Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 10 del 4/7/2001
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Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 16).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Offerta pubblica di acquisto delle azioni Montedison - n. 2-00015)

PRESIDENTE. L'onorevole D'Agrò ha facoltà di illustrare l'interpellanza n. 2-00015 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1), di cui è cofirmatario.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, la vicenda Montedison sta mettendo a dura prova il processo di liberalizzazione del mercato elettrico in atto a livello europeo.
Il decreto-legge varato alcune settimane fa dal Governo Amato, con la sostanziale condivisione di tutte le forze politiche, era volto ad evitare che, nel momento in cui l'Italia stava cercando di realizzare una progressiva, seppur lenta e difficile, apertura del mercato interno dell'energia elettrica, un'azienda pubblica straniera, titolare di una posizione dominante nel proprio mercato nazionale e persino priva di quel grado di trasparenza garantito dalla quotazione nei mercati azionari, potesse sfruttare la propria forza per entrare sul mercato italiano, in modo tale da realizzare non condizioni di maggiore concorrenza,


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bensì il processo di esportazione di un modello sostanzialmente monopolistico.
Le vicende degli ultimi giorni sembrano non attenuare ma, al contrario, acuire tali preoccupazioni, dal momento che l'operazione che ha visto come principali protagonisti EDF e FIAT sembra progettata con lo scopo di aggirare i vincoli imposti dal decreto-legge richiamato.
Non è questione di opporsi ad iniziative economiche che vengono sottoposte al giudizio dei mercati né tanto meno di interrompere il processo di liberalizzazione che l'Italia ha convintamente intrapreso; il punto è che occorre assumere idonee iniziative sia a livello nazionale che europeo affinché la liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici, ed in particolare di quello dell'energia, si realizzi in modo coerente in tutti i paesi dell'Unione, contestualmente alla privatizzazione delle società pubbliche che ancora vi operano. In caso contrario, il rischio è che si vengano a determinare asimmetrie di mercato con grave rischio per settori significativi del sistema produttivo nazionale. Nel caso di specie, ove si convenga che le motivazioni che avevano portato all'adozione del decreto-legge mantengano intatta la loro validità, e non vi è ragione assoluta per dubitare che sia così, occorre che il Governo chiarisca come intenda perseguire l'obiettivo di salvaguardare il processo di liberalizzazione in atto.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Dell'Elce ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, in relazione all'atto di sindacato ispettivo in esame, premesso che molte delle questioni sollevate sono di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze e che il quadro ancora in evoluzione non permette specifiche valutazioni dal punto di vista industriale per quanto di competenza del Ministero delle attività produttive, si rappresenta quanto segue.
Come è noto, è in corso di conversione il decreto-legge n. 192 del 25 maggio 2001, che limita il potere di voto di soggetti controllati da pubbliche amministrazioni, non quotati in borsa e titolari di posizione dominante sul proprio mercato, qualora acquisiscano partecipazioni superiori al 2 per cento in società operanti nel settore. Tale decreto-legge risponde alle esigenze di salvaguardare l'interesse nazionale in un settore di rilevante spessore strategico qual è il settore energetico; infatti, esso è finalizzato non ad evitare investimenti di soggetti esteri nel settore stesso, bensì ad evitare alterazioni del quadro competitivo di senso contrario a quello voluto dall'Unione europea, dal Parlamento e dal Governo.
Non si ritiene che l'operazione sia stata progettata al fine di aggirare i vincoli imposti dal decreto-legge n. 192 del 2001, sia perché esso appare applicabile anche alla partecipazione EDF sia perché, ove così non fosse, si potrebbe ovviare anche successivamente con apposita legge. Relativamente alla reciprocità delle condizioni di concorrenza nel mercato elettrico europeo, si ritiene necessario assumere tutte le iniziative per assicurare la parità competitiva sul mercato europeo delle aziende elettriche italiane e dell'industria dell'indotto.
In particolare, il Governo promuoverà l'adozione di modifiche alle direttive sui mercati energetici, sulla base di quelle già prospettate dalla Commissione europea e che assicurano lo scrupoloso rispetto delle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Stoccolma del 23 e 24 marzo del 2001, secondo le quali le imprese che ancora si avvantaggiano di una situazione di monopolio nel mercato nazionale non devono poter indebitamente trarre profitto da tale situazione.

PRESIDENTE. L'onorevole D'Agrò ha facoltà di replicare.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, l'interpellante, interpretando anche i sentimenti degli altri sottoscrittori, si ritiene soddisfatto. Intende, peraltro, fare alcune precisazioni.


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C'è la necessità di riproporre e di affermare, con forza - come ha fatto il sottosegretario Dell'Elce - l'esigenza di un contestuale avanzamento dei processi di liberalizzazione e di privatizzazione nei mercati europei dell'energia, perché il rischio è che EDF, di fatto, venga a vendere il surplus di energia elettrica prodotta in Francia - e sappiamo perfettamente in che misura e in che modo viene prodotta questa energia elettrica (forse aggirando anche un tema affrontato in Italia in sede di referendum, cioè energia elettrica prodotta con il nucleare) - ad un prezzo decisamente competitivo per EDF, in quanto verrebbe venduta in un mercato, come quello italiano, dove è noto che il costo dell'energia elettrica è il più alto in Europa. In questo caso il vantaggio sarebbe per una concessionaria straniera che - guarda caso - nel proprio paese agisce in termini assolutamente quasi monopolistici.
Il secondo aspetto è quello di verificare, fino a fondo, se con questo tipo di operazioni sia possibile tutelare l'interesse degli utenti, siano essi i privati le piccole e medie aziende. Sappiamo perfettamente qual è il costo della bolletta energetica per le famiglie e per le imprese italiane e sappiamo anche che è in atto, in un quadro di riferimento nazionale, una situazione di difficoltà di alcune aziende a restare nel mercato, anche perché - è una sensazione strana che avvertiamo in alcune realtà produttive del nord - è in atto un processo di accaparramento di alcuni gioielli di industrie italiane, grazie anche all'elevato potere d'acquisto del dollaro, in questo momento. Se così avviene, anche nel sistema del mercato dell'energia, in questo caso dovremmo constatare che la concorrenzialità pone alcuni temi di fondo - per esempio, all'ENEL - nel senso di non operare più in termini di ricerca del mercato, andando quindi a dequalificare fortissimamente la fondamentale questione del nostro rapporto col tema dell'energia.
C'è anche la necessità di capire se il decreto-legge varato dal Governo Amato non possa essere in qualche modo stravolto. Signor sottosegretario, mi è sembrato che lei abbia affermato testualmente che tale prevvedimento non verrà nemmeno toccato. Mi è parso di capire, però, che il Governo aveva parlato di una vigilanza attiva. Sarebbe opportuno comprendere fino in fondo quale sia questo tipo di vigilanza attiva, soprattutto in riferimento al ruolo strategico che un'operazione di questo genere ha per il mercato italiano. Se le piccole e medie aziende oggi sono in una situazione di difficoltà e di attacco da parte di alcune grandi imprese, holding internazionali, per essere estromesse dal mercato e non essere più oggetto di concorrenza internazionale, non vorremmo che alla fine, anche nel settore dell'energia, questo avvenisse e riducesse l'Italia veramente ad una subfornitura di alcune entità, anche europee, importanti nel sistema economico italiano.

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