Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 806 dell'8/11/2000
Back Index Forward

Pag. 80


...
(Esame dell'articolo 15 - A.C. 7328-bis)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 15 , nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7328-bis sezione 7).


Pag. 81


Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore della maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. La Commissione invita a ritirare gli emendamenti De Benetti 15.9, Repetto 15.10, Cambursano 15.44 e Rizza 15.21 perché una parte significativa dello stesso è stata recepita nel precedente articolo 14. Richiamo l'attenzione del Governo sul fatto che sono stati presentati emendamenti da tutte le parti politiche (si tratta degli emendamenti pubblicati a pag. 146 del fascicolo) riguardanti i carburanti per il settore agricolo e specificatamente il gasolio e la benzina. Per entrambi i prodotti con questi emendamenti si richiede la fissazione di un'aliquota ridotta rispetto a quella di riferimento. Il provvedimento fiscale all'esame del Parlamento tratta la stessa materia. Chiedo al Governo di dire a che punto si è arrivati in relazione al regolamento che, per usare una locuzione degli addetti ai lavori, viene definito sull'eterocoltura, che dovrebbe consentire una riduzione in via permanente delle accise relative a questi carburanti quando sono usati in agricoltura. Conseguentemente, chiedo ai presentatori degli emendamenti su questa materia di ritirarli.
Signor Presidente, in riferimento a questa parte - e credo anche a qualche altro punto del provvedimento - sono stati presentati emendamenti (pubblicati a pagina 148 del fascicolo) riguardanti agevolazioni agli utenti sugli oli minerali consumati in Sicilia. La mia richiesta è che questi emendamenti vengano ritirati e che, nell'ambito della legge finanziaria, si dia risposta al problema sollevato, che attiene innanzitutto alla questione della condizione di insularità della regione Sicilia, trattando altre materie e proponendo altre risposte.
Il Governo ha già presentato a questo riguardo l'articolo aggiuntivo all'articolo 12, che riguarda interventi per la ristrutturazione dell'autotrasporto attraverso la concessione di crediti di imposta alle imprese di autotrasporto localizzate in questa regione. Invito, quindi, a ritirare gli emendamenti che trattano la defiscalizzazione degli oli minerali utilizzati nella regione Sicilia.
Invito inoltre al ritiro dell'emendamento Turroni 15.40. Il parere è contrario sui restanti emendamenti.

PRESIDENTE. Vi sono alcune questioni che vanno precisate. In primo luogo, dopo l'emendamento Bono 15.33 forse dovremmo inserire l'articolo aggiuntivo Rabbito 16.01, che riguarda la questione della Sicilia. Va bene?

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Sì, può essere riferito all'articolo che stiamo trattando.

PRESIDENTE. Credo che lo stesso valga per l'articolo aggiuntivo Rabbito 16.02

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Vi è poi l'emendamento Sbarbati 13.14.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, continuo a chiedere l'accantonamento di questo emendamento, magari considerandolo come un eventuale articolo aggiuntivo, perché è una materia solamente affine.

PRESIDENTE. Quindi, possiamo considerarlo come un articolo 15-bis, mantenendolo autonomo. Onorevole relatore, vi è l'emendamento Prestigiacomo 15.35 che è identico ai primi due commi dell'emendamento della collega Sbarbati. Se la collega è d'accordo, potremmo spostare anche questi dopo l'articolo 15.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Per me va bene, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Prestigiacomo, lei è d'accordo che il suo emendamento, parzialmente identico a quello


Pag. 82

dell'onorevole Sbarbati, venga posto in votazione come articolo aggiuntivo all'articolo 15?

STEFANIA PRESTIGIACOMO. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Il Governo?

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Il Governo concorda con il relatore e poi, per quanto riguarda gli emendamenti Domenico Izzo 15.49, Trabattoni 15.46 e Caveri 15.47, che intervengono in materia di accisa sul gasolio ad uso agricolo, il decreto-legge n. 268 del 2000, che fa parte della manovra finanziaria, ha ridotto quell'accisa fino al 31 dicembre 2000. Al Governo non sembra necessario intervenire a partire dal 1o gennaio del 2001 perché lo si farà con il regolamento previsto dal decreto-legge n. 21 del 2000, convertito in legge. In particolare è prevista l'emanazione di un apposito regolamento, la cui stesura è vicina alla conclusione. Dal 1o gennaio 2001 potrà entrare in funzione questo regolamento e quindi le riduzioni delle accise nel settore agricolo saranno conseguenza di questo regolamento, il che rende inutili, ad avviso del Governo, gli emendamenti citati che dovrebbero essere ritirati.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 15.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 15 riguarda una rimodulazione delle accise dei prodotti petroliferi. Noi siamo in presenza di un problema enorme per la struttura civile e industriale, perché il nostro paese per l'80 per cento dipende dall'estero per l'approvvigionamento energetico, in modo determinante dai prodotti petroliferi, mentre la politica energetica degli ultimi cinque anni è stata ispirata ad una drastica modifica di quella precedente che è durata per cinque decenni. In pratica, invece della diversificazione delle fonti energetiche primarie, si è scelto per tanti motivi di puntare sul gas. L'elemento principale che ha determinato la rottura con il passato è stata la carbon tax (con la rimodulazione delle accise sui prodotti petroliferi nonché di quelle sul carbone). Con questo articolo si cerca di porre un rimedio, ma il problema da risolvere è drammatico e la soluzione proposta non è sufficiente. Vorrei fare un solo esempio riguardante il sistema elettrico italiano. In virtù della politica energetica di diversificazione delle fonti di energia, abbiamo strutturato la maggior parte dei nostri impianti termoelettrici in modo che potessero bruciare tutti i tipi di combustibile (carbone, gas e olio combustibile), ma tutto questo ha un costo perché gli impianti sono costati di più e perché si è rinunciato alla creazione di impianti specializzati ad alto rendimento. Con questo tipo di politica abbiamo pagato un'assicurazione, per essere maggiormente sicuri sotto il profilo dell'approvvigionamento energetico ed avere quindi una minore dipendenza dalle impennate dei costi dei prodotti petroliferi che si sono già verificati più volte (e temo che quest'ultima volta si tratti di un fatto costante e non di un'impennata).
Vorrei che tutti noi facessimo una riflessione: di fronte ad un approvvigionamento energetico vitale per la nostra economia (e non solo per le industrie cosiddette energivore), dobbiamo ripensare la politica energetica seguita negli ultimi cinque anni: una politica che ha puntato soltanto sul gas metano.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.

EDO ROSSI. Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento Bono 15.1, in quanto la questione - come ha affermato l'onorevole Possa - è di grande interesse e riguarda la riduzione dell'accisa sui prodotti petroliferi. Vorrei, innanzitutto domandare per quale motivo il Governo, in occasione della legge finanziaria, abbia sentito la


Pag. 83

necessità di ridurre le accise sui prodotti petroliferi. Tale necessità è determinata dal fatto che, per effetto dell'andamento del prezzo industriale del petrolio (al quale, come tutti sapete, si applica l'IVA al 20 per cento), si è prodotto il seguente risultato: dal 16 gennaio al 28 febbraio 1999, lo Stato ha incassato 12 miliardi in più; dal 28 febbraio al 30 ottobre 1999, ha incassato 605 miliardi in più; dal 1o ottobre al 30 settembre 2000, pur avendo ridotto l'aliquota dell'accisa per tre, quattro volte (di 30, 40 e 50 lire), lo Stato ha incassato 853 miliardi in più. In conclusione, lo Stato ha incassato - solo per effetto dell'aumento del prezzo industriale del prodotto petrolifero - 1.470 miliardi in più. Adesso, con la legge finanziaria, il Governo decide di restituire ai consumatori (che in questi 15 mesi hanno pagato circa 1.500 miliardi in più) una prima tranche dal 1o novembre al 31 dicembre 2000 e una seconda tranche al 30 giugno 2001, per un totale di 517 miliardi: si tratta di un valore pari soltanto ad un terzo di quanto lo Stato ha incassato in più negli ultimi 15 mesi!
Signor Presidente, sono tra coloro che da sempre sono convinti (come credo anche molti colleghi del centrosinistra presenti in quest'aula) che la tassazione indiretta (quella cioè che agisce sui beni di consumo) sia la più ingiusta ed iniqua, in quanto non incide sulla capacità di reddito dei contribuenti, bensì, sui consumi. Ebbene, con il meccanismo illustrato si è creata la situazione che ho descritto. Ora ci viene detto che il Governo, con la finanziaria in esame, vuole restituire una somma alle famiglie, quando sino ad oggi, in base ad un iniquo meccanismo di tassazione indiretta, non ha fatto altro che prelevare soldi dalle famiglie.
Signor Presidente, lo Stato ha prelevato soldi dalle famiglie anche quando si è istituita l'imposta sul valore aggiunto sull'acqua e sulla depurazione dell'acqua (parliamo di sette, otto mesi fa). Ugualmente, non si è fatto l'interesse delle famiglie quando si è unificata l'IVA per il gas da cottura e per il gas da riscaldamento al 20 per cento, quando in precedenza scattava soltanto su una parte del gas che veniva utilizzato dalle famiglie.
Quando sono state decise tali iniziative e quando è stata cancellata la fascia sociale dei tre chilowattora (che in precedenza rappresentava la fascia di esenzione) non si è fatto l'interesse delle famiglie italiane. Contestiamo, dunque, tale comportamento. Per la verità, ci saremmo aspettati che le maggiori entrate conseguite dallo Stato fossero restituite ai consumatori come maltolto. In tal senso, vanno alcuni emendamenti all'articolo 15, che propongono di intensificare o di aumentare la restituzione delle somme ai contribuenti.
Signor Presidente, credo che il Governo avrebbe potuto decidere in diversi modi su come ridurre l'accisa: ad esempio, sui combustibili necessari per produrre energia elettrica è stata posta una questione dall'onorevole Possa, da me condivisa. Si sarebbe potuto, così, evitare l'ennesimo aumento della bolletta. Ci è stato detto che...

PRESIDENTE. Onorevole Edo Rossi, deve concludere.

EDO ROSSI. Non più di una settimana fa ci è stato detto da parte della authority competente che le famiglie italiane dovranno subire un ulteriore carico della bolletta energetica.
Bastava intervenire in quella direzione oppure destinare queste maggiori entrate alla ricerca di fonti energetiche alternative.
Per tali ragioni, annuncio il voto di astensione di Rifondazione comunista su tutti questi emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, poco fa le avevo fatto cenno di voler prendere la parola perché intendevo intervenire


Pag. 84

sull'ordine di lavori: lo faccio brevissimamente adesso, così non dovrà darmi la parola due volte, ma la pregherei di non computarmi questo tempo in detrazione dei minuti a mia disposizione per l'intervento sull'emendamento.
In precedenza lei ha detto correttamente che l'articolo aggiuntivo Rabbito 16.01 deve essere trattato dopo l'emendamento Prestigiacomo 15.34. Vi è stato in proposito un dialogo con il relatore e non ho capito se conclusivamente si sia deciso di fare così oppure no.

PRESIDENTE. Sì, il relatore ha concordato in proposito.

NICOLA BONO. In questo modo discuteremo il principio comune.

PRESIDENTE. Certo, certo.

NICOLA BONO. Desidero inoltre ricordare, perché ho l'impressione che non sia stato registrato, il ritiro del mio emendamento 15.37, in seguito alla presentazione dell'emendamento della Commissione sul recepimento della legge n. 30 del 1998 sulla pesca.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bono, ho capito.

NICOLA BONO. Presidente, decorrono da ora i tempi per la trattazione dell'emendamento 15.1.

PRESIDENTE. Ha fatto tutto lei, va bene.

NICOLA BONO. Grazie, troppo buono, Presidente.
L'emendamento 15.1, presentato dal gruppo di Alleanza nazionale, è diretto a far sì che nella manovra finanziaria si operi una scelta di fondo. Più volte abbiamo criticato la manovra finanziaria dicendo che dà poco a tutti e che non si capisce se sia una manovra volta ad incrementare i consumi, a favorire le famiglie, ad aumentare la produzione, a creare nuovi posti di lavoro o quant'altro. Non si capisce, cioè, quale sia la linea ispiratrice di questa manovra finanziaria.
Con l'emendamento 15.1, quindi, il gruppo di Alleanza nazionale cerca di dare almeno una finalità alla manovra, individuando l'elemento di fondo che oggi rende difficile al nostro sistema produttivo affrontare la competitività internazionale, elemento rappresentato dai costi di produzione. In seguito all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, che hanno aggiunto un ulteriore elemento di difficoltà - come tra l'altro sosteneva poc'anzi il collega Possa -, è diventata ancora più pesante la palla al piede del nostro sistema produttivo, rappresentata appunto dai costi.
Un Governo serio, che ha a cuore le sorti del paese ed ha capacità di analisi delle vicende dell'economia avrebbe dovuto a nostro avviso aggredire questo aspetto, che rende problematica l'attività di impresa nel nostro paese, e contenere il costo dei prodotti petroliferi. Ciò, però, non è stato fatto, perché gli emendamenti che vengono proposti in ordine al contenimento dei costi dei prodotti petroliferi e più complessivamente dei costi energetici raggiungono a malapena la cifra di 3.500 miliardi, quindi non servono a rendere più competitivo il sistema, non servono a dare una spinta alla capacità di affrontare in modo più agguerrito la concorrenza mondiale.
Allora, un emendamento che propone l'abbattimento del 20 per cento delle accise sui prodotti petroliferi consumati in Italia, per un valore di circa 11.500 miliardi, è l'anima della manovra, perché comporterebbe un notevole alleggerimento per tutte le imprese, ma anche per tutti i consumatori italiani. Ecco perché insistiamo in modo particolare sull'importanza di questo emendamento che darebbe un senso compiuto all'intera manovra, di cui molto si è parlato, soprattutto in termini propagandistici, anche se poco si è potuto capire in termini di impatto reale sull'economia, sulla produzione e soprattutto sul lavoro.


Pag. 85

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
Onorevole Armani, le ricordo che ha un minuto a sua disposizione.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, come ha detto il collega Bono, è una questione di etica oltre che di convenienza per il Governo. Infatti, l'accisa ricade sulla base imponibile dell'IVA (per carità, chi si azzarda a toccare l'IVA visto che è argomento dell'Unione europea!) e con l'aumento del prezzo del greggio lo Stato fa la «cresta» sul prezzo al consumo dei carburanti: è scandaloso il fatto che lo Stato sia colluso con gli sceicchi del petrolio!
Anche per questa ragione - noi lo sosteniamo dal mese di febbraio - avrebbero dovuto contenere sistematicamente ed in misura consistente l'ammontare dell'accisa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 15.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 421
Astenuti 15
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 202
Hanno votato
no 219).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 15.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Onorevole Marino, la prego di togliere quella tessera, perché induce in tentazione.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 416
Astenuti 14
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 187
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 15.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 429
Astenuti 15
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 189
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 422
Astenuti 13
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 191
Hanno votato
no 231).

Onorevole De Benetti, accede alla proposta di ritirare il suo emendamento 15.9 formulata dal relatore?

LINO DE BENETTI. Sì, Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.


Pag. 86


Onorevole Repetto, accede alla proposta di ritirare il suo emendamento 15.10 formulata dal relatore?

ALESSANDRO REPETTO. Sì, Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.
Onorevole Cambursano, accede alla proposta di ritirare il suo emendamento 15.44 formulata dal relatore?

RENATO CAMBURSANO. Sì, Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 438
Astenuti 14
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 438
Astenuti 15
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 438
Astenuti 14
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 239).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, questo emendamento cerca di obbligare il Governo a far applicare la legge. Infatti, la normativa vigente prevede un'aliquota IVA agevolata del 10 per cento, nonché accise agevolate, per quanto riguarda l'uso del gas metano per la cottura dei cibi. In realtà, visto che non viene usato il doppio contatore - credo che anche la stragrande maggioranza dei presenti abbia un unico contatore nella propria abitazione -, le aziende distributrici di gas metano sono autorizzate ad applicare a tutto il consumo, anche a quello relativo alla cottura dei cibi, l'aliquota IVA del 20 per cento e l'accisa nella misura massima prevista e aggiornata dall'articolo 15 che stiamo esaminando.
Questa è una vera e propria truffa legalizzata, anche perché le aliquote «piene» di accisa e di IVA in alcuni mesi dell'anno (luglio, agosto e settembre) evidentemente non si riferiscono all'uso del gas metano per riscaldamento, ma per la cottura dei cibi, così come prescritto dalla legge. Di conseguenza quello che viene fatto con la complicità del Governo è un vero e proprio abuso a danno dei consumatori.


Pag. 87


A nostro avviso si potrebbe quanto meno stabilire una fascia parametrata sui consumi standard dei mesi estivi (e dunque solo per la cottura dei cibi) o in alternativa, almeno per i mesi durante i quali la legge vieta di usare il gas metano per riscaldamento, applicare le aliquote agevolate previste dalla legge.
Di fatto le aliquote agevolate oggi non vengono mai applicate perché si dà sempre l'indicazione di applicare comunque per l'uso promiscuo le aliquote maggiori. Rispetto a questo abuso, a questa violazione di legge perpetrata con la complicità del Governo, credo che quest'aula, una volta tanto, debba dire una parola chiara e mettere fine a questo vero e proprio scandalo.
Per tale motivo invito anche il relatore ed il Governo a dire qualcosa su tale questione perché non è possibile essere conniventi con un sistema che truffa sistematicamente ogni cittadino, ogni consumatore (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Siamo d'accordo sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18. Noi riteniamo che sia assolutamente illogico, penalizzante e sostanzialmente truffaldino da parte del Governo mantenere un livello di imposizione agevolata su una percentuale irrisoria di consumo presunto da destinarsi, diciamo così, all'uso alimentare.
Ci pare poi abbastanza pretestuosa la distinzione ed è altrettanto poco logica ogni ipotesi di valutazione approssimativa e forfettizzata della percentuale se questa non è subordinata ad un criterio oggettivo. Riteniamo che anche questo comportamento vada nella direzione di una imposizione di forme improprie di vessazione nei confronti del contribuente. Lo abbiamo visto con l'imposizione diretta allorquando abbiamo denunciato forme di tassazione di redditi lordi, e lo rileviamo anche in questa circostanza.
Consideriamo inoltre l'emendamento in esame ispirato ad un comune senso logico perché nell'individuare la media del consumo che ha diritto alla tariffa agevolata nei periodi in cui il gas metano non può essere utilizzato per il riscaldamento (cioè da giugno ad agosto), diamo un'indicazione magari non perfetta, probabilmente perfettibile, ma comunque più precisa di quanto oggi la norma prevede. In altre parole ai consumatori diciamo questo: pagherete in rapporto al consumo che avete fatto nei periodi in cui, non utilizzando il gas metano per riscaldamento, si ritiene che il gas metano sia destinato alla finalità tutelata dall'aliquota agevolata.
Mi pare che questa sia una norma di buon senso e pertanto il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paolo Colombo, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Non ho bisogno di più di un minuto per dire ai colleghi che ci troviamo dinanzi ad una vera e propria truffa. Mi dispiace che non sia presente il ministro Del Turco, il quale, rispondendo a numerose interrogazioni, ha più volte ribadito che avrebbe posto riparo, con questa finanziaria, a tale truffa. Mi dispiace constatare il silenzio della maggioranza e del Governo, di fronte ad una truffa che tocca tutti i cittadini; dovremmo sentirci tutti responsabili nel non porvi fine! Ricordo che dal 15 aprile al 15 ottobre la legge vieta l'uso del gas metano per riscaldamento domestico e quindi è vietato imporre una aliquota ordinaria del 20 per cento e accise maggiorate sul consumo di gas metano. È necessario che il Governo faccia applicare la legge e che dal 15 aprile al 15 ottobre si applichi l'accisa ridotta sul consumo di metano e l'aliquota IVA ridotta del 10 per cento.
Non capisco quale interesse vi sia nella maggioranza a permettere che questa truffa si perpetui nel tempo, dopo che anche i ministri si sono espressi a favore della soluzione di questo problema.


Pag. 88

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Leone, tolga quella scheda vicino a lei!

ANTONIO LEONE. Dov'è?

PRESIDENTE. Lo sa bene dov'è; è dove lei ha appena finito di votare, alla sua sinistra. Per cortesia, può togliere quella scheda, onorevole Leone?
Annullo la votazione (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Procediamo nuovamente alla votazione dell'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 416
Astenuti 4
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 216).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Onorevole Paolo Colombo, per cortesia, tolga la tessera alla sua destra!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 224).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rasi 15.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 419
Astenuti 13
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 194
Hanno votato
no 225).

Onorevole Rizza, accede all'invito a ritirare il suo emendamento 15.21?

ANTONIETTA RIZZA. Sì, signor Presidente, e chiedo di parlare per motivarne il ritiro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIETTA RIZZA. Accolgo la richiesta del relatore per la maggioranza, anche se ha colto molto parzialmente il senso del mio emendamento, augurandomi che il testo possa essere modificato nell'altro ramo del Parlamento.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione degli emendamenti Scarpa Bonazza Buora 15.25 e Domenico Izzo 15.49, di analogo contenuto normativo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Domenico Izzo. Ne ha facoltà.


Pag. 89

DOMENICO IZZO. Presidente, non ho voluto ritirare questo emendamento (Commenti)...

NICOLA BONO. Finalmente una prova di virilità!

DOMENICO IZZO. ...perché tutto è possibile fare tranne che violare una legge. In buona sostanza, il decreto-legge 15 febbraio 2000, n. 21, convertito in legge dalla legge n. 92 del 2000, prevedeva la proroga del regime agevolato dell'IVA e per finanziare...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Izzo.
Per cortesia, colleghi, onorevole Giorgetti, onorevole Caparini per piacere (Proteste del gruppo della Lega nord Padania)! Onorevole Caparini, la richiamo all'ordine per la prima volta!

DAVIDE CAPARINI. Ma vai a ...!

PRESIDENTE. Onorevole Caparini, la richiamo all'ordine per la seconda volta!
Prego, onorevole Domenico Izzo.

DOMENICO IZZO. ...per finanziare il costo di questa misura, cioè la proroga del regime agevolato dell'IVA, venivano utilizzati dal Governo 150 miliardi derivanti da misure di razionalizzazione nell'utilizzo del gasolio agricolo agevolato. Inoltre, desidero ricordare al Governo e al relatore che una precedente misura di razionalizzazione, avendo imposto alle imprese utilizzatrici di essere iscritte alla Camera di commercio, aveva, di fatto, ridotto la platea degli utilizzatori, consentendo così di realizzare delle economie.
Tali economie devono - è scritto nella legge -, dal 1o gennaio 2001, determinare la riduzione dell'accise sui carburanti agricoli.
Insieme con queste valutazioni tecniche, vorrei fare presente al presidente della Commissione bilancio che il mio emendamento ha avuto un iter abbastanza travagliato. In un primo momento, infatti, esso è stato dichiarato inammissibile per carenza di copertura, con la conseguenza che, per poterlo discutere, ho dovuto aggiungere una seconda copertura che, però, è assolutamente inutile, perché, di fronte ai 150 miliardi quantificati ed individuati dal Governo, a me risulta che i miliardi risparmiati siano 280; siccome, però, in questa sede non lo posso dimostrare, mi attengo a ciò che il Governo ha quantificato nel decreto-legge al quale ho fatto riferimento.
Ripeto, al di là di tali questioni di carattere tecnico, vorrei fare presente al sottosegretario D'Amico che abbiamo approvato - ne sono felice - l'articolo 6 del disegno di legge finanziaria, che concede una speranza alle aziende agricole in difficoltà. Sottosegretario D'Amico, se quest'azione lodevole, però, non venisse accompagnata da politiche del lavoro, fiscali, energetiche capaci di restituire strutturalmente competitività ad un settore che «non mette più d'accordo» costi e ricavi, non avremmo approvato altro che l'ennesima misura assistenziale, di sostegno, l'ennesimo «pannicello caldo», ma non avremmo consentito all'agricoltura italiana di raggiungere i livelli che raggiungono le agricolture di tutti i grandi paesi industrializzati. Non è vero, infatti, che si tratta di un settore medioevale, marginale, che rappresenta l'emblema dell'arretratezza del paese; i grandi paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Germania, all'Inghilterra, difendono, talvolta ingiustamente, il proprio sistema agroalimentare, anche mettendo a rischio la vita dei cittadini europei (vedi «mucca pazza» e quant'altro). Noi che abbiamo la fortuna di avere un sistema agroalimentare sostanzialmente di alta qualità dovremmo compiere, signor sottosegretario, ogni sforzo, non soltanto salvando le imprese quando sono sull'orlo del fallimento, ma anche creando le politiche di accompagnamento e di contesto per restituire competitività al sistema dell'impresa agricola, altrimenti tutto ciò che facciamo sarà vano.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Izzo.


Pag. 90

DOMENICO IZZO. Mi scuso della foga e del calore, ma questi sono dovuti al fatto che trentacinque anni fa mi sono perdutamente innamorato dell'agricoltura ed è l'unico amore della mia vita che non ho mai tradito (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Le auguro di migliorare in futuro, onorevole Izzo...

SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, svolgerò un breve intervento di natura politica da una parte, regolamentare dall'altra.

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere, di nuovo. Onorevole Boghetta, onorevole Pistone, per piacere. Onorevole Montecchi, per piacere.
Prego, onorevole Liotta.

SILVIO LIOTTA. La natura regolamentare del mio intervento attiene alla veridicità delle votazioni, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). È necessario, a garanzia di tutti i gruppi politici, Presidente - lei lo ha ripetuto molte volte -, che ciascuno voti per se stesso. Occorre però, mi consenta, che ora si passi da un'enunciazione ripetuta in aula da lei e dai Vicepresidenti di turno al fatto concreto, perché le posso assicurare che la sensazione che abbiamo tutti - io seggo a lato dell'emiciclo, in alto - è che la tentazione esista a 180 gradi in occasione di ogni votazione. Siccome si discutono e si decidono emendamenti anche per uno scarto di due o tre voti, come è accaduto nel caso dell'emendamento del collega Giancarlo Giorgetti di poco fa, che dal monitor collocato sul banco degli stenografi risultava essere stato approvato con uno scarto di due voti (Vivi applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)...

PRESIDENTE. No, scusi.

SILVIO LIOTTA. Abbiamo avuto questa impressione, Presidente.

PRESIDENTE. No, no (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Colleghi, per cortesia!
Onorevole Liotta, lei sta dicendo una cosa molto grave; ora la verifico!

SILVIO LIOTTA. Presidente...

PRESIDENTE. Mi lasci parlare (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Mi spiegate cosa c'è da urlare?
Per cortesia, datemi i tabulati delle votazioni.

SILVIO LIOTTA. Presidente, può darsi che abbia visto male, ma...

PRESIDENTE. No, lei non può dire una cosa simile se non ha visto bene (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

SILVIO LIOTTA. Ma il riferimento è lo stesso (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. No!
Colleghi, c'è poco da urlare: tra breve acquisiremo i dati e li verificheremo!
Prego.

SILVIO LIOTTA. Ma non era questo il punto, Presidente.

PRESIDENTE. No, perché vi è qualcuno che ulula alle sue spalle e quindi...


Pag. 91

SILVIO LIOTTA. Mi dispiace che ululino perché il punto non era questo.

PRESIDENTE. Dispiace anche a me.

SILVIO LIOTTA. Poiché andremo incontro ad altre votazioni, Presidente, molto più delicate, è necessario...

PRESIDENTE. Onorevole Liotta, mi scusi se la interrompo, ma mi dicono adesso che lei aveva ragione nel senso che (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)... Colleghi, abbiamo verificato e l'onorevole Liotta aveva ragione, nel senso che l'emendamento, quando ci sono stati quei voti doppi, era stato approvato (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...

SILVIO LIOTTA. Infatti, Presidente!

PRESIDENTE. Calma, calma! Colleghi, fatemi finire.
Dopodiché io non avevo visto (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...

SILVIO LIOTTA. Questo lo so, altrimenti non sarei intervenuto: è troppo il rispetto che io ho del Presidente della Camera.

PRESIDENTE. Mi faccia concludere.
Non mi ero accorto di nulla ed ho annullato la votazione perché vi erano dei voti doppi, annullo anche la seconda votazione, dispongo che ne abbia luogo una terza e rivotiamo daccapo (Vivi commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

SILVIO LIOTTA. Presidente, il punto non era ottenere la ripetizione della votazione (Vivi commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Presidente, ho chiesto di parlare dopo due o tre votazioni perché temevo che lei potesse decidere oggi che, nel momento in cui un deputato viene individuato mentre vota per il collega, venga invitato a lasciare l'aula (Applausi). Questa è una norma che deve valere per tutti, perché andiamo incontro a votazioni delicate, Presidente, nelle quali lei, involontariamente si potrebbe trovare in una posizione di delicatezza estrema rilevando il voto aggiuntivo di qualche deputato su un emendamento - lei non guarda in quel momento il monitor - che invece risulta approvato o respinto per pochi voti.

PRESIDENTE. Onorevole Liotta, sa qual è la questione?
Glielo spiego subito. Nei banchi del centrodestra vi sono molti vuoti per cui è più facile accorgersi del voto doppio in quel settore di quanto non si possa fare dall'altra parte (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Ascoltate: non fate gli idioti, colleghi (Vive proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Non c'è da urlare, perché se io allontano dall'aula il collega che ho visto votare doppio, me ne accorgo molto più facilmente da questa parte che da quell'altra. È chiaro? Rischio quindi di essere parziale perché non mi accorgo di quello che succede lì!
Per cortesia, o i colleghi presidenti di gruppo mi indicano le postazioni dove (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...

DANIELE MOLGORA. Abbandona l'aula!

PRESIDENTE. ...si vota doppio, ed io a quel punto applico la disposizione a tutti i casi, altrimenti l'applico solo all'opposizione. Mi sono spiegato? E questo non posso farlo.
Prego, onorevole Liotta, prosegua pure.

SILVIO LIOTTA. Presidente, la seconda considerazione politica che vorrei fare è sul tempo che rimane al CCD.
Noi siamo arrivati all'esame dell'articolo 15 della legge finanziaria e continuiamo a rilevare, Presidente, che il confronto tra la maggioranza e l'opposizione è rimasto fino ad ora fondamentalmente


Pag. 92

corretto ma sterile, perché non vi è stata un'apertura da parte della maggioranza rispetto ad alcun tema che responsabilmente l'opposizione ha posto.
Presidente, in un corretto confronto non può essere e non è pensabile che, all'interno di migliaia di emendamenti che l'opposizione ha presentato, non ve ne sia uno di sostanza meritevole di accoglimento (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

GENNARO MALGIERI. Bravo!

CRISTINA MATRANGA. Bravo, Silvio!

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, prima devo far ripetere nuovamente la votazione. Scusate un attimo.
È successo questo: ho dichiarato aperta la votazione sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18, dopo di che, avendo visto che alcuni colleghi stavano votando doppio (Proteste dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale) ...- fatemi finire, colleghi! - ho annullato la votazione, senza verificare il risultato (Proteste dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale). Dopo di che, abbiamo votato nuovamente - se urlate, colleghi, non si capisce nulla - e, ora, mi dicono che il risultato era diverso. Me ne sono accorto adesso che il risultato era diverso.
Poiché questo può indurre a ritenere che il primo annullamento sia stato oggetto di una parzialità - non era questa l'intenzione - e gli urli che vi sono stati in aula fanno ritenere che una parte dei colleghi pensa questo (e questo mi basta), ritengo corretto quindi annullare la votazione a seguito della quale è stato respinto l'emendamento Giorgetti e rimettere ai voti l'emendamento stesso. Credo che questo sia corretto (Proteste di deputati della Lega nord Padania). Perché no? Mi sembra che l'unica cosa possibile sia questa (dopo di che si vedrà).
Su questa proposta darò la parola a un oratore contro e uno a favore.

ELIO VITO. Chiedo di parlare contro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Avevo chiesto di parlare io!

ELIO VITO. Se il collega Molgora mi usa un attimo di cortesia, la inviterei a non procedere a questa terza votazione sullo stesso emendamento.
Qui nessuno ha posto un problema riguardante la sua persona nel momento in cui ha annullato la votazione. Signor Presidente, il problema che è stato posto è un altro.
Noi qui stiamo procedendo a centinaia di votazioni e in questa legislatura abbiamo effettuato decine di migliaia di votazioni. Probabilmente, la gran parte di queste votazioni, purtroppo - perché lei combatte questo fenomeno -, sono state viziate da voti doppi. Credo sia legittimo che (senza offendere alcun collega), quando in perfetta buona fede - perché, mi creda signor Presidente, sono convinto della sua perfetta buona fede - ...

FRANCESCO FORMENTI. Noi no!

ELIO VITO. ... l'unica votazione annullata è quella riguardante l'unico emendamento dell'opposizione che è stato approvato, dai banchi dell'opposizione si levino delle proteste, anche se queste proteste possano essere sgarbate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Infatti, pur in perfetta buona fede, non credo che il problema sia adesso quello di annullare la seconda votazione che si è svolta regolarmente, per farci perdere due volte sullo stesso emendamento e per dare una sorta di salomonica versione (ho annullato una votazione in cui avevate vinto, ne annullo una in cui avevate perso, perdete di nuovo e pace). No, signor Presidente, il punto non è questo.
Quello che noi chiediamo è se debba essere rispettata davvero la norma per la quale ciascun collega deve votare per sé.


Pag. 93

Infatti, le segnalo alcune cose spiacevoli. Si potrà dire che è responsabilità di alcuni segretari di Presidenza che sono impegnati o è colpa del collega Bono che è il relatore di minoranza, ma anche stamattina - signor Presidente - abbiamo dovuto rilevare che, in perfetta buona fede, vi erano solo due segretari di Presidenza della maggioranza. Lei ha disposto una verifica, su segnalazione della maggioranza, e i segretari di Presidenza sono venuti da questa parte, hanno tolto le nostre schede - mi riconosca, signor Presidente, la stessa buona fede che io le ho riconosciuto poco fa -, ma io ho visto almeno dieci colleghi della maggioranza che hanno avuto il tempo di sfilare la scheda e di metterla sottobanco.

EDUARDO BRUNO. L'ho visto anch'io tra di voi.

ELIO VITO. Quando è passato il controllo, hanno rimesso la scheda al suo posto. Con franchezza, signor Presidente, le dico che simili situazioni esistono.
Quello che si chiede ora non è che lei annulli la seconda votazione, che è stata regolare e nella quale l'emendamento Giorgetti è stato bocciato, ma che riconosca che le proteste dell'opposizione non sono proteste di persone che fanno gli stupidi, bensì sono legittime perché, se vuole, si prova rabbia quando viene annullata la votazione dell'unico emendamento dell'opposizione che viene approvato, su migliaia di votazioni. Infatti, si tratta dell'unica votazione che è stata annullata perché lei ha avuto il tempismo non di guardare il risultato, ma di guardare il collega che, come tanti altri, stava votando doppio. Quello che noi chiediamo - come diceva l'onorevole Liotta - è la credibilità delle votazioni.
Non è possibile che venga chiesto il controllo delle schede solo quando ci si accorge che l'opposizione sta per superare la maggioranza o quando vi è qualche emendamento su cui possono confluire i voti di Rifondazione comunista e della Casa delle libertà (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Non è possibile, signor Presidente, che, appena lei dispone il controllo, questo viene effettuato esclusivamente su questi banchi. Non lo imputo ai segretari della maggioranza, dico che sarà anche colpa dei segretari di minoranza che in quel momento sono assenti. Fatto sta che questo è un dato di comune osservazione che rappresenta purtroppo un vantaggio per i pianisti della maggioranza, deprecabili tanto quanto i deprecabili pianisti dell'opposizione.
Signor Presidente, si tratta dunque di assicurare la credibilità delle votazioni, prima ancora della loro regolarità.
Per il resto, signor Presidente, confidiamo che la maggioranza, se vuole, come è nel suo diritto, approvare una finanziaria che, come abbiamo già visto, non si capisce bene se sia la finanziaria di Amato o di Rutelli, provi ad approvarla, come è nelle sue forze, grazie ai ribaltoni, ai tradimenti della volontà popolare; tuttavia, dovrà almeno fare in modo che questi «ribaltatori» e traditori della volontà popolare stiano in aula a votare. Sappiamo che solo grazie a queste condizioni, da decine di mesi, questa maggioranza resiste in Parlamento, pur non avendo la maggioranza nel paese (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) e per l'ultima finanziaria nella quale dobbiamo, scusate il termine, sopportare questa situazione, che è intollerabile per la maggioranza degli italiani, almeno abbiate voi un po' di pazienza per venire a votarvela (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Colleghi, vi è chi chiede di parlare a favore dell'annullamento della votazione sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.18?

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo? Chiede di parlare a favore?

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, chiedo di parlare per una precisazione, perché il richiamo è stato fatto a me!


Pag. 94

PRESIDENTE. Onorevole Leone, le darò dopo la parola; ora stiamo discutendo su un altro punto.

GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, illustrando il mio emendamento 15.18, ho sostenuto che il suo obiettivo era superare una vera e propria truffa legalizzata da parte del Governo: tuttavia, non credo sia opportuno votarlo nuovamente e lo ritiro, ma deve essere chiaro che il Governo, continuando a comportarsi in un certo modo, si rende protagonista di una truffa e di un reato a danno di tutti i contribuenti. Credo che di questo si siano resi conto anche molti deputati della maggioranza, che hanno votato la prima volta a favore del mio emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Giorgetti: se non vi è una richiesta in tal senso, a questo punto non si procederà nuovamente alla votazione del suo emendamento 15.18.
Onorevole Leone, lei aveva chiesto di parlare per una precisazione: ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, lei ha richiamato me nel momento in cui ha visto che erano accese due lampadine del dispositivo di votazione elettronica, la mia e quella dell'onorevole Conte, anche se l'onorevole Conte era al banco del Comitato dei nove, dove peraltro sta lavorando da ben due giorni. Se la ratio da perseguire è la presenza dei deputati, che senso ha farmi togliere la scheda, con l'onorevole Conte presente in aula? Evidentemente, questo è avvenuto soltanto perché si è accorto che la votazione era andata in un certo modo: ci tengo a dirlo, perché lei ha fatto il richiamo a me e mi ha fatto togliere la scheda, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Leone, la prego.

ANTONIO LEONE. L'onorevole Conte era presente, seduto al banco del Comitato dei nove; tutti possono vedere benissimo che l'onorevole Conte è qui al lavoro da due giorni e non è assente! Per quanto riguarda gli idioti, Presidente, lascio ai colleghi la valutazione al riguardo.

PRESIDENTE. Onorevole Leone, l'onorevole Vito le può dire quanto io sia rispettoso della sua posizione personale e della posizione dei colleghi del suo gruppo: chieda pure al collega Vito.

GUIDO POSSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Presidente, Pagliarini aveva chiesto di parlare!

DAVIDE CAPARINI. È mezz'ora che chiediamo di parlare!

PRESIDENTE. Un attimo; prego, onorevole Possa.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, desidero avanzare una proposta. Quello che ha detto il collega Giancarlo Giorgetti, illustrando il suo emendamento, è molto importante: penso che siamo tutti d'accordo sul fatto che l'accisa e l'IVA sul gas metano devono essere pagate in relazione a quanto prevede la legge; quindi, invito il relatore, che ha la possibilità di farlo, a proporre un emendamento in modo che vi sia questo chiarimento, che peraltro è a termini di legge. Sono sicuro, infatti, che le associazioni dei consumatori, dopo aver seguito questo dibattito, partiranno lancia in resta per chiedere quanto dovuto.

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


Pag. 95

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, a scanso di equivoci, le preciso che intervengo non per fare l'idiota: ho sentito dire che qui siamo tutti degli idioti e spero che prima o poi lei ci chieda anche scusa (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale), in quanto, se qualcuno si è un po' incavolato, è stato perché, evidentemente, vi era qualcosa che non funzionava; se, infatti, tutto avesse funzionato, saremmo stati buoni e non avremmo protestato. Non credo che, se uno protesta perché qualcosa non funziona, gli si debba dare dell'idiota.
Comunque, non intervengo per fare l'idiota; intervengo per dire qualcosa di ben preciso. Il collega ha affermato una cosa gravissima, come ha riconosciuto anche lei: ha detto, infatti, che ha visto il risultato di una votazione, quindi mi auguro che lei, nella sede della Conferenza dei presidenti di gruppo, ci faccia rivedere la registrazione televisiva di quanto è successo, così ne potremo discutere.
È assolutamente inaccettabile, poi, che lei abbia detto che vede meglio gli errori da questa parte. Le dico solo una cosa, Violante, lei ha il dovere di vedere bene gli errori sempre e comunque (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: Vai via!

PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, innanzitutto devo dire che metà dell'Assemblea urlava in modo tale che era incomprensibile quanto stava dicendo il collega. Probabilmente ho esagerato, e vi chiedo scusa, però certamente non era un comportamento consono al ruolo parlamentare. In secondo luogo, ho già detto cosa è successo, onorevole Pagliarini: avendo ricevuto la scheda della votazione dopo la denuncia del collega Liotta, mi sono accorto che era vero quanto da lui affermato. Ho detto che l'emendamento Giorgetti era passato, ma io non me ne sono accorto perché, avendo visto alcune irregolarità nel voto, come prescrive il regolamento, l'ho annullato (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Onorevole Pagliarini, per cortesia, lo dica lei ai suoi vicini. È accaduto questo.
Onorevole Pagliarini, siccome per nostra reciproca sfortuna, non abbiamo ancora una dimestichezza particolare né di usi né di interessi nei comportamenti, se ci comportiamo con rispetto reciproco, io non la chiamo mai per cognome: o dico presidente Pagliarini o onorevole Pagliarini. La invito a fare lo stesso nei miei confronti. Quando avremo una dimestichezza adeguata, faremo diversamente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo - Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

DANIELE MOLGORA. Sei disonesto!

GIORGIO PANATTONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, innanzitutto vorrei dare atto all'onorevole Giancarlo Giorgetti di una grande correttezza e, in secondo luogo, vorrei proporre un ordine del giorno impegnativo per il Governo di contenuto analogo perché sono personalmente convinto che l'onorevole Giorgetti abbia ragione. Mi pare che, per come sono andate le cose, sarebbe opportuno che in un ordine del giorno si affermasse che ad una legge dello Stato si risponde con un'applicazione equa. È quanto questa Assemblea deve allo spiacevole dibattito che si è svolto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Se il collega Giorgetti o altri riterranno di dover presentare un ordine del giorno, naturalmente non sarà ritenuto precluso per via del voto sull'emendamento. Questo per trovare un punto di equilibrio fra le varie cose.


Pag. 96


Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scarpa Bonazza Buora. Ne ha facoltà.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA. Signor Presidente, desidero unirmi alle considerazioni svolte dal collega Domenico Izzo prima dell'incidente che ci ha portato via più di un quarto d'ora. Egli si avventurava in ricordi di carattere personale allorché dichiarava di essersi innamorato dell'agricoltura da molto tempo e, mi pare di avere capito, che era l'unico amore che non aveva mai tradito. Non posso unirmi a lui in questo, mi limito solo a dire che sicuramente le sue considerazioni sono giuste. Il mio emendamento 15.25 e l'emendamento Domenico Izzo 15.49 non riguardano qualcosa di assistenzialistico, non rappresentano un pannicello caldo nei confronti dell'agricoltura, ma qualcosa di assolutamente coerente e indirizzato a considerare che gli agricoltori italiani, purtroppo, hanno condizioni in termini di costi di produzione, che non sono paragonabili a quelle degli altri paesi dell'Unione europea, lasciamo perdere quelli extraeuropei. In qualche modo bisogna provvedere e questo è un primo passo.
Tra l'altro, prendiamo atto che la maggioranza parlamentare di centrosinistra ha voluto bocciare tutti i nostri emendamenti in materia di utilizzazione di prodotti petroliferi o energetici di origine agricola, cosa che avrebbe dato un notevole aiuto e sollievo alle produzioni agricole nazionali sia del sud sia del nord. Prendiamo atto, ancora una volta, che alle dichiarazioni della maggioranza parlamentare in materia agricola e di compatibilità ambientale della nostra agricoltura, purtroppo, quasi mai conseguono azioni coerenti e richiamiamo la maggioranza a sostenere i due emendamenti in esame fortemente voluti da tutte le categorie agricole del nostro paese.

PASQUALE GIULIANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, ciò che è accaduto qualche attimo fa indubbiamente è stato un fatto spiacevole. Do per scontata la sua buona fede, ma poiché l'annullamento del voto non è un evento che si è verificato molto spesso, la invito a chiarire all'Assemblea il seguente aspetto: nel momento in cui lei si dovesse accorgere di un doppio voto, procederà anche per il futuro all'annullamento del voto?

PRESIDENTE. Onorevole Giuliano, questo dipende caso per caso... (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Evidentemente, se si è nel corso della votazione, richiamo i colleghi e non annullo la votazione. Quando me ne accorgo, richiamo, come è noto. Quando vedo che la questione riguarda molte postazioni, annullo il voto e nella specie in molte postazioni si votava doppio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.

ENZO TRANTINO. Signor Presidente, io parlerò solamente sugli emendamenti in discussione. Credo che le altre questioni debbano essere superate perché ritorni la tranquillità in aula, anche perché abbiamo un lungo percorso da fare assieme e credo che la serenità appartenga al desiderio di tutti.
Sono favorevole all'emendamento dell'onorevole Domenico Izzo 15.49. Le sue scelte sentimentali non mi interessano; sono sue vocazioni personali e quindi sono problemi che non riguardano questa Assemblea.
Onorevole Izzo, apprezzi che voglio riparare a quello che lei, per eccesso di enfasi, ha detto, nel caso in cui qualcuno dei suoi familiari avesse ascoltato in diretta la seduta di oggi. Sono invece preoccupato per lei, onorevole Izzo, perché, visto che alcuni di noi del Polo - non so quanti - voteranno a favore del suo emendamento, lei, forte della filosofia «meglio solo che male accompagnato», stasera subirà la sconfitta di trovarsi con cattivi compagni e non certamente per


Pag. 97

nostra scelta, ma perché noi andiamo al merito, mentre lei va al risentimento.
La invito, per tutte le altre volte in cui ciò succederà, a badare alle cose giuste che lei pensa, altrimenti diventano cose giuste involontariamente pensate (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Signor Presidente, a me pare che vi sia un equivoco. Il Governo, con proprio decreto-legge, ha ridotto fino al 31 dicembre di quest'anno l'accisa nel settore agricolo.
Il problema che hanno posto l'onorevole Domenico Izzo ed altri colleghi firmatari di emendamenti è come procedere dal 1o gennaio 2001 e perché l'accisa sia stata ridotta solo fino al 31 dicembre 2000. Provo a rispondere: ciò è avvenuto perché con un decreto ministeriale in corso di emanazione, basato sul decreto-legge n. 21 del 15 febbraio 2000, convertito con la legge n. 92 del 14 aprile 2000, si procederà dal 1o gennaio 2001.
Quindi, non è necessario né opportuno intervenire oggi per prorogare un'agevolazione che la legge già prevede debba entrare in vigore dal 1o gennaio (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Si è provveduto con decreto-legge fino al 31 dicembre, perché il decreto-legge del febbraio di quest'anno prevedeva espressamente che la riduzione dell'accisa intervenisse dal 1o gennaio prossimo. Nel frattempo, come sappiamo, i prezzi dell'energia sono molto aumentati, quindi, si è emanato un altro decreto, ma dal 1o gennaio era già previsto che venissero ridotte le aliquote e in tal senso si procederà.
Per tale motivo mi appello nuovamente all'onorevole Izzo perché ritiri il suo emendamento 15.49 e credo che ciò non sarebbe un tradimento verso il suo amore. Comunque, il Governo manterrebbe l'opinione contraria sugli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferrari, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO FERRARI. Signor Presidente, credo che si faccia tanta demagogia. Secondo me bisogna rimanere calmi ed avere sangue freddo. Credo che sotto questo aspetto ciò che ha detto poco fa il sottosegretario sia veritiero, anche perché il decreto approvato in aprile prevedeva che l'agevolazione partisse dal 1o gennaio 2001. Un decreto-legge approvato recentemente la prevede fino al 31 dicembre; quindi, condivido la sua posizione e ritiro anche i miei emendamenti 15.26 e 15.27 perché credo che dal 1o gennaio la questione si risolverà (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Colleghi, per cortesia, rimanete seduti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Scarpa Bonazza Buora 15.25 e Domenico Izzo 15.49, di analogo contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 485
Votanti 469
Astenuti 16
Maggioranza 235
Hanno votato
sì 205
Hanno votato
no 264).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Trabattoni 15.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 98

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 487
Votanti 470
Astenuti 17
Maggioranza 236
Hanno votato
sì 206
Hanno votato
no 264).

Prendo atto che i presentatori ritirano l'emendamento Caveri 15.47.
Ricordo che gli emendamenti Ferrari 15.26 e 15.27 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Chiappori 15.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Il mio emendamento deriva dal fatto che nel nostro paese il settore della floricoltura vive di tutto ciò che si produce in serra. Se è vero quanto ha affermato poco fa il sottosegretario, cioè che il decreto ha prorogato l'abbassamento delle aliquote di accisa fino al 31 dicembre 2000 perché dal 1o gennaio 2001 si sarebbe intervenuti in altro modo, il mio emendamento va proprio in questa direzione perché chiediamo che dal 1o gennaio 2001 il prezzo del gasolio sia fissato in lire 600 al litro. Chiedo la fissazione di questa cifra all'interno della legge così sarete obbligati ad adottare il decreto in base ad essa. Visto che su questa proposta avevo ricevuto un parere positivo dal sottosegretario De Piccoli e dall'ex ministro Treu, vorrei sapere perché oggi il parere è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

GIACOMO CHIAPPORI. E no, non va bene così!

PRESIDENTE. Se il Governo non chiede la parola, non posso imporgli di parlare, come lei sa.

GIACOMO CHIAPPORI. Mi aspetto una risposta dal relatore.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, può darsi che sbagli anch'io in mezzo a migliaia di emendamenti ma, se ben ricordo, abbiamo approvato una disposizione del genere in Commissione perché nel testo è già contenuta l'esenzione per sei mesi sull'accisa per il gasolio destinato al settore della floricoltura. Avevo chiesto il ritiro di questo emendamento perché il suo contenuto è già assorbito nel testo.

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, intende aderire all'invito al ritiro del suo emendamento 15. 28?

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, prendo per buono ciò che ha detto il relatore, ma debbo fare una verifica perché, se non è così, verrete voi a rispondere personalmente ai floricoltori!

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, possiamo accantonare il suo emendamento 15. 28 così lei intanto può controllare.

GIACOMO CHIAPPORI. Va bene.

COSIMO CASILLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO CASILLI. Prendo la parola per confermare quanto è stato detto dal relatore per la maggioranza. Poiché nella mia provincia la floricoltura è uno dei settori trainanti, confermo che con un emendamento del relatore in Commissione bilancio è stato previsto l'azzeramento dell'accisa fino al 30 giugno 2001.

PRESIDENTE. Intanto i colleghi verificheranno, così siamo tutti più tranquilli.


Pag. 99

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Il testo varato in Commissione e, cioè, il comma 2 dell'articolo 15 recita espressamente: «Per il periodo 1o gennaio 2001-30 giugno 2001 il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre destinate allo svolgimento delle attività agricole è esente da accisa». L'esenzione c'è già, mentre l'emendamento dell'onorevole Chiappori prevedeva altre misure che non ho compreso ed è per questo che mantengo il parere contrario sull'emendamento Chiappori 15. 28.

PRESIDENTE. Penso che i dubbi siano stati chiariti e che si possa passare ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiappori 15.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 484
Votanti 479
Astenuti 5
Maggioranza 240
Hanno votato
sì 215
Hanno votato
no 264).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 15.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 484
Votanti 479
Astenuti 5
Maggioranza 240
Hanno votato
sì 204
Hanno votato
no 275).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Losurdo 15.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 483
Votanti 480
Astenuti 3
Maggioranza 241
Hanno votato
sì 206
Hanno votato
no 274).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 15.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, finalmente ha notato che chiedevo la parola, visto che mi ha ignorato sistematicamente quando si trattava di intervenire sul precedente episodio. Visto che è d'uso utilizzare due pesi e due misure, proseguirò con l'illustrare il mio emendamento 15.32, con il quale si chiede, per quanto riguarda i prodotti petroliferi, che ci sia un adeguamento automatico (una riduzione) quando il carico fiscale superi il 50 per cento del prezzo medio al consumo. Siccome assistiamo regolarmente ad una pressione fiscale sui prodotti petroliferi di gran lunga superiore al 50 per cento (siamo sul 60 per cento ed oltre) e visto che si tratta di un carico fiscale su prodotti necessari per la vita comune, tale pressione è insostenibile o, addirittura, ignobile. Si tratta, infatti, di beni di prima necessità.
L'introduzione di un sistema automatico di riduzione delle imposte eviterebbe provvedimenti ulteriori che vadano a ridurre di 5 o 10 lire l'accisa sui prodotti petroliferi (come è avvenuto qualche volta quest'anno). In sostanza, si tratterebbe di


Pag. 100

porre un tetto massimo agli oneri fiscali sui prodotti petroliferi. Ritengo si tratti di una norma che vada incontro alla attuale situazione del mercato interno in cui i costi del petrolio stanno sforando le previsioni e in cui il cambio favorevole tra euro e dollaro sta creando problemi alle imprese e agli utenti finali.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 15.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 458
Astenuti 14
Maggioranza 230
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 260).

BEPPE PISANU. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEPPE PISANU. Signor Presidente, vorrei pregarla di dare un ritmo meno convulso alle votazioni: per tre volte di seguito, infatti, non sono riuscito a leggere il tabellone dei risultati delle votazioni; chiedo che ci sia data almeno questa possibilità. Signor Presidente, ritengo che il ritmo che lei sta imprimendo alle votazioni non giovi al sereno svolgimento dei lavori.
Sull'episodio di poco fa mi riservo di fare valutazioni insieme ai colleghi della maggioranza: per noi l'episodio non è chiuso e lo consideriamo molto grave, anche per la valutazione conclusiva che lei ha fatto quando ha affermato che, in caso di votazioni viziate da voto irregolare, si riserverà di decidere caso per caso. Francamente, questo non ci sembra un criterio assoggettabile a verifica e perciò è un criterio non democratico (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, innanzitutto, vorrei precisarle che in tre ore e mezza di seduta, abbiamo svolto novantanove votazioni. Non credo che ciò voglia dire imprimere un ritmo accelerato ai nostri lavori.

MICHELE GIARDIELLO. Lui non c'era, Presidente! Non lo sa!

PRESIDENTE. Lei è venuto da poco in aula, in quanto ha altri impegni e non ha seguito i lavori (Commenti del deputato Pisanu). So che i presidenti di gruppo hanno molti impegni.
In secondo luogo, ho detto che, quando la votazione è in corso e ci si accorge (come lei sa bene, o come la possono informare i suoi colleghi) che ci sono voti irregolari, richiamo il collega senza indicarlo nominativamente, per i motivi che tutti possono comprendere. Il caso per caso non attiene alla questione dell'annullamento: quando ci si accorge che sono molti (come erano in quel caso) i voti doppi, a quel punto annullo la votazione; tuttavia, la annullo quando la votazione è chiusa, se la votazione non è chiusa, non c'è bisogno di annullarla: si annulla soltanto una votazione che sia conclusa.
In ogni caso, ho proposto ai colleghi di rifare la votazione e non mi pare che la mia proposta sia stata accolta.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 15.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, intervengo su un mio emendamento 15.33 che è stato da alcuni colleghi interpretato erroneamente come una proposta di natura rivendicazionista da parte della Sicilia. Non è così e mi sforzerò di spiegare il perché. Ci troviamo di fronte all'esigenza - più volte rappresentata dalla regione siciliana e dagli abitanti della regione - di avere una valutazione del


Pag. 101

danno ambientale per i guasti derivanti dall'esercizio nel territorio siciliano da cinquant'anni di attività di raffinazione dei prodotto petrolchimici.
È un danno ambientale che ha avuto anche gravissime ripercussioni sulla salute pubblica e che ha creato guasti inenarrabili. Non solo: la Sicilia è una regione che si trova agli ultimi posti in Italia per quanto riguarda il reddito pro capite ed il tasso di occupazione, mentre purtroppo si trova ai primissimi posti per il tasso di disoccupazione. Riteniamo pertanto che la norma che viene proposta - anche in rapporto alla mancata concessione da parte dello Stato degli interventi previsti dall'articolo 38 dello statuto - vada nella direzione corretta di riequilibrare in qualche modo la situazione e di farsi carico da parte dello Stato non solo dei problemi ambientali e di sviluppo della Sicilia, ma anche delle politiche di riequilibrio connesse allo stato di insularità della Sicilia e del suo arcipelago.
In quest'ottica, la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi consumati in Sicilia, con l'abbattimento del 70 per cento delle accise, è stata ed è un argomento condiviso trasversalmente non solo dai siciliani, ma anche dai parlamentari di altre parti d'Italia. Non è un caso che in Commissione finanze si sia raggiunta un'intesa su un testo unificato che raccoglie le proposte presentate da vari parlamentari. Quel testo unificato - relatore l'onorevole Rabbito - all'articolo 2 prevede proprio una norma di defiscalizzazione.
I sindaci dei comuni petroliferi si sono incontrati con lei, Presidente Violante, e con i presidenti delle Commissioni finanze della Camera e del Senato ed una delegazione della Commissione finanze della Camera è venuta a Enna per una riunione in cui si è parlato della defiscalizzazione.
Voglio chiarire in questa sede che non ci sono problemi connessi all'applicazione del Trattato di Amsterdam, quindi una simile norma non confliggerebbe con la normativa dell'Unione europea, per due ordini di motivi. Il primo è connesso alla natura insulare della regione e quindi agli interventi mirati all'aggressione delle diseconomie strutturali derivanti dalla condizione di insularità. Il secondo motivo è rappresentato da una norma tutta italiana. I colleghi debbono infatti ricordare che con una norma approvata dal Parlamento italiano, esattamente l'articolo 3, commi 15 e 18, della legge n. 254 del 1996, si è stabilito il principio che tutte le regioni d'Italia a loro discrezione possono ridurre nell'ambito del proprio territorio le accise relative ai prodotti petroliferi consumati in loco: tutte le regioni d'Italia, tranne la Sicilia. Da qui la natura dell'intervento che noi chiediamo, perché per la Sicilia è previsto, in base all'articolo 36 dello statuto, che ha natura costituzionale, un divieto esplicito in materia di riscossione dell'imposta di fabbricazione. Di conseguenza, la norma del 1996, frutto tra l'altro di una convergenza tra le forze politiche in Parlamento, nonché di un emendamento presentato dal sottoscritto...

PRESIDENTE. Onorevole Bono...

NICOLA BONO. Signor Presidente, mi consenta qualche minuto in più, perché vorrei completare il mio intervento sull'argomento.
L'emendamento da me presentato, che fu poi approvato, prevede una norma che dà la possibilità a tutte le regioni di utilizzare nel proprio territorio, a discrezione, quale scelta di politica economica, lo strumento della riduzione del prezzo delle accise. Questa norma non si applica solo ed esclusivamente in Sicilia. Questo è il motivo per cui si chiede un intervento legislativo statale che consenta di farsi carico di una quota delle accise pari al 70 per cento per i prodotti consumati in Sicilia e che consenta altresì il ricorso alle spese per carburante finalizzato sia all'indennizzo del danno ambientale sia a consentire politiche di riequilibrio territoriale.
Vorrei altresì aggiungere a tale richiesta alcune considerazioni di carattere economico. La Sicilia consuma poco meno di 3 mila miliardi l'anno di imposta di fabbricazione: l'approvazione di questo emendamento è quantificabile in circa


Pag. 102

2.100 miliardi di lire, i quali non sono nulla in confronto alla mancata concessione da parte dello Stato, per oltre 10 anni, delle somme dovute in base all'articolo 38 dello statuto della regione siciliana e alle somme che l'Italia avrebbe dovuto concedere ad una regione che ha un livello di produzione del reddito di gran lunga più basso rispetto alla media nazionale.
Concludendo e ringraziandola, Presidente, per avermi concesso di completare il mio intervento, invito i colleghi ad approvare questo emendamento e rivolgo un invito al relatore per la maggioranza, pur prendendo atto della correttezza con cui ha cercato di gestire la questione in Commissione; egli si è fermato però, come si suol dire, dietro la porta: invito quindi l'onorevole Cherchi ad oltrepassare la porta e a farsi carico di un problema che non è marginale rispetto all'intero impianto della manovra finanziaria e agli obiettivi che questa manovra, a parole, dice di voler perseguire.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Prestigiacomo. Ne ha facoltà.

STEFANIA PRESTIGIACOMO. Signor Presidente, l'emendamento Bono 15.33, il mio emendamento 15.34, sottoscritto anche dai colleghi di Forza Italia, del CCD e del CDU, e l'emendamento Rabbito 15.45, sottoscritto anche dai colleghi siciliani della maggioranza, sono sostanzialmente identici e puntano ad ottenere una parziale riduzione del costo del carburante in Sicilia.
Come ha già detto il collega Bono, la battaglia per la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi è una battaglia antica che inizia oltre cinquant'anni fa, quando in Sicilia si cominciò ad estrarre e a raffinare il petrolio. Ciclicamente questa battaglia è stata riproposta a tutti i livelli, ma mai come ora ha acquisito un'importanza cruciale e ha avuto un seguito popolare così diffuso.
Cosa c'è di nuovo rispetto al passato? Innanzitutto vi è una forte mobilitazione organizzata dai sindaci dei comuni petroliferi e dall'Ente vertenza Ragusa che, come ha ricordato il collega Bono, hanno parlato con i presidenti di gruppo della maggioranza e dell'opposizione, sia alla Camera sia al Senato, hanno organizzato numerose manifestazioni sull'argomento e sono stati altresì ricevuti dal Presidente Violante. Inoltre, c'è di nuovo che il vertiginoso aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi ha esasperato quelle categorie che sono considerate cruciali per l'economia siciliana: mi riferisco alla categoria degli autotrasportatori e a quella dei pescatori. L'aumento dei prezzi rappresenta sicuramente un ulteriore appesantimento intollerabile.
Infine, c'è di nuovo che, nel mese di settembre, la Commissione finanze della Camera si è recata in Sicilia ed ha incontrato amministratori ed assessori regionali per approfondire la questione della defiscalizzazione, sulla base di un testo unificato il cui relatore, l'onorevole Rabbito della maggioranza, siciliano di Enna, si era fatto promotore dell'incontro.
Credo - è un'opinione personale - che la Commissione finanze e il suo presidente abbiano trattato con un po' di superficialità l'argomento in questione. Penso che anche nelle dichiarazioni rese a numerosi organi di stampa (che sono a disposizione di tutti), ci si sia sbilanciati un po' troppo facendo intendere che questo risultato era facilmente ottenibile e in tempi piuttosto ristretti. Tanto è vero che dopo pochi giorni è iniziata la protesta selvaggia degli autotrasportatori, una protesta che nasce al di fuori degli ambienti sindacali e che come sapete ha paralizzato per dieci giorni e in modo molto grave la Sicilia.
Vorrei dire che in realtà quando i siciliani rivendicano la defiscalizzazione sui prodotti petroliferi, rivendicano un diritto concreto, un diritto maturato in cinquant'anni di estrazione e raffinazione. In realtà pongono al Parlamento un problema di grande attualità e cioè quello del federalismo. In concreto cosa chiedono i siciliani? Chiedono che una parte delle ricchezze prodotte da quella terra possa


Pag. 103

ritornare in qualche modo sotto forma di vantaggio per la popolazione siciliana.
A questo punto si aprirebbe una questione ben più vasta e che è quella che riguarda lo statuto siciliano, che pure prevede agli articoli 36, 37 e 38 quanto sto dicendo, ma questo è un altro discorso perché qui c'è di più. C'è in realtà una rivendicazione che si basa anzitutto sui danni ambientali arrecati dalla presenza della più grossa concentrazione di industrie chimiche e petrolchimiche, che si trova proprio in Sicilia. Danni ambientali e alla salute dei cittadini!
Mi verrebbe facile dire alla collega parlamentare e ministro Giovanna Melandri, che forse, quando dichiara sulla stampa, anche lei un po' semplicisticamente, usando peraltro anche toni un po' sopra le righe, che la sanatoria in Sicilia non la si deve fare e che quindi interi comuni come Gela dovrebbero, a suo avviso, essere rasi al suolo, sarebbe più utile un interessamento da parte del ministro ex ambientalista sui danni ambientali ed ecologici arrecati dalle industrie petrolchimiche nel territorio di Gela.
Ma tornando all'argomento in questione, cari colleghi, sorprende in tutta questa vicenda il fatto che proprio il Governo e il relatore per la maggioranza hanno espresso in modo stupefacente un parere negativo su questi emendamenti.
Ed allora, colleghi, permettetemi di dire che noi rivendichiamo come nostro merito l'aver costretto questa maggioranza un po' tiepida ed anche distratta su argomenti come questi, a pronunciarsi in quest'aula in modo chiaro e trasparente. Qui si faceva il gioco dei due livelli e a livello locale si dava per scontato il completamento di un iter di una proposta di legge, (che certamente non vedrà mai la luce visto che siamo a fine legislatura), come un risultato ottenibile in tempi brevi. Abbiamo preso il testo della cosiddetta legge Rabbito e l'abbiamo trasformato in un emendamento alla legge finanziaria. A questo punto vedremo - ma credo che il parere del relatore per la maggioranza e il Governo siano abbastanza chiari - quale sarà la reale posizione. Forse i colleghi non sanno che su argomenti come questi è iniziata in Sicilia la campagna elettorale.
In quest'aula, vedremo in sede di votazione chi sarà a favore della defiscalizzazione e chi invece non lo sarà. Certamente rivolgo un appello a tutti i gruppi affinché esaminino la questione con grande serietà perché, lo ripeto, non si tratta della richiesta di un privilegio ma del riconoscimento di un diritto. Vorrei anche che quei gruppi che intendono pronunciarsi in modo contrario possano spiegare le proprie ragioni (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rabbito. Ne ha facoltà.

GAETANO RABBITO. Presidente, non pensavo di ricevere una sfida, diciamo così, per essere stato l'autore e il relatore di un provvedimento! Sul piano elettorale, ma non è su questo che voglio discutere questa sera...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Rabbito.
Colleghi, per piacere, chi non è interessato può uscire, ci saranno ancora sette o otto interventi; gli altri, per cortesia, facciano parlare i colleghi.
Onorevole Cerulli Irelli, per cortesia; onorevole Bianchi, per piacere; onorevole Veltri, per cortesia; presidente Biondi, onorevole Lembo, per piacere!
Prego, onorevole Rabbito.

GAETANO RABBITO. Non voglio qui analizzare gli elementi che distinguono la proposta di legge che abbiamo discusso in Commissione finanze dagli emendamenti al nostro esame.
Non voglio discutere degli elementi che ci dividono perché dovrei dire che sicuramente non condividiamo le motivazioni contenute negli emendamenti Bono 15.33 e Prestigiacomo 15.34. È stato detto che gli emendamenti sono identici al testo base della Commissione, ma così non è, in quanto in quella proposta di legge si


Pag. 104

prevedono due misure: in primo luogo, la riduzione delle accise sui prodotti petroliferi - che è il contenuto finale, non la premessa, di uno degli emendamenti di cui parliamo -; in secondo luogo, vi è una norma per favorire lo sviluppo economico e l'occupazione nella regione siciliana che non ravviso in questi emendamenti, così come non vi trovo il contenuto del mio emendamento 15.45.
Devo precisare che nessuno in Commissione finanze si è fatto promotore di una visita in Sicilia, ma il presidente Benvenuto ha accolto una precisa richiesta che avevano fatto i sindaci dell'unione comuni petroliferi siciliani e l'amministratore delegato dell'EVR. Dico ciò per chiarezza, ma credo che in questo momento sarebbe opportuno discutere i contenuti che ci uniscono, poiché vi sono elementi comuni in questi emendamenti.
Vorrei aggiungere che noi del centrosinistra non ci siamo fermati relativamente alla Sicilia, al settore delle accise, ma abbiamo posto la questione della continuità territoriale della Sicilia, presentando emendamenti all'articolo 72. Vorrei proporre al relatore per la maggioranza l'accantonamento di tutti gli emendamenti che riguardano la Sicilia affinché possano essere discussi quando rifletteremo sul tema della continuità territoriale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione l'onorevole Roscia, che dispone di tre minuti. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, penso che questa «covata» di emendamenti di matrice siciliana, che ha coinvolto tutte le formazioni politiche, rappresenti veramente lo scempio della politica.
Due settimane fa, nel corso dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, il Presidente del Consiglio Amato aveva risposto agli stessi presentatori degli emendamenti in questione, che avevano presentato un'interrogazione, che era impossibile defiscalizzare questi oneri perché vi sono vincoli europei e perché questo trattamento avrebbe significato una palese sperequazione nei confronti di tutti i cittadini italiani che stanno pagando pesantemente le accise sui prodotti petroliferi.
Vorrei ricordare, poi, che la Sicilia è una regione a statuto speciale e che, pertanto, l'intero gettito delle accise affluisce nel suo bilancio.
Questi rappresentanti sostengono: defiscalizziamo tali oneri, ossia i cittadini paghino meno imposte, tanto alla fine sarà lo Stato nazionale a corrispondere il gettito occorrente. Mi dicono che, addirittura, si accendono mutui per pagare gli stipendi ai dipendenti della regione siciliana; al limite, quindi, si farà qualche mutuo in più.
Mi stupirei del fatto che forze politiche che si sono battute negli anni passati per tali perequazioni si prestassero a sostenere queste proposte emendative. So che vi sono interessi trasversali: mi auguro che i parlamentari del nord non si prestino a tali squallide operazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.

ENZO TRANTINO. Signor Presidente, al fine del computo dei tempi, premetto che intervengo sull'emendamento Bono 15.33 e sugli altri due di analogo contenuto.
Desidero fare riferimento, con molta pacatezza e con molto rispetto, al collega Rabbito affinché non si pensi che questo argomento possa appartenere a questo o a quell'altro schieramento. Egli sa, per essere siciliano quanto me, che esso appartiene alle attese dell'intera Sicilia.
La questione che si pone non è temere un veto europeo, che non può tecnicamente esservi, perché non si vuole stabilire una condizione di privilegio, bensì una condizione di natura giuridica eccezionale, vale a dire un risarcimento di danno ambientale.
Non vi è chi non veda che la Sicilia, per offrire il proprio territorio allo sfruttamento petrolifero, ha sacrificato cielo, terra e mare, ricavandone in cambio tanti


Pag. 105

tumori e qualche posto da operaio nelle imprese che hanno lavorato.

FABIO DI CAPUA. Ma di che parli?

ENZO TRANTINO. Di argomenti che tu non capirai mai: dei morti a trent'anni. Una strage per cancro ai polmoni!
Se così è, se per la manovalanza abbiamo pagato un prezzo così alto, questa è la possibilità, tecnicamente utile e fattibile, di conseguire quel risarcimento attraverso riconoscimenti economici, a parziale restituzione di un debito. La regione siciliana chiede allo Stato di risanare i conti delle riserve sulle tasse (Commenti del deputato Di Capua), pari a 700 miliardi l'anno. Negli ultimi sette anni, infatti, lo Stato ha operato riserve fino al 50 per cento delle imposte riscosse nell'isola per risanare il bilancio. A queste si aggiungono i 507 miliardi fissati dalla commissione Brancasi per la definizione del contenzioso Stato-regione ed i 260 miliardi di crediti per il trasferimento dallo Stato alla regione della motorizzazione.
Infine, la Sicilia reclