Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
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(Esame dell'articolo unico - A.C. 7518)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7518 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore. La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Calderisi 1.1 perché la dizione contenuta nel testo del disegno di legge è più chiara a livello internazionale.
La Commissione invita al ritiro anche dei successivi emendamenti Calderisi 1.3, Frattini 1.4, Calderisi 1.2 e Frattini 1.5. Si tratta di emendamenti che intendono, con modalità e con intensità diverse, riaprire la delega che abbiamo esaurito con il decreto legislativo n. 300 del 1999, consentendo al Governo una serie di modificazioni, anche se in qualche caso contenute.
Signor Presidente, posso dire (per aver vissuto nella Commissione bicamerale tutta la vicenda relativa all'adozione del decreto legislativo n. 300 del 1999) che non sarebbe opportuno riaprire oggi quella delega. Chiedo, quindi, ai colleghi il ritiro di tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?

FRANCO BASSANINI, Ministro per la funzione pubblica. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Calderisi, accede all'invito rivoltole a ritirare il suo emendamento 1.1?

GIUSEPPE CALDERISI. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente, perché rimanga comunque agli atti. In ogni caso, vorrei precisare che non accedo all'invito del relatore a ritirare i miei emendamenti 1.1 e 1.3.
Per quanto riguarda il mio emendamento 1.1, vorrei fare alcune dichiarazioni. Il testo che giunge in aula è diverso da quello presentato dal Governo: in quest'ultimo, infatti, alla figura dei vice ministri si attribuiva un potere di indirizzo politico che, secondo la Costituzione, spetta solo ai ministri. Il testo è stato corretto: su richiesta dell'opposizione, il Governo ha ritenuto fondate le osservazioni dell'opposizione ed ha mutato il testo; pertanto, i vice ministri hanno alcune deleghe, ma resta ferma la responsabilità politica e restano fermi i poteri di indirizzo politico dei ministri.
Ebbene, con il mio emendamento 1.1 ho voluto sottoporre alla valutazione della Camera dei deputati anche un diverso nome per tale figura, perché credo che il nome debba corrispondere al tipo di poteri di cui quella figura viene dotata: non essendoci più un potere di indirizzo politico che avrebbe configurato una sorta di ministro (si riducevano i ministri da diciotto a dodici, ma si reintroducevano di fatto dieci ministri, per cui si tornava a ventidue) ed essendo mutato l'aspetto dei poteri, ritengo che si debba cambiare anche la denominazione. Infatti, bisogna evitare che attraverso la denominazione si riproponga il problema di un diverso ruolo.
In sostanza, la proposta contenuta nel mio emendamento 1.1 è la seguente: sostituire le parole «vice ministro» con le parole: «segretario di Stato delegato». Si usa, dunque, la parola segretario di Stato, in quanto si tratta della qualifica degli attuali ministri con portafoglio, e la parola «delegato», in quanto si tratta di un soggetto delegato dal Consiglio dei ministri.
Signor Presidente, c'è da tener conto che il nostro è un sistema politico pluripartitico, nel quale i Governi sono di coalizione (di destra o di sinistra che


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siano) e in cui il ministro può essere di un partito e il vice ministro di un altro: in tal caso, è molto elevata la possibilità che egli diventi un «antiministro». Abbiamo, dunque, ridefinito meglio i poteri di quelle figure e sarebbe bene che a quel tipo di poteri corrispondesse un nome che non lasci equivoci sulla loro natura.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Calderisi 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(È respinto).

