ordinari 26 interventi dei quali 12 risultano finanziati. Delle opere finanziate che trovano copertura nei capitoli di spesa 7676 e 7571 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quattro risultano finite, sette risultano appaltate e consegnate ed una risulta con progetto approvato ma in corso di affidamento.
A seguito dell'approvazione, con delibera di comitato istituzionale n.14 del 26 ottobre 1999, del piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato relativo al bacino del fiume Po, ai sensi del decreto-legge 180 del 1998, articolo 1, comma 1-bis, sono state perimetrate e sottoposte a misure di salvaguardia aree a rischio idrogeologico molto elevato per fenomeni franosi e valanghivi nei comuni di Usseaux, Fenestrelle e Prali, ricadenti nel bacino del torrente Chisone.
Altre aree a rischio idrogeologico molto elevato nei comuni di Villar Pellice, Luserna San Giovanni, Torre Pellice, Pinasca-Inverso Pinasca, Usseaux sono state perimetrate e soggette a misure di salvaguardia nel piano stralcio per l'assetto idrogeologico del bacino del fiume Po, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 maggio 2001.
Anche sulla base di tali elementi conoscitivi, con le risorse rese disponibili dal Ministero dell'ambiente a valere sui fondi stanziati per il decreto-legge n. 180 del 1998 nelle annualità 1998-2000 per la realizzazione di programmi regionali di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico, sono stati finanziati due interventi per la difesa dal rischio da frane e da valanga, ricadenti nel bacino del torrente Chisone: sistemazione idrogeologica del torrente Chisone e dei versanti in località Gorge, in comune di Usseaux, per un importo complessivo di 5 miliardi, ai fini della messa in sicurezza dell'abitato di Fenestrelle; opere di difesa da fenomeni valanghivi in comune di Prali, per un importo di 4,6 miliardi, per la messa in sicurezza degli abitati di Malzat e Orgiere.
Dal monitoraggio dello stato di avanzamento degli interventi, effettuato dal Ministero dell'ambiente in collaborazione con l'ANPA, risulta che l'intervento nel comune di Usseaux è già in corso di realizzazione, mentre l'intervento nel comune di Prali risulta in fase di progettazione. Si fa presente che la regione Piemonte, nell'ambito del primo programma stralcio di interventi predisposto ai sensi dell'articolo 1 dell'ordinanza di protezione civile n. 3090 del 2000, approvato con D.G.R. n. 3-1422 del 21 novembre 2000, ha ricompreso nel piano anche interventi già finanziati ad altro titolo e comunque connessi all'evento calamitoso dell'autunno 2000 e, tra questi, gli interventi per la riduzione del rischio idrogeologico finanziati dal Ministero dell'ambiente ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 180 del 1998 (fondi 1999-2000).
La condizione di criticità idrogeologica dei torrenti Pellice e Chisone è stata individuata dall'autorità di bacino del fiume Po tra le situazioni maggiormente


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critiche della porzione di bacino definita come Po piemontese, anche in relazione ai recenti eventi alluvionali, e pertanto caratterizzata da necessità indifferibili di messa in sicurezza.
La sistemazione idraulica dei torrenti Pellice, Chisone e Sangone rappresenta uno dei 24 progetti d'area indifferibili individuati dall'autorità di bacino del fiume Po con l'obiettivo di raggiungere il completo e definitivo conseguimento di condizioni di rischio compatibile per l'intero sistema territoriale interessato. Tale progetto, integrato da interventi strutturali e non strutturali, è stato inserito dall'autorità di bacino del fiume Po nell'ambito del programma triennale di intervento (annualità 2001-2003) per l'attuazione del piano stralcio per l'assetto idrogeologico del bacino del fiume Po, ai sensi dell'articolo 21 della legge n. 183 del 1998.
Per la realizzazione del progetto di sistemazione dei corsi d'acqua citati è prevista una spesa complessiva di 50 miliardi ripartiti nel triennio di programmazione. Si fa presente che la regione Piemonte dispone di circa 19,5 miliardi di lire già trasferiti nel gennaio 2001 dal Ministero dell'ambiente, che rappresentano fondi residui del decreto-legge n. 180 del 1998 e fondi recati dal decreto-legge n. 279 del 2000, destinati alla realizzazione di programmi di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico. Tali programmi sono in corso di istruttoria da parte degli organi competenti a norma dell'articolo 1, comma 2-bis del decreto-legge n. 180 del 1998 ed in particolare da parte della regione Piemonte.
Infine, per quanto attiene al riordino del magistrato del Po, si deve preliminarmente fare presente che lo stesso istituto gestisce esclusivamente competenze che, ai sensi del decreto legislativo n. 112 del 1998, sono state trasferite alle regioni. L'articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 dicembre 2000 prevede che il conferimento alle regioni delle risorse relative al magistrato abbia effetto contestualmente al subentro nelle funzioni dell'istituto di un apposito organismo interregionale costituito dalle regioni interessate dal bacino fluviale del Po che garantisca la gestione unitaria delle funzioni trasferite. Lo stesso articolo stabiliva che nelle more dell'istituzione di detto organismo interregionale, dopo il 1o gennaio 2001, il magistrato per il Po continuasse ad esercitare le funzioni ad esso attribuite, previo accordo tra le regioni interessate ed il soppresso Ministero dei lavori pubblici al quale, per competenza, è subentrato il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Recentemente, con legge regionale del Piemonte 28 dicembre 2001, n. 38 è stata costituita l'agenzia interregionale per la gestione del fiume Po. L'agenzia è frutto dell'accordo tra le regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto ed è finalizzata proprio alla gestione unitaria delle funzioni delle risorse trasferite dallo Stato in attuazione del citato decreto legislativo n. 112 del 1998. Nel corso dell'anno, pertanto, si potrà procedere al materiale trasferimento delle risorse finanziarie ed umane dal magistrato per il Po al costituendo organismo interregionale.

