Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 849 del 31/1/2001
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 3856-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 , nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3856-B sezione 2).
Ricordo che all'articolo 3 è stato presentato dal Governo l'emendamento 3.20 (vedi l'allegato A - A.C. 3856-B sezione 2), trasmesso ai sensi dell'articolo 86, comma 5-bis del regolamento, alla Commissione Bilancio, che, come ho detto poc'anzi, ha espresso il seguente parere: nulla osta.
Se tutti i gruppi sono d'accordo, noi possiamo continuare nella trattazione di questo provvedimento, se invece vi sono obiezioni ne riprenderemo l'esame nella seduta di domani, dopo che saranno trascorse 24 ore, così come è prescritto dal regolamento.

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Presidente, non eccepiamo nulla in ordine alla sua proposta, anche se vogliamo evidenziare che l'emendamento 3.20 del Governo è sostanzialmente identico a quello presentato dal collega Baiamonte, che era stato preannunciato nel corso della discussione generale di lunedì scorso. Segnaliamo, pertanto, una sorta di piccola scorrettezza politica perché sarebbe stato molto più semplice da parte del Governo esprimere parere favorevole sull'emendamento del collega Baiamonte, proponendogli, al limite, piccole correzioni formali e dandogli atto di aver posto questioni giuste rispetto al testo approvato dal Senato e poi modificato dalla Commissione, piuttosto che presentare un emendamento che non tiene conto delle posizioni già espresse in discussione generale. Per questi motivi, Presidente, non eccepiamo formalmente sulla richiesta dei termini per l'esame dell'emendamento, ma sottolineiamo che analoga eleganza non è stata dimostrata dal Governo che auspichiamo ci dimostri riconoscimento politico ponendo in votazione il proprio emendamento insieme a quello del collega Baiamonte che lo aveva presentato per primo.

GIUSEPPE FIORONI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI, Relatore. L'emendamento presentato dal Governo è simile ad altri presentati in Commissione e recepisce le varie tendenze emerse in quella sede, con i tempi dovuti al fatto che il Comitato dei nove si è svolto la scorsa mattina. A fini di utilità, ricordo sinteticamente che esso ribadisce alcuni principi. In primo luogo, nel decreto legislativo n. 229 non erano previsti limiti di età per il direttore generale; poiché nei precedenti testi sono stati previsti gli IRCCS prima dell'emanazione del decreto legislativo n. 229, rimanevano penalizzati solamente i direttori generali degli istituti di ricerca e cura per i quali era fissato un limite di età. Come è stato fatto notare da più parti in Commissione, le figure apicali sono il direttore generale e il direttore scientifico; poiché anche quest'ultimo risultava penalizzato, abbiamo equiparato la normativa a quella relativa al direttore generale, prevista nel decreto legislativo n. 229. Il Governo ha recepito il dibattito sull'esclusività del rapporto del direttore scientifico; nell'emendamento 3.20 del Governo si sostiene che il direttore scientifico può non avere rapporto esclusivo, purché, se dipendente del sistema sanitario nazionale o professore universitario, sia posto in regime di extra moenia, come prevede il decreto legislativo n. 229.

PRESIDENTE. Onorevole relatore, poiché non sono emersi dissensi sulla possibilità di proseguire nell'esame del provvedimento e nessuno chiede di parlare, la prego di esprimere il parere della Commissione sull'unico emendamento presentato all'articolo 3.

GIUSEPPE FIORONI, Relatore. Faccio una considerazione generale perché in


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Commissione avevamo individuato alcuni emendamenti prioritari, in conseguenza delle modifiche apportate dal Senato. Invito i presentatori a ritirare gli emendamenti presentati all'articolo 3, altrimenti il parere è contrario. L'emendamento 3.12 della Commissione è stato ritirato perché assorbito dall'emendamento 3.20 del Governo, sul quale esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

GRAZIA LABATE, Sottosegretario di Stato per la sanità. Il Governo concorda.

