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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7570 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Colombini. Ne ha facoltà.
EDRO COLOMBINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sul complesso degli emendamenti di questo disegno di legge per commentare in maniera profondamente critica, come il numero di emendamenti del nostro gruppo dimostra, ciò che ci apprestiamo a votare.
favore e a tutela del dipendente ma si cerchi addirittura di mascherare il socio lavoratore quale dipendente. Per noi il socio lavoratore è un imprenditore e come tale non può essere soggetto a vincoli, a rigidità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Taborelli. Ne ha facoltà.
MARIO ALBERTO TABORELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il complesso degli emendamenti presentati da me, come da altri parlamentari della Casa delle libertà, è ampio e articolato, ma ha un denominatore comune: lo sforzo di evitare che la legge serva a perpetuare un falso concetto di cooperazione, come quello in essere oggi in Italia.
di assoluto privilegio rispetto alle altre aziende concorrenti nello stesso settore in virtù del diverso assetto societario. Un insieme di norme nate per tutelare il valore sociale oltre che economico della mutualità, sul quale si basava in origine il sistema cooperativo, vengono oggi applicate ad aziende che dell'impostazione originaria hanno conservato solo l'aspetto formale. In queste condizioni siamo all'evidentissima distorsione di ogni logica di mercato, siamo cioè a vere e proprie forme di concorrenza sleale attuate con il consenso della legge e l'avvallo politico del centrosinistra. Proprio qui sta il problema, infatti. Perché tanta fretta a due, tre giorni dall'annunciata fine della legislatura, mentre ben altre questioni sarebbero sul tappeto? Perché si vuole licenziare con tanta urgenza questo provvedimento? È forse uno degli aspetti essenziali del programma del centrosinistra, che la maggioranza uscente vuole includere nel suo bilancio finale e portare al giudizio degli elettori? Sarà uno dei temi della campagna elettorale? Ovviamente, nulla di tutto questo. La questione, pur importante, non è certo fra quelle decisive per l'avvenire del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Presidente, il provvedimento che oggi dovremmo approvare con una certa rapidità - perché
questa sembra essere la volontà della maggioranza - è l'ennesima dimostrazione della volontà di questa maggioranza di calpestare qualsiasi ipotesi di confronto democratico corretto con l'opposizione. È l'ennesima dimostrazione dell'arroganza che purtroppo ha contraddistinto i comportamenti di questa maggioranza e del Governo per tutta la legislatura, e che si acuiscono vieppiù in questa fase finale. La dimostrazione di quanto sto dicendo si rinviene nelle dichiarazioni dettate da alcuni esponenti del Governo e della maggioranza nei verbali della Commissione, a proposito dell'impossibilità di introdurre qualsiasi miglioramento al testo oggi in discussione, pur riconoscendo la necessità che qualche modifica andava apportata.
regola nelle gare di appalto per l'acquisizione dei lavori ai quali esse sono deputate, ma in realtà risparmiando congruamente rispetto a quelle cooperative che già applicano il contratto collettivo di lavoro e che non danno soltanto ai loro soci un trattamento economico complessivo che può sfuggire al riferimento contrattuale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, il collega Lo Presti mi ha evitato di fare un'analisi puntuale del provvedimento in esame, il cui iter parlamentare è stato
molto lungo. Vorrei ricordare, infatti, che l'XI Commissione del Senato lo ha approvato nell'autunno del 1999; adesso si ha una gran fretta di approvarlo in limine mortis di questa legislatura, ma non si capisce la ragione di questa fretta, visto che il Senato lo ha tenuto in caldo per tanto tempo!
non può essere costretta in altre tipologie giuridiche. In base al disegno di legge n. 7570, un socio che sceglie l'opzione di lavoro subordinato può avvalersi delle norme dello statuto dei lavoratori con l'esclusione dell'articolo 18 in un solo caso. Se facciamo allora l'esempio del socio che fa parte del consiglio di amministrazione, potrebbe verificarsi una situazione paradossale quando lo stesso partecipi al mattino al consiglio di amministrazione e al pomeriggio alle rappresentanze sindacali unitarie, facendosi portatore in ciascuno di questi incontri di interessi contrapposti: cambia cappello e sostiene interessi contrapposti!
PIETRO ARMANI. Se effettivamente esiste la paura della cosiddetta «falsa» cooperazione, è sufficiente qualificare in modo adeguato la vigilanza, ma non è possibile eliminare il fenomeno cooperativistico, frutto della cultura solidaristica italiana nella storia economica degli ultimi decenni: capitale e lavoro nelle stesse mani (come diceva Mazzini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, è singolare come la sinistra porti, proprio in fine di legislatura, un provvedimento che ha due cardini fondamentali, come quello di interessarsi di cooperazione e quello di inserire misure rigide di politica economica: si tratta di due elementi portanti del manifesto politico della sinistra, anche se magari il tentativo nella campagna elettorale è di dimostrare il contrario.
la norma, mentre noi riteniamo necessario - essendo la cooperativa un'impresa particolare, che fonda la sua ragion d'essere sulla mutualità - riconoscere, tutelare e promuovere tale mutualità. Pertanto quest'indicazione di principio molto importante ed irrinunciabile deve condurre a tutta una serie di prese di posizione e di interventi che vadano nel senso di salvaguardare questa specificità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel provvedimento che ci apprestiamo a discutere e ad approvare si riponevano grandi attese, in quanto doveva procedere ad una revisione della legislazione cooperativistica, trasformando la posizione del socio lavoratore e rendendola molto più ampia, più moderna e più articolata, mentre alla fine è venuto fuori un testo che è stato definito molto rigido e che mortifica la figura del socio lavoratore. Pertanto, noi manifestiamo la nostra grande delusione di fronte al provvedimento, poiché il Governo e la maggioranza, irretiti da un garantismo arcaico e condizionati dal sindacato, hanno compiuto scelte che mortificano i lavoratori soci di cooperative, rinunciando a valorizzare le caratteristiche di autonomia e di responsabilità proprie del socio di una cooperativa.
anche un imprenditore, quindi non può essere trattato alla stregua di un lavoratore dipendente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viale. Ne ha facoltà.
EUGENIO VIALE. Signor Presidente, mi ricollego a quanto è stato detto molto bene dai colleghi della minoranza che mi hanno preceduto, però voglio svolgere una riflessione di tipo più generale partendo da principi costituzionali e da principi contenuti nel nostro codice civile.
guadagnare e per poter distribuire tra i soci i propri guadagni, non si sa chi debba poi garantire quel salario che si vuole sia comunque garantito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tarditi. Ne ha facoltà.
VITTORIO TARDITI. Noi siamo pienamente consapevoli del ruolo sociale che la cooperazione ha svolto e che continua a svolgere nel nostro paese. Il fatto che una parte politica, che non è la nostra, si sia assunta da tempo il ruolo di mentore del sistema cooperativistico non significa che da parte nostra non vi sia interessamento e che esista una opposizione a questa forma imprenditoriale basata sulla mutualità. La nostra opposizione a questo provvedimento non nasce pertanto da una forma di ostilità preconcetta, nasce semmai da una ragione completamente opposta, cioè dalla necessità di tutelare, di questa forma cooperativistica, le caratteristiche specifiche e le peculiarità che rendono questo fenomeno socialmente significativo.
la condizione largamente prevalente. Comunque il socio lavoratore non è un dipendente mascherato, come viene considerato in sostanza da questa legge, è esattamente il contrario: la sua figura, pure in modo anomalo, è quella di un imprenditore e, come tale, dovrebbe essere trattato, se la legge fosse funzionale a ridare al sistema cooperativistico le sue caratteristiche peculiari. Colleghi, essere imprenditori significa stare lontani dalla rigidità e dai vincoli che caratterizzano il rapporto tra azienda e lavoratore dipendente, vincoli posti di solito a tutela di quest'ultimo, della sua sicurezza, delle condizioni retributive, della sua assicurazione e previdenza. Essere un imprenditore significa essere compartecipe, con flessibilità, degli utili e delle perdite dell'impresa. Nulla in questo provvedimento si basa su tale logica! Tutto va nel senso contrario. Certo, questa materia necessitava da tempo di essere regolata da una legge nuova e diversa, ma avrebbe dovuto trattarsi di una legge che andava nella direzione opposta rispetto a quella che ci accingiamo a seguire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Anch'io, come hanno fatto tutti i colleghi che mi hanno preceduto, intervengo per sottolineare la contrarietà della Lega nord Padania a questo provvedimento e per sostenere tutti gli emendamenti che la Casa delle libertà ha presentato. Poiché è difficile che tali emendamenti siano accolti, non sarà possibile migliorare l'impianto del provvedimento.
sotto sotto, la vecchia anima comunista sperando che nessuno se ne accorga.
la volontà di un gruppo di persone che singolarmente non avevano la forza di affrontare un'attività imprenditoriale e che, quindi, trovavano nella cooperazione e nella messa in comune dei mezzi indispensabili ad avviare un'attività imprenditoriale, la possibilità di crearsi un posto di lavoro che era anche un'opportunità di sviluppo per la propria zona. Come dicevo, è un modello che ha avuto successo in alcune regioni, tant'è che oggi parliamo impropriamente di cooperative.
aspetti positivi, ma per negare assolutamente quelle che sono le aberrazioni del sistema e la volontà di portare alle estreme conseguenze un processo che probabilmente ha già trovato la motivazione storica della propria esistenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.
UMBERTO GIOVINE. L'inutilità e la pericolosità di questo disegno di legge, approvato dal Senato, sono state già sottolineate dai colleghi della Casa delle libertà intervenuti prima di me. Mi soffermerò pertanto solo sul seguente punto: la certezza che l'eventuale approvazione di questa normativa creerà pericoli nella firma di contratti innovativi, come già si è visto nel caso di alcuni recenti contratti avallati dalle stesse forze sindacali. Voglio riferirmi a un contratto in particolare che, a suo modo, è esemplare. Si tratta del contratto firmato il 26 luglio 1999 e valido fino al 31 dicembre 2001, salvo rinnovo biennale, che riguarda la società Inalca, il più grande macello d'Europa (Cremonini), a Ospedaletto Lodigiano, nel mio collegio elettorale. Perché è importante questo contratto? Perché l'esistenza di questo contratto dimostra la inutilità e la pericolosità delle proposte attualmente all'esame. Infatti, il contratto dimostra che gli elementi di sicurezza del lavoro, gli elementi di funzionamento e di miglioramento dell'efficienza possono essere - e sono stati - rappresentati benissimo in un contratto sottoscritto dalle cooperative (nel caso del contratto Inalca del 27 luglio 1999, le cooperative organizzate nel consorzio Euro 2000), con la sigla e l'assistenza delle stesse organizzazioni sindacali, pur non direttamente coinvolte, se non perché una buona parte dei lavoratori delle cooperative sono dipendenti delle cooperative stesse. Così, in questo contratto fortemente innovativo le cooperative Iride, Universal e King service, raggruppate nel consorzio Euro 2000, hanno stabilito, con l'appoggio dei sindacati, le regole di funzionamento dei macelli Cremonini a Ospedaletto Lodigiano. Nel contratto stesso è previsto che si applicherà il contratto nazionale di lavoro più favorevole per i lavoratori, per i soci lavoratori, ad attività prestativa presso il sito. Quindi, è bastato un articolo del contratto per risolvere il problema che non ha nessun bisogno di essere risolto per legge, cioè il problema dell'eventuale ingiusta disparità di trattamento tra lavoratori nello stesso sito per le stesse funzioni di macellazione, di scuoiamento o di altro.
