Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 809 del 13/11/2000
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(Esame dell'articolo 53 - A. C. 7328-bis)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 53, nel testo della Commissione e del complesso degli emendamenti ed articoli aggiuntivi ad esso presentati (vedi l'allegato A - A. C. 7328-bis sezione 12).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Cè 53.1, Giordano 53.2, Cè 53.6, 53.7, 53.8, Lucchese 53.5, mentre il parere è favorevole sull'emendamento del Governo 53.9.
Il parere è ancora contrario sugli emendamenti Cè 53.10, Malavenda 53.11, 53.12, Proietti 53.13, Giancarlo Giorgetti 53.14, Cè 53.15, 53.16, Alessandro Rubino 53.17, Teresio Delfino 53.18, Cè 53.19.
Sull'emendamento Michielon 53.20 il parere è favorevole, mentre è contrario sugli emendamenti Conti 53.21, 53.131, Massidda 53.125. Sull'emendamento Battaglia 53.22 il parere è favorevole e contrario all'emendamento Cè 53.23, 53.24.
Con l'emendamento Possa 53.25, da considerarsi insieme ad altri emendamenti successivi che riguardano tutti lo stesso argomento, si precisa in sostanza che la retribuzione è a carico del ente previdenziale competente. È un emendamento da considerarsi formale in quanto non necessita di copertura e su di esso il parere è favorevole.
Per quanto riguarda gli identici emendamenti Contento 53.26 e Pezzoli 53.27, nonché gli emendamenti Possa 53.28 e Cè 53.29, anch'essi sono formali; sono comunque da ritenersi di fatto parzialmente assorbiti dall'emendamento Possa 53.25. Per tale motivo invito i presentatori a ritirarli.

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, qual è il parere sull'emendamento 53.180 della Commissione?


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SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Presidente, l'emendamento Possa 53.25 dovrebbe essere identico a quello della Commissione ...

PRESIDENTE. È un po' diverso!

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Invito l'onorevole Possa a ritirare il suo emendamento 53.25 al fine di porre in votazione l'emendamento 53.180 della Commissione, sul quale il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Possa, accoglie l'invito del relatore a ritirare il suo emendamento?

GUIDO POSSA. Sì, Presidente, ritiro il mio emendamento 53.25.

PRESIDENTE. Sta bene.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Michielon 53.30 e parere contrario sugli emendamenti Michielon 53.32, Lucchese 53.31, Michielon 53.33 e 53.34.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Dedoni 53.35 e Loddo 53.132, di analogo contenuto normativo, che non richiedono compensazioni, come mi assicura il Governo.
Invito l'onorevole Apolloni a ritirare i suoi emendamenti 53.36 e 53.134. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Cè 53.37, 53.38 e 53.39, Massidda 53.40, Cè 53.41, Bonato 53.42 e Gramazio 53.43. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Michielon 53.44, sempre che il Governo confermi che non è necessaria la compensazione.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Cè 53.45 e 53.46, Bonato 53.47 e Massidda 53.48. Invito l'onorevole Lucà a ritirare il suo emendamento 53.49. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Bonato 53.50, Cè 53.51 e 53.52, Bonato 53.53.
Esprimo parere favorevole sull'emendamento Battaglia 53.54 che è di coordinamento. Esprimo parere contrario sugli identici emendamenti Scarpa Bonazza Buora 53.121 e Ferrari 53.122 e sull'emendamento Polizzi 53.126. Per quanto riguarda l'emendamento Innocenti 53.56, mi rimetto al Governo. Invito l'onorevole Lucà a ritirare il suo emendamento 53.57. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Bonato 53.58, Michielon 53.59 e Guido Giuseppe Rossi 53.60.
Invito l'onorevole Jervolino Russo a ritirare il suo emendamento 53.62. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Giancarlo Giorgetti 53.3, Alessandro Rubino 53.63, Teresio Delfino 53.64, Bono 53.65, Liotta 53.66, Bonato 53.67, Cè 53.68, Lucchese 53.69, Cè 53.70, 53.71, 53.72 e 53.73, Bono 53.75, Cè 53.76 e 53.77, Bonato 53.78, Lucchese 53.79, Cè 53.80, Lucchese 53.81 e 53.82, Giancarlo Giorgetti 53.83, Bonato 53.84 e Cè 53.85.
Per quanto riguarda l'emendamento Cuccu 53.86, mi rimetto al Governo. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Grugnetti 53.87 e 53.88, Michielon 53.120, Liotta 53.89, 53.90 e 53.91, Bono 53.92, Bonato 53.93, Malavenda 53.94, Cè 53.95, Cuccu 53.96, Cè 53.97 e sugli identici emendamenti Cè 53.98, Bono 53.99 e Malavenda 53.100; esprimo parere contrario sugli emendamenti Cè 53.101 e 53.102.
Presidente, prenderei in considerazione l'emendamento Burani Procaccini 53.103, anche se pone una questione di copertura, che forse è eccessiva; su di esso mi riservo un'ulteriore riflessione.
Esprimo parere contrario sugli identici emendamenti Teresio Delfino 53.4 e Alessandro Rubino 53.123. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Cè 53.104, 53.105, 53.106, 53.107, 53.108 e 53.109, Possa 53.110, Cè 53.111, 53.112, 53.113 e 53.114 e Possa 53.115. L'emendamento Dalla Chiesa 53.116 dovrebbe essere largamente assorbito dall'emendamento della Commissione sull'argomento, conseguentemente invito l'onorevole Dalla Chiesa a ritirarlo.