FABIO DI CAPUA. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO DI CAPUA. Vorrei avere un chiarimento in merito all'emendamento del Governo il cui contenuto ci era stato anticipato dal sottosegretario Labate nella discussione in Commissione. Eravamo, dunque, a conoscenza della posizione del Governo sul rapporto esclusivo o meno del direttore scientifico. Non so se siano previsti tempi per i subemendamenti e chi sia autorizzato a chiedere il loro rispetto.
Faccio parte del gruppo misto e, in base al regolamento, avrei bisogno di essere supportato per sapere se questa richiesta possa essere formalizzata; tuttavia, vorrei ricordare che la Commissione affari sociali aveva votato emendamenti che reintroducevano per il direttore scientifico degli IRCCS il rapporto esclusivo, in considerazione del suo ruolo notevole, preponderante e qualificato. Sembrava abbastanza insolito verificare che si derogasse a questo tipo di rapporto solo per la figura in questione, anche in considerazione del ruolo importante che essa ha nelle grandi scelte strategiche della produzione scientifica dell'istituto al quale è messo a capo.
Capisco le preoccupazioni che possono derivare dall'esclusività, perché ne abbiamo discusso in questi termini con il sottosegretario, ma non sfugge una contraddizione di fondo esistente relativamente al dibattito che vi è stato sulla riforma sanitaria ter, ove si è previsto che l'intera dirigenza avesse un rapporto esclusivo con l'istituzione a cui è messa a capo; in questo modo, si lega il proprio destino professionale a quello dell'azienda che si dirige, non potendosi mai permettere l'ipotesi di un conflitto di interessi tra quelli dell'istituto e quelli professionali del direttore scientifico.
La riproposizione del Governo confligge con l'orientamento assunto dalla Commissione con apposite votazioni; anche ora vi sarebbe stato il desiderio di proporre subemendamenti per difendere posizioni politiche argomentate e sostenute in quella sede.
Vorrei sapere dal Presidente se la richiesta di poter presentare eventuali subemendamenti, affinché si abbia una «coda» di discussione e di riflessioni, possa essere accolta.

PRESIDENTE. Onorevole Di Capua, considero il suo una sorta di intervento sul complesso degli emendamenti, perché il termine per la presentazione dei subemendamenti è scaduto alle 11 di questa mattina.

FABIO DI CAPUA. Quando è stato presentato l'emendamento del Governo?

PRESIDENTE. Le sue osservazioni le considero riferite al complesso degli emendamenti, sui quali il relatore ha già espresso il proprio parere.

UMBERTO VERONESI, Ministro della sanità. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UMBERTO VERONESI, Ministro della sanità. Signor Presidente, credo di dover aggiungere qualche parola in ordine all'emendamento 3.20 del Governo.
Anzitutto, mi scuso se esso è temporalmente in conflitto con un altro emendamento, che successivamente ho letto; essi sono nati simultaneamente e, pertanto,


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l'iniziativa del Governo non intendeva assolutamente essere una scorrettezza nei confronti dell'emendamento presentato dall'onorevole Baiamonte.
Da medico che ha trascorso tutta la sua vita negli istituti a carattere scientifico, sempre con un rapporto esclusivo (parlo di me stesso), e che ha colto negli istituti stessi un'enorme potenzialità di sviluppo nel mondo della ricerca, mi sono convinto che chiudere un direttore scientifico in un rapporto esclusivo, simile a quello degli altri operatori del sistema sanitario, in qualche caso può essere limitativo di uno sviluppo intelligente della strategia di ricerca. Mi riferisco, anzitutto, ai rapporti con l'università.
Gli istituti a carattere scientifico hanno avuto molti meriti, ma anche una limitazione: essere troppo spesso lontani dal mondo universitario. Questo mondo deve fecondare la ricerca e le giovani menti e deve interagire con gli istituti a carattere scientifico. Penso che dare la possibilità ad un direttore scientifico di svolgere anche una mansione universitaria, di trasmettere la propria esperienza di ricerca maturata all'interno dell'istituto ai giovani universitari, sia quasi un dovere e, in ogni caso, un importante compito che possa e debba svolgere; ciò vale, soprattutto, per gli istituti di piccole dimensioni.
Il provvedimento in esame ha la caratteristica di regolamentare istituti molto diversificati fra loro: grandissimi istituti di notevole rilievo mondiale e istituti più piccoli e modesti, che si occupano di patologie molto settoriali. Un istituto piccolo non può pretendere di avere un direttore scientifico a tempo pieno, se non di livello scientifico e culturale abbastanza limitato.
È impensabile che un personaggio di grande cultura scientifica si possa dedicare a tempo pieno, cioè con esclusività di rapporto, ad un'attività che è forzatamente limitata per le dimensioni dell'istituto. Anche se siamo consapevoli che la maggior parte degli istituti avrà un direttore scientifico con rapporto esclusivo, siamo dell'opinione che sia ragionevole lasciare questa flessibilità. Ricordatevi che il mondo della ricerca è un mondo che vive di libertà intrinseca, di capacità di esplorare nuove vie e quindi deve interagire con il resto della cultura scientifica!
Rispetto a questa possibilità che si offre qui di un rapporto non esclusivo, ovviamente con tutte le garanzie di non vedere questo rapporto non esclusivo poi trasformato in una serie di interessi personali (possiamo garantire che questo non debba succedere, ma di fatto ormai gli istituti di ricerca biomedica, come sono definiti nella nuova legge, sono istituti che avranno direttori scientifici per la maggior parte del mondo della ricerca: sono grandi immunologi, grandi igienisti, grandi patologi, come sta già avvenendo negli ultimi tempi), non vediamo alcun vero rischio nei riguardi del resto della dirigenza sanitaria del paese, mentre possiamo intravedere in qualche caso qualche vantaggio anche non indifferente.

