Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Credito bancario a favore dell'imprenditoria del Mezzogiorno-Calabria - nn. 3-00082, 3-00164 e assorbimento n. 3-00108)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-00082 e Molinari n. 3-00164, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanza ed interrogazioni sezione 3).
Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Armosino, ha facoltà di rispondere.

MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, la risposta si riferirebbe, in realtà, anche ad un altro documento. Possiamo comunque separare le risposte. Mi riferisco all'interrogazione Molinari n. 3-00108.

PRESIDENTE. Onorevole Armosino, l'interrogazione Molinari n. 3-00108 si considera assorbita. La risposta che lei deve fornire è relativa alle interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-00082 e Molinari n. 3-00164.

MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.


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Va bene, signor Presidente. Con le interrogazioni n. 3-00082 e n. 3-00164, l'onorevole Delmastro Delle Vedove ed altri e l'onorevole Molinari chiedono di conoscere, in relazione al divario tra i tassi di interesse sui prestiti, praticati nelle regioni del nord e del sud d'Italia, quali iniziative si intenda assumere al fine di garantire alle imprese del Mezzogiorno pari opportunità rispetto alle imprese delle aree più sviluppate del nord del paese. Al riguardo, va innanzitutto premesso che l'ordinamento riconosce natura imprenditoriale all'attività bancaria e finanziaria e tutela il carattere concorrenziale del mercato dei servizi finanziari, integrato in quello europeo.
In tale contesto, la fissazione, da parte degli intermediari bancari e finanziari, dei tassi e di ogni altra componente del costo di un rapporto creditizio è rimessa alla valutazione dei competenti organi aziendali, i quali tengono conto, tra l'altro, dei vari fattori di rischio dei prestiti e delle relative caratteristiche tecniche, nel rispetto degli obblighi di trasparenza delle condizioni contrattuali previsti dal titolo VI del decreto legislativo n. 385 del 1993 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), nonché dei limiti introdotti dalla legge n. 108 del 1996 in materia di usura.
Con riferimento alla questione prospettata, si fa presente che l'esame dei dati sui tassi di interesse conferma il divario esistente tra le condizioni praticate per i prestiti a breve concessi nelle regioni meridionali e quelle relative ai prestiti concessi in altre aree del paese; in particolare, il divario risulta più ampio per la Calabria. Tuttavia, i differenziali rispetto alla media nazionale si attenuano, se si considerano solo i prestiti alle imprese.
Il divario risente della differente rischiosità delle operazioni di credito rilevabile in quelle regioni rispetto al resto del paese. Infatti, il rapporto tra le sofferenze e gli impieghi presenta valore pari al doppio di quello medio nazionale per la Calabria, e ad oltre il triplo per la Basilicata. La diminuzione del rapporto registratasi nell'ultimo anno è dovuta alle ingenti operazioni di cartolarizzazione di partite anomale.
Per quanto concerne le pratiche di recupero dei crediti, nella relazione del governatore della Banca d'Italia sull'esercizio 2000 viene indicata un'incidenza media sui costi operativi delle banche del 2,3 per cento, con differenze significative a seconda dell'area di insediamento della banca (dall'1,8 per cento per le banche del nord-est al 4 per cento per quelle del meridione).
In merito all'affermazione secondo cui le banche operanti nell'area meridionale «preferiscono la raccolta e la gestione del risparmio anziché gli impieghi», si fa presente che nelle regioni meridionali si registra una generale stasi nei depositi - in talune province della Calabria si rileva persino un decremento di tale consistenza - mentre per gli impieghi si registra una generale lievitazione dell'aggregato al netto del sofferenze.
Con specifico riferimento alle imprese del Mezzogiorno, il Ministero delle attività produttive ha comunicato che la variabilità dei tassi a livello territoriale sembra essere giustificata anche dal grado di rischiosità di alcune piccole e medie imprese, che presentano ridotte garanzie patrimoniali, forte indebitamento sul breve periodo e, in qualche caso, scarsa trasparenza dei bilanci. Inoltre, nel Mezzogiorno il fenomeno dell'economia sommersa è ampiamente diffuso e si registrano maggiori fragilità economiche. Tali ragioni finiscono per determinare una qualità del credito inferiore a quella del settentrione, con aumento delle sofferenze bancarie.
A fronte di tale quadro, tenendo conto che il tessuto territoriale del Sud è fatto soprattutto di imprese di piccola dimensione, che non sempre è ottimale per le esigenze aziendali, è stato costituito presso il Mediocredito centrale, ai sensi della legge n. 662 del 1996, integrata dalla legge n. 266 del 1997, un fondo di garanzia, al fine di favorire l'accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese. Tale iniziativa prevede che la garanzia del fondo possa essere concessa: nella forma


