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PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il problema sollevato con questa interpellanza allude ad un tema che, oltre ad evidenziare la drammaticità e l'urgenza per le stesse vite umane dei detenuti, in questo contesto mondiale, peraltro caratterizzato da uno stato di guerra, è di per sé paradigma di civiltà, vorrei dire cartina al tornasole dello stesso stato di diritto internazionale. Lo stato di detenzione, il diritto dei detenuti, il sistema carcerario, la concezione stessa della pena, l'habeas corpus, come sappiamo, danno infatti la misura dello stato regressivo o progressivo di un paese: si tratta di standard irrinunciabili ed incomprimibili.
turche fossero poste all'attenzione dell'Unione europea. In effetti, la Commissione europea se ne è interessata a fondo: ha costruito una occasione di monitoraggio e al momento ha respinto la richiesta della Turchia di ingresso nell'Unione, rinviandone l'esame - mi pare di ricordare il documento, lo cito a memoria - in base ad una serie di standard, di cui si richiede il raggiungimento, in tema di diritti umani e di mutamenti costituzionali. Era espressamente citata la questione della tortura, dello stato di detenzione nelle carceri della Turchia, oltre alla risoluzione in termini pacifici della questione curda.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario per gli affari esteri, signora Boniver, ha facoltà di MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, vorrei anzitutto ringraziare l'onorevole Russo Spena per l'illustrazione di questa importantissima interpellanza, il cui contenuto è condiviso (come egli ha ricordato) anche da molti membri della maggioranza, che si riferisce all'annosa questione della tutela dei diritti umani in un grande paese europeo quale la Turchia; è una questione che, evidentemente, non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente da alcun punto di vista.
Consiglio europeo di Laeken di qualche settimana fa.
PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di replicare.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Come avevo già accennato, se il regolamento me lo permette, non parlerei di soddisfazione o insoddisfazione, perché credo si tratti di uno sforzo che tutti insieme - Governo e Parlamento - dobbiamo fare, soprattutto in un orizzonte europeo. Credo che ciò sia molto importante e prendo atto di precise parole, pronunciate dalla sottosegretaria
Boniver - che ringrazio - che intendo in questo senso: sono indispensabili passi in avanti, sul tema dei diritti umani e delle condizioni carcerarie, perché si possa procedere verso la conclusione del percorso di ingresso della Turchia nell'Unione europea.
che si operino delle verifiche, disturbando troppo il manovratore, in materia di diritti umani.
In questa fase storica, la tutela assoluta ed incondizionata delle garanzie dei diritti umani è il grumo da cui può ripartire - lo pensano molti sociologi, pensatori, uomini e donne di Governo a livello mondiale - una nuova e più alta stagione democratica. Infatti, non è possibile negare quanto disinvolta o rimossa sia oggi la tutela dei diritti umani, che troppo spesso soccombe di fronte alle ragioni della geopolitica e dell'accumulazione economica.
Anche per questa riflessione generale e generica a cui appena accennavo, è un dato di soddisfazione il fatto che questa interpellanza - voglio ricordarlo, anche per gratitudine, alle colleghe e ai colleghi - ha raccolto decine di adesioni e grande sensibilità: infatti, è stata presentata - ed io ho l'onore di illustrarla a loro nome - da colleghe e colleghi di quasi tutti i gruppi parlamentari, di sinistra, di centrosinistra e di centrodestra (mi sembra che sia escluso un solo gruppo parlamentare, probabilmente non per insensibilità, ma per ragioni tecniche o per dimenticanza). Voglio ringraziare pubblicamente il Vice Presidente della Camera dei deputati Biondi, il quale, tra l'altro, se riuscirà ad essere qui, mi ha promesso - e si è ripromesso - di essere lui a replicare al Governo; lo ringrazio per la sua sensibilità garantista e anche per la sua professionalità di insigne giurista.
