Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 838 del 16/1/2001
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 5477)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo della Commissione, e dell'unico emendamento e dell'articolo aggiuntivo ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 5477 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MICHELE SAPONARA, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Bonito 1.1 e invita al ritiro.

PRESIDENTE. Parere favorevole e invito al ritiro?

MICHELE SAPONARA, Relatore. Sì, signor Presidente, adesso il collega Bonito lo spiegherà.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

FRANCESCO BONITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, per motivare il ritiro di tutti gli emendamenti a mia firma.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, la decisione di ritirare tutti gli emendamenti a mia firma è condivisa dall'intero gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. All'esame del Parlamento erano state presentate una serie di proposte di legge sul gratuito patrocinio: la proposta dell'onorevole Pecorella, quella dell'onorevole Pisapia e una terza proposta presentata dall'intero gruppo dei Democratici di sinistra, primo firmatario l'onorevole Veltroni. La nostra proposta si segnalava rispetto alle altre per una maggiore complessità e articolazione giacché si tentava di dare una soluzione definitiva complessiva e organica al problema che tutte le proposte di legge intendevano affrontare: la realizzazione di un sistema normativo nel nostro paese che garantisse maggiormente il diritto alla difesa e affrontasse il tema dell'onerosità del processo.
Per una serie di vicende, sulle quali non mi dilungo, il testo base assunto per il lavoro di Commissione è risultato essere quello dell'onorevole Pecorella, giacché l'opposizione aveva chiesto, avvalendosi delle norme regolamentari, che tale proposta venisse messa all'ordine del giorno. Attraverso interventi emendativi sulla legge n. 217 del 1990, la proposta Pecorella disciplina il tema del gratuito patrocinio nell'ambito penale; la proposta Veltroni, viceversa, affrontava la questione


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del gratuito patrocinio sia per quanto riguarda il processo penale sia per quanto riguarda il processo civile nonché per quanto riguarda il processo amministrativo.
Gli emendamenti presentati dal mio gruppo hanno inteso riproporre l'organicità della nostra proposta all'esame dell'aula; rispetto alla stessa appare evidente che, come è stato detto dal Governo, esistono problemi di copertura finanziaria. Ciò significa che, per consentire comunque l'approvazione di una disciplina sulla materia, ritireremo tutti i nostri emendamenti e riproporremo la sostanza della nostra proposta di legge nel programma elettorale che ci accingiamo a stendere per le prossime elezioni politiche. D'altra parte, riteniamo che il lavoro svolto dalla Commissione, che verosimilmente sarà valutato e approvato dall'Assemblea, ci induca ad una certa soddisfazione, giacché vi è un maxiemendamento proposto dal Governo che sposa molte delle nostre tesi e, soprattutto, allarga la disciplina del gratuito patrocinio alla materia civile e amministrativa.
Questo ci induce a recedere dai nostri propositi emendativi e a ritenerci per il momento soddisfatti del lavoro istruttorio compiuto dalla Commissione.
Signor Presidente, ribadisco quindi il ritiro di tutti i miei emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 2.1, il quale peraltro non deve essere inteso come emendamento sostitutivo, bensì come aggiuntivo e, a mio avviso, salvo diversa valutazione degli uffici, dovrebbe essere correttamente inserito dopo il maxiemendamento del Governo relativo all'articolo 15-bis.
Non rinuncio altresì al mio emendamento 10.1, che, anche in questo caso, non deve intendersi come sostitutivo dell'articolo 10, bensì come aggiuntivo. Sotto questo aspetto esso corrisponde integralmente all'articolo aggiuntivo Pisapia 24.03. Pertanto, posso anche rinunciare al mio emendamento e sottoscrivere l'articolo aggiuntivo del collega Pisapia che riproduce integralmente il mio testo.

