Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 820 del 5/12/2000
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 4835 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000 (approvato dal Senato) (7431) (ore 10,34).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a


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rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000.
Ricordo che nella seduta di ieri si è svolta la discussione sulle linee generali ed hanno replicato il relatore ed il rappresentante del Governo.

(Esame degli articoli - A.C. 7431)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di conversione del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279 (vedi l'allegato A - A.C. 7431 sezione 1), nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 7431 sezione 2).
Avverto che gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi presentati sono riferiti agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 7431 sezione 3).
Avverto altresì che sono stati presentati emendamenti all'articolo 2 del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 7431 sezione 4).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7 del regolamento, alcuni emendamenti ed articoli aggiuntivi, non strettamente attinenti alla materia del decreto-legge.
La Presidenza ha considerato ammissibili soltanto gli emendamenti riconducibili all'oggetto ed alla finalità del provvedimento nel testo trasmesso dal Senato: realizzare interventi urgenti per le zone danneggiate dalle calamità idrogeologiche nel periodo settembre-novembre 2000.
Risultano invece inammissibili gli emendamenti che estendono ulteriormente il periodo di riferimento o recano modifiche non connesse con le finalità richiamate.
Sono pertanto inammissibili gli emendamenti Guido Rossi 4-bis.31, Stradella 4-bis.9, Ciapusci 6-ter.3, Scalia 7.2 e gli articoli aggiuntivi Rosso 4-ter.02, Guido Rossi 4-ter.06, Scalia 7.01, Muzio 7.02 e Parolo 7.03.
Invito il collega Massa a riformulare il suo emendamento 4-bis.56, al fine di evitare di intervenire in modo frammentario sul decreto che si intende modificare, in relazione alla circolare della Presidenza in materia di istruttoria legislativa.
Nessuno chiedendo di parlare sul complesso degli emendamenti e articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del decreto-legge e al disegno di legge di conversione, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
Dov'è la Commissione? È stata informata che abbiamo iniziato l'esame del provvedimento? Presidente Turroni, bisogna essere puntuali in riferimento ai lavori dell'Assemblea. Non è ammissibile che si sospendano i lavori in attesa che arrivi la Commissione o il suo presidente.
La prego di esprimere il parere sugli emendamenti.

SAURO TURRONI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione invita i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi presentati, altrimenti il parere è contrario, al fine di assicurare la conversione in legge di questo decreto-legge.
La Commissione - questo è il motivo del ritardo, Presidente - ha discusso molto questa soluzione. Lei sa che questa mattina alle 9 si è riunito il Comitato dei nove, perché la Commissione ha lavorato a lungo e intensamente su un provvedimento che riguarda molte zone del nostro paese e che non riesce a soddisfare le esigenze di quelle colpite dagli eventi alluvionali verificatesi successivamente al termine indicato dal decreto-legge.
Pertanto, questa mattina, il Comitato dei nove, sulla base di quanto dichiarato ieri dal ministro Bordon in sede di discussione generale, aveva il compito di valutare quale fosse la strada più rapida e più opportuna per rispondere alle esigenze di quei territori e di quelle popolazioni, ma soprattutto se vi fosse lo spazio, in questo decreto-legge, nell'ambito dei tempi stabiliti,


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per poter introdurre le modifiche sulle quali la Commissione ha lavorato.
Ebbene, l'invito che rivolgo ai colleghi di ritirare tutti gli emendamenti presentati - anche se su alcuni di essi la Commissione aveva ritenuto vi fossero le condizioni per un loro recepimento nel decreto-legge - indica quale sia stato il risultato della discussione svolta. Si tratta di un risultato che viene espresso con molto rammarico, Presidente, soprattutto perché ci rendiamo conto che sarebbe necessario - io stesso, a nome della Commissione, ieri mi ero rivolto in questi termini al Governo - modificare il decreto-legge. Per questo motivo ieri abbiamo chiesto al Governo di presentare un altro provvedimento di urgenza al fine di estendere successivamente al 6 novembre 2000 l'efficacia di questo provvedimento e di adottare altre misure. Infatti le ordinanze con le quali si interviene non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di quei territori.
Allo stato delle cose nutriamo molte perplessità circa i tempi che ci sono stati assegnati e sulla responsabilità che avremmo dovuto assumerci nel caso in cui questo decreto fosse decaduto qualora il Senato, dovendo esaminare in seconda lettura questo decreto perché da noi modificato, non fosse riuscito per mancanza di tempo a convertirlo in legge.
Stamane in seno al Comitato dei nove si è valutata l'opportunità di presentare un ordine del giorno con il quale impegnare il Governo a cercare di introdurre nella finanziaria un emendamento che estenda l'efficacia di questo decreto anche alle zone colpite dalle alluvioni successivamente alla data del 6 novembre.
Con questo ordine del giorno si ritiene di dover chiedere al Governo di introdurre nella finanziaria anche tutte le norme - sempre che ciò sia possibile - valutate durante l'esame dei 17 emendamenti presentati, sulle quali la Commissione aveva convenuto, in quanto ritenute necessarie per un miglior funzionamento del provvedimento in esame.
L'ordine del giorno inoltre impegna il Governo ad estendere anche l'efficacia, la validità e la capacità di intervento delle ordinanze di protezione civile, recependo in sostanza le diverse questioni poste negli emendamenti che i presentatori avevano ritirato, e che potevano essere risolte appunto attraverso la modifica delle ordinanze o l'emanazione di ulteriori ordinanze.
Infine, con l'ordine del giorno si chiede che il Governo si impegni ad emanare un idoneo provvedimento al fine di rispondere a quelle esigenze che non possono essere per ora soddisfatte.
Concludo invitando nuovamente i presentatori degli emendamenti a ritirarli. Presidente, le chiedo scusa per il breve ritardo di cui peraltro ho già spiegato le ragioni.

PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Turroni.
Il Governo?

VALERIO CALZOLAIO, Sottosegretario di Stato per l'ambiente. Il Governo accoglie l'invito del relatore a ritirare i propri emendamenti 2.22, 4-bis.58 e 7.1.
Proprio la presentazione da parte del Governo - e soltanto in questa sede - di pochi e selezionati emendamenti sta a significare che il Governo era rimasto fedele ad una disponibilità, manifestata già nel corso della prima riunione della Commissione competente per l'esame di questo provvedimento, a valutare le correzioni, le integrazioni e le proposte avanzate per la conversione in legge di questo che viene definito il decreto-legge Soverato-Po.
Fino a ieri il Governo si è impegnato per esprimere un parere su un numero selezionato di emendamenti predisposti in sede di Comitato ristretto e valutati giovedì pomeriggio dalla Commissione in sede referente, nel corso di una lunga discussione. Oggi le verifiche fatte in sede parlamentare hanno indotto il relatore a considerare incerta l'approvazione del disegno di legge di conversione, nel caso in cui la Camera introducesse modifiche rispetto al testo approvato dal Senato.
Ne prendiamo atto con rammarico, perché il lavoro svolto in Commissione


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ambiente è positivo e deve trovare una diversa sede di attuazione. Le osservazioni della Commissione bilancio colgono molte questioni reali di cui il Governo non può non tenere conto.
Non mi limiterò a ritirare gli emendamenti del Governo, recependo l'indicazione del relatore, e ad esprimere rammarico, ma intendo prendere alcuni impegni concreti. Il primo riguarda l'accoglimento dei cinque impegni previsti nell'ordine del giorno annunciato dalla Commissione ed elaborato insieme nel Comitato ristretto di questa mattina. Il Governo sta già predisponendo un emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2001, in questo momento all'esame della Commissione bilancio del Senato, per estendere quei provvedimenti indispensabili anche agli eventi calamitosi successivi al 6 novembre, che hanno riguardato la Liguria, la Toscana, il Friuli-Venezia Giulia e, ancora una volta, le regioni già colpite dall'alluvione; mi riferisco, in particolare, alla Valle d'Aosta.
In secondo luogo, ci impegniamo a verificare quali emendamenti discussi in sede referente e concordati nel Comitato ristretto della Commissione possano essere oggetto di specifica norma nello stesso disegno di legge finanziaria 2001 e a valutare le integrazioni che si possono inserire nell'ordinamento attraverso le ordinanze del Ministero dell'interno e della protezione civile. A questo scopo, preannuncio che domani, nella stanza del Governo di questa Camera, è convocata una riunione con i deputati della Commissione VIII, aperta ovviamente a tutti i deputati interessati, con il direttore dell'agenzia della protezione civile per valutare, oltre al testo degli emendamenti, quali integrazioni potrebbero essere inserite in un provvedimento amministrativo. La riunione si svolgerà domani pomeriggio alle 14,30.
La terza questione riguarda un punto di merito, una correzione che la Commissione ambiente ci invita ad introdurre in un idoneo provvedimento, nei confronti del quale confermo la disponibilità del Governo. Infine, la stessa Commissione, molti deputati intervenuti ieri nella discussione generale e il ministro Bordon chiedono uno specifico ulteriore decreto-legge che il Governo aveva già dichiarato strumento necessario, quando il Presidente del Consiglio aveva incontrato le regioni, le province e i sindaci delle comunità colpite dalla recente alluvione che ha interessato le regioni del nord. Confermo in questa sede anche tale impegno.
Il Governo aveva intenzione di esprimere parere favorevole su molti emendamenti presentati questa mattina, pertanto il faticoso lavoro svolto dalla Commissione non risulterà vano. Uguale impegno intendo assumere riguardo alle condizioni espresse nel parere della Commissione bilancio, che questa mattina è stato riesaminato dalla stessa Commissione; nelle sue premesse vi era un giudizio complessivo, di cui il Governo non può non tenere conto, sulla necessità di verificare le coperture rispetto ad alcuni impegni.
Molti aspetti fanno riferimento alla forma, altre valutazioni possono essere assunte, ma mi riprometterei di farlo nel corso dell'esame del provvedimento con uno specifico intervento sulle condizioni espresse dalla Commissione bilancio. In sostanza, anche per quanto riguarda queste condizioni, è possibile, con la legge finanziaria, con provvedimenti amministrativi o attraverso chiarimenti formali, venire incontro alle richieste espresse dalla Commissione competente sugli aspetti finanziari del provvedimento.
Concludo confermando che, anche a nostro avviso, il provvedimento in esame è urgente ed atteso; è indispensabile convertirlo in legge anzitutto in relazione al primo evento al quale si fa riferimento (la Calabria e Soverato). Nel contempo, il lavoro svolto dalla Camera dei deputati potrà trovare in altre sedi, d'intesa con il Governo, una conclusione positiva che risponda alle esigenze evidenziate in Commissione dai gruppi sia della maggioranza, sia dell'opposizione; infatti, tale lavoro è stato unitario, teso a migliorare la qualità del testo normativo.


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PRESIDENTE. Colleghi, dopo l'invito al ritiro degli emendamenti del presidente Turroni e l'intervento del Governo, darò la parola a un deputato per gruppo affinché si esprima al riguardo.