L'ampiezza delle adesioni parlamentari è stata certamente determinata - voglio ricordarlo - anche dalla vasta presa di coscienza di tanta parte dell'associazionismo italiano. Infatti, noi ci troviamo di fronte ad un primo intervento e ad una lettera aperta ai parlamentari italiani (da cui è nata, appunto, pian piano, l'idea e la costruzione di questa interpellanza urgente) di don Luigi Ciotti, che insieme a tanta parte dell'associazionismo italiano sta lavorando con passione e sofferenza anche sulla drammatica situazione delle carceri turche. È stato richiesto un intervento istituzionale a noi parlamentari attraverso la presentazione di un'interpellanza urgente al Governo: noi qui siamo.
Voglio soltanto ricordare a me stesso (è anche agli atti) - il Governo lo sa benissimo - che, già nello scorso agosto, queste stesse associazioni si erano rivolte al Presidente della Commissione europea, professor Prodi, affinché le gravi e ripetute violazioni dei diritti umani nelle prigioni
Il motivo specifico della protesta - voglio ricordarlo - è collegato all'istituzione delle celle, definite di tipo «F», che comportano il costante isolamento dei prigionieri; più in generale, vengono denunciate costanti violazioni e pesanti repressioni, sia nelle carceri sia all'esterno, con continue perquisizioni, rastrellamenti, attacchi militari: in novembre, ad esempio, per citare un solo caso, il quartiere Kucuk Armutlu, diventato simbolo della protesta - dove risiede la maggior parte dei familiari dei detenuti - è stato interamente devastato e distrutto da polizia e militari, come hanno testimoniato, con immagini, una serie di servizi televisivi; qualche giorno fa, di notte, anche a me è capitato di vedere - pur non riuscendo a vedere molto spesso la televisione - uno splendido servizio su questi temi.
Più rapporti di Amnesty International, di Human Rights e di associazioni internazionali - oltre che locali - per la tutela dei diritti umani hanno denunciato questa situazione. In un caso specifico, il Governo turco ha negato ad Amnesty International il permesso di aprire una propria sezione in Turchia, avendo tale associazione denunciato 762 casi di torture nei confronti dei carcerati, con un incremento del 50 per cento nei primi mesi del 2001 rispetto all'anno 2000. Nell'ottobre scorso, rispondendo alle istanze delle associazioni italiane, il presidente Prodi ha testualmente scritto - l'ho citato nell'interpellanza, lo ricordo -: «La Commissione europea, ed io personalmente, seguiamo con grande attenzione la situazione delle prigioni in Turchia. Simile attenzione viene anche assicurata ai diritti dei prigionieri. A questo proposito abbiamo espresso più volte rammarico per le vittime di questa tragedia umanitaria e l'impellente urgenza di porvi fine è stata comunicata in più occasioni alle autorità turche nell'ambito di contatti ufficiali al più alto livello».
Potrei citare mille rapporti internazionali che ci parlano di torture esercitate nelle carceri turche e quindi il pericolo che condizioni di detenzione che portano all'isolamento - come quelle con celle di tipo «F» in costruzione - possano accrescere il pericolo della tortura stessa.
Voglio ricordare, poiché si tratta di un dato politico, e ci troviamo all'interno di una sede politico-parlamentare, un solo e significativo caso. Tre giorni fa, dopo la redazione dell'interpellanza, un deputato turco, noto per la sua attività di denuncia della tortura, ha fondato un nuovo partito, sostenendo che i partiti esistenti in Turchia non tengono in nessuna considerazione il pessimo stato dei diritti umani nel paese. Ovviamente la fondazione di un nuovo partito è da considerarsi come un dato di provocazione politica. Questo parlamentare si chiama Sema Piskinsut; con le sue visite a sorpresa nelle prigioni di polizia - come vengono chiamate in Turchia - è stato testimone negli ultimi anni di moltissimi casi di torture e violenze contro i detenuti da parte dei poliziotti, provocando anche serie tensioni nel Governo. Fino al settembre scorso, infatti, questo parlamentare militava nel partito di maggioranza del premier Bulent Ecevit.