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della garanzia diretta alle banche, agli intermediari finanziari, ai sensi dell'articolo 107 del decreto legislativo n. 385 del 1993, nonché alle società finanziarie per l'innovazione e lo sviluppo, ai sensi della legge n. 317 del 1991; nella forma della controgaranzia e della cogaranzia ai consorzi di garanzia collettiva fidi (confidi), ai sensi dell'articolo 155 del decreto legislativo n. 385 del 1993, ed agli altri fondi di garanzia gestiti da intermediari finanziari.
La garanzia in questione opera a favore di richieste, da parte di piccole e medie imprese, di finanziamenti a medio-lungo termine, di prestiti partecipativi, di partecipazioni di minoranza nel capitale sociale e di altre operazioni, compresi i crediti a breve e le operazioni di consolidamento, coprendo, per le imprese localizzate nelle aree del Mezzogiorno, fino all'80-85 per cento dell'eventuale perdita subita dagli intermediari finanziari. Tale garanzia, riducendo di fatto il rischio del credito, consente alle banche e agli altri intermediari finanziari di praticare tassi di interesse più contenuti.
Per quanto concerne le eventuali misure da adottare, al fine di sostenere lo sviluppo del mercato del credito e per incentivare la creazione e la crescita di attività imprenditoriali, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, si richiamano i provvedimenti intesi a favorire l'emersione dell'economia sommersa. Va, tuttavia, considerata, per un esame più ampio del sistema del credito, l'introduzione, per l'anno 2004, di modelli valutativi basati su tecniche di rating, previste dagli accordi del Comitato di Basilea, secondo i quali le banche, relativamente a decisioni sul merito del credito, dovranno ricorrere all'uso di informazioni e di parametri standardizzati che potrebbero rivelarsi penalizzanti proprio per le piccole e medie imprese.
Con riferimento all'interrogazione n. 3-00108 dell'onorevole Molinari (che risulta assorbita), che riguarda anche il fenomeno dell'usura, si precisa che, con la legge 18 marzo 1996, n. 108, sono state introdotte nell'ordinamento una serie di disposizioni specifiche in materia di usura, tra le quali il «fondo di prevenzione per il fenomeno dell'usura», con consistenza complessiva di 300 miliardi di lire, divisa in tre quote di 100 miliardi per ciascuno degli anni finanziari 1996, 1997 e 1998.
Beneficiari dei contributi di detto fondo sono, per il 70 per cento dell'importo stanziato, consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi, costituiti da associazioni di categoria imprenditoriali e da ordini professionali e, per il rimanente 30 per cento, fondazioni ed associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell'usura, iscritte in apposito elenco tenuto da questa amministrazione.
Poiché il regolamento per la gestione del fondo, previsto dalla citata legge n. 108 del 1996, è stato emanato con decreto del Presidente della Repubblica n. 315 dell'11 giugno 1997, ed è entrato in vigore il 4 ottobre 1997, è stato possibile erogare i contributi relativi agli anni 1996 e 1997 solo successivamente.
Per l'esercizio finanziario 2001, è stato previsto il rifinanziamento del fondo per un ammontare pari a 100 miliardi di lire. I contributi erogati dal fondo sono destinati a fungere, secondo le competenze istituzionali e territoriali degli enti sopra individuati, quale fondo di garanzia per prestiti di tipo bancario a favore di soggetti in difficoltà, o ricadenti nel settore delle famiglie e delle professioni (associazioni e fondazioni) o appartenenti al settore artigianale, commerciale ed imprenditoriale (confidi).
Si è, comunque, dell'avviso che le problematiche evidenziate nell'interrogazione potranno essere superate solo con nuove disposizioni legislative.

