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PRESIDENTE. L'onorevole Romano ha facoltà di FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Signor Presidente, nel nostro paese, purtroppo, ci si occupa del sistema carcerario e delle norme che ad esso sovrintendono, dei detenuti e della loro qualità di vita, soltanto in occasione di spinte emozionali, ma, come si sa, le spinte emozionali riescono a produrre ben poco, se tali problemi non vengono affrontati in una logica di programmazione.
ragione - che il provvedimento, che aveva disposto l'osservazione 24 ore su 24, era già stato revocato da qualche giorno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, la procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo ha riferito che, in data 8 settembre 2001, il personale della Polizia di Stato ha disposto il fermo di Giuseppe Maggi, in esecuzione di un provvedimento dell'ufficio inquirente, perché ritenuto l'autore materiale dell'omicidio di Francesco Mannino, ucciso il 3 agosto 2001 nel corso della rapina all'agenzia della Banca popolare di Lodi, presso la quale prestava servizio in qualità di guardia giurata.
permanendo l'isolamento, per Giuseppe Maggi e per gli altri indagati che ne avevano fatto richiesta. Il relativo provvedimento è stato, tuttavia, ritirato dal difensore presso il registro generale della procura solo il 19 ottobre, dopo che, alle ore 19 circa del giorno precedente, il Maggi si era suicidato.
PRESIDENTE. L'onorevole Romano, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario, anche se sono convinto che il Governo debba fare qualcosa di più nel campo della disciplina regolamentare che sovrintende all'isolamento. Non è pensabile che tale istituto, da utilizzare, a mio modo di vedere, soltanto in casi gravissimi ed eccezionali, possa invece risultare, nella concreta applicazione, un istituto di stampo medievale, che finisce per essere adoperato anche in casi come questo, in cui i detenuti avevano già dimostrato di voler collaborare con l'autorità giudiziaria, avevano assunto un atteggiamento di totale collaborazione con gli organi inquirenti e, peraltro, con specifico riferimento al Maggi, avevano problemi di salute.
Il 7 settembre 2001 veniva tratto in arresto il giovane Giuseppe Maggi che, a seguito di una rapina, aveva colpito a morte un metronotte. Costui era stato posto in isolamento sin dal primo giorno del suo arresto e, in sede di interrogatorio davanti al GIP, aveva reso ampia confessione, fornendo puntuali e dettagliate indicazioni sui complici. Era, di fatto, un pentimento assoluto, aveva dato tutti i chiarimenti e, pochi giorni dopo, risentito dagli inquirenti, riconfermava le proprie responsabilità, forniva ulteriori chiarimenti e chiamava in correità i suoi complici. In quella sede, si apprendeva che il Maggi aveva già tentato il suicidio e, pertanto, veniva disposta la sorveglianza 24 ore su 24 dello stesso detenuto.
Maggi era un giovane di 21 anni che, prima di questo fatto, non aveva mai avuto alcun problema e che, da questi accadimenti, aveva avuto uno sconvolgimento evidente. In sede di interrogatorio, il Maggi aveva chiesto di poter incontrare la propria madre, ma neanche l'istanza reiterata della difesa per avere qualche indumento, per potersi lavare e per essere ammesso a vita comune, veniva accolta. Nessuna di queste richieste veniva accettata. Il giorno 18 ottobre, il Maggi, senza aver potuto vedere sua madre, si impiccava nella sua celletta. Solo in quella sede, si apprendeva - e non se ne comprendeva nemmeno la
Questa è la storia semplice e, su questa, chiediamo, quindi, la risposta del Governo.
In data 11 settembre 2001, in sede d'interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari - che ha convalidato il decreto di fermo disponendo, altresì, la misura della custodia cautelare in carcere - Giuseppe Maggi ha ammesso la propria responsabilità in ordine alla rapina alla banca e all'omicidio citato. La procura ha aggiunto che, già con il provvedimento di fermo, era stato disposto l'isolamento del Maggi, così come, del resto, era avvenuto per tutti gli altri coindagati in stato di custodia cautelare in carcere, per evidenti esigenze investigative.
In data 12 settembre 2001, il Maggi è stato interrogato dal pubblico ministero ed ha confermato le ammissioni di responsabilità già fatte. In quell'occasione, il magistrato, a seguito di notizie comunicate, informalmente, dall'avvocato difensore, ha chiesto immediatamente alla direzione della casa circondariale Pagliarelli, una relazione scritta, trasmessa il 19 settembre 2001. Nella relazione è stato affermato che Giuseppe Maggi, in data 11 settembre 2001, aveva posto in essere un gesto autolesionista, non andato a buon fine grazie all'intervento dell'agente di polizia penitenziaria di turno. Pertanto, sempre in data 19 settembre delle 2001, l'ufficio inquirente ha disposto la sorveglianza a vista di Giuseppe Maggi, nonostante la certificazione medica dell'ufficio sanitario del carcere che, in data 14 settembre 2001, aveva disposto che poteva togliersi la sorveglianza a vista.
In data 14 settembre 2001 era stato revocato, per tutti gli indagati, lo stato d'isolamento. Giuseppe Maggi, di conseguenza, veniva passato in compagnia di altri detenuti nei giorni 16, 17 e 18 settembre. In data 19 settembre 2001, tuttavia, è stato ripristinato l'isolamento per alcuni degli indagati, tra i quali Maggi, per sopraggiunte ulteriori e pressanti esigenze investigative, costituite dalla necessità di identificare i responsabili di altri gravi delitti in relazione ai quali uno degli indagati aveva già reso dichiarazioni, riconoscendo le proprie responsabilità e, genericamente, quelle degli altri indagati. È stata, quindi, ravvisata la necessità di mantenere l'isolamento del Maggi.