ANTONIO BOCCIA, Presidente del Comitato pareri della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA, Presidente del Comitato pareri della V Commissione. Signor Presidente, desidero sottoporre alla sua attenzione una questione che si presenta per la prima volta e che riguarda una compiuta attuazione del regolamento, in particolare per la parte che riguarda l'articolo 86 ed i pareri della Commissione bilancio.
Ella sa, perché poc'anzi ne ha dato notizia, che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario su questo testo, ai sensi dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione perché, come è esplicitato nella premessa della decisione, vi sono oneri non quantificati e non coperti.
Tali oneri non quantificati e non coperti sono presenti a partire dall'articolo 1, quindi, ai sensi del regolamento, va posta la questione del voto contrario della Commissione bilancio, che in questo caso deve essere sottoposto ad un voto dell'Assemblea con un emendamento, evidentemente soppressivo.
Non si è mai verificato che, in presenza di un voto contrario della Commissione bilancio - tra l'altro in questo caso è estremamente palese la carenza di oneri non quantificati e non coperti -, si proceda come se nulla fosse. Le chiedo, quindi, un momento di riflessione e di attenzione in maniera che la Presidenza dell'Assemblea eviti che si continui ad esaminare il provvedimento e a dare dei voti, perché da parte del Presidente della Repubblica non vi sarebbe assolutamente la possibilità di dar corso a questo provvedimento che è palesemente privo di quantificazione degli oneri e delle relative coperture.
Credo che ai sensi del regolamento della Camera andrebbe sottoposto al voto dell'Assemblea un emendamento volto a sopprimere l'articolo 1, se non tutto il testo.


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PRESIDENTE. La Presidenza ha dato comunicazione del parere contrario espresso dalla Commissione bilancio ma le determinazioni conseguenti spettano all'Assemblea.

ANNA FINOCCHIARO FIDELBO, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO FIDELBO, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, l'obiezione sollevata è inedita per quest'Assemblea e credo che mai si sia posta soprattutto dopo l'ultima modifica regolamentare, quella cioè di un parere contrario della Commissione bilancio non tanto su una parte del testo o su emendamenti presentati al testo, bensì sul complesso degli emendamenti. Questa ricostruzione mi sembra asseverata compiutamente dalle parole pronunciate poc'anzi dal collega.
Fermo restando che sul punto dovrà pronunciarsi l'Assemblea, ritengo che ci troviamo nell'ipotesi della discussione del provvedimento sul gratuito patrocinio, che comincia il suo iter in aula assistito dal conforto venuto dal Governo nei giorni scorsi, asseverato peraltro da relazioni tecniche puntualmente fornite alla Commissione giustizia e alla Commissione bilancio che assicurano la piena copertura finanziaria del provvedimento. Ricordo che quest'ultimo è ancora in prima lettura e che dunque potrebbe ricevere dall'Assemblea un assenso in ordine al suo contenuto. Ovviamente, qualora la prospettazione che il Governo ha fatto circa la piena copertura del provvedimento venisse a cadere, nell'altro ramo del Parlamento potrebbero essere ribadite le obiezioni attinenti alla copertura finanziaria.
Aggiungo che questo provvedimento è stato iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea su richiesta dell'opposizione e rappresenta un adempimento indispensabile rispetto agli obblighi costituzionali che il legislatore ordinario ha assunto con l'approvazione dell'articolo 111 e nello stesso tempo rappresenta un obiettivo condiviso da tutte le forze politiche qui rappresentate, giacché ciascuno di noi sa bene (esperto o no che sia di questioni giuridiche) che una difesa attrezzata assicurata a tutti i cittadini può fondarsi soltanto su un equo provvedimento in materia di gratuito patrocinio, restando altrimenti conclamata nelle aule di giustizia una disparità legata al censo.
È per questa ragione che mi raccomando all'Assemblea, confortata dal parere unanime della Commissione (unanime sotto il profilo dei gruppi rappresentati), affinché il testo in esame, nonostante il parere della Commissione bilancio che pone una questione che con rigore e puntualità va accertata con il concorso del Governo, venga comunque approvato.

GAETANO PECORELLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare anzitutto che nel 1980, cioè oltre venti anni fa, l'Italia è stata condannata in sede europea perché non garantiva il gratuito patrocinio ai soggetti non abbienti. La questione si poneva in termini particolarmente drammatici per quanto riguarda i processi penali nei quali ovviamente, essendo in gioco la vita e i beni delle persone, un difensore adeguato appariva assolutamente indispensabile.
Vorrei ancora ricordare all'Assemblea e al rappresentante del Governo che il ministro ha pubblicamente dichiarato che aveva a disposizione 300 miliardi, sia pure nell'arco di tre anni, per garantire la difesa d'ufficio e il gratuito patrocinio. Aggiungendo a questo la considerazione del rappresentante del Governo che ha indotto la Commissione a lavorare sulla base della esistenza della copertura finanziaria, mi pare che la raccomandazione più che opportuna proveniente dalla presidente della Commissione debba essere accolta e i lavori possano proseguire


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nell'ottica comunque di garantire al nostro paese quel minimo di civiltà che è rappresentato da una difesa sufficiente per tutti i cittadini.

