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La seduta, sospesa alle 14,10, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderà il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Giuliano Amato.
PRESIDENTE. Cominciamo dall'interrogazione Pirovano n. 3-06845 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).
ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, vorrei brevemente illustrare la mia interrogazione per renderla, se possibile, ancora più chiara.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Dato il quesito postomi dall'onorevole Pirovano, credo che la mia risposta non sarà considerata soddisfacente. D'altra parte, si tratta di questioni di principio sulle quali o si adotta un principio e se ne traggono le conseguenze oppure si adotta il principio opposto e se ne traggono ugualmente le conseguenze.
Ebbene, è principio tipico degli ordinamenti totalitari, che ostacolano la libertà di movimento sul loro territorio, quello di condizionare il conferimento della residenza ad altre circostanze: così era in Unione sovietica, così era durante il regime fascista negli anni trenta in Italia.
PRESIDENTE. L'onorevole Pirovano ha facoltà di replicare.
ETTORE PIROVANO. La sua risposta è un vergognoso tentativo di eludere la domanda sottovalutandone le molte gravi implicazioni.
L'onorevole Pirovano ha facoltà d'illustrarla.
Il sindaco è contemporaneamente ufficiale di Governo e tutore della sanità e della sicurezza pubblica. In qualità di ufficiale di Governo, subordinato allo Stato, deve - ed è perseguibile penalmente in caso di omissione - concedere la residenza nel suo comune anche se l'alloggio è una grotta, una roulotte, una stalla, un campo di papaveri o altro.
In qualità di tutore della sanità e della sicurezza, essendo stato eletto capo dell'amministrazione, deve - anche in questo caso è perseguibile in caso di omissione - far sgomberare immediatamente l'alloggio inabitabile e pericoloso, mettendo in strada una famiglia residente nel suo comune. Vi è quindi un evidente conflitto di obblighi e competenze. Le chiedo quindi se non sia giusto condizionare l'ottenimento della residenza in un comune all'abitabilità dell'alloggio, modificando l'attuale regolamento dell'anagrafe, che è stato pensato e promulgato nel 1954.
Proprio nel 1954, al fine di porre fine al condizionamento della residenza ad altre circostanze, venne stabilito che la residenza fosse conferita in ragione dell'accertamento obiettivo che la persona che la chiedeva avesse dimora abituale nel comune in cui tale residenza veniva richiesta. Consentire all'anagrafe concedente la residenza di fare apprezzamenti circa l'esistenza di altre circostanze - l'abitabilità o la non abitabilità, l'esserci o meno attività lavorativa - significherebbe ripristinare quel tipo di regime che la Repubblica ha sempre ritenuto essere illiberale.
Da questo punto di vista è essenziale continuare a mantenere questa distinzione: altre discipline ci farebbero fare, al di là delle considerazioni pratiche che sono state fatte, un salto autentico di principi che sconsiglierei vivamente ad una Repubblica democratica.
Risolvendo il conflitto tra residenza ed abitabilità dell'alloggio, si farebbe finalmente giustizia sociale per decine di migliaia o forse centinaia di migliaia di nostri concittadini che vivono in condizioni subumane. Si metterebbe un freno ed un filtro all'arrivo di extracomunitari che, pur di ottenere la residenza nei nostri comuni, accettano di vivere in condizioni di alto rischio per sé e ancora più grave per i vicini di casa. Si impedirebbe che si subaffittino queste case insalubri e pericolose ad immigrati clandestini. Si comincerebbe un'opera di controllo e di repressione nei confronti di proprietari di immobili che lucrano sfruttando la povera gente, italiana o straniera.
Lei, signor Presidente, che non è neppure stato eletto, comanda un Governo che obbliga i sindaci a reprimere gli abusi senza poterli prevenire.
Io, da sindaco, e quale ufficiale di Governo, alla prima occasione che sento imminente, rinvierò a lei, mio superiore gerarchico, la decisione di concedere la residenza ad una famiglia in una stanza di un metro e settanta per due, con il soffitto alto un metro e novanta, senza finestre, con due lettini per bambini, tra i quali vi è una vecchia stufa a gas.
Lei e il prefetto riceverete la mia richiesta e quella dei sindaci della Lega con questa precisa domanda: «Devo concedere la residenza?» Lei, Presidente del Consiglio delle... grotte, ha piena responsabilità della vita di queste persone. Io, come tutore della sicurezza e della sanità, eletto dai cittadini, dopo le verifiche di legge, tra le quali la n. 46 del 1990, ordinerò lo sgombro di quell'alloggio. Decine di migliaia di cittadini potrebbero essere messe per strada! Non sognatevi che i comuni si facciano carico dei costi paurosi e di questo grave problema sociale. I comuni non hanno più soldi e non vogliono più continuare a spremerli dalla nostra gente (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e Alleanza nazionale).