GIACOMO BAIAMONTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO BAIAMONTE. Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con estremo interesse quello che ha detto il signor ministro. D'altra parte, in sede di discussione sulle linee generali le mie perplessità erano ferme proprio su questi punti citati dal ministro.
Chi ha letto il mio intervento, svolto proprio in occasione della discussione sulle linee generali, avrà potuto constatare come i punti salienti di questo provvedimento fossero proprio quelli di non costringere un direttore scientifico soltanto all'intra moenia o al lavoro esclusivo, perché poteva essere direttore scientifico un individuo di alto spessore scientifico; quindi «costringerlo» - lo dico tra virgolette - ad un'attività del genere, a mio parere non sarebbe stato corretto, dato l'argomento. Avendo anche tutto il rispetto possibile per i colleghi ospedalieri, non vedo come un istituto di ricerca biomedica possa essere portato allo stesso livello del corrispondente ospedaliero.


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Un altro punto sul quale ho soffermato la mia attenzione (e mi fa piacere che il ministro sia perfettamente d'accordo) è quello di ritenere fondamentale il limite di età per un direttore scientifico, mentre non lo è assolutamente. Ho citato l'esempio - ma ve ne sono tanti altri - di un Dulbecco o di una Rita Levi Montalcini che, se potessero diventare direttori scientifici di un istituto di ricerca biomedica, non potrebbero essere scelti perché non hanno più i requisiti di età! Ebbene, questo sarebbe un errore grave.
Sono quindi perfettamente d'accordo con i contenuti dell'emendamento presentato dal Governo e, al momento opportuno, ritirerò il mio.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Baiamonte.

GIULIO CONTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Presidente, per anni ho seguito questo problema. Ho sempre ritenuto che gli istituti di ricerca e cura fossero un passo in avanti rispetto alla sanità ospedaliera normale, generale. Ho sempre creduto che tali istituti dovessero essere uno specchio della sanità sia come assistenza sia soprattutto come ricerca.
Io non credo che si possa svolgere la libera professione presso un'abitazione propria, in un ambulatorio proprio, e al contempo essere direttore scientifico di un grande istituto di ricerca biomedica. Mi pare che ciò sarebbe chiedere troppo alle facoltà umane, oppure chiedere troppo poco alla ricerca. Mi pare che la ricerca sia una cosa seria: il nostro ministro della sanità sta dicendo il contrario! Io mi meraviglio di questo e me ne meraviglio anche perché il nostro ministro conosce molto bene le abitudini degli istituti di ricerca degli Stati Uniti d'America. Negli Stati Uniti d'America la ricerca è esclusiva, non solo per il direttore scientifico dell'istituto, ma anche per i dipendenti e per i borsisti italiani che purtroppo vanno ad apprendere nozioni negli Stati Uniti d'America.
Questo è quindi un discorso serio che doveva essere affrontato con estrema serietà. I motivi sono diversi, signor ministro, però lei non li ha detti. Credo che i motivi di questa crisi e di questa insufficienza di ricerca scientifica in Italia siano dovuti all'eccessivo numero degli istituti di ricerca, che sono 63, o 65, o 67 e ritengo che neppure il Ministero sappia quanti siano.
Ci sono - è vero - degli istituti di ricerca piccolissimi come quello dell'INRCA di Roma, ma io ritengo che questi istituti così piccoli siano dovuti e siano nati per il clientelismo politico degli anni passati, quando un professore veniva accontentato affidandogli un istituto di ricerca. Questo non è possibile!
Le «ricerche fotocopia» che hanno ridicolizzato l'Italia e l'hanno messa in ridicolo in tutto il mondo sono dovute a ciò. Quindi, l'impianto di questa legge certamente non è giusto, ma era comunque migliorativo rispetto alla legge esistente. Di questo sono convinto. Per questo motivo abbiamo lavorato insieme alla maggioranza in accordo, cercando di ricostruire una legge che fosse migliore dell'altra. Il lavoro è durato anni, mi sembra, onorevole Fioroni, e il passaggio al Senato non mi pare che abbia fatto molto bene a questa legge, se non altro per il tempo perso. Ritengo però che il discorso della univocità della direzione scientifica di un istituto e del suo rapporto esclusivo con il direttore sia comunque un passo in avanti. Non credo che un direttore di un istituto scientifico come l'INRCA, con 16 istituti sparsi per l'Italia, possa fare anche altre cose oltre a ciò. Credo proprio di no, credo che non possa svolgere la libera professione né essere consulente di altri istituti o di ditte private o di ditte farmaceutiche. Mi pare che questo sia troppo.
Quindi, o la legge viene rivista in toto, ridimensionando il numero degli istituti di ricerca (o biomedici, come oggi li si vuole chiamare cambiando solo la targa muraria al di fuori dell'istituto, ma non la sostanza della funzione dell'istituto stesso, che è cosa ben diversa), oppure si rivede


