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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'ambasciatore Luigi Cavalchini, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini.
Ambasciatore, quali incarichi ha ricoperto negli anni 1996-1997?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Nel 1996-1997 ero capo della rappresentanza permanente presso l'Unione europea. Sono diventato capo di gabinetto del ministro nel novembre 2000; l'incarico è cessato il 28 febbraio 2001: questo è l'ultimo giorno della mia permanenza al Ministero degli esteri, essendo andato in pensione il primo marzo 2001.
PRESIDENTE. Il 28 febbraio 2001 si verifica qualcosa di particolare, nel senso che il ministro Dini svolge una informativa urgente alla Camera dei deputati sulla vicenda Telekom-Serbia. Se il 28 febbraio il ministro si presenta alle Camere, è chiaro che l'informativa è stata predisposta dagli uffici nei giorni precedenti e, per l'incarico da lei ricoperto, non poteva non esserle stata sottoposta per un giudizio o una approvazione prima di affidarla al ministro per l'intervento alla Camera. Lei ha partecipato a qualsiasi titolo alla predisposizione di tale informativa?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Quasi alla vigilia della data in cui il ministro degli esteri si sarebbe presentato in Parlamento, ebbi i testi predisposti dalle due direzioni generali competenti, ossia la direzione generale degli affari politici e la direzione generale degli affari economici. Gli elementi provenivano dalle direzioni generali. A questo proposito, era stata portata avanti dal ministro una linea consistente nel rispondere alle inchieste giornalistiche - che, se non sbaglio, risalivano ai primi mesi dell'anno - riferite, da un lato, a un doppio gioco del Governo italiano e, dall'altro, al fatto che il Governo italiano avrebbe aiutato Milosevic attraverso l'acquisizione di Telekom-Serbia da parte di una società della STET.
PRESIDENTE. Chi si occupò materialmente della stesura di questi documenti? Poiché lei ha citato le due direzioni, chi furono materialmente le persone interessate?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Le due direzioni generali ovviamente facevano capo a due direttori generali che all'epoca, se non sbaglio, per gli affari economici era l'ambasciatore Spatafora, mentre per gli affari politici mi sembra fosse l'ambasciatore Baldocci.
PRESIDENTE. Sa se l'ambasciatore Di Roberto si occupò della vicenda?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. A quell'epoca l'ambasciatore Di Roberto non era a Roma.
PRESIDENTE. Non intendevo in quell'epoca; vorrei sapere se si sia mai occupato della vicenda.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non lo so.
PRESIDENTE. Sono state impartite direttive particolari per l'elaborazione dell'informativa?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. No, anche se il ministro all'epoca era piuttosto preoccupato delle accuse mosse al Governo italiano, in particolare - lo ripeto - per quanto riguardava il fatto che da queste inchieste giornalistiche emergeva che il Governo italiano avesse in qualche modo voluto aiutare Milosevic.
Vorrei ricordare, per connessione di argomento ed anche per inquadrare l'ambiente nel quale avvennero quelle dichiarazioni, che in quell'epoca - se non sbaglio in settembre o ottobre - era uscita una dichiarazione del portavoce della signora Allbright, che accusava il nostro ministro di aver passato alla delegazione serba dei documenti segreti in occasione della riunione di Rambouillet. È evidente che l'intervento del 28 febbraio 2001 rifletteva la preoccupazione del ministro, il quale - lo ricordo bene - aveva preso contatti con il segretario di Stato signora Allbright, la quale si era scusata per le dichiarazioni del suo portavoce.
Come ricorda, presidente, il problema di Rambouillet si poneva ...
PRESIDENTE. In quell'occasione venne anche evocata la figura di Houdini con riferimento al trasformismo.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non lo ricordo. Poiché qui si fa riferimento alla mia esperienza, ricordo che dal novembre 1995 fino a quando sono rientrato a Roma ho lavorato nella rappresentanza permanente presso l'Unione europea. Per quanto riguarda la Serbia, dopo l'eliminazione delle sanzioni nel 1996 da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, a Bruxelles si aprì il capitolo del ripristino del sistema delle preferenze generalizzate, sulle quali peraltro giocò un ruolo di capofila il Governo francese, lo dico perché ne sono testimone.
PRESIDENTE. Ambasciatore, quando il ministro si presentò alle Camere per comunicare le sue deduzioni, le sue discolpe - chiamiamole genericamente così - informò che le fonti del Ministero degli esteri erano essenzialmente i giornali serbi Nin e Nasa Borba (che ne parlarono nel febbraio 1997) e le indicazioni di massima fornite dalla STET nel febbraio 1997 alla direzione generale degli affari economici. Ricorda questo passaggio?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Sissignore, ricordo che leggendo gli appunti predisposti per mettere a punto il testo mi aveva
colpito un passaggio: il nostro ambasciatore a Belgrado, nel febbraio di quell'anno, nel momento in cui i giornali serbi davano notizia di questo accordo, parlava di voci, il che mi sembrava escludesse qualsiasi coinvolgimento - almeno del nostro ambasciatore in loco - sui negoziati che dovevano portare alla conclusione dell'accordo.