MARCO TARADASH. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO TARADASH. Signor Presidente, siamo di fronte ad un provvedimento che pone una questione elementare di giustizia in senso stretto: garantire anche ai non abbienti di essere, di fronte alla legge, nelle condizioni che la legge prescrive, ovvero di uguaglianza effettiva.
Si tratta di un provvedimento in ritardo nel nostro paese da anni, se non da decenni; va altresì ricordato che durante l'esame della Commissione giustizia sul provvedimento - che nasce da una iniziativa dell'opposizione - il Governo ha proceduto con emendamenti che ne hanno esteso la portata, sulla base del presupposto (di cui l'esecutivo si faceva garante) che vi fossero fondi a disposizione. Ora, improvvisamente, si scopre che per qualche motivo il Governo ha già speso quei soldi e che nelle casse dello Stato non resta più il denaro sufficiente a garantire i cittadini di fronte ai tribunali! Mi sembra che sia una situazione di cui il Governo deve farsi carico. Infatti, il provvedimento è stato discusso per lungo tempo dalla Commissione giustizia e non sono mai state sollevate obiezioni rispetto ai fondi; al contrario, si è chiesto di estendere la portata della proposta iniziale.
Signor Presidente, se dal punto di vista istituzionale ci troviamo di fronte ad una difficoltà che va superata in base alle indicazioni del presidente della Commissione giustizia, dal punto di vista politico il Governo ha il dovere di spiegare per quale motivo si sia adoperato per allargare la portata del provvedimento, tanto che ora ci dice che non vi sono più fondi a disposizione.

GIULIANO PISAPIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, vorrei ricordare che nel luglio 1999, in sede di approvazione delle modifiche all'articolo 111 della Costituzione, il Governo aveva accolto un ordine del giorno presentato da diversi deputati, con cui si impegnava l'esecutivo a porre in essere le iniziative necessarie per rendere effettiva l'attuazione del patrocinio per i non abbienti, con particolare riferimento all'elevazione dei limiti di reddito attualmente vigenti e alla semplificazione delle procedure per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nonché a porre in essere tutti gli strumenti di sua competenza per rendere effettiva e non meramente formale la difesa d'ufficio.
In sede di presentazione della proposta di legge finanziaria, si disse che non vi erano i fondi necessari per il patrocinio per i non abbienti e per la difesa d'ufficio; a seguito della presentazione di alcuni emendamenti e di prese di posizione da parte della Commissione giustizia, sembrava che il Governo avesse reperito i finanziamenti e le somme necessarie, tant'è vero che - sulla base di dichiarazioni del ministro Fassino - venne assicurato che nella legge finanziaria si sarebbero previsti i fondi necessari.
Leggo ora che il parere contrario della Commissione bilancio è stato emesso sulla base delle dichiarazioni rese dal rappresentante del Governo, secondo il quale il provvedimento recherebbe oneri non quantificati, né coperti, e che la relazione tecnica trasmessa dal Ministero della giustizia necessiterebbe di essere integrata, in quanto contiene taluni elementi insufficienti e contraddittori.
Signor Presidente, mi sembra vergognoso - da parte di un Governo che si definisce di centrosinistra - un tale comportamento, con cui si arriva all'affossamento di un provvedimento o ad una vera e propria presa in giro: infatti, far approvare un provvedimento che non ha copertura finanziaria e che certamente si bloccherà in Senato, significa prendere in giro il Parlamento, i cittadini italiani e,


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soprattutto, i cittadini non abbienti, i quali dovrebbero avere diritto, come tutti gli altri, ad una difesa effettiva e non solo formale, anche in attuazione dell'articolo 24 della Costituzione, che dichiara solennemente che la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Chiedo, dunque, che il Governo risponda su tale comportamento e dia atto di quanto ha affermato in Commissione (ovvero che i fondi ci sono), in modo che sia possibile superare il parere contrario espresso dalla Commissione bilancio.

