Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 90 del 31/1/2002
Back Index Forward

Pag. 7


...
(Privatizzazione dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia - n. 2-00222)

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00222 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi deputati, abbiamo presentato quest'interpellanza urgente dopo aver tentato di risolvere - o di capire come si potesse risolvere - la questione che solleviamo in modo informale, senza passare necessariamente attraverso le aule parlamentari. Poiché questo finora non è avvenuto - mi auguro che il sottosegretario ci fornisca oggi una risposta positiva - abbiamo ritenuto necessario usare lo strumento del sindacato ispettivo, più tempestivo ed efficace.
L'interpellanza in esame riguarda la situazione in cui si trova, in questo momento, l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (l'Istituto Ferruccio Parri), conosciuto sia in Italia sia a livello europeo ed internazionale. Tutti sanno che l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia fu fondato nel 1949, istituito formalmente il 28 gennaio 1951, riconosciuto da questo Parlamento con la legge 16 gennaio 1967, n. 3, e successivamente investito - in senso positivo - dalla normativa prevista dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, concernente il riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59, per arrivare alla sua privatizzazione entro il 1o gennaio 2002, come del resto per numerosi altri enti.
L'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia ha seguito questo iter con grande interesse, con un'iniziativa tempestiva e con assoluta osservanza del dettato della legge. Difatti, gli organi dell'Istituto hanno ottemperato a tutti gli atti finalizzati alla privatizzazione, avendo approvato il nuovo statuto il 28 ottobre 2000 ed


Pag. 8

avendo ottenuto, su di esso, il parere favorevole che le competenti Commissioni di Camera e Senato hanno espresso su richiesta del ministro Urbani (avanzata, se non erro, il 2 agosto 2001).
Quindi, poiché dal punto di vista delle procedure, degli adempimenti, della tempestività e della coerenza con il dettato normativo, l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, attraverso i suoi organi, nominati ai sensi del previgente statuto, ha adottato un nuovo statuto, mentre il ministro ha richiesto ed ottenuto, su tale atto, il necessario parere favorevole, tutto dovrebbe essere pronto per l'entrata in vigore del nuovo ordinamento dell'ente dal 1o gennaio 2002. Invece, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, ciò non è ancora avvenuto né sta per avvenire.
Ebbene, questa interpellanza è stata presentata proprio per ottenere tale risultato. Lei sa bene, sottosegretario Bono, e lo sa anche la sottosegretaria Boniver, la quale si appresta a rispondere ad interpellanze di altri colleghi, quale sia il mio stile e quello del mio gruppo: non usiamo lo strumento dell'interpellanza per attaccare o denunciare il Governo, ma, come con i governi precedenti, per ottenere che gli adempimenti istituzionali finalizzati all'applicazione di una legge nello Stato (compito di qualunque Governo sia in carica) vengano posti in essere. In questo caso, purtroppo, ciò non sta accadendo: il nuovo statuto non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, soprattutto, non è stato ancora emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ufficializza, seguite tutte le procedure delle quali ho già parlato, la privatizzazione non soltanto dell'ente in parola, ma anche di altri (a me interessa però sottoporre all'attenzione del Governo e dell'Assemblea la vicenda specifica dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia).
Si tratta di un istituto non solo di straordinario pregio culturale e scientifico; essendo intitolato a Ferruccio Parri, credo si tratti anche di un ente che onora ed ha onorato la storia del nostro paese per più di mezzo secolo. Il consiglio generale dell'istituto è stato già convocato, come era doveroso, per il 23 marzo 2002, al fine di procedere all'elezione dei nuovi organi.
Signor sottosegretario, non le chiedo di dirmi che è stato fatto ciò che so bene non essere stato ancora fatto (su questo posso dichiararmi insoddisfatto già in partenza); però, siccome il mio interesse è - ripeto - di ottenere il risultato e non di denunciare, di ottenere un impegno del Governo a realizzare gli adempimenti di propria competenza, ove - vorrei dire nelle prossime ore, ma dico, più realisticamente, nei prossimi giorni - non venisse emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e non venisse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo statuto, sarebbe evidente che i suddetti adempimenti, doverosi in base al nuovo statuto, la cui entrata in vigore è ufficialmente fissata al 1o gennaio 2002 (ma non è stato ancora pubblicato né vi è ancora il decreto di privatizzazione), non potrebbero intervenire in tempo.
Allora, paradossalmente, l'istituto che ha fatto tutto ciò di suo dovere e di sua competenza - istituto che, come tutti sanno, ha sede a Milano ma federa una grande quantità di istituti di ricerca, storici, eccetera, che sono sparsi per tutto il territorio nazionale - si trova in una situazione di stallo, la cosiddetta situazione di ordinaria amministrazione; ma non è dell'ordinaria amministrazione che ha bisogno un istituto che si è privatizzato in base alle necessità e alle decisioni legislative, in base alle norme approvate prima dal Parlamento e poi adottate dal Governo con decreto legislativo. Se questo processo di privatizzazione deve comportare una situazione di stallo, di paralisi, di mancata assunzione di nuove adesioni, di mancata assunzione di nuove risorse economiche, che non devono essere a carico dello Stato in questo caso, se le attività istituzionali vengono bloccate da una inadempienza governativa, ovviamente, ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale.
Il sottosegretario di Stato conosce forse un romanzo ed un film che sono stati


