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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Gramazio n. 3-05730 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 6).
MASSIMO OSTILLIO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Onorevole Gramazio, mi consenta anzitutto, come meridionale, di dirle che l'utilizzo del termine «bare volanti» nelle interrogazioni suscita qualche apprensione: pertanto inizierò a risponderle facendo i debiti scongiuri.
DOMENICO GRAMAZIO. Quel nome glielo hanno messo i piloti dell'aviazione italiana!
MASSIMO OSTILLIO, Sottosegretario di Stato per la difesa. In merito a quanto da lei rappresentato, evidenzio in premessa che il sorvolo sulla città di Roma e su qualsiasi altra città da parte di velivoli F-104 non si differenzia in alcun termine, soprattutto in termini di sicurezza, da quelli effettuati da aeromobili di tipo diverso.
non solo vanificherebbe tutti gli investimenti sinora sostenuti dall'Italia, ma comporterebbe anche il pagamento delle penali previste, in caso di abbandono del programma, dai documenti di intesa con le altre nazioni partecipanti al programma stesso. Inoltre, come l'onorevole Gramazio può ben comprendere, vi sarebbero pesanti ricadute negative sull'industria nazionale della difesa, sia in termini occupazionali che di know-how.
PRESIDENTE. L'onorevole Gramazio ha facoltà di replicare.
DOMENICO GRAMAZIO. Signor Presidente, mi ritengo parzialmente soddisfatto perché, come lei ha riferito nella sua risposta, gentile sottosegretario, alcuni aspetti andavano evidenziati. Voglio puntualizzare ancora una volta che aver utilizzato nell'interrogazione l'espressione «bare volanti» (anch'io sono un meridionale) deriva dal fatto che quella è l'espressione tecnica usata dai piloti dell'aeronautica militare italiana quando si riferiscono a questi aerei.
Il sottosegretario di Stato per la difesa ha facoltà di rispondere.
Dal punto di vista operativo, invece, l'F-104 non è certamente più al passo con i tempi - concordo con l'onorevole Gramazio - in considerazione dei notevoli progressi tecnologici nel frattempo avvenuti nel delicato settore della difesa aerea. Pertanto, il velivolo, pur essendo ancora in linea, ancorché non garantisca un efficace impiego nelle funzioni di controllo dello spazio aereo, al momento attuale assolve la primaria funzione di consentire ai piloti di mantenere un accettabile livello di addestramento, in attesa che entri in linea operativa il velivolo EF-2000, suo naturale successore, la cui consegna avverrà a partire dal 2003 ma che raggiungerà la piena maturità operativa verso la fine di questo decennio.
In tale quadro, l'Aeronautica militare ha studiato una soluzione a carattere temporaneo, finanziariamente ed operativamente compatibile, che prevede l'acquisizione di ore di volo su un velivolo moderno, operativamente molto efficace, di grande affidabilità e pronto al combattimento, già in uso da tempo in altre nazioni europee, da impiegare in sostituzione dell'F-104 fino a quando i reparti EF-2000 non raggiungeranno la piena capacità operativa. La soluzione, selezionata a seguito di una accurata indagine tecnico-operativa ed economica, a livello internazionale, è risultata quella offerta dal Governo degli Stati Uniti basata sul velivolo F-16.
Tale situazione comporterà anche la fine anticipata del servizio della linea di volo F-104.
Per quanto attiene all'acquisto dell'Eurofighter 2000, si precisa che, al momento, in Europa non esiste in produzione un velivolo da combattimento di IV generazione migliore di questo, capace di svolgere nella stessa missione operativa attività aria-aria e aria-suolo, e che l'F-22 statunitense, che si potrebbe collocare come più vicino concorrente dell'Eurofighter 2000, è ancora in fase di sviluppo e, di fatto, non sarebbe proponibile per le nostre esigenze.
Peraltro, un'eventuale rinuncia a quel programma, oltre ad essere non corretta dal punto di vista tecnico-operativo, sarebbe anche antieconomica, in quanto
Spero di averla soddisfatta, onorevole Gramazio.
Lei ha detto che c'è l'esigenza di ammodernamento in quanto l'F-104 non è più sicuramente il top dell'aeronautica militare sia italiana sia delle altre nazioni della NATO, come era invece vent'anni fa. Un piano per «l'aereo NATO» va inquadrato nell'ambito dell'utilizzo nelle zone di operazione; ciò che è avvenuto in occasione della guerra nella ex Jugoslavia ha dimostrato che quell'apparecchio era inefficiente, mentre altri erano notevolmente più idonei.
Ci auguriamo quindi che, dopo questa interrogazione, vi sia la dovuta attenzione affinché l'aeronautica militare italiana non si debba più lamentare di quelle che ancora oggi sono definite «bare volanti».


