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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-05972 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 4).
SILVIA BARBIERI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor Presidente, l'onorevole Delmastro Delle Vedove manifesta preoccupazioni che traggono spunto da affermazioni del Governatore della Banca d'Italia, espresse in sede di audizione presso la Commissione bilancio della Camera dei deputati, circa il livello d'istruzione della forza lavoro italiana, considerato complessivamente medio-basso e non adeguato alle esigenze del moderno mercato del lavoro.
aiutare i giovani a scegliere i percorsi, anche integrati con la formazione professionale, più adatti alle loro potenzialità ed attitudini. La succitata legge ha avuto una considerevole incidenza sul fenomeno della dispersione scolastica: infatti, il numero dei ragazzi che dopo la terza media hanno lasciato la scuola è passato da 57.420 nell'anno scolastico 1998-1999 a 26.166 nell'anno scolastico 1999-2000, quindi con un incremento di scolarità nel primo anno delle superiori di 30 mila allievi.
informatiche nelle scuole, finanziamenti ulteriormente consolidati nella nuova legge finanziaria sia in direzione dell'acquisto di strumentazioni per la diffusione delle nuove tecnologie sia in direzione della formazione del personale docente.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor sottosegretario, la puntigliosa ricostruzione di tutti i percorsi e di tutte le iniziative di natura legislativa assunte dal Governo non mi pare risponda al vero quesito che ho tentato di porre.
al loro apparato scolastico, è evidente che probabilmente, senza uno sforzo gigantesco e non ordinario, saremo destinati a perdere una battaglia che ha tempi di combattimento estremamente ridotti, perché questo è il grande dramma della società del terzo millennio. O saremo capaci di ridurre e di annullare il gap pauroso che in questo momento ci separa dai paesi industrializzati dell'occidente e persino dai paesi europei e che nella classifica stilata ufficialmente ci pone prima soltanto del Portogallo e della Spagna, ma dietro tutti gli altri, oppure penso che le conseguenze non potranno che essere catastrofiche.
Il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione ha facoltà di rispondere.
Come è noto e come l'onorevole Delmastro delle Vedove sa, è in atto nel nostro paese una profonda innovazione del sistema scolastico e formativo finalizzata, per l'appunto, all'ampliamento dell'offerta formativa ed al contestuale innalzamento del tasso di scolarità, che consenta di affrontare le problematiche evidenziate dall'onorevole interrogante, cioè dispersione scolastica, adeguamento del livello d'istruzione ai nuovi bisogni formativi e alle nuove richieste della società del cambiamento, non attraverso progetti straordinari e sperimentali, a cui peraltro si è fatto ricorso negli scorsi anni, ma nell'ordinarietà del sistema. Tale processo, iniziato nel 1996 con il patto sociale, ha avuto la sua premessa nel riconoscimento della centralità dell'istruzione e della formazione intesa come fattore di sviluppo complessivo della vita sociale.
Al patto del lavoro hanno fatto seguito una serie di interventi legislativi innovativi, che richiamo per titoli: la legge 15 marzo 1997, n. 59, che ha attribuito autonomia didattica ed amministrativa a tutte le istituzioni scolastiche e le norme attuative della medesima, che consentono tra l'altro alle scuole di interagire con il contesto esterno con maggiore flessibilità e di rendersi interpreti delle esigenze del territorio, per meglio rispondervi; la legge 24 giugno 1997, n. 196, che ha innovato in maniera significativa il sistema della formazione professionale ponendolo in sintonia con le mutate attese e con i bisogni emergenti del sistema economico e produttivo, grazie anche alla creazione di un sistema di crediti e certificazioni delle competenze e all'accreditamento delle strutture formative; la legge 20 gennaio 1999, n. 9, che ha previsto l'innalzamento dell'obbligo dell'istruzione, consentendo al paese di adeguare il sistema scolastico italiano a quello degli altri paesi europei.