applicherà il contratto nazionale di lavoro per tutti coloro che hanno le stesse funzioni sul sito di lavoro, le cooperative possono scegliere se mettere dei soci lavoratori in quel sito o mettere dei lavoratori dipendenti. Di questo contratto gli stessi firmatari, quindi comprese le organizzazioni sindacali, hanno riconosciuto il peculiare carattere straordinario ed hanno istituito nel sistema contrattuale un gruppo di miglioramento, cioè di contatto continuo tra i soggetti firmatari, proprio per questa caratteristica di straordinarietà. La flessibilità, però, nelle riunioni che abbiamo svolto recentemente, quando è emerso il grosso problema dell'infezione tra i bovini, è risultata utile; così come abbiamo preso atto che la flessibilità ha funzionato, perché, quando l'azienda ha dovuto ridurre il personale a causa della crisi della macellazione dovuta all'epidemia in corso, le cooperative hanno fatto fronte al problema, naturalmente senza fare ricorso alla cassa integrazione, e l'hanno assorbito anche con l'appoggio dell'azienda e dei sindacati, attraverso il ricorso alla concessione di ferie e ad altri strumenti. Il problema, naturalmente, è grave ma le cooperative, in quanto imprese, devono poterlo risolvere con i loro mezzi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Teresio Delfino, al quale ricordo che ha cinque minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, francamente, siamo molto preoccupati e stupiti per la volontà della maggioranza di approvare il provvedimento in esame, che è assolutamente controverso nel mondo della cooperazione: rispetto ad esso, ritengo necessario sollecitare dai parlamentari del gruppo dei Popolari qualche chiarimento. Proprio nella Commissione lavoro, avevamo peraltro richiesto la messa a punto di altri provvedimenti, come quello sugli insegnanti di religione, approvato dal Senato e giunto alla Camera. Ci troviamo, invece, di fronte ad un'accelerazione su un provvedimento che, francamente, non riveste quel carattere di urgenza che l'accelerazione impressa dalla maggioranza sembra far trasparire.
potrebbe e dovrebbe trovare un'adeguata soluzione. Così, ahimè, non è: ci troviamo di fronte ad un provvedimento, come hanno già sottolineato con forza gli esponenti della Casa delle libertà, che limita fortemente la sfera d'azione della cooperazione ed impone vincoli, lacci e lacciuoli, mortificando la flessibilità e la capacità di risposta che la vera cooperazione ha per tanti problemi sociali del nostro paese. Francamente, in questo provvedimento viene mortificata una cultura della cooperazione; non capiamo come gli amici del Partito popolare, consentendone l'approvazione, possano trovare la forza di opporsi ad un provvedimento che certamente non valorizza le realtà cooperative vere. Occorre una riflessione sulla materia cooperativa, che però non può essere affrontata in un modo così surrettizio, perché non si darebbe un contributo vero a tutela del principio cooperativo, che costituisce una grande tradizione di impresa e di socialità nel nostro paese.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Teresio Delfino.
TERESIO DELFINO. Questo provvedimento, signor Presidente, incide sulla realtà di milioni di soci lavoratori. Mi consenta quindi di concludere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Chiusoli. Ne ha facoltà.
FRANCO CHIUSOLI. Signor Presidente, come spesso accade quando si parla di materia cooperativa, si sono sentite in quest'aula considerazioni al di fuori di ogni merito e di ogni realtà della cooperazione italiana. Non posso certamente confutarle tutte in questa sede.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, l'onorevole Chiusoli ha già espresso i motivi per i quali sosteniamo questo provvedimento.
quella specifica funzione del socio lavoratore (perché a questo fa riferimento la legge), i quali non dovrebbero trovarsi in una condizione dissimile da quella di altri lavoratori sotto il profilo dei diritti e delle condizioni contrattuali. Si tratta di un punto di equilibrio difficile da raggiungere ma il testo che ci accingiamo a votare compie un passo in avanti su tutti i punti che sono stati oggetto del confronto, sia per quanto riguarda il rinvio alla contrattazione collettiva, sia per quanto riguarda il regolamento, che viene approvato dall'impresa cooperativa, sia per quanto riguarda la delega che viene data in tema di vigilanza e di controllo per consentire un intervento utile al mondo del lavoro e alle stesse imprese e volto a far uscire dal mercato le false cooperative, le cosiddette cooperative spurie.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti presentati.
EMILIO DELBONO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Il Governo?
ORNELLA PILONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Il Governo esprime parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.11.
ANTONINO GAZZARA. Signor Presidente, è emerso chiaramente che non siamo favorevoli a questo provvedimento. Peraltro l'onorevole Guerzoni sostiene che abbiamo lavorato con intensità a questo testo che, invece, è stato trasmesso dal Presidente del Senato il 29 gennaio scorso e che è rimasto per breve tempo all'esame della Commissione, trattandosi di provvedimento blindato. Da cinque anni ci si continua a chiedere un confronto leale su tutti i provvedimenti in esame, il mantenimento del numero legale in aula, ci si continua ad invitare a non fare ostruzionismo e poi ci si trova di fronte ad un testo blindato quando all'esame della Commissione ci sono provvedimenti importanti, come quelli sugli invalidi o sulla pubblica amministrazione, sui quali si registrava un sostanziale accordo di tutti i gruppi politici.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo ai colleghi l'individualità del voto.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.12.
ANTONINO GAZZARA. Signor Presidente, entrando nel merito del provvedimento, dirò che esso tende a disciplinare la figura del socio lavoratore di cooperativa di lavoro con particolare riguardo al rapporto associativo e al rapporto di lavoro subordinato, autonomo o di collaborazione coordinata non occasionale, prevedendo un insieme di paletti che formalmente sono posti a tutela del lavoratore ma in realtà condizionano in modo notevole l'attività della cooperativa, modificando la stessa filosofia di impostazione della materia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Covre 1.13.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, mi corre l'obbligo di fare una breve premessa. Ho sentito parlare di integralisti della cooperazione: evidentemente, ci si riferiva alla Confcooperative e al suo presidente Marino, che ha chiesto espressamente a tutti i parlamentari di bocciare il testo in esame, in quanto nega l'originalità del lavoro di cooperativa, ignora il ruolo autoimprenditoriale del socio lavoratore, limita drasticamente l'autonomia statutaria, non individua con precisione gli strumenti per eliminare il fenomeno della falsa cooperazione. Se questi sono gli integralisti e se Confcooperative è integralista, la gente sappia che essa ha un presidente integralista! Questo è quanto mi sento di dire soprattutto al partito Popolare, che da sempre ha sostenuto con forza la Confcooperative.
riferimento al regolamento di cui all'articolo 6. Signor Presidente, i nostri emendamenti non sono ostruzionistici, ma vogliono migliorare un testo normativo che non ci piace.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, condividiamo l'impostazione dell'emendamento Covre 1.13: essa è assolutamente corretta e compatibile con le previsioni del codice civile che precisano esattamente le prestazioni del socio lavoratore. Tra le prestazioni, in effetti, viene individuato il conferimento societario in base al disposto dell'articolo 2345 del codice civile (che riguarda le società per azioni, ma che è ovviamente applicabile anche alle società cooperative in forza dell'articolo 2516 del codice civile).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frosio Roncalli. Ne ha facoltà.
LUCIANA FROSIO RONCALLI. Signor Presidente, l'onorevole Chiusoli nel suo intervento ha detto che chi è contrario a questo provvedimento si appresta a liquidare la cooperazione, relegandola nella marginalità, in una riserva indiana. Noi siamo consapevoli, invece, del ruolo sociale che la cooperazione ha svolto e continua a svolgere nel nostro paese: l'opposizione al disegno di legge, dunque, non nasce da un'ostilità preconcetta al sistema cooperativistico, ma semmai proprio dalla ragione opposta, ossia dalla necessità di tutelare le peculiarità che rendono questo fenomeno socialmente significativo. È in atto da tempo da parte della sinistra - e questa legge ne è sicuramente un ulteriore esempio - la tendenza ad un approccio improprio alla logica della cooperazione. La prassi che si va consolidando in questi ultimi tempi è che la cooperativa non sia altro che un'impresa come tante altre: questo sicuramente è falso, dobbiamo ribadirlo, perché la cooperativa non ha nulla a che vedere con l'impresa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Delfino. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, ritengo che questo emendamento abbia una particolare rilevanza, considerata la necessità che il provvedimento faccia estrema chiarezza proprio sugli aspetti fondamentali della questione. A titolo
personale, quindi, condivido pienamente le finalità della proposta emendativa, già illustrate dal presentatore. Voglio soltanto aggiungere che questa chiarificazione consente di far scomparire o comunque di ridurre quella disparità tra socio lavoratore e socio ordinario della cooperativa che gravemente nuoce all'impostazione complessiva del provvedimento. Pertanto, voterò convintamente a favore dell'emendamento in questione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Covre 1.17.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, anche questo emendamento si riferisce al comma 1 dell'articolo 1. Per evitare di urtare la suscettibilità del relatore, abbiamo cercato di non sostituire interamente l'articolo 1, ma soltanto di apportarvi alcune modifiche, sottolineando per l'ennesima volta il riferimento al regolamento di cui all'articolo 6. Tale articolo è fondamentale per la struttura di questa legge ed è inverosimile che ad esso non si faccia riferimento: o meglio, è comprensibile con una legge fatta male ed in fretta, nonostante si siano avuti a disposizione cinque anni. Questo è infatti l'aspetto peggiore: per fare una legge così ci sono voluti cinque anni!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 1.18.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, chiedo ai colleghi di dedicarmi, per cortesia, un attimo di attenzione. Attraverso questo emendamento si escludono dalle previsioni di questa legge le cooperative di volontariato, le famose cooperative in cui almeno il 30 per cento dei soci sono soggetti svantaggiati. Riteniamo che questo emendamento debba essere approvato, per fare chiarezza. Non è possibile approvare una legge sulla cooperazione e non escludere esplicitamente le cooperative di questo tipo. Non è vero che sia sottinteso, che sia chiaro, perché da un'attenta lettura della legge n. 381 del 1991 risulta chiaramente che, quando si parla di cooperazione, la legislazione generale vale anche per le cooperative sociali. Solo con un emendamento di questo genere si fa chiarezza e non si crea confusione, perché il pericolo reale è di snaturare il provvedimento, il quale colpirebbe anche queste cooperative.
EMILIO DELBONO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO, Relatore. Si tratta ovviamente di un punto che potrebbe creare qualche apprensione. In realtà, questa legge disciplina in generale il rapporto tra il socio e la cooperativa quando il socio presta un'attività lavorativa. Nelle cooperative sociali, sia di tipo A che di tipo B, cioè quelle di inserimento lavorativo, ovviamente il rapporto è una prestazione di lavoro e la legge non interviene né abrogando né comprimendo la legislazione ad hoc esistente in materia di cooperazione sociale, cioè la legge n. 381 del 1991, né tantomeno interviene nel merito, perché, nonostante quanto si è detto in precedenza, la legge fa riferimento alla contrattazione collettiva. La contrattazione collettiva esiste nella cooperazione sociale e prevede, appunto, per la cooperazione sociale una disciplina assolutamente particolare: pensate al salario di ingresso, ai trattamenti minimi, che tengono conto dei soci lavoratori cosiddetti normodotati e dei soci lavoratori svantaggiati, come prevede la legge n. 381 del 1991. Questa legge non incide in alcun modo su quanto già accade in termini di contrattazione collettiva e per quanto riguarda la materia disciplinata dalla legge n. 381. Non esiste alcun rischio in tale direzione, per cui l'emendamento è da definirsi assolutamente specioso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. L'opinione del relatore, per quanto sia rispettabile, rimane comunque una sua opinione personale. Vedremo successivamente, in sede di applicazione della legge, cosa dirà la giurisprudenza, che è rimasta sostanzialmente estranea a questo dibattito, perché tutto il portato giurisprudenziale di questi anni in ordine alla differenziazione tra la posizione del socio lavoratore e quella del socio che non opera all'interno della cooperativa è rimasto del tutto inascoltato.
un colpo quasi mortale al sistema delle cooperative di volontariato, contraddicendo in buona sostanza ciò che alcuni giorni fa la maggioranza ha approvato con la nuova legge sul federalismo. Questa legge di cui si parla in termini trionfalistici in cui sarebbe contenuto un principio di sussidiarietà in realtà non è tale perché, a nostro avviso, in essa c'è addirittura un ribaltamento del vero ed autentico principio di sussidiarietà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale l'onorevole Teresio Delfino, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Francamente l'intervento del relatore sembrerebbe chiarire la questione posta con l'emendamento in esame. Tuttavia, se leggo il titolo del provvedimento in esame «Revisione della legislazione in materia cooperativistica», i miei dubbi riprendono forza anche perché, pur non essendo un giurista, quando si entra nell'esame della legislazione, delle legislazioni che insistono sulla stessa materia, la disquisizione sulla gerarchia delle fonti, sull'abrogazione espressa o implicita di altre analoghe normative, comincia a diventare molto approfondita. Per tale motivo - lo dico con molta convinzione - non mi sento tranquillo rispetto al dato che questa normativa non viene applicata anche alle cooperative sociali.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.19.
