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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Alberta De Simone ha facoltà di ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, nell'interpellanza a prima firma Violante sono stati citati alcuni casi di violenza sessuale e di riduzione in schiavitù di giovani e giovanissime donne.
vecchio codice Rocco, ma le questioni del dominio della cultura e del dominio maschile nella sfera della sessualità e di una concezione proprietaria di questa sfera.
tratta degli esseri umani, un provvedimento molto importante, che purtroppo non è stato approvato in tempo dal Senato e, quindi, non è diventato legge. Quel provvedimento istituiva una nuova fattispecie di reato, il traffico di persone, riferendosi soprattutto a donne e minori, e disponeva non solo l'aggiunta di un articolo al codice penale, il 602-bis, ma prevedeva anche una protezione delle vittime, di quelle che trovano il coraggio di denunziare queste forme di schiavizzazione e di sfruttamento, nonché pene notevolmente più elevate di quelle previste dall'attuale normativa, che fa ancora riferimento alla legge n. 75 del 1958 ed appare del tutto adeguata a far fronte alla recrudescenza di tale fenomeno. Quindi, da una parte la lotta al traffico di esseri umani, dall'altra il sostegno alle vittime.
del G8, perché in quella sede non si ragioni solo di profitto, di economia, di denaro, ma anche di civiltà.
PRESIDENTE. Il ministro per le pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, ha facoltà di STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare a nome del Governo la collega De Simone e i colleghi parlamentari che, con la loro interpellanza, consentono di focalizzare l'attenzione su un fenomeno che desta allarme crescente e che richiede, oltre ad un impegno costante, una capacità di individuare soluzioni nuove a problemi vecchi. I dati raccolti, nonostante l'urgenza richiesta dall'interpellanza e la carenza del supporto informatico necessario per omogeneizzare le notizie raccolte dalle diverse amministrazioni a vario titolo interessate, all'evidenza dimostrano che al quadro normativo esistente, alle misure prese ed al lavoro svolto, hanno corrisposto solo in parte risultati che possano essere considerati pienamente soddisfacenti. Ne sono prova diretta i nuovi gravissimi episodi di violenza su donne e minori segnalati nell'interpellanza, i quali costituiscono oggetto di attenta valutazione da parte del Governo. Del resto, si tratta di episodi che presentano perlomeno un significativo elemento di novità rispetto ad analoghi fatti accaduti nei mesi e negli anni scorsi - ovvero un'escalation innegabile - e che si caratterizzano nella maggioranza dei casi per la loro connessione con il fenomeno dell'immigrazione clandestina.
PRESIDENTE. L'onorevole De Simone ha facoltà di ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, le rammento che ho dieci minuti a disposizione.
PRESIDENTE. Certo, onorevole De Simone.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, sento il dovere di ringraziare il ministro Prestigiacomo per la sua risposta in Parlamento. Questo ha evitato il malcostume che affligge da circa un mese e mezzo la dialettica parlamentare, in particolare il rapporto fra la nuova maggioranza e la minoranza, e che consiste nell'abitudine di fare opposizione al precedente Governo, anziché provare a governare, accusando chi vi ha preceduto.
sensibilizzazione e di civilizzazione debba riguardare uno spettro molto più ampio di provvedimenti e di possibilità.
Sono soltanto pochi casi tratti dalla cronaca più recente: una ragazza di colore di 24 anni, cittadina italiana, violentata a Roma da quattro uomini sudamericani; una ragazza tedesca di 18 anni stuprata e sequestrata da un brasiliano di 43 anni; una ragazza di 15 anni violentata al bar Settebello dal padrino; una ragazza violentata, a Torino, dal padre e, infine, quattro ragazze e un ragazzo, tra i 15 e i 16 anni, ingannati con la promessa di un lavoro e poi sequestrati e ridotti in schiavitù a Settimo Torinese.
I casi citati sollecitano un intervento ed una risposta su un doppio versante. In primo luogo, su quello della violenza sessuale, in merito al quale, in questo Parlamento, nel 1996, fu approvata una legge di civiltà che vide l'impegno attivo di donne parlamentari della maggioranza e della minoranza dell'epoca e che segnò un passo avanti in termini di civiltà nell'impostazione del nostro codice penale, innanzitutto, definendo la tipologia del reato, come reato contro la persona e non più contro il buon costume; in secondo luogo, definendo il principio in base al quale il procedimento penale ha luogo su decisione della donna - quindi, il principio del procedimento a querela di parte, nonostante la collocazione del reato tra i reati gravi - e ispirandosi, sostanzialmente, ad una cultura che voleva mettere a fuoco non più le questioni della morale comune e del buon costume, com'era nel
Sono trascorsi cinque anni e credo - e ciò sollecito al ministro per le pari opportunità, che vedo qui presente - che sia il momento di fare il punto sui risultati dell'attuazione della nuova legge e su cosa accadeva, almeno nei cinque anni precedenti, con la previgente normativa. Infatti, ricordo - e voglio citare questo fatto - che noi unificammo le due tipologie di reato, che nella precedente impostazione erano separate: quella degli atti di libidine violenta e quella dell'atto di vera e propria congiunzione carnale.
Le unificammo per sottrarre la vittima alla mortificazione dei processi che si svolgevano sulla base di interrogatori umilianti e mortificanti non per il violentatore, ma per la vittima; ad esempio, questa unificazione ha dato luogo ad interpretazioni quanto meno ridicole nei processi effettuati: ricordo l'ultima sentenza sul bacio estorto, che fu considerato un atto di libidine violenta. Mi pare che ciò accada in contrasto con l'intento del legislatore dell'epoca, per cui sollecito una riflessione per verificare a che punto siamo, se la normativa sia sufficiente o se debba essere nuovamente modificata.
La seconda questione è di gravità ancora superiore, sino a sfiorare la barbarie, perché riguarda la tratta degli esseri umani e la loro riduzione in schiavitù: è una questione sulla quale già un anno fa, il 20 luglio, reputai di dover intervenire in quest'aula parlamentare, perché l'Italia è un paese di tradizioni civili e libertarie nobilissime, perché in Italia le donne hanno condotto, almeno negli ultimi cinquant'anni, battaglie di grande valore per l'affermazione dei loro diritti e perché il nostro paese è diventato il luogo in cui giovani ragazze, quasi sempre minorenni, vengono portate con la promessa di un lavoro e di un'emancipazione da una condizione di bisogno, che è grave nei loro paesi di origine. La promessa di un lavoro per la donna non è mai soltanto la risposta ad un bisogno di tipo economico, ma è anche un'esigenza di autonomia, di indipendenza, di libertà; invece, esse vengono schiavizzate, stuprate, vendute e ciò è evidente dalle denunce che alcune di loro riescono a sporgere.
L'anno scorso citai il caso di una ragazza che, dopo essere stata schiavizzata ed avviata contro la sua volontà alla prostituzione, essendo rimasta incinta, era stata venduta ad altro padrone che l'aveva fatta prostituire sino a sei mesi di gravidanza; successivamente, era stata condotta in una clinica tedesca a partorire ed il bambino era stato venduto per 70 milioni; si tratta, quindi, di atti di barbarie che prevedono anche la vendita dei figli e che riguardano spesso anche minori, schiavizzati per essere avviati al trapianto di organi da mettere in vendita. Citai il caso denunciato, e quindi pubblico, di un'altra ragazza di 15 anni che era stata venduta sei, sette volte ed avviata contro la sua volontà alla prostituzione.
Ritengo che questa sia la nuova frontiera della schiavitù femminile di questi anni e che si tratti di un problema rispetto al quale non si possono chiudere gli occhi; per tali motivi, proprio oggi, alla vigilia del G8, alla vigilia di un appuntamento che rischia di essere visto artificiosamente come la contrapposizione tra i potenti che ragionano di economia e commercio, da una parte, e coloro che sono contro la globalizzazione, dall'altra, chiederei se al tavolo del G8 ed al tavolo europeo si potesse porre una questione che riguarda proprio la civiltà umana. Questi traffici sono legati a mafie internazionali ed è stato dimostrato - come emerse dalla risposta di un anno fa - che la tratta degli esseri umani ha un volume d'affari che è secondo solo al traffico della droga e delle armi; quindi, non occorrono soltanto una legislazione nazionale ed un'azione sul territorio nel nostro paese, ma è necessario approntare una legislazione europea ed un indirizzo mondiale rispetto a queste nuove forme di barbarie, che - ripeto - hanno raggiunto punte di intollerabilità drammatiche.