Nel fondare il suo nuovo partito socialdemocratico, al quale, peraltro, hanno già dichiarato di aderire altri due deputati centristi, Piskinsut ha affermato che la politica turca è intrisa di corruzione e che i tribunali non sono all'altezza degli standard democratici minimi. Oltre a cercare di operare per un più serio rispetto dei diritti umani, il nuovo partito turco si propone di arrivare ad una profonda modifica della Costituzione, che risente delle restrizioni alle libertà imposte dai vertici militari dopo il colpo di Stato.
Concludo ricordando che la Turchia è un paese importante (lo sappiamo benissimo e lo sa anche chi si interessa di politica estera ed internazionale). È una cerniera culturale ed economica tra est ed ovest, Europa ed Asia. Sappiamo bene che gli interessi, anche economici, dell'Italia sono in quel paese molto rilevanti ed il Governo turco ce lo ricorda di continuo; esso tende infatti a fare di questi interessi elementi di pressione, affinché (anche a me è capitato di ricevere lettere dall'ambasciata turca dopo la presentazione di atti di sindacato ispettivo) la comunità internazionale non entri negli affari dei detenuti, ritenuti questione interna alla Turchia; non lo fa solamente la Turchia, ma moltissimi paesi per i quali il parlare di diritti umani comporterebbe un'ingerenza indebita nei problemi interni dei paesi; ciò, tuttavia, non ci deve fermare! Credo che gli standard minimi dei diritti umani non sopportino frontiere, confini, territori e, soprattutto, restrizioni mercantili. Sappiamo bene che la Turchia è candidata ad entrare nell'Unione europea e conosciamo lo status di transizione di questo percorso.
Non vorrei offendere alcun Governo, nemmeno quello turco ovviamente, ma quest'ultimo vive una fase di osservazione internazionale, anche sui temi della democrazia. In casi simili è stata sempre applicata per analogia - penso a tante discussioni di diritto internazionale - la Convenzione di Ginevra che stabilisce che ogni Stato del mondo può, anzi deve, esigere il rispetto delle norme della Convenzione da parte di qualsiasi altro Stato, in qualsiasi circostanza.
Chiediamo ai firmatari dell'interpellanza appartenenti a tutti i gruppi parlamentari ed al Governo italiano - senza alcuna critica - un impegno forte (non vi è il problema di essere più o meno d'accordo con quello che il Governo dirà, poiché tutti insieme dobbiamo impegnarci ed è questo lo spirito costruttivo dell'interpellanza) e di levare alta la propria voce in sede internazionale, ovviamente in sede europea, perché i detenuti e le detenute nelle carceri turche non si sentano prigionieri del nulla, come è stato scritto, ma avvertano la pressione, il condizionamento, il controllo della comunità internazionale. Più di 50 si sono lasciati morire per sciopero della fame, lanciando un grido disperato che è un segnale di allarme anche per il diritto internazionale; qualche giorno fa è morto il quarantanovesimo o il cinquantunesimo (i dati sono molto incerti). Credo che sia un dovere di ogni Governo democratico e di ogni Parlamento democratico raccogliere questo grido disperato.
La questione della tutela dei diritti umani viene attentamente seguita dal Governo italiano, onorevole Russo Spena (vorrei subito rassicurarla in merito a ciò), che considera il rispetto della tutela dei diritti umani indispensabile affinché Ankara prosegua il suo avvicinamento all'Unione europea, nella prospettiva della sua adesione finale.