UGO PAROLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, i deputati del gruppo della Lega nord Padania, preso atto degli impegni assunti dal Governo, non possono fare altro che insistere per la votazione dei propri emendamenti. È una decisione che prendiamo consapevolmente e con difficoltà.
La Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici ha lavorato in questi giorni in modo serio e vi è stato un impegno trasversale da parte di tutti i componenti la Commissione, nell'interesse collettivo di garantire la modifica e l'approvazione di un provvedimento che assicuri ai nostri cittadini colpiti da tali calamità un trattamento ottimale e paritario.
Purtroppo, certamente non per colpa dell'opposizione e della Lega nord Padania, ci troviamo in un grande pasticcio perché il decreto-legge è in scadenza. Esso, così com'è, divide i cittadini alluvionati in serie A e serie B: per alcuni vengono previste procedure in base alle quali, seppure in modo non ottimale, potranno essere utilizzati i fondi messi a disposizione dalle ordinanze e dalla legge finanziaria in corso di approvazione, per altri non viene previsto nulla.
Gli impegni assunti dal Governo non sono sufficienti a consentirci di ritirare i nostri emendamenti. Fin dall'inizio la Lega nord Padania ha chiesto che venissero predisposti due decreti-legge distinti, uno per la Calabria e l'altro per le regioni del nord colpite dagli eventi alluvionali. È evidente che si tratta di fattispecie diverse, seppure entrambe drammatiche. Purtroppo, il Governo ha ritenuto opportuno inserire nel cosiddetto decreto Soverato anche le misure in favore delle regioni del nord, causando il pasticcio nel quale oggi ci troviamo.
Sia chiaro - lo diciamo subito - che noi non siamo contrari al provvedimento in esame perché esso, comunque, dà alcune risposte, seppure parziali ed in parte sbagliate, ai cittadini delle regioni colpite dagli eventi alluvionali. Non possiamo ritirare, però, i nostri emendamenti che, se approvati, consentirebbero a tutti i cittadini di godere dei benefici di legge in modo paritario ed opportuno. Peraltro, se il Governo lo avesse voluto - non mi riferisco al sottosegretario Calzolaio che ha seguito la questione in modo ottimale e con grande impegno -, avrebbe certamente potuto condizionare le scelte del Senato, costringendolo ad approvare il disegno di legge di conversione del decreto-legge dopo le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati. Quindi, ognuno si assuma le proprie responsabilità! Noi chiediamo di votare questi emendamenti perché li riteniamo utili nella sostanza; naturalmente, teniamo conto degli impegni che il Governo ha annunziato e vedremo che cosa si verificherà nel futuro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

FRANCESCO STRADELLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STRADELLA. Anche noi siamo preoccupati per la decisione che stiamo per assumere di non ritirare i nostri emendamenti e di continuare in aula una discussione che si era già lungamente sviluppata in Commissione e che, pur avendo trovato punti di convergenza, aveva portato alla decisione di apportare qualche modifica minima al decreto-legge, che sarebbe stato poi approvato definitivamente in una terza lettura al Senato. Questo non è potuto accadere per circostanze che abbiamo anche capito, ma non del tutto compreso. Le abbiamo valutate, ma riteniamo che in tutta la vicenda vi sia stata un po' di superficialità sia da parte del Governo sia da parte del Senato nella valutazione dell'importanza degli emendamenti


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che tutte le forze politiche avevano presentato al provvedimento in discussione.
Il collega Parolo ha già sottolineato l'importanza che ha per i territori della Calabria questo provvedimento e la responsabilità che noi tutti ci assumiamo nel tentativo di evitare che, ad un guaio così rilevante come quello che ha colpito quei territori, si aggiunga quello della mancata conversione in legge del decreto-legge. Riteniamo però che sia essenziale valutare tutti gli emendamenti presentati e fare esprimere l'Assemblea su queste proposte emendative, dicendo fin d'ora che cercheremo di limitare il numero degli emendamenti con una valutazione di volta in volta della possibilità di ritirare quelli che venissero ritenuti meno significativi e importanti. Abbiamo però la necessità di dare indicazioni precise sulle vie da percorrere alle popolazioni, alle aziende, ai territori e alle amministrazioni comunali e periferiche.
Abbiamo inoltre l'inderogabile problema di far conoscere alle persone danneggiate e alle aziende che si aspettano risposte precise dal Parlamento quali siano gli impegni che il Parlamento nel suo complesso può assumere nei loro confronti e quali siano le garanzie che possono essere date. Senza questi elementi di certezza, credo che non faremmo un buon lavoro e che creeremmo un'ulteriore divisione tra la politica e i cittadini, che hanno invece bisogno di maggiore comprensione e di elementi che possano facilitare il rapporto tra la pubblica amministrazione e gli stessi cittadini.
Per queste ragioni, noi, deputati del gruppo di Forza Italia, manteniamo i nostri emendamenti e prendiamo fin d'ora l'impegno a mantenere un comportamento serio e costruttivo, pur volendo distinguere le nostre responsabilità da quelle del Governo e della maggioranza che in questa circostanza non hanno certo brillato per efficacia e per efficienza.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale ritiene che il disegno di legge di conversione al nostro esame abbia anche delle qualità, perché ci sembrerebbe poco corretto sostenere che è tutto sbagliato. Il punto fondamentale, che ha causato e che sta creando continuamente dei problemi su questo decreto-legge, è rappresentato dalla decisione assunta dal Governo di non scindere in due diversi decreti la situazione della Calabria da quella alluvionale delle diverse regioni del nord d'Italia e non solo, che si è verificata successivamente.
Con questa decisione, che è stata presa alla presenza di numerosi colleghi nell'immediatezza dei fatti alluvionali (vale a dire, tra il 20 e il 25 ottobre) dalla protezione civile, si è rifiutato un testo di decreto predisposto dalla regione Piemonte, a nome anche delle altre regioni, che era estremamente puntuale e preciso. Esso, infatti, rappresentava solo i problemi alluvionali, rispetto ai quali si potevano poi «allargare» i territori, e andava quindi ad affrontare delle problematiche diverse da quelle del «decreto Soverato» nel testo originario e, cioè, delle situazioni di risistemazione di dissesto idrogeologico, per andare invece ad affrontare i problemi di numerose imprese produttive e quelli di altre categorie di cittadini che avevano subito dei danni.
La decisione del Governo di non predisporre due diversi decreti e di introdurre nello stesso decreto una serie di articoli bis su argomenti diversi rispetto a quelli degli articoli originali ha creato e sta creando innumerevoli confusioni.
Pur riconoscendo al Governo la buona volontà - perché poi sappiamo che la coperta è sempre corta in queste situazioni - bisogna dire che dal punto di vista legislativo si sta compiendo un grosso sbaglio. Inoltre, nell'applicazione e nell'interpretazione quotidiana del decreto Soverato, si è giunti alla quarta o alla quinta ordinanza ministeriale di interpretazione. E poi ci lamentiamo che sono complicate le normative italiane!