Nella precedente legislatura, questa Assemblea ha approvato una legge contro la
Leggo, poi, tra le notizie delle agenzie di stampa, proprio di ieri, che il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Fini, si prepara a modificare la legge Turco-Napolitano sull'immigrazione, la n. 40 del 1998. Quella legge contiene l'articolo 18 che si riferisce appunto a questo tema e lo affronta con le armi della civiltà giuridica, non solo sul piano della repressione o dell'espulsione (è chiaro che la ragazza, sia pure schiavizzata, se ha la prospettiva del ritorno a una condizione di fame e di povertà è meno spinta alla denunzia e a fare emergere questi episodi di criminalità), ma prevede uno speciale permesso di soggiorno e forme di protezione sociale. Ritengo che l'articolo 18 citato vada rafforzato, così come il comitato di coordinamento, istituito presso il Ministero delle pari opportunità, e la commissione ministeriale per l'attuazione dell'articolo 18 medesimo. Se i procedimenti penali, che si riferiscono alla schiavizzazione ed alla tratta degli esseri umani, sono 1441 - il dato a mia disposizione è del 1999 -, è da immaginare che il fenomeno sia diventato davvero allarmante, anche per il numero. Secondo una stima dei sindacati CGIL, CISL e UIL, riferita alle province di Napoli, di Caserta e di Brindisi, solo in queste provincie, sarebbero 3000 le ragazze ridotte in schiavitù, portate in Italia con la promessa di un lavoro e poi, contro la loro volontà, obbligate alla prostituzione ed, eventualmente, alla vendita dei figli.
A proposito del G8, abbiamo anche dei riferimenti internazionali, che tuttavia a me paiono ancora troppo vaghi. Gli Stati membri dell'Unione europea, nella Conferenza de L'Aja del 26 aprile 1997, hanno definito il loro impegno contro la tratta delle donne ed adottato un'azione comune che obbliga gli Stati membri a criminalizzare il traffico di esseri umani, a proteggere i testimoni, e ad assistere le vittime. L'Assemblea generale dell'ONU, tra le sue numerose risoluzioni, ha approvato tre protocolli proprio sulla criminalità transnazionale, di cui uno riguardante il traffico di persone e soprattutto di donne e minori. Leggo anche sulle agenzie di ieri che il sindaco di Roma Veltroni si prepara a dare asilo, presso il Buon Pastore, a donne sfigurate con l'acido dai loro mariti.
Ritengo che questo fenomeno di gravissima criminalità e di grave violenza nei confronti di giovani ragazze e di bambini, meriti un'attenzione e provvedimenti concreti molto più mirati e adeguati.
Noi abbiamo aperto una strada, l'abbiamo tracciata; questa strada deve essere percorsa.
Nessuno può ragionare sul problema dell'immigrazione ignorando che esiste questo aspetto, in Italia nessuno può permetterselo. L'Italia è un paese in cui, in materia di diritti delle persone, esiste una civiltà giuridica avanzata e come cittadini italiani abbiamo molto da insegnare.
Credo che lo scopo dell'interpellanza sia quello di sollecitare un'azione energica, incisiva e mirata su almeno quattro obiettivi. Bisogna innanzitutto fare il punto sulla situazione relativa alla violenza sessuale, si deve portare avanti ed approvare definitivamente la legge che prevede l'introduzione dell'articolo 602-bis nel codice penale, premere affinché l'Europa non si limiti ad una dichiarazione ma appronti una propria legislazione europea che vincoli tutti gli Stati membri, infine bisogna cercare di discutere del problema nell'ambito
Di fronte a tali fatti le misure di contrasto si sono rivelate in parte efficaci, nonostante l'attività quotidianamente assicurata dalle forze di polizia sia nei suoi aspetti di prevenzione, sia in quelli di investigazione e di repressione.
Ovviamente il Governo è preoccupato ed intende rivolgere a queste problematiche, da considerare nella loro complessità di fenomeno sociale, culturale, economico e di sicurezza, una particolarissima attenzione. Conseguentemente è intenzione del Governo intervenire con strumenti appropriati anche a livello normativo e regolamentare, finalizzati per un verso a garantire la sicurezza dei cittadini e l'integrazione sociale ed economica degli stranieri che fanno ingresso regolare nel territorio dell'Unione europea, per l'altro a sanzionare con il massimo rigore le attività criminose. In tal senso posso assicurare il massimo impegno da parte mia e degli uffici del dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri affinché, nell'ambito delle competenze a me delegate, i problemi connessi a tali deprecabili episodi trovino in parte una più incisiva risposta in tempi rapidi.
In merito agli specifici quesiti rivolti dai colleghi parlamentari, ritengo di poter fornire alcune risposte. Con riferimento all'applicazione dei risultati prodotti dalla legge contro la violenza sessuale mi risulta che essa è, allo stato, oggetto di valutazione da parte del Ministero della giustizia, che ha avviato un monitoraggio diretto ed analitico presso gli uffici giudiziari di tutta Italia. Purtroppo l'analisi dei dati forniti dal Ministero dell'interno testimonia l'incremento tendenziale dei fenomeni in parola sia per quanto riguarda i delitti perseguiti, sia per quanto concerne le persone denunciate, di cui oltre il 50 per cento sono cittadini extracomunitari.
