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Seduta del 28/7/2005


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Esame testimoniale di Mohamed Said.

N. B. La deposizione del signor Mohamed Said, pronunziata in lingua araba, è stata tradotta a cura di un interprete libanese.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame testimoniale di Mohamed Said, al quale dobbiamo fare pochissime domande aggiuntive, rispetto a quelle rivoltegli la volta scorsa, avvertendo nuovamente che è sempre sotto il vincolo del giuramento e che quindi deve dire la verità e deve rispondere alle nostre domande.
Lei si ricorda che la volta scorsa abbiamo parlato di Yahya e che le abbiamo comunicato che due settimane fa circa Yahya è stato ucciso nella sua abitazione. A seguito di alcuni approfondimenti, abbiamo ritenuto opportuno mostrarle le foto di due persone entrambe rispondenti al nome di Yahya, e vorremmo sapere quali di queste due persone di cui adesso le mostreremo la fotografia sia quella che lei ebbe ad intervistare per il suo servizio di cui abbiamo visto alcuni passaggi la volta scorsa.
Questa è la foto che le mostriamo (Mostra una fotografia) e le chiediamo intanto sulla base di questa fotografia se è in grado di dirci se questa è la persona che lei ebbe ad intervistare e che l'aiutò nella individuazione dei testimoni e che poi lei ascoltò nel corso delle sue interviste.

MOHAMED SAID. Effettivamente, questo è il dottor Yahya che io ho incontrato in Somalia.

PRESIDENTE. Allora, le do anche una buona notizia, perché la persona uccisa è un'altra, che risponde allo stesso nome e che svolgeva anche delle attività molto simili rispetto a quelle che svolge Yahya. Si tratta esattamente della persona fotografata in questo documento (Mostra un documento) che pure le mostriamo, chiedendole se lei conosce questa persona.

MOHAMED SAID. No, non lo conosco.

PRESIDENTE. Perfetto. Questa persona risponde al nome di Abdul-Qadir Yahya Ali, ucciso l'11 luglio scorso. E questa è una cosa che abbiamo risolto.
Abbiamo parlato di Yahya la volta scorsa e ci ha detto dell'aiuto che le ha dato per lo svolgimento della sua attività giornalistica, in particolare per le interviste delle quali abbiamo preso visione.
Come ha istituito il primo contatto con Yahya? E chi glielo ha fatto istituire? E di che cosa avete parlato la prima volta?

MOHAMED SAID. Avevo auspicato di poter avere un servizio di interpretazione simultanea per questa audizione per consentirvi di seguire ogni mia parole mentre la pronunciavo. Rimango del parere che


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questa modalità di interpretazione non consenta di avere la precisione che noi tutti desideriamo.
Nonostante la promessa fatta ieri, vedo che non c'è l'interpretazione simultanea. Su questa base avevo accettato di venire oggi a questa audizione. Comunque, nonostante questa modalità di lavoro, vi ho promesso di collaborare e lo farò.

PRESIDENTE. Abbiamo avuto delle difficoltà a realizzare la sua richiesta perché, proprio da un punto di vista strutturale, non era possibile installare le strutture necessarie a procedere alla simultanea. Però, siccome lei è così bravo e così puntuale, raggiungeremo ugualmente lo stesso obiettivo.
Detto questo, le chiediamo scusa. Quando verremo in Egitto, vorremo la simultanea anche noi.

MOHAMED SAID. Gli italiani sono i benvenuti. L'Egitto vuole bene all'Italia e a tutti gli italiani.

PRESIDENTE. Grazie. Mentre le chiediamo scusa per la nostra défaillance. Torniamo a Yahya.

MOHAMED SAID. Come ho detto l'altra volta, ho conosciuto Yahya attraverso il corrispondente della BBC in Somalia, Yusuf Hassan.

PRESIDENTE. Dove l'ha conosciuto? In Egitto?

MOHAMED SAID. Non ricordo esattamente, però mi pare che, essendo il corrispondente della BBC, ho seguito le sue trasmissioni, e poi ho cercato di raggiungerlo attraverso il governo provvisorio in Somalia.
Ho incontrato Yusuf Hassan durante la mia secondo visita in Somalia.

PRESIDENTE. Dove?

MOHAMED SAID. In Somalia.

PRESIDENTE. A Mogadiscio?