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Esprimo parere contrario sugli emendamenti Frattini 53.117 e Bono 53.127.

PRESIDENTE. Mi scusi, dopo l'emendamento Frattini 53.117, vi è l'emendamento Palma 53.181.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. L'emendamento Palma 53.181 dovrebbe essere annoverato tra gli articoli aggiuntivi e, pertanto, valutato in seguito.

PRESIDENTE. Diventerebbe l'articolo 53-bis: è così?

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Sì, signor Presidente.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Bono 53.128.
Chiedo, poi, il momentaneo accantonamento dell'emendamento Manzione 53.129, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Cè 53.130, Malavenda 53.74 e Teresio Delfino 53.118.
Anticipando il parere sugli articoli aggiuntivi, la Commissione sarebbe tendenzialmente favorevole agli articoli aggiuntivi Sabattini 53.01, Boato 53.02, Sabattini 53.03 e Jervolino Russo 53.04, ma si riserva di valutare meglio gli oneri perché ci sembra che in qualche caso vi siano problemi di copertura: sul punto, pertanto, torneremo.
La Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Grugnetti 53.05, mentre sull'articolo aggiuntivo Cordoni 53.014 (già 50.012) vi è un invito al ritiro. Il parere è contrario sugli articoli aggiuntivi Cè 53.06 e Giancarlo Giorgetti 53.07, mentre sugli articoli aggiuntivi Testa 53.08 e 53.09 vi è un invito al ritiro.
Infine, la Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Tassone 53.010 ed invita al ritiro degli articoli aggiuntivi Guidi 53.011 e Frattini 53.024 (già 53.124). Per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo Pasetto 53.012, occorre una riformulazione e, pertanto, ne chiedo l'accantonamento.

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, qual è il parere sull'emendamento Palma 53.181, che lei ha chiesto di considerare come articolo aggiuntivo?

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Su questa proposta emendativa vale la stessa riflessione fatta a proposito degli articoli aggiuntivi che trattano di provvidenze in favore dei superstiti e, pertanto, ne chiedo l'accantonamento.
Presidente, vorrei poi rettificare il parere sull'emendamento Frattini 53.117 nel senso di chiederne l'accantonamento.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cherchi.
Il Governo?

BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore per la maggioranza, con alcune eccezioni. Naturalmente, mi esprimerò esplicitamente sugli emendamenti sui quali la Commissione si è rimessa al Governo.
Anzitutto, il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento Michielon 53.34, sul quale il parere della Commissione era contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi?

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. La Commissione si adegua al parere favorevole espresso dal Governo.

