Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 870 dell'1/3/2001
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(Importazione di concentrato di pomodoro)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Marinacci n. 2-02916 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).
L'onorevole Marinacci ha facoltà di illustrarla.

NICANDRO MARINACCI. Signor Presidente, signor sottosegretario, illustrerò la mia interpellanza per favorire un momento di riflessione su una risposta che tante persone aspettano e che tante categorie auspicano sia molto diversa rispetto a quanto è successo recentemente a Bari.
In Italia, come sappiamo, il comparto del trasformato del pomodoro è un segmento molto rilevante nel panorama della trasformazione agroindustriale e, di certo,


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il più importante nell'ambito dei prodotti ortofrutticoli trasformati. Di conseguenza, la coltivazione del pomodoro incide in modo determinante sull'economia agricola e dell'indotto collegato di alcune regioni del nostro paese, tra le quali la Puglia, la Campania ed altre regioni meridionali e della pianura Padana.
A causa di elevate importazioni selvagge di prodotto semilavorato dalla Cina sotto forma di triplo concentrato di pomodoro, si sta verificando una profonda crisi del mercato del prodotto nazionale che sta investendo le aziende di trasformazione, ma che certamente nella prossima stagione si rifletterà negativamente anche sui produttori agricoli già profondamente segnati dai tanti problemi connessi alla scarsa attività di controllo e di tutela dei prodotti di interesse alimentare importati nel nostro paese dai paesi extraeuropei.
Signor sottosegretario, le ricordo che per primo affrontai in quest'aula il discorso della frode sull'olio importato da paesi extraeuropei e naturalizzato come olio italiano e sui mosti importati sempre da paesi extraeuropei, in base a normative europee cui qualche suo collega sosteneva che ci si dovesse comunque adeguare, anche se l'argomentazione mi lascia alquanto perplesso.
L'ultimo sequestro è avvenuto, come tutti sanno, il 10 febbraio scorso da parte della Guardia di finanza nel porto di Bari ed ha riguardato 112 tonnellate di triplo concentrato di pomodoro avariato. Si è accertato che si trattava di pomodoro semilavorato di pessima qualità, pagato al di sotto dei prezzi applicati dal mercato mondiale e senza alcuna garanzia di tracciabilità del prodotto. Queste importazioni sono consentite in modo subdolo sfruttando il meccanismo delle importazioni temporanee in esenzione di dazi; ciò offre la possibilità ad alcuni operatori senza scrupoli di rifornirsi di concentrato di pomodoro a bassissimo costo che, adeguatamente rilavorato, viene immesso sul mercato come prodotto tipicamente italiano, eludendo in tal modo una serie di prescrizioni di controllo cui è soggetta la produzione italiana. È inutile che poi il ministro per le politiche agricole e forestali ci dica di vietare i prodotti transgenici quando da tutto il mondo riceviamo soltanto prodotti di scarsa qualità.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero ha facoltà di rispondere.

MAURO FABRIS, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero. Signor Presidente, in relazione all'interpellanza appena illustrata dall'onorevole Marinacci, vorrei fare presente quanto segue.
Il traffico di «perfezionamento attivo» (così viene definita la materia oggetto dell'interpellanza) è disciplinato dal codice doganale comunitario; si fa riferimento ai regolamenti comunitari n. 2913 del 1992 e n. 2454 del 1993, che prevedono il ricorso al suddetto regime quando non si rechi pregiudizio agli interessi dei produttori dell'Unione.
Le domande di temporanea importazione, come previsto dal testo unico delle leggi doganali (articolo 221), vengono esaminate da un apposito comitato consultivo, istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero, composto dai rappresentanti di tutte le amministrazioni economiche, delle confederazioni e delle associazioni di categoria interessate, per l'ottenimento del preventivo parere obbligatorio.
Nel valutare ogni singola operazione, il comitato consultivo, anche in base alle indicazioni fornite dal Ministero per le politiche agricole e forestali, ha assunto fino ad oggi una posizione che definirei di giusto equilibrio in quanto occorre tenere conto - di ciò si discute in seno al comitato che in più occasioni ho avuto l'onere e l'onore di presiedere - sia degli interessi dei produttori agricoli sia di quelli dei trasformatori industriali, negando o limitando quantitativamente il ricorso al regime di temporanea importazione.