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tutto l'impianto della legge e allora si può discutere su questo problema e si può discutere anche se debbano ancora esistere istituti estremamente piccoli, o debbano essere riformati. Questo è un discorso serio che dobbiamo comunque fare.
Allora, non so se debba essere preferita la proposta di fare una grazia e di lasciare libera scelta all'univocità del rapporto, cioè alla dedizione completa dello scienziato nei confronti del suo istituto dove egli compie le ricerche o dove dirige la ricerca dei ricercatori per impedire loro di copiare i lavori altrui e per stimolarli a conseguire notevoli successi. Questo è il primo discorso.
Il secondo discorso riguarda il personale. In questa legge si dice che il personale degli istituti che non ricercano, che non funzionano, possono essere chiusi e il personale possa essere collocato in altri posti. A parte il problema sindacale che non voglio nemmeno considerare, il discorso di fondo è che questa legge stabilisce il principio che un istituto che non lavora non può sopravvivere. Mi pare sia una cosa giusta. Invece, permettere allo stesso tempo che si torni indietro rispetto ad uno stadio di avanzamento così notevole stabilendo che un direttore può dirigere cinque o sei cose e che, al contempo abbia la facoltà di andare a lavorare all'estero o quella di svolgere consulenze per una ditta, magari una multinazionale straniera, mi pare che sia troppo. Infatti, a me sembra sia impossibile farlo. Coloro che operano negli istituti americani sono dediti al loro lavoro, coloro che operano negli istituti francesi lo stesso.
Ho partecipato ad una audizione di ricercatori e di direttori scientifici due o tre anni fa nella nostra Commissione che dicevano che il mercato dei ricercatori li portava via con contratti esclusivi, come i giocatori di pallone. Credo questo sia un discorso di fondo che ci richiama questo emendamento.
Vorrei infine conoscere i termini per la presentazione di proposte emendative per avere la possibilità di emendarlo.

PRESIDENTE. I termini per la presentazione di subemendamenti sono già scaduti stamattina alle ore 11.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevole ministro, onorevoli colleghi, sono d'accordo sull'impostazione di questo emendamento presentato dal Governo sia per quanto riguarda l'età sia per quanto riguarda il rapporto esclusivo o non esclusivo. Comunque, voglio fare qualche considerazione.
Gli istituti di carattere scientifico, a mio avviso, non possono limitarsi alla sola ricerca e devono avere anche un rapporto con il malato: come medico, ritengo che vi debba essere tale rapporto e che negli istituti di ricerca si debbano praticare la diagnosi e la terapia, anche se non in modo esclusivo. La semplice ricerca, come quella che si fa in America (vi ha già accennato l'onorevole Conti), senza il rapporto con il malato, è propria di un'esperienza e di una cultura diversa: potrebbe essere realizzata anche in Italia, ma per la verità da noi l'istituto di ricerca viene inteso come una realtà che si occupa anche di diagnosi e di terapia.
D'altro canto, contrariamente a quanto osservava l'onorevole Baiamonte, ritengo che si possa fare ricerca pure in ospedale, anche se, purtroppo, spesso gli ospedali non hanno i mezzi necessari; se tuttavia vi sono tali mezzi, non è escluso che a livello ospedaliero si possa fare utilmente ricerca. Vi sono infatti alcuni esempi di grandi ospedali nei quali si effettuano ricerche di un certo livello, che possono essere utili a fini concreti: quindi, non bisogna escludere tale possibilità o eventualmente distinguere la categoria degli istituti di ricerca da quella degli ospedali, che non dovrebbero fare ricerca.

