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Seduta del 26/3/2003


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Audizione dell'onorevole Gaetano Rasi, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'onorevole Gaetano Rasi, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia.
Grazie, professor Rasi, per essere intervenuto. La chiamerò con il titolo sicuramente più sofferto, quello cioè di professore, piuttosto che con quello di onorevole: come diceva un grande avvocato - grazie a Dio tuttora vivente -, il senatore Alessi, «Avvocato mi sono fatto io, deputato mi hanno fatto gli altri».
Professor Rasi, lei è stato consigliere di amministrazione di Telecom Italia. Come e quando?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Sono stato nominato consigliere d'amministrazione di Telecom, anzi di SIP e Italcable, che poi si fusero in Telecom Italia, il 19 maggio del 1994. Allora era ministro delle poste e telecomunicazioni l'onorevole Tatarella, nel Governo Berlusconi. La designazione come consigliere d'amministrazione era fatta in base alla convenzione tra il Ministero delle poste e telecomunicazioni e la SIP e le altre concessionarie del servizio pubblico, al fine di essere, in un certo senso, la longa manus del ministro, per l'attuazione della politica delle telecomunicazioni da parte del concessionario monopolista. Va tenuto presente che una clausola degli statuti sia di SIP sia di Italcable, e poi trasferita in Telecom Italia, prevedeva la presenza di un esperto del ministero nel consiglio d'amministrazione.

PRESIDENTE. Fino a quando è durato il suo incarico? Vi è stata una chiusura traumatica?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Ho continuato ad essere consigliere d'amministrazione di Telecom sotto il Governo Dini - ministro delle poste e telecomunicazioni era il professor Agostino Gambino - dal gennaio 1995 al maggio 1996 e poi anche durante il successivo Governo Prodi - ministro delle poste e telecomunicazioni era l'onorevole Maccanico - dal maggio del 1996 fino all'inizio del 1997. Come lei ricorda, presidente, proprio il 30 gennaio 1997 diedi le dimissioni in maniera traumatica per la seguente ragione: la sera prima, il 29 gennaio, con il ministro Maccanico, nella prospettata vicenda della fusione tra STET e Telecom Italia, si era d'accordo nel considerare più opportuno, nell'interesse del paese e delle telecomunicazioni italiane ed anche in vista della privatizzazione e della liberalizzazione del mercato, che fosse Telecom ad assorbire STET, cioè che fosse la società operativa (centomila dipendenti), quella che aveva i flussi di cassa più forti, ad assorbire la più piccola finanziaria, cioè la STET. Se non che, la mattina dopo, la quasi totalità del consiglio, escluso il sottoscritto, composta di funzionari mandati dalla STET nella Telecom, si espresse per una soluzione rovescia e cioè che fosse la STET ad assorbire la Telecom, quindi la piccola finanziaria - tra l'altro poco nota nel mondo della borsa, mentre più nota (il 36 per cento degli azionisti era privato) era la Telecom - avrebbe assorbito la Telecom. La STET dismise la propria ragione sociale ed assunse quella di Telecom, la quale, essendo stata incorporata, l'aveva perduta.
Perché questo? Perché solo in questa maniera il Governo, tramite l'IRI, poteva controllare tutta la politica della nuova Telecom, cioè della STET diventata Telecom e assorbente la vecchia Telecom, perché avrebbe potuto mantenere la maggioranza operativa.

PRESIDENTE. Chi del Governo in particolare se ne occupava? Chi era il Presidente del Consiglio dell'epoca?


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GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Presidente del Consiglio dell'epoca era Prodi. Il sottosegretario era Micheli, diventato poi deputato.

PRESIDENTE. Lo stesso Micheli dell'IRI?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Era esattamente il Micheli che era stato vice di Prodi quando questi era all'IRI e direttore generale. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio allora era appunto Micheli.

PRESIDENTE. Le rivolgo una domanda specifica: fu una decisione in contrasto con il programma di privatizzazione di Telecom Italia SpA e di apertura del mercato nel nostro paese?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Sì, questa fu una misura in contrasto con gli orientamenti ufficialmente manifestati, perché se l'orientamento era quello di aprire il mercato delle telecomunicazioni e di privatizzare la Telecom, bisognava creare una situazione per la quale fosse possibile mettere sul mercato un ulteriore numero di azioni e lasciare una certa libertà al management perché procedesse alla collocazione delle azioni e, nel medesimo tempo, il Governo avesse la possibilità di aprire il mercato, nel senso di obbligare la Telecom, ancora concessionaria e, per molti aspetti, diretta, tramite il capitale, dallo Stato, a creare nuovi operatori. Con l'operazione inversa, invece, si prospettò una politica di apertura del mercato lentissima ed una privatizzazione non nel senso della public company, e quindi della diffusione del risparmio. Allora vigeva la dottrina per la quale la privatizzazione di Telecom - l'azienda a maggior reddito, un'azienda unica anche per la validità tecnologica e la capacità di innovazione - era la madre di tutte le privatizzazioni.