MOHAMED SAID. Sì, a Mogadiscio. Nella mia seconda visita in Somalia, ho incontrato Yusuf Hassan in Somalia. Gli avevo parlato prima per telefono. Allora, non mi disse quali sarebbero state le fonti con cui mi avrebbe messo in contatto, però quando sono arrivato e ci siamo incontrati mi ha fatto conoscere Yahya.

ELETTRA DEIANA. A Mogadiscio?

MOHAMED SAID Sì, a Mogadiscio. Tutti gli avvenimenti si sono svolti a Mogadiscio perché non ho visitato nessun altro luogo in Somalia, all'infuori di Mogadiscio.

PRESIDENTE. Dove vi siete incontrati a Mogadiscio?

MOHAMED SAID. Non ricordo nessun luogo di Mogadiscio. Ho alloggiato in un albergo Sahafi, nella mia seconda visita. Yusuf Hassan mi è venuto a prendere in hotel, e mi ha portato da Yahya, poi è stato Yahya a portarmi dagli altri due testimoni.

PRESIDENTE. Lei alloggiava all'hotel Sahafi?

MOHAMED SAID. Sì.

PRESIDENTE. Dunque, il primo colloquio con Yahya avviene a Mogadiscio sud, all'hotel Sahafi?

MOHAMED SAID. L'incontro con Yusuf Hassan si è svolto all'hotel Sahafi, ma l'incontro con Yahya si è svolto fuori dall'albergo, ma non ricordo la località.

PRESIDENTE. Va bene, non ha importanza. Di che cosa parlaste con precisione in questo primo colloquio?

MOHAMED SAID. Con Yahya non ho parlato di altri argomenti, a parte degli argomenti dell'intervista, di cui avete tutto il testo.


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PRESIDENTE. Chi pose il discorso dei testimoni? Fu lei che chiese dei testimoni a Yahya o fu Yahya che le disse che si trovava nella condizione di poterle indicare dei testimoni oculari?

MOHAMED SAID. Da giornalista, chiedo sempre quali altre fonti si possono contattare e quali altre persone è possibile incontrare. Chiaramente, trovandomi in Somalia, ho chiesto di potere incontrare persone che fossero a conoscenza dei fatti.

PRESIDENTE. E lui che cosa le disse a proposito delle possibili fonti?

MOHAMED SAID. Ha risposto positivamente, nel senso che mi ha fatto conoscere i due testimoni e il padre di Hashi.

PRESIDENTE. Parlaste di materiale fotografico?

MOHAMED SAID. No.

PRESIDENTE. Le mostriamo nuovamente le carte che lei ci ha messo cortesemente a disposizione e delle quali abbiamo fatto fotocopia, affinché ci possa indicare se risulti l'intervista che lei fece a Yahya in occasione di questa sua inchiesta a Mogadiscio (Mostra un documento).
Lei ricorda di che cosa parlaste in questa intervista, in occasione di questa sua inchiesta a Mogadiscio? Le chiedo questo perché nel filmato che lei ci ha messo a disposizione non c'è l'intervista a Yahya.

MOHAMED SAID. Credo che l'intervista sia qui.

PRESIDENTE. Ci può dire che cosa contiene questa intervista?

MOHAMED SAID. Io e il dottor Yahya abbiamo trattato tre temi principali: rifiuti tossici, violazioni dell'ONU in Somalia e l'uccisione della giornalista Ilaria Alpi.

PRESIDENTE. E, in sostanza, che cosa disse su ciascuno di questi tre argomenti?

MOHAMED SAID. L'intervista è molto lunga, ricca di particolari. Cercherò di riassumerla brevemente. Mi ha parlato delle fotografie spaventose, che ritraevano dei somali mentre venivano torturati da alcuni caschi blu. Mi disse che aveva inviato una lettera di protesta al comandante delle forze italiane in Somalia.

PRESIDENTE. Aveva anche le fotografie?

MOHAMED SAID. Sì, mi ha dato la fotografia di una donna somala che aveva subito delle torture e il cui braccio era stato amputato, chiamata Ruqaya. Credo che abbiate una copia di questa foto. Ricordo poi che mi ha mostrato la fotocopia di una fotografia nella quale si vedeva un somalo sepolto vivo in terra mentre due soldati si divertivano.

PRESIDENTE. Che cosa ha fatto di queste fotografie?