GIUSEPPE PALUMBO. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, con riferimento all'emendamento presentato dal Governo, ricordo che la VII Commissione ha espresso parere favorevole sul provvedimento (con il mio contributo di relatore) rilevando ciò che ha sottolineato anche il ministro: l'esigenza di una più ampia collaborazione, ove ve ne sia bisogno, tra gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, oggi istituti di ricerca biomedica, e l'università, in particolare, perché vi sia coerenza, o almeno un rapporto sempre più stretto, tra l'attività di ricerca degli istituti e il piano nazionale della ricerca da attuare. Ciò deve valere anche se, come giustamente osservava il ministro Veronesi, gli istituti di ricerca hanno piani di ricerca abbastanza particolareggiati: tuttavia, gli istituti grandi e molto importanti hanno evidentemente piani di ricerca vari che abbracciano anche i piani di ricerca nazionale. Quindi, una collaborazione ed un confronto sempre più stretti tra le università e gli istituti di ricerca biomedica, con le modalità, su cui sono d'accordo, del reciproco scambio, possono dare frutti significativi.
La capacità di favorire tale tipo di scambio, evidentemente, deve essere propria, in particolare, dei direttori scientifici, che possono essere personalità di notevole spessore clinico-scientifico provenienti dalle università o dalle realtà ospedaliere. Per quanto riguarda gli ospedali, per carità, nessuno vuole vietare alle realtà ospedaliere di fare ricerca: in effetti, gli ospedali a volte fanno ricerca, anche con caratteristiche di qualità che possono essere superiori a quelle dell'università. In ogni modo, dobbiamo tenere presente che la ricerca scientifica, soprattutto nel campo biomedico, è alla base del progresso scientifico e riguarda il futuro di tutta la nostra popolazione: ben venga, quindi, una ricerca sviluppata secondo i giusti filoni e le modalità opportune.
Non sono d'accordo per principio sull'univocità del rapporto e condivido, quindi, quanto ha detto il ministro, anche se si creano delle discrepanze fra quanto prevede la legge Bindi e quanto vogliamo prevedere in questa sede. Ci siamo opposti alla legge Bindi sul piano politico, come risulta agli atti, in particolare per quanto riguarda l'incompatibilità assoluta; adesso, in questo campo, giustamente, l'incompatibilità non viene applicata, per cui riapriamo un discorso che, a nostro avviso, può essere di nuovo affrontato, evidentemente con determinati criteri e limiti.
L'esclusività assoluta, comunque, a nostro avviso, non produce benefici e non fa progredire la ricerca scientifica in Italia. Sono pertanto d'accordo con il ministro, ma vorrei chiarimenti maggiori da parte sua, in particolare su quanto egli afferma relativamente a coloro che avranno la direzione scientifica dell'istituto ed al rapporto a tempo determinato, quindi non a tempo pieno. Sappiamo che la legge non prevede più tale opportunità, per cui, se si compie una scelta, essa è definitiva e non si può tornare indietro.
Effettivamente, quindi, tutti coloro che avranno scelto il tempo pieno, obbligo previsto dalla legge Bindi, saranno esclusi in futuro dalla possibilità di diventare direttori scientifici di un istituto di ricerca biomedica. La suddetta legge, infatti, carissimo ministro, non prevede un ritorno a un regime di tempo determinato. Personalmente sono d'accordo su questa disposizione, ma credo che crei qualche difficoltà, quindi dovrebbe essere chiarita meglio.

MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, vorrei fare due osservazioni. La prima: il testo licenziato dalla Camera evidentemente è difforme rispetto a quello licenziato dal Senato su questioni di sostanza. Mi riferisco all'aspetto che stiamo trattando e al problema del personale. È evidente che ci deve essere rispetto e riconoscimento per il lavoro delle due Camere e per quanto ci riguarda, per il


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lavoro svolto in Commissione e, oggi, in Assemblea, ritengo si possa parlare di coerenza rispetto a posizioni concordate e assunte. La seconda: sicuramente il provvedimento è molto atteso e urgente, pertanto è necessario trovare una mediazione possibile con il Senato, che dovrà recepirlo.
A seguito di queste due osservazioni, formulo una proposta: convocare immediatamente il Comitato dei nove per discutere dell'emendamento in esame perché ritengo che debbano essere assunte posizioni vincolanti anche per i colleghi del Senato.

ELIO VELTRI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, vorrei fare due considerazioni o due domande, non so come definirle, rivolgendomi al ministro. Signor ministro, se dovessi tenere conto della mia esperienza personale, che riguarda l'istituto del Policlinico di Pavia, parlerei di «esclusività con controllo» - mi riferisco a gestioni precedenti - ma mi rendo conto che non possiamo scrivere le regole sulla base di vicende personali. Quindi, le pongo le seguenti questioni. In primo luogo, noi parliamo sempre di federalismo e di sussidiarietà: perché non lasciamo ai consigli di amministrazione la decisione nella loro autonomia? Chi vuole essere competitivo e non vuole dequalificarsi, opererà per esserlo; chi vuole dequalificarsi, cederà il posto ad altri nella libera competizione. In secondo luogo, tenuto conto anche della sua grandissima esperienza, le chiedo: il fatto che un direttore scientifico diventi collaboratore organico di una multinazionale farmaceutica, a suo avviso, può danneggiare la ricerca dell'istituto scientifico del quale ha la direzione oppure no? Le assicuro che la domanda è fatta con grandissima tranquillità d'animo e non è una domanda retorica, perché vorrei davvero conoscere la sua opinione.