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Più precisamente, anche per fornire alcuni dati, faccio presente che nel periodo gennaio 2000-gennaio 2001, su una richiesta complessiva di tonnellate 168.700 di concentrato di pomodoro, il comitato ha autorizzato il ricorso al traffico di temporanea importazione soltanto per tonnellate 78.960.
Il regime di «perfezionamento attivo» presuppone la riesportazione dei prodotti compensatori ottenuti. Nell'eventualità di mancata riesportazione del prodotto temporaneamente importato e lavorato, l'immissione in libera pratica (cioè sul mercato interno) di tale prodotto può essere effettuata soltanto previa autorizzazione delle autorità doganali, con l'applicazione di dazi nella misura prevista dalla tariffa doganale ed il pagamento di interessi compensativi, in base al disposto della citata regolamentazione comunitaria.
Per quanto attiene alla possibilità di frodi, delle quali l'onorevole Marinacci ha illustrato casi precedenti, o di aggiramento delle normative vigenti in materia sanitaria, nelle ipotesi di mancata riesportazione di prodotti soggetti al regime di perfezionamento attivo, le merci in questione devono essere «scortate» dal relativo nulla osta sanitario, per una migliore tutela dei consumatori nazionali, quale presupposto per gli ulteriori adempimenti.
Pertanto, l'eventuale immissione in libera pratica (cioè sul mercato) delle merci importate o dei prodotti compensatori, ottenuti dalla lavorazione autorizzata dal comitato per le temporanee importazioni, è soggetta al pagamento dei dazi, degli interessi compensativi e di altri diritti doganali e ad assidui e capillari controlli predisposti dall'autorità doganale, tali da assicurare la verifica del corretto funzionamento del regime.
In relazione alla disciplina sanitaria vigente sull'importazione di prodotti alimentari provenienti da paesi terzi, faccio rilevare che essi sono sottoposti a stretta vigilanza sanitaria al momento dell'ingresso sul territorio italiano. Una volta nazionalizzati, essi vengono assoggettati dalle aziende sanitarie locali agli stessi controlli igienico-sanitari a cui sono assoggettati i prodotti italiani, ovviamente nell'ambito della normale attività di controllo ufficiale sugli alimenti.
Per quanto riguarda il fatto specifico riportato dagli onorevoli interpellanti relativo all'operazione avvenuta a Bari il 10 febbraio scorso, il Ministero della sanità segnala che, sulla base della documentazione pervenuta dall'ufficio di sanità marittima ed aerea di Bari, la merce risultava proveniente da un paese comunitario, per l'esattezza dalla Grecia.
Nel caso la stessa merce provenisse da un paese extracomunitario, l'ingresso sul territorio italiano sarebbe avvenuto con il nulla osta dell'autorità sanitaria greca. Trattandosi di merce di provenienza comunitaria (e quindi già sottoposta a controllo sanitario all'origine), essa era destinata al commercio sul territorio nazionale, salvo sospetti o segnalazioni da parte del sistema di allerta comunitario.
Nel corso di una normale attività di controllo a fini fiscali la Guardia di finanza del porto di Bari, constatato lo stato di estremo deterioramento della merce (contenuta in fusti senza coperchio), ha provveduto a segnalare il fatto all'Ufficio di sanità marittima e aerea di Bari che, dopo aver analizzato tre campioni della suddetta merce, ha provveduto a sporgere denuncia alla procura della Repubblica presso il tribunale di Bari, mentre l'Ufficio di sanità marittima sta provvedendo ad emettere un provvedimento formale di respingimento della merce.
Il dipartimento alimenti, nutrizione e sanità pubblica veterinaria del Ministero della sanità valuterà quindi l'opportunità di informare la Commissione europea dei fatti accaduti a Bari.
Per quanto riguarda la richiesta avanzata dagli onorevoli interpellanti circa l'opportunità di sospendere il traffico di perfezionamento attivo o, in alternativa, di elevare i dazi previsti in caso di nazionalizzazione del prodotto, si osserva che i regimi in questione - come per tutte le altre questioni che attengono alle importazioni in ambito comunitario - sono disciplinati da normative comunitarie e


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quindi sfuggono alla competenza nazionale. Chi le risponde, onorevole collega, ha più volte dovuto manifestare sul punto l'impossibilità da parte delle autorità nazionali di poter intervenire su materie come queste o analoghe.
In particolare, per quanto riguarda i dazi, occorre osservare che i negoziati commerciali internazionali che si sono svolti fino ad oggi hanno fatto registrare una loro costante diminuzione e non certo un loro aumento.
Per quanto attiene, infine, alla richiesta di sospendere il rilascio di autorizzazioni di temporanee importazioni del settore in questione, si fa presente che questa è subordinata al parere delle amministrazioni e - lo sottolineo - delle categorie economiche presenti nel Comitato consultivo - nel quale si misurano sempre i due interessi di cui parlavo prima: quelli dei produttori e quelli dei trasformatori - che tengono conto di interessi assolutamente legittimi da ambo le parti rappresentate all'interno del Comitato temporanee importazioni.

PRESIDENTE. L'onorevole Marinacci ha facoltà di replicare.

