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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame testimoniale di Fabio Ricciardi.
Lei è ascoltato con le forme della testimonianza e quindi con l'obbligo di dire la verità e di rispondere alle nostre domande. Può declinare le sue generalità (luogo e data di nascita, luogo in cui lavora, professione)?
FABIO RICCIARDI. Mi chiamo Fabio Ricciardi, e sono nato a Roma il 17 settembre 1965, lavoro alla Digos di Roma dal 1992.
PRESIDENTE. Lei sicuramente non ricorda, ma glielo ricordiamo noi, che nel lontano 1997-gennaio 1998, nell'esercizio
delle sue funzioni, si interessò della vicenda della quale si occupa la nostra Commissione, riguardante l'uccisione di due giornalisti, Miran Hrovatin e Ilaria Alpi. In quella occasione, da quanto risulta dal verbale redatto, lei partecipò all'audizione, a sommaria informazione testimoniale, di Ali Ahmed Rage, detto Gelle che, dopo aver reso quelle dichiarazioni - non so se lei ricorda - scomparve dalla circolazione, per cui quelle dichiarazioni furono poste a fondamento, poi, della sentenza con la quale le corti d'assise romane valutarono i fatti. Adesso, noi vogliamo sapere da lei soltanto una cosa. Lei vede questa foto (Mostra una fotografia)?
Lei ricorda, se è in grado di ricordare - ci rendiamo perfettamente conto delle mille cose che ha fatto in questi anni, figuriamoci -, questa persona?
FABIO RICCIARDI. Per quello che posso ricordare di come era fatto Ali Ahmed Rage, detto Gelle, posso dire che gli somiglia molto. Non posso dire con certezza che sia lui, al di là di ogni ragionevole dubbio, perché qui lo vedo magro e non lo vedo in tutta la sua altezza. Insomma, non lo vedo nella sua interezza. Posso dire che la fisionomia del volto ricorda molto quella di Gelle, anche se io, a distanza di otto o nove anni non riesco a ricordare bene la fisionomia di Gelle.
PRESIDENTE. Quanto era alto questo Gelle che lei ha interrogato?
FABIO RICCIARDI. Come ho detto l'altro giorno, me lo ricordo molto più alto di me.
PRESIDENTE. Quanto è alto lei?
FABIO RICCIARDI. Sono alto 1 metro e 73 centimetri, perciò direi che era alto fra i 180 e i 185 centimetri.
PRESIDENTE. Per esempio, questo è un punto che non corrisponde, perché nella foto segnaletica che voi gli avete fatto quando è stato sentito risulta l'altezza di 1 metro e 94 centimetri. Può essere un errore di scrittura, oppure si tratta di un suo cattivo ricordo?
FABIO RICCIARDI. Era molto più alto di me. Lo guardavo dal basso verso l'alto.
PRESIDENTE. Lei ricorda quali fotografie gli avete mostrato?
FABIO RICCIARDI. Non ricordo di avergli mostrato fotografie.
PRESIDENTE. Non ricorda di avergli mostrato una foto nella quale comparivano varie persone, e che in una di queste questa persona da voi ascoltata, detta Gelle, si riconobbe?
FABIO RICCIARDI. Non ricordo fotografie. Ricordo però che gli sono stati fatti visionare dei filmati. Questo sì.
PRESIDENTE. E lui si è riconosciuto in qualcuno di questi?
PRESIDENTE. Già, perché abbiamo trasposto alcuni fotogrammi in fotografie. Ha ragione lei.
FABIO RICCIARDI. Nel corso delle sommarie informazioni a cui è stato sottoposto il Gelle, lui disse che era sul luogo dell'omicidio, e cioè che ebbe modo di vedere tutta la dinamica dello svolgimento dei fatti. E disse: io ero lì anche quando sono stati recuperati i corpi. Aggiunse, poi: molto probabilmente sarò stato ripreso dalle videocamere che erano lì.
Per quanto detto sopra gli facemmo visionare i filmati.
PRESIDENTE. Tutto ciò non vi mise in sospetto? Cioè: uno dice alla polizia che erano stati fatti dei filmati e che probabilmente in quei filmati poteva essere...