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, avrei voluto attaccare la collega Cossutta, ma, purtroppo, non posso farlo perché nel suo intervento si è dimostrata perlomeno coerente con le posizioni che ha sempre sostenuto, in netta divergenza rispetto alla maggioranza alla quale appartiene.
Dopo anni di battaglie, nel corso delle quali si è sostenuta l'esclusività della professione, oggi per la prima volta, anche sulla base di giustificazioni che ritengo sicuramente legittime, introduciamo una deroga ed un privilegio per i direttori scientifici.
Signor ministro, sottolineando questa discrepanza fra il Governo e la maggioranza, nonché all'interno della maggioranza, io, che ho una posizione assolutamente discordante rispetto alla politica adottata fino ad oggi in merito all'esclusività della professione, le chiedo, visto che ha trovato delle giustificazioni molto logiche ed anche condivisibili sul fatto che non vi è la necessità di sottoporre ad un rapporto esclusivo il direttore scientifico, come mai queste ragioni non possano valere allo stesso modo per i primari ospedalieri, quando sappiamo benissimo che, ad esempio, il diritto ad esercitare una libera professione al di fuori del rapporto istituzionale è legato anche ad un principio costituzionale, cioè quello di acquisire il maggior numero di informazioni per poter svolgere in maniera più appropriata la propria professione. Su questo principio costituzionale il centrosinistra è passato come un caterpillar, senza preoccuparsene.
Le vorrei chiedere anche un'altra cosa, signor ministro, visto che oggi abbiamo il piacere di averla qui. Già nel corso dell'esame di altri provvedimenti a volte ho avuto modo di sottolineare l'incongruenza o, per lo meno, la conflittualità di alcune sue dichiarazioni, discordanti fra di loro.
Le chiedo, quindi, come mai ad un medico primario ospedaliero imponiamo il rapporto esclusivo ed a tutti i medici, anche di altro livello, diciamo che, se non


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opteranno per il rapporto esclusivo, saranno addirittura penalizzati nella retribuzione e nella carriera, a parità di lavoro: è un altro principio che grida vendetta dal punto di vista costituzionale e che è assolutamente inaccettabile.
Imponiamo l'esclusività sostenendo che altrimenti l'attività di questi operatori di alto livello potrebbe essere in conflitto con una attività svolta all'esterno, ad esempio in un istituto privato o in un istituto che comunque potrebbe fare concorrenza - in questo caso sleale - all'istituto nel quale il primario svolge la sua attività istituzionale.
Vi sono tutta una serie di penalizzazioni che non sono assolutamente giustificabili e, se lo fossero, lo sarebbero allo stesso modo per tutti, sulla base degli stessi argomenti che lei ha elegantemente introdotto prima.
La questione è molto più ampia. Sappiamo bene, ministro Veronesi, che lei è stato nominato ministro per i grandi meriti che ha per la sua professione, ma soprattutto per motivi di immagine, visto che l'onorevole Bindi, stimabilissimo politico, aveva introdotto riforme che avevano prodotto un'irritazione tale nei cittadini italiani da consigliare al centrosinistra...

MAURA COSSUTTA. La vostra irritazione, non quella degli italiani!

ALESSANDRO CÈ. Allora perché avete cambiato quel ministro? Vi vergognavate del ministro Bindi al punto che l'avete cambiato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo)!

MAURA COSSUTTA. Ma vergognati!

ALESSANDRO CÈ. Questa è la realtà, signor ministro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Fino ad oggi lei non ha agito assolutamente in linea con l'ex ministro Bindi, nonostante...

PRESIDENTE. Onorevole Cè, deve concludere.

ALESSANDRO CÈ. Presidente, abbia pazienza, è un argomento importante.

PRESIDENTE. Entro i cinque minuti sono pazientissimo.

ALESSANDRO CÈ. Concludo. Signor ministro, lei non ha fatto niente in continuità con il ministro precedente, anzi in tutte le sue dichiarazioni esprime una linea politica in netta contrapposizione. Pertanto, non riconduca tali questioni a semplici deroghe o eccezioni rispetto ad una normativa generale.
Se l'impianto consiste nel garantire che non vi sia conflittualità e che vi sia il massimo impegno in una determinata struttura, ciò vale allo stesso modo per i primari ospedalieri, che non svolgono tutti la loro attività in piccoli ospedali di provincia, ma sono primari di grandissimi ospedali...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cè.

PAOLO CUCCU. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO CUCCU. Quanto tempo ho a disposizione, Presidente?

PRESIDENTE. Due minuti.