Consapevole dell'esigenza di rispettare i criteri stabiliti nel Consiglio europeo di Copenaghen del giugno 1993, che prevedono in particolare il raggiungimento di una stabilità istituzionale che garantisca un livello di democrazia minima, il principio di legalità, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze, il Governo turco ha, da parte sua, compiuto alcuni progressi in tale direzione che sono stati anche riconosciuti in occasione del
All'inizio dello scorso mese di ottobre, il Parlamento turco ha votato, a larghissima maggioranza, un pacchetto di riforme costituzionali che ha, in particolare, aperto la via ad emendamenti al codice penale e alla legge antiterrorismo.
Ankara ha adottato inoltre taluni specifici provvedimenti per la riforma del proprio sistema carcerario. Non senza riserve all'interno del Governo stesso e delle forze dell'ordine, sono state promosse misure legislative che hanno, in qualche modo, tenuto conto delle raccomandazioni formulate dal comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, quali la possibilità, anche per i detenuti delle carceri di massima sicurezza, di svolgere attività sociali, sportive e ricreative, l'istituzione di giudici di sorveglianza nei penitenziari e la creazione di consigli di monitoraggio competenti anche per la preparazione di rapporti e la formulazione di proposte a beneficio del Ministero della giustizia e della Commissione parlamentare sui diritti umani.
Si tratta, come si vede, di passi in avanti che tendono ad avvicinare il sistema penitenziario turco agli standard minimi fissati dal Consiglio d'Europa e dalle Nazioni Unite, anche se persistono palesi e pesanti inadeguatezze, illustrate efficacemente dall'interpellante. Tuttavia, anche dopo il varo di questi provvedimenti migliorativi, la protesta, che l'onorevole interpellante ha prima ricordato, comprendente lo sciopero della fame ad oltranza che ha provocato decine di morti, non è affatto rientrata, raggiungendo anzi livelli drammatici. All'origine di questa protesta, come ricordato dall'onorevole interpellante, è stata l'introduzione in Turchia di carceri e celle di tipo «F» e le condizioni di isolamento che le nuove strutture avrebbero comportato per i detenuti: si tratta infatti di celle singole in luogo di dormitori, che secondo le autorità turche erano diventati nel tempo anche una sorta di palestra di mobilitazione ideologica per talune organizzazioni di estrema sinistra, oltreché di attività criminale comune.
In questo drammatico contesto, l'Italia ha sempre svolto e continuerà a svolgere, anche attraverso questo Governo, insieme, beninteso, ad altri paesi dell'Unione europea, una attenta e minuziosa opera di monitoraggio delle condizioni carcerarie e, in particolare, di incoraggiamento all'introduzione di misure sempre più incisive di riforma del sistema penitenziario di quel paese. Il rispetto dei diritti dei detenuti e, più in generale, dei diritti fondamentali umani costituisce parte essenziale, e non negoziabile, del partenariato con la Turchia stipulato dall'Unione europea nel dicembre 2000.
L'Unione europea segue attentamente il cammino di questo grande paese, non mancando di apprezzarne i progressi, ma puntualmente segnalando le persistenti inadeguatezze, in un dialogo che vuole comunque essere sempre costruttivo e mirato al progressivo avvicinamento di Ankara all'Unione europea.
Siamo assolutamente consapevoli della drammaticità di questa situazione e personalmente ho avuto modo di approfondire tali argomenti con l'ambasciatore della Turchia a Roma, nel corso di un incontro alla Farnesina, durante il quale ho richiesto informazioni dettagliate sulla sorte dei parlamentari di origine curda, attualmente incarcerati. In quell'occasione non ho mancato di rappresentare il vivo e costante interesse del Governo e del Parlamento italiani al rispetto dei diritti umani, anche e soprattutto in ambiti difficili e a rischio quali sono abitualmente le condizioni carcerarie di moltissimi paesi, in modo particolare quelle turche.