In data 14 ottobre 2001 si è fatto luogo ad un nuovo interrogatorio del Maggi in relazione ad un altro episodio delittuoso di tentata rapina, di cui egli era stato accusato nel nuovo contesto che si era costituito a seguito delle dichiarazioni degli altri indagati, sempre a danno dell'agenzia della Banca popolare di Lodi. Tale atto non fu portato a termine per l'intervento della guardia giurata in servizio. Il Maggi, anche in questo caso, ha ammesso la propria responsabilità. In occasione dell'interrogatorio, il difensore ha ribadito le sue richieste in ordine alla revoca dell'isolamento ed alla concessione dei colloqui, riservandosi di produrre documentazione in merito.
In data 12 ottobre 2001, a seguito di altra specifica istanza del difensore, è stata autorizzata la consegna al Maggi di capi di vestiario e la fruizione di giornali e televisione. La mattina del 18, venute meno le esigenze investigative - anche in relazione ad ulteriori indagini espletate dalla squadra mobile che ne aveva riferito l'esito con nota del 15 ottobre 2001 - sono stati autorizzati i colloqui con i familiari, pur
Portatosi presso la casa circondariale, il magistrato di turno, cui era stato comunicato l'evento, ha effettuato alcuni accertamenti preliminari - anche per mezzo della polizia scientifica - ed ha acquisito il diario clinico e la cartella personale del detenuto, assumendo sommarie informazioni testimoniali da agenti ed operatori carcerari.
È stato, altresì, accertato che il regime di sorveglianza a vista del detenuto, disposto su richiesta dell'ufficio inquirente in data 19 settembre 2001, era stato modificato in data 18 ottobre 2001 dalla direzione della casa circondariale, su conforme parere dei sanitari, in regime di grande sorveglianza. A tal riguardo, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato che il Maggi era stato seguito dallo psichiatra con cadenza quasi giornaliera e in data 10 ottobre 2001 quest'ultimo aveva così certificato: «Detenuto disponibile, lucido, orientato, tranquillo, propositivo».
Il medico aveva proposto, pertanto, la revoca della sorveglianza a vista e la sostituzione con la grande sorveglianza, disposta, appunto, dalla direzione dell'istituto Pagliarelli, con ordine di servizio del 18 ottobre 2001. Lo psichiatra, con certificazione medica in pari data, alle ore 17,05, ha così refertato: «Al colloquio, lieve miglioramento del tono dell'umore, dell'emotività, con riduzione della quota d'ansia. Prosegue terapia, che resta invariata. In discreto compenso psichico. Resta a grande sorveglianza». Inoltre, la procura della Repubblica di Palermo ha fatto presente che, anche al fine di procedere all'esame autoptico e medico legale sulla salma del Maggi, è stato iscritto nel ruolo generale, a carico di ignoti, il procedimento n. 12241/2001, in ordine all'ipotesi di reato di omicidio colposo, in relazione alla quale le indagini sono tuttora in corso.
Per quanto riguarda l'inchiesta amministrativa concernente la vicenda, finalizzata ad appurare le cause, le circostanze e le modalità dell'accaduto, nonché ad accertare se, in relazione all'evento, sussistano eventuali responsabilità a carico di operatori penitenziari, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha riferito che è stato affidato apposito incarico al provveditore di Palermo, il quale è in attesa che l'autorità giudiziaria procedente gli conceda il relativo nulla osta per l'effettuazione della ricognizione ispettiva.
Si fa in ogni caso presente che, per quanto riguarda il problema della tutela della vita e dell'incolumità fisica e psichica dei detenuti, lo stesso dipartimento ha impartito alle direzioni degli istituti penitenziari molteplici disposizioni finalizzate a prevenire, quanto più possibile, il fenomeno del suicidio. Già nella circolare del 30 dicembre 1987 si dava atto che, ove il rischio di suicidio fosse ritenuto rilevante dopo il colloquio di primo ingresso e dopo la visita medica, il direttore dell'istituto dovesse immediatamente impartire le necessarie disposizioni affinché il sottufficiale responsabile provvedesse ad assicurare, tra l'altro, la grande sorveglianza (che è la formula graduata). Anche nella circolare n. 35245974 del 12 maggio 2000 si ribadisce che i provvedimenti che dispongono la grande sorveglianza o quella a vista siano attuati attraverso una vigilanza quanto più possibile attenta e continua, unitamente ad un'opera trattamentale di sostegno. Con quest'ultima circolare sono state delineate, inoltre, le linee guida operative ai fini di una riduzione dei casi di suicidio nelle carceri. Infine, è stato recentemente costituito un gruppo di lavoro denominato «unità di monitoraggio eventi suicidio», anche allo scopo di esaminare i casi di suicidio secondo metodologie che consentano una conoscenza completa di tutte le situazioni penitenziarie connesse a detto fenomeno.
Resta il fatto che nella vicenda da me denunciata vi è stata una vittima: il giovane Maggi; e, forse, se vi fosse stata una regolamentazione più attenta dell'istituto dell'isolamento, l'avremmo potuto salvare.