PRESIDENTE. Sta bene.
Continui pure, onorevole Solaroli.

BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo esprime parere favorevole sugli emendamenti Innocenti 53.56 e Cuccu 53.86. Sull'emendamento Burani Procaccini 53.103, anche il Governo, come la Commissione, si riserva di svolgere ulteriori riflessioni.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Cè 53.1.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Rosa. Ne ha facoltà.

FIORENZO DALLA ROSA. Signor Presidente, con questo emendamento intendiamo sopprimere il comma 1 perché siamo contrari a proseguire l'attuazione e a mantenere l'istituto del reddito minimo di inserimento. A nostro parere, con questa disciplina, si lede palesemente il diritto all'uguaglianza dei cittadini. Ci sembra perlomeno strano, se non addirittura amorale, che in un paese civile una persona possa essere discriminata addirittura in ragione del fatto che risiede in un comune piuttosto che in un altro. Infatti, oggi accade che, a parità di requisiti, una persona residente in uno dei comuni individuati ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 237 può accedere al reddito minimo di inserimento, mentre una persona residente in un comune limitrofo, non può godere di tali benefici. Diciamo quindi di no al reddito minimo di inserimento e siamo contrari alla sua proroga (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cè 53.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Mi scusi, collega, sta effettuando un lavoro di solidarietà che non è ammesso.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
sì 118
Hanno votato
no 242).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 53.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei provare a difendere l'opinione - mi tocca anche questo! - del candidato premier dell'Ulivo, Rutelli. Capita anche questo (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Durante la finanziaria capita di tutto.

FRANCESCO GIORDANO. Vorrei provare a difendere questa opinione nonostante il parere contrario del Governo e del relatore.
La proposta che qui abbiamo avanzato con il nostro emendamento è quella del famoso salario sociale.
Il candidato premier dell'Ulivo ha avanzato due proposte in questo inizio di campagna elettorale.

CESARE RIZZI. Sì, di aumentare la benzina!

FRANCESCO GIORDANO. La prima proposta è quella del salario sociale - eccola qui, colleghi del centrosinistra, se volete, potete votarla, a meno che non intendiate sconfessare il candidato premier dell'Ulivo -, la seconda è quella della riduzione dell'IRPEG. Come si sa, la riduzione dell'IRPEG, alla fine, riscuoterà qualche consenso, invece sul salario sociale già adesso il relatore e il Governo si esprimono contro.
Signor Presidente, la proposta è identica. È una proposta che sta suscitando un movimento di giovani nel Mezzogiorno, è una proposta che chiede di dare ai giovani disoccupati che si trovano da più di diciotto mesi nel sud e dodici mesi nell'ufficio di collocamento un milione di lire al mese e chiede al sistema delle imprese di guardare quel giovane e di dotarsi della risorsa finanziaria che a quel giovane viene affidata qualora decida di assumerlo a tempo indeterminato. Non è quindi solo ed esclusivamente una proposta assistenziale,


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ma è una proposta che incentiva e vincola il sistema delle imprese anche ad un lavoro stabile e qualificato. È una proposta che per la prima volta cerca di volgere lo sguardo non all'impresa, ma finalmente al giovane disoccupato anche perché, come si è visto, nell'arco di dieci anni (prendo ad esempio il periodo che va dal 1986 al 1996) sono stati distribuiti al sistema delle imprese 450 mila miliardi: l'occupazione raddoppiata! Noi, invece, vi proponiamo un'altra operazione, fattibile, già in atto nel nord Europa e in Francia, e che il candidato premier dell'Ulivo Rutelli ha ritenuto utile e opportuna. Noi l'abbiamo avanzata come emendamento a questa legge finanziaria.
Ora spetta a voi, colleghi del centrosinistra, decidere se il candidato premier dell'Ulivo chiacchiera in campagna elettorale e non traduce concretamente determinati contenuti, o se, al contrario, è un impegno concreto anche vostro...

ANTONIO DI BISCEGLIE. La prossima volta!

