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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 13 , nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 13).
Ricordo che l'emendamento Bonito 13.2 è stato ritirato.
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MICHELE SAPONARA, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Pisapia 13.1.
PRESIDENTE. Il Governo?
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Pisapia 13.1.
GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, vorrei cercare di spiegare il motivo di questo emendamento. Vi sono spesso situazioni in cui un soggetto, soprattutto se incensurato, è detenuto, è internato, è intrattenuto in una casa di cura e quindi non ha possibilità concreta di portare dal giudice per le sue valutazioni la documentazione necessaria per accedere al patrocinio per i non abbienti, pur essendo non abbiente. Io chiedo allora con questo emendamento che in questi casi che devono essere evidentemente documentati, si diano dei termini ulteriori per poter proporre e produrre quella documentazione necessaria per accedere al patrocinio per i non abbienti. Chiedo quindi una rivalutazione dell'Assemblea rispetto al parere della Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.
ANTONIO SAIA. Signor Presidente, vorrei avere un chiarimento. La condizione di ricovero, di inabilità fisica o di malattia interrompe qualunque scadenza. Mi sembra giusto, se veramente è così, se ho capito bene dall'intervento dell'onorevole Pisapia, che venga prorogato questo termine per chi è impossibilitato per documentati motivi di salute come quelli di un ricovero ospedaliero, a presentare questa domanda.
ENNIO PARRELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ENNIO PARRELLI. Signor Presidente, vorrei che si prendesse atto che ho abbandonato il mio posto e mi sono trasferito qui per poter seguire i lavori perché da lassù non si capisce assolutamente nulla. Conseguentemente, da questo momento in poi, verrà a mancare il mio voto, ma non per mia colpa, a meno che non si provveda diversamente e non mi autorizziate a stare seduto al banco del Governo a votare con la mia tessera. Non so cosa fare su un provvedimento così delicato.
PIERLUIGI COPERCINI. C'è una bolgia infernale qua dentro. Ha ragione Parrelli.
SERGIO COLA. Parrelli, vieni qua.
PRESIDENTE. Colleghi, un collega ha giustamente fatto presente che non è in grado di votare perché il rumore di fondo gli impedisce di capire il contenuto del dibattito. Quindi, prego tutti di fare attenzione e di permettere ai colleghi di partecipare ai lavori. Questo vale anche per il Governo, pur se capisco che state trattando la questione.
ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, si sa che il Governo ha una vis attrattiva molto forte. Vorrei dire che sono completamente favorevole alle osservazioni che ha fatto poco fa il collega Pisapia in ordine alla possibilità di agire in conformità alle proprie capacità di percezione del diritto e quindi di comunicazione che ne consegue nel momento in cui è possibile fare questa scelta difensiva. Mi pare che sia abbastanza singolare che chi si trova nella condizione di non poter avere direttamente accesso alle valutazioni, alle scelte e anche ai rapporti con chi lo difende o con chi dovrebbe difenderlo, sia messo in condizione di esercitare o non esercitare il diritto a seconda delle condizioni in cui si trova ristretto. Perciò invito anche i colleghi a riflettere su questo punto perché chi si trova in condizioni di maggiori difficoltà deve essere messo nelle condizioni di far valere ancora più efficacemente i propri diritti, una volta che ne sia consapevole. Conoscere per deliberare è un principio liberale che qualcuno dovrebbe tenere presente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, bisogna prendere atto che l'emendamento proposto dall'onorevole Pisapia risponde a principi di equità, in quanto si tiene presente la condizione di impossibilità materiale di chi si trovi in stato di detenzione o custodito in un luogo di cura, per provvedere...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cola; onorevole Targetti, onorevole Di Luca, per cortesia!
SERGIO COLA. Signor Presidente, bisogna prendere atto, dicevo, della fondatezza delle argomentazioni a sostegno dell'emendamento in esame, che tiene presente l'impossibilità materiale di chi si trovi in stato di detenzione, o ricoverato in un luogo di cura, di provvedere a presentare istanza per essere ammesso al gratuito patrocinio. Qualora si dovesse respingere l'emendamento in esame, secondo quanto suggerito dalla Commissione, si porrebbe in essere un'iniquità assoluta: ritengo pertanto che ragioni di obiettività ci debbano indurre ad approvare l'emendamento in esame. Il gruppo di Alleanza nazionale voterà dunque a favore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, desidero chiarire che la sostanza dell'emendamento in esame è nel senso di sostituire alla norma vigente, che prevede venti giorni, un termine di quaranta giorni. Questa è la modifica proposta con l'emendamento in esame, salvi restando i requisiti soggettivi e la possibilità di intervento che è già prevista dal vigente articolo 5 della legge n. 217 del 1990.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzilli. Ne ha facoltà.
MARIO GAZZILLI. Signor Presidente, desidero sottolineare quanto ha appena detto l'onorevole Bonito: d'altro canto, il termine di venti giorni è già più che congruo per le esigenze in considerazione, mentre l'allungamento del termine creerebbe non poche complicazioni. Il gruppo di Forza Italia voterà pertanto contro l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Copercini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI COPERCINI. Signor Presidente, il gruppo della Lega nord Padania giudica eccessivo lo spostamento dei termini da venti a quaranta giorni: si potrebbe trovare un punto di mediazione prevedendo trenta giorni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Signor Presidente, l'emendamento in esame mi sembra ispirato al buonsenso: se una persona è ricoverata ed impossibilitata, perde un diritto; ritengo pertanto che l'emendamento in esame debba essere approvato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parrelli. Ne ha facoltà.
ENNIO PARRELLI. Signor Presidente, trenta giorni, quaranta giorni, venticinque e mezzo: per carità, non cadiamo in una discussione che è semplicemente ridicola! Si approvi dunque l'emendamento in esame, perché non saranno certamente venti giorni in più ad essere particolarmente significativi rispetto alla prescrizione di diritti: ben altre ragioni vi sono! Rendiamoci conto che si tratta di andare incontro a situazioni oggettive.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saraceni. Ne ha facoltà.
LUIGI SARACENI. Signor Presidente, cerchiamo di capirci: l'emendamento in esame propone praticamente di ripristinare un comma di cui, invece, il testo in esame propone l'abrogazione. È vero che il testo normativo vigente contiene la medesima previsione dell'emendamento Pisapia 13.1, salvo un termine di venti anziché di quaranta giorni, ma, se l'emendamento stesso viene respinto e viene invece approvato l'articolo 13 del testo in esame, il comma 4 dell'articolo 5 sparisce completamente (e non scompare soltanto il relativo termine). Allora, forse, un ragionevole compromesso sarebbe ritirare, o sopprimere, l'articolo 13, per lasciare le cose come stanno: in sostanza, ciò che propone l'emendamento Pisapia 13.1 con il vecchio termine di venti giorni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.
Prego onorevole Cola.
Bisogna leggere il comma 4 dell'articolo 5 della legge n. 217 del 1990, di cui l'articolo 13 del testo in esame prevede l'abrogazione; l'emendamento Pisapia 13.1, invece, propone il mantenimento del medesimo comma 4, con l'allungamento del termine da venti a quaranta giorni. La differenza tra l'una e l'altra opzione è quindi radicale: probabilmente, potremmo trovare una giusta mediazione ritirando l'articolo 13 (può valutarsi come da un punto di vista tecnico) per lasciare le cose come stanno.


