Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 62 del 14/11/2001
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 633 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18


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settembre 2001, n. 347, recante interventi urgenti in materia di spesa sanitaria (Approvato dal Senato) (1876) (ore 9,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, recante interventi urgenti in materia di spesa sanitaria.
Ricordo che nella seduta del 9 novembre 2001 si è conclusa la discussione generale, con le repliche del relatore e del rappresentante del Governo.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1876)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 1), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 3).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 5).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 6).
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinenti al contenuto e alle finalità del decreto-legge, i seguenti articoli aggiuntivi (vedi l'allegato A - A.C. 1876 sezione 4), per i quali il presidente della XII Commissione ha già rilevato profili di inammissibilità nella seduta dell'8 novembre scorso: Maura Cossutta 2.01, relativo alla determinazione delle tariffe massime da corrispondere alle strutture accreditate per gli episodi di assistenza ospedaliera in regime di degenza ordinaria e di day hospital; gli analoghi Valpiana 11.02 e Mosella 11.03, relativi al programma di iniziative destinate a potenziare l'attività di farmacovigilanza.
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, in particolare dalla componente dei Comunisti italiani del gruppo Misto, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine la componente dei Comunisti italiani del gruppo Misto è stata invitata - nella giornata di ieri - a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione. La Presidenza porrà dunque votazione gli emendamenti presentati da deputati appartenenti alla citata componente che siano stati oggetto di segnalazione.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, colleghi, il provvedimento in esame è il primo vero importante intervento in materia sanitaria che il Governo porta avanti, in quanto, fino ad oggi, a dire il vero, il Governo, tramite il ministro della salute, si è limitato a dichiarare. Da oggi, dà concretezza alla propria linea, alla propria posizione in materia di salute dei cittadini, con un processo che, crediamo, porterà allo smantellamento dello Stato sociale.
Abbiamo espresso ed esprimiamo alcune valutazioni critiche in merito al provvedimento in esame. Infatti, la prima riflessione è che tale decreto-legge costituisce, sì, il frutto all'origine dell'accordo approvato nell'ambito della Conferenza Stato-regioni dell'8 agosto, ma successivamente


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è stato stravolto al Senato ad opera del Governo e della maggioranza.
Noi del centrosinistra, con senso di responsabilità, abbiamo presentato pochi emendamenti sia al Senato sia alla Camera, ma abbiamo dovuto prendere atto della blindatura in Commissione di merito. Il relatore ha espresso un parere negativo su tutte le nostre proposte emendative, mentre ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso, più aperto e disponibile, considerata l'importanza generale del provvedimento, un'apertura alla discussione per migliorare il provvedimento che rischia di cambiare radicalmente la sfera dei diritti sociali specie dei più deboli, cioè gli ammalati e gli anziani.
Rispetto a questi temi non c'è stata alcuna disponibilità.
La seconda riflessione è che, in materia di finanza, nel settore sanitario, si apre sempre una conflittualità tra il Ministero del tesoro ed il Ministero della salute.
Il provvedimento, in verità, presenta un'impostazione solo ragionieristica ed economicistica. Non sembra un decreto del Ministero della salute, ma, in realtà, soltanto un decreto del Ministero del tesoro. Certo, è previsto un aumento delle risorse, in linea con quanto è stato fatto dai governi di centrosinistra, ma le risorse non bastano, quando poi vengono intaccati i principi universali di un diritto costituzionalmente garantito che è quello alla salute.
Detto ciò, entro nel merito di alcune proposte emendative presentate dal nostro gruppo.
All'articolo 6, il Governo presenta, senza definirli, i livelli essenziali di assistenza. Non si tratta più, quindi, di livelli essenziali uniformi di assistenza.
Noi proponiamo di ridefinire questa importante materia, reinserendo l'aggettivo «uniformi», non per un capriccio lessicale, ma per la necessità di ribadire e di rispondere al dettato costituzionale. Uniformità in questo settore, infatti, vuol dire uguaglianza, certezza di prestazioni e di servizi per tutti i cittadini, quindi, garanzia di un livello minimo ed equo di servizi e di prestazioni sanitarie.