MOHAMED SAID. Le ho utilizzate per la trasmissione che è andata in onda. Non conservo il materiale che raccolgo. Lo utilizzo subito per trasmetterlo perché non ho delle motivazioni personali per conservare questi documenti. Mi ha parlato di Hashi come di una delle persone che ha subito delle violenze in Somalia. E mi ha parlato anche di Hashi, come una delle persone che hanno subìto delle torture in Somalia, che è stato immerso nell'acqua, gettato volontariamente in mare da alcuni soldati italiani.

PRESIDENTE. Immerso nell'acqua? In che senso?

MOHAMED SAID. Per farlo annegare. Poi, mi ha parlato anche del ruolo svolto dalla sua organizzazione nel rendere pubblica la questione dei rifiuti tossici che sono stati smaltiti lungo le coste dei Mogadiscio. Infatti, mi ha detto che ha visto personalmente questi rifiuti e che ha scattato delle fotografie. Ma probabilmente quello che più vi interessa,in questo momento, è la questione di Ilaria Alpi.


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PRESIDENTE. Esatto.

MOHAMED SAID. Mi disse che era stata uccisa a causa delle informazioni di cui era venuta in possesso. Mi disse ancora che nella sua associazione, SIS, aveva arruolato alcuni ex ufficiali dei servizi segreti somali in pensione affinché indagassero su questa faccenda in Somalia e in Italia. Qui c'è una risposta importante, che vorrei fosse tradotta letteralmente, perché riguarda direttamente Ilaria.

PRESIDENTE. Prego, procediamo con la traduzione.

L'interprete di arabo procede alla traduzione, che risulta del seguente tenore:
«Coloro che hanno ucciso Ilaria sono dei somali inviati o mandati da italiani. La faccenda è semplice. Chi ha sparato su Ilaria è un somalo ma è stato utilizzato (o inviato) da parte di italiani. Quello che vogliamo dimostrare al mondo è che hanno arrestato Hashi, mentre non era presente quel giorno in particolare. Persino il filmato ripreso quel giorno ritrae tutti gli assassini e loro lo sanno benissimo, ma non possono toccare nessuno di loro, perché se dovessero arrestare uno di questi, lui rivelerebbe il nome del somalo che li ha utilizzati (o inviati). Pertanto, verrà rivelato il nome dell'italiano che li ha assoldati e ha ordinato di ucciderla. Non possono arrestare nessuno di loro perché direbbero la verità. Per questo hanno arrestato una persona che non ha nulla a che vedere con la questione, che non è nemmeno ripresa nel filmato e non sa nulla al riguardo. Dicono che lui è l'assassino, mentre gli assassini veri si trovano qui, a Mogadiscio. Forse due di loro sono morti, ma gli altri sono tuttora qui e sono vivi. E la polizia non li può arrestare perché se dovessero chiedere loro perché hanno ucciso Ilaria Alpi, questi direbbero che il loro capo somalo gli ha ordinato di farlo e gli ha dato dei soldi per fare questa cosa. E direbbero che il loro capo gli ha detto che Ilaria Alpi non deve ritornare viva in Italia, e che se non fosse stata uccisa quel giorno, sarebbe stata uccisa nelle ventiquattro ore successive, in un altro luogo».

PRESIDENTE. C'è altro?

MOHAMED SAID. Mi ha parlato di King Kong, ha parlato di Giancarlo Marocchino...

PRESIDENTE. Che le ha detto a proposito di Giancarlo Marocchino?

MOHAMED SAID. Ha detto delle cose normali, niente di che. Mi ha detto che Giancarlo ha negato qualsiasi coinvolgimento in questo delitto.
Mi ha detto che il codice dell'associazione SIS fa divieto di rivolgere delle accuse ad una persona, di affermare o negare le accuse, se non ci sono delle prove tangibili. Ma possiamo - è sempre Yahya che parla - dimostrare, per esempio, che Hashi non era presente in quel momento. Per i casi di tortura, mi disse...

PRESIDENTE. Un attimo, scusi. Vorrei farle un'altra domanda su quel che le disse Yahya con riferimento a Giancarlo Marocchino. Yahya le disse di avere elementi per affermare che Marocchino avrebbe potuto essere il mandante dell'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin?

MOHAMED SAID. Ha detto solo queste parole, che sono trascritte qui.