ANTONINO GAZZARA. La regolamentazione e la distinzione tra rapporto associativo e di lavoro vengono tutelate da questa legge in modo differenziato, facendo venire meno la consolidata tendenza a ritenere assorbente il rapporto associativo. Per tale motivo invito i colleghi ad approvare questo emendamento soppressivo dell'articolo 2 che è assolutamente inutile.
SALVATORE CHERCHI. Signor Presidente, le chiedo di disporre il controllo delle tessere prima della votazione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ciascuno voti per sé!
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.25.
ANTONINO GAZZARA. Presidente, per il miglioramento del testo ci pare importante che la parola «conduzione» sia sostituita con il termine «amministrazione». Si legge, infatti, che «i soci lavoratori concorrono alla gestione dell'impresa partecipando alla formazione degli organi sociali, alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa». Credo che con il termine «conduzione» si voglia intendere «amministrazione» dell'impresa, ma la maggioranza rifiuta il cambio di terminologia che non è solo formale, ma fortemente sostanziale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.29.
ANTONINO GAZZARA. Ripeto lo stesso ragionamento di poco fa. Con questo emendamento propongo di aggiungere alla lettera b) del comma 2 le parole «e gestionali», altrimenti, non si comprende il senso della costruzione logica del discorso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.37.
ANTONINO GAZZARA. Presidente, non si può parlare di destinazione di risorse; noi proponiamo di fare riferimento al reimpiego di utili o al reperimento di risorse. «Destinazione» è un vocabolo tanto generico da risultare inutile.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.40.
ANTONINO GAZZARA. Presidente, risulta fortemente strano che nella tutela del socio di lavoro si pensi a qualificare solo le attività professionali - che, come tali, non sono tutte quelle di lavoro - e non si pensi di aggiungere anche la tutela delle attività di lavoro. È questo il senso del mio emendamento 1.40.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.42.
ANTONINO GAZZARA. Presidente, occorre aggiungere le parole «dalla cooperativa» , altrimenti il senso della frase non risulta neppure quello voluto dalla maggioranza perché la lettera d) del comma 2 recita: «mettono a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività svolta». Se non si precisa dalla cooperativa, non si comprende davvero a chi ci si riferisca.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.44.
ANTONINO GAZZARA. Signor Presidente, il comma 3 contraddice previsioni successive. Infatti, esso dispone che «il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un ulteriore e distinto rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in
qualsiasi altra forma», mentre in altra disposizione si prevede che sia la cooperativa, insieme con i soci, a regolamentare le modalità e la modularità dell'instaurazione del rapporto di lavoro. Per tale ragione noi proponiamo la soppressione del comma 3, che determinerà molte difficoltà in sede di applicazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
ANTONIO SAIA. Gramazio!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Covre 1.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 1.9.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, desidero sottolineare come, attraverso questo provvedimento, si regolamentino i rapporti di lavoro. In particolare, il comma 3 prevede che il rapporto di lavoro può essere stabilito «in forma subordinata o autonoma». Con riferimento alle cooperative, «in forma autonoma» cosa vuol dire?
MAURO MICHIELON. Proprio perché non è chiaro il significato del termine «autonoma» con riferimento ad una cooperativa, abbiamo presentato un emendamento che aggiunge espressamente le parole «con autonomia di gestione e con propria organizzazione di impresa». Questo è l'unico modo per dare un senso ad un rapporto di lavoro in forma autonoma riferito ad una cooperativa: se è autonomo il rapporto di lavoro, deve essere autonoma anche la gestione e la propria organizzazione di impresa. Senza tale precisazione questo provvedimento sarebbe una finzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Teresio Delfino, che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per esprimere la mia adesione all'emendamento Michielon 1.9. Esso esprime chiaramente le diverse articolazioni del rapporto di lavoro che si possono configurare all'interno di una cooperativa. Credo che tali
elementi rafforzino in modo molto esplicito e chiaro le valutazioni che ho già svolto in sede di discussione sulle linee generali sottolineando le specificità e le peculiarità dell'esperienza cooperativa, che non possono essere compresse da una previsione normativa che indubbiamente nuoce alla flessibilità ed alla capacità di dare risposte, sia sul piano del lavoro sia su quello della soluzione di problematiche sociali, di larga parte della nostra cooperazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Ho chiesto la parola perché resti agli atti il mio punto di vista sulla questione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
ANTONINO GAZZARA. Presidente, intervengo solo per fare alcune precisazioni che restino agli atti, come ha detto il collega Soda.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.47.
ANTONINO GAZZARA. L'emendamento 1.47 è la prosecuzione logica del discorso fatto poco fa: è nell'ottica dell'impostazione della maggioranza, per la quale il rapporto ulteriore lo stabilisce il socio insieme con la cooperativa; mentre il comma 3 dell'articolo 1 prevede che sia il socio lavoratore di cooperativa a stabilire le modalità del rapporto di lavoro.
prevede che la cooperativa coordina la modularità del rapporto di lavoro con il socio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 1.48.
MAURO MICHIELON. Credo che chi ha predisposto questo testo non si sia reso conto di ciò che scriveva. Dico questo perché ritengo che non si possa prevedere: «il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un ulteriore e distinto rapporto di lavoro (...)».
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gazzara 1.58.
ANTONINO GAZZARA. Signor Presidente, è veramente singolare che una norma di legge preveda che si applichino ad una determinata fattispecie tutti gli effetti di natura fiscale e previdenziale e tutti gli altri effetti giuridici, rispettivamente previsti dalla presente legge o da altre leggi o da qualsiasi altra fonte, «in quanto compatibili con la posizione del socio lavoratore», come se questa fosse al di fuori di ogni altra regolamentazione. Se mi consente, anche questo è allarmante. Possiamo non usare quel vocabolo, però tale inciso in una norma di legge dovrebbe essere soppresso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Effettivamente con questa formulazione non aiuteremo i magistrati a risolvere il contenzioso che dovesse crearsi successivamente. Ha ragione il collega Gazzara: non si può inserire l'inciso «in quanto compatibili con la posizione del socio lavoratore», perché esso lascia spazio per un'ampia discrezionalità interpretativa ed applicativa della normativa da parte degli organi che saranno chiamati a dirimere, in qualsiasi sede, le controversie che dovessero sorgere tra il socio della cooperativa in quanto tale e la cooperativa medesima o con il socio lavoratore che dovesse differenziarsi dalla sua posizione di socio della cooperativa, agendo contro quest'ultima per rivendicare e tutelare i propri diritti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Taborelli 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 1.10.
MAURO MICHIELON. Presidente, vorrei far notare ai colleghi come la cooperativa si caratterizzi per l'esistenza dell'assemblea dei soci, in seno alla quale questi ultimi deliberano gli indirizzi della cooperativa stessa.
il consenso dell'assemblea dei soci a maggioranza stabilita nel relativo statuto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Viale. Ne ha facoltà.
EUGENIO VIALE. Signor Presidente, mi ricollego al mio intervento precedente e faccio notare che l'emendamento in esame, presentato dal gruppo della Lega nord, che fa parte della Casa delle libertà, si colloca nell'ambito di una giusta interpretazione del concetto di libera impresa: si lascia infatti alla cooperativa, in quanto impresa formata da soci lavoratori, la decisione al proprio interno su come distribuire gli utili che vengono formati attraverso il lavoro dei soci lavoratori. Quindi, in qualche modo, si mantiene valido il principio di libertà d'impresa e di lavoro, che è stabilito dalla nostra Costituzione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
MAURO GUERRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO GUERRA. Signor Presidente, richiamo la sua attenzione sul quarto settore, penultima fila (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Dispongo che i deputati segretari compiano gli opportuni accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
ANTONINO LO PRESTI. Presidente, legga il risultato!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
ANTONIO SAIA. Presidente, guardi nei settori del centrodestra!
PRESIDENTE. Onorevole Saia, io guardo ma ho anche chiesto ai deputati segretari di compiere i dovuti accertamenti: mi avvalgo della loro preziosa collaborazione!
Il commento critico è sulla forma e sulla sostanza. Per quanto riguarda la forma, dobbiamo rilevare, ancora una volta, come allo scadere della legislatura questa maggioranza voglia a tutti i costi, a colpi di maggioranza, far passare un provvedimento che snatura letteralmente l'idea di cooperativa all'interno del nostro paese, non tenendo assolutamente presente la posizione espressa dall'opposizione in questi mesi di lavoro in Commissione e sapendo che, oltre tutto, parecchi deputati della sinistra hanno avuto forti dubbi sull'opportunità di portare avanti in questo modo il provvedimento in esame.
In merito alla sostanza, dobbiamo dire che non abbiamo ostilità preconcette nei confronti del sistema cooperativistico, che invece riteniamo possa essere un pilastro importante per il rilancio economico del nostro paese e far parte integrante della sua imprenditorialità.
Quello che non ci piace è l'approccio improprio alla logica della cooperazione da parte del Governo e della sua maggioranza. Le cooperative sono imprese come tutte le altre, fino al momento in cui non hanno trattamenti privilegiati, naturalmente a partire da quello fiscale, che è uno dei più importanti. Se non sono imprese come tutte le altre, allora dovrebbero avere un trattamento separato, diviso. All'interno della cooperativa distinguiamo due forme di lavoro, quella del socio lavoratore e quella del dipendente non socio. Dal nostro punto di vista, il socio lavoratore dovrebbe costituire la spina dorsale del sistema cooperativistico: i soci lavoratori dovrebbero essere la regola, la stragrande maggioranza. Invece ci stiamo portando in una situazione diametralmente opposta, cioè quella in cui il non socio, il dipendente sta prevaricando in numero e, molte volte, anche in compiti il socio lavoratore. Il dipendente, a nostro avviso, dovrebbe essere un momento della cooperativa, soprattutto in particolari periodi dell'anno o sotto particolari richieste o sollecitazioni del mercato. Contrariamente, la sua figura in pratica non dovrebbe esistere, se non - ripetiamo - come fatto eccezionale. Succede, invece, che in questa legge non solo si definisca una serie di provvedimenti a
Condividiamo la parte della sicurezza di questo provvedimento, in quanto essa deve garantire tutti, imprenditori e dipendenti. Su questo non c'è dubbio, ma tutti i vincoli che vengono dati dalle condizioni retributive, dalle posizioni pensionistica ed assicurativa non li condividiamo affatto. Il socio lavoratore è un imprenditore e come tale deve partecipare con flessibilità agli utili e, naturalmente, in alcuni casi anche alle perdite di un'impresa. Questo fa parte del rischio.
Toccherò invece alcuni punti che dimostrano il contrario all'interno di questa legge. Intanto prevediamo, come prima cosa, l'applicazione dello statuto dei lavoratori per i lavoratori subordinati. Ciò proprio per sottolineare come questa figura debba essere importante all'interno della cooperazione. Diciamo che anche tutte le compatibilità dello statuto dei lavoratori con le figure degli autonomi debbano essere messe a fuoco. Diamo così il diritto di attività sindacale che, all'interno di un'impresa fatta di imprenditori, teoricamente non dovrebbe neppure esistere.
Per ciò che riguarda il trattamento economico, definiamo che quello del lavoratore subordinato non può essere inferiore a quello minimo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Stabiliamo che per il lavoratore autonomo i compensi debbano essere quelli medi in uso per lo stesso tipo di attività lavorativa. Togliamo, quindi, tutta quella flessibilità che dovrebbe garantire un miglior funzionamento, senza snaturare l'attività cooperativistica.
Per quanto riguarda invece la parte previdenziale e assicurativa, si applica la disciplina prevista per il tipo di lavoro subordinato instaurato, considerato il trattamento economico come reddito da lavoro dipendente.
