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PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Giachetti n. 3-00380 e Colucci 3-00390 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 2), che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anche questa vicenda di cui parliamo questa mattina per fortuna si è, risolta nel modo migliore, data la situazione. Stiamo parlando del caso - diventato celebre sulla stampa e non solo - dei tre esponenti del partito radicale transnazionale, Bruno Mellano, Massimo Lensi e Silvia Manzi, arrestati a Vientiane insieme a due colleghi stranieri, Olivier Dupuis, parlamentare europeo di nazionalità belga, e Nikolaj Khramov, russo, che sono stati espulsi dal Laos, dopo un processo lampo, il 9 novembre 2001. Il provvedimento è stato adottato dopo che gli stessi prigionieri erano stati condannati a due anni di reclusione con la condizionale ed al pagamento di una ammenda di duecento dollari.
soluzione della vicenda. L'azione è stata condotta in collaborazione con l'ambasciata francese a Vientiane (che in assenza di una nostra rappresentanza diplomatica in loco cura gli interessi italiani in Laos), con l'ambasciata del Belgio, rappresentante a quell'epoca della presidenza di turno dell'Unione europea, nonché con l'ufficio della Commissione europea.
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario Boniver. La soddisfazione per l'intervento del Governo in relazione alla prima parte di questa vicenda anche da questa parte politica è stata già espressa in occasione della liberazione dei militanti radicali. Va dato atto al Governo, innanzitutto - se è possibile ricordarlo - al ministro Ruggiero (che ha ricoperto la carica di ministro degli esteri in quel momento), ma anche al sottosegretario Boniver per il suo personale impegno, di aver consentito che la vicenda personale dei cinque militanti radicali si risolvesse nel migliore dei modi. La soddisfazione, pertanto, è stata già espressa e non posso fare altro che ribadirla.
per le condizioni e, soprattutto, per la sorte di quei militanti laotiani incarcerati nel Laos.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giachetti. Le ho consentito di parlare oltre il tempo a sua disposizione perché i temi riguardanti i diritti civili ed umani non hanno frontiere, non si limitano nell'argomento e corrispondono all'esigenza di conoscere per deliberare alla quale il Parlamento è certamente sensibile. Per questa ragione ho lasciato che alcuni temi fossero discussi, pur non essendo rigorosamente legati alla specificità dell'argomento.
LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto per quanto concerne la prima parte dell'intervento del rappresentante del Governo per l'efficacia del lavoro che quest'ultimo ha svolto, d'intesa con il ministro ed anche
con il Presidente del Consiglio, per il recupero della libertà, in tempi estremamente brevi, dei cinque militanti radicali. Rimane una perplessità che non posso non esprimere relativamente all'impegno del nostro Governo, soprattutto in sede europea, che non è stato specificato nell'intervento del rappresentante del Governo, al fine di garantire la tutela dei diritti civili nel Laos. Vorrei ricordare che si tratta di uno dei più efferati regimi comunisti esistenti nel nostro pianeta e che non abbiamo ad oggi notizia dei cinque ragazzi desaparecidos per i quali i militanti radicali avevano promosso questa iniziativa.
Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, onorevole Boniver ha facoltà di
La vicenda era iniziato il 26 ottobre 2001. I cinque esponenti del partito radicale transnazionale erano stati arrestati a Vientiane con l'accusa di aver distribuito volantini antigovernativi davanti al palazzo presidenziale. Il capo d'accusa era «indebita propaganda politica e interferenza negli affari interni del Laos», reato di particolare gravità nel paese, per il quale sono previste pene detentive pesantissime. Infatti, questi esponenti radicali denunciavano anche la scomparsa di laotiani che due anni prima, in un analogo episodio, erano letteralmente spariti nel nulla; di loro non si sa niente né siamo riusciti, quando ci siamo recati in Laos, ad avere notizie aggiornate riguardo a questo caso laotiano assai doloroso.
Il nostro ambasciatore a Bangkok, sede competente anche per il Laos dove non abbiamo un'ambasciata, si è subito recato nella capitale laotiana chiedendo l'immediata liberazione dei connazionali e avviando una serie di contatti al massimo livello, al fine di ottenere una rapida
Il 2 novembre il nostro rappresentante ha finalmente potuto incontrare, dopo una settimana di inutili richieste, i connazionali detenuti. Ha insistito con le autorità laotiane affinché venisse loro riservato un trattamento detentivo meno rigido rispetto a quello previsto per i laotiani, ottenendo di far pervenire ai prigionieri generi di conforto, cibo, medicinali e quant'altro. Sempre su pressione del nostro ambasciatore, le autorità locali autorizzarono i detenuti a nominare un legale laotiano per assisterli nella fase processuale.
Il 6 novembre, infine, l'ambasciatore ha incontrato una seconda volta gli italiani detenuti ed è giunto da Bangkok (sempre lo stesso giorno) un legale francese per coordinare la linea di difesa, insieme all'avvocato. Per manifestare il forte interesse del Governo e dell'opinione pubblica italiana, l'8 novembre mi sono personalmente recata a Vientiane per incontrare i vertici del paese (ho avuto, infatti, una serie di incontri con il viceministro degli esteri laotiano) con l'obiettivo ovvio di ottenere un esito positivo e rapido della vicenda. In quell'occasione ho consegnato un messaggio personale del Presidente del Consiglio a proposito della questione.