ENNIO PARRELLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENNIO PARRELLI. Signor Presidente, prendo la parola perché mi ribello al fatto che si debba impostare il discorso su una materia così importante sulla constatazione che il provvedimento era nato dal seno dell'opposizione, nella sua riserva, ed era limitato al profilo penalistico. Mi ribello anche al fatto che venga messo in stato d'accusa il Governo.
Egregi colleghi, si tratta di un provvedimento doveroso non solo nei confronti del profilo penalistico della giustizia, ma anche per la giustizia civile. È ora di finirla: purtroppo, siamo a fine legislatura e io per anni ho predicato invano, ho «clamato» invano sul problema della giustizia civile. Ci mancherebbe altro che adesso approvassimo un provvedimento su questa materia solo a favore dei processi penali e non anche di quelli civili, dimenticando quella quota di cittadini non abbienti, bisognosi, che fanno valere diritti primari anche nel campo civile. Quindi, spogliamo la questione di queste inutili polemiche e troviamoci tutti concordi nel sostenere l'opportunità, anzi, la necessità, di questo provvedimento, esteso nel modo in cui viene oggi proposto dalla Commissione con gli emendamenti complessivi, che provengono anche dal Governo, ed esortiamo il Governo a mantener fede al finanziamento promesso e comunque a rinvenirlo, attestandoci sulle dichiarazioni della presidente della Commissione, che chiede di approvare il provvedimento con le condizioni e le prospettive che ha indicato.

LUIGI SARACENI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI SARACENI. Signor Presidente, questo è sicuramente uno dei provvedimenti più caratterizzanti di questa legislatura e della sua fase conclusiva, perché realizza rapporti di equità, assicura la giustizia ai non abbienti: è un tema vecchio come la giustizia stessa. Forse questo provvedimento non è ancora sufficiente, ma sicuramente è necessario per ridurre le disparità di trattamento che sono sotto gli occhi di tutti.
Mi pare di capire che vi è un contrasto anche di ordine tecnico sul parere della Commissione bilancio. Mi sembra condivisibile la soluzione indicata dalla presidente (che, certamente, se fa una proposta, la fa causa cognita e assumendosi le responsabilità proprie del ruolo che riveste), ossia di andare avanti in questa sede - ora sentiremo anche il parere del Governo -, rinvenendo obbligatoriamente la copertura da qui al passaggio al Senato, risolvendo così il problema. Comunque, solleciterei il Governo a chiarirci come stiano veramente le cose.

MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIANNA LI CALZI Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, mi rendo conto della spiacevolezza dell'incidente che in questo momento si sta verificando. Il parere della Commissione bilancio ha colto tutti di sorpresa, perché nella relazione tecnica che avevamo inviato relativamente ai due aspetti del provvedimento, quello relativo al settore penale e quello relativo ai settori civile e amministrativo, le esigenze di copertura per il Ministero della giustizia erano ampiamente rispettate. Secondo un'indicazione


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che mi è stata data proprio dieci minuti fa dal sottosegretario per il tesoro, il Ministero della giustizia avrebbe una cifra residua di 7 miliardi, che non trova assolutamente corrispondenza. Infatti la tabella A, che mi viene portata in questo momento, sulla quale noi avevamo lavorato, reca per il 2001 un accantonamento di 52 miliardi: noi abbiamo utilizzato solamente 34 miliardi, quindi siamo ampiamente nei margini. Per il 2002 la stessa tabella reca 231 miliardi - quindi ci siamo - e per il 2003 reca 264 miliardi. Ritengo che quanto è accaduto sia frutto di un equivoco che potrà quindi essere ampiamente chiarito.
Vorrei rispondere ad un'altra obiezione. Il Governo si è sempre impegnato a favore di questo provvedimento: pertanto, non è vero che, avendolo ampliato, abbia cercato di ostacolarlo. Ha fatto semplicemente una cosa che è stata peraltro condivisa da tutta l'Assemblea, perché un provvedimento concernente il gratuito patrocinio riservato solo alla materia penale non rappresenta certo una grande riforma. Si è cercato quindi di fare il meglio per i cittadini italiani e per la giustizia.
Confermando nuovamente l'impegno del Governo, ritengo si debba accedere all'invito formulato dal presidente della Commissione di andare avanti nella certezza che questo equivoco verrà chiarito nei prossimi giorni.