FRANCESCO GIORDANO. Sempre la prossima volta!
Noi comunque, sappiatelo, proprio da come vi comporterete prima sulle pensioni, adesso sul salario sociale, trarremo le conseguenze su quella che abbiamo definito la non belligeranza, vale a dire la presentazione anche nei collegi uninominali per la Camera. Lo valuteremo dai comportamenti e dalle scelte concrete, non ci interessa nient'altro (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego! Onorevole Bonito, onorevole Conte!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, intervengo perché, lo voglio dire con molta chiarezza, le questioni che pone il collega Giordano sono serie e vere. Credo siano questioni molto serie che devono essere al centro di politiche generali, che prevedano insieme sviluppo economico e progresso sociale, che cioè mettano al centro delle scelte generali le politiche per l'occupazione e che considerino il lavoro come un bene pubblico, quindi tengano presente il ruolo dello Stato nell'anarchia di un mercato che crea sempre più lavoro precario, senza dignità e senza sicurezza.
Ritengo, quindi, che il nesso tra le politiche attive per il lavoro e le tutele sociali sia un tema giustamente, strategico come avviene in Francia, dove però - lo ricordo al collega Giordano - la ministra Aubris ed il suo Governo hanno stanziato 30 mila miliardi per la politica di lotta contro l'esclusione e la povertà, dove esiste giustamente la riduzione dell'orario di lavoro, vi è cioè un continuum di politiche sociali e di politiche attive per l'occupazione. È un tema, appunto, programmatico e credo che il Governo di centrosinistra abbia fatto cose importanti, ma tante ancora ne debba fare. Penso soltanto al reddito minimo di inserimento, che è ancora sperimentale, è ancora misura assistenziale ma che comunque indaga un problema reale, quello dell'aiuto al reddito: un reddito minimo che deve essere collegato alle politiche attive per il lavoro.
Il nostro paese è ancora molto indietro rispetto ai paesi europei, per quanto riguarda le misure sia attive sia passive per l'occupazione. Ritengo, quindi, che il reddito minimo, la riforma degli ammortizzatori sociali, il continuum di politiche sociali e politiche attive per l'occupazione siano temi strategici. Noi Comunisti italiani siamo per discutere ed anche per ricollocare la cultura della sinistra, per leggere i nuovi bisogni ed il nuovo mercato del lavoro, ma, per esempio, non siamo favorevoli a trasformare il welfare in workfare, cioè a distruggere, limitare, condizionare le tutele sociali per potenziare cosiddette tutele per il mondo del lavoro.


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Per tutto ciò, però, collega Giordano, servono tante risorse: la Confindustria e Il Sole 24 Ore hanno già fatto i conti in tasca al Governo (15 mila, 16 mila, 20 mila miliardi); allora, dico con molta chiarezza, parlando a sinistra, con i colleghi che fanno parte della sinistra in quest'aula: voi chiedete magari il voto alle destre e le destre oggi sono pronte a votarvi il salario per i disoccupati, ma sappiate che le destre sono quelle che vogliono distruggere lo Stato sociale, che vogliono lo Stato minimo per i poveri (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Sì, signori, è una certezza; signor Presidente, non è un'opinione: le destre sono quelle che vogliono distruggere lo Stato sociale e pensano, sì, all'aiuto al reddito, a uno Stato per i più poveri, per i più bisognosi, ma smantellando le risorse sociali. Faccio un appello ai colleghi di Rifondazione comunista affinché non usino questo emendamento come emendamento-bandiera per essere una forza di sinistra autoreferenziale, ma facciano contare i loro voti. Chiedo loro di stare con noi, con il centrosinistra perché questi temi siano quelli del prossimo Governo del centrosinistra, per battere le destre, per portare avanti la causa dei lavoratori (Applausi dei deputati dei gruppi Comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, sono d'accordo con questo emendamento e capita anche a me di essere d'accordo con Rutelli su due proposte, sia su quella in esame sia sull'IRPEG. Giordano dice: Rutelli chiacchiera oppure sono risposte concrete e meditate? Non so, ma l'altro giorno il Presidente del Consiglio sembra volesse dimostrare che Rutelli chiacchieri; speriamo non sia così, ma certamente la proposta mi trova d'accordo e, quando voteremo l'articolo 3, voterò a favore degli emendamenti che abbattono sostanzialmente l'IRPEG.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malavenda, alla quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

MARA MALAVENDA. Signor Presidente, trovo veramente disgustoso il dibattito di oggi, perché da una parte e dall'altra, da destra e da sinistra, mi pare si faccia la gara a distribuire questi quattro pidocchi ai pensionati, ai disoccupati...