Esistono ancora due punti, a nostro avviso, particolarmente critici: l'aver fissato la competenza del giudice ordinario per le controversie inerenti il rapporto associativo e la competenza funzionale del giudice del lavoro per le controversie inerenti il rapporto di lavoro del socio; per le controversie sul rapporto di lavoro si applicano invece le procedure di conciliazione arbitrali rituali previste in materia di pubblico impiego, dalla quale mi sembra che qui siamo molto distanti.
In ultimo, si sancisce che le cooperative con soci lavoratori devono definire un regolamento che, a pena di nullità, non potrà prevedere clausole peggiorative rispetto al contratto nazionale di lavoro. Quindi, se la cooperativa non sarà in condizioni economiche di avere utili, avrà delle perdite perché tutti i dipendenti, compreso il socio lavoratore, hanno diritto ad uno stipendio che non è possibile toccare.
Questa legge ci sembra inutile, perché non valorizza nel modo assoluto la vera cooperazione, così come ci sembra che gli emendamenti da noi presentati non daranno benefici perché constatiamo una grande rigidità nelle file della maggioranza nel recepire le nostre proposte. Di conseguenza fin da ora ci poniamo in una posizione molto critica e faremo il possibile perché il provvedimento non sia portato a compimento.
Non è un mistero che una fetta consistente del nostro sistema di cooperazione in verità mascheri ben altro: un'attività aziendale di tipo ordinario che, tuttavia, si trova ad operare in condizioni
Il fatto è che il centrosinistra sa bene che questa è probabilmente l'ultima occasione, per molti anni a venire, nella quale avrà una maggioranza in Parlamento, mentre nel paese non l'ha mai avuta, e allora cerca di portare a casa una sorta di legislazione domestica in una materia che sta particolarmente a cuore ai partiti di sinistra, certo non per ragioni ideologiche o sentimentali. Credo che non sia un mistero per nessuno il fatto che le imprese che beneficiano dello status di cooperative, quindi dei benefici che ne derivano, afferiscano in buona parte alla lega delle cooperative. Credo che non sia un mistero neppure il fatto che la lega delle cooperative abbia uno stretto rapporto di fiancheggiamento con alcuni partiti della sinistra: l'aveva in passato con l'allora partito comunista, lo mantiene ora con le formazioni che dal partito comunista sono derivate. Ovviamente non vorrei essere frainteso, parlo di rapporti politici ed economici assolutamente leciti.
Il fatto è che il sistema cooperativo sta perdendo le caratteristiche sue proprie, com'è dimostrato da questa legge; lo testimonia, se non altro, il modo in cui è inquadrata la figura del socio lavoratore che nei sistemi cooperativistici non dovrebbe costituire l'eccezione - come oggi avviene - ma al contrario la regola. La figura del dipendente non socio oggi largamente prevalente, sarebbe dovuta servire solamente a coprire esigenze particolari; in ogni caso il socio lavoratore non dovrebbe essere, in un sistema cooperativo coerente con lo spirito originario di questo istituto, un dipendente mascherato, al contrario dovrebbe essere una figura di tipo imprenditoriale, un imprenditore anomalo, ma con tutte le caratteristiche proprie della figura stessa a cominciare dalla diretta partecipazione agli utili o alle perdite dell'azienda. Tutto questo sulla base della flessibilità, non delle rigidità contrattuali, retributive, previdenziali ed anche in ordine alla conservazione del posto di lavoro che la legge prevede a tutela del dipendente.
Questa legge, come dimostra l'analisi dei singoli emendamenti, va in una direzione esattamente opposta: da qui la conferma che si tratta di una legge volta a conservare l'esistente, quindi i privilegi, gli abusi, le distorsioni del mercato e della concorrenza. Questo Parlamento non ha il dovere di fare regali di fine legislatura alla maggioranza uscente! Per questo voteremo una serie di emendamenti volti ad attenuare, se non ad eliminare, queste caratteristiche improprie della legge, fermo restando che riterremmo preferibile che le Camere riprendano l'argomento nella prossima legislatura, con maggiore serenità e con uno spirito completamente diverso. Grazie.
Dunque, se qualche modifica deve essere apportata, come ha riconosciuto lo stesso relatore in Commissione quando ha sostenuto che molti emendamenti presentati sono condivisibili, non capisco per quale motivo oggi si tronchi ogni possibilità di confronto con l'opposizione. Lo stesso sottosegretario Piloni ha dichiarato che «il provvedimento sarebbe da perfezionare, tuttavia, se decidessimo di intervenire ulteriormente sulle modifiche apportate dal Senato, ci infileremmo in quella zona grigia richiamata poc'anzi, che porterebbe alla chiusura della legislatura senza una legge che regoli la materia». Domando: è giusto varare una legge che regoli la materia in modo così impreciso o non è piuttosto giusto varare una legge che contribuisca seriamente alla risoluzione dei problemi esistenti, cioè i rapporti tra i soci lavoratori e la cooperativa e la loro valenza nell'ambito dello sviluppo della cooperazione in generale?
Il provvedimento, come hanno riconosciuto i colleghi che mi hanno preceduto, solo formalmente regola il rapporto di lavoro del socio lavoratore, perché in realtà è un'altra greppia che limita la libertà di impresa e mortifica l'autonomia imprenditoriale della società cooperativa.
L'articolo 1, per esempio, rappresenta un vero e proprio attentato al principio associativo che caratterizza il rapporto cooperativistico. Nella formulazione di questo articolo, infatti, non si è tenuto conto assolutamente del portato giurisprudenziale finora maturato.
Il tempo a mia disposizione non è molto e quindi dovrò limitarmi a richiamare l'attenzione dei colleghi su alcuni punti cruciali del provvedimento in esame che a mio avviso devono essere modificati e sui quali, comunque, interverremo nella prossima legislatura, nel momento in cui avremo la possibilità di gestire, da maggioranza, il Governo del paese.
Mi riferisco in particolare all'articolo 3, che è una norma ingannatrice. Tale articolo regola il trattamento economico del socio lavoratore. Il principio ispiratore dovrebbe essere il rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro da parte delle cooperative; in realtà, leggendo attentamente il testo, ci si rende conto che non è così. Quando si afferma infatti che le società cooperative sono tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento economico complessivo (dietro questa parola si nasconde il trucco!), non si risolve il problema del rispetto integrale del contratto collettivo di lavoro, come invece avviene da parte di quelle cooperative che partecipano con le carte in regola a tutte le gare di appalto che si svolgono nel nostro paese e che danno ai propri lavoratori il trattamento economico legittimo, giustificato e congruo previsto dalla normativa contrattuale.
Nel trattamento economico complessivo a cui fa riferimento l'articolo 3 si nasconde la possibilità per certe cooperative di comprendere nell'emolumento pagato al socio lavoratore determinate voci, che non sono riconducibili allo stipendio previsto dal minimo contrattuale o dal livello contrattuale ma sono riferibili ad indennità diverse che, pur cumulandosi e diventando trattamento economico complessivo, sfuggono a due tipi di controlli. In primo luogo, queste voci sfuggono alla contribuzione (vedremo che refluenze avrà questa norma sul successivo articolo 4, recante disposizioni in materia previdenziale). Inoltre, si consente alle piccole cooperative di presentarsi formalmente in
Ecco perché saranno svantaggiate le cooperative che pagheranno e pagano i loro lavoratori rispettando il contratto collettivo di lavoro nonché i lavoratori di quelle cooperative, che avranno un trattamento economico complessivo diverso, forse superiore ma nella sostanza assolutamente sganciato dal trattamento previsto dal contratto. Ciò avrà gravi riflessi sull'applicabilità degli articoli 35 e 36 dello statuto dei lavoratori, che prevedono l'obbligo per tutti i soggetti che partecipano o acquisiscono lavori da parte delle pubbliche amministrazioni (le cooperative lavorano in massima parte con le pubbliche amministrazioni) di applicare integralmente i contratti collettivi di lavoro. Questo è a mio avviso un aspetto gravissimo, che non rende giustizia agli interessi dei lavoratori e di quel sistema cooperativistico che è già in regola da molti anni sotto questo profilo.
Ciò che ho detto a proposito del trattamento economico del lavoratore di cui all'articolo 3 ha un riflesso immediato sulla previsione dell'articolo 4 (abbiamo presentato numerosi emendamenti al fine di modificare anche questa norma), che reca disposizioni in materia previdenziale. Anzitutto, è prevista una delega al Governo per l'emanazione di principi direttivi in materia di equiparazione della contribuzione previdenziale e assistenziale dei soci lavoratori a quella dei lavoratori dipendenti da impresa. La necessità di questa delega, in realtà, marca la differenziazione dei trattamenti economici che in sede pensionistica verranno perequati, nonostante le differenti retribuzioni che esisteranno nei fatti e che si ripercuoteranno a danno del sistema previdenziale. Alcune cooperative caricheranno sulle retribuzioni dei loro lavoratori una determinata quota di contributi ed altre caricheranno sulla fittizia retribuzione dei soci lavoratori una quota sicuramente inferiore. Queste quote, poi, verranno perequate (perché così prevede la norma) e il danno sarà pagato dall'intero sistema previdenziale. Per questo chiediamo che l'articolo in questione sia modificato.
Voglio inoltre svolgere alcuni brevi considerazioni sulla confusione che crea l'articolo 5 a proposito delle competenze giurisdizionali assolutamente diverse e non coordinate in materia di conflitto o di patologia del rapporto di lavoro. Abbiamo tre competenze giurisdizionali diverse, con tre differenti ipotesi di conciliazione e arbitrato. Non credo che in futuro questo gioverà al sistema nel suo complesso.
Vi è, infine, l'articolo 7. Si riscontra un eccesso di deleghe attribuite al Governo a proposito della vigilanza in materia di cooperazione. Sono previste deleghe specifiche, che di fatto spoglieranno il Parlamento del potere, che gli spetta, di intervenire su questa materia. Queste deleghe hanno il sapore di un «effetto annuncio» e in realtà stravolgeranno tutto il sistema: consentire infatti al Governo di dare agli amministratori e agli impiegati consigli per migliorare la gestione della democrazia cooperativa e di intervenire financo nel campo della verifica mutualistica delle società cooperative significa, di fatto, snaturare il provvedimento nel suo complesso.
Sono questi i motivi, signor Presidente, per i quali abbiamo presentato emendamenti che a nostro avviso sono essenziali per modificare in modo corretto e più aderente alla realtà del sistema cooperativistico il provvedimento in esame. Nel corso della discussione cercheremo di illustrare i nostri emendamenti per spiegarne il contenuto e le finalità.
L'onorevole Lo Presti ha analizzato analiticamente le distorsioni di questo provvedimento; io mi limiterò semplicemente ad analizzare gli elementi di originalità della figura del socio lavoratore da un punto di vista generale.
La società cooperativa si distingue dalle altre società per lo scopo mutualistico. Nelle cooperative di lavoro lo scopo mutualistico è quello di ricercare vantaggi a favore dei soci attraverso lo svolgimento di un'attività economica. Nelle cooperative sociali - che sono quelle nelle quali il principio mutualistico è particolarmente presente - lo scopo è indicato nell'articolo 1 della legge n. 381 del 1991. Ecco perché la motivazione è fondamentale per un socio di cooperativa sociale: non ci sono solo lavoro e soldi, ma realizzazione di scopo mutualistico attraverso il lavoro; ecco perché gli amministratori, nella relazione al bilancio, devono indicare i criteri seguiti nella gestione sociale per il perseguimento dello scopo mutualistico statutario.
Il lavoro del socio di una cooperativa, svolto in conformità alle previsioni del patto sociale e alle finalità istituzionali della società, non si può ridurre allo schema del rapporto di lavoro subordinato, sia perché costituisce l'adempimento del contratto di società, oggetto del quale è proprio l'esercizio in comune dell'impresa societaria per scopo mutualistico, sia perché non è riconducibile a due distinti centri d'interesse.