Il mese di febbraio di quell'anno è interessante sia per questa nota telegrafica dell'ambasciatore, il quale parla di voci; sia perché proprio in quei giorni sui giornali serbi appare una pubblicazione e viene fatta una informativa alla direzione generale degli affari economici. Da qui l'asserzione del ministro di non essere a conoscenza del negoziato: riporto i fatti, non faccio commenti naturalmente.
PRESIDENTE. La richiamo ad una osservazione. Nel febbraio 1997 le testate che ho indicato riferiscono la loro contrarietà all'atteggiamento dell'Italia per la conclusione dell'affare. Quindi dal febbraio 1997 Telekom-Serbia entra nell'agenda delle attenzioni non dico del ministro, ma di chiunque si occupi responsabilmente di tale vicenda. Le chiedo: nel febbraio 1997 il ministro sapeva che si stava accendendo una polemica nei confronti dell'affare Telekom- Serbia?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Ripeto che nel 1997 ero a Bruxelles; ricordo che all'epoca della preparazione dell'intervento da svolgere in Parlamento, il ministro mi aveva detto di non essere stato messo al corrente di questi negoziati.
L'intervento del ministro in quell'occasione - nel febbraio 2001 - conteneva le risposte del Governo, non solo del ministro, e doverosamente si tenne conto della dichiarazione che qualche giorno prima era stata fatta dal Ministero del tesoro, secondo cui, trattandosi in realtà dell'acquisizione da parte di una controllata della STET non rilevante dal punto di vista di una partecipazione maggioritaria, lo stesso Ministero del tesoro non era stato messo al corrente dei negoziati.
PRESIDENTE. Non parlo ad un rappresentante del Ministero del tesoro, ma ad un autorevole esponente del Ministero degli affari esteri. È vero che il ministro riferisce nel febbraio 2001, perché l'attacco avviene in quel periodo; è altrettanto vero, però, che esistono un telegramma dell'ambasciatore Bascone del febbraio 1997 ed alcuni attacchi dei giornali serbi noti al ministro, perché indirizzati dall'ufficio stampa alla conoscenza del ministro stesso (presumo noti, perché vengono indirizzati al ministro dato che si stava sviluppando una polemica contro il nostro paese, non contro una persona fisica). A questo si aggiunge una iniziativa del nostro rappresentante diplomatico in loco, che teneva conto di una serie di attacchi che si stavano evidenziando, che è stata preceduta e seguita da ben quattordici documenti, ma non è questo il tema.
Le chiedo: il ministro, attesa l'iniziativa assunta formalmente dal suo ambasciatore e gli attacchi della stampa a lui comunicati, almeno in via di ipotesi, poteva non sapere di una vicenda tanto da occuparsene soltanto nel febbraio 2001, quando fu chiamato in causa per rispondere alla Camera?
Lei esclude, ammette, è in condizione di dare un contributo ai nostri lavori? Il ministro all'epoca doveva sapere quello che stava avvenendo attraverso due canali ufficiali, il diplomatico e le informative di stampa giunte al Ministero degli esteri e, più esattamente, all'ufficio stampa.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Premesso che nel 1997 non ero al Ministero degli esteri...
PRESIDENTE. Non le ho chiesto di parlare per conoscenza diretta, ma di aiutarci a capire.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non posso presumere assolutamente nulla; devo restare a quello che allora il ministro mi aveva detto, ossia che non era al corrente.
PRESIDENTE. Come spiega allora l'inconciliabilità tra le dichiarazioni del ministro Dini e quanto risulta dal carteggio tra il Ministero e l'ambasciata di Belgrado acquisito agli atti della Commissione? In particolare, il ministro Dini parla di una sola comunicazione dell'ambasciatore, mentre dal gennaio al giugno 1997 ne risultano quattordici, oltre a due risposte del MAE. E quando si trattò di dare la risposta, lei era nel gabinetto del ministro Dini! Lei può difendersi elegantemente dichiarando di non poter fare supposizioni, né offrire una collaborazione ipotetica, ma qui siamo al concreto e concretezza vuole che il ministro Dini, dovendo rispondere alla Camera, non poteva averle omesso il fatto, essendo lei un collaboratore diretto che doveva aiutare nella predisposizione della risposta ai parlamentari, atteso che c'erano quattordici documenti più il diluvio di stampa che si era scatenato.