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Sono 25 mila miliardi!

MARA MALAVENDA. Scusate, ma forse Berlusconi, Forza Italia, la destra, quelli che prima parlavano di dare quattro soldi ai pensionati non sono gli stessi che poi si battono per l'IRPEG ai padroni? Come la mettiamo? È un dibattito disgustoso perché in questi 5 anni il Governo di centrosinistra ha lasciato passare la più grossa deregolamentazione del mondo del lavoro. Il lavoro in affitto, il lavoro precario, il malessere sociale, la distruzione dello Stato sociale: chi ha voluto tutto questo? Chi l'ha votato, qualcun altro? Certo, oggi, da Rutelli a Bertinotti, si parla di salario sociale; vediamo chi veramente vuole muovere un dito per i milioni di disoccupati del Mezzogiorno. Certamente lavorare o non lavorare non è una questione di volontà, il lavoro non c'è, quindi oggi il salario sociale è un'esigenza inderogabile. Vediamo chi veramente si schiera da questa parte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Onorevole Bono, non sapevo che fosse interessato anche lei. Ne ha facoltà.


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NICOLA BONO. Signor Presidente, lei sa che io mi interesso di tutto e poi il dibattito è intrigante, quindi se non si fa parte della discussione ci si sente privati di qualcosa.
Credo che il taglio dato alla discussione dal collega Giordano sia amichevolmente provocatorio nei confronti del centrosinistra. In fondo, ha posto un problema serio: il premier incaricato, non sappiamo ancora se candidato, ma sicuramente incaricato - almeno da quanto risulta dai giornali - quando parla dice cose condivise dalla sua maggioranza oppure no? Questo sarà il motivo conduttore fino a quando non si aprirà la campagna elettorale, tuttavia è chiaro la finanziaria è un momento importante di verifica.
Per quanto riguarda l'IRPEG, credo che domani capiremo che si è trattato di una bella pantomima; l'unico a cascarci è stato Rutelli perché aveva creduto che davvero si potesse abbattere l'IRPEG delle società nel Mezzogiorno, ma verrà smentito clamorosamente quando verranno ritirati gli emendamenti e si prenderà atto che il discorso verrà rinviato alle calende greche, al Senato, che poi è la stessa cosa.
L'altra questione è relativa al salario garantito, che è un problema altrettanto serio su cui non c'è coesione nella maggioranza. Tuttavia, stasera non emerge tanto il dato della divisione all'interno della maggioranza su problemi che per una compagine di sinistra dovrebbero essere definiti e codificati, quanto l'aspetto della prevalenza della propaganda rispetto alla realtà.
Se esaminate per un attimo i punti nodali di questa finanziaria - almeno quelli che già sono stati votati - potrete verificare che si indulge all'effetto annunzio parlando di riforme nominalistiche, ma svuotate di contenuto sul piano concreto. Poco fa abbiamo approvato il divieto di cumulo, ma l'approvazione di tale divieto è un fatto nominalistico e non reale. Essa riguarda una quantità talmente irrisoria di soggetti che serve per fare gli annunci sul giornale: «la maggioranza e il Governo hanno abolito il divieto di cumulo», ma concretamente non è così.
Abbiamo approvato l'emendamento sui pensionati incapienti e non abbiamo spiegato agli italiani che con il decreto fiscale questi erano 3 milioni e 200 mila e sono scesi a un milione e 400 mila con la finanziaria a regime, cioè sono saltate di colpo un milione e 800 mila persone, ma da una settimana continua la strumentalizzazione propagandistica per cui si sostiene di aver concesso benefici a soggetti che ne usufruiranno una sola volta e poi non ne usufruiranno più.
Ciò vale anche per la questione del minimo vitale, ricordato anche nell'intervento dell'onorevole Maura Cossutta. Quella del minimo vitale è una grande operazione di mistificazione politica, perché non c'era bisogno di fare la sperimentazione neanche quando essa fu prevista. Cosa si vuole sperimentare a proposito della necessità di prendersi carico del problema delle nuove povertà? Semmai occorre reperire le risorse, che si reperiscono modificando i meccanismi di spesa dello Stato.

