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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2001, n. 247, recante disposizioni in materia di rilascio di immobili adibiti ad uso abitativo.
Ricordo che nella seduta di ieri si è esaurito l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione ed è stato stabilito di rinviare alla seduta odierna l'espressione del parere sugli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Proseguiamo, dunque, l'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 1134 sezione 1).
Avverto che l'ordine del giorno Osvaldo Napoli n. 9/1134/9 è stato riformulato, sostituendo le parole: «presso l'VIII Commissione Ambiente» con le seguenti: «alla Camera e, in particolare, alla Commissione parlamentare competente».
Invito dunque il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno.
NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, l'ordine del giorno Parolo n. 9/1134/1 è accettato alla condizione che, nel dispositivo, dopo le parole: «alta tensione abitativa», siano inserite le seguenti: «attualmente all'esame della Conferenza Stato-regioni». In caso contrario i presentatori rischierebbero di cogliere l'obiettivo opposto a quello perseguito con riferimento alle agevolazioni fiscali. Si invita, inoltre, a sostituire, sempre nel dispositivo, le parole: «il Parlamento» con le seguenti: «la Camera e, in particolare, la Commissione parlamentare competente»; naturalmente si intende l'VIII Commissione permanente.
L'ordine del giorno Guido Dussin n. 9/1334/2 è accettato.
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Brusco n. 9/1134/3, altrimenti non posso accettarlo. Su questo ordine del giorno, particolarmente delicato, vorrei però soffermarmi, seppur brevemente. L'onorevole Brusco intenderebbe estendere i benefici dei quali ci stiamo occupando anche ai soggetti disagiati residenti in comuni non considerati ad alta tensione abitativa. L'intenzione è encomiabile, però non praticabile. In primo luogo, perché se tutto ciò si attuasse, di fatto, amplieremmo il numero dei soggetti destinatari dei benefici all'esame della Camera con le stesse risorse disponibili, con conseguenze immediatamente intuibili. In secondo luogo, i destinatari delle risorse del fondo nazionale sono i comuni considerati ad alta tensione abitativa e non i singoli soggetti, deboli o svantaggiati. Quindi, se questi soggetti vivono e possiedono in affitto un alloggio in uno dei comuni svantaggiati compresi nell'elenco hanno diritto a godere delle provvidenze recate dalla proroga dei termini; se, invece, risiedono in altri comuni - per le ragioni che ho ricordato - non hanno diritto a godere di questi benefici. Voglio però far presente all'onorevole Brusco che sono disponibili 2 mila miliardi che il Governo intende utilizzare per la realizzazione di tre programmi, sempre con riferimento alla tensione abitativa: 600 miliardi per il risanamento dei quartieri degradati, mille miliardi per rendere disponibile un maggior numero di alloggi da affittare e 400 miliardi da destinare proprio alle fasce più deboli. Per queste ragioni, apprezzando le intenzioni dell'onorevole Brusco, il Governo lo invita al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/1134/3.
Il Governo accoglie l'ordine del giorno Foti n. 9/1134/4, invitando il presentatore
ad apportare alcune modifiche: al primo capoverso del dispositivo, sostituire le parole: «30 settembre 2001» con le parole: «31 ottobre 2001»; al secondo capoverso del dispositivo, modificare le parole: «30 ottobre 2001» con le parole: «30 novembre 2001» e sostituire le parole: «al Parlamento» con le parole: «alla Camera e, in particolare, alla Commissione parlamentare competente».
Il Governo invita i presentatori a ritirare l'ordine del giorno Abbondanzieri n. 9/1134/5, perché il nuovo elenco dei comuni da considerare ad alta tensione abitativa è già all'attenzione della Conferenza Stato-regioni, come da richiesta contenuta nell'ordine del giorno. Nel caso in cui lo stesso non dovesse essere ritirato, il Governo si rimetterebbe all'Assemblea.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Vigni n. 9/1134/6, soprattutto perché il punto 2) del dispositivo prevede un aumento del 20 per cento della dotazione del fondo nazionale e questa è un'ipotesi sulla quale, in questo momento, non ci si può impegnare.