Esiste una serie di elementi che determinano l'originalità del socio lavoratore e lo contraddistingue sia dal lavoro subordinato che dal lavoro autonomo. In primo luogo, vi è l'ammissione alla cooperativa con delibera del consiglio di amministrazione e non l'assunzione; in secondo luogo, vi è l'esclusione e non il licenziamento; in terzo luogo, manca un diritto alla retribuzione: il socio dà un apporto lavorativo come forma di apporto sociale e riceve una partecipazione agli utili in proporzione all'attività prestata. Nei regolamenti vi sono diverse forme di regolazione della remunerazione: riferimento al contratto collettivo nazionale di lavoro e disciplina completamente originale; inoltre, i soci non vengono computati per istituti giuridici (tutela reale obbligatoria; disabili e così via); vi sono poi vincoli o prescrizioni di comportamento, ma la fonte non è la subordinazione bensì l'autoregolamentazione. E ancora, vi è partecipazione al capitale sociale con conseguente acquisizione di partecipazione alla vita sociale con voto nelle assemblee. Infine, vi è il potere di ispezione al libro soci; libro assemblee e libro consiglio di amministrazione.
Tuttavia, una recente tendenza porta a parificare la figura del socio a quella del lavoratore dipendente, estendendo alla prima istituti giuridici tipici della seconda: mobilità, fondo di garanzia, indennità di disoccupazione, contratto di formazione lavoro, contratto part-time, competenza processuale. Ma se è necessaria un'estensione, allora significa che le due figure non sono identiche!
Sulla base di queste premesse, è difficile da comprendere la scelta dell'attuale legislatore attraverso l'atto Camera n. 7570, che vuole necessariamente creare un rapporto di lavoro autonomo o subordinato accanto a quello associativo. Com'è possibile che la stessa persona nello stesso tempo decida e subisca una determinazione? Quale dipendente può visionare la contabilità dell'azienda? Quale dipendente può scegliere il suo capo? Come può partecipare alla realizzazione dello scopo mutualistico se deve subire le decisioni altrui? Il disegno di legge n. 7570 parla di due rapporti paralleli: quello associativo e quello lavorativo, che può essere subordinato, parasubordinato, o autonomo o in qualsiasi altra forma idonea a raggiungere lo scopo sociale. C'è quindi un'evidente contraddizione: la figura del socio lavoratore è una figura unica e originale, che
Il disegno di legge n. 7570 toglie poi alle cooperative la capacità di autogestirsi. In base all'articolo 1 è concesso stabilire l'organizzazione del lavoro dei soci in base ad un regolamento interno; tuttavia, gli articoli successivi impongono buona parte del contenuto organizzativo. L'articolo 2 determina i diritti individuali e collettivi identificabili in quelli dello statuto dei lavoratori. L'articolo 3 stabilisce il trattamento economico, che non può essere inferiore al minimo delle contrattazioni collettive nazionali del settore e, comunque, ogni ulteriore maggiorazione deve essere conferita con le modalità indicate nel secondo comma. In base all'articolo 6, ogni regolamento deve contenere ben sei obblighi, specificati nelle lettere sottoindicate, dalla a) alla f). Resta da chiedersi che forma di autonomia rimanga ad ogni cooperativa, posto che i cardini del regolamento sono già contenuti nella legge.
La possibilità di avvalersi di collaborazioni coordinate e continuative è comunque la scappatoia per chi vuole aggirare le garanzie che il nuovo disegno di legge n. 7570 impone e che ingesseranno chi vuole continuare a fare vera cooperazione, valorizzando il lavoro e l'iniziativa dei soci.
E allora, ci si deve domandare per quale ragione ci sia tanta fretta di approvare questo disegno di legge; l'unico risultato concreto che si otterrà sarà quello di far entrare i sindacati nelle cooperative, campo a tutt'oggi per loro inaccessibile (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Noi siamo molto critici, addirittura contrari a questo provvedimento, confortati dall'autorevole opinione di settori importanti della cooperazione. Siamo contrari, perché non ci convince il tentativo di disciplinare la figura del socio lavoratore di cooperativa di lavoro e non ci convince in particolare la distinzione fra rapporto associativo e rapporto di lavoro subordinato. Naturalmente, la nostra opposizione non significa opposizione al sistema della cooperazione; anzi, noi riteniamo che il mondo della cooperazione sia un'istituzione fondamentale, un architrave fondamentale del nostro sistema economico e la nostra opposizione a questo provvedimento va proprio nel senso di cercare di tutelare la specificità del rapporto di cooperazione. Invece notiamo che, per la sinistra, la cooperativa è un'impresa come tutte le altre, dove il lavoro dipendente può essere tranquillamente
Il socio lavoratore, in un'impresa cooperativa, dovrebbe essere la regola e non l'eccezione; il lavoratore dipendente dovrebbe essere un'eccezione e dovrebbe servire a fronteggiare le esigenze in momenti particolari della vita della cooperativa. Abbiamo visto invece che con questo provvedimento il socio lavoratore dipendente diventa una condizione prevalente e questo serve per andare incontro alle esigenze di un certo tipo di cooperazione. È inutile nascondersi dietro un dito: esiste un settore importante della cooperazione legato alla sinistra, la lega delle cooperative, che ormai ha una struttura tale per cui è difficile distinguerla da un'impresa normale e che ha bisogno di provvedimenti del genere per potenziare e tutelare la sua configurazione definitiva, dimostrando così l'esistenza di un malcelato conflitto di interessi che lega questo settore economico alla sinistra.
Noi siamo contrari al disegno di legge in esame perché il socio lavoratore diventa sostanzialmente un dipendente mascherato, come è stato autorevolmente ricordato da tanti colleghi che mi hanno preceduto, mentre per noi il socio di una cooperativa è un imprenditore, magari anomalo, e in quanto imprenditore non può essere soggetto a tutte quelle rigidità concernenti il rapporto di lavoro subordinato. Se è un imprenditore, deve poter contare su tutta una serie di flessibilità ed accedere alla compartecipazione con il connesso rischio di impresa; occorre pertanto stabilire un collegamento tra la figura dell'imprenditore e il rischio d'impresa.
A nostro giudizio sarebbe stata necessaria una legge che andasse nella direzione opposta, mentre nel provvedimento al nostro esame si cerca di dare un'impronta operaistica alla cooperazione; noi crediamo che l'impronta imprenditoriale della cooperazione debba essere mantenuta e rafforzata, ma in questo la sinistra ha dimostrato ancora una volta di avere una concezione dirigistica e burocratica della politica economica, una concezione che ha introdotto in questa legislatura tutta una serie di rigidità che poi si ripercuotono negativamente sulla possibilità di creare sviluppo e nuova occupazione.
Per questo motivo voteremo a favore di tutti gli emendamenti presentati dalla Casa delle libertà e dichiariamo fin d'ora voto contrario sul complesso del provvedimento.
Devo anche dire che la figura del socio lavoratore da questa proposta di legge viene schiacciata troppo rispetto a quella del lavoratore dipendente, che svolge un ruolo diverso. Questa norma non può essere applicata alla situazione di un socio della cooperativa, perché quest'ultimo è
Nonostante alcune soluzioni positive presenti nel provvedimento, esso tarpa sicuramente le ali alla capacità delle imprese cooperative di creare nuova occupazione. Il Polo delle libertà ha presentato una serie di emendamenti su cui ci confronteremo, ma che non crediamo possano modificare nella sua struttura la legge, che è già compromessa in quanto non garantisce al socio lavoratore la necessaria dignità ed autonomia. Pertanto noi voteremo gli emendamenti e cercheremo, per quanto possibile, di modificare almeno in parte l'impianto del provvedimento, su cui manteniamo una posizione critica. Ricordo a me stesso e ai colleghi che per quarant'anni mi sono occupato di cooperative di credito e quindi so quale debba essere la posizione del socio, sia lavoratore sia non lavoratore, di una cooperativa, che è un imprenditore e che, dunque, dovrebbe avere una dignità diversa rispetto agli altri lavoratori e dovrebbe essere protagonista della propria cooperativa e del proprio futuro.
La nostra Costituzione, all'articolo 41, afferma che l'iniziativa economica privata è libera ed il nostro codice civile definisce l'imprenditore come colui che esercita un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Nel nostro ordinamento vi è, quindi, un principio generale di libertà di impresa, un principio generale di libero mercato e dunque di libera concorrenza. Vi è pertanto un'attività di impresa che affronta autonomamente il mercato e la concorrenza e che si sviluppa, cercando in tutti i modi di affinare e di migliorare la propria attività produttiva o di scambio, e in quest'ottica si raggiunge lo scopo ultimo del miglioramento della società e del reddito prodotto per tutta la società.
In questa ottica di impresa, in Italia è tutelata l'impresa cooperativa in quanto piccola impresa che rispecchia questi principi di rischio e di libera concorrenza e in cui i soci lavoratori sono nello stesso tempo imprenditori di se stessi e lavoratori. I soci lavoratori dell'impresa cooperativa, quindi, sono degli imprenditori, affrontano anch'essi il mercato, partecipano ai rischi dell'impresa cooperativa, hanno dal mercato, se sono capaci, un giusto riconoscimento, migliorano la loro attività affrontando la concorrenza e perfezionando le loro prestazioni, migliorano le loro retribuzioni se producono bene, se lavorano bene, se hanno abilità e coraggio. Attraverso questo modo cooperativistico di affrontare il mercato, si sviluppa l'economia in un paese.
Con il progetto di legge in esame, invece, si vuole abolire questo meccanismo di impresa cooperativistica, si vuole abolire la spinta ideale che hanno i soci lavoratori di una cooperativa, perché si vuole garantire qualcosa che, in un libero mercato, non può essere garantito. Si vuole far sì che i soci lavoratori diventino in realtà dei lavoratori dipendenti. Ma allora, lo si dica chiaramente. Si dica chiaramente che la cooperativa non è più un'impresa fatta da soci lavoratori e nello stesso tempo imprenditori ma che diventa anch'essa un'impresa che ha semplicemente dei dipendenti. Ma in quell'impresa chi sarà allora l'imprenditore? Sarà forse lo Stato? Perché questa, colleghi, è la vera filosofia di fondo dell'articolato al nostro esame. Quello che si vuole applicare è un principio garantista, un principio dirigista, un principio statalista e, io dico, anche un principio comunista. In questo articolato vi è chiaramente un principio comunista teso a garantire, in qualche modo, una retribuzione che non si sa a chi spetti garantire. Se, infatti, siamo di fronte ad imprese che lavorano nel mercato e che devono, quindi, operare bene per poter
In questo disegno di legge, quindi, cari colleghi, vengono espressi veramente principi di sinistra, comunisti che vanno contro il sistema liberale che noi invece vogliamo propugnare in Italia.
Per tutti i motivi esposti, noi siamo fondamentalmente contrari a questo progetto di legge, perché va contro l'interesse della collettività e contro lo sviluppo e la modernizzazione della nostra società. Cercheremo, pertanto, in tutti i modi, attraverso i nostri emendamenti, di attenuare quanto meno l'effetto negativo che esso avrà su tutta l'economia, soprattutto cooperativistica. Aggiungo un'altra considerazione: se verrà approvato questo disegno di legge, la gran parte delle cooperative, cioè quelle piccole, scomparirà e non avrà più possibilità di esistere; si avrà quindi un ulteriore effetto negativo nell'economia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
C'è in atto da tempo da parte della sinistra - e questa legge ne è l'ulteriore dimostrazione - la tendenza a un approccio improprio alla logica della cooperazione. La prassi che si va instaurando è, infatti, quella che le cooperative altro non siano che imprese come tutte le altre e che si debbano comportare nella stessa logica, trovandosi però, rispetto alle altre aziende, a godere di un trattamento privilegiato sotto mille punti di vista, a partire da quelli fiscali. Ma non c'è nessuna ragione perché sia così, anzi questa è una distorsione da sanare al più presto: se si tratta di aziende come le altre, non si capisce perché si debbano turbare i mercati e i corretti rapporti di concorrenza favorendo così smaccatamente le cooperative. Se ci sono alterazioni, se ci sono questioni che debbono essere esaminate dalla magistratura al riguardo, noi auspichiamo che la magistratura indaghi su queste forme velate o meno con la stessa forza, con la stessa capacità e con la stessa virulenza che ha dimostrato in altre circostanze (e tutti ci capiamo).