PRESIDENTE. Possiamo tradurre letteralmente? Chiedo all'interprete di tradurre letteralmente il documento.

L'interprete di arabo procede alla traduzione, che risulta del seguente tenore:
«Ma Giancarlo ha fermamente negato qualsiasi coinvolgimento. E lui è ritratto, si vede nelle riprese. Noi della SIS abbiamo un codice che ci vieta di rivolgere accuse a qualsiasi persona o affermare delle accuse se non abbiamo delle prove in merito. Ma possiamo dimostrare, a titolo di esempio, che Hashi non era presente in


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quel momento e il perché hanno utilizzato Hashi in questa faccenda. Loro non dicono che Hashi portava in mano l'arma o ha sparato, ma dicono che si trovava nella sua macchina dall'altra parte della strada, che non è sceso dalla macchina e che non ha sparato» (L'interprete dice che il soggetto «Loro» non è chiaro e non è specificato).

PRESIDENTE. Prima di entrare in quest'aula, lei ha incontrato una persona: l'ha riconosciuta?

MOHAMED SAID. Sì, l'ho riconosciuto. All'inizio lo guardavo, in quanto mi ricordava qualcuno, poi l'ho riconosciuto: è l'interprete che ha fatto la traduzione nell'intervista con Hashi.

PRESIDENTE. È la persona che venne con lei a Rebibbia, esatto?

MOHAMED SAID. Esatto.

PRESIDENTE. Con la persona che lei ha visto poc'anzi - ovvero, il giornalista Sabrie - lei aveva avuto dei contatti in precedenza oppure la vide per la prima volta a Rebibbia?

MOHAMED SAID. L'ho incontrato per la prima volta a Rebibbia.

PRESIDENTE. Non ha mai saputo se, oltre ad essere un interprete non dico d'occasione (in quanto anche altre volte ha svolto attività d'interprete), costui era un giornalista della BBC?

MOHAMED SAID. Credo che me lo abbia detto lui stesso.

PRESIDENTE. Sapeva - o le ha detto Sabrie - che aveva seguito il processo nei confronti di Hashi Omar Hassan, sia in primo che in secondo grado, a Roma?

MOHAMED SAID. Non ricordo questo particolare.

PRESIDENTE. Tra le carte che lei ha consegnato alla Commissione, vi è una serie di documenti che riguardano il traffico di rifiuti in Somalia. Vi è anche una rassegna stampa - molto corposa - di giornali italiani. In questa documentazione abbiamo trovato anche dei ritratti che riguarderebbero Guido Garelli. Chi le ha dato questo materiale?

MOHAMED SAID. Sono fonti varie. La più importante è Internet.

PRESIDENTE. Chi ha fatto questi disegni?

MOHAMED SAID. La fotografia di Guido Garelli l'ho avuta da una giornalista, a Milano, che si chiama Germana Leoni. Difatti, è da lei che abbiamo comperato le due foto. Si tratta di una giornalista che ha pubblicato un libro sui rifiuti tossici. Credo che abbiate una copia del suo libro. Il disegno lo ha fatto uno dei colleghi alla televisione di Abu Dhabi.

PRESIDENTE. È bellissimo. Ritrae la persona come se la si avesse davanti!

MOHAMED SAID. Veramente si è ispirato ad una fotografia, per fare questo disegno. Comunque è un artista, un disegnatore di professione.

PRESIDENTE. Non sa se la giornalista Leoni ebbe modo d'incontrare Garelli?

MOHAMED SAID. Non so, però mi ha parlato nell'intervista, andata in onda nella puntata sui rifiuti tossici, di una sua indagine proprio sulla questione dei rifiuti tossici.

PRESIDENTE. Lei esclude di aver mai incontrato Garelli, in vita sua?

MOHAMED SAID. No, non ha mai incontrato Garelli. Ho provato a contattarlo, ma non ci sono riuscito. Ad ogni modo, a quanto io sappia, è in carcere.


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PRESIDENTE. Ha conosciuto Aldo Anghessa?

MOHAMED SAID. No, non conosco questo nome.

PRESIDENTE. Gliel'ho già chiesto la volta scorsa, ma ora le ripeto la domanda: ha mai conosciuto Giampiero Sebri, un giornalista italiano?

MOHAMED SAID. No.