PRESIDENTE. L'azienda a maggior reddito: aveva contribuito ad assicurare questo reddito il team Pascale ed Agnes?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Non c'è dubbio. Essendo inizialmente il dottor Pascale presidente di Telecom, diventato poi amministratore delegato di STET, la politica delle telecomunicazioni in sede operativa risaliva alla loro responsabilità ed anche alla loro iniziativa.

PRESIDENTE. E alla loro capacità.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. E alla loro capacità.

PRESIDENTE. Le risulta che Pascale e Agnes avessero mai manifestato avversione alla cultura della privatizzazione o che comunque si fossero attestati in senso contrario alla privatizzazione, mentre invece Tommasi - che credo lei abbia conosciuto - fosse per la privatizzazione? C'era questa scuola di pensiero contrastante?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Non mi risulta che ci fosse questo pensiero. Posso dire, in base ai miei colloqui di allora, che Pascale si rendeva benissimo conto che era necessario aprire il mercato delle telecomunicazioni, sia fisse che mobili, e passare alla privatizzazione. Naturalmente era preoccupato che l'asset non fosse diminuito come valore e che rappresentasse un elemento di sviluppo nel paese. Io, oltretutto, dovevo sorvegliare proprio questi aspetti. Per esempio, poco prima che io lasciassi, era stato lanciato il programma SOCRATE,


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che prevedeva l'impianto della fibra ottica in tutto il paese, in previsione di un passaggio dell'attività di televisione nella fibra ottica e di un'attività di trasmissione dati, oltre che vocale, su satelliti.

PRESIDENTE. Quindi, dall'esperienza che lei ha tratto sul campo, Pascale era addirittura un sostenitore della privatizzazione?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Sì. Probabilmente gli imputavano di renderla più lenta, ma ciò perché c'era una dottrina - tra l'altro anche condivisa all'interno del Ministero delle poste e telecomunicazioni - per cui si dovesse prima aprire il mercato e successivamente passare alla privatizzazione, dottrina che io avevo sostenuto e che era condivisa dal ministro, fino al momento in cui cambiò idea.

PRESIDENTE. Allora, come spiega la defenestrazione di Pascale e Agnes, visto che non regge l'ipotesi dell'avversione alla privatizzazione?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. La ragione è indubbia: il problema allora era quello di rispondere direttamente agli orientamenti e soprattutto all'operatività del Governo Prodi.

PRESIDENTE. Ci faccia capire: non riesco a seguirla. Che vuol dire «operatività»?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Il dottor Pascale (con Agnes ho avuto pochi colloqui, mentre con Pascale ne ho avuti diversi) era un uomo di struttura, cioè si preoccupava dell'efficienza del sistema, per la quale occorreva mantenersi al passo con le tecnologie.

PRESIDENTE. Lui era un uomo di struttura. E Tommasi come può essere definito?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Lei mi chiede un'opinione personale: per me era un uomo prono a quello che gli ordinavano Micheli e Prodi.

PRESIDENTE. Le risulta che nell'ordine del giorno delle riunioni del consiglio d'amministrazione si sia trattato l'argomento «partecipazione di Telecom Italia SpA in Telekom-Serbia»?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. No. Non solo per quanto ricordi ma anche per quanto abbia cercato negli appunti e in certe carte che poi ho portato nel mio ufficio privato, mai si è trattato questo argomento in consiglio d'amministrazione Telecom. Lo escludo nella maniera più assoluta.
Vorrei spiegare il modo in cui le pratiche venivano portate in consiglio d'amministrazione: prima della riunione veniva presentata una bozza di ordine del giorno, che era semplicemente un elenco di argomenti da trattare (gli argomenti erano solo indicati: problema della rete, problema di nomine e così via). Nel caso specifico l'argomento avrebbe potuto essere nel capitolo «Partecipazione...

PRESIDENTE. Glielo dico io (ce lo hanno detto): era nella voce «Varie ed eventuali».

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Nelle «Varie ed eventuali» un argomento del genere non avrebbe potuto essere trattato.

PRESIDENTE. E invece lo fu. Lei conosce il professor Izzo?


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GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Sì, lo ricordo.

PRESIDENTE. Il professor Izzo ci ha spiegato che l'argomento, che noi consideriamo rilevante, era inserito nelle «Varie ed eventuali» e che lo sviluppo dello stesso da parte del dottor Tommasi durò da sei a sette minuti. Le sembra questa una procedura congrua?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. No, perché partecipazioni e investimenti, specialmente all'estero, venivano prima decisi in sede STET. Il consiglio di amministrazione di Telecom era composto interamente da funzionari della STET che ubbidivano alle direttive della STET. Una partecipazione del genere, un investimento di tale portata avrebbe potuto aver luogo solo se prima c'era stata una decisione in consiglio d'amministrazione STET e non poteva essere trattato nelle «Varie ed eventuali», perché c'era sempre la voce «Partecipazione ed investimenti» ed in quell'ambito, in sede di consiglio, all'inizio ci veniva dato il dossier con tutti i dettagli.