MAURA COSSUTTA. Grazie ai tagli alle pensioni!

NICOLA BONO. Ma siccome si doveva far pubblicare l'articolo sul giornale, si è prevista una prima tranche di sperimentazione: in 39 comuni d'Italia vi sono 27 mila persone che da tre anni percepiscono un assegno per il minimo vitale, mentre gli altri 2 milioni e 700 mila disoccupati e gli altri 7 milioni e 500 mila poveri non prendono nulla e continueranno a non prendere nulla perché nella finanziaria non si è risolto il problema dell'eliminazione della sperimentazione e dell'estensione del minimo vitale a tutti gli aventi diritto - come in estate sembrava dovesse avvenire, ma si è prolungata la sperimentazione.
Nessuno ci ha mai portato dati sulla sperimentazione che è avvenuta finora, su un esperimento che non c'è e non c'è mai stato, perché non si è verificato nulla se non la difficoltà finanziaria.
Noi di Alleanza nazionale voteremo contro l'emendamento populista - mi si


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consenta di dirlo - presentato da Rifondazione comunista, perché le coperture sono piuttosto criticabili e perché il problema del salario minimo garantito va affrontato all'interno di una revisione complessiva del welfare, mentre rimane aperto - e su di esso faremo battaglia - il tema del minimo vitale, che è cosa diversa perché riguarda categorie che sono già state definite come povere ed accertate, e su di esso ci confronteremo seriamente (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, credo che l'emendamento in discussione ponga problemi molto seri e non possiamo dare l'impressione che essi non siano considerati.
Il nostro voto contrario non esprime indifferenza né rifiuto di una prospettiva nella quale possa intervenire lo sforzo per un ulteriore sostegno alle fasce sociali più deboli. Questa finanziaria ha compiuto passi in avanti molto importanti nel campo della protezione sociale e del sostegno alle famiglie e quindi, attraverso quest'ultimo, anche alle fasce più deboli. Naturalmente l'intervento che la finanziaria pone in essere non è sufficiente, non copre tutte le esigenze che giudichiamo importanti nel nostro paese; vorremmo fare di più e può darsi che nel prosieguo dell'esame della finanziaria in altre parti dell'articolato si possa ancora soddisfare meglio l'esigenza di allargare il sostegno alle fasce sociali più deboli.
Rimane l'obiettivo di contemperare i nostri interventi all'interno di limiti delle disponibilità che questa manovra offre; rimane fermo l'obiettivo di respiro più lungo, quello che nella prossima legislatura (in questo senso credo che vada richiamato più correttamente l'impegno di Francesco Rutelli, che è lo stesso del centrosinistra) si coniughi il sostegno allo sviluppo con l'allargamento di tutte le forme di protezione sociale. In questa direzione vanno il nostro voto contrario a questo emendamento e l'impegno, che ribadiamo, affinché nei prossimi cinque anni si compiano i passi che ancora mancano, oltre quelli già importanti che abbiamo fatto nei cinque anni trascorsi (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà. Le ricordo, onorevole Lucchese, che ha due minuti.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Vorrei ricordare che sono primo firmatario dell'emendamento 53.5 che si occupa del reddito minimo di inserimento. Già in Commissione ho manifestato la mia contrarietà alla fase sperimentale, che in passato ha determinato diseguaglianze fra comuni vicini, poiché la sperimentazione è avvenuta solo su 39 comuni, come ha ricordato poco fa il collega Bono. Considerata la particolare fase che stiamo vivendo, chiedo che i miliardi stanziati per gli anni 2001 e 2002 non siano 350 e 450 ma 700 e 900.
Voteremo contro l'emendamento di Rifondazione comunista che ha un carattere propagandistico e affronta in modo surrettizio tutta la problematica che invece deve essere risolta in modo più organico ed articolato. Inoltre fa dell'IRPEG una bandiera, sollevando una questione che è tutta interna alla sinistra che, come sappiamo bene, non voterà a favore di questa proposta.
Infine, invito i colleghi a votare a favore del mio successivo emendamento 53.5 perché un aumento del reddito minimo di inserimento in un momento in cui si registra l'aumento della povertà e della disoccupazione consente di verificare se la sperimentazione sia riuscita o no.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha due minuti.