PRESIDENTE. La volta scorsa di ha detto di aver fatto altri due servizi, uno sui rifiuti tossici in Somalia e l'altro sulle violenze perpetrate sui cittadini somali. Con l'occasione, le ricordo che lei ci ha promesso che ci farà avere le videocassette relative a questi due servizi.

MOHAMED SAID. Sì, confermo la mia promessa.

PRESIDENTE. Le chiedo di dirci di che cosa trattò nel servizi sui rifiuti e chi siano le persone intervistate in quel servizio.

MOHAMED SAID. Nel mio servizio ci sono esclusivamente le informazioni che ho ricavato dalla stampa e da Internet. Cerchiamo di presentare in televisione l'equivalente visivo delle informazioni pubblicate o scritte. Ad ogni modo, in quella trasmissione ho fatto un focus su un affare denominato Progetto Urano, che trattava dello smaltimento di rifiuti tossici in Somalia. La fonte principale delle informazioni su questo argomento è un sito Internet in lingua somala.
Dal testo somalo ho fatto fare una traduzione in arabo, e da questa traduzione ho stabilito le fonti da consultare e da contattare, come Greenpeace, alcuni giornalisti come Germana Leoni e Massimo Alberizzi del Corriere della Sera; li ho contattati, li ho incontrati e ho avuto anche dei contatti e un'intervista in Egitto con il dottor Mustafa Kamal Tulba, responsabile dell'UNEP allora.

PRESIDENTE. A chi ha fatto interviste?

MOHAMED SAID. A questi nomi, a queste persone.

PRESIDENTE. Nel servizio sui rifiuti, vi sono anche interviste a persone coinvolte nella vicenda di Ilaria Alpi?

MOHAMED SAID. Non ricordo se ho accennato in quella puntata all'uccisione di Ilaria Alpi; tuttavia, se c'è un cenno, è molto breve, essendo lei stata una giornalista che ha svolto delle indagini proprio su questa questione, e visto che alcuni ritengono sia stata uccisa per questo motivo. In quella puntata ho trasmesso la parte dell'intervista del dottor Yahya che riguardava proprio i rifiuti tossici.

PRESIDENTE. Prima ha detto che Yahya le aveva dato dei materiali fotografici relativi al traffico di rifiuti in Somalia.

MOHAMED SAID. Non è vero, non ho detto che mi ha fornito delle fotografie sui rifiuti tossici. Tutto quel che ho detto è che mi ha fornito delle fotografie sulle violazioni contro i somali.

PRESIDENTE. E sui rifiuti niente?

MOHAMED SAID. No.

PRESIDENTE. Le ha mostrato delle fotografie?

MOHAMED SAID. No, non mi ha mostrato delle fotografie sui rifiuti.

ELETTRA DEIANA. Ma le ha detto di averne?

MOHAMED SAID. No.

ELETTRA DEIANA. Ha dichiarato di avere soltanto fotografie sulle violenze perpetrate dagli italiani sui somali?


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MOHAMED SAID. Mi ha dato alcune foto, ma non so se avesse anche altre fotografie sulle violazioni o sulle torture.

ELETTRA DEIANA. Il dottor Yahya ha dichiarato di avere delle foto: quali?

MOHAMED SAID. Yahya ha detto di aver visto personalmente i rifiuti tossici smaltiti in Somalia e di averli fotografati, ma non mi ha dato quelle fotografie.

ELETTRA DEIANA. A lei ha dato soltanto la fotografia della donna somala con il braccio amputato?

MOHAMED SAID. Mi ha dato due fotografie di Ruqaya - la giovane somala che ha avuto un arto amputato -, la fotografia di un cittadino somalo sepolto vivo sotto terra con dei soldati italiani accanto a lui, e fotocopie di articoli e fotografie dalla stampa italiana.

ELETTRA DEIANA. Vorrei tornare su quel che le ha raccontato il dottor Yahya in merito all'uccisione di Ilaria Alpi. Costui le avrebbe detto che i mandanti erano italiani e gli esecutori somali; lei ha chiesto precisazioni e ragguagli sui mandanti?

MOHAMED SAID. Gli ho fatto questa domanda, ma mi ha risposto che non poteva rivolgere delle accuse senza prove.

ELETTRA DEIANA. Ma lei non gli ha chiesto su quale base avesse addotto tale argomentazione?

MOHAMED SAID. No.

