Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 76 del 14/12/2001
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(Esame dell'articolo 23 - A.C. 1984)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 23 , nel testo della Commissione, e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1984 sezione 6).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutte le proposte emendative tranne che su quelle presentate dalla Commissione.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore ed invita, inoltre, a trasfondere il contenuto dell'emendamento Giuseppe Drago 23.45 in un ordine del giorno poiché non è definito alcun ente assoggettato o meno alla normativa, ma sicuramente si potrà tenere conto, nella fase attuativa, della peculiarità dell'ISTAT.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Rizzo 23.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, vorrei svolgere alcune considerazioni sull'emendamento in esame e sull'impostazione di fondo dell'articolo che tratta la problematica riconducibile al tema della pubblica amministrazione, del welfare e dell'intervento dello Stato nell'economia che credo sia interessante approfondire.
Preliminarmente, vorrei dire che si utilizza uno strumento, quello della legge finanziaria, per intervenire su una materia che - credo tutti colleghi saranno d'accordo con me - sarebbe stato meglio trattare in un disegno di legge organico. Infatti, credo che non si possa affidare alla legge finanziaria la possibilità di incidere profondamente nella realtà degli enti pubblici che si vogliono trasformare o sopprimere senza che vi sia un discorso complessivo ed organico che permetta di migliorare la situazione.
In secondo luogo, vorrei sottolineare come si utilizzi uno strumento che è qualcosa di più della delega. Infatti, mentre con la delega il Parlamento fissa alcuni criteri direttivi, principi e paletti entro i quali il Governo agisce per modificare una certa realtà, in questo articolo si dice che entro sei mesi il Governo, su proposta di qualche ministro, provvede ad individuare gli enti che sono da trasformare in società per azioni o in fondazioni di diritto privato o che sono, addirittura, da sopprimere. Non siamo nemmeno in presenza di una delega che contempli i criteri complessivi entro quali il Governo possa agire. Mi sembra che questo strumento sia una vera e propria espropriazione delle competenze del Parlamento.
Sulla filosofia di fondo che caratterizza l'articolo intendo far presente a tutti i colleghi che sul discorso del pubblico e del privato, forse, bisognerebbe andarci piano e far tesoro di alcune considerazioni svolte anche in altre realtà, non solo a livello pratico, ma a livello teorico. In questo articolo, ancora una volta, aleggia lo spirito


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del mercato, la virtù magnifica di sorti progressive assicurate da una razionalità che è solamente quella economica. Abbiamo visto già in altri articoli un approccio di vero e proprio sventramento - se così si può dire - dello Stato. Abbiamo visto che vi è quasi un'attività di spoliazione con tecniche di fronte alle quali lo spoils system impallidisce. Adesso siamo di fronte ad un articolo che emblematicamente, a mio avviso, evidenzia l'intenzione di entrare in settori molto delicati che presidiano diritti tutelati costituzionalmente - penso al welfare - che vengono affidati, ancora una volta, a strumenti tipici di una realtà di mercato.
Credo che su ciò - sulla manovra complessiva, per quanto riguarda la parte più ordinamentale - nonchè su alcuni articoli sarebbe bene, forse, riflettere. Lo dico anche, in particolare, se mi posso permettere, alla destra sociale. Dove è finita la destra sociale? Vi stanno portando via anche l'anima, cari amici. Non riesco a capire - mi riferisco alla parte sociale della destra - come sia possibile che non si alzi la voce, non per contestare ma, almeno, per mitigare. Abbiamo visto in V Commissione come un emendamento - approvato dalla XI Commissione nella sua interezza (quindi, da tutti i colleghi, della maggioranza e dell'opposizione) -, per alcuni istituti che presidiano le aree della previdenza e dell'assicurazione, fosse nel senso di evitare, almeno, che gli enti previdenziali assicurativi (poi si sono aggiunti gli enti di difesa) venissero trattati in questo modo. Ho visto che è stato approvato, invece, un solo emendamento che elimina le agenzie, quelle realtà che attengono alla disciplina dei diritti costituzionalmente rilevanti. Forse per il dubbio che anche la Corte costituzionale potesse essere trasformata in una società per azioni, forse per questo, si è emendato.
Cari colleghi, vorrei dire, e concludo signor presidente, che dobbiamo cercare, per quanto riguarda questo articolo, la sua impostazione di fondo e gli emendamenti relativi, di evitare che con uno strumento improprio si provveda a modificare una realtà rispetto alla quale ci sono molti interessi, soprattutto dei cittadini più deboli, interessi che non possono essere affidati ad una logica di mercato. Tale logica, a mio avviso, potrebbe indurre, poi, ad un amaro pentimento. (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.