Le attività di informazione e di orientamento progettate e realizzate dalle scuole sono lo strumento più efficace per
La percentuale di allievi recuperati per tipo d'istruzione varia dall'1,49 per cento dei licei scientifici al 68,03 per cento degli istituti professionali. Tali dati sono contenuti nella ricerca «La dispersione scolastica: una lente sulla scuola» realizzata dal Ministero, ove sono analizzati i fenomeni dell'insuccesso scolastico e le cause della dispersione e sono riportati i dati di ripetenza, di interruzione della frequenza scolastica e di ritardo per offrire una mappatura del rischio di abbandono suddivisa per cicli d'istruzione, per regioni e per indirizzi di studio. Si ricorda, inoltre, l'articolo 68 della legge 17 maggio 1999, n. 144, che ha previsto l'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età ed il decreto del Presidente della Repubblica n. 257 del 2000 recante il regolamento di tale obbligo, con particolare attenzione all'articolo 7 del medesimo regolamento, le cui disposizioni offrono opportunità per realizzare percorsi individuali flessibili ed integrati rispondenti alle esigenze dei giovani dai 15 ai 18 anni.
Si ricorda ancora il disposto dell'articolo 69 della medesima legge che ha istituito il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, articolato in percorsi, con l'obiettivo di formare figure professionali a livello post-secondario idonee a rispondere adeguatamente alla domanda del lavoro pubblico e privato: ciò con particolare riguardo al sistema dei servizi degli enti locali e dei settori produttivi interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati, secondo le priorità indicate dalla programmazione economica regionale. Il sistema scolastico e formativo delineato dalle leggi summenzionate nonché da altri importanti provvedimenti, quali la normativa relativa allo statuto delle studentesse e degli studenti, quella relativa alle attività integrative e complementari e, da ultimo, quella sul riordino dei cicli scolastici, consente di porre la promozione del successo formativo, intesa come risorsa permanente per la crescita di ogni individuo, come obiettivo primario non solo delle scuole ma dell'intero sistema sociale.
Da parte sua l'amministrazione scolastica periferica non mancherà di svolgere anche l'importante ruolo di promuovere e facilitare i collegamenti con i servizi per l'impiego, le agenzie di formazione professionale e il mondo del lavoro, nel quadro di intese da assumere con la regione e gli enti locali per rendere effettiva la possibilità di passaggio dei giovani da un sistema all'altro per il raggiungimento di più alti livelli di istruzione e di formazione. Questa collaborazione non può che offrire nuovi strumenti alle azioni di prevenzione e di contrasto della dispersione scolastica.
Per quanto concerne poi l'adeguamento del livello di istruzione ai nuovi bisogni formativi ed alle nuove richieste della società del cambiamento, si rileva che le tecnologie dell'informazione sono state adottate nelle scuole fin dall'inizio della loro comparsa.
L'evoluzione socio-culturale verso la società dell'informazione ha reso necessario, infatti, adeguare le scuole con una diffusione più rapida della tecnologia ed una loro più efficace utilizzazione.
Per questo il Ministero ha promosso il programma di sviluppo delle tecnologie didattiche che coinvolge l'intero sistema scolastico, ed in particolare gli istituti tecnici e professionali italiani, ed ha organizzato e finanziato un certo numero di progetti pilota in tale direzione. In merito, ricordo all'onorevole interrogante che nel decreto-legge già ricordato sull'avvio dell'anno scolastico sono stati resi disponibili cospicui finanziamenti per gli anni 2000-2001 e 2002 per la diffusione delle tecnologie
A tale riguardo, si richiamano le considerazioni apparse nella rubrica New economy de Il Sole 24 ore del 14 giugno 2000 secondo cui «il fatto che la scuola italiana sia riuscita in circa tre anni a dotarsi di una infrastruttura informatica che ha raggiunto la quasi totalità degli istituti con più di un laboratorio ciascuno è un enorme successo per il paese».
Nell'ambito degli interventi prioritari previsti dalla legge n. 440 del 1997 è stato avviato il progetto speciale per l'educazione scientifico-tecnologica (Progetto Set) che intende fornire alle scuole risorse capaci di migliorare gli strumenti, le strutture e l'organizzazione didattica dell'insegnamento scientifico-tecnologico: servizi, materiali, azioni di sostegno e opportunità formative per i docenti.
Ciò in coerenza sia con le linee di rinnovamento del sistema scolastico approvato dal Governo sia con le esigenze e le specificità dei diversi ordini e gradi di scuola.
Si ricorda anche che è stato costituito un osservatorio tecnologico per le scuole. Tale struttura, la prima di questo tipo nel nostro paese, mira a favorire il trasferimento tecnologico dei settori più avanzati dell'information e comunication technology alle scuole, realizzando un collegamento stabile fra mondo accademico, ricerca, imprese della new economy e scuole.