L'ordine del giorno Riccio n. 9/1134/7 è accolto come raccomandazione, mentre il Governo non accetta l'ordine del giorno Duca n. 9/1134/8, in quanto non ritiene di dover intervenire nel rapporto che si instaura tra una fondazione e i propri inquilini.
Infine, il Governo accetta l'ordine del giorno Osvaldo Napoli n. 9/1134/9 nel testo modificato.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli ordini del giorno Brusco n. 9/1134/3 e Abbondanzieri n. 9/1134/5 se accettino l'invito al ritiro rivolto loro dal relatore.
MARISA ABBONDANZIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARISA ABBONDANZIERI. Signor sottosegretario, non vorrei ritirare l'ordine del giorno da me presentato, ma le propongo la seguente riformulazione del dispositivo: «a seguire con attenzione, presso la Conferenza Stato-regioni l'iter relativo all'aggiornamento dell'elenco dei comuni ad alta tensione abitativa». Infatti, ciò che ci interessa è che l'iter si concluda entro l'anno, proprio per le ragioni che abbiamo avuto modo di precisare anche in Commissione.
FRANCESCO BRUSCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUSCO. Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, potrei ritirare questo ordine del giorno solo per disciplina di gruppo, ma la coscienza non me lo consente.
Credo, infatti, che con l'approvazione di questo provvedimento commetteremo un atto di grossa iniquità nei confronti di una parte della medesima categoria, ossia gli ultrasessantacinquenni e gli handicappati gravi, solo perché alla sventura che hanno subito se ne aggiungerà un'altra, cioè quella di non essere residenti in comuni ad alta tensione abitativa. Mi dispiace contestare la giustificazione che lei dava sostenendo che il provvedimento è riservato esclusivamente ai residenti nei comuni ad alta tensione abitativa. Vi è, invece, un errore di impostazione: quello di aver collegato ed agganciato questa categoria ai comuni di cui all'articolo 6 della legge 9 dicembre 1998 n. 431.
Da tutte le parti politiche si predica la solidarietà, ma anche l'uguaglianza. Credo che questo provvedimento sia al limite del principio di costituzionalità, in quanto, di fronte a situazioni uguali, viene assunto un atteggiamento diseguale, ossia si escludono da questo beneficio i tantissimi abitanti di comuni non ricompresi nell'elenco di cui all'articolo 6 della suddetta legge. Per cui, da domani, gli handicappati gravi e gli ultrasessantacinquenni saranno cacciati dalle loro abitazioni perché a quella sventura se ne aggiungerà un'altra.
Io non mi sento di accedere all'invito a ritirare il mio ordine del giorno n. 9/1134/3; invito il Governo a rivedere il suo parere, perché in caso contrario si consumerebbe
una grave iniquità (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Duca se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/8, non accettato dal Governo.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo non ha accettato il mio ordine del giorno n. 9/1134/8, in quanto non intende entrare nei rapporti tra la fondazione Enasarco e gli inquilini. Vorrei che il Governo riflettesse e, se possibile, modificasse il proprio orientamento, partendo da alcune considerazioni: il patrimonio abitativo di cui stiamo parlando e che interessa poco più di 10 mila famiglie italiane è stato realizzato dall'ente Enasarco con non poche agevolazioni, anche dal punto di vista urbanistico e statale. Questo patrimonio è stato successivamente assegnato agli inquilini sulla base di specifiche graduatorie, che tenevano in considerazione anche il reddito di coloro che avessero fatto domanda prima dell'assegnazione, sulla base di una serie di contratti, in parte stipulati individualmente con gli inquilini in graduatoria, per altra parte con le organizzazioni sindacali degli inquilini.
La trasformazione dell'ente in fondazione non ha modificato né gli appartamenti né le condizioni economiche e sociali di chi li abita; non è possibile che il cambio di ragione sociale del proprietario determini un aumento degli affitti, che passano da 650 mila lire a 2 milioni centomila lire al mese; se a questa cifra si somma il pagamento delle spese condominiali, che comprendono anche le spese di custodia, in molti casi ci troviamo di fronte ad un affitto superiore al reddito familiare dell'inquilino; non soltanto: questi alloggi sono occupati da ultrasessantacinquenni, da vedovi che non hanno un reddito equivalente a quello richiesto attualmente, solo perché è cambiata la ragione sociale dell'ente proprietario.