Il 9 novembre, dopo la sentenza di espulsione, i tre connazionali hanno lasciato con me il Laos a bordo di un aereo di Stato. Naturalmente hanno tenuto a manifestare la loro soddisfazione per la rapidità dell'intervento.
Su un piano più generale, il Governo italiano intende continuare a seguire con attenzione, sia sul piano bilaterale, sia nell'ambito dell'Unione europea e presso i fori multilaterali competenti l'evolversi della situazione dei diritti umani in Laos ed il rispetto degli impegni internazionali in materia.
Non mi dichiaro, invece, soddisfatto, signor Presidente, signor sottosegretario, riguardo ad altri elementi contenuti in questa interrogazione.
Quanto alla ragione fondante per cui è nata l'iniziativa dei militanti radicali, è stato riproposto un gesto messo in atto da militanti laotiani solo due anni prima, nel 1999, che li aveva condotti in carcere e dei quali - lo ricordava il sottosegretario Boniver - non abbiamo più alcuna notizia. Contestualmente vi è stata l'azione dell'Italia anche nei confronti della Comunità europea per vincolare e condizionare gli aiuti al Laos, in relazione proprio alla tutela dei diritti civili e delle libertà e al rispetto delle convenzioni internazionali su tali temi.
Al riguardo, mi sarei aspettato, a fronte di una vicenda specifica conclusa, che vi fossero elementi di novità, al di là dell'impegno da parte del Governo, che pur raccolgo, a verificare ulteriormente la situazione. Non pare che vi siano novità.
Credo che da parte di chi vi parla, ma soprattutto da chi ha messo in atto quell'azione non violenta, signor Presidente, signor sottosegretario, vi sia molta apprensione
La coincidenza vuole - poiché l'argomento, in qualche modo, è superato, mi consenta, signor sottosegretario, qualche minuto per poter fare una piccola apparente digressione - che il segretario del Partito radicale transnazionale (che era a capo della delegazione nei giorni in cui si è recata nel Laos), abbia iniziato il 21 febbraio un digiuno per proporre non solo all'Italia, ma anche all'Europa un tema non meno scottante, quello della Cecenia, chiedendo che l'Europa si faccia carico, si interessi alla vicenda cecena.
E' una vicenda della quale probabilmente si discute poco e come molti temo vi sia il rischio di doverne parlare in relazione ad aspetti ancora più drammatici o forse semplicemente quando emergeranno gli aspetti drammatici che già si stanno sviluppando. Contestualmente al digiuno del segretario del Partito radicale transnazionale Olivier Dupuis, è in corso - si tratta di una assonanza a tema - un digiuno da parte del segretario dei radicali italiani Capezzone per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle iniziative dei radicali italiani, in particolare su alcune materie oggetto di petizioni. Sembrano argomenti estranei a questa discussione: credo invece che in qualche modo tutti noi dobbiamo adoperarci, anche alla luce del dibattito che si è svolto ieri in quest'aula su un argomento diverso, ovvero sul conflitto di interessi, per evitare che si prendano in considerazione alcuni argomenti soltanto quando chi pone in essere azioni rigidamente non violente per il rispetto di diritti fondamentali è posto in situazioni pressoché irrimediabili o in condizioni personali e politiche devastanti.
Credo vi siano tutti i margini per affrontare tale questione ed in questo senso rivolgo un appello assolutamente personale affinché la richiesta del segretario dei radicali italiani Capezzone sia accolta dalla Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi, e gli sia data, ascoltandolo, la possibilità - così come il futuro presidente della RAI, Baldassarre ha annunciato ieri - di rendere note le tesi di chi, pur non presente in Parlamento, ha una storia politica e un'attività in questo paese.
Vorrei concludere facendo riferimento a diversi quotidiani in cui si dà atto a Radio radicale di una capacità e di un modo di fare informazione che sicuramente è di esempio per molti. Anche in questa occasione, a poche ore dalla ripresa di un dibattito molto delicato in cui le questioni legate alla informazione hanno sicuramente un peso centrale, vorrei semplicemente stigmatizzare - come è avvenuto nel corso degli anni sia a destra che a sinistra - che, nel momento in cui è in corso uno sciopero della fame del segretario dei radicali italiani, Radio radicale ha avuto l'intelligenza, la capacità, in un approccio effettivamente democratico e pluralista, di dedicare il massimo delle ore di trasmissione ad un evento che è considerato giornalisticamente e politicamente rilevante, in qualche modo rimuovendo l'informazione di parte e rendendo, a mio avviso, in questo modo, un servizio pubblico che, sicuramente, gran parte del sistema radiotelevisivo privato dovrebbe imitare per essere considerato realmente imparziale.
L'onorevole Sardelli ha facoltà di
Che io sappia, nessuna ferma iniziativa, dal punto di vista politico, è stata messa in atto dal Parlamento europeo e dalla Unione europea nei riguardi del Governo laotiano. Allora, affinché questo rischioso intervento dei Radicali abbia un significato, credo sia necessario insistere e condizionare eventuali sostegni ed interventi a favore delle popolazioni laotiane danneggiate da questo regime comunista, per indurre le autorità laotiane ad un maggiore rispetto dei diritti civili.