PRESIDENTE. Mi faccia capire; non avanzo un sospetto ma un dubbio: il fatto che l'argomento sia stato inserito, contrariamente a quello che il diritto vuole, sotto la voce «varie ed eventuali» invece di avere una sua dignità, era un artificio per nascondere il tema oppure era una prassi superficiale e facilona? È come se oggi, invece di dire che sarà sentito il professor Gaetano Rasi, sostenessi che incontreremo l'ambasciatore Cavalchini e altri. È ovvio che, se non accompagno questa affermazione con una specificazione di chi è lei e dell'importanza tematica che può suscitare, posso non sollecitare alcun interesse alla sua audizione.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Assolutamente non era una prassi. Non è mai accaduto che sotto la voce «varie ed eventuali» fossero trattati argomenti di questa rilevanza. Io per primo avrei sollevato una questione procedurale e di contenuto; non era concepibile diversamente.
Comunque, anche se l'argomento fosse stato trattato sotto la voce «varie ed eventuali», io non ne ho notizia, non lo ricordo. Ripeto, per ragioni professionali oltreché procedurali e di pratica avrei chiesto che l'argomento fosse rinviato al prossimo consiglio di amministrazione e che fosse istruito dalla STET, perché era questa che decideva gli investimenti e le politiche soprattutto verso l'estero.
Potrei descrivere come all'interno di Telecom, ad un certo momento - mi pare fosse nel 1996 - sia stata varata una struttura apposita agli ordini del direttore generale Tommasi per trattare tutte le partecipazioni di Telecom all'estero, al fine di vendere alle partecipate all'estero il know how di Telecom.

PRESIDENTE. Furono avanzati dubbi circa la regolarità dell'operazione e la congruità del prezzo rispetto a precedenti operazioni deliberate dal consiglio di amministrazione di Telecom ed a lei note?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Per quanto riguarda Telekom-Serbia?

PRESIDENTE. Sì.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. No, assolutamente, per il semplice fatto che l'argomento non fu mai trattato.

PRESIDENTE. Secondo lei, l'acquisizione di una quota considerevole di Telekom-Serbia fu decisa dopo l'incorporazione


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di Telecom Italia Spa in STET, che cambiò il proprio nome in quello abbandonato dalla società incorporata?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Certamente, non c'è dubbio. Fino al 30 gennaio 1997 l'argomento non fu trattato; se lo fu, accadde dopo, ma fu trattato nel momento in cui Telecom era diventata STET e quest'ultima aveva assunto il nome di Telecom ed io non c'ero più.

PRESIDENTE. Può riferire qualche notizia appresa da documenti ufficiali?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Ho conosciuto tutto ciò che riguardava la vita di Telecom e delle telecomunicazioni italiane dalla stampa e dalle rivista specializzate; solo più tardi ho sentito parlare di una partecipazione a Telekom-Serbia. Questo, da semplice lettore dei giornali.
In sede Telecom questo argomento non è stato mai trattato o, se lo è stato, io non ero presente. Credo di poter ricordare di non aver mancato nessun consiglio di amministrazione di Telecom.

PRESIDENTE. Qualcuno voleva avere mano libera a seguito di queste operazioni?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Il discorso è politico. Non c'è dubbio che l'incorporazione di Telecom in STET serviva perché il Governo potesse avere maggiore operatività. A mio avviso, era un'operazione illegittima, tanto che scrissi una lettera personale al Presidente Scalfaro. Secondo me, infatti, la concessione da parte del Ministero delle poste e telecomunicazioni era in capo a Telecom e, quindi, il contratto di concessione era tra Telecom e Ministero delle poste. Avendo perduto la propria ragione sociale ed anche la propria struttura giuridica di base, nel senso che Telecom era diventata STET, il rapporto doveva essere riscritto tra STET e una persona giuridica diversa da Telecom. Che poi STET per l'esterno avesse assunto il nome di Telecom era un espediente, ma non era il soggetto giuridico titolare della concessione.

PRESIDENTE. Scusi, professor Rasi, può farci avere copia della lettera?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Sì, posso cercarla nel mio archivio. La consegnai al consigliere Sechi, che è tuttora consigliere giuridico presso la Presidenza del consiglio.

PRESIDENTE. Quindi, assume l'impegno di trasmetterla alla Commissione una volta reperita?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Non c'è dubbio.