Non credo, signor sottosegretario, che il Governo possa dire: io me ne lavo le mani, se la veda la nuova fondazione con i vecchi inquilini. Questi aumenti si verificano in maniera generalizzata, in qualsiasi località il patrimonio sia stato realizzato, dalla grande città di Roma, magari in centro, alle periferie, sino ai comuni più piccoli ed in particolare quelli dove si sono verificate calamità naturali. In questi ultimi casi, all'epoca, l'Enasarco, come altri enti previdenziali o assistenziali, ha collaborato all'opera di ricostruzione per dare un'abitazione a chi l'aveva persa a causa di una calamità naturale; si va, quindi, a colpire persone ancor più sfortunate.
Il nostro ordine del giorno impegna il Governo ad attivare una trattativa tra l'ente, oggi fondazione, e le organizzazioni sindacali per verificare se ci siano possibilità di scaglionare, di rivedere, di classificare. Non si può agire in questo modo, triplicando gli affitti per tutto e per tutti, senza tener conto delle condizioni di chi abita in quegli alloggi; vi sono persone che non potranno trovare una soluzione alternativa né ottenere il riscatto dell'appartamento che oggi occupano in affitto, dal momento che l'Enasarco esclude, tra le proprie condizioni, la possibile vendita ai locatari.
Quindi, quello che stiamo segnalando al Governo è un problema sociale, che interessa oltre 10 mila famiglie. Credo non sia opportuno che il Governo faccia finta di non vedere che il problema in questi giorni sta avanzando e si sta estendendo in tutta Italia.
L'invito che le rinnovo è di riflettere un momento e di accogliere il mio ordine del giorno (comunque insisteremo per la sua votazione, se il Governo mantiene il suo parere contrario), ma soprattutto di tener conto delle questioni sociali che l'ordine del giorno cerca di ricordare al Governo affinché ne prenda cognizione.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, intervengo per aggiungere
la mia firma all'ordine del giorno Foti n. 9/1134/4. Lo ritengo particolarmente pertinente soprattutto nell'ultimo capoverso, dove si chiede al Governo di impegnarsi a ritenere definitivamente chiusa la fase della legislazione d'emergenza, ben sapendo quanto questa continua proroga degli sfratti abbia determinato la proliferazione del mercato nero delle locazioni ed anche una espropriazione strisciante del diritto di proprietà.
Richiamando l'osservazione del Presidente della Camera sulla necessità che gli ordini del giorno siano realmente impegnativi per il Governo, credo che la richiesta dell'onorevole Foti, quanto all'ultimo capoverso, sia assolutamente condivisibile. Per queste ragioni, chiedo di poter apporre la mia firma all'ordine del giorno Foti n. 9/1134/4.
PRESIDENTE. Onorevole Foti, accoglie le modifiche proposte dal Governo al suo ordine del giorno n. 9/1134/4?
TOMMASO FOTI. Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il rappresentante del Governo e accolgo le modifiche da lui proposte.
Tuttavia, mi pare doveroso precisare all'onorevole Duca, il quale prima faceva presente al Governo di non farsi carico di un problema reale, che la formulazione dell'ordine del giorno, così come è stata prospettata, esula completamente dalla possibile azione del Governo. Quando si dice testualmente «a intervenire per far sospendere gli aumenti dei canoni alla fondazione Enasarco», va ricordato che, mi pare, il Governo non abbia questo potere, a tal punto che l'ordine del giorno, così come recita letteralmente, potrebbe avere anche dei problemi di ammissibilità. A me parrebbe più logico, se si vuole un intervento del Governo sul punto, cercare di riformulare nel modo più aperto possibile, in altre parole delegando il Governo ad invitare la fondazione Enasarco a rivedere tutti i provvedimenti vigenti e a sottolineare alla stessa come alcuni aumenti dei canoni siano del tutto abnormi. Sotto questo profilo, probabilmente, il Governo potrebbe diversamente valutare la questione.
