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PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Meroi n. 3-00272 e Fioroni n. 3-00273, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 4).
CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. In merito alle questioni inerenti al termalismo contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate dagli onorevoli Meroi e Fioroni, si precisa che dalle discussioni in corso concernenti i livelli essenziali di assistenza, affrontate dal tavolo tecnico istituito presso la segreteria della Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, non sono finora emerse proposte che incidano direttamente, in senso riduttivo, sulle prestazioni termali garantite dal servizio sanitario nazionale.
della sanità, oggi denominato ministro della salute, del 15 dicembre 1994, ribadendo, peraltro, la necessità che, nel frattempo, siano effettuati qualificati studi scientifici volti a comprovare l'effettiva utilità dei trattamenti termali nelle patologie ora richiamate.
PRESIDENTE. L'onorevole Meroi ha facoltà di MARCELLO MEROI. Signor Presidente, mi ritengo assolutamente soddisfatto della risposta del sottosegretario Cursi, che ha giustamente evidenziato come il problema sollevato con la mia interrogazione non fosse limitato all'ambito territoriale da cui provengo, cioè la città di Viterbo che, comunque, ha impianti termali importanti, ma raccoglie la preoccupazione di tanti impianti, di tante strutture e gestioni associate che hanno come scopo il termalismo e che erano molto preoccupate a seguito di voci che, ultimamente, si erano diffuse.
PRESIDENTE. L'onorevole Fioroni ha facoltà di GIUSEPPE FIORONI. Non avendo ascoltato la risposta del sottosegretario Cursi mi diventa difficile poter replicare, ma siccome gli organi di stampa hanno pubblicato una nota predisposta dal fantomatico direttore che al Ministero della salute si dovrebbe occupare di tale settore, se la risposta del sottosegretario ricalca quella nota, esprimo tre motivi di preoccupazione.
particolare, la possibilità di usufruire di permessi o di aspettative per prestazioni termali ritenute a tutti gli effetti cure. Quindi, si tratta, con quel «dirette», di nascondere lo smantellamento della legge quadro sul riordino del sistema termale, che consentiva ai cittadini malati di potersi curare con le strutture termali.
Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di
Ritengo che il tema oggetto delle interrogazioni al nostro esame sia la giusta e legittima preoccupazione che il servizio sanitario nazionale, ovvero le risoluzioni della Conferenza Stato-regioni per quanto concerne l'assistenza ed il termalismo, potessero ridurre, eliminare o trovare altre soluzioni che creassero problemi, ovviamente, indiretti ma, in questo caso specifico, diretti sulle terme.
Poiché lo stesso comitato tecnico ha ribadito la necessità di mantenere nei livelli essenziali di assistenza soltanto prestazioni che rispondano ai principi dell'efficacia e dell'appropriatezza, oltre che dell'economicità dell'impiego delle risorse, permane la validità dell'orientamento adottato con il decreto ministeriale del 22 marzo 2001, che ha confermato, in via provvisoria e comunque non oltre il 31 dicembre 2005, che le patologie per le quali è assicurata l'erogazione delle cure termali a carico del servizio sanitario nazionale restano quelle indicate nell'elenco approvato con decreto del ministro
Vorrei aggiungere qualche considerazione in più rispetto all'affermazione netta di conferma, da parte di questo Governo, della sussistenza dei trattamenti termali, da parte del servizio sanitario nazionale, nel grande dibattito in corso sul termalismo in quanto tale, anche per strutture diverse da quella di Viterbo, che sono anche fonte di preoccupazione dal punto di vista occupazionale.
Colgo l'occasione per sottolineare, in questa sede, che sarebbe opportuno stabilire contatti sempre più stretti tra il Ministero della salute e il Ministero delle attività produttive perché alcune terme, istituite a seguito della legge Bassanini, che ha previsto il trasferimento di azioni per il 60 per cento alle regioni e per il 40 per cento ai comuni insieme con i privati, stanno registrando battute di arresto, in quanto non si trovano facilmente dei privati disposti ad entrare in aziende termali che non assicurano più quel reddito che garantivano una volta. Vi sono regioni che si trovano in difficoltà - sono reduce da un convegno, tenutosi nei giorni scorsi a Castrocaro, proprio sul tema del termalismo - e, dunque, sarà necessario svolgere una verifica, anche a livello di Governo, relativamente alle modalità con le quali sono stati posti in essere gli adempimenti e i decreti attuativi della Bassanini, che stanno creando qualche serio problema di occupazione a livello termale, tenendo presente che il termalismo occupa oggi circa 70 mila dipendenti, tra attività dirette e indotto.
Quindi, anche questa preoccupazione va tenuta in considerazione.
Si tratta di voci che, ormai, si diffondono ogni anno in occasione dell'approvazione della legge finanziaria e che prospettano un potenziale taglio a questo tipo di assistenza.
L'unica sollecitazione che formulo è di verificare, nei tempi più brevi possibili, la possibilità di dare una certezza finale e conclusiva all'intendimento del Governo che, comunque, è estremamente positivo. Riferirò sia alla struttura locale viterbese sia a tutte le associazioni intervenute in tal senso una risposta che, ribadisco, reputo assolutamente soddisfacente.
In primo luogo, che si faccia riferimento, intanto, al fatto che per il momento non ci saranno interventi diretti a ridurre l'entità delle prestazioni termali erogate, rimanendo invece in vigore quanto previsto dal decreto ministeriale del 1994, significa che verrà meno tutto quello che questa Assemblea aveva approvato nella XIII legislatura e, in modo
Vi è un secondo motivo di preoccupazione: nel fare riferimento alle patologie previste nel decreto ministeriale del 1994, si dice che verranno comunque revisionate. Tuttavia, mentre la legge quadro, istituendo la specializzazione in medicina termale, ipotizzava che quel decreto ministeriale dovesse essere superato per ampliare le patologie, ritenendo le cure termali cure appropriate ed efficaci e non trattamenti estetici, il contenuto della risposta pubblicizzata dagli organi di stampa - che presumo sia molto simile a quella fornita dal sottosegretario Cursi - precisa che, invece, tali decreti saranno rivisti, con una valutazione tecnico-scientifica tesa a restringere ciò che già era ritenuto ristretto nel 1994.
Un altro aspetto mi preoccupa: questa situazione, che al momento si configura come un intervento diretto e che non dovrebbe verificarsi, è in contrasto con il decreto-legge «taglia sanità» che oggi pomeriggio o domani cominceremo ad esaminare. Tale provvedimento, infatti, consente alle regioni che «sforano» la spesa farmaceutica - ed il Lazio è, di gran lunga, fra queste - di introdurre un'imposta dello 0,5 per cento sulle persone fisiche, aumentando la pressione fiscale. Ciò non consentirà, probabilmente, alla regione Lazio di evitare azioni dirette sino al 2005, perché, con queste premesse e con queste risposte, credo che difficilmente le cure termali potranno rimanere all'interno dei livelli essenziali di assistenza.