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TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole su questo emendamento perché non ritengo che sulla pelle dei disoccupati si possa giocare a mosca cieca. L'esplosione delle «mine sociali» può avvenire anche quando in alcune zone del paese si registra il 30 per cento di disoccupazione. Se di fronte a questa percentuale, invece di portare alla luce il sommerso con una defiscalizzazione finalizzata, si vuole cogliere l'occasione per regalare altri soldi a quelle imprese colpevoli di averne già incassati tanti per corsi professionali inutili, mentre il lavoro nero resta e la disoccupazione cresce, io credo che dobbiamo abbandonare il linguaggio politichese per assumerci ciascuno le proprie responsabilità politiche. È per questo che voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Rosa. Ne ha facoltà.

FIORENZO DALLA ROSA. Signor Presidente, siamo contrari all'emendamento che stiamo per votare perché, a nostro parere, ben altri dovrebbero essere i provvedimenti da adottare per combattere la disoccupazione. Questa è demagogia allo stato puro ed è indicativa di come andrebbe a finire il nostro paese se la sinistra dovesse continuare a governare per i prossimi cinque anni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Anziché favorire gli investimenti e la creazione di veri posti di lavoro, si pensa ad ulteriori provvedimenti di assistenzialismo puro quale il salario sociale garantito: non ci sembra che un provvedimento simile sia mai stato adottato nemmeno nei periodi più bui dell'ex Unione Sovietica (Commenti dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, mi chiedo - ma forse sto facendo una domanda illegittima - come potrebbe essere coperto, qualora fosse approvato, l'emendamento che stiamo per votare: siamo già a metà della finanziaria e abbiamo destinato quasi tutte le risorse disponibili, salvo quelle previste dall'articolo 3. Una quantificazione, sia pur minimale, dell'impatto che l'emendamento in questione avrebbe sulla finanziaria evidenzia immediatamente che esso non può avere copertura: come si può votare? Non è un fatto grave votare un emendamento per il quale non è possibile una copertura?

PRESIDENTE. Onorevole Possa, vi sono le compensazioni del gruppo misto-Rifondazione progressisti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 53.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 347
Votanti 329
Astenuti 18
Maggioranza 165
Hanno votato
sì 29
Hanno votato
no 300).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

TEODORO BUONTEMPO. Per precisare che nella precedente votazione vi è stato un errore: ho votato a favore, ma risulta contrario. Vorrei che restasse a verbale.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lucchese 53.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 342
Votanti 338
Astenuti 4
Maggioranza 170
Hanno votato
sì 27
Hanno votato
no 311).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 53.9 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 350
Votanti 346
Astenuti 4
Maggioranza 174
Hanno votato
sì 314
Hanno votato
no 32).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Malavenda 53.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malavenda. Ne ha facoltà.

MARA MALAVENDA. Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo la sostituzione del reddito minimo di inserimento (che, laddove è stato applicato, non ha certo brillato per trasparenza) con il salario sociale. Vorrei ricordare che, almeno nelle regioni individuate, non vi sono opportunità di lavoro e, quindi, chiediamo che si operi la sostituzione da noi proposta.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Malavenda 53.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 327
Votanti 323
Astenuti 4
Maggioranza 162
Hanno votato
sì 23
Hanno votato
no 300).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Malavenda 53.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 328
Votanti 326
Astenuti 2
Maggioranza 164
Hanno votato
sì 19
Hanno votato
no 307).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Proietti 53.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Proietti. Ne ha facoltà.