Mi riferisco poi, per concludere, all'ordine del giorno del collega Brusco. Mi pare di poter dire che in questo caso ci troviamo in una situazione paradossale, perché se ne facessimo un problema di legittimità costituzionale, il primo tema da affrontare sarebbe quello relativo alla proroga degli sfratti limitata ai comuni ad alta tensione abitativa. Quando approvammo la legge n. 431 del 1991, avevamo ben chiaro che si trattava di un provvedimento che, di fatto, annullava alcuni meccanismi, quali l'equo canone, e ne abrogava altri di automatici: la proroga degli sfratti aboliva la graduazione degli sfratti (o, come ritengo io, per la non esecuzione degli sfratti), di competenza delle commissioni prefettizie. Ora, quando fu introdotta quella proroga - oggi se ne presenta una ulteriore - non a caso si tenne conto di categorie limitate (gli ultrasessantacinquenni e gli handicappati), perché si riteneva che nel paniere di quei comuni quelle categorie fossero particolarmente meritevoli di tutela. Oggi, in altri comuni, un'estensione di questo tipo rappresenterebbe una violazione della normativa quindi il Governo, a seguito dell'accoglimento dell'ordine del giorno Duca n. 9/1134/8 dovrebbe approvare un altro provvedimento legislativo, a meno che non si vogliano considerare gli ordini del giorno - cosa che prima il Presidente della Camera sconsigliava - come strumenti, per così dire, «di acqua fresca». Infatti, se il Governo dovesse dare attuazione a quanto stabilito in questo ordine del giorno, non potrebbe far altro che intervenire con un provvedimento legislativo. Si andrebbe così a modificare un insieme di leggi dello Stato e non una soltanto; bisognerebbe chiedere al Governo, nell'ambito dei provvedimenti che andrà ad assumere per il futuro, di tenere in particolare considerazione gli handicappati e gli ultrasessantacinquenni soprattutto nei provvedimenti che potranno interessare la casa, stando attento a non andare oltre. Se il Governo si dovesse impegnare su questo punto, il giorno dopo dovrebbe adottare un nuovo
decreto-legge che aprirebbe un ulteriore partita rischiando di superare gli elenchi relativi ai comuni ad alta tensione abitativa (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Questo francamente parrebbe abnorme perché i provvedimenti di sfratto e la relativa proroga rappresentano un elemento eccezionale nell'ambito della legislazione, non sono un elemento di legislazione ordinaria. Apportare un'estensione priva di giustificazioni sarebbe costituzionalmente censurabile sotto più profili.
AUGUSTO BATTAGLIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, quando è in gioco un diritto costituzionale fondamentale come quello rappresentato dal diritto alla casa, credo che il Governo non possa tirarsi fuori nel momento in cui si vengono a determinare situazioni difficili, complesse, drammatiche come quelle che si stanno delineando per le 10 mila famiglie occupanti gli alloggi di proprietà dell'Enasarco.
Intervengo per chiedere al rappresentante del Governo di rivedere il suo giudizio. Nell'ordine del giorno Duca n. 9/1134/8 non si chiede uno sconto, una facilitazione generica da riconoscere ad un certo numero di famiglie, un atto di generosità. Si chiede semplicemente che l'Enasarco, una fondazione che ha vissuto un processo di trasformazione della sua forma giuridica, applichi una legge dello Stato, tanto più che farlo non comporta nessun costo, in quanto la legge sugli affitti prevede che, laddove la proprietà fa riferimento al fitto concordato, si possa godere di quelle agevolazioni fiscali che consentono di compensare le minori entrate.