Ebbe modo di sapere dal ministro Dini che non venne data eccessiva sensibilizzazione alla cosa? Che la cosa era nota, ma non fu sollecitata nell'attenzione?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Resto a quello che disse il ministro Dini nel suo intervento ed è lungo queste direttive che evidentemente venne preparato il suo intervento.
PRESIDENTE. Ambasciatore, devo dirle con amara attestazione che laddove si vuole arrivare ad un contributo di lealtà, non di verità perché questa non è degli uomini, ad un certo momento c'è una corsa a defilarsi. Qui non ci sono responsabilità: se il ministro Dini sapeva e non operò rientra in una scelta politica. Non stiamo processando il ministro Dini, stiamo cercando di ricostruire un quadro politico. In presenza di una tempesta di stampa e di un'attività frenetica della nostra ambasciata, lei mi vuole o ci vuole far credere che il ministro Dini stava in cielo e non sapeva?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Posso dirle quello che mi aveva ripetuto il ministro Dini.
PRESIDENTE. Che non sapeva niente o che sapeva qualcosa, ma non diede importanza?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non sapeva di questo negoziato.
PRESIDENTE. Ho terminato. La parola all'onorevole Vito.
ALFREDO VITO. Durante il periodo in cui è stato capo di gabinetto del ministro Dini, vi sono stati cambi di disposizioni in ordine all'attività del gabinetto, all'informazione che il gabinetto portava al ministro, ai rapporti che il gabinetto aveva con gli enti istituzionali?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. No. Non era la prima volta che diventavo capo di gabinetto di un ministro, ma non ho mai avuto disposizioni particolari circa un cambiamento.
ALFREDO VITO. Quindi, il funzionamento e l'attività del gabinetto, durante la sua direzione, è stata la stessa che negli anni precedenti?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Direi di sì, almeno negli anni in cui ero capo di gabinetto. Da quando ho cessato il mio servizio, se vi sono stati cambiamenti ...
ALFREDO VITO. Si può dire che vi sia stata continuità di azione, almeno fin quando lei era in servizio.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Sostanzialmente sì.
ALFREDO VITO. Quando al ministro venivano passate note da parte dei suoi sottosegretari, lei che faceva? Informava il ministro?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Certamente, passavo le note dei sottosegretari.
ALFREDO VITO. Il dottor Sannino, capo della segreteria del sottosegretario Fassino, ha dichiarato di aver trasmesso più volte delle note del sottosegretario Fassino - il quale gli ha risposto di «averne parlato con chi di dovere» facendo intendere di averne parlato con il ministro -: lei ritiene che le note trasmesse dal sottosegretario al gabinetto del ministro siano state portate all'attenzione dello stesso ministro?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Se ci sono state delle note, certamente sono state portate all'attenzione del ministro. Francamente non ricordo note di Sannino su questi argomenti.
ALFREDO VITO. Non può ricordarle perché non c'era. A me interessa capire il funzionamento del gabinetto.
Note riguardanti ambasciatori che da varie parti del mondo scrivevano al gabinetto del ministro, magari trasmettendo documentazione di giornali per affari rilevanti, le ha sempre sottoposte all'attenzione del ministro?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Sì.
ALFREDO VITO. Se non sono intervenuti mutamenti, questo dovrebbe essere avvenuto anche nell'epoca precedente.
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Direi di sì.
ALFREDO VITO. Nell'attività molteplice e vastissima che il Ministero degli affari esteri pone in essere, voi vi siete avvalsi, per i motivi più diversi, di collaborazioni e di consulenze di uffici legali esterni al ministero?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Che io ricordi, come gabinetto, non ci siamo mai avvalsi di consulenze di uffici legali esterni, soprattutto se si trattava di materie...
ALFREDO VITO. Il Ministero degli affari esteri in genere si avvale di consulenze, di canali esterni, a parte il gabinetto?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non è normale, perché c'è un ufficio legale che deve sapere tutto. Sono stato diverse volte e con diversi ministri capo di gabinetto e posso dire che l'ufficio legale di un ministero è l'Avvocatura dello Stato.
ALFREDO VITO. Quindi lei può escludere che durante il periodo di tempo in cui lei è stato capo di gabinetto del ministro Dini ci siano stati rapporti tra il Minstero degli esteri e, per esempio, lo studio Pavia Ansaldo di Roma?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Il nome mi risulta assolutamente nuovo.
ALFREDO VITO. E lo studio Arfei di Roma?
LUIGI CAVALCHINI, già capo di gabinetto del ministro degli affari esteri pro tempore Lamberto Dini. Non mi risulta affatto.
ALFREDO VITO. Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Non essendovi altre richieste da parte dei colleghi, dichiaro conclusa l'audizione.
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