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00164.

GIUSEPPE MOLINARI. Ringrazio innanzitutto l'onorevole Delmastro delle Vedove per avermi concesso di replicare immediatamente, in quanto deve seguire lo svolgimento di un'altra interrogazione che avrà luogo in Commissione ambiente.
Signor sottosegretario, ho constatato che anche con questa risposta sono state


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«accomunate» diverse interrogazioni, da ultima la n. 3-00108 da me presentata riguardante il problema dell'usura, problema che non penso venisse sollevato nell'atto di sindacato ispettivo in svolgimento; obiettivamente, credo che nel suo ufficio vi sia un po' di confusione quando si devono predisporre le risposte alle interrogazioni.
Avevo posto la presente interrogazione facendo riferimento allo studio puntuale svolto dall'istituto Tagliacarne per quanto riguarda i tassi di interesse nel Mezzogiorno, perché per molti imprenditori del meridione la variabile del credito ha una rilevanza superiore rispetto anche al sistema complessivo degli incentivi. Infatti, per una impresa medio-piccola, il contrarre mutui presso istituti di credito significa ipotecare gran parte delle risorse che, altrimenti, potrebbero essere destinate alla ricerca o all'innovazione per essere più competitivi sul mercato. La differenza di 3 o 4 punti percentuali significa, in termini pratici, il sostenimento di costi superiori per centinaia di milioni, il che, in momenti congiunturali poco favorevoli come quelli che stiamo vivendo dopo l'11 settembre, rischia di penalizzare ulteriormente il tessuto economico e produttivo meridionale.
Inoltre, vi è un aspetto sociale che non bisogna trascurare, quello dell'usura: un sistema del credito così rigido nel Mezzogiorno, che lo vede solamente come luogo di raccolta per poi dirottare il risparmio verso le opportunità di investimento presenti nel nord del paese, finisce indirettamente per creare le condizioni del ricorso ai prestiti illegali con tassi di interesse inimmaginabili. Non è un caso, infatti, che le province del meridione siano maggiormente esposte al fenomeno dell'usura, soprattutto per quanto riguarda il ceto produttivo: si tratta di piccoli artigiani, commercianti, imprenditori che si rivolgono agli usurai di fronte al rifiuto, da parte delle banche, di concedere un prestito o di dilazionare il mutuo. A tal proposito, va dato atto solo ai confidi di svolgere una politica più intelligente e più rispondente alle esigenze di questi piccoli imprenditori.
Dal Governo, signor sottosegretario, ci attendiamo una maggiore sensibilità su questi temi, anche se fino ad oggi non abbiamo riscontrato alcuna attenzione né verso questo problema né nei confronti del Mezzogiorno nel suo complesso. Quanto messo in evidenza dall'istituto Tagliacarne e dai bollettini della Banca d'Italia rappresenta un vero e proprio campanello d'allarme per il futuro e lo sviluppo dell'economia meridionale. Chiediamo una politica del credito maggiormente incisiva e meno penalizzante, per evitare che si allarghi la forbice tra nord e sud, ed un patto tra le istituzioni, gli istituti di credito e gli operatori economici, per giungere ad individuare ed eliminare gli elementi di vischiosità presenti sul mercato e favorire l'impiego dei capitali nel circuito degli investimenti. Auspichiamo maggiore e reale concorrenza tra le banche, affinché questa possa tramutarsi in un vantaggio per gli operatori economici ed i risparmiatori. Fino ad oggi non è stato così, perché abbiamo avuto un vero trust che non ha consentito che la liberalizzazione portasse i benefici previsti. Anche su questo chiediamo che il Governo rompa il silenzio, magari forzato a causa degli irrisolti conflitti di interessi, e si adegui agli altri paesi dell'Unione europea. Per queste ragioni mi dichiaro insoddisfatto della risposta.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00082.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, non so se nel Parlamento unitario, alla fine del secolo scorso, esistesse lo strumento del sindacato ispettivo. Dico ciò perché il sottosegretario - che stimo e a cui voglio bene - con il suo accento piemontese, come il mio, ha fornito una risposta che potrebbe appartenere al Parlamento unitario, costituitosi subito dopo l'unità d'Italia, quando evidentemente Cavour e la classe dirigente piemontese avevano un peso inevitabilmente maggiore rispetto a quello dei rappresentanti di altre zone.