Per quanto riguarda la fascia post-secondaria sono stati attivati i numerosi corsi che attengono alla telematica, alla multimedialità ed anche alla new economy, in particolare per quanto concerne il commercio elettronico nell'ambito dei progetti di istruzione e di formazione tecnica superiore e dei corsi di formazione regionale. A ciò si aggiunga che è stato avviato un sistema di valutazione e certificazione di ciò che si produce nella scuola attraverso il nuovo Istituto nazionale di valutazione che ci consentirà di verificare la produttività, l'opportunità e l'efficacia dei percorsi già indicati.
Mi aveva colpito l'affermazione fatta in Parlamento dal governatore della Banca d'Italia, secondo il quale l'Italia, proprio quando le nuove tecnologie rendono il capitale umano fattore centrale di sviluppo, presenta invece un deficit di scolarizzazione che non ha riscontro negli altri paesi industrializzati, perché mi pare che essa sia la testimonianza di un paese che cammina a due velocità: da una parte vi sono il Parlamento, il Governo e il ministro della pubblica istruzione che si muovono con i tempi e le caratteristiche tipici di una democrazia parlamentare, probabilmente un po' datata ed obsoleta; dall'altra parte, vi è la società civile e, soprattutto, un'economia che viaggia alla velocità della luce.
Il problema consiste innanzitutto nella verifica dei punti di partenza. Signor sottosegretario, lei ci ha spiegato che cosa dovrebbe accadere con tutte le riforme avviate prima dal ministro Berlinguer e ora dal nuovo ministro della pubblica istruzione. Credo sia giusto che gli italiani sappiano quale sia la situazione fotografata ad oggi: abbiamo una percentuale di laureati che tocca l'11 per cento e che è fra le più basse di tutti i paesi dell'OCSE, a fronte di una situazione, ad esempio, negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi, in cui i laureati rappresentano rispettivamente il 28 per cento e il 27 per cento della forza lavoro.
Dal momento che anche i paesi che presentano questo gap, questo enorme di vantaggio nei nostri confronti, cercano continuamente di apportare miglioramenti
Signor sottosegretario, quando noi di Alleanza nazionale sentiamo dire che Il Sole 24 Ore ha parlato dello sforzo effettuato per dotare la scuola italiana di personal computer e di strumenti informatici - me lo consenta - riteniamo che vi sia addirittura una sottile ironia ne Il Sole 24 Ore, perché non mi pare che abbiamo fatto un enorme passo in avanti. Sarebbe opportuno che andaste a vedere come è utilizzato lo strumento informatico negli altri paesi d'Europa, negli Stati Uniti o nel Canada, in cui è presente addirittura nelle scuole elementari.
Abbiamo quindi dotato la scuola di uno strumento che ormai è di assoluta ordinarietà e lo abbiamo fatto con un netto ritardo rispetto a tutti gli altri paesi. Il raffronto va fatto in questi termini; non possiamo dire che abbiamo dato i computer alle scuole, perché Alleanza nazionale vi risponde: ci mancherebbe che non li aveste ancora dati. Il problema è che gli altri paesi hanno già fornito le scuole di tutta una serie di altri strumenti.
Vi è poi la questione dell'autonomia. Non voglio tornare alle grandi differenze che ci separano da voi in ordine alle riforme della scuola, perché il discorso sarebbe troppo lungo e neppure afferente all'interrogazione presentata, ma, come sapete perfettamente, vi è anche il problema della formazione di un personale docente che è abituato ad un certo tipo di scuola e che ha dei tempi di «deglutizione» e di adattamento a questo nuovo tipo di scuola che avete delineato, che certamente non sono compatibili con l'efficacia del loro sforzo di docenti e ciò lascia immaginare che l'eventuale successo della vostra riforma - che fra l'altro io non ritengo vi possa essere - avrà certamente una tempistica che non è assolutamente compatibile con le enormi e drammatiche sfide che la nuova economia sta imponendo a tutti i paesi.
Se è così, onorevole sottosegretario, non basta un'elencazione non burocratica ma appassionata, come quella che lei ha fatto, a difesa delle scelte del Governo perché, al di là dell'ordinarietà dei comportamenti del Ministero della pubblica istruzione, occorre verificare se di concerto con gli altri dicasteri interessati (industria e lavoro) sia possibile compiere uno sforzo ulteriore che consenta di superare questo gap. Senza questo grande intervento di natura straordinaria temo - e con me tutta Alleanza nazionale - che le grandi sfide saranno perdute con grave pregiudizio per la nostra economia e soprattutto per i giovani che si troveranno in coda alla classifica dei paesi europei.