Pag. 9

famosi una quindicina-ventina di anni fa, Comma 22 (non lo ricordo dettagliatamente perché è noto); beh, devo dire che ci troviamo in una situazione da «comma 22». L'istituto deve privatizzarsi, deve adottare il nuovo statuto, deve eleggere nuovi organi...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, il comma 22 dice: se uno è matto può chiedere l'esenzione dal servizio militare, ma se uno chiede l'esenzione dal servizio militare non è matto.

MARCO BOATO. Esattamente. La ringrazio, Presidente, non l'avevo citato testualmente, lo ha fatto lei. Sta succedendo questo. L'istituto per funzionare deve avere il nuovo statuto ed eleggere nuovi organi, eccetera, ma siccome non è stato ancora emanato il relativo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, e non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il nuovo statuto, non si può fare quello per cui il nuovo statuto è stato adottato. È una situazione paradossale, da comma 22. La prossima scadenza per l'istituto, per l'elezione di nuovi organi, è il 23 marzo 2002, ma già in queste settimane ed in questi mesi la situazione risulta paradossale.
Voglio aggiungere un'ultima valutazione per concludere la mia illustrazione, che ho cercato di fare con spirito critico ma assolutamente costruttivo. Ho cercato informalmente - ovviamente questa è una sede formale, in questa aula risponde il rappresentante del Governo e parla un deputato che è anche presidente di un gruppo parlamentare -, visto che sono da sempre abituato a risolvere i problemi prima di arrivare a denunciare le inadempienze, anche di avere contatti per capire meglio.
Ho qui un intero dossier di lettere scambiate tra il presidente, professoressa Laurana Lajolo, e il segretario generale, professor Vincenzo Calì, che è anche il direttore del Museo storico in Trento, che ha una grandissima competenza e capacità in queste materie. Si tratta di lettere scambiate con gli uffici del ministero, con funzionari (sto parlando proprio di tentativi volti a superare le difficoltà); mi è stato detto - lei forse me lo preciserà, sottosegretario Bono -, tramite i miei uffici che hanno fatto questo lavoro istruttorio per cercare di sbloccare la situazione, che lo schema di decreto di Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe già stato trasmesso da qualche giorno alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ma al competente ufficio della Presidenza del Consiglio dei ministri - non faccio nomi e cognomi perché non sarebbe neppure corretto farlo in questa aula -, a cui lo schema sarebbe stato addirittura portato a mano, non risulterebbe di averlo.
Io - ripeto - non cito nomi, non cito telefonate, perché non sarebbe corretto; non sono abituato a farlo. Qui siamo a livello di responsabilità politiche; lei rappresenta il Governo e io rappresento un gruppo parlamentare che pone una questione al Governo. Ho compiuto questi accertamenti addirittura per chiedere, eventualmente, di non mettere all'ordine del giorno dell'Assemblea questa interpellanza. Infatti, se avessi verificato che la procedura ormai era in fase terminale e che stava per concludersi, non avrei neanche insistito per lo svolgimento della mia interpellanza in aula; ma siccome anche questi accertamenti istruttori, informali, puramente collaborativi, che ho cercato di fare o di far fare ai miei collaboratori - in particolare al dottor Luca Paci - non hanno avuto un esito positivo, chiedo al Governo di dare una risposta chiarificatrice, che non sia la fotografia dell'esistente, perché, forse, la fotografia dell'esistente l'ho già fatta io. Adesso, chiedo al sottosegretario Bono di rassicurarci, a nome del Governo, in particolare a nome del Ministero dei beni e delle attività culturali, che ha una competenza specifica al riguardo, rispetto alla tempestiva risoluzione di questa vicenda un po' incresciosa e al tempestivo superamento della situazione di stallo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, onorevole Bono, ha facoltà di rispondere.