Ricordo a questo Parlamento che in questa sede è stata approvata, e successivamente confermata dai cittadini, una riforma costituzionale al titolo V della Costituzione che fa del nostro paese uno Stato a federalismo solidale. Ancora oggi è lo Stato che deve fissare i principi fondamentali di tutela della salute, l'universalità, l'accessibilità, la garanzia delle prestazioni sanitarie in tutto il paese. Le regioni hanno autonomia gestionale, ma in un quadro di solidarietà ed il fondo perequativo deve svolgere questo compito fondamentale per determinare equità e giustizia.
Il provvedimento in esame, invece, che obiettivi coglie? Quello della cristallizzazione! L'attuale condizione della sanità delle regioni sarà mantenuta; le regioni del nord potranno disporre di più risorse, di più servizi, di più standard di qualità e di più innovazione tecnologica, mentre le regioni del sud - faccio appello ai parlamentari del sud - di minori risorse, di minori servizi e di minori infrastrutture. Questa differenziazione rischia di allargarsi, con la conseguenza che aumenteranno i viaggi delle speranze che - lo ricordo - non sono viaggi turistici.
Il diritto della salute sarà condizionato, quindi, dall'area geografica di residenza.
Per far quadrare i conti, pertanto, si avrà la frantumazione del sistema sanitario nazionale. Avremo un alto numero di sistemi sanitari regionali, diversi prontuari farmaceutici, diversi criteri di rimborsabilità e una diversa corresponsabilizzazione dei cittadini.
Una seconda questione da noi posta è quella relativa alla formazione permanente: la spesa farmaceutica non può essere gestita soltanto con la definizione di un tetto del 13 per cento rispetto alla spesa sanitaria complessiva; la spesa farmaceutica va governata attraverso il monitoraggio delle esigenze, con la correzione degli sprechi. La spesa, in una parola, va qualificata!
Durante la nota vicenda del farmaco Lipobay, sono state sprecate tante parole: il ministro ha, in diverse interviste, parlato


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della responsabilizzazione dei medici, della formazione e dell'educazione permanente che deve toccare gli operatori, ma anche i cittadini. Ebbene, non solo ci si oppone al nostro emendamento che pone tali questioni, ma nel primo significativo provvedimento che viene all'esame di questa Assemblea, non si dice nulla anche sulla farmacovigilanza. Anzi, onorevoli colleghi, all'articolo 9-bis, il cittadino paziente diventa consumatore di farmaci. Questa è una formazione rischiosa e pericolosa. Il farmaco non è un bene di consumo, signor rappresentante del Governo, da cui ricavare profitti in una logica di mercato; il farmaco deve essere strumento di salute, da utilizzarsi bene e da controllarsi anche per ciò che concerne gli effetti collaterali.
In conclusione, il rischio vero qual è? È quello di dequalificare, di ristrutturare il sistema sanitario nazionale, attraverso servizi sanitari pubblici che saranno ridotti e mutati; il cittadino non avrà più certezza di diritti, ma una serie di contraddizioni che opereranno e si realizzeranno fra regione e regione. Si avrà una previsione di chiusura per tanti ospedali, senza una chiara impostazione e valutazione rispetto alle esigenze del territorio. Contemporaneamente, vi sarà maggiore spazio ed apertura verso il privato, quel privato che, come è noto, ha fatto lievitare la spesa soprattutto in alcune regioni.
Il rischio è molto forte: l'impostazione data dal Governo è proprio quella di dare quanta più apertura possibile ad un processo di cambiamento del nostro sistema sanitario, rivolgendosi sempre più al privato rispetto al pubblico.