LAURA MARIA PENNACCHI. Tale articolo - come sottolineava poc'anzi il collega Duilio - è molto importante e si propone un obiettivo sul quale i Democratici di Sinistra e la coalizione di centrosinistra non possono non convenire, l'obiettivo di aumentare l'efficienza e la qualità dei servizi.
Ciò su cui non conveniamo, anzi dissentiamo profondamente è il modo con cui si pensa che detto obiettivo debba necessariamente essere perseguito. L'articolo, propone, infatti, di trasformare gli enti pubblici, le agenzia ed altri organismi, anche indipendenti, in società per azioni o in fondazioni di diritto privato. L'assunto sottostante che noi mettiamo in discussione è che una maggiore privatizzazione, e dunque maggiori soggetti di diritto privato, equivalgano a più efficienza e più qualità dei servizi. Questa equivalenza è fortemente contestabile, sul piano empirico e sul piano teorico. Sul piano empirico, osserviamo molti casi di strutture pubbliche che hanno saputo aumentare efficienza e qualità rinnovando se stesse, profondamente, dall'interno. Osserviamo, invece, al contrario, molte strutture, in precedenza pubbliche e poi privatizzate, le quali, per il solo fatto di essere state privatizzate, non hanno aumentato per nulla l'efficienza ed hanno creato molti problemi. Basti pensare a quanto avvenuto alle strutture di controllo aeroportuale dopo la tragedia delle Twin towers, per ricordare un episodio molto presente alla nostra attenzione.
Dunque, in particolare per quanto riguarda i beni produttivi, si tratta di valutare


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le tipologie e i singoli casi. Per quanto riguarda i beni sociali, la questione si pone, però, in termini completamente diversi.
Vorrei fare, brevissimamente, qualche considerazione sul piano teorico. Quest'anno - richiamo la sua attenzione sulla circostanza, Presidente Casini - sono stati dati premi Nobel estremamente significativi, a teorici, a grandi economisti premiati proprio perché hanno studiato i problemi delle asimmetrie informative. Le imperfezioni informative, nella produzione dei beni sociali e dei beni pubblici, si pongono sempre; ciò fa sì che vi sia una superiorità, nell'erogazione di questi servizi - nella produzione di beni pubblici quali la sanità, l'istruzione, la previdenza ed anche la ricerca scientifica e tecnologica di base -, da parte della struttura pubblica.
Abbiamo avuto questi premi Nobel così significativi anche perché, a livello internazionale, vi è un'inversione di tendenza. Con l'approvazione di questo articolo, rischiamo di vedere trasformati in società per azioni o in fondazioni di diritto privato, perfino, il CNR - su cui hanno lanciato un grande allarme Rita Levi Montalcini e l'intera comunità scientifica nazionale - o strutture come l'ISTAT, importantissime per l'informazione nazionale (in questo periodo, quest'ultima è, peraltro, impegnata nel censimento nazionale) o rischiamo, persino, di sovvertire l'assetto delle authority indipendenti: dunque, vi è la necessità di una ponderazione.
Segnalo che tra gli emendamenti ve ne sono alcuni che chiedono, almeno, l'esclusione degli enti previdenziali - come è stato già ricordato - e che su tali punti vi è una grande attenzione da parte di esponenti anche della maggioranza, della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale.
La Commissione lavoro aveva espresso, all'unanimità, un parere favorevole, almeno, all'eliminazione degli enti previdenziali e, del resto, la deroga pensionistica - ancora non ufficialmente presentata ma nota - presenta un comma che prevede una riarticolazione e una riorganizzazione degli enti previdenziali, mantenendo la loro struttura pubblica.
Dunque, il Governo non può con una parte del cervello sostenere una cosa e con l'altra dire esattamente il contrario.
Per concludere, vorremmo che, davvero, il voto esprimesse una visione che confermi che quell'arretramento del perimetro pubblico - che il centrodestra vorrebbe perseguire -, invece, non significhi, in realtà, una deresponsabilizzazione delle responsabilità dell'operatore pubblico e, persino, l'ammissione dell'impotenza a cambiare e a rinnovare dall'interno le strutture stesse (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, l'articolo al nostro esame è assai delicato e pone questioni di diversa natura. Voglio rapidamente occuparmi del tema delle autorità, in particolare di quella che concerne l'energia. Il ministro Frattini ha annunciato l'interesse lodevole del Governo di mettere ordine ad un eccesso di strutture di questo tipo - sono circa diciotto quelle che operano nella legislazione nazionale - e, tuttavia, credo sia necessario usare molta attenzione.
Intanto, mi pare che ci siano iniziative anche in corso da parte di altri gruppi parlamentari e, per quel che riguarda l'authority dell'energia, come Commissione attività produttive ci riserviamo di formulare un ordine del giorno; quello che mi preme dire in questa occasione è che siamo in presenza di un mercato che non è ancora del tutto liberalizzato e, quindi, è naturale che debba avere ruolo e funzione l'autorità regolatrice del mercato stesso e che sarebbe molto negativo se si pensasse di ripristinare la sua funzione all'interno delle competenze del Governo.
L'esecutivo può e deve orientare la politica industriale, anche attraverso le aziende che controlla, direttamente o attraverso la golden share, ma bisogna distinguere gli orientamenti di politica industriale dai fatti di regolazione del mercato. Quest'ultima non può che restare