SERGIO COLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERGIO COLA. In verità c'è da rimanere sbigottiti per quanto è accaduto. Tra l'altro, il rappresentante del Governo ha affermato in Commissione che il provvedimento reca oneri non quantificati né coperti e che la relazione tecnica trasmessa dal ministro della giustizia necessita di essere integrata in quanto contiene taluni elementi insufficienti e contraddittori tra l'altro in relazione ad oneri che derivano proprio da proposte del Governo oltre che da quelle della maggioranza e dell'opposizione. C'è da rimanere veramente sbigottiti - lo affermo in maniera ferma e decisa - per come il Governo sia incorso in un infortunio di questo tipo, se è vero che con la legge finanziaria sono state decise elargizioni clientelari, assistenziali ed elettoralistiche, ma nel momento in cui si proclama ai quattro venti che bisogna dar corso all'attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e mettere tutti in condizione di essere difesi, ci si trova di fronte alla sorpresa di una mancanza di copertura finanziaria. Ritengo ciò sia veramente riprovevole dal punto di vista politico e la dice lunga sul comportamento del Governo di centrosinistra.
Spero abbiate un sussulto di dignità e che troviate il sistema per risolvere una situazione che per voi è ormai una vera e propria vergogna.

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI COPERCINI. Signor Presidente, non più tardi di una settimana fa il ministro della giustizia Fassino aveva magnificato l'opera di questo Governo nel finanziare il comparto giustizia con somme mai stanziate in questi ultimi anni o decenni.
Non più tardi di una settimana fa in Commissione giustizia, proprio in relazione a questo provvedimento, sollevai una questione che mi turbava. Infatti, mi sembrava che nel Governo vi fosse qualcuno che spingeva in un senso e qualcun altro che spingeva nell'altra direzione: è ovvio che, se le forze non sono concordi nella direzione da seguire, la somma vettoriale è spesso molto inferiore all'entità di ogni singola forza.
Mi sembra che in questo momento si stia verificando la stessa cosa: anime diverse del Governo tirano ciascuna per il proprio verso, causando incongruenze. Il sottosegretario Li Calzi ha parlato di infortunio, ma più che di infortunio in questo caso si deve parlare di incompetenza.


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Ci sono da fare dei conti aritmetici e, se coloro i quali devono fare tali conti non sono in grado di farli come un qualsiasi ragioniere diplomato nelle patrie scuole, devono essere mandati a casa. Quello che conta sono il coraggio e la volontà politica. Il coraggio forse c'è stato quando lo stesso sottosegretario ha proposto di estendere anche alla sfera civile quanto si è deciso di fare per la sfera penale. Questa è una proposta coraggiosa, anche se io ritengo che in un qualsiasi settore della vita civile essa vada fatta senza pensarci cinque minuti; ma visto l'ambiente in cui viviamo, mi rendo conto che dobbiamo accontentarci di questo piccolo atto.
C'è poi qualcuno che si mette a fare dei conti algebrici e dice che i soldi non ci sono. Ma allora la volontà politica viene sminuita! Allora noi non siamo proprio nessuno e siamo governati da dei burocrati ragionieri che ci vogliono imporre volontà politiche che non sono quelle del Governo! A chi appartengono queste volontà politiche? A chi già in partenza tirava indietro.
Ed allora più che di un infortunio parlerei di una brutta figura. Mi auguro che gli stessi che l'hanno fatta sappiano porvi rimedio.

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Se mi è consentito, vorrei portare a compimento questo pregevole dibattito che è un po' - diciamo così - fuori dalle righe. Infatti, il taglio dato al discorso dall'onorevole Boccia, e quindi per suo tramite dalla Commissione bilancio, era di natura regolamentare.
Nel momento in cui lo stesso onorevole Boccia, in presenza costante di norme regolamentari oltre che costituzionali sulla sovranità dell'Assemblea, ci ha addirittura indicato la necessità o la possibilità, per uscire da un impasse regolamentare, di proporre un emendamento soppressivo dell'articolo 1, a me sembra evidente che si vada oltre i limiti.
Il terzo comma dell'articolo 93 prevede che, nel momento in cui la Commissione in sede legislativa non ritenga di aderire al parere della Commissione bilancio, il progetto di legge è rimesso all'Assemblea. Un'altra norma regolamentare, a proposito della sede redigente, prevede che è addirittura obbligatorio, per la Commissione che non vuole recepire le indicazioni della Commissione bilancio, rappresentare all'Assemblea soltanto i motivi per cui si intende andare avanti.
C'è una volontà dell'Assemblea che è unanime, a quanto si è potuto vedere. Se si riporta il tutto nell'ambito del regolamento, ritengo che si debba proseguire nell'esame del provvedimento.