Si dice questo anche alla luce dell'articolo che fa riferimento alla sperimentazione gestionale. Ciò è evidente se associamo questa disposizione al provvedimento annunciato - ancora oggi il Governo si muove senza una chiara definizione facendo espresso riferimento alle interviste - che prevede la trasformazione in fondazione dei policlinici. Qual è l'obiettivo? È quello di dare l'eccellenza delle nostre strutture sanitarie ai privati, lasciando al pubblico la gestione dell'emergenza e i servizi più gravosi e difficili.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo tutto ciò estremamente grave e faremo ogni sforzo per contrastare tutto questo, a partire dall'esame di questo provvedimento. Ci batteremo su ogni singolo articolo affinchè l'Assemblea non risponda soltanto al Dicktat di una questione temporale, ovvero quello di approvare il decreto-legge entro il 18 di novembre, ma abbia un obiettivo ancora più alto, quello di correggere errori che potrebbero cambiare definitivamente la stagione dei diritti sociali nel nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, signor rappresentate del Governo, onorevoli colleghi, ancora una volta, attraverso un decreto legge, si cambia una riforma. Questa Assemblea è oramai abituata ad assistere a questa prassi del Governo Berlusconi.
Il provvedimento al nostro esame dovrebbe nascere per rispondere a questioni urgenti di riequilibrio delle risorse, per quanto riguarda la sanità di questo nostro paese e, invece, si utilizza impropriamente questo strumento per cambiare alcuni punti fondamentali della riforma sanitaria che la XIII legislatura e i governi Prodi, D'Alema e Amato avevano realizzato, soprattutto per l'azione e l'intervento del ministro Bindi.
La scorsa settimana, abbiamo presentato delle pregiudiziali di costituzionalità, perché questo provvedimento ha in sé delle norme che sono clamorosamente incostituzionali, e su questo ritornerò. Ma, se noi potessimo, dovremmo presentare anche una pregiudiziale politica, perché non è questo il modo di agire, quando si ha a cuore l'interesse del paese. Con questo decreto-legge si rompono alcuni punti fondamentali della riforma della sanità voluta dal ministro Bindi: il rapporto tra territorio e aziende ospedaliere; il rapporto con la fiscalità generale (per


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quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza); relativamente alle sperimentazioni gestionali, vengono cancellati tutti gli indirizzi generali di orientamento; salta il principio di uguaglianza e di universalità del diritto alla salute e a livelli essenziali e appropriati di cura. Vi è anche, in qualche modo, la sfrontatezza istituzionale, di inserire all'articolo 12 la disposizione secondo la quale i principi desumibili dal decreto costituiscono norme fondamentali di riforma economico-sociale.
Ma questo decreto-legge, che aveva come motivazione l'urgenza di correggere alcuni problemi di carattere finanziario, davvero può essere contrabbandato come una legge di riforma? Se così fosse, non potremmo che stupirci grandemente. Non solo, c'è qualcosa di più: dovremmo essere indignati - e lo siamo - che si cerchi, in maniera impropria e surrettizia, calpestando continuamente la Carta costituzionale e il rapporto tra Governo e Parlamento, di procedere «per spallate» a modifiche ordinamentali importanti. Fare questo con un decreto-legge significa semplicemente avere scarso rispetto non solo del Parlamento ma anche delle riforme che si vogliono fare. Infatti, immaginare di attuare riforme generali attraverso decreti-legge, è qualcosa che ancora non si era vista e che, invece, da qualche mese a questa parte, l'aula di questo Parlamento si è, purtroppo, abituata a vedere.
Come dicevo poc'anzi, si tratta di un provvedimento che presenta delle gravi lacune, dal punto di vista del rispetto della Costituzione. Vorrei cominciare da quella più clamorosa, perché fa riferimento a norme vigenti da parecchi anni. Il decreto-legge prevede all'articolo 1, comma 4, all'articolo 3, commi 6 e 7 e all'articolo 12 già ricordato, alcune norme che non tengono conto del fatto che le province autonome di Trento di Bolzano, oltre a godere di una generale autonomia finanziaria, sono dotate di competenze legislative proprie e primarie, nonché delle correlative potestà amministrative, in materia di igiene e sanità, ivi compresa l'assistenza sanitaria ospedaliera, ai sensi dei propri statuti di autonomia, che sono leggi costituzionali. Queste norme non tengono conto delle numerose norme di attuazione che, salvaguardando il principio sancito dai rispettivi statuti (vale a dire da norme costituzionali), garantiscono pienezza di autonomia legislativa alle due province autonome di Trento e di Bolzano. Siamo, in maniera clamorosa, di fronte ad un conflitto di attribuzione: il Governo lede una potestà legislativa autonoma e primaria di due assemblee legislative, che sono riconosciute come tali da leggi costituzionali.
