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F)
per le indagini preliminari, rendeva ampia confessione fornendo altresì puntuali e dettagliate indicazioni sui complici;
il 7 settembre 2001 veniva tratto in arresto il giovane Giuseppe Maggi a seguito di una rapina in cui aveva colpito a morte un metronotte;
il predetto, posto in totale isolamento sin dal primo giorno del suo arresto, in sede di interrogatorio davanti al giudice
pochi giorni dopo il Maggi veniva risentito dagli inquirenti ai quali riconfermava le proprie responsabilità fornendo ulteriori chiarimenti;
in tale sede si apprendeva che il Maggi era stato salvato in extremis da un tentativo di suicidio e che per tale ragione veniva disposta la sorveglianza ventiquattro ore su ventiquattro;
la difesa, stante il tentativo di suicidio ed il comportamento processuale dell'indagato, improntato al pentimento e alla più ampia collaborazione, chiedeva che lo stesso fosse ammesso alla vita comune e che gli fosse concessa la visita della madre;
tale richiesta fu rigettata stante la necessità di un ulteriore interrogatorio, che si svolse il 4 ottobre ed in occasione del quale, peraltro, l'indagato riconfermava le precedenti dichiarazioni;
in quella stessa sede il Maggi chiedeva al magistrato inquirente di poter incontrare la madre, di poter essere ammesso alla vita comune e di lavarsi, ma ancora una volta le suddette istanze non venivano accolte e solo successivamente, dopo l'ennesima istanza della difesa, veniva concessa la possibilità di avere qualche indumento;
il giorno 18 ottobre, il Giuseppe Maggi, a soli ventuno anni e senza aver potuto vedere sua madre, si impiccava nella sua celletta;
si apprese successivamente che il provvedimento che aveva disposto l'osservazione del detenuto ventiquattro ore su ventiquattro era stato revocato -:
se non ritenga opportuno, alla luce dei fatti suesposti, voler disporre gli opportuni accertamenti ed ispezioni per fare chiarezza sulle eventuali responsabilità in merito a questo gravissimo episodio.
(2-00141)«Volontè, Romano».
(13 novembre 2001)