PRESIDENTE. Era un'argomentazione di Yahya o erano dichiarazioni che lui aveva raccolto da altri, su Marocchino come mandante o sui mandanti in genere?

ELETTRA DEIANA. Presidente, non ha detto questo! Ha parlato di mandanti italiani.

PRESIDENTE. Ha parlato di mandanti italiani e somali.

MOHAMED SAID. Questa è una domanda che andrebbe rivolta a Yahya in persona.

PRESIDENTE. Un attimo, precisiamo bene. A quali mandanti Yahya ha fatto riferimento, sotto l'aspetto della nazionalità?

MOHAMED SAID. Ha detto: «Coloro che hanno ucciso Ilaria sono somali mandati da italiani».

PRESIDENTE. Mi scusi, ma non mi sembra che sia così. Chiedo al traduttore di arabo di ripetere di nuovo la traduzione.

L'interprete di arabo procede alla traduzione, che risulta del seguente tenore:
«Coloro che hanno ucciso Ilaria sono dei cittadini somali mandati da italiani. La questione è semplice. Chi ha sparato su di lei è un somalo, ma è stato assoldato da parte di italiani. Quello che vogliamo dimostrare al mondo è che loro hanno arrestato Hashi, mentre non era presente lì in quel giorno particolare. Persino nelle riprese girate in quel giorno ci sono i fotogrammi di tutti gli assassini e loro li conoscono molto bene, ma non possono toccare nessuno di loro perché se dovessero arrestare uno di loro, egli rivelerebbe il nome del somalo che lo ha mandato e pertanto»...

PRESIDENTE. Sentito? Parla del «somalo che lo ha mandato»!

L'interprete di arabo precisa che è necessario completare la traduzione della frase, indi traduce:
«Loro non possono toccare nessuno di loro, perché se dovessero arrestare uno di loro, egli rivelerebbe il nome del somalo che li ha utilizzati, mandati e pertanto verrà reso noto il nome dell'italiano che li ha mandati, ordinandogli di ucciderla».

PRESIDENTE. Ecco, questa è la trafila. Quindi, la trafila dei mandanti - secondo


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le dichiarazioni di Yahya - è la seguente: mandante italiano, mandante somalo ed esecutore somalo.

ELETTRA DEIANA. Ma il somalo è mandato dall'italiano: questo traspare dalle dichiarazioni.

PRESIDENTE. Sì, i mandanti sono due: uno è italiano e l'altro è somalo.

ELETTRA DEIANA. Il somalo è un sub-mandante, diciamo così. Ma il piano è italiano, presidente.

PRESIDENTE. Il mandante ultimo è italiano, secondo questa dichiarazione.

ELETTRA DEIANA. D'accordo, ma siccome cerchiamo prove e non racconti, mi interessa capire se il dottor Yahya le ha fornito degli elementi da cui si capisca in base a che cosa ha fatto questa ricostruzione del piano che ha portato alla morte di Ilaria Alpi. È una sua idea? Dottor Said, lei ha capito che si trattava di una supposizione di Yahya oppure quest'ultimo le ha fornito degli elementi che in qualche modo provassero l'esistenza di questo piano?

MOHAMED SAID. Mi ha detto che aveva chiesto aiuto, assoldato degli uomini dei servizi somali in pensione e poi ha tratto delle conclusioni. A questo punto mi sono accontentato, perché la ricostruzione mi sembrava completa. Ad ogni modo, mi permetto di suggerirvi di ascoltare Yahya in persona.

PRESIDENTE. A trovarlo...!

ELETTRA DEIANA. Le chiedo un'altra precisazione. Se ho capito bene, il dottor Yahya avrebbe fatto questa ricostruzione sulla base di informazioni che gli sono state fornite da ex funzionari della polizia somala.

MOHAMED SAID. È così che mi ha detto.

PRESIDENTE. Le ha indicato se quei funzionari della polizia somala potevano essere contattati?

MOHAMED SAID. No, non ha detto di più. Ad ogni modo, questa intervista si è svolta in inglese e l'interpretazione era davvero buona, dunque la versione che abbiamo qui è molto precisa, identica...