Ora, non potete essere così sprovveduti da non sapere che i consigli provinciali di Trento e di Bolzano possono ricorrere, direttamente, alla Corte costituzionale per conflitto d'attribuzione.
Il Comitato pareri della I Commissione (Affari costituzionali) ha sollecitato il Governo a tener conto di ciò. Purtroppo, non l'ha fatto con la formula propria, quella della condizione, ma solo come osservazione. Vi rendete conto che, se approvate la conversione in legge di un decreto-legge di questo genere, il giorno successivo alla sua approvazione i consigli provinciali di Trento e di Bolzano faranno ricorso alla Corte costituzionale? Questo vostro provvedimento, dunque, non avrà alcun effetto pratico.
Avete la possibilità di correggere ciò approvando gli emendamenti che sono stati presentati e, oggi, sono all'esame dell'Assemblea. Sottosegretario Cursi, se mi ascolta, forse, compie qualche cosa d'utile, non solo al suo Governo, ma al paese. Signor Presidente, potrebbe richiamare l'attenzione del sottosegretario Cursi?

PRESIDENTE. Sottosegretario Cursi, la prego di ascoltare l'oratore.

GIANCLAUDIO BRESSA. Posso anche capire che non consideri importanti le cose che dico, tuttavia è importante che, nel momento in cui voteremo su alcune proposte emendative, ne tenga conto, se non vuole che il decreto-legge convertito in legge si trasformi, nel giro di poche ore, in carta straccia. Le posso già tranquillamente


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anticipare, infatti, che i consigli provinciali di Trento e di Bolzano - così profondamente lesi nella loro autonomia legislativa - faranno sicuramente ricorso alla Corte costituzionale. Valutate voi se valga la pena o meno di correre questo rischio.
Non è solo questo, tuttavia, il vulnus costituzionale che è recato dal decreto-legge. L'abbiamo già dichiarato la settimana scorsa e lo ripetiamo: il comma 4 dell'articolo 4 prevede che le regioni possano contrarre mutui, con oneri a carico dei rispettivi bilanci, ai fini della copertura della quota di loro pertinenza dei disavanzi sanitari relativi all'anno 2000. Poco importa se tale provvedimento sia una tantum! Poco importa che sia un provvedimento riguardante l'anno 2000! Da alcuni giorni esiste un nuovo testo della Costituzione. Il nuovo titolo V prevede, all'articolo 119, ultimo comma, che le regioni non possano contrarre mutui se non per spese di investimento. Coprire il disavanzo di gestione delle aziende sanitarie e, complessivamente, della sanità regionale non è spesa d'investimento. Ci troviamo di fronte, dunque, ad una norma palesemente in contrasto con il nuovo articolo 119 della Costituzione che non è più un desiderio, ma Costituzione della Repubblica.
Un altro articolo che presenta gravi questioni dal punto di vista costituzionale è l'articolo 6 (primo comma), laddove si parla di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali. Il nuovo articolo 117 prevede che questa sia una prerogativa, una potestà legislativa esclusiva dello Stato. Noi, in questo caso, ci troviamo di fronte alla possibilità che il Governo, con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ridefinisca questi livelli. Poco importa se tali livelli siano stati concordati con la Conferenza Stato-regioni! Non possiamo fare, attraverso un atto amministrativo, ciò che la Costituzione considera una potestà legislativa esclusiva dello Stato. Vorrei che l'Assemblea riflettesse sul significato di ciò. La definizione dei livelli essenziali, in qualche modo, sarà il cuore dei futuri piani sanitari nazionali. Davvero il Parlamento può essere così distratto e non sentirsi espropriato di una funzione così importante quale il parere - dovuto per legge - sul piano sanitario nazionale?