NICANDRO MARINACCI. Mi ritengo assolutissimamente insoddisfatto della risposta per vari motivi.
In questo lasso di tempo un Governo forte, come quello che avrebbe dovuto essere quello italiano da cinque anni a questa parte, avrebbe ben fatto sentire la propria voce in campo comunitario e nell'ambito dell'Unione europea perché in questo periodo abbiamo visto le nostre merci e il settore agricolo che sono ormai ridotte «alle pezze»!
Per ciò che riguarda invece il discorso relativo all'origine di quel prodotto che proveniva dalla Grecia, vorrei ricordare all'amico, al collega e al sottosegretario di Stato Fabris, che farebbe bene a far sentire la sua vibrata protesta quanto meno all'ambasciata greca, se non al Governo greco. Questo Governo, infatti, essendo membro dell'Unione europea, penso che abbia dei controlli molto molto blandi all'interno delle sue dogane e, una volta sdoganato il prodotto che proviene da paesi terzi e da paesi extraeuropei, poi ce lo rifila con danno alle nostre economie!
Volevo far notare che, mentre una giornata lavorativa con i contributi assicurativi alla Grecia costa 6.000 lire e alla Spagna 6.500 lire, i nostri buoni produttori italiani - che hanno il «muso nella terra» dalla mattina alla sera - non riescono a sbarcare neanche il lunario perché sono costretti a versare dei contributi INPS ed altri in una misura almeno cinque volte superiore di quella versata da altri paesi europei!
Il discorso del pomodoro non riguarda tanto il momento attuale, quanto la prossima stagione estiva che vedrà in ginocchio tante industrie e tanti produttori. Se questo Governo non prenderà i dovuti provvedimenti nei confronti degli Stati membri dell'Unione europea e soprattutto se non verranno effettuati controlli molto più severi, si arrecheranno danni gravissimi al settore. Noi non dobbiamo, peraltro, ringraziare ogni volta la Guardia di finanza dei porti di Bari o di Ancona, non dobbiamo ringraziare sempre le nostre forze dell'ordine che sono preposte a quegli accertamenti. Sarebbe meglio che il Governo e il Ministero avessero paralleli con le altri nazioni dell'Unione europea per non buttare a mare la nostra economia. Cosa c'è da dire ancora?
Non si parlava di triplo concentrato. Per questo motivo si chiedeva se non fosse giusto sospendere le importazioni per un periodo breve. Qui si parla di una frode. Infatti, onorevole sottosegretario Fabris, un conto è il triplo concentrato, un conto è il prodotto semilavorato. Praticamente questo prodotto viene prodotto in Cina, viene lavorato in Cina, arriva in Italia a prezzi bassissimi, mentre i nostri produttori stanno piangendo ovunque perché, in virtù di nuove norme regolamentari dell'Unione europea, ci sono addirittura delle industrie che non vogliono acquistare il prodotto e lo vogliono pagare 40 lire al chilo


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- e specifico - in virtù di contributi dell'Unione europea che dovrebbero essere nella misura di 50 o 60 lire.
Chiedo al Governo, visto che ha proceduto alla rottamazione dell'automobile e dei telefonini e che sta procedendo alla rottamazione dell'agricoltura italiana, di essere presente, anche se ancora per poco, nella vita del nostro paese, almeno per chiudere in bellezza. Altrimenti, avremmo fatto quello che praticamente facciamo con i clandestini. Adesso, invece di produrre il pomodoro e altri generi alimentari, giustamente li esportiamo sotto forma di semenze e poi, invece di introdurre clandestini in Italia, li manteniamo nei loro paesi, facciamo produrre loro dei prodotti scadenti (visto che non conosciamo neanche la natura di questi prodotti, non sappiamo da quale pianta provengano e quali sofisticazioni abbiano subito). Tali prodotti arrivano avariati nei nostri porti. Che cosa fanno poi le industrie? Se li prendono a 27 lire al chilo, dicono ai nostri produttori che non vogliono il nostro pomodoro e praticamente si va allo sfascio totale sotto tutti i punti di vista.
Noi vogliamo sapere da questo Governo che tipo di pomodoro stiamo mangiando, che tipo di olio stiamo consumando, che tipo di vino stiamo bevendo. Ci avete portato letteralmente alla distruzione del settore agricolo.
Nel settore agro-alimentare, poi, lavorano i clandestini, gli extracomunitari perché non ci può essere più un italiano che possa lavorare in questo settore. Infatti, tutto ciò avviene con frode - dalla Grecia ad altri paesi membri dell'Unione europea dove i controlli alle dogane non sono così serrati come quelli che stanno compiendo i nostri buoni militari in Italia - e si importano da tutto il mondo tutte le «schifezze» prodotte a livello extracomunitario. E voi ci fate correre il rischio di mangiarle.
Se ben ricordo c'è un ministro delle politiche agricole che parla dei prodotti transgenici, della mucca pazza, di afta epizootica e di tutto ciò che è connesso. Piuttosto, venga a parlare in quest'aula e a dire alle televisioni, di Stato e non, perché resti zitto di fronte a queste importazioni. Venga a dire perché in questa estate 2001 nessun produttore produrrà pomodoro. Venga a dire in quest'aula perché abbia messo in ginocchio il mondo e il settore agricolo.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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