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D) Interrogazioni:
qualificati staff medici, addetti ai trattamenti, dipendenti, nonché le molteplici strutture economicamente collegate;
due stabilimenti termali esistenti rappresentano le due aziende di maggior rilievo del territorio viterbese) -:
da qualche settimana si è andata diffondendo la notizia che il ministero della salute vorrebbe eliminare dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale quelle relative al termalismo;
tale eventuale provvedimento penalizzerebbe totalmente gli impianti termali che attualmente vedono impegnati interi e
nella città di Viterbo importanti stabilimenti termali che da tempo costituiscono una voce fondamentale dell'economia locale vedrebbero da tale provvedimento definitivamente azzerate possibilità di potenziamento e sviluppo attualmente in essere e gravissime diverrebbero le ripercussioni sull'indotto economico dell'intero territorio;
inoltre il comune di Viterbo ha posto quale punto qualificante della propria azione amministrativa, la partecipazione alla riapertura dello stabilimento termale Inps, che permetterebbe oltre che la creazione di numerosi posti di lavoro, la promozione di una elevata fornitura di servizi specialistici e l'avvio di potenzialità economiche di primaria importanza per tutto il territorio provinciale;
l'eventuale adozione di tale provvedimento verrebbe di fatto a privare un gran numero di utenti della possibilità di usufruire delle scientificamente attestate proprietà terapeutiche del termalismo, negando loro il diritto costituzionale di accedere, a parità di costi, ad una possibilità curativa a salvaguardia della propria salute, che tra altro incide sul bilancio dello Stato in misura certamente assai limitata -:
se non ritenga, visti i gravi ed oggettivi risvolti di carattere economico e sanitario che l'emanazione di tale provvedimento produrrebbe, di dare assicurazione in merito al mantenimento delle prestazioni di carattere termale all'interno del servizio sanitario nazionale.(3-00272)
(8 ottobre 2001).
si fanno sempre più insistenti notizie sulla concreta possibilità di escludere le cure termali dal novero dei livelli essenziali ed uniformi di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale;
su questa ipotesi di esclusione fin dal 20 settembre 2001 starebbe lavorando un gruppo di tecnici in rappresentanza delle regioni Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Valle D'Aosta e Veneto;
gli orientamenti dei principali Paesi dell'Unione europea vanno in senso diametralmente opposto, favorendo l'utilizzo delle cure termali in considerazione della loro indubbia efficacia terapeutica;
la politica sanitaria nazionale ha affidato, per la tutela della salute degli italiani, un ruolo fondamentale alla prevenzione e alla riabilitazione;
è indiscusso che le prestazioni terapeutiche termali in questo ambito risultano tra quelle più efficaci ed appropriate, consentendo inoltre ingenti risparmi nell'ambito della spesa sanitaria;
il Parlamento italiano il 24 ottobre 2000 ha approvato la legge n. 323 recante «norme per il riordino del settore termale» recante disposizioni per il rilancio del termalismo italiano e per l'incentivazione dell'accesso e della fruizione delle prestazioni terapeutiche termali;
la stessa legge n. 323 del 2000, riconoscendo l'alta valenza terapeutica delle prestazioni termali, ha individuato la figura del medico specialista termale, con corrispondente percorso formativo;
una tale decisione di escludere le cure termali dal Piano sanitario nazionale provocherebbe un danno grave ed irreparabile al termalismo italiano e affosserebbe in modo definitivo e irreversibile il termalismo di tante realtà italiane, tra le quali quelle della provincia di Viterbo, con ricadute immediate sulla economia già sofferente di quella realtà, ma determinerebbe soprattutto un vero e proprio disastro dal punto di vista occupazionale (ritenuto che per la provincia di Viterbo i
quali azioni intenda porre in essere il Ministro della salute per impedire una scelta così ingiustificata sia dal punto di vista terapeutico, che scientifico, che avrebbe come unica finalità una drastica riduzione dei livelli essenziali di cura dei cittadini italiani;
quali siano le azioni che intenda porre in essere il Ministro per gli affari regionali, come presidente della Conferenza Stato-regioni, per evitare che il primo segnale del federalismo applicato in sanità sia una significativa riduzione della tutela della salute dei cittadini.(3-00273)
(8 ottobre 2001).