Allegato A
Seduta n. 90 del 31/1/2002


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(Sezione 4 - Situazione delle carceri turche)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
una parte rilevante dell'associazionismo italiano, come ha evidenziato una
una parte rilevante dell'associazionismo italiano, come ha evidenziato una lettera aperta ai parlamentari italiani di don Luigi Ciotti, sta con sofferenza e passione lavorando sulla drammatica situazione delle carceri turche e chiede un intervento istituzionale ufficiale nelle sedi parlamentari;
già nello scorso agosto le associazioni si erano rivolte al Presidente della Commissione europea, professor Romano Prodi, affinché le gravi e ripetute violazioni dei diritti umani nelle prigioni turche fossero all'attenzione dell'Unione europea, la cui Commissione ha, in effetti, al momento respinto la richiesta della Turchia di ingresso nell'Unione, rinviandone l'esame;
nelle motivazioni della decisione negativa della Commissione, si fa esplicito riferimento allo sciopero della fame in corso da parte delle detenute e dei detenuti turchi. Una protesta estrema, in corso ormai da un anno, che coinvolge almeno duemila prigionieri ed i loro familiari e che ha già portato alla morte più di cinquanta persone;
il motivo della protesta è, nello specifico, collegato all'istituzione delle celle, definite di tipo F, che comportano il costante isolamento dei prigionieri; più in generale, vengono denunciate costanti violazioni e pesanti repressioni, sia nelle carceri che all'esterno, con continue perquisizioni, rastrellamenti, attacchi militari: in novembre, ad esempio, per citare un solo caso, il quartiere Kucuk Armutlu, diventato simbolo della protesta, è stato interamente devastato e distrutto da polizia e militari;
un'associazione indipendente sui diritti umani in Turchia ha denunciato settecentosessantadue casi di tortura nei confronti dei carcerati, segnalandone un incremento del cinquanta per cento nei primi mesi del 2001 rispetto all'anno 2000; mentre il governo turco ha negato ad Amnesty International il permesso di aprire una propria sezione in Turchia. Ciò accresce il timore che si stia predisponendo le condizioni per una repressione ancora più brutale;
nell'ottobre scorso, rispondendo alle istanze delle associazioni italiane, il Presidente Prodi ha scritto: «la Commissione europea ed io personalmente seguiamo con grande attenzione la situazione delle prigioni in Turchia. Simile attenzione viene anche assicurata ai diritti dei prigionieri. A questo proposito abbiamo espresso più volte rammarico per le vittime di questa tragedia umanitaria e l'impellente urgenza di porvi fine è stata comunicata in più occasioni alle autorità turche nell'ambito di contatti ufficiali al più alto livello» -:
quali iniziative bilaterali ed iniziative in sede europea e nei consessi internazionali il Governo italiano intenda assumere affinché si vigili sul rispetto dei diritti carcerari ed umani da parte del governo turco: la garanzia dei requisiti elementari fondamentali di uno stato di diritto è, infatti, condizione pregiudiziale perché si possa far parte della stessa Unione Europea.
(2-00217)
«Russo Spena, Abbondanzieri, Emerenzio Barbieri, Battaglia, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Bielli, Bimbi, Biondi, Buemi, Bulgarelli, Calzolaio, Carbonella, Cento, Cima, Cordoni, Titti De Simone,


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Deiana, Folena, Giachetti, Alfonso Gianni, Grandi, Lolli, Lucidi, Lumia, Mantovani, Raffaella Mariani, Mascia, Mosella, Pisapia, Realacci, Rizzo, Rodeghiero, Sandi, Siniscalchi, Trupia, Valpiana, Vendola, Vigni, Zanella, Giordano, Perrotta».
(22 gennaio 2002).