Non riusciamo a comprendere né i motivi per cui l'Enasarco si mantiene su questa posizione che sta determinando forti preoccupazioni per migliaia di famiglie né perché il Governo non intenda intervenire nella situazione al fine di ricondurre questa vicenda entro il binario del fitto concordato che, tra l'altro, quando approvammo la legge che ad esso fa riferimento, fu concepito proprio avendo presenti gli alloggi degli enti, le grandi proprietà. Si capisce che il singolo proprietario può avere esigenze di entrate particolari, quindi una maggiore elasticità nella definizione del contratto, ma non si capisce perché un grande ente non si possa e non si debba valere di un canale più ragionato e concordato. Tra l'altro, in aree periferiche - per esempio di una grande città come Roma - si chiede più di un milione al mese per alloggi di una certa vetustà a famiglie che, in larga maggioranza, sono composte da pensionati nell'impossibilità di pagare quelle cifre.
Quando arrivano le lettere dell'Enasarco essi vedono di fronte a loro un futuro con rischio di sfratto, di estromissione dalla propria casa nella quale, magari, vivono da alcuni decenni. Si determinano quindi situazioni drammatiche non soltanto per la famiglia interessata ma anche gravi sconvolgimenti sul piano sociale in quei territori. Credo, quindi, che possiamo ragionare sulle parole e sui termini ma in tale ordine del giorno vi è una certa sostanza: il Governo, a nostro avviso, non deve e non può sottrarsi quando sono in gioco interessi sociali e diritti costituzionali e quando queste vicende interessano migliaia e migliaia di famiglie italiane.
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, vorrei intervenire ma non vedo il rappresentante della Governo. Lo dico perché mi piacerebbe che fosse presente.
PRESIDENTE. È vicino a me, eravamo impegnati sul tema.
GABRIELLA PISTONE. Mi perdoni, ma ho visto i banchi del Governo totalmente vuoti. Mi faceva piacere rivolgermi al rappresentante del Governo.
Il sottosegretario ha detto, a nome del Governo, di non poter accettare l'ordine del giorno sull'Enasarco. Non è voluto entrare in questa tematica e negli affari privati di enti perché evidentemente ciò non lo riguarda. Noi non la pensiamo affatto così anche perché - come già affermato anche dai colleghi Duca e Battaglia - in una risoluzione che abbiamo presentato con i colleghi Lucidi, Nesi ed altri in Commissione ambiente, abbiamo chiesto un impegno al Governo a dirimere questa vicenda che non riguarda solo l'Enasarco ma tutti gli affitti e tutti i conduttori che risiedono in alloggi di enti assicurativi o previdenziali privatizzati per i quali... vorrei dirlo al Governo il quale continua ad essere assolutamente disattento, non parlo ai colleghi ma al Governo...
PRESIDENTE. Onorevole Brusco, l'onorevole Pistone si sta rivolgendo al Governo.
GABRIELLA PISTONE. Mi dispiace, capisco la sua esigenza di parlare ma mi sto rivolgendo al Governo.
PIETRO ARMANI. Non disturbi il Governo!
GABRIELLA PISTONE. Sulla base della legge n. 431 del 1998, articolo 4, comma 2, è stata stipulata una convenzione a livello nazionale per quanto riguardava gli affitti a canale libero e a canale contrattato rispetto alla trattativa fatta in sede locale. In particolare, è stato previsto che, per quanto riguardava le compagnie assicurative, gli enti privatizzati ed altri soggetti giuridici, dovesse essere applicato il canone concordato proprio per il fatto che si trattava di grandi enti e non del singolo privato, il quale giustamente, tra virgolette, può scegliere l'una o l'altra strada.
Per quanto riguardava questi grandi enti è stata stipulata una convenzione nazionale recepita nel decreto ministeriale del ministro dei lavori pubblici di concerto con il ministro delle finanze in cui si diceva che tali soggetti erano praticamente invitati a rispettare il canale concordato. Così era nel febbraio del 1999. Non capisco - come d'altronde non si rendono conto anche gli altri colleghi - come possa accadere che l'Enasarco ed altri come l'EMPAIA, l'EMPAF - e posso nominarne tanti - pensino di accedere al canale libero, triplicando a volte gli affitti.