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affidata ad un'autorità indipendente e questo costituisce un tema di grande delicatezza, anche perché ci confrontiamo all'interno di un mercato europeo dell'energia che, ormai, è globale e in presenza di asimmetrie piuttosto evidenti.
È, quindi, necessario che il ministro Frattini e il Governo riflettano per bene, al fine di avanzare nei prossimi mesi proposte adeguate.

GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, vorrei rivolgerle una richiesta esplicita. Vista la delicatezza di questo articolo 23, rilevata anche dall'onorevole Tabacci, vorrei sottolineare un altro aspetto. Senza nulla togliere al sottosegretario Vegas e all'onnipresenza del Ministero dell'economia e del Ministero della funzione pubblica durante l'esame di questa finanziaria, tengo ad evidenziare che con questo articolo si va ad incidere - tolta la dubbia dizione di «diritti di rilevanza costituzionale» - anche su enti di ricerca ed istituti che attengono, direttamente, alla tutela della salute dei cittadini.
Non credo si possa attribuire una delega in bianco senza aver avuto la garanzia dal ministro della sanità che tale questione non riguardi lo smantellamento di organismi che vanno dal Consiglio superiore di sanità all'Istituto superiore di sanità o Istituto della salute o a tutti gli altri enti di ricerca che afferiscono alla tutela della salute dei cittadini.
Siccome questa garanzia non c'è, non vi è stato alcun chiarimento in merito e il sottosegretario Vegas dichiarerà che si tratta di un problema che il Governo affronterà, ritengo non si possa proseguire tale discussione senza che vi sia in aula un rappresentante del Ministero della salute, il quale possa spiegarci che tra i diritti costituzionalmente garantiti vi sia l'esclusione di tutto ciò che riguarda gli enti che tutelano la salute dei cittadini.

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, lei parla proprio in non momento in cui vi è la coincidenza di avere in aula il Vicepresidente del Consiglio. Francamente, ritengo che il Governo sia rappresentato al massimo.
Posso, comunque, prendere in considerazione la sua richiesta e trasmetterla ai rappresentanti del Governo, anche se credo che il Governo sia al meglio della sua alta rappresentanza.

GRAZIA LABATE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Il collega Fioroni ha già sollevato la questione, che è tutt'altro che aliena dagli argomenti che stiamo discutendo. Infatti, al comma 8 di questo articolo, si prevede la possibilità di applicare la disposizione contenuta nel comma 1 anche agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico - che sono istituti di ricerca biomedica di base, applicata alla clinica assistenziale e alla formazione -, tentandone in via surrettizia una sperimentazione.
È vero, signor Presidente, il Governo è rappresentato nella sua massima espressione, tuttavia, su tale tema - sia in Commissione sia in sede di discussione sulle linee generali - il Governo non ci ha fornito esaurienti risposte. Proprio in tal senso è diretta la richiesta di avere la possibilità, se lei e il Governo siete d'accordo, di avere la presenza in aula di un ministro o un sottosegretario competente per materia.