Colleghi, avverto che gli emendamenti Calderisi 1.3, Frattini 1.4, Calderisi 1.2 e Frattini 1.2 contengono uno stesso principio comune, ovvero la riapertura della delega. Porrò pertanto in votazione il principio comune: in caso di reiezione, si intenderanno respinti tutti gli emendamenti indicati, mentre in caso di approvazione si procederà alla votazione di ciascuno di essi.
Passiamo alla votazione del principio comune.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Calderisi, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, interverrò brevemente perché è bene che rimangano agli atti almeno delle brevi dichiarazioni di voto.
Come abbiamo detto ampiamente in Commissione e in aula (durante lo svolgimento dell'interpellanza citata dal ministro Bassanini), relativamente agli emendamenti in esame resta aperta una problematica: mi riferisco ai ritardi nell'attuazione della riforma dei Ministeri. Inoltre, anche se non ho tempo di illustrarli, si pone tutta una serie di problemi in ordine ai regolamenti e alla loro entrata in vigore, nonché altre questioni che mettono in crisi l'attuazione della riforma.
Solitamente c'è la possibilità di correggere i decreti legislativi, ma è necessario poterli correggere dal momento in cui entrerà in vigore la riforma e poiché questo avverrà all'inizio della prossima legislatura sarebbe necessario per il nuovo esecutivo, quale che esso sia, avere a disposizione quello spazio temporale che è stato sempre previsto, dal Governo Ciampi in poi, se non sbaglio, Presidente. È questa la ragione per cui insistiamo su questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, poc'anzi il collega Calderisi ha ricordato che risale al Governo Ciampi ed è stata seguita dai Governi successivi la prassi dell'inserimento nelle leggi di delega di una disposizione volta a consentire che nell'arco di un anno o di un biennio successivo dall'entrata in vigore dei decreti delegati si possa, con decreto legislativo correttivo, rettificare, aggiustare, integrare disposizioni di decreti delegati che, nell'arco della sperimentazione, avessero palesato alcune lacune.
Noi insistiamo perché, fermo restando il numero di dodici Ministeri, sia possibile emanare decreti correttivi, perché riteniamo che non tutte le previsioni del decreto legislativo n. 300 del 1999 siano corrette ed utili, assicurino l'efficienza ed il buon funzionamento dell'apparato amministrativo.
Consideriamo quindi essenziale che l'Assemblea, in sede di approvazione di questo progetto di legge, accordi una simile delega, che, ripeto, ricalca i criteri previsti dalla legge n. 59 del 1997 ed in ogni caso fa salvo il numero di dodici Ministeri.
Per tali motivi chiediamo il voto favorevole dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.


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PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale non può aderire all'invito, formulato dal relatore, professor Cerulli Irelli, e dal ministro Bassanini, a ritirare questi emendamenti, perché essi rappresentano clausole di garanzia nella dannata ipotesi - che noi riteniamo non del terzo tipo, cioè dell'irrealtà - che all'inizio della prossima legislatura, per tutta una serie di motivi che è inutile ripercorrere in questa sede, perché ne abbiamo parlato ad abundantiam in Commissione affari costituzionali, questa riforma dei ministeri non possa tradursi in realtà. Ciò potrebbe avvenire per tante ragioni, in primo luogo perché i decreti di attuazione degli accorpamenti di taluni ministeri ancora sono in itinere.
Allora, signor ministro, non possiamo rinunciare a questa clausola di garanzia, altrimenti all'inizio della legislatura, quale che sia il Governo che si formerà a seguito del responso delle urne, ci sarà il rischio che questa riforma dei Ministeri resti sulla carta, con conseguenze molto gravi per la funzionalità dell'esecutivo stesso. Noi non affermiamo, quindi, che il prossimo Governo dovrà necessariamente fare uso di questi decreti legislativi: può darsi, se le cose andranno per il verso giusto, che non ce ne sia bisogno; ma qualora - come noi temiamo - le cose non andassero per il verso giusto, questa clausola di garanzia potrà essere utilmente sfruttata dal futuro Governo per il buon funzionamento dell'esecutivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul principio comune contenuto negli emendamenti da Calderisi 1.3 a Frattini 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 298
Votanti 297
Astenuti 1
Maggioranza 149
Hanno votato
98
Hanno votato
no 199
Sono in missione 51 deputati).

Sono pertanto respinti gli emendamenti da Calderisi 1.3 a Frattini 1.5.

Poiché il disegno di legge consta di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

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