PRESIDENTE. L'onorevole Merlo ha facoltà di replicare per le sue interrogazioni nn. 3-00061 e 3-00599.

GIORGIO MERLO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, innanzitutto, per la precisione della risposta, ed anche per l'impegno puntuale dimostrato dal Governo nel rispondere a questa emergenza del territorio, che tende sempre più ad aggravarsi. Credo che la risposta sia quanto mai precisa, sia sotto il profilo delle risorse sia sotto il profilo dell'impegno concreto. Signor sottosegretario, voglio però svolgere alcune considerazioni: vi sono tre nodi da sciogliere, e mi sembra che nella risposta fornita si offrano elementi interessanti, che richiedono comunque di essere seguiti.
Il primo nodo da sciogliere è rappresentato dal fattore tempo: ricordiamo, e lei lo ha fatto molto bene, che quest'evento alluvionale risale all'ottobre del 2000. Per quanto riguarda la messa in sicurezza dei torrenti Pellice e Chisone e dei relativi


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argini, purtroppo la situazione è rimasta inalterata. È vero che sono stati assunti precisi impegni, è vero che le risorse sono state stanziate ed è altrettanto vero che il Governo ha individuato, in questo capitolo, un intervento immediato. Ad oggi, però, lungo tutta l'asta di questi torrenti, i lavori non sono ancora iniziati, e come tutti sappiamo molto bene - senza voler essere facili profeti - la stagione delle piogge inizia sempre con la primavera.
Il rischio cui vanno incontro centinaia di abitanti, rischio per la loro incolumità ed anche per i disastri che potrebbero derivare alle aziende agricole, continua ad essere inalterato. Sotto questo profili dico quindi che prima si fa meglio è, perché altrimenti vi è il rischio di una dissociazione tra l'impegno del Governo e della regione e la realizzazione concreta di queste opere.
Il secondo nodo da sciogliere è costituito dal capitolo delle risorse; ebbene, mi sembra che in tal senso le dichiarazioni del sottosegretario presentino elementi alquanto positivi. Purtroppo, signor sottosegretario, vi è sempre questo rimbalzo di responsabilità tra il magistrato del Po, la regione Piemonte e l'autorità di bacino, per cui la decisione finale è sempre appesa ad un filo. Ritengo però che con il decentramento di funzioni, con il decentramento delle risorse, con la possibilità per l'ente locale più vicino, cioè la regione, di affrontare direttamente tale problema, anche il capitolo delle risorse possa essere facilmente affrontato.
Il terzo ed ultimo elemento è quello a cui lei stesso faceva riferimento: la necessità di elaborare una vera politica di difesa del suolo ed una vera politica di prevenzione per questi eventi alluvionali. Mi pare che l'attenzione posta dal Governo su tale aspetto sia l'elemento più importante, perché tutti sappiamo molto bene come qualunque azione di difesa e di prevenzione produca sicuramente effetti assai più positivi rispetto a qualunque intervento successivo. Penso che, se il Governo riesce in questa fase ad accelerare l'azione di messa in sicurezza dei torrenti e, quindi, a «bruciare» il fattore tempo, ciò costituirebbe, oggi, la migliore risposta che si possa dare a migliaia di cittadini che vivono con ansia la stagione primaverile perché memori di ciò che è già accaduto e, soprattutto, perché consapevoli del fatto che molti interventi non sono ancora stati realizzati.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il seguito della discussione del disegno di legge recante norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi. Ringrazio i colleghi del Governo che sono intervenuti nel dibattito.

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