PRESIDENTE. Colleghi, vorrei chiarire che gli emendamenti Rizzo 23.2, Cordoni 23.3, Sgobio 23.4, Russo Spena 23.7 e Grandi 23.6 sono di contenuto sostanzialmente identico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei far notare che questo articolo


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- e in questo senso condividiamo le prime argomentazioni svolte dall'onorevole Duilio - comporta questioni ordinamentali e persino un'idea della funzione dell'organizzazione dello Stato.
Onestamente, prospettare questa operazione solo ed esclusivamente all'interno della logica finanziaria e di bilancio, senza discutere il quadro in cui si inseriscono questi importanti enti dello Stato, a noi pare inverosimile ed incredibile.
Per questa ragione, ci preme sottolineare che, in realtà, con l'articolo 23 si avvia un processo di dismissione del pubblico a favore del privato, su grandi questioni, quali ricerca, informazione, previdenza. Pensiamo alla sanità: se le cose stanno esattamente come prevede l'articolo 23 del disegno di legge finanziaria, con la sua approvazione, i più importanti ospedali d'Italia sarebbero privatizzati. Parliamo di ospedali in cui si fa ricerca e assistenza e che fino a ieri svolgevano un ruolo pubblico decisivo per la tutela della salute pubblica nel nostro paese.
Aggiungo, infine, che la privatizzazione di tali enti pubblici, oltre a produrre un serio danno per la ricerca, per l'informazione, per la previdenza e per la sanità, rischia di avere un impatto occupazionale molto grave per i lavoratori che continuano a lavorare in quelle strutture; infatti, aumenta la loro angoscia per le prospettive di lavoro.

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, vorrei fare un chiarimento. È possibile che il parlamentare del gruppo della Margherita pensasse di parlare sul complesso degli emendamenti. In realtà, avendogli dato la parola dopo che il relatore aveva espresso i pareri della Commissione, s'intende che si trattasse, secondo le norme e delle regole della Camera, della dichiarazione di voto sugli emendamenti soppressivi al nostro esame. Pensavo che l'onorevole ad essi si riferisse nel suo intervento. E questo vale, naturalmente, per l'onorevole Pennacchi e per l'onorevole Giordano. Il dibattito si interconnetteva: considerando il contenuto soppressivo degli emendamenti al nostro esame, la discussione poteva essere di carattere generale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, non parlo a titolo personale, ma per illustrare il mio emendamento 23.6.

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, le ricordo che ha parlato l'onorevole Pennacchi. Si parla sul complesso degli emendamenti prima del relatore. Il relatore ha espresso il parere della Commissione; pertanto, ho dato la parola sugli emendamenti soppressivi, cui ho fatto precedentemente riferimento, al deputato della Margherita, all'onorevole Pennacchi e all'onorevole Giordano. Gli altri colleghi che intendano intervenire, parleranno a titolo personale. Altrimenti, avrebbero dovuto chiedere la parola prima del relatore. Non è una novità questa.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, facciamolo pure a titolo personale.

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, mi scusi. Io sono l'ultimo a voler essere fiscale. Consento sempre di parlare di più, e quindi le consentirò di intervenire anche per più di un minuto; però questa è la situazione.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, se mi fa parlare, facciamo prima. Se lei è d'accordo, io illustrerei un attimo il mio emendamento 23.24, contemporaneamente; in tutto impiegherò un minuto e mezzo.

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, parli a titolo personale.

ALFIERO GRANDI. Va bene, signor Presidente, a titolo personale, voglio dire che mantengo il mio emendamento 23.6 soppressivo dell'articolo 23 perché non verifico una risposta sufficiente ad un emendamento successivo. Nel testo dell'articolo