TIZIANA PARENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA PARENTI. Onorevole Presidente, credo sia possibile arrivare ad una minima di conciliazione tra due esigenze che sono opposte, entrambe reali e fondate. Non vi è dubbio che noi ci eravamo impegnati, con l'approvazione dell'articolo 111 della Costituzione, a portare, diciamo così, a termine il diritto di difesa. Poc'anzi l'onorevole Bonito ha detto che questo provvedimento rappresenta solo un primo passo perché, per completare e rendere effettivo il diritto di difesa per i non abbienti (non possono certamente essere ritenuti tali solo coloro che percepiscono fino ad un reddito di 18 milioni l'anno), occorrono altri provvedimenti da adottarsi nel prossimo futuro, nella prossima legislatura.
Del resto mi pare che l'onorevole Boccia dica una cosa che posta in un certo modo sembra insuperabile; egli ha detto che l'onere non è quantificato (anche se io ritengo che sia quantificabile) e che in ogni caso manca la copertura. Io invece penso - l'ho appena detto - che l'onere sia quantificabile perché anche la statistica serve a qualcosa. Per cui se facciamo riferimento al reddito che abbiamo previsto e al numero di indagati imputati che si sono avuti negli anni


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1999-2000, possiamo arrivare ad una quantificazione dell'onere. Resta però la questione relativa alla mancanza della copertura. Il problema non è quello di cercare di ottenere più ma quello di cercare di cominciare ad avere qualcosa!
Ritengo, quindi, che la Commissione potrebbe riflettere se non sia il caso di compiere qualche sacrificio - di cui tutti ci rendiamo conto - ossia di prevedere che la difesa venga in qualche modo «diminuita», rinunciando a figure che obiettivamente sono destinate ad aggravare l'onere (mi riferisco alle figure del consulente tecnico, dell'investigatore privato e via dicendo). Se individuassimo almeno la quantificazione - perché si tratta, comunque, di un onere quantificabile -, si farebbe un primo passo - in questo caso certamente non ancora sufficiente - per ottenere un minimo di diritto alla difesa garantito e si salverebbe il provvedimento con una decisione realistica, ponendo le basi di un futuro sviluppo nella prossima finanziaria con statistiche e quantificazioni maggiori. Potremo così esaurire nella prossima legislatura l'arco del diritto alla difesa garantendo completamente i non abbienti.
Se la Commissione riesaminasse questo provvedimento e cercasse di delineare un quadro più preciso procedendo alla quantificazione, con l'impegno del Governo di trovare le coperture - lo fa per tanti altri provvedimenti, non vedo perché non debba farlo per questo -, riusciremmo a salvare una proposta di legge giusta, utile e attesa sulla quale tutti ci eravamo impegnati, anche se nell'impostazione attuale ancora non è sufficiente. In caso contrario, rischiamo di vedere travolta la possibilità di assicurare la difesa ai non abbienti anche nel prossimo futuro.

PRESIDENTE. Procederemo ora alla votazione dell'articolo 1.
Ricordo che il parere della Commissione bilancio - rispondo all'onorevole Boccia - si riferisce al provvedimento nel suo complesso, senza indicare specificamente i singoli articoli cui dovrebbero riferirsi le proposte di soppressione. Peraltro, dalla motivazione complessiva del parere si deduce che solo alcuni articoli hanno problemi di copertura finanziaria e non altri. Se la Commissione bilancio li avesse indicati specificamente nel dispositivo del parere, sarebbero stati ritenuti presentati i corrispettivi emendamenti soppressivi. Pertanto, mi limiterò a ricordare che gli articoli saranno posti in votazione con il parere contrario della Commissione bilancio.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 390
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
386
Hanno votato
no 4).

Onorevole relatore, qual è il parere sull'articolo aggiuntivo Pisapia 1.01?

MICHELE SAPONARA, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pisapia 1.01, accettato dalla Commissione e dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 368
Astenuti 35
Maggioranza 185
Hanno votato
359
Hanno votato
no 9).

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