Pag. 10

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, proveremo a dare i chiarimenti richiesti dall'onorevole Boato anche se nella fase finale del suo intervento più che al comma 22 sembrava fare riferimento al film I misteri di Parigi, visto che non si riusciva a capire come stessero esattamente le cose.
Com'è noto, l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, con sede a Milano, ha deciso di adottare la misura di razionalizzazione previste dall'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 419 del 1999 (Riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59»). Ha pertanto inviato a questo ministero, in data 20 dicembre 2000, le modifiche statutarie apportate nella seduta del 28 ottobre 2000 dal consiglio generale dell'INSMLI per adeguare lo statuto al dettato del sopracitato decreto legislativo. Il comma 2 dell'articolo 2 del decreto legislativo in esame prevede che l'individuazione degli enti oggetto delle misure di cui al comma 1 sia effettuata con uno o più elenchi approvati, entro il 30 giugno 2001, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. La privatizzazione o la trasformazione degli enti decorre dal 1o gennaio 2002. Il termine del 30 giugno 2001 non è stato osservato in quanto per alcuni degli istituti di cui alla tabella A del decreto legislativo n. 419 si sono delineate complesse situazioni giuridiche per le quali non si può ritenere conclusa l'istruttoria. Altri istituti invece, sebbene sollecitati, hanno potuto deliberare la scelta della privatizzazione solo tra maggio e giugno del 2001. Le Commissioni parlamentari, necessariamente interpellate, ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 419 del 1999, in ordine alla misura di razionalizzazione adottata dai singoli istituti, si sono espresse in data 26 e 27 settembre 2001.
Il 20 dicembre 2001 è stato sottoposto al visto dell'onorevole ministro lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con l'esclusione di quegli istituti che presentavano le sopra riferite complesse situazioni giuridiche. In data 23 gennaio 2002 - quindi, come vede, onorevole Boato, a ridosso della data di presentazione della sua interpellanza - la competente direzione generale di questo ministero ha inoltrato, per gli adempimenti di competenza, il sopracitato schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Solo a seguito dell'emanazione di tale decreto si potrà procedere all'approvazione dei nuovi testi statutari. Occorre a questo punto anche segnalare che, a seguito dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, la competenza in materia di riconoscimento della personalità giuridica, e successive modifiche statutarie, è stata demandata alle prefetture competenti per territorio. L'articolo 12 del codice civile è stato abrogato e la personalità giuridica di diritto privato si acquista con l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le locali prefetture. I problemi posti dalla normativa sopraggiunta in ordine all'autorità competente all'approvazione delle modifiche statutarie, oltre alla complessità dell'iter previsto dal decreto legislativo n. 419 del 1999, per la cui definizione occorre l'intervento di più soggetti, hanno comportato uno slittamento dei termini che, tuttavia, come riferito più volte per le vie brevi all'istituto, non può comportare la paralisi dell'attività dell'ente che può continuare ad operare in base alle vigenti norme. Quindi, anche se comprendiamo l'esigenza di muoversi con grande velocità, esiste, nell'attuale normativa, la possibilità per l'istituto di operare senza incorrere in particolari sanzioni comportamentali. Inoltre, a norma dell'articolo 13, comma 4 del decreto legislativo in questione, negli enti per i quali la revisione statutaria risulti già deliberata dagli organi competenti alla data del 30 giugno 2001 - e questo è il caso dell'istituto in questione - il funzionamento degli organi preesistenti è prorogato sino alla nomina di quelli di nuova istituzione.