La prevalenza di cittadini extracomunitari è altresì confermata dai dati forniti del Ministero della giustizia, concernenti soggetti che erano detenuti nel mese di dicembre 2000. Infatti, su un totale di 1.598 persone implicate nei reati previsti dalla legge Merlin (introduzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione), dall'articolo 12 del testo unico sull'immigrazione (favoreggiamento dell'immigrazione clandestina) e dall'articolo 600 del codice penale (riduzione in schiavitù), ben 1.262 era costituito da cittadini stranieri. Ritengo siano informazioni che non meritino ulteriori commenti in ordine all'efficacia dell'azione di contrasto svolta fino ad ora, soprattutto se riferita al preoccupante incremento del fenomeno che gli interpellanti hanno avuto il merito di evidenziare.
In secondo luogo, per quanto riguarda l'applicazione del testo unico sull'immigrazione ed, in particolare, dell'articolo 18, i risultati possono considerarsi parzialmente soddisfacenti.
Nell'attività di protezione sociale risultano impegnate circa mille persone tra operatori, operatrici di enti locali e di associazioni di volontariato religiose e laiche. Negli ultimi dodici mesi sono state 1.200 le donne che hanno chiesto ed ottenuto un permesso di soggiorno, un sostegno psicologico o un inserimento formativo e lavorativo. In particolare, al primo marzo 2001, risultavano rilasciati 838 permessi di cui 780 a favore di donne, dato che testimonia, da una parte, una certa fiducia verso le istituzioni ma, dall'altra, non è che l'effimera espressione numerica di un quadro che, invece, presenta dimensioni davvero più impressionanti. In merito a ciò desidero assicurare la collega De Simone che la riscrittura della legge sull'immigrazione non toccherà l'articolo 18 che, anzi, è mia intenzione far rifinanziare. Semmai, si tratta solo di aggiungere nuove norme in riferimento all'aumento del numero dei matrimoni fatti al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno che, nella maggior parte dei casi, porta queste giovani donne - quasi sempre extracomunitarie - sui marciapiedi. Sulla problematica in questione stiamo riflettendo e studiando nuove norme; chiedo, anzi, alla collega un contributo in tal senso.
In terzo luogo, per quanto riguarda le campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e gli abusi sessuali, le attività sino ad ora condotte (istituzione del numero verde, campagne pubblicitarie contro la prostituzione coatta ed il vergognoso fenomeno dell'abuso dei minori) hanno sortito effetti parzialmente positivi.
Resta ancora molto da fare. In particolare, appare necessario accompagnare allo sforzo economico e all'impiego di risorse umane (che vanno ulteriormente incrementati) una strategia che definisca un percorso operativo idoneo a fronteggiare il fenomeno nella sua dimensione reale.
In quarto luogo, per quanto concerne ulteriori misure di contrasto al fenomeno del traffico ai fini di sfruttamento sessuale, risulta non più procrastinabile l'introduzione nel nostro ordinamento giuridico di una nuova fattispecie criminosa, avente per oggetto il reato di tratta. Ciò non soltanto in adempimento di un impegno internazionale derivante dal Protocollo allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla criminalità organizzata trasnazionale, firmato a Palermo nel dicembre scorso ma proprio perché siamo convinti della giustezza e dell'urgenza di tale intervento.
Naturalmente, nella predisposizione di queste norme sarà tenuto debito conto del lavoro svolto sull'argomento nella passata legislatura.
Infine, quanto alla collaborazione internazionale ed, in particolare, in materia dei lavori relativi al G8, utili riflessioni e spunti di intervento possono essere desunti dall'esame svolto in ambito comunitario nel semestre di Presidenza svedese, mentre un rinnovato impulso riceverà il gruppo di Lione (ministri della giustizia e dell'interno del G8) il quale, sotto la Presidenza italiana, terrà il mese prossimo un incontro specifico sul tema. È comune sentire dei membri del G8, come risulta dal comunicato di Milano dei ministri dell'interno e dei ministri della giustizia la necessità di un'azione coordinata per la prevenzione ed il contrasto della schiavitù sessuale affiancata dalla necessaria previsione di misure di protezione sociale, nell'ottica delle concordanti indicazioni che ci provengono dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea.