FABIO RICCIARDI. Sospetto no, perché si trattava di una circostanza che si poteva verificare.
PRESIDENTE. Ma sapere di essere stati ripresi da una telecamera...
FABIO RICCIARDI. Lui però non disse: sono stato certamente ripreso.
PRESIDENTE. No, però vi ha dato questa indicazione.
FABIO RICCIARDI. Ci disse: poiché stavo lì, può darsi che io sia stato ripreso. Allora noi gli facemmo visionare questi filmati, che poi in realtà era uno solo.
FABIO RICCIARDI. Sì, che poi era stato mandato in onda da vari programmi. E mentre stavano scorrendo le immagini ci disse: questo sono io. Tutto qui.
PRESIDENTE. Adesso le mostro la foto segnaletica (Mostra una fotografia) che voi avete fatto, e dalla quale risulta essere alto un metro e 94 centimetri, come connotato saliente. Questa è la foto segnaletica.
FABIO RICCIARDI. Signor presidente, io posso dire che gli assomiglia fortemente. Quando capitano queste cose, noi ci concentriamo soprattutto sui particolari, come le sopracciglia, le orecchie, la forma del naso. Anche se lì si vede una prospettiva diversa - è infatti ripreso in due prospettive - gli assomiglia fortemente.
PRESIDENTE. Questo è un frammento del filmato che gli avete mostrato.
FABIO RICCIARDI. Questo fotogramma è estrapolato dal filmato?
PRESIDENTE. Esatto. E lui in quale persona si riconobbe?
FABIO RICCIARDI. Nell'unico uomo che si vede bene.
PRESIDENTE. L'unico, in fondo.
FABIO RICCIARDI. Esatto. Quello con baffi e camicia bianca sbottonata.
PRESIDENTE. Dunque, questa, del filmato del giornalista egiziano, sarebbe la persona che Osobow riconosce come se stesso. O meglio, che riconosce come se stesso con l'egiziano, e che qua dice di non essere.
Le mostriamo ora un filmato.
(Si procede alla visione di un filmato).
A noi risultava difficile che potesse essere la stessa persona.
FABIO RICCIARDI. Questa persona raffigurata qui in questa immagine?
PRESIDENTE. Adesso le facciamo vedere Osobow (Mostra una fotografia).
FABIO RICCIARDI. È molto difficile vederlo bene in viso.
PRESIDENTE. Mostrato al teste il fotogramma tratto dal servizio L'esecuzione, di giornalista egiziano, al time code 4310 e chiestogli se riconosce nella persone effigiata il Gelle da lui interrogato, dichiara, nonostante il tempo trascorso, pur con qualche perplessità di ricordo: ritengo che si tratti del Gelle da me interrogato.
Chiesto al teste se la persona ora riconosciuta si identifichi con quella oggetto di scheda segnaletica, redatta nella stessa circostanza, risponde che a suo parere si tratta della medesima persona.
Mostrato al teste foto di cui alla pagina 19 del documento 302, relazione di consulenza della dottoressa Carlesi, e chiesto se riconosca questa persona, risponde...
FABIO RICCIARDI. Non ho mai visto precedentemente questa persona, se non adesso, nel momento in cui mi viene mostrata la foto.
PRESIDENTE. ...che non ha mai vista la persona fotografata alla pagina 19.
ELETTRA DEIANA. Quale persona ha mostrato?
PRESIDENTE. Osobow. E, chiesto ulteriormente se possa trattarsi della persona interrogata nel 1997, risponde...
PRESIDENTE. E questo è un punto importante.
ELETTRA DEIANA. E sull'altro, scusi?
PRESIDENTE. È certo, praticamente. Cioè la foto che abbiamo visto prima, secondo lui, è di Gelle, quello che loro hanno interrogato, e corrisponde alla foto segnaletica.
ELETTRA DEIANA. È così? Ha detto questo?
PRESIDENTE. Non è che traduco una cosa diversa...
ELETTRA DEIANA. No, però voglio capire, siccome è una cosa importante voglio capire che cosa ha detto il dottor Ricciardi.
PRESIDENTE. Infatti, lo aveva già detto. Se non ci sono domande, la ringraziamo.
È così concluso l'esame testimoniale in oggetto.
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