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23 è stata inserita la riserva ai diritti costituzionalmente garantiti; se tale ammissione è vera, non si capisce perché non siano indicati con chiarezza i diritti costituzionalmente garantiti. Intendo riferirmi alla sanità, alla previdenza e alle assicurazioni sociali. Nel mio emendamento 23.24, infatti, erano state affrontate entrambe le questioni: si parlava di diritti costituzionalmente garantiti e si specificava quali fossero. Considerando la formula con cui la mia proposta è stata accolta, peraltro parzialmente, la modifica dell'articolo 23 lascerebbe il Governo libero di usare la delega nel modo più ampio e contraddittorio: fare tutto e il contrario di tutto. Quindi, chiederei al presidente della V Commissione e, in particolare, al relatore, onorevole Conte, di riconsiderare il testo dell'articolo 23 e, se è vero che gli emendamenti sono stati accolti, di ampliarne la portata, rendendola più esplicita, in modo da eliminare le preoccupazioni che qui sono state espresse.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Rizzo 23.2, Cordoni 23.3, Sgobio 23.4, Russo Spena 23.7 e Grandi 23.6, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti419
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giuseppe Drago 23.45 sul quale è stato formulato un invito al ritiro.
Prendo atto che i firmatari dell'emendamento hanno aderito all'invito e che il gruppo della Margherita DL-l'Ulivo lo fa proprio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, credo che questo emendamento fatto proprio da noi esprima ancora una volta la preoccupazione, anche di settori della maggioranza, che questa confusa delega al Governo riguardi enti che non possono essere soppressi. Qui si parla dell'ISTAT, ma noi abbiamo fatto riferimento anche a quelli del ministero della salute.
Siccome ci sono emendamenti che chiariscono in maniera inequivoca cosa significhi l'espressione diritti costituzionalmente sanciti, inviterei il presidente della Commissione e il relatore ad accantonare quest'articolo e dare una risposta se l'emendamento sarà respinto, questa sera attribuiremo, di fatto, al Governo la delega per smantellare un'intera parte del sistema sanitario nazionale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giuseppe Drago 23.45, ritirato dai presentatori e fatto proprio dall'onorevole Fioroni a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 417
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 172
Hanno votato
no 245).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 23.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 172
Hanno votato
no 249).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 23.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 419
Astenuti 7
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 23.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 170
Hanno votato
no 252).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sereni 23.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 250).

Prendo atto che non ha funzionato il dispositivo di voto dell'onorevole Stradiotto, che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tidei 23.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Letta. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, non possono fare così ad ogni intervento!

ENRICO LETTA. Signor Presidente, non sarei intervenuto se non ci fosse stato prima un intervento del presidente della Commissione attività produttive Tabacci che mi ha preoccupato perché nella lettura che do di questo testo non ci sono dubbi: esso non consente l'intervento soppressivo su autorità indipendenti. L'intervento del presidente Tabacci di poco fa mi lascia intendere invece che questa interpretazione non sia così chiara e tranquilla.
Mi scusi signor Vicepresidente del Consiglio, onorevole Fini, mi rivolgo a lei perché la cosa di cui stiamo parlando è forse la più importante di tutta la giornata. Voglio sottolineare che era stato presentato un emendamento a questo articolo da parte....

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego per cortesia!

GIORGIO PANATTONI. Siate seri!

ENRICO LETTA. Era stato prima presentato un emendamento, poi ritirato, dal capogruppo del CCD-CDU Biancofiore,


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onorevole Volonté, nel quale si faceva riferimento agli organismi e alle agenzie indipendenti. Questo è un punto che ha una sua importanza enorme. Voglio chiedere su questo un chiarimento al Governo - e vorrei che il Governo lo facesse in modo non equivoco -, perché mentre nel testo si fa riferimento a diritti costituzionalmente garantiti - e si sa che esiste una copertura costituzionale, per esempio, per l'Autorità antitrust e per l'Autorità per le garanzie per la privacy -, questa copertura costituzionale non c'è per l'Autorità per l'energia e per il gas.
Signor Vicepresidente del Consiglio, mi riferisco al fatto che, mentre un suo ministro, l'onorevole Frattini, ha annunciato qualche settimana fa che avrebbe voluto riportare l'energia dalla regolazione dell'Autorità al potere del Governo, con altrettanta forza un altro ministro, l'onorevole Marzano, ieri diceva esattamente l'opposto, come oggi hanno riportato sui giornali.
È evidente che su questo tema, la delicatezza della questione e il fatto che ci siano stati interventi autorevoli all'interno della maggioranza, ci fa chiedere con grande forza che vi siano parole di chiarimento che credo, in questo caso, siano veramente decisive. Non si è mai visto che una non delega, come quella di cui stiamo parlando, possa lasciar minimamente pensare ad uno smantellamento di autorità che hanno compiti di regolazione fondamentali ed importanti.
Signor Presidente, signor Vicepresidente del consiglio, chiedo che su questo punto si faccia chiarezza, perché riterrei molto grave giungere ad una votazione su tale questione, senza che fosse fatto questo elemento di chiarezza.