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Onorevole sottosegretario, dico ciò perché, da parlamentare piemontese, mi sembra che la sua risposta sia profondamente sbilanciata.
È ben vero, dal punto di vista teorico, che le banche possono autonomamente determinare i tassi di interesse (ci mancherebbe altro), ma è anche vero che spetta al Governo spezzare quel meccanismo perverso - che ritengo di avere indicato nella mia interrogazione - in virtù del quale un'impresa paga per il denaro un prezzo del 10 anziché del 5 per cento. Si tratta di imprese situate in zone in cui mancano i trasporti, in cui esistono la criminalità, la 'ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra, la mafia e cose di questo genere e in cui vige il sistema del «pizzo» che produce dei costi aggiunti. Rispetto a ciò, vi è anche una responsabilità del Governo, perché non opera in modo tale che le imprese possano svolgere la propria attività in condizioni concorrenziali - almeno su questo versante - con le imprese del nord.
Ci sentiamo dire dalle banche che aumenta la rischiosità. È chiaro: se si paga per il denaro un prezzo doppio, se le strutture sono inesistenti, se vi sono tasse aggiunte, occulte e non ufficiali, come il «pizzo», se si deve ricorrere al credito usurario, è evidente che questa spirale perversa debba necessariamente essere interrotta dal Governo, attraverso una politica che tenga presente gli aspetti, le rilevanze e le incidenze imprenditoriali dei problemi dell'ordine pubblico e delle infrastrutture.
Devo dare atto che il Governo, perlomeno su questo versante, si sta muovendo, ma sul versante dell'ordine pubblico lo attendiamo alla prova dei fatti.
Tuttavia, è evidente che l'impresa del Mezzogiorno debba avere eguali possibilità e potenzialità. In caso contrario, se potessi esprimermi con quella toscana e, a volte, bruta franchezza che ogni tanto ci insegna l'attuale Presidente di turno, dovrei dire - come si usa in molte altre parti d'Italia - che, per avere un rapporto contrattuale paritario con le banche, bisognerebbe davvero effettuare i prelievi con la calzamaglia sul volto e i fucili a canne mozze. Non è possibile, infatti, che l'imprenditoria si trovi effettivamente in situazioni di questo genere e poi si pensi di ridurre il divario fra il sud e il nord.
Questo è un problema che, se non affrontato sul serio prendendolo per le corna, accentua il divario fra sud e nord ed accentua i problemi dell'ordine pubblico. Pertanto, o lo si risolve, e in tal caso si trova una soluzione anche al problema dell'imprenditoria del Mezzogiorno, oppure non lo si risolve e allora - oltre a ciò - si accentuano quei problemi di ordine pubblico e gli altri problemi di varia natura ed entità che portano al disagio, all'emarginazione, alla delinquenza e a tutte le altre conseguenze che tutti conosciamo bene.
Onorevole sottosegretario, nel ringraziarla comunque per la analiticità della sua risposta, credo sia opportuno che il Governo tenga ben presente il fatto che questa spirale perversa deve essere finalmente stroncata. Esso, soprattutto, deve tenere conto del fatto che non siamo più l'«Italietta» - pur unita - di Cavour, ma siamo un'Italia che arriva fino a Lampedusa; anche a Lampedusa devono essere offerte le stesse possibilità e potenzialità che vengono offerte a Biella, a Cernusco sul Naviglio, ad Asti e nel nord-est del nostro paese.

PRESIDENTE. La ringrazio per gli apprezzamenti sulla franchezza toscana cui sono sensibile.
Avverto che, esaurito lo svolgimento di queste interrogazioni, deve considerarsi assorbita l'interrogazione Molinari n. 3-00108 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 3).

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