Davvero immaginiamo di poter cancellare con un semplice tratto di penna qualsiasi possibilità di interlocuzione del Parlamento con l'esecutivo e con le regioni su tale tema? Se è questo che pensiamo, credo che anziché di devolution, potremmo parlare tranquillamente di «involution» poiché non saremo in grado di garantire quelle che sono prerogative fondamentali del Parlamento nel nuovo rapporto con l'esecutivo e nel nuovo rapporto con i poteri federali che il titolo V della Costituzione definisce.
Lo stesso vale anche per quanto riguarda le questioni relative all'articolo 6, comma 2. Sebbene, con riferimento ai soli farmaci non essenziali, questa norma preveda che le regioni possono in qualche modo stabilire la totale o parziale esclusione della rimborsabilità che, in tal modo, potrà essere diversa da regione a regione, nei fatti, ciò renderà possibile un prontuario farmaceutico per ogni singola regione e diversi livelli di trattamento, di assistenza sanitaria a seconda delle realtà regionali. E l'universalità del diritto alla salute dove va a finire? E l'appropriatezza delle cure?
In questa maniera, non stiamo facendo un passo verso il federalismo sanitario, ma verso l'arbitrio sanitario! E questo cozza contro articoli fondamentali, che sanciscono principi fondamentali, della nostra Costituzione: il principio di uguaglianza e l'universalità del diritto alla salute e all'appropriatezza delle cure di cui all'articolo 32.
Sono questi i motivi che ci hanno spinto a presentare le pregiudiziali di costituzionalità, respinte da questa Assemblea. Oggi, però, nell'esaminare un provvedimento pieno di forzature e permeato dall'ambizione impropria di voler rappresentare uno strumento di riforma - quando le riforme non si dovrebbero mai fare per decreto-legge, ma questa è ormai


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un'abitudine consolidata del Governo - questa Assemblea ha la possibilità di correggere tali storture. Se non lo farà, perché è arrivato l'ordine - l'ukase - che, poiché il provvedimento è blindato, non può essere cambiato, quest'Assemblea deve comunque sapere che da tale provvedimento non sortirà alcun effetto: esso, infatti, verrà «sforacchiato» da eccezioni di costituzionalità sollevate da parte di organismi istituzionali - ho già ricordato, poco fa, che i due consigli delle province autonome di Trento e Bolzano sicuramente faranno ricorso per conflitto di attribuzione - ed anche dall'iniziativa di numerosissimi cittadini che vedranno calpestato il loro diritto alla salute.
Vorrei farvi riflettere, da ultimo, sul disposto dell'articolo 4. Davvero pensate che le regioni, con le quali avete concordato questo tipo di soluzione, potranno a cuor leggero contrarre mutui per ripianare i loro deficit sanitari o non succederà invece - e basta che sia una regione a farlo - che qualche regione sosterrà di non poter più contrarre mutui in quanto glielo impedisce la Costituzione e chiederà al Governo di provvedere a trarla d'impaccio da questa situazione?