Il fatto che esista una parte significativa del nostro sistema cooperativistico strettamente legata alla sinistra non giustifica che si diano privilegi sul mercato ad aziende che si comportano come tali a tutti gli effetti. È proprio quello che, invece, si vorrebbe continuare a fare anche con questa legge. A fronte di questi comportamenti, chi parla tanto e spesso e con enfasi di conflitto di interessi farebbe bene a fare una riflessione approfondita. Gli interessi intervengono nei processi politici in modo più o meno mediato, più o meno trasparente. Ciò che deve preoccupare non è l'esistenza degli interessi, è il fatto che essi intervengano in modo non trasparente, non dichiarato, e nei momenti e nei meccanismi decisionali.
Il fatto che il sistema cooperativistico stia perdendo caratteristiche sue proprie è dimostrato, fra l'altro, proprio da questa legge. Intanto, è necessario premettere che il socio lavoratore, nei sistemi cooperativistici, non dovrebbe essere l'eccezione, come oggi avviene, ma, al contrario, la regola. La figura del dipendente non socio, che doveva servire soltanto a fronteggiare esigenze particolari, oggi è diventata ormai
Questa è una legge inutile, che non cambia le cose e che non valorizza la cooperazione vera; è anche una legge che introduce elementi di disomogeneità e di confusione nell'ordinamento nel momento in cui introduce numerose novità nell'assetto societario delle cooperative, mentre il Parlamento stava discutendo della riforma societaria.
Cari colleghi, la maggioranza uscente ha la spiacevole caratteristica di dimenticare spesso un principio fondamentale della tecnica legislativa ovvero che le leggi devono essere pensate erga omnes. Le legislazioni particolari, per premiare o punire qualcuno, non fanno parte dello stato di diritto ma dei totalitarismi antichi e moderni (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). La scritta «La legge è uguale per tutti» che campeggia nelle aule dei tribunali alle spalle della corte non è un elemento decorativo, posto lì per abbellire la discutibile estetica dei nostri uffici giudiziari, ma un altissimo richiamo ad un principi fondanti del nostro sistema giuridico-legislativo.
Il centrosinistra, invece, tende a fabbricare delle leggi su misura di esigenze particolari per favorire forse qualche cooperativa e al Senato - ben più clamorosamente - per colpire, con il pretesto del conflitto di interessi, il leader dell'attuale opposizione. Ed allora, a proposito di quest'ultimo argomento, chi parla di conflitto di interessi con tanta enfasi farebbe bene a fare una riflessione approfondita su questa legge.
Come ho già avuto modo di dire, gli interessi intervengono nei processi politici in modo più o meno mediato, ma è necessario che intervengano in modo trasparente. Ora, in queste condizioni, il nostro voto contrario che fin d'ora annuncio è naturalmente scontato.
Colleghi, abbiamo presentato una serie di emendamenti che daranno la possibilità di rendere certamente più equa questa normativa e, in sostanza, più libero e più equo il mondo del lavoro, al fine di tornare ad una vera cooperazione basata sulla mutualità e sul localismo per combattere rendite di posizione, che sul mercato non hanno alcuna giustificazione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
I colleghi che mi hanno preceduto hanno già avuto modo di chiarire i motivi della contrarietà su questo provvedimento. È evidente che non è possibile - come più volte è stato detto in passato - fare i finti liberisti quando fa comodo mantenendo,
Il discorso del socio lavoratore nelle cooperative è estremamente serio ed importante perché una cosa è se il socio lavoratore mantiene questa sua peculiarità (e quindi per definizione è un lavoratore, come originariamente lo era nelle piccole cooperative, in cui fisicamente lavora ed è anche socio partecipando quindi a tutti gli effetti, al rischio imprenditoriale della cooperativa), ma se il socio lavoratore, in base a questo provvedimento, viene trasformato in un dipendente vero e proprio, non si capiscono le ragioni di questa modifica e soprattutto perché dovrebbero continuare ad esistere le cooperative sia nella configurazione attualmente prevista sia in quella originaria.
In qualsiasi tipo di attività, lavoratori e soci sono due figure del tutto diverse; anche in una visione più moderna dell'attività lavorativa, che non pone più una divisione netta tra la classe lavoratrice in senso stretto, il proletariato di una volta, e l'imprenditore - che un tempo si poteva identificare solo con il grande capitale, mentre oggi ha una valenza molto più ampia -, per un corretto funzionamento aziendale le due posizioni devono essere assolutamente distinte. Chi lavora ricevendo uno stipendio in cambio della prestazione che offre rappresenta una categoria; chi, invece, rischia il proprio denaro nella propria attività, ne rappresenta un'altra. Le due figure non devono essere necessariamente in contrapposizione, nel senso che le aziende funzionano bene grazie alla collaborazione di tutte le parti sociali che le compongono, ma la distinzione dei ruoli deve essere assolutamente chiara.
Al di là di questo criterio ovvio di funzionamento delle aziende, si devono sottolineare le ragioni politiche che sottendono a questa volontà politica della sinistra di condurre in porto avanti il provvedimento. Bisogna ricordare l'inizio storico delle cooperative che si svilupparono soprattutto nei primi anni del dopoguerra rispondendo effettivamente a ragioni obiettive. Esse nacquero in tutta Italia, ma soprattutto nel centro Italia e, in particolare, in Emilia Romagna e in Toscana, per rispondere ad un'obiettiva difficoltà di lavoro.
Non tutte le regioni in quegli anni erano sviluppate come quelle del nord Italia e come alcune province in particolare; in molte province italiane la via per risolvere il problema del lavoro, della disoccupazione e della volontà di ricostruzione è passata anche attraverso il discorso delle cooperative. È un fenomeno che deve essere sicuramente considerato con rispetto e studiato con attenzione perché rappresenta un modello estremamente interessante che, all'inizio, aveva certamente una ragione di esistere ben giustificata.
Negli anni le cose sono cambiate e le cooperative hanno subito via via una connotazione di tipo politico, tant'è che oggi parliamo di cooperative rosse, bianche o legate ad una serie di altri movimenti; alcune di esse si sono molto rafforzate nel corso degli anni ed hanno coinciso con il modello di sviluppo che alcune regioni italiane hanno seguito.
Non è un caso che oggi, quando si parla di cooperative, ci si riferisca soprattutto a quelle dell'Emilia Romagna e, in subordine, della Toscana e di altre regioni dell'Italia centrale.
Questo provvedimento ha un sapore strettamente politico nel senso che, a fine legislatura, a poche settimane dalle elezioni e con la volontà - come più volte è accaduto in questi mesi - di recuperare il più possibile voti tra l'elettorato considerato amico, vuole essere un regalo soprattutto ad alcune tipologie di cooperative, in particolare a quelle rosse. Come molti di voi avranno notato, vi sono altre cooperative che si sono schierate in maniera decisamente contraria a questo disegno di legge. Pertanto, oltre ad essere un intervento dal sapore puramente elettoralistico, non rispecchia neanche l'esatta composizione politica della maggioranza uscente, ma questo è un loro problema.
Non ha senso approvare un provvedimento del genere perché la cooperativa è nata con le motivazioni che dicevo e per
Oggi esistono cooperative che fatturano decine di migliaia di miliardi e che, pertanto, sono una realtà ben diversa da ciò che era, per esempio, la cooperativa degli scarriolanti impiegata nella realizzazione degli argini del Po negli anni cinquanta. Sono realtà molto diverse che, di fatto, fanno concorrenza in molti settori ad aziende di tipo tradizionale dove, storicamente, l'imprenditore ha investito il proprio denaro e ha sviluppato la propria attività.
Se oggi dovessimo fare una riforma effettiva del mondo cooperativo, forse sarebbero altri gli aspetti da considerare. Dovremmo verificare, ad esempio, se abbia ancora senso avere cooperative come quelle odierne, soprattutto quando superano certe dimensioni; dovremmo verificare se abbia ancora senso riconoscere vantaggi fiscali e di contribuzione per i dipendenti delle cooperative quando queste abbiano strutture esattamente uguali a quelle delle aziende industriali tradizionali, con gli equivalenti di consigli di amministrazione, amministratori delegati, direttori generali, che percepiscono stipendi assolutamente equivalenti a quelli delle pari posizioni in aziende tradizionali.
Forse è questo che andrebbe rivisto piuttosto che procedere ad un intervento di stampo centralista e statalista per garantire non si capisce bene che cosa; bisognerebbe chiarire anche questo punto. La maggioranza uscente, probabilmente non rientrante, in questi anni ha tentato, probabilmente non riuscendoci, di fare chiarezza sui principi del libero mercato; o si è liberisti o non lo si è, ma non si può pretendere di avere i vantaggi del liberismo e le garanzie dello statalismo, soprattutto alle spalle di altri.
Chiarisco il mio discorso precisando che, in questi anni, molte cooperative hanno approfittato di ciò che la legge concedeva loro e, nella sostanza, hanno fatto una concorrenza sleale ad aziende operanti negli stessi settori che, invece, dovevano rispettare, relativamente ai contratti di lavoro e agli oneri contributivi, i costi tradizionali di un'azienda normale; vi sono moltissime aziende cooperative che si sono sviluppate tantissimo grazie a questa facilità di concorrenza dovuta al minor costo del lavoro. Ricordo che quest'ultimo è dovuto solo in parte allo stipendio più basso (esso ormai è uguale agli altri) perché principalmente deriva dalla riduzione dei contributi, anche qui con un atto illegittimo perché la minore contribuzione pagata dai soci delle cooperative alla fine viene coperta dalla fiscalità generale e, in un certo senso, anche dalla contribuzione regolare pagata dai lavoratori e dai dipendenti delle imprese tradizionali.
Anziché mettere mano a questi aspetti, riordinando il settore e verificando le cooperative vere e quelle false, si è seguita la strada di mantenere le cose come stanno, peggiorandole con un provvedimento di questo tipo.
Dicevo prima che le cooperative sono soprattutto un fenomeno localmente ben individuato; infatti, ne esistono in tutte le province italiane, ma mentre nelle province lombarde il fenomeno cooperativo è marginale da un punto di vista percentuale, in alcune regioni del centro le cooperative sono assolutamente prevalenti dal punto di vista del movimento economico che realizzano. Non ci si deve nascondere che esse rappresentano ormai una sorta di modo globale di impostare la società, tant'è che in alcune province italiane, se non si ha la tessera del partito o del sindacato giusto, se non si è iscritti alla cooperativa giusta, difficilmente si trovano il lavoro, la casa ed una serie di altre cose. Basta fare scelte giuste e tutto va a posto.
Apro una parentesi significativa perché in questa sede, oltre ai grandi discorsi di principio, qualche volta si dovrebbe restare più aderenti alla realtà. Per esperienza diretta conosco esempi di aziende che operavano, tra l'altro, in Emilia Romagna svolgendo un tipo di lavoro caratterizzato da una manodopera preponderante; la scelta aziendale è stata di appoggiarsi ad alcune cooperative ma, involontariamente, è stata compiuta la scelta sbagliata proprio nell'individuazione della cooperativa. Da quel momento, ogni giorno tali aziende hanno subito la visita del sindacato, della ASL, dell'ufficio competente per la sicurezza del lavoro, eccetera. Hanno chiesto le ragioni di tutto ciò: hanno mantenuto gli stessi lavoratori ma li hanno semplicemente fatti diventare soci di un'altra cooperativa e da quel momento, pur svolgendo lo stesso lavoro e nello stesso ambiente, immediatamente tutto si è messo a posto e non hanno avuto alcun problema con nessun organo di controllo statale. Se il sistema è questo, vale a dire quello di sostituire con la cooperativa quella che dovrebbe essere la libera impresa e la libertà individuale del cittadino di fare impresa, è evidente che tutto ciò non potrà andare bene. Non può andare bene per i cittadini che abitano in queste province che non possono fare scelte libere e devono iscriversi comunque in maniera obbligata ad una serie di associazioni, cooperative, sindacati eccetera. Tutto ciò non è giusto soprattutto nei confronti delle aziende «normali»!