Pag. 11

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di replicare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, so che dal punto di vista regolamentare dovrei dichiarare di essere o meno soddisfatto; vorrei però adottare un modo di procedere diverso per rendere meno burocratica possibile, o meno formale possibile, la mia replica e il dialogo con il rappresentante del ministero, sottosegretario Bono valutando cosa c'è di positivo in ciò che mi è stato detto e che cosa, almeno per ora, mi lascia perplesso. Mi auguro, ovviamente, che la vicenda possa risolversi rapidamente.
È positivo che il sottosegretario, oltre a fornire una ricostruzione che è del tutto corretta e che corrisponde a quella che anch'io avevo compiuto (ed è bene che le due versioni coincidano), abbia specificato che le Commissioni parlamentari si sono espresse in una data antecedente a quella da me ricordata (in base alla mia verifica avevo parlato dell'ottobre 2001, mentre lei ha citato le date esatte in cui le Commissioni si sono espresse, cioè il 26 ed il 27 settembre 2001). Prendo atto positivamente di tale fatto, ma ciò, in qualche modo, rende più grave il ritardo, dato che anche l'espressione dei pareri parlamentari è stata ancor più tempestiva rispetto a quanto avevo accertato.
Inoltre, prendo atto positivamente - di ciò, d'altra parte, ero già venuto a conoscenza nel corso di quell'istruttoria che ho cercato di far svolgere - del fatto che il 20 dicembre 2001 lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato portato all'approvazione, alla firma del ministro Urbani e che il 23 gennaio lo stesso schema - è trascorso un mese dalla firma alla trasmissione effettiva, ma consideriamo che si trattava del periodo delle festività natalizie, e quindi concediamo anche un po' più di tempo per lo svolgimento delle pratiche - è stato inviato dalla competente direzione generale (credo ne sia titolare, se non ho capito male come funziona il ministero, il dottor Sicilia) alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Signor sottosegretario, lei ha riferito questi fatti, che assumono in questa sede una propria ufficialità; ovviamente, non ho il minimo motivo di ritenere che lei mi abbia detto una cosa non vera, ci mancherebbe altro. È paradossale però - ciò non riguarda me, ma il rapporto tra ministero e Presidenza del Consiglio - che agli uffici competenti della Presidenza del Consiglio (ripeto, dopo che avevo già avuto informalmente notizia dell'invio di tale schema, notizia che lei oggi ha ufficializzato, e ciò mi fa piacere) non risulti questa trasmissione.
Signor sottosegretario, lei tornerà tra poco al ministero: la pregherei, se lo ritiene necessario nell'ambito di uno spirito di collaborazione istituzionale, di verificare immediatamente se alla Presidenza del Consiglio dei ministri sia effettivamente giunto questo schema di decreto; inoltre, le chiederei, sempre in modo propositivo, di comunicare che oggi si è svolto un dibattito parlamentare in sede di sindacato ispettivo su questa materia affinché a livello di Presidenza del Consiglio dei ministri il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri venga adottato il più presto possibile e, quindi, venga pubblicato lo statuto sulla Gazzetta Ufficiale.
È vero ciò che lei ha detto, cioè che in base all'articolo 13, comma 4, - se non ho scritto male i miei appunti - l'istituto può operare in base alle vigenti norme; è però paradossale che un istituto che è stato portato a cambiare statuto, a mutare struttura, a privatizzarsi, e che ha fatto tutto nei tempi dovuti ricevendo il vaglio positivo degli organi istituzionali competenti, parlamentari ed esecutivi, si trovi oggi costretto ad operare in base alle norme previgenti o, meglio, in base alle norme ancora formalmente vigenti finché non entreranno in vigore le nuove. Sulla base di che cosa? Lei, dopo avere ricordato che bisognava adottare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri entro il 30 giugno 2001, che dovevano essere adottati gli statuti e così via; dopo avere giustamente ricordato che lo statuto è stato adottato nell'ottobre del 2000 e che