PAOLO CUCCU. Ho chiesto la parola per invitare l'ex ministro Bindi ad intervenire. Ho visto che ha alzato la mano e la cosa mi fa molto piacere e aspetto con ansia le cose che ci dirà.
Com'è noto, tutti i nodi vengono al pettine e quindi è limitante sviluppare il discorso sulla riforma degli istituti di ricerca attorno alla posizione giuridica del direttore scientifico. Probabilmente anche noi avremmo potuto cercare di allargare il discorso, ma questo è il punto che stiamo trattando in questo momento.
È giustissimo non «ingessare» il direttore scientifico degli istituti di ricerca perché quando sbagliando si è fatta la stessa cosa per la dirigenza ospedaliera a livello medico, dicendo che con quel provvedimento -


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così poco condiviso dai cittadini, dagli ammalati e dalla maggioranza parlamentare e dallo stesso Governo - si sarebbe risolto il problema delle liste d'attesa negli ospedali italiani. A distanza di mesi abbiamo visto che tutte queste cose non sono vere e ora finalmente, con un po' di lucidità intellettuale, arriviamo ad affermare che il direttore scientifico di questi istituti non deve essere «ingessato» ma deve essere lasciato libero di muoversi culturalmente e scientificamente come crede più opportuno. La stessa cosa ritengo che debba essere fatta nel più breve tempo possibile riguardo alla dirigenza medica ed ospedaliera perché, diversamente, la sanità italiana non avrà modo di riprendersi, le liste d'attesa sono chilometriche e chissà cosa diventeranno in futuro (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

GIUSEPPE FIORONI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI, Relatore. Signor Presidente, poiché il dibattito su questo emendamento riproduce quello già svoltosi in Commissione, anche se con ulteriori argomentazioni che il Governo e il Comitato dei nove dovrebbero approfondire poiché riguardano le due facce del problema (sono infatti emerse preoccupazioni sotto il profilo del metodo relativamente al provvedimento e al rapporto con il Senato). Bisogna evitare di vanificare lo sforzo di riordino degli istituti di ricerca e nello stesso tempo bisogna riflettere sulla esclusività che resterebbe salva, da una parte, mentre dall'altra lascerebbe le porte aperte alle preoccupazioni da più parti sollevate circa eventuali differenze di trattamento o attività esclusive nel privato che non verrebbero tutelate ma che meritano un ulteriore approfondimento. Per questi motivi le chiedo, signor Presidente, di sospendere la trattazione del provvedimento e di riunire il Comitato dei nove al termine dei lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Colleghi, il relatore propone di sospendere la discussione del provvedimento e di convocare il Comitato dei nove alla fine di questa seduta.

ELIO VITO. Chiedo di parlare contro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, noi siamo contrari per una ragione molto semplice. Noi crediamo che la politica debba svilupparsi in maniera trasparente e nella sede propria, quella parlamentare; ma è evidente che la richiesta del relatore è quella della maggioranza, invocata dall'onorevole Maura Cossutta, contro l'emendamento del Governo, contro il ministro Veronesi. È da quando si è insediato che su ogni scelta che ha assunto non ha goduto della fiducia della sua maggioranza.

MAURA COSSUTTA. Ma che stai dicendo? Ma smettila, Vito!

ELIO VITO. Anche su questo siamo più con il ministro Veronesi e con le sue idee che con questa maggioranza che ora si trova abbarbicata a sostenere quelle idee e quei provvedimenti del ministro Bindi che sono stati la ragione della disfatta del centrosinistra e la causa per la quale il Presidente del Consiglio Amato, per dare una svolta, ha chiamato il ministro Veronesi a sostituire il ministro Bindi. Questa è la verità della quale voi non volete prendere atto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e del deputato Cè)!
Signor Presidente, siamo contrari alla proposta del relatore e chiediamo di votare l'emendamento del Governo che è molto simile agli emendamenti presentati dal gruppo di Forza Italia.
Se la maggioranza - che pure aveva espresso parere favorevole per bocca dell'onorevole Fioroni - intende votare sull'emendamento in questione, lo faccia. In ogni caso, su quell'emendamento (che riapre i termini di una riforma sbagliata, sia pure per una parte) voteremo a favore e continueremo a sostenerlo. Non so se la


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maggioranza avrà il coraggio di farlo, ma invitiamo comunque il ministro ad andare avanti - anche su questo versante - per la sua strada ed anche a rappresentare al proprio Presidente del Consiglio la seguente situazione: ovvero che su questa materia, su questo provvedimento, su questo settore, il ministro non gode della fiducia della sua maggioranza e che la sua maggioranza sbaglia nel voler difendere tesi fallimentari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

ANTONELLO SORO. Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, abbiamo valutato in questo momento l'emendamento 3.20 del Governo, che pone questioni complesse sulle quali abbiamo la necessità di fare una riflessione; pertanto, siamo assolutamente favorevoli alla proposta del relatore.
Vorrei precisare che non è in gioco la riforma sanitaria che porta il nome del ministro Bindi: infatti, quella riforma sanitaria (che noi abbiamo voluto e difeso e che difendiamo tuttora) è la premessa sulla quale si è costruita la scelta di politica sanitaria del Governo in carica. Ho avuto modo di esprimere compiacimento perché il ministro Veronesi, in più occasioni, ha richiamato l'esperienza del ministro Bindi, ponendosi con essa in sintonia (non sarebbe potuto accadere diversamente). Mi sembra che abbiamo anche condizionato in tal senso la fiducia al Governo Amato. Quel che trovo incomprensibile è che il collega Vito, in tutte le occasioni, vada a porsi il problema del ministro Veronesi come se fosse un oggetto conteso. Il ministro Veronesi è un ministro dell'attuale Governo e se il collega Vito ne apprezza il comportamento in misura talmente entusiastica, voti a favore tutte le volte...

