Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 62 del 14/11/2001
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(Criteri per la determinazione dei flussi di immigrazione - n. 3-00409)

PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00409 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la nostra interrogazione - che è molto breve - è volta a sapere, nella definizione annuale delle quote massime di stranieri da immettere nel territorio italiano, secondo le caratteristiche del decreto legislativo del 1998, se il Governo intenda tener conto anche del parametro dell'attuazione e della possibilità di inserimento, di integrazione nella vita globale italiana dei cittadini immigrati.
Se, inoltre, nello stesso tempo, tenga conto del principio di reciprocità nei rapporti tra gli Stati e, quindi, anche dei diritti inviolabili e naturali che fanno parte dei criteri generali di diritto internazionale. Nello stesso tempo - è una cosa a cui teniamo particolarmente - se, in questo decreto adottato annualmente dalla Presidenza del Consiglio, si tenga conto in via preferenziale degli immigrati provenienti dai paesi che hanno legami con la cultura europea ma anche con paesi che non li hanno; in particolare di quelle famiglie, di quei cittadini, provenienti soprattutto da zone del Sudamerica di emigrati italiani, dove vi sono situazioni economiche particolarmente drammatiche.

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Fini, ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO FINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Volontè ritiene che la revisione della vigente normativa in materia di immigrazione rappresenti una delle priorità della sua azione. Per questo motivo, il Consiglio dei ministri ha approvato, lo scorso mese di ottobre, un disegno di legge di modifica al decreto legislativo n. 286, recante il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.
Questo disegno di legge, ora all'esame del Senato, intende dare risposte a molte delle preoccupazioni e dei suggerimenti contenuti nella sua interrogazione.
In particolare, si prevede che, nell'ambito delle quote di ingresso stabilite dal decreto che regola i flussi migratori verso l'Italia, siano assegnate, in via preferenziale, quote riservate ai lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori, fino al terzo grado in linea retta di ascendenza (cioè i bisnonni) residenti in paesi non comunitari.
Anche per altri aspetti, il disegno di legge del Governo si muove nell'ottica, che mi sembra anch'essa corrispondere a quella da lei indicata, di una valutazione attenta dei comportamenti che gli Stati da cui provengono gli immigrati adottano nei confronti dell'Italia.
È previsto, infatti, che il Governo tenga conto, nell'elaborazione dei programmi bilaterali di cooperazione e di aiuto per interventi non a scopo umanitario, della collaborazione prestata dai paesi interessati al contrasto delle organizzazioni criminali operanti nell'immigrazione clandestina.
Poiché già adesso l'articolo 21 del citato decreto legislativo n. 286 prevede che nei decreti relativi ai flussi siano assegnate in via preferenziale quote riservate agli Stati non appartenenti all'Unione europea con i


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quali il Ministero degli affari esteri, di concerto con i Ministeri dell'interno e del lavoro, abbia concluso accordi finalizzati alla regolamentazione dei flussi di ingresso e delle procedure di riammissione, il Governo ritiene pienamente condivisibile la sua indicazione che particolare attenzione sia riservata a quei cittadini che provengono da paesi che hanno più forti legami con la cultura europea e che, quindi, possono, con maggiore facilità, integrarsi nella nostra società.

PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di replicare per due minuti.

LUCA VOLONTÈ. Ringrazio anch'io il Vicepresidente, onorevole Fini, non solo per le parole di apprezzamento nei confronti della nostra semplice interrogazione, ma perché ha fornito certezze, anche a chi ci ascolta, su indicazioni future, ponendo attenzione particolare nei confronti degli eredi degli italiani emigrati all'estero (suggerirei ancora l'attenzione particolare nei confronti dei paesi del Sudamerica che, tra gli altri, soffrono una situazione socio economica particolarmente drammatica), i quali chiedono di poter tornare nel nostro paese a lavorare.
Spero che questo disegno di legge di modifica del decreto legislativo n. 286 possa essere approvato prima del 31 dicembre data entro la quale è previsto l'obbligo di emanare questo decreto da parte del Presidente del Consiglio. Se così non fosse - ma le parole del Vicepresidente del Consiglio mi confortano anche in ciò - ritengo che vi debba essere una attenzione particolare nel definire da quali nazioni debbano provenire tali flussi.
Il criterio di omogeneità culturale, per esempio, di coloro che provengono dalla Polonia, dalla Slovenia o dalla Cecoslovacchia nei confronti dell'Italia è completamente diverso dalla politica dei flussi adottata, ad esempio, dall'ultimo Governo che, invece, riteneva più importante considerare l'omogeneità, non so se culturale o sociale, di immigrati che provenivano dai paesi a forte presenza di radicalismo islamico.
Mi permetta, Vicepresidente, di andare al di là del question time attuale, ma lo faccio perché la settimana scorsa a rappresentare il Governo per la risposta su questo tema era presente una sottosegretario per gli affari esteri.
Personalmente, anch'io vorrei ricordare come la nostra Repubblica, dato il suo carattere laico, ha il dovere di applicare alcuni articoli del codice penale, segnatamente gli articoli 404 e 405, nei confronti non di tutti gli appartenenti ad un'altra religione presenti sul nostro territorio, bensì nei riguardi di chi utilizza lo strumento della religione per offendere la tradizione, la cultura e la nazione italiana. Trattandosi di procedure che occorre intraprendere d'ufficio, spero che, anche sotto questo aspetto, possa adoperarsi corrispondendo alle nostre attese, come, del resto, già avviene nell'attività relativa all'incarico che ricopre.

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