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Nella interpretazione del decreto Soverato vi sono alcuni aspetti francamente incomprensibili e che non affrontano adeguatamente le situazioni che si verificano concretamente.
Quando si parla della disponibilità fino ad una certa percentuale, ma non si conosce fin dall'inizio l'entità dei fondi disponibili, l'espressione «fino a» diventa anche una presa in giro. Infatti, se si coprono i danni fino al 100 per cento, anche l'1 per cento può essere coperto al 100 per cento. Il punto fondamentale è che il Governo finora non ci ha detto quali siano le disponibilità che possono coprire le emergenze emerse dal decreto Soverato.
Alla luce di quanto detto, ritengo che gli emendamenti, che sono tutti volti a rendere più chiare determinate situazioni, vadano affrontati o, per lo meno, discussi perché resteranno come traccia per il Governo per le necessarie, ulteriori e successive ordinanze su questo problema, senza le quali neanche il decreto Soverato potrà essere applicato.
Da questo punto di vista, vi erano degli impegni precisi che invece, dopo quasi due mesi dall'alluvione, non sono stati onorati. Il ministro Nesi ci venne a dire che il venerdì successivo il Consiglio dei ministri avrebbe affrontato questa problematica, ma non è stato fatto. Il Presidente Amato, nell'immediatezza, ci disse di stare tranquilli perché questa volta il Governo avrebbe agito in maniera diversa. Fino ad oggi, però, non solo non è ancora arrivata una lira (neanche ce l'aspettavamo) a chi è stato danneggiato, ma non vi è assolutamente certezza sul quadro normativo. Ad esempio, nel decreto Soverato, sono indicate le zone agricole senza tener conto che, per esempio, nelle zone alluvionate vi sono alcune zone floricole che - per ettaro - hanno dei valori completamente diversi dalle coltivazioni di mais o di grano. Mi sembra abbastanza evidente, ma questo non viene contemplato nel decreto Soverato. Invece, in qualche maniera bisogna tenere conto di queste oggettive difficoltà.
Quindi, discutiamo questi emendamenti, sia pur brevemente senza fare ostruzionismo, dopo di che si può essere anche d'accordo sull'ordine del giorno finale che va comunque nel senso delle cose che ho cercato di spiegare nel corso di questo intervento.

FRANCESCO FERRARI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO FERRARI. Ritengo che, se il Governo è disponibile ad accoglierli, gli emendamenti Stradella 1.9, Tassone 1.4 e l'articolo aggiuntivo Scajola 4-ter.03 potrebbero essere ritirati per trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno. Volevo chiedere al Governo se vi era questa disponibilità.

PRESIDENTE. Il Governo?

VALERIO CALZOLAIO, Sottosegretario di Stato per l'ambiente. Il Governo si dichiara fin d'ora disponibile ad accogliere eventuali ordini del giorno nei quali fosse trasfuso il contenuto delle citate proposte emendative.

LUIGI MASSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI MASSA. Signor Presidente, noi esprimiamo il nostro rammarico perché non si è potuto concludere il buon lavoro che è stato svolto in Commissione. In Commissione, tutti i gruppi politici - nessuno escluso - hanno cercato di ridurre il gran numero di emendamenti ad una manciata di emendamenti che si ritenevano assolutamente indispensabili per rendere efficace il testo del decreto-legge.
Il rammarico aumenta in presenza, ad esempio, del fatto che con quegli emendamenti non si cercava solo un miglioramento del testo, ma si cercava di correggere errori materiali. Ne ricordo uno, di cui si è già abusato e discusso in quest'aula:


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il fatto che - avendo il Senato dimenticato di fare riferimento al comma 10-bis -, se non si interviene, i cittadini di Soverato presenteranno le domande in carta semplice mentre tutti i cittadini delle zone alluvionate saranno costretti a presentarle in bollo. Intendo dire che non vi erano soltanto ulteriori ragionamenti, ma anche importanti correzioni di carattere formale.
Il secondo rammarico - al riguardo, mi esprimo a titolo personale - riguarda la scelta da parte del Senato di emendare il «decreto Soverato»: ritengo che, probabilmente, sarebbe stato più opportuno varare un decreto ad hoc con la conseguenza che vi sarebbe stato il tempo materiale per apportare tutte le correzioni del caso. Tuttavia, signor Presidente, ritengo che dobbiamo cercare di recuperare il lavoro che abbiamo svolto in questi giorni e che ciò possa avvenire per gli emendamenti su cui vi è stato un ampio consenso, manifestato anche da parte del Governo, in tre modi.
In primo luogo, si possono introdurre emendamenti al disegno di legge finanziaria nel corso dell'esame al Senato, su proposta dello stesso Governo. In secondo luogo, mi sembra che il Governo abbia già anticipato la sua disponibilità al confronto con i parlamentari che hanno lavorato nel Comitato ristretto per quanto attiene al recepimento all'interno di nuove ordinanze alcune delle norme che sono state già valutate. In terzo luogo, se non vi è margine per l'inserimento nella finanziaria o per utilizzare lo strumento dell'ordinanza, a mio avviso, è necessario adottare a breve termine un nuovo decreto-legge correttivo, che sia in grado di essere immediatamente efficace e di rispondere rapidamente alle esigenze.
Tuttavia, mi permetto di segnalare al relatore e al Governo un'ipotesi ulteriore, che sottopongo anche ai colleghi dell'opposizione perché ne valutino la praticabilità. Credo che l'ordine del giorno non possa essere generico e fare semplicemente riferimento agli emendamenti alla finanziaria, alle ordinanze e al nuovo decreto-legge: l'ordine del giorno, invece, deve recepire al suo interno il contenuto degli emendamenti su cui si è registrata un'intesa generale. Se così sarà, penso che riusciremo ad ottenere un risultato importante: la Camera potrà infatti impegnare il Governo su una serie di contenuti e di atti concreti, che comunque, a mio avviso, devono essere recuperati.
In tal senso, mi permetto di invitare i colleghi dell'opposizione, che hanno lavorato con noi in Commissione, devo dire bene e con attenzione, a valutare con attenzione l'opportunità che, quantomeno, gli emendamenti su cui si è registrato consenso non vengano «bruciati» dal voto in aula: si valuti, quindi, l'opportunità che su tali emendamenti non ci si esprima in aula al fine di poterne trasfondere il contenuto in un ordine del giorno.
Quindi, signor Presidente, sarebbe utile definire rapidamente il contenuto di un simile ordine del giorno, in modo che lo stesso possa rappresentare una sorta di direttrice della nostra discussione.
Concludo, pertanto, annunciando la mia disponibilità a ritirare gli emendamenti di cui sono primo firmatario, ovviamente nell'ottica di vederne trasfuso il contenuto in un ordine del giorno.
Mi permetto, tuttavia, una riserva, signor Presidente, per due proposte emendative. La prima è l'articolo aggiuntivo Parolo 5-bis-04, che ho firmato insieme ai colleghi della Lega nord e che è frutto della riformulazione di due proposte emendative: in proposito, chiedo ai colleghi della Lega di valutare insieme l'opportunità di ritirarlo. Invito inoltre il collega Muzio, primo firmatario dell'emendamento Dis.2.4, a valutare la possibilità di insistere per la votazione dello stesso. La ragione della mia riserva è la seguente: si tratta di due proposte emendative su cui ci si riservava ancora di svolgere discussione. Ad ogni modo, se le stesse saranno ricomprese all'interno dell'ordine del giorno, non ho alcuna difficoltà a ritirare la mia firma da tali proposte emendative, invitando in tal caso gli altri presentatori a fare altrettanto


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(credo vi sia la disponibilità anche dei colleghi della Lega) per consentire l'approvazione dell'ordine del giorno.

ANGELO MUZIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO MUZIO. Signor Presidente, i colleghi sono già intervenuti soffermandosi sulle caratteristiche del decreto-legge in discussione. Siamo di fronte ad una situazione che può e deve consentire al Governo di andare oltre le dichiarazioni rese poc'anzi. Credo infatti che, se sono possibili aggiustamenti di quella posizione, è anche possibile considerare l'efficacia del provvedimento al nostro esame. È vero, colleghi, che ci si è agganciati al treno del decreto Soverato, ma le norme previste per affrontare la calamità verificatasi in Calabria sono applicabili oggi anche alla calamità che si è verificata nelle regioni del nord Italia. Questo facilita, ovviamente, la distribuzione delle risorse previste nelle ordinanze emanate dal Ministero dell'interno e consente non solo di ricevere le somme in acconto che da una settimana a questa parte i cittadini danneggiati dalle alluvioni stanno ricevendo, ma anche di dare un segnale positivo, oggi necessario, sia ai cittadini che alle imprese di quelle zone.
Il problema è, signor sottosegretario (lo dico a lei e per suo tramite al Governo), che si rischia la rottura del rapporto tra cittadini, imprese e istituzioni: pertanto, se non si interviene dando certezze sull'applicazione del decreto Soverato, sull'applicazione delle ordinanze e soprattutto sulla ripresa economica e sociale di quei territori, si rischia davvero di dare un segnale negativo a quelle popolazioni.
Il problema è, ancora, la messa in sicurezza di quelle zone, che è possibile ricorrendo agli stanziamenti previsti nella legge finanziaria e sapendo che sono necessarie - lo ripeto - delle certezze per quanto riguarda le risorse a disposizione.
Inoltre, in riferimento agli emendamenti presentati (sui quali il Comitato ristretto ha lavorato e ha trovato un accordo) il Governo deve assumere un impegno preciso ad adottare delle ordinanze in grado di risolvere i problemi denunciati e deve farlo in termini immediati, cioè entro le prossime settimane, prima delle festività natalizie; ciò per rendere possibile una migliore applicazione dei provvedimenti adottati. Altrimenti, dovrebbe essere emanato un provvedimento urgente che stabilisse equità, certezze e giustizia per quanto riguarda la distribuzione delle risorse previste.
Se il Governo si impegna in questa direzione, il ritiro dei nostri emendamenti avrà un senso perché consentirà di trovare in strumenti diversi quella certezza che occorre dare ai cittadini e alle imprese; diversamente, ciò diventerebbe difficile.
Pertanto, il Governo deve fornire delle assicurazioni: non deve dire che ai cittadini proprietari di immobili gravemente danneggiati è assegnato un contributo a fondo perduto fino al 75 per cento del valore dei danni subìti, ma deve dire che essi avranno il 75 per cento del risarcimento; deve dire che a coloro che sono stati gravemente danneggiati dalle calamità idrogeologiche nei mesi di ottobre e di novembre 2000 verrà applicato il 100 per cento delle previsioni stabilite nell'articolo 4-bis e così via per quanto riguarda le garanzie di un intervento a favore degli enti locali.
Signor Presidente, vi sono alcune norme del decreto Soverato che sono di facile applicazione. Quando, all'articolo 5, comma 4, si dice che i giovani di leva in Calabria sono dispensati - ed è giusto che sia così - dal servizio di leva o dal servizio civile, perché le loro abitazioni principali sono state oggetto di ordinanza di sgombero a seguito di inagibilità parziale o totale, si deve tener conto che parlare di ordinanze di sgombero in una realtà come quella del Piemonte, che ha subìto l'alluvione non più tardi di un mese fa, è invece abbastanza difficile; bisogna parlare di soggetti alluvionati e non di soggetti legati alle ordinanze di sgombero. Sembrano aggiustamenti formali, ma si