ELIO VITO. E, infatti, voterò a favore dell'emendamento!

ANTONELLO SORO. ...che questo Governo (di cui il ministro Veronesi fa parte) si propone con le sue politiche (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista)! Quel che è inaccettabile, collega Vito, è che lei, un po' strabicamente, non colga le divisioni che sono presenti alla sua destra: non so se chiamarla destra ma, insomma, mi riferisco a quella parte lì.

ELIO VITO. Arco democratico, ormai!

ANTONELLO SORO. È inaccettabile, cioè, che il collega Vito non colga le divisioni che sono presenti anche rispetto al merito del provvedimento in esame e si ponga, invece, questioni che riguardano la maggioranza. Non sarà un emendamento a dividere la maggioranza; non sarà un particolare come questo a dividere la maggioranza e non sarà neanche la vostra ansia di mettere le mani addosso a tutto quel che passa, esprimendo in tal modo la vostra indifferenza totale per le ragioni della politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista)! Voi sposate, tutte le volte, sindaci, ministri e assessori per l'occasione! Avete prenotato, per il prossimo Governo virtuale, una decina di ministri che non sapete neanche cosa pensino delle scelte politiche di fondo! Anche in questa occasione volete corteggiare a turno i nostri ministri: vi preghiamo di essere coerenti con le ragioni di fondo del vostro schieramento e di comportarvi in modo coerente. Sul singolo emendamento ragioneremo; non mi sembra sia questo un elemento che divide il centrosinistra e mi auguro che non sia nemmeno la ragione che divide il centrodestra. Mi auguro per voi che abbiate ragioni più grandi per essere una coalizione antagonista e non semplicemente cacciatori di ministri d'occasione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-


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l'Ulivo e Comunista - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Per facilitare il computo dei voti, dispongo che la votazione abbia luogo mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi.
Pongo in votazione la proposta di rinvio del seguito del dibattito sul provvedimento formulata dal relatore (con la convocazione della riunione del Comitato dei nove al termine dei lavori della seduta pomeridiana).
(È approvata).

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. A quale articolo?

ALESSANDRO CÈ. Mi riferisco, signor Presidente, al fatto che poco fa lei ha detto che non era possibile aprire i termini per la presentazione dei subemendamenti. A me risulta, Presidente, che questa sua dichiarazione non corrisponda al regolamento. Pur essendo presentati in sede di Comitato dei nove, infatti, gli emendamenti del Governo assumono efficacia nel momento in cui vengono presentati in quest'aula. In quel momento, quindi...

PRESIDENTE. Onorevole Veltri, onorevole De Luca, signor ministro, per cortesia, c'è un collega che sta tentando di parlare.
Per cortesia, al banco del Governo! C'è un collega che sta parlando.
Prego, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ. Lei ci ha detto, quindi, che non era possibile presentare subemendamenti, ma l'emendamento del Governo viene conosciuto dall'Assemblea nel momento in cui è presentato in questa sede. Da quel momento, mi risulta - e così ha sempre fatto il Presidente Violante - che i singoli parlamentari possano chiedere che venga fissato un termine per la presentazione dei subemendamenti ed il Presidente decide, appunto, quanto tempo assegnare a tal fine.
Pur non essendo interessato direttamente a questo argomento, perché credo che il tema dell'esclusività della professione ormai sia stato ben compreso da tutti, considero però opportuno che lei, Presidente, ritorni sulle sue dichiarazioni, perché altrimenti esse costituirebbero un precedente inaccettabile di mancato rispetto delle prerogative e delle facoltà dei singoli deputati.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, non posso tornare sulle mie dichiarazioni, per il semplice motivo che sulla base dell'articolo 86, comma 5, del regolamento il Presidente ha fissato alle 11 di questa mattina il termine per la presentazione dei subemendamenti, termine che è stato reso noto a tutti i gruppi parlamentari. Pertanto, il termine per la presentazione dei subemendamenti all'emendamento del Governo è tecnicamente già scaduto.
Il fatto, poi, che questo emendamento sottenda un problema politico credo sia stato reso palese a tutti dalla discussione avvenuta in quest'aula, ma a norma di regolamento alle 11 di questa mattina scadevano, ripeto, i termini per la presentazione dei subemendamenti. Naturalmente, a seguito del rinvio in Commissione, tali termini sono riaperti, quindi a questo punto l'emendamento del Governo è subemendabile.

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