Vorrei ora evidenziare il fatto che alla fine, come si può imparare in qualsiasi corso di economia, l'economia per definizione è un gioco a somma zero: vi è qualcuno che guadagna e qualcuno che perde! Se si predispongono leggi o interventi in base ai quali in maniera coatta una serie di associazioni, di imprese e in questo caso di cooperative vengono artificiosamente mantenute in vita con privilegi di carattere fiscale, contributivo o altro, è evidente che c'è qualcun altro che pagherà, negli stessi settori della fiscalità e della contribuzione, anche la quota che non pagano quelle cooperative.
Essendo un rappresentante del partito della Lega nord Padania, rappresento soprattutto gli interessi delle regioni che esprimono questo movimento. In questo momento penso però di rappresentare anche tutti quei territori nei quali esistono realtà libere di impresa: rappresentando queste realtà, devo dire che quella che è contenuta nel provvedimento è una previsione non condivisibile! Non si comprende infatti perché vi debbano essere, da una parte, regioni come quella da cui provengo dove chi investe soldi propri per fare impresa lo fa completamente a proprio rischio e pericolo (senza alcuna copertura di alcun tipo da parte dello Stato e dove, se le cose vanno male, l'investitore perde tutti i soldi che ha impiegato, dove si devono pagare le contribuzioni e la tassazione fino all'ultima lira e dove si pagano i contributi con tre giorni di ritardo per un problema di cassa mentre lo Stato raddoppia i contributi come mora); e, dall'altra parte, regioni dove ci sono persone che, essendo ufficialmente «giustificate» da leggi dello Stato, possono pagare meno contributi, avere garanzie, con la conseguenza che magari alla fine si farà una legge (in realtà non si farà più, perché questo Governo non vi sarà più) in base alla quale, se le cooperative avranno un buco di bilancio, lo Stato interverrà per coprirlo, come è stato fatto negli ultimi mesi rispetto ad altre realtà!
Al di là del singolo provvedimento che va a coprire una questione particolare del mondo cooperativo, è evidente che sono queste le cose che dovrebbero essere rimeditate. Devo dire con molta tranquillità intellettuale che sostengo tale punto di vista non per negare un fenomeno che è stato importantissimo in molte regioni dove trenta o quarant'anni fa vi era la povertà vera (vi era infatti della gente che faceva fatica a tirare fino alla fine del mese) e nelle quali questo fenomeno ha rappresentato sicuramente un modo importante per uscire da quella situazione; sostengo tale punto di vista non per rinnegare un modello che di per sé potrebbe anche essere studiato nei suoi
Ritengo soprattutto che si dovrebbe fare un po' di chiarezza, finalmente, nel mondo imprenditoriale in senso generale e che si dovrebbe, finalmente, al di là delle parole, far diventare questo paese un paese libero e uguale per tutti, nel quale tutti i cittadini possano avere la certezza del diritto, di pagare il giusto e di ricevere il giusto per quello che pagano! Intendo riferirmi quindi ad un paese nel quale finalmente non vi siano più delle persone che, grazie alle leggi dello Stato, possano vivere nel privilegio a danno di chi invece, con onestà e impegno, ogni giorno si guadagna il pane quotidiano creando valore aggiunto per tutta la collettività nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia - Congratulazioni).
Un contratto del genere, quindi, risolve il problema che, a quanto pare, la maggioranza pensa che si debba risolvere in modo rigido con una normativa nazionale, in barba alla cosiddetta sussidiarietà del cosiddetto federalismo che con colpi di maggioranza ci hanno imposto in quest'aula. Ebbene, nell'articolo che ho appena citato del contratto fra le cooperative e la società Inalca si precisa che i soci lavoratori (quelli di cui stiamo parlando), cioè i soci che per noi sono imprenditori, per i quali deve essere applicato il contratto nazionale di lavoro, sono soltanto quelli ad attività prestativa presso il sito, in modo tale che le cooperative, che sanno questo, possono provvedere a mettere sul sito dei lavoratori dipendenti anziché dei soci lavoratori, che noi chiameremo imprenditori. In altre parole c'è flessibilità, poiché si sa che, in base al contratto, si
Ecco, quindi, colleghi, che è l'esistenza stessa sul campo, in una grande azienda, di contratti come quello che ho appena citato a dimostrare l'inutilità e la pericolosità della normativa che si vorrebbe approvare: inutilità perché si dimostra che questo contratto molto dettagliato è perfettamente in grado di risolvere i problemi che la normativa vorrebbe affrontare a livello nazionale una volta per tutte; pericolosità perché i contratti, per loro stessa natura, sono flessibili, privatistici, devono applicarsi alle situazioni di tempo e di luogo in cui vengono pensati ed in cui dovranno poi essere applicati. Viceversa, una normativa nazionale rappresenta una corazza di rigidità, un'ingessatura insopportabile, la quale porterebbe come conseguenza che le cooperative manterrebbero tutti i vantaggi, sicuramente a nostro avviso eccessivi, che gli vengono riconosciuti dalla normativa in vigore, ma non sarebbero in grado di offrire quella flessibilità che la nuova economia della globalizzazione richiede, pena l'ulteriore arretramento del paese rispetto ai già bassi livelli di concorrenzialità e produttività a cui cinque anni di Governo della sinistra l'hanno condannato.
Per tali ragioni, siamo radicalmente contrari alla normativa in esame e sottolineiamo che gli stessi sindacati, approvando contratti come quello che ho citato in quest'aula, hanno dimostrato che la maggioranza, che vuole imporci questa normativa, non fa un buon servizio né alle aziende né all'economia né, alla lunga, agli stessi sindacati ai quali si appoggia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Vi è, allora, qualcosa che non funziona: riteniamo, infatti, che, per la revisione della legislazione in materia cooperativistica, ci si dovrebbe muovere con lo strumento della legge-quadro, quindi con una riforma organica della cooperazione, nell'ambito della quale anche il tema in questione della posizione del socio lavoratore
Riteniamo quindi che la disciplina contenuta nel provvedimento in esame sia assolutamente inadeguata e che il socio lavoratore contribuisca alla formazione del capitale sociale e partecipi alla gestione dell'impresa in tutte le sue forme, incluso il rischio di impresa e i risultati economici. Non può quindi trovare meccanicamente applicazione lo statuto dei lavoratori, perché ciò determinerebbe sicuramente una disparità tra i soci della cooperazione. Anche i vincoli rispetto alla costituzione dei rapporti, che devono essere liberamente pattuiti all'interno della cooperativa tra i soci nella forma di lavoro subordinato o di lavoro autonomo (oppure in qualsiasi altra forma, compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionali), non permettono un'applicazione tout court dello statuto dei lavoratori.
Su questi aspetti sarebbe stata necessaria una riflessione più approfondita e, d'intesa con le centrali cooperative, si sarebbe dovuti addivenire ad una proposta su cui vi fosse l'assenso del mondo della cooperazione. Poiché ciò non è avvenuto, mi domando perché si voglia accelerare l'approvazione del provvedimento in esame, che non va nella direzione di dare una risposta puntuale e precisa ai problemi della cooperazione.
L'introduzione di forme specifiche di esercizio dei diritti sindacali è un altro aspetto che avrebbe dovuto essere valutato più attentamente.
In conclusione, il provvedimento in esame non approfondisce né valuta adeguatamente gli aspetti che ho evidenziato. Sono queste le ragioni che ci inducono a giudicare improvvida l'azione della maggioranza. Devo dire che ci sconcerta l'atteggiamento del Partito popolare, che ha una grande tradizione e una grande presenza nella cooperazione bianca. Ci auguriamo quindi che l'Assemblea valuti attentamente gli aspetti che ho sottolineato e non approvi il provvedimento in esame.
L'opposizione ritiene che il provvedimento in esame dovrebbe essere bloccato; sono scesi in campo gli integralisti, i pasdaran della cooperazione e l'opposizione, legittimamente, ne cavalca la tigre. Gli integralisti sono contrari a questo provvedimento in nome dell'intangibilità di una visione utopistica di un sistema cooperativo idealizzato che non c'è e che esiste solo nelle loro visioni teoriche.
Difendere la cooperazione che non c'è danneggia gravemente quella esistente, che lavora e produce reddito, occupazione e sviluppo.
Detto questo, che dire della legge? È perfetta? Certamente no. Si poteva fare di più e di meglio? Certamente sì. D'altra parte un testo migliore c'era ed era frutto di un lavoro apprezzabile di concertazione. Era il testo originario del Governo Prodi, del ministro Treu, che il Senato dopo molti, troppi anni di maturazione - non parliamo di accelerazione, per favore, poiché sono cinque anni che questo provvedimento è in discussione e cinquant'anni che la cooperazione lo aspetta - ha largamente e imprevedibilmente modificato quel testo.
Ma in politica, e soprattutto nell'azione di Governo, è indispensabile cercare il consenso sul concreto possibile e questo testo - ed è ciò che conta - è un primo passo utile sul terreno del realismo, è il frutto della ostinata ricerca di un punto di equilibrio fra l'esercizio dei diritti di tutela dei lavoratori, alla quale non vogliamo né possiamo rinunciare e non rinunceremo mai, e la filosofia dell'impresa cooperativa fondata sulla mutualità, che è parte del nostro codice genetico.
Vogliamo eliminare il far west legislativo. Il testo potrà essere perfezionato dopo la prima fase di applicazione sul campo. Chi si oppone al provvedimento in quest'aula, in nome della tutela dell'impresa cooperativa, qualora sciaguratamente - per me - dovesse andare al Governo e in coerenza stretta con il comportamento seguito nella XII e nella XIII legislatura, si appresta semplicemente a liquidare la cooperazione come sistema di impresa, relegandola nell'angolo della marginalità, nella riserva indiana dell'assistenzialismo.
A chi si oppone al provvedimento fuori dalle aule parlamentari, a chi lo fa in nome della ricerca di migliori equilibri per la cooperazione, dico che ha ragione, ma si chieda se domani avrà la possibilità reale di ottenere una soluzione migliore e se oggi sia più conveniente il vuoto normativo, il deserto legislativo, a meno che non si condivida una visione residuale e subalterna della cooperazione, ma questa è una storia che affronteremo in un'altra occasione.
Questo provvedimento può essere emblematicamente messo in parallelo con quello sulla cosiddetta parità scolastica. Entrambi sono certamente primi passi, forse insufficienti, anzi sicuramente insufficienti, ma passi in avanti che il primo mezzo secolo di Governi della Repubblica non ha potuto, voluto o saputo affrontare. Noi lo abbiamo fatto e ci assumiamo la responsabilità di governare anche quando questo fardello è pesante (Applausi dei deputati del gruppo Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ascoltando il dibattito che si è svolto finora, quello al nostro esame sembrerebbe un testo frutto di improvvisazione e di totale incapacità di rispondere ai problemi della cooperazione; invece, come sanno bene i componenti della Commissione lavoro, che hanno esaminato attentamente il testo che è venuto dal Senato, questo provvedimento è frutto di un lungo lavoro, svolto nel corso di questi mesi sia in Commissione, sia nell'aula del Senato. Con tale provvedimento si è cercato di trovare un punto di intesa su una questione che è oggetto di un forte contenzioso e di forti difficoltà non solo di interpretazione dal punto di vista economico e giuridico, ma nelle stesse aule dei tribunali e nell'ambito del contenzioso fra i lavoratori e le imprese.
Il punto di equilibrio era quello di cercare, da una parte, una capacità di tutela della specificità dell'impresa cooperativa, che c'è, è riconosciuta dalla Costituzione e dalle leggi di questo Stato, perché nell'impresa cooperativa vi è un valore che va salvaguardato. Dall'altra, vi era la tutela dei diritti dei lavoratori, di
Noi abbiamo trovato questo punto di equilibrio che dovrebbe essere riconosciuto da tutto il Parlamento; è un punto di equilibrio a cui abbiamo lavorato con intensità e penso che questa legislatura non dovrebbe compiere l'errore, dopo tanti anni di lavoro, di non risolvere questo problema. L'unico modo per farlo, fermo restando che il testo potrebbe essere perfezionato, è di approvarlo perché solo così siamo certi che possa diventare legge. Dobbiamo impegnarci in questo senso sia per le imprese cooperative sia per i lavoratori e i soci lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
La sorpresa aumenta quando il relatore dichiara in sede di Comitato dei nove di condividere alcuni emendamenti ma di non poter esprimere parere positivo perché il testo non è modificabile e quando il Governo dichiara con serenità che il testo sarebbe perfezionabile ma il minor danno consiste nel portarlo avanti così com'è. A questo punto è chiaro che il compito dell'opposizione è davvero duro ed è per questo che ci opponiamo cercando di spiegare i nostri emendamenti e le ragioni della nostra opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Avverto che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno chiesto la votazione nominale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 439
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 235).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara 1.12. Ne ha facoltà.