PRESIDENTE. Nel corso della sua audizione, il dottor Chirichigno ha dichiarato di non aver ricordo di quella delibera - in altra sede ha parlato di falso ideologico - aggiungendo: «Sarebbe opportuno insomma sentire anche un consigliere esterno, non dipendente dalla STET, per vedere se ricorda o meno di questa benedettissima delibera che per me sta veramente diventato motivo di preoccupazione con riferimento alla mia memoria». E noi lo abbiamo accontentato convocando lei.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Bene, posso fare il nome dei consiglieri di amministrazione dell'epoca e cercare di individuare quali non fossero della STET. Temo però che non vi fosse


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nessuno estraneo alla STET, salvo il sottoscritto, che era il consigliere designato dal ministero.

PRESIDENTE. Andiamo per esclusione, diciamo che c'era solo lei quale estraneo alla STET.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Sì; ripeto posso fare tutti i nomi dei consiglieri della STET presenti in Telecom.

PRESIDENTE. A noi interessa la delibera; Chirichigno dice che si tratta di una delibera misteriosa, che non ha mai visto né se ne è mai parlato.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Il dottor Chirichigno, che conosco da molti anni perché siamo stati colleghi in SIP, prima di svolgere attività universitaria, è uomo di grande memoria, di grande correttezza e di grande capacità. Lui era amministratore delegato nel periodo in cui io lasciai e come tale si leggeva tutte le carte prima di entrare in consiglio; anch'io le leggevo, ma poteva succedere che alcune carte arrivassero in consiglio alla sua apertura, non in precedenza.
Si tenga presente che nel consiglio di amministrazione di Telecom sedeva come semplice consigliere anche il precedente presidente, Pascale, diventato amministratore delegato di STET che dovrebbe ricordare, così come dovrebbero ricordare Enrico Graziani, Umberto De Iulio, Vito Gamberale, Salvatore Sardo e il presidente Umberto Silvestri. Su operazioni di questo genere, prima di entrare nel consiglio di amministrazione di Telecom, la STET istruiva i suoi consiglieri.

PRESIDENTE. Secondo quanto dice lui, quella delibera non c'è mai stata.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. No. Dico di più: vi era un ottimo segretario del consiglio di amministrazione, il dottor Francesco Righetti, presente a tutte le riunioni, il quale procurava i documenti, li forniva e verbalizzava le sedute.

PRESIDENTE. Lei ha parlato del dottor Chirichigno di cui conosce le qualità professionali. Quale fu la posizione del Ministero da lei rappresentato quando si decise che il dottor Chirichigno non era più idoneo a guidare la Telecom?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Ero già uscito. Non tenni un atteggiamento scortese nei confronti di Antonio Maccanico, con il quale peraltro ho sempre avuto un rapporto civile, ma gli imputai di aver cambiato idea dalla sera alla mattina senza avermelo comunicato.

PRESIDENTE. Conosce il dottor Nicola D'Angelo, consigliere d'amministrazione della STET, nominato dal Ministero delle poste e telecomunicazioni?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. Lei si è considerato un elemento laico dato che tutti gli altri erano di area STET; il rappresentante del Ministero del tesoro doveva avere la sua stessa laicità, diciamo così: ricorda il professor Izzo?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Sì, ricordo il professor Izzo. Pur stimandolo per ragioni professionali esterne, non ricordo che in consiglio di amministrazione abbia assunto qualche posizione.


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PRESIDENTE. Diciamo che non si fece notare.

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. In genere sedeva vicino a me nelle riunioni.

PRESIDENTE. E che faceva?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Sostanzialmente si allineava alle decisioni della maggioranza dei funzionari provenienti da STET.

GUIDO CALVI. Erano tutti proni tranne lei?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Non ero un contestatario, ma chiedevo spiegazioni e istintivamente confrontavo gli orientamenti di politica delle telecomunicazioni e l'attività riguardante la telefonia mobile e fissa con le linee del Ministero. Si consideri che nel frattempo la telefonia mobile era stata scorporata con una nuova società, la TIM.

PRESIDENTE. Secondo lei, dove sono finiti i verbali delle riunioni precedenti e successive alla sua presenza in consiglio di amministrazione di Telecom e le registrazioni?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Ricordo che era tutto registrato, tant'è che i verbali venivano stesi sulla base delle registrazioni conservate. Per legge mi risulta che la società incorporante deve conservare tutti gli atti della società incorporata e i verbali del consiglio di amministrazione. Quindi, i verbali del consiglio devono trovarsi presso STET, che poi cambiò nome in Telecom.

PRESIDENTE. Non sono un civilista, ma credo vi sia un limite decennale per la conservazione dei documenti: è così?

GAETANO RASI, già rappresentante del Ministero delle poste e telecomunicazioni nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Sì.

PRESIDENTE. Ringrazio il professor Rasi e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.30.

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