Ciò significa che è, in qualche modo, errata una concezione (in verità non di questo Governo) che durante la scorsa legislatura ho criticato tante volte, in Commissione esteri, e che un ministro importante - oggi, peraltro, segretario dei Democratici di sinistra - rispondendo ad una serie di interrogazioni presentate da tutti i partiti, come avvenne anche due anni fa, chiamò «teoria della contaminazione democratica», secondo la quale un paese dovrebbe entrare al più presto, senza controllo nell'Unione europea, teoria, peraltro, poi contraddetta dalla Commissione europea, dal professor Prodi e dal Parlamento europeo 48 ore dopo.
Prendo atto che vi è, come il Parlamento europeo ha indicato, anche nel Governo italiano, la volontà di condizionare, in qualche modo, l'ingresso della Turchia nell'Unione europea al fatto che il rispetto dei diritti umani diventi un fatto reale. Conosco anch'io abbastanza bene - perché, come la sottosegretaria, me ne interesso da qualche anno - il problema dei cosiddetti avanzamenti, per quanto riguarda la Turchia. Su questo, il mio giudizio - ma non ne voglio fare un problema politico, perché, ripeto, dobbiamo lavorare tutti insieme - è un po' diverso, anche per quel che mi dicono i partiti socialdemocratici con cui ho i contatti più frequenti. All'interno della Turchia, mi pare che i militari non siano molto d'accordo sul fatto che anche quei minimi emendamenti poi arrivino a conclusione. Il tema della pena di morte è stato accantonato ed era al centro della risoluzione del Parlamento europeo (mi pare alla lettera f). Sulla prevenzione della tortura e sugli avanzamenti, per quanto riguarda la tortura - che nelle carceri turche è sistematica, secondo tutti i rapporti - pare che passi in avanti, per volontà dei militari, che condizionano molto lo stesso Presidente del consiglio di quel paese, non ve ne siano stati.
Credo, quindi, che ci troviamo di fronte a due aspetti, di cui uno più urgente, sul quale il Governo italiano non è intervenuto - ed è certamente una mutilazione del suo intervento - e sul quale chiedo intervenga immediatamente, perché vi è un dato di emergenza: la scorsa settimana, due parlamentari belgi (non so quale sia la situazione in questo momento, io ho parlato con loro telefonicamente) stavano seguendo una trattativa - che, finalmente, si è aperta - fra i familiari dei detenuti e il ministro della giustizia turco, in merito ad alcuni compromessi relativi all'isolamento nelle carceri (si parlava di due o tre ore di non isolamento, in modo che si potesse controllare se i detenuti venivano torturati o meno). Chiederei al Governo di far sapere, magari anche in maniera informale, ai firmatari della interpellanza in svolgimento se tale trattativa e tale compromesso - per quanto minimo può portare alla fine dello sciopero della fame ad oltranza, fino alla morte - siano andati avanti. Vorrei sapere in che modo possa incidere, nell'emergenza, il Governo italiano su questa trattativa che il Parlamento belga ha ufficialmente aperto e che è stata accettata dal ministro della giustizia turco.
In secondo luogo, vi è un problema di prospettiva, come la sottosegretaria ha ricordato: il rispetto degli standard minimi per l'ingresso nell'Unione europea. Credo che siamo molto lontani da questi standard, credo che la contaminazione democratica non abbia funzionato, credo che i progressi siano molto formali, ma è importante che si vada avanti e che non ci si lasci annebbiare la vista da ricatti di tipo mercantile, come mi risulta stia accadendo in questo momento (si parla di lettere inviate al Governo da decine di imprese italiane, su pressione dell'ambasciata turca). Conosciamo molto bene il problema e sappiamo che l'elemento mercantile può essere un elemento di pressione per evitare
Ricordo un famoso e splendido film di un grandissimo regista turco che parlava delle carceri turche: uno dei film più belli, toccanti, commoventi ed importanti, ci parlava della tortura sistematica, nella barbarie delle carceri turche.
Dobbiamo, forse, prendere atto che questa mattina - un giorno a cavallo tra gennaio e febbraio 2002 - ci troviamo a discutere ancora della visione di quello splendido film. Spero che faremo dei passi in avanti.