Ora, questo non è accettabile dal momento che la derivazione di questi alloggi è nota; sappiamo anche che in tali alloggi molto spesso vi sono in buona parte - come ho avuto già modo di dirle, signor rappresentante del Governo, in sede di discussione generale - persone non in grado di sopportare l'onere di un canone così elevato. Allora delle due l'una: o vi è una deportazione di massa, considerata l'entità dei numeri, dei tanti pensionati che vi vivono e che quindi andrebbero mandati in quarantena, al di fuori del raccordo anulare probabilmente.
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, la invito a concludere.
GABRIELLA PISTONE. Dicevo che questo non è fattibile. Pertanto, il Governo deve farsi carico di tale problema e impegnarsi a promuovere gli accordi, nonché a fare in modo che in sede locale essi vengano conclusi utilizzando lo strumento delle convenzioni, che peraltro già esiste. Auspico che tali accordi fra i sindacati, le organizzazioni degli inquilini e gli enti vengano conclusi al più presto perseguendo l'equità. Non ritengo infatti che chi ha molti soldi debba accedere a canoni agevolati; tuttavia vi è un problema di fasce sociali degne di tutela. Tale problema è stato posto in tante interrogazioni sottoscritte da me e da altri colleghi e nella risoluzione già stata presentata in Commissione ambiente.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che, se
l'onorevole Brusco mantiene il proprio ordine del giorno, tra l'altro assolutamente coerente con lo spirito della legge che prevedeva tre anni di sperimentazione e peraltro non riguarda il provvedimento in esame, ma chiede al Governo di porre in essere ogni possibile iniziativa per estendere il beneficio della sospensione - riguarda quindi il futuro -, esprimeremo un voto favorevole.
MARCELLA LUCIDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, intervengo anch'io sull'ordine del giorno Duca n. 9/1134/8 ritenendo molto grave la posizione che il Governo ha espresso nel merito dello stesso. L'onorevole Foti ha formulato alcune osservazioni in ordine alla errata formulazione. Devo dire che su questo non ho colto dai banchi del Governo un atteggiamento di disponibilità a rivedere la formulazione; ho anzi percepito, nella nettezza delle parole, un rifiuto in ordine all'accoglimento. Atteggiamento che io traduco nel diverso rifiuto di prendere atto della situazione allarmante e grave che si sta determinando in ordine al rinnovo dei contratti di locazione della fondazione Enasarco nei confronti dei suoi inquilini. Credo che questo tema verrà discusso per molto tempo, se questo sarà l'atteggiamento; mi interessa in modo particolare essere ascoltata dal Governo, dal momento che in questo ordine del giorno non vi è una questione personale ma vi è un aspetto che, ad esempio a Roma, investe più di migliaia di cittadini che hanno manifestato dieci giorni fa sotto la sede dell'Enasarco.
Credo che dovremmo farci carico, signor rappresentante del Governo, delle difficoltà vissute da queste persone. Credo inoltre che questo tema che ci porteremo avanti per un po' di tempo interessi oggi l'Enasarco allo stesso modo in cui potrà interessare altri inquilini che conducono in locazione abitazioni di enti privatizzati e di enti assicurativi. Infatti, la logica che si vuole perseguire è quella di procedere al rinnovo delle locazioni ignorando completamente l'esistenza, presente nella legge di riforma, di una diversa procedura offerta alle trattative delle parti, ovvero quella del riconoscimento e dell'applicazione di un canone concordato. Un canone che va incontro alle esigenze e alle difficoltà di famiglie che non hanno alto reddito e che non sono in grado di sostenere la triplicazione dei propri canoni di locazione, famiglie di pensionati e famiglie numerose.
Onorevole sottosegretario, nella scorsa legislatura, il Governo dell'Ulivo, rispetto a questa situazione che stava emergendo, si è dimostrato molto disponibile con una serie di atti ed iniziative parlamentari che sono venuti anche da questa parte. Si è dichiarato disponibile anche ad attivarsi perché vi potessero essere sedi di confronto tra le parti.