LIVIO PROIETTI. Signor Presidente, vorrei subito precisare che il nostro non è un emendamento provocatorio, né populista: si tratta soltanto di dare un senso logico al reddito minimo di inserimento; vorrei svolgere alcune considerazioni. Ci troviamo di fronte ad una sperimentazione pressoché infinita (così potremmo ormai definirla) di cui il Parlamento fino ad ora non sa assolutamente nulla. Per due anni, 39 comuni hanno sperimentato il reddito minimo di inserimento. Ad oggi, però, non sappiamo concretamente quali siano i risultati di questa sperimentazione.
Questa finanziaria propone che si prosegua in una sorta di lotteria: oltre ai 39 previsti, cioè, abbiamo una serie di comuni che si aggiungono, di cui finora non è disponibile alcun elenco. Si è detto che


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si tratta di comuni che rientrano in patti territoriali in cui è inserito uno dei 39 comuni fortunati che hanno avuto la sperimentazione, ma nessuno fino ad oggi è stato in grado di dirci quali siano effettivamente i comuni interessati da questa sperimentazione. In realtà si tratta, per il modo in cui è stata avviata dal Governo, di una misura assolutamente demagogica, che serve soltanto ai fini di un effetto annuncio. Quindi un istituto serio, che potrebbe avere un fondamento, come ricordava il collega Bono, finora è stato utilizzato solo in maniera demagogica.
Se si vuole condurre una seria sperimentazione sul reddito minimo di inserimento, la si estenda alle regioni effettivamente svantaggiate del nostro paese, cioè a tutte le regioni rientranti nell'obiettivo 1. Su questo sfidiamo la maggioranza di centro-sinistra a dimostrare di voler veramente sperimentare il reddito minimo di inserimento, estendendolo ad un'area territoriale definita ed effettivamente svantaggiata.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Proietti 53.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 301
Votanti 295
Astenuti 6
Maggioranza 148
Hanno votato
sì 51
Hanno votato
no 244
Sono in missione 20 deputati).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Cè 53.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Rosa. Ne ha facoltà.

FIORENZO DALLA ROSA. Signor Presidente, noi riteniamo che la proroga della sperimentazione non debba essere estesa all'articolo 15 del decreto legislativo con il quale si prevede la presentazione di una relazione al Parlamento sulla sperimentazione stessa: in questo modo, infatti, il Governo vuole cancellare questo impegno e spostare tutto più avanti nel tempo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, avevo anticipato che sulla questione del minimo vitale avrei fatto una brevissima dichiarazione ed intendo mantenere tale intenzione. La mia, in realtà, più che una dichiarazione è una domanda. Non abbiamo capito, infatti, cosa c'entri l'estensione del minimo vitale ai comuni sottoscrittori di patti territoriali. È questo l'arcano. La vicenda è anomala, per il modo in cui si è snodata: vi è un provvedimento che delinea un'ipotesi sperimentale che coinvolge circa 25 mila soggetti in 39 comuni per tre anni e nessuno ha mai riferito l'esito di questa sperimentazione.
Di fronte alla non certificazione e alla non documentazione il Governo propone una proroga secca e aggiunge alla proroga dei 39 comuni un altro numero di comuni (pare che si tratti di altri 15 mila soggetti che saranno aggiunti ai precedenti), individuandoli tra coloro i quali sono sottoscrittori dei patti territoriali.
Il patto territoriale è una «fallita» sperimentazione di intervento di programmazione concertata che riguarda le proposte di investimento che provenivano dalle imprese. Cosa centra il comune sottoscrittore di patto che viene ad essere individuato come ente di riferimento per l'erogazione del minimo vitale? Chiedo che questa domanda possa avere una risposta prima di passare alla votazione.

PRESIDENTE. Non vedo propensione alla risposta, almeno per ora.
Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cè 53.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Avete votato tutti?

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 297
Votanti 296
Astenuti 1
Maggioranza 149
Hanno votato
sì 59
Hanno votato
no 237
Sono in missione 20 deputati).

Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani.

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