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tratta invece di modifiche di grande sostanza al fine appunto del ritiro dei nostri emendamenti.

GUIDO POSSA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, mi riferisco all'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, il quale prevede in sintesi che, nel caso in cui la Commissione bilancio esprima un parere favorevole su un progetto di legge a condizione che, con riferimento all'osservanza dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, siano rispettate determinate clausole e siano introdotte determinate modificazioni e la Commissione referente non accetti di effettuare le modifiche proposte dalla Commissione bilancio, esse si intendono presentate come emendamenti.
Giovedì pomeriggio la Commissione bilancio ha espresso un parere scritto, riportato nell'atto Camera n. 7431-A, prevedendo nove condizioni relative all'osservanza dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, quasi tutte già formulate in termini di emendamenti.
Stamattina, alle ore 9,30, nell'ordine del giorno della Commissione era previsto unicamente l'esame degli emendamenti. Invece, inopinatamente la Commissione bilancio ha riesaminato il proprio parere giungendo a determinate conclusioni, che credo le siano state fatte pervenire per iscritto.
Sulla base del fatto che giovedì vi era la certezza che la Commissione bilancio aveva formulato queste osservazioni e che, se esse non fossero state recepite dalla Commissione di merito, sarebbero state considerate emendamenti, non ho presentato, come avrei potuto fare, gli emendamenti al testo che ritenevo opportuni.
Stamattina - quando ciò non era previsto nell'ordine del giorno - la Commissione bilancio ha cambiato il parere espresso giovedì. In questo modo ho visto frustrata la mia possibilità di presentare gli emendamenti.
Chiedo, pertanto, che gli emendamenti che traducono le osservazioni espresse giovedì pomeriggio dalla Commissione bilancio nel suo parere, riportato nell'atto Camera n. 7431-A, siano fatti votare oggi a mio nome.

PRESIDENTE. Onorevole Possa, mi permetta di riflettere un momento sulla sua richiesta.

WALTER DE CESARIS. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WALTER DE CESARIS. Signor Presidente, credo che vi siano diversi problemi. Questo decreto-legge si compone sostanzialmente di due parti: una è di carattere, per così dire, ordinamentale ed è relativa ai piani di emergenza per la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, che è un aspetto molto importante del decreto-legge, sul quale, tra l'altro, esprimiamo un giudizio abbastanza positivo; la seconda parte riguarda, invece, una serie di interventi a favore delle popolazioni e delle imprese danneggiate dagli eventi che il decreto-legge prende in esame e che poi al Senato sono stati estesi ad altre aree del nord Italia che sono state colpite dai recenti eventi alluvionali.
Si pone innanzitutto un problema di metodo e di lavoro. Tutti - il relatore, innanzitutto, poi il rappresentante del Governo e gli altri colleghi intervenuti - hanno fatto riferimento al lavoro svolto in Commissione, che, come è stato ricordato, è stato realizzato in maniera accurata e approfondita, nonché molto veloce.
Questo lavoro è stato svolto in stretto contatto con il rappresentante del Governo, al quale diamo atto di aver avuto un atteggiamento propositivo e adeguato alla situazione.
Nella mattinata di oggi il Governo ci ha comunicato che al Senato sarà impossibile convertire il decreto nei tempi prescritti.
Come ho già detto ieri, si pone un problema di metodo e di rispetto del lavoro perché di queste difficoltà la Commissione


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avrebbe dovuto avere consapevolezza già nei giorni scorsi, quando ha preso in considerazione le modifiche da apportare al testo. A questo punto si pongono due contraddizioni, la prima delle quali è di carattere generale. Alludo al fatto che il meccanismo dei decreti-legge nei fatti determinano la conseguenza che se ne occupi solo la Camera che per prima esamina il provvedimento, mentre quella che lo esamina in seconda lettura (in questo caso la Camera dei deputati) si trova nella condizione di non poter operare modifiche, la cui opportunità è riconosciuta da tutti, anche dal Governo il cui rappresentante ha dichiarato che esprimerebbe parere favorevole sugli emendamenti presentati.
La seconda contraddizione è di carattere specifico, nel senso che noi ci occupiamo di questo tema prima che sia decisa la quantificazione delle risorse. Infatti la legge finanziaria, che dovrebbe prevedere ulteriori stanziamenti per gli interventi a favore delle popolazioni colpite dalle calamità naturali, non è stata ancora approvata in via definitiva e ciò obbliga ad usare nel testo del decreto-legge n. 279 circonlocuzioni e frasi generiche che non offrono alle popolazioni e alle imprese garanzie adeguate alle esigenze. Infatti viene indicato un limite massimo ma non un limite minimo, il che non garantisce in alcun modo circa gli interventi che verranno effettuati.
Siamo tutti d'accordo che questo decreto è insufficiente ed inadeguato: insufficiente perché non prende in esame un'altra serie di questioni molto importanti e perché contiene anche alcuni errori tecnici (l'onorevole Massa ricordava prima quello relativo alle richieste di rimborso in bollo in alcuni casi e in carta semplice in altri) e inadeguato per i motivi che ho già illustrato.
Aggiungo che l'impegno assunto dal Governo è troppo generico perché ha detto che una parte delle disposizioni contenute nel decreto possono essere recepite in un'ordinanza, una parte nella legge finanziaria e un'altra parte in un altro provvedimento di legge. Noi vorremmo maggiore chiarezza dal Governo, il quale dovrebbe indicare con precisione quali misure saranno contenute nell'ordinanza, quali nella finanziaria e quali in uno specifico provvedimento di legge.
Annuncio pertanto che il gruppo di Rifondazione comunista non ritirerà gli emendamenti riservandosi ulteriori valutazioni nel prosieguo dell'esame.

PRESIDENTE. Onorevole Possa, vorrei rispondere alla questione da lei posta, che peraltro sintetizzo per verificare se ho capito. Lei sostiene che nel primo parere del Comitato pareri della Commissione bilancio erano contenute alcune condizioni che la stessa Commissione di merito avrebbe dovuto esaminare al fine di valutare l'opportunità di trasformarle in emendamenti al testo. Questa mattina la Commissione bilancio ha revocato questo parere sostanzialmente revocando le condizioni e lei si trova ad essere «decaduto» dal diritto di presentare emendamenti corrispondenti al testo del Comitato pareri.
Credo che lei abbia ragione e quindi stabilisco il termine fino a mezzogiorno per presentare emendamenti limitatamente alle condizioni che aveva posto in un primo tempo la Commissione bilancio.

GUIDO POSSA. La ringrazio.

GIANFRANCO SARACA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO SARACA. È doveroso far rilevare che nel corso della missione che lei ha autorizzato a svolgere nelle regioni del nord nei giorni di giovedì, venerdì e sabato della scorsa settimana, a cui hanno partecipato i rappresentati della Commissione attività produttive ed altri parlamentari, si sono svolti incontri con i rappresentanti delle regioni, delle prefetture, degli enti locali e delle associazioni di categoria da cui è emerso un quadro preliminare molto significativo delle necessità e delle attese delle popolazioni.


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Credo sia doveroso far rilevare preliminarmente il seguente aspetto: pur esprimendo apprezzamento per la tempestività delle misure, caricare i problemi di quattro regioni e di altri territori sul provvedimento inizialmente predisposto per Soverato sarebbe come far salire un elefante su una lambretta. Apprezziamo la celerità con la quale sono state attivate le prime provvidenze nel quadro delle urgenze particolari, tuttavia il quadro delle ulteriori azioni da compiere è molto complesso. Dunque, il provvedimento in esame sarà un primo passaggio ed è pertanto auspicabile che sia approvato il prima possibile e non venga posto in discussione. È giusta, a nostro parere, la strada del ritiro degli emendamenti e della presentazione degli ordini del giorno, rinviando ad un successivo provvedimento tutto quel che è necessario fare e le istanze che mi riservo di esprimere nella dichiarazione di voto e in un ordine del giorno che molti colleghi stanno sottoscrivendo.
Altrettanto complesso è il quadro - che mi riservo di illustrare - dei provvedimenti di seconda fase per la messa in sicurezza e fuori dalle condizioni di rischio delle attività produttive, sia nell'immediato, sia in un assetto territoriale definitivo. È giusta - lo ripeto - la strada del ritiro degli emendamenti e della presentazione degli ordini del giorno, riservandoci gli ulteriori interventi, sia riguardo ad altri provvedimenti del tipo di quello che stiamo per approvare, sia riguardo al quadro complessivo dei danni che sembrano essere di entità molto superiore a quelli previsti. Pertanto, anche su tale aspetto, vi dovrà essere un'attenta riflessione.
Dobbiamo tener conto che non è colpa di nessuno se non esiste un quadro definitivo dei danni, in quanto le stesse aziende danneggiate non hanno ancora tirato le somme. Pertanto, le azioni vanno compiute nei tempi e nei modi giusti, ovviamente il più celermente possibile. Mi riservo, in conclusione, di illustrare ulteriormente quanto ho accennato, sia nella dichiarazione di voto finale, sia nell'esame dell'ordine del giorno che presenteremo.

RENATO CAMBURSANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, vorrei fare una premessa ed una proposta. Comincerò dalla premessa: sono fortemente preoccupato per come si stanno mettendo le cose in quest'aula, senza puntare il dito contro nessuno in particolare, semmai contro me stesso. Mi spiego: se non si convertirà il decreto nei tempi ormai brevissimi, i danni che ne deriverebbero alle popolazioni alluvionate saranno ingentissimi e la nostra credibilità istituzionale cadrà sotto zero. Il rapporto con le istituzioni, cui si richiamava l'onorevole Muzio (rapporto che è già incrinato), andrà davvero a farsi benedire e sarà estremamente difficile recuperarlo. Lo dico, colleghi, con grandissima preoccupazione, in quanto vivo in quelle realtà e sto, giorno dopo giorno, vicino a chi ha toccato con mano che cosa vuol dire l'alluvione.
Ci troviamo nel seguente dilemma: se il Governo chiede di ritirare gli emendamenti e di convertire il decreto-legge nel testo approvato dal Senato, le opposizioni (ma non solo loro) potranno dire che vi sono errori materiali da correggere ed alcuni passaggi sui quali il Comitato dei nove ha convenuto; pertanto, sarebbe giusto che il provvedimento fosse esaminato. Tuttavia, così facendo, vi sarebbe il rischio di non riuscire a convertirlo nei tempi utili per rinviarlo al Senato. L'alternativa è la seguente: approvare il provvedimento così com'è, ma i gruppi di opposizione potrebbero (anche legittimamente) mettersi di traverso e, dunque, non faremmo ugualmente in tempo.
Il collega Massa ha avanzato una proposta che mi permetterò di fare mia e di integrare: la proposta di individuare in un ordine del giorno preciso, che presenti contenuti veri e non solo appelli al cuore, alle pie intenzioni, bensì un'elencazione di