Ecco perché chiediamo che venga soppresso il primo comma dell'articolo 1.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 233).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Per quanto riguarda l'emendamento in esame, si propone di sostituire il comma 1, in quanto si fa riferimento solamente ai soci lavoratori di cooperative e non si spiega cosa sia una cooperativa; infatti, riteniamo che proprio all'articolo 1, comma 1, si debba spiegare bene cosa sia una cooperativa e precisare la distinzione tra socio lavoratore e cooperativa.
Inoltre, vorrei dire al relatore che all'articolo 1, si fa riferimento ad un regolamento, ma non si precisa a quale articolo dello stesso. Il nostro emendamento va nella direzione di una maggior comprensione del testo e di un apporto costruttivo; a tal fine, abbiamo precisato il
Infine, vorrei aggiungere che la Commissione lavoro della Camera non è stata messa in grado di apportare una sola modifica al disegno di legge; si tratta, infatti, di un provvedimento blindato che ci è pervenuto il 29 gennaio 2001 dal Senato e che deve essere approvato così com'è anche se si tratta di un testo pessimo che nega le motivazioni per le quali sarebbe dovuto nascere.
Occorre verificare (lo scopo dell'emendamento è proprio questo) se nella disciplina concreta dell'atto costitutivo e dello statuto sociale - che in questo caso verrebbe inserita nel più ampio contesto del regolamento previsto dall'articolo 6 - le stesse prestazioni, anche se non coincidenti con i fini istituzionali, costituiscano prestazioni accessorie richieste nell'ambito del rapporto societario per realizzare - come afferma la legge - il buon funzionamento della cooperativa e dell'ente.
Dunque, l'emendamento in esame non ha alcuno scopo ostruzionistico o demolitore: esso è assolutamente corretto dal punto di vista giuridico e dell'armonizzazione delle varie norme che regolano la complessa materia. Esso è sostanzialmente anticipatore del contenuto del regolamento previsto all'articolo 6.
Per i motivi esposti, preannuncio il nostro voto favorevole sull'emendamento in esame e invito tutti i colleghi a meditare sull'opportunità di rimediare, fin da questo momento, alle discrasie e alle storture di un provvedimento, quale quello in esame, che contestiamo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Covre 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 233).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Per queste motivazioni invito i colleghi ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Covre 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 451
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 235).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Sono convinto di ciò che dico, sono sereno e so già che il relatore adesso sosterrà che non è vero, che è chiaro ed esplicito. Se così fosse - e non credo - non servirebbe neanche l'intervento. La realtà è diversa, perché bisogna capire se le persone svantaggiate che fanno parte di una cooperativa possano scegliere di diventare soci lavoratori subordinati di una cooperativa. Ritengo che lavorare con soggetti che abbiano avuto percorsi sociali difficili (ex alcolisti, ex tossicodipendenti, malati psichiatrici) sia già difficile; questi, se potessero diventare soci lavoratori subordinati, dovrebbero sottoporsi anche ad alcune regole, quali l'orario di lavoro e cose del genere. Non chiediamo a queste persone cose che non tutti possono fare. Cerchiamo di renderci conto che le cooperative di tipo B sono nate per riuscire ad inserire questi soggetti svantaggiati. Ritengo che l'applicazione di questa normativa alle cooperative di tipo B sarebbe negativa e letale. Poiché non è prevista in alcun articolo l'esclusione precisa delle cooperative di tipo B, non si può vivere di interpretazioni.
Invito pertanto tutti i soggetti che hanno a cuore le cooperative di tipo B a votare a favore di questo emendamento, teso ad eliminare qualunque tipo di confusione. Vi ricordo che l'INPS non interpreta, l'INPS legge le disposizioni normative letteralmente. Il vero rischio è che, una volta approvata questa normativa, dalla mattina alla sera alle cooperative di tipo B venga richiesta da parte dell'INPS la documentazione relativa alle prestazioni previdenziali.
L'emendamento in questione (ha ragione il collega Michielon) è teso ad impedire una anomalia che si potrebbe verificare nel momento in cui dovessero sorgere dubbi interpretativi in ordine alla portata del primo comma dell'articolo 1. Lasciando immodificato il primo comma dell'articolo 1, a nostro avviso si infliggerebbe
I colleghi del Partito popolare dovrebbero saperlo ma fanno finta di non capire, nascondono la testa come gli struzzi e vanno al seguito di questa maggioranza che sta stravolgendo ogni cosa.
Con questo emendamento si tenta di porre rimedio e tutelare i principi fondamentali del sistema del volontariato, che altrimenti da una norma di tal fatta risulterebbero gravemente pregiudicati; vi sarebbero infatti posizioni di soci lavoratori che evidentemente dovrebbero soggiacere a tutta una serie di normative che finirebbero con lo snaturale e sminuire la portata stessa della loro attività di volontariato.
Pertanto, questo emendamento confermerebbe, in termini espliciti, chiari e senza possibilità di fraintendimento, la volontà del Parlamento - apprezzo le parole del relatore - e direbbe una parola definitiva su tale questione.
Non possiamo correre in alcun modo il rischio di veder sottratta o, in qualche misura, lesa la disciplina particolare per i soci lavoratori svantaggiati, come previsto dalla normativa n. 381. Non capisco perché, davanti ad un emendamento che chiaramente si rifà al principio generale secondo il quale la legge ubi voluit dixit, non si voglia accogliere un emendamento che è di assoluto buonsenso.
Ciò detto preannuncio il mio voto favorevole su tale emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 454
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 222
Hanno votato no 232).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Prego i deputati segretari di procedere al controllo delle tessere (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 222).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 222).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 224).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 426
Maggioranza 214
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 227).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 231).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 229).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 434
Astenuti 3
Maggioranza 218
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 228).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 436
Astenuti 3
Maggioranza 219
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 228).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
La previsione della «forma autonoma» serve a giustificare il rapporto di lavoro subordinato ma, in realtà, se chi opera all'interno della cooperativa in forma autonoma non avesse autonomia di gestione ed una propria organizzazione d'impresa, l'autonomia sarebbe virtuale e non reale.
Invito i colleghi di buonsenso a votare a favore del mio emendamento 1.9.
L'emendamento Michielon 1.9 va nella direzione di mantenere la flessibilità finora esistente, rispetto alla quale, lo ribadisco, noi riteniamo si debba approntare un quadro normativo nuovo che, però, non è quello contenuto nel provvedimento proposto dalla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Quando si parla di rapporto di lavoro autonomo, si fa indubbiamente riferimento alla disciplina dei rapporti di lavoro coordinati e continuativi che non trasformano il lavoratore in imprenditore, come è previsto nell'emendamento in esame; si fa tuttavia riferimento alla fattispecie tipica, che è anche disciplinata dal codice di procedura civile in tema di competenza del giudice del lavoro in materia di rapporto di lavoro subordinato e di rapporto di lavoro autonomo! Il che non significa che vi è una trasformazione del rapporto di lavoro in esercizio di attività di impresa.
La dizione del comma 3 dell'articolo 1 è la seguente: «(...) un ulteriore e distinto rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale (...)», che quindi vengono distinti dai rapporti di collaborazione subordinata e autonoma di per se stessa intesa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 228
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Con il mio emendamento 1.47 proponiamo di sostituire la parola «stabilisce» con la parola «propone», per poi condizionare tutto al regolamento che la cooperativa, di concerto con il socio, stabilirà di adottare. Il comma 3 invece fa riferimento ad un socio che stabilisce le modalità del rapporto di lavoro; in seguito si
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 229
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Cosa vuol dire tale previsione? Che oggi vi è una cooperativa che ha certi equilibri, mentre domani, dopo l'approvazione del disegno di legge in esame, essa cooperativa potrà essere stravolta, perché la maggioranza dei soci potrebbero decidere di diventare soci lavoratori subordinati! Questo evidentemente potrebbe evidentemente incidere pesantemente sull'assetto della cooperativa.
Che cosa prevediamo con il nostro emendamento 1.48? Prevediamo di sostituire le parole «con la propria adesione o successivamente» con la parola «contestualmente». Signori della maggioranza, avanziamo questa proposta perché la normativa in esame l'avete fatta per le grosse cooperative, che sono imprese! Ed essa metterà in difficoltà le piccole cooperative, quelle con 15 persone! Questo è il dramma che vogliamo sottolineare: con questo disegno di legge non si è cercato di colpire la falsa cooperazione, ma si stanno rinforzando solamente le grosse imprese cooperative! Se qualcuno vuole sapere che cosa sia la falsa cooperazione, dovrebbe andare a vedere le cooperative con un certo numero di soci!
Ripeto: non credo sia possibile che le cooperative dall'oggi al domani si vedano stravolgere i propri equilibri perché qualcuno si è posto il problema che una persona, dopo dieci anni che aderisce ad una cooperativa, tutto ad un tratto decide di diventare socio lavoratore subordinato! Credo che ciò sarà possibile dopo l'approvazione di questo disegno di legge! Per questi motivi, invito tutti i colleghi a votare a favore del nostro emendamento 1.48.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 446
Votanti 442
Astenuti 4
Maggioranza 222
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 232.
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
Evidentemente questo inciso aggraverebbe la confusione nella fase applicativa della normativa, che già di per sé è abbastanza astrusa e, per certi versi, incomprensibile.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gazzara 1.58, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 224.
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 440
Votanti 437
Astenuti 3
Maggioranza 219
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 233.
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Credo sia estremamente singolare, proprio per la configurazione della cooperativa, che un socio lavoratore possa stabilire, con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore e distinto rapporto di lavoro in forma subordinata. Con il nostro emendamento, quindi, prevediamo che per l'instaurazione del rapporto associativo in forma subordinata sia necessario
Sostanzialmente, con la disposizione che proponiamo di inserire sarebbero i soci della cooperativa stessa a stabilire la maggioranza necessaria per esprimere il consenso all'instaurazione del rapporto associativo in forma subordinata. Questo è il massimo della democrazia per qualsiasi assemblea.
Invito pertanto i colleghi ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento perché prevedere che dall'oggi al domani alcuni soci lavoratori possano trasformarsi in soci lavoratori subordinati - perciò maggiormente tutelati - è la negazione del concetto stesso di cooperazione.
L'emendamento in esame, quindi, deve essere approvato, perché lascia autonomia alle imprese cooperative nella gestione al proprio interno della suddivisione degli utili: non si applica, invece, il principio dirigista e statalista che influisce su tutto l'articolato in esame, nel quale si riflettono principi che contrastano con il sistema liberale, che invece è quello vincente nel mondo. Voglio solo ricordare che, nei paesi dell'est, dove si sono voluti applicare i principi dirigisti di uguaglianza e mancanza di iniziativa privata, alla fine si è arrivati al disastro economico: vogliamo arrivare anche in Italia a questi risultati? No, vogliamo avere lo sviluppo, l'autonomia, la libertà di mercato che l'attuale maggioranza cerca di impedire (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). In tutti i modi, quindi, cercheremo di contrastare questo disegno ed il provvedimento in esame, tentando, attraverso emendamenti come quello in esame, di attenuare l'orientamento negativo e dirigista dell'articolato in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 446
Votanti 443
Astenuti 3
Maggioranza 222
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 231.
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
(Segue la votazione).
Colleghi, per cortesia!
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 452
Votanti 439
Astenuti 13
Maggioranza 220
Hanno votato sì 228
Hanno votato no 211.
(La Camera approva - Vedi votazioni).