Sono molto dispiaciuta, ma anche sconcertata, per questa diversità di vedute e di orientamento e speravo che anche l'onorevole Foti intervenisse in questa direzione - considerato che il tema riguarda molte grandi città: Roma, ma anche città colpite da calamità naturali e, quindi, in qualche modo è di interesse anche per i colleghi - interpretando il pensiero anche dei colleghi di maggioranza nell'invitarla, in maniera indiretta, signor sottosegretario, a rivedere la sua posizione sull'ordine del giorno. Le chiedo, pertanto, come hanno già fatto gli altri colleghi, di accettarlo. Qualora lei non fosse di questa idea, insisteremmo per la sua votazione, come ha già detto l'onorevole Duca. Per il momento non vi sono proposte di modifica, quindi non mi resta che chiedere, anche ai colleghi della maggioranza, guardando alla realtà delle loro città e all'emergenza abitativa dei grandi centri urbani, di esprimere voto favorevole insieme a noi su questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Vorrei tirare le fila di questo dibattito sugli ordini del giorno. Chiedo, pertanto, all'onorevole Parolo se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/1 proposta dal Governo.
UGO PAROLO. Sì, signor Presidente, accetto la riformulazione e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Guido Dussin ed altri n. 9/1134/2, accettato dal Governo.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Brusco n. 9/1134/3, il presentatore ha chiesto che il Governo riconsideri l'invito al ritiro. Il sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti Sospiri intende accogliere tale sollecitazione?
NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi tutti abbiamo a cuore le condizioni di vita dei disagiati, degli svantaggiati, dei poveri, degli anziani, degli handicappati e dei malati terminali e vogliamo operare per renderle migliori, ma il problema, onorevole Brusco, è che i destinatari di questo provvedimento sono i comuni e non i soggetti svantaggiati. La proroga riguarda i soggetti svantaggiati residenti in quei comuni. Non possiamo seguire un altro percorso, pur avendo tutti la stessa disponibilità.
Onorevole Brusco, l'ho sottolineato oggi e l'ho ricordato già in sede di discussione sulle linee generali: il Governo ha 2 mila miliardi disponibili per dare attuazione a tre programmi in materia di locazione. Uno di questi programmi prevede il conferimento di 400 miliardi di lire a soggetti ricompresi nelle fasce deboli e svantaggiate. Se questo è il problema, ritengo che il suo ordine del giorno potrebbe essere accettato solo se modificato nel senso che mi permetterò di indicare, cioè riformulando il dispositivo come segue: «impegna il Governo a tenere in particolare considerazione negli altri provvedimenti che assumerà in materia di locazioni le necessità dei disagiati non residenti nei comuni dichiarati ad alta tensione abitativa».
Mi sembra che in tal modo l'obiettivo sia colto.
PRESIDENTE. Chiedo allora all'onorevole Brusco se accolga la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1134/3.
FRANCESCO BRUSCO. Sì, signor Presidente, accolgo la riformulazione, con molta sofferenza, e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Foti non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/4.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Abbondanzieri n. 9/1134/5, chiedo se il Governo intenda modificare il parere precedentemente espresso.
NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, la collega Abbondanzieri ha riformulato il dispositivo del suo ordine del giorno. Con questa modifica il Governo lo accetta.
PRESIDENTE. Onorevole Abbondanzieri, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/5, accettato del Governo?
MARISA ABBONDANZIERI. No, Presidente non insisto.
PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che l'onorevole Vigni e l'onorevole Riccio non insistono per la votazione dei loro ordini del giorno Vigni n. 9/1134/6 e Riccio n. 9/1134/7 accolti dal Governo come raccomandazione.
Onorevole Duca, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/8, non accettato dal Governo?
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, avevo chiesto al Governo - lo aveva fatto anche il collega Foti nel corso del suo intervento - di riconsiderare il suo parere. Il collega Foti avanzava anche un'ipotesi di riformulazione.
PRESIDENTE. Il Governo accetta la riformulazione suggerita?
NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. No, il Governo conferma il parere precedentemente espresso.
PRESIDENTE. Onorevole Duca, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/8, non accettato dal Governo?
EUGENIO DUCA. Sì, Presidente, insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Duca ed altri n. 9/1134/8, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 439
Astenuti 4
Maggioranza 220
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 238).
Prendo atto che l'onorevole Napoli non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1134/9, nel testo modificato, accettato dal Governo.
È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno presentati.
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