PRESIDENTE. Nessuno lo mette in discussione. Visto che era stato fatto riferimento ad una circostanza così importante come l'aver stabilito - attraverso individui dotati di una certa qualificazione per essere stati degli appartenenti ai servizi somali - che c'erano un mandante italiano ed un mandante somalo che aveva dato incarico agli esecutori di uccidere i due giornalisti, avete approfondito il tema per capire da Yahya sulla base di quali elementi gli erano state fatte tali dichiarazioni dagli ex appartenenti ai servizi somali? Praticamente, sulla base di tali dichiarazioni, lei era arrivato al cuore del problema: avete approfondito?

MOHAMED SAID. No, non ho fatto altre domande su questo punto preciso.

PRESIDENTE. Per quale motivo?

MOHAMED SAID. Non so, forse non avevamo abbastanza tempo o dovevamo fare in fretta; non mi ricordo.

PRESIDENTE. Ma come, scusi, lei stava a Mogadiscio, dove è andato per fare un'inchiesta di questa portata; ha intervistato i testimoni oculari e di fronte a questa possibilità non si è preoccupato di chiedere a Yahya di metterla in condizione di intervistare - magari a volto coperto - uno dei personaggi che aveva fatto tali approfondimenti ed accertamenti? Non glielo ha chiesto?

MOHAMED SAID. Non ho fatto altre domande su questo punto preciso. Devo fare una precisazione.

PRESIDENTE. Prego.


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MOHAMED SAID. Sono arrivato in Somalia il lunedì e sarei dovuto ripartire il giovedì, il che vuol dire che avevo solo due giorni - martedì e mercoledì - per fare tutto il lavoro necessario. Ho incontrato King Kong il mercoledì, e ho incontrato Yahya giovedì mattina, per la prima volta, il quale mi ha portato dai due testimoni e dal padre di Hashi. E dovevo far rientro con il volo di giovedì pomeriggio. Dunque, avevo pochissimo tempo a disposizione e dovevo portare a termine la mia missione in poco tempo.
Vi è un altro aspetto molto importante: quando faccio questi servizi, penso alle riprese, faccio televisione; non penso al delitto, non sono della polizia che fa delle indagini.

PRESIDENTE. D'accordo, però questo è una punto importante.

MOHAMED SAID. Non ho fatto altre domande; confesso di non aver fatto altre domande.

PRESIDENTE. Ha tenuto contatti o rapporti con Yahya, nei tempi successivi, anche recentemente?

MOHAMED SAID. Mi contattava di tanto in tanto, e come qualsiasi giornalista mi chiamava per comunicarmi dei nuovi dati, nuovi elementi, nuove informazioni sui rifiuti. Non ricordo esattamente che informazioni mi dava. Ad ogni modo, mi aveva chiesto di venire a Dubai per fare un'intervista televisiva con lui.

PRESIDENTE. È molto tempo che non lo sente?

MOHAMED SAID. Da quando ha sentito che non ero intenzionato ad invitarlo a Dubai. Era lui a chiamarmi. Chiamare in Somalia è molto difficile, come sapete.

PRESIDENTE. L'ultima volta che lo ha sentito quando è stato?

MOHAMED SAID. Non ricordo, forse due anni fa. Erano tutte telefonate poco importanti, senza contenuti che riguardassero...

PRESIDENTE. Quando? Un anno, due anni fa?

MOHAMED SAID. Non ricordo. A volte mi chiamava e non rispondevo nemmeno alla telefonata.

PRESIDENTE. Se non vi sono altre domande, possiamo concludere l'esame testimoniale.
Signor Mohamed Said, aspettiamo i filmati degli altri due suoi servizi. Poi, qualora dovesse telefonare a Yahya e dovesse dirgli che lo vogliamo ascoltare, ci farebbe la terza cortesia.

MOHAMED SAID. Lo farò. Presidente, ho avuto dei contatti per avere il girato originale delle varie interviste ed ho saputo dall TV Abu Dhabi che stanno per cancellare quei nastri nel giro di due o tre settimane, perciò bisogna agire subito. Suggerisco di intervenire presto e di fare i contatti necessari. Ad ogni modo, mi metterò d'accordo con gli uffici della Commissione per concordare come muoverci. Però, vi prego di muovervi, di prendere i provvedimenti necessari. Aggiungo che ad Abu Dhabi sono molto lenti nelle procedure.

PRESIDENTE. D'accordo. Ringrazio nuovamente il signor Mohamed Said ed i colleghi intervenuti e dichiaro concluso l'esame testimoniale.

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