PRESIDENTE. Sottosegretario Vegas, c'è una richiesta di chiarimento al Governo formulata dall'onorevole Letta, vuole intervenire?

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, possiamo valutare se esiste una formulazione che chiarisca l'argomento. Il Governo eventualmente è disponibile ad accantonare la questione per poterla valutare meglio e vedere se esista una formulazione che dia maggiori soddisfazioni, tenendo presente che già la formulazione attuale consente di escludere quegli organismi che, come si diceva prima, ricoprono una funzione che non viene esercitata all'interno dell'amministrazione. Quindi si tratta in ogni caso di un pericolo scongiurato; comunque, se occorre una formulazione più precisa possiamo valutare l'ipotesi accantonando l'emendamento, ma il testo attuale, già di per sé, guarda all'interno dell'attività amministrativa.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, pregherei i rappresentanti del Governo ed il relatore di concedermi un attimo di attenzione. La richiesta di accantonamento dell'emendamento per approfondire questo aspetto, mi sembra giunga quanto mai opportuna. Infatti, debbo ricordare che agli atti vi sono, tra gli altri, tre emendamenti a mia firma: il 23.49, il 23.46 e il 23.50. Li ho presentati, non solo per una mia istanza, ma facendomi anche portavoce di un deliberato unanime della Commissione lavoro che, con il parere favorevole del rappresentante del Governo e del relatore di quella Commissione, ha stabilito di dover proporre alla Commissione bilancio - che ha rimandato la questione all'Assemblea - questo delicato argomento. Nel momento in cui il rappresentante del Governo chiede un momento di riflessione per approfondire l'argomento, gli ricordo che la tipologia degli spazi sui quali noi intenderemmo mettere una riserva, rispetto ad una privatizzazione - come dire - sregolata o smodulata nei riguardi delle nostre istanze, sono rappresentati quantomeno


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dall'aspetto previdenziale, assicurativo, ed anche dalla branca relativa alla difesa della sicurezza, rispetto alla quale ci sembra che esigenze pubblicistiche sussistano in maniera piuttosto incisiva. A questo riguardo, ricordo al rappresentante del Governo, che con i tre emendamenti a mia firma ho modulato in maniera gradata affinché il Governo potesse avere una più penetrante libertà di sceverazione delle posizioni, senza respingere tout court le nostre istanze.
Voglio essere ancora più preciso perché mi sembra che non siano momenti perduti; quando con separato, importantissimo atto - ad esempio di richiesta di delega - il Governo chiarirà al Parlamento, alle forze politiche, alle forze sociali e al paese - che inutilmente viene trascinato in una diatriba (in questi giorni anche giornalistica) ed in allarmi infondati - che non intende minimamente privatizzare l'INAIL - tanto per fare un nobile esempio - o altri importanti istituti di carattere previdenziale ed assistenziale, mi sembra di dire un qualcosa che indubbiamente merita di essere proiettato in un testo così importante. Mentre, se il Governo, per sue ragioni non adeguatamente esplicitate, si trincerasse dietro un parere negativo a tutto campo, verremo forse a cadere in una non voluta contraddizione.
Quindi, mi auguro che se - come lo stesso rappresentante del Governo ha chiesto - potessimo disporre di un tempo di riflessione, potremo essere, e noi in primis come gruppo - ma se permettete in questo momento anche in rappresentanza della Commissione lavoro, che ha approfondito responsabilmente questo argomento - al riguardo adeguatamente consultati, perché ci sembra che questo passaggio dell'articolo debba effettivamente essere rivisto e formulato.

PRESIDENTE. Colleghi, ci sono già dieci iscritti su questo punto.
Onorevoli colleghi, non capisco l'ilarità. Se volete possiamo anche sospendere la seduta e aggiornarla a domani mattina; se invece pensiamo di proseguire i nostri lavori, do la parola al presidente della Commissione bilancio su questa proposta di accantonamento formulata dall'onorevole Letta e suffragata dal presidente della Commissione lavoro.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Vista la disponibilità anche da parte del Governo, proporrei di accantonare tutti gli emendamenti all'articolo 23. Proporrei invece, se lei è d'accordo, signor Presidente, di passare all'esame dell'articolo 25.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole presidente. Siamo sempre d'accordo con il presidente della Commissione bilancio.

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