I dati esposti e l'iniziativa che il Governo intende promuovere consentono, a mio avviso, di guardare con una certa fiducia all'auspicata regressione del fenomeno segnalato dagli interpellanti e delle sue aberranti conseguenze. In tal senso, all'impegno costante del Governo e dei ministri interessati deve necessariamente accompagnarsi l'attenzione e lo sforzo delle assemblee parlamentari.
Per questa ragione, la ringrazio anche perché in tal modo una donna sta dando prova di cultura istituzionale e di civiltà, anche di tipo personale, nonché di stile diametralmente opposto rispetto a quanto abbiamo potuto verificare su questioni quali quella del «buco» e della istituzione delle Commissioni d'inchiesta, sulle quali vi è stato molto veleno.
Vorrei quindi ribadire che siamo interessati a mantenere alto, civile e significativo il livello di vita delle donne italiane e delle donne che si trovano, in qualunque modo siano state autorizzate, nel nostro territorio, ancor di più se sono state trasportate e schiavizzate; sarebbe infatti una macchia infame assistere alla prosecuzione di questo traffico, di questa tratta, di questa prostituzione coatta.
Si badi, non si tratta della prostituzione di donne o uomini adulti che liberamente scelgono di compiere tale attività. Si tratta invece della coercizione di volontà giovanili di persone che sono giunte in Italia con l'illusione di un lavoro, di un guadagno. Esse vengono schiavizzate e ciò costituisce un fatto gravissimo, intollerabile.
Credo che ciò che si è fatto sino ad ora sia stato fatto proprio nel segno della civiltà; tuttavia, credo sia necessario proseguire in questa direzione perchè non è sufficiente.
Accolgo dunque con favore, quanto affermato dal ministro Prestigiacomo, vale a dire che il Parlamento approverà la legge; abbiamo già presentato la proposta di legge che prevede l'introduzione dell'articolo 602-bis, prima firmataria l'onorevole Finocchiaro, ovvero l'esplicita introduzione di una nuova tipologia di reato, il reato di tratta. Esso va definito in modo autonomo, considerato ciò che sta accadendo.
Concordo, allo stesso modo, sull'opportunità di mantenere l'articolo 18; tuttavia, esso va rafforzato, ampliato. Si prevede, in quel disposto normativo, una linea di intervento, non l'unica.
Mi auguro che gli impegni a livello europeo e di G8 siano portati avanti e mantenuti; però un elemento debolissimo, quasi assente - e che abbiamo ricordato diverse volte nel lungo dibattito che ha accompagnato l'approvazione, in quest'aula, della nuova legge contro la violenza sessuale - riguarda il fatto che il problema non è esclusivamente riducibile all'aspetto repressivo o penale, bensì attiene ad un profilo culturale. Pertanto, occorre procedere con una campagna di sensibilizzazione: sotto questo profilo l'iniziativa del numero verde è positiva, come tutte le altre.
In questo senso, occorre fornire indicazioni alla polizia locale, ai vigili urbani, a coloro che notte e giorno vivono nei quartieri, per segnalare le ragioni per le quali una determinata ragazza si trova in un determinato posto, che viso abbia e cosa stia facendo. Bisogna sensibilizzare l'opinione pubblica: in tal senso, fui stupita, in occasione del mio primo viaggio in Svizzera, dello straordinario ordine di quel paese e dell'assenza di vigili urbani, tuttavia, se si gettava per strada un mozzicone di sigaretta, qualcuno chiamava un numero e ti comminavano una multa.
Credo sia necessario sensibilizzare anche le persone all'interno dei caseggiati, le madri di famiglia «normali», perché questo fenomeno va contrastato anche parlandone, facendo sapere che cosa sta accadendo in quel posto a queste giovani ragazze. Credo che questa campagna di
Invece di considerare il rispetto della persona umana e la libertà delle donne argomenti seri di proposta, di discussione e di impegno problematico, abbiamo consentito che essi venissero strumentalizzati, ad uso di carriera politica, insieme ad altri temi umani drammatici e forti: la violenza, la tratta, ma anche la legge n. 194. A questo proposito, non è possibile che un dramma di quel genere venga sventolato ogni tanto dal politico di turno a scopo di carrierismo, perché credo che alcuni politici - non voglio generalizzare parlando degli uomini, perché vi sono uomini molto sensibili a questo problema dei quali ho grande rispetto - debbano da oggi in poi soltanto astenersi (forse l'articolo 51 è anche questo) e lasciar risolvere i problemi che riguardano la persona e la vita umana (la condizione dell'infanzia, la tratta, i trapianti) alle donne in prima persona e a quei politici che, di fronte a questi problemi, decidono di avere un approccio serio e rispettoso, non di propaganda o di strumentalizzazione a fini carrieristici.