Pag. 12

è stato trasmesso il 20 dicembre 2000; dopo aver ricordato che la data per l'entrata in vigore era quella del 1o gennaio 2002 - purtroppo già trascorsa -, ha detto che il termine del 30 giugno 2001 non è stato osservato.
Tuttavia, bisogna specificare: il termine non è stato osservato da altri enti e non dall'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Dicendo che il termine non è stato osservato, sembrerebbe che vi sia stata un'inadempienza da parte dell'Istituto Parri e dei suoi organi dirigenti. Siccome ciò non è accaduto e il termine è stato osservato, è evidente che il Governo ha di fronte a sé una scelta ovvia, ossia quella di completare le procedure.
Lei mi ha detto che lo schema è stato inviato ed ora le chiedo di effettuare un'ulteriore verifica politica: intanto la invito a verificare che gli uffici che l'hanno preso in carico se ne siano resi conto (conosciamo i meandri burocratici in cui, a volte, si perdono le carte), ma soprattutto ad accertare che, a livello della Presidenza del Consiglio, nel giro dei prossimi giorni, il decreto inviato dal Ministero dei beni e delle attività culturali possa essere tempestivamente adottato per gli istituti che sono in regola.
Se - come lei ha ricordato - ve ne sono altri, diversi da quello di cui stiamo parlando, che non hanno seguito scrupolosamente le procedure, che hanno difficoltà dal punto di vista dei loro adempimenti e così via (non sto a ripetere le cose che lei ha detto), essi arriveranno in seconda battuta, ma non si può rallentare l'attività di istituti come questo. Ho fatto riferimento, in particolare, all'INSMLI, perché ne sono a conoscenza, possedendo un intero dossier al riguardo, e perché ho un interesse umano, storico e culturale a che possa pienamente realizzare le proprie attività di istituto; pertanto, su questo istituto ho presentato un'interpellanza.
Signor Presidente, signor sottosegretario, concludo. Credo che questo dialogo parlamentare sia stato utile e la prego di non chiudere la pratica. Lei è venuto in questa sede ed ha fornito una risposta puntuale; il dubbio interpretativo che poteva interessare chi non avesse osservato i termini non riguarda l'Istituto Parri; adesso la prego - come è giusto in un corretto rapporto fra Parlamento e Governo - di mantenere questa iniziativa alla sua attenzione, non in senso generico, e di verificare a che punto siamo. Mi rivolgo a lei ed al ministro Urbani, con cui ieri ho avuto uno scambio di informazioni sulla questione (peraltro, egli stesso mi aveva preannunciato che oggi lei mi avrebbe fornito una risposta al riguardo): cercate di fare in modo che, nei prossimi giorni, questa vicenda, che è diventata paradossale, possa concludersi positivamente. Se il dibattito di oggi potrà ottenere qualche risultato sarà, comunque, un risultato positivo.

Back Index Forward