Credo che un tasso di irresponsabilità colossale caratterizzi un Governo che non si pone tale problema e che ciecamente decide di blindare un provvedimento che sa essere in contrasto con il nuovo articolo 119 della Costituzione. Questo non significa governare: significa procedere per cariche successive; ma queste, molte volte, come Balaclava ci ha insegnato, portano alla distruzione di chi ha deciso di caricare. Sono convinto che questo sarà un esempio classico, che questo diventerà un esempio di scuola di come un Governo, dopo aver suonato la carica, si sia sfracellato sul muro della Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, conosco da anni personalmente il sottosegretario Cursi e non posso che essere soddisfatto, questa mattina, che egli sia qui a rappresentare il Governo, per amicizia personale, per stima e per conoscenza delle sue qualità e della sua competenza nel merito del provvedimento. Quindi, non pongo una questione che riguarda la persona del rappresentante del Governo, né potrei porla visto che il regolamento prevede che il Governo possa farsi rappresentare come crede. Ho voluto fare queste due precisazioni per inquadrare la mia richiesta di parlare sull'ordine dei lavori in un quadro di serena interpretazione della presenza del sottosegretario di Stato. Però, mi deve consentire, signor Presidente, noi chiediamo la presenza del ministro della salute, questa mattina, qui alla Camera. Lo chiediamo perché questo non è un provvedimento ordinario. Non lo abbiamo fatto sui precedenti decreti-legge, che pure sono stati esaminati ieri pomeriggio ed in altre occasioni, quindi non è una richiesta pretestuosa; lo chiediamo perché questo è un provvedimento che interessa la salute degli italiani e crediamo che sia giusto ed opportuno che il Governo sia rappresentato dal ministro. Tra poco cominceremo a votare gli emendamenti ed, evidentemente, la presenza del ministro rappresenta la garanzia che il dialogo sugli emendamenti possa essere fruttifero anche di modificazioni positive del testo del decreto-legge.
Signor Presidente, ieri ho già sollevato la questione del ripetuto vulnus costituito dalla presentazione (ormai siamo al 79 per cento) di decreti-legge rispetto ad altri tipi di provvedimenti. Questo, già di per sé, è un indicatore molto forte della volontà del Governo di prevaricare sulle prerogative del Parlamento. Però, se questo vulnus fosse, in maniera preconcetta, seguito da un altro vulnus, ben più grave, costituito dal fatto che il Governo, non solo agisce attraverso decreti-legge, ma addirittura, in maniera preconcetta, già decide che questi decreti non possano assolutamente essere migliorati, allora noi avremmo una doppia mortificazione.


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Ebbene, se l'assenza del ministro significa mandare allo sbaraglio un sottosegretario di Stato (in questo caso un amico) solo per essere presente, senza nessuna possibilità di interlocuzione, è chiaro che le opposizioni vedrebbero vanificata anche una loro iniziativa e, complessivamente, questa Assemblea registrerebbe una mortificazione istituzionale e democratica non tollerabile. Quindi, la presenza del ministro non è solo garanzia che si svolga un positivo confronto, ma è anche il segnale di una attenzione e di un possibile accoglimento delle nostre prese di posizione. Se ciò non dovesse accadere, Presidente, è chiaro che noi saremmo costretti ad assumere atteggiamenti conseguenti, perché, in presenza di un Governo che già dice di non volere assolutamente interloquire, diventa assolutamente inutile ogni nostro contributo alla discussione. Allora, le chiedo di assumere un'iniziativa perché in breve tempo il ministro della salute sia qui presente fra noi.
Signor Presidente, siamo in una fase nella quale il sistema maggioritario istituzionale voluto dal Parlamento e dagli italiani viene unito ad uno strisciante sistema ormai sempre più presidenziale. Se la maggioranza parlamentare viene messa a tacere - perché colleghi non è solo un problema dell'opposizione - se tutto questo significa impedire, anche alla stessa maggioranza parlamentare, di dare un contributo, perché col doppio vulnus viene impedito anche ai colleghi di maggioranza di migliorare il testo, siamo di fronte ad uno scivolamento molto grave della qualità della democrazia.
Signor Presidente, le chiedo di valutare anche l'opportunità di sospendere la seduta per poter attivare un'iniziativa che consenta al ministro di essere presente tra noi, altrimenti dovremmo considerarlo come un grosso affronto al Parlamento e soprattutto all'opposizione, oltre che ai colleghi di maggioranza, che non ci consente, francamente, di poter andare avanti serenamente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Boccia. Lei sa, perché lo ha anche ammesso, che il Governo è legittimamente rappresentato in questo momento. Pertanto la Presidenza non può che confermare la presenza del Governo e sarà eventualmente un'iniziativa del sottosegretario, se lo riterrà opportuno, a comunicare al ministro questa sua legittima esigenza che, però, è un fatto politico e non regolamentare. Pertanto non posso sospendere la seduta e non posso che confermare che la presenza del Governo, in questo momento, è del tutto legittima.

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