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tutte le questioni sulle quali abbiamo convenuto, e che il Presidente del Consiglio dei ministri oppure il ministro per i rapporti con il Parlamento, con un mandato pieno del Presidente del Consiglio, lo accetti. Solo così saremo tutti garantiti. Credo che in questo modo anche le opposizioni potranno sentirsi garantite. Dico questo, naturalmente, senza nulla togliere ai rappresentanti del Governo che si trovano oggi in quest'aula, ma ritengo che a tutti noi occorra un impegno preciso, assunto ai vertici.
Il Comitato dei nove si riunisca, dunque, per il tempo necessario per individuare gli aspetti fondamentali e tradurli in un ordine del giorno e prima che questo venga posto in votazione il Governo si pronunci nella sua espressione più elevata possibile.

PRESIDENTE. Colleghi, sulle dichiarazioni che hanno fatto il presidente della Commissione, il relatore ed il Governo ho dato la parola ad un oratore per gruppo. Vorrei sapere se il Governo intenda replicare ora alle questioni poste oppure successivamente.

BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei precisare in particolare una questione. Mi sembra non ci siano dubbi sul fatto che siamo di fronte ad un provvedimento rilevante che pone l'esigenza di un'immediata conversione in legge, per evitare il rischio che la definitiva approvazione non intervenga entro i termini stabiliti. Su questo piano, quindi, c'è un interesse comune.
Vorrei precisare che il Governo era disponibile, ed in questo senso ha lavorato presso la Commissione competente della Camera ed anche presso la Commissione bilancio, in sede di stesura del parere sul provvedimento, ad accogliere le modifiche che venivano proposte sul merito e contemporaneamente introdurre precisazioni che eliminassero dubbi o problemi interpretativi in merito alle questioni di carattere finanziario collegate al provvedimento. Questo era l'intento del Governo e su questo terreno abbiamo lavorato, ripeto, presso la Commissione di merito e presso la Commissione bilancio.
Ora siamo di fronte ad un contesto parzialmente mutato, in cui pare non ci sia l'agibilità da parte del Senato nei confronti della discussione di un testo che venga modificato dalla Camera. In questo senso, però, mi sembra che il Governo abbia dato il massimo delle garanzie possibili, ricordando che vi sono provvedimenti aperti - la legge finanziaria al Senato - e che c'è la disponibilità ad adottare un ulteriore provvedimento per integrare quello in esame.
Per quanto riguarda, poi, le questioni di copertura finanziaria, mi sembra - e mi rivolgo all'onorevole Possa - che nella discussione svoltasi questa mattina in Commissione bilancio si siano trovate le soluzioni atte a rispondere anche ai dubbi interpretativi che possono discendere dal modo in cui sono state scritte alcune norme contenute nel decreto. Voglio dire che una serie di questioni che la Commissione bilancio, con l'apporto costruttivo del Governo, aveva ritenuto utile indicare, in una fase in cui si pensava che questo decreto-legge potesse essere modificato e quindi potesse essere esaminato dal Senato in terza lettura, sono risolvibili in via interpretativa e mi pare che il parere espresso questa mattina dalla Commissione bilancio della Camera si muova proprio in questa direzione. Ovviamente, rimangono altre questioni aperte, la più rilevante delle quali, però, posta come condizione dalla Commissione bilancio e da essa mantenuta, non pone un problema di copertura finanziaria e quindi non è rilevante agli effetti dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione. Si tratta di una condizione che riguarda, in maniera prevalente se non decisiva, la praticabilità e la gestibilità di quella norma. Quindi, non è una condizione che assume rilevanza ai fini della copertura finanziaria. Anche su questo il Governo ha già dichiarato, attraverso il sottosegretario Calzolaio, l'intento di riprendere quella norma per inserirla nella legge


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finanziaria o in un altro provvedimento in modo tale da superare l'ostacolo dell'agibilità.
Vi è un'altra condizione che ritengo superabile anch'essa in sede interpretativa. Vi è infatti un problema di estensione al triennio di un riferimento limitato solamente all'anno 2000.
Mi sembra quindi che vi siano le condizioni, almeno per quanto riguarda l'efficacia del decreto-legge che stiamo esaminando, sia di concluderne l'esame in questo ramo del Parlamento con la conversione in legge, rispondendo alle questioni di carattere finanziario, sia di inserire nella legge finanziaria o in un altro provvedimento le ulteriori proposte che la Commissione di merito ha avanzato in sede di esame della conversione in legge di questo decreto-legge.

PRESIDENTE. Prima di sospendere la seduta fino a mezzogiorno, invito i colleghi ad esaminare bene l'ordine del giorno presentato in relazione agli emendamenti: sapete bene, infatti, che, se un emendamento viene respinto, il testo non può essere trasfuso in un ordine del giorno. Vi chiedo quindi di esaminare bene sia il testo dell'ordine del giorno sia l'eventuale ritiro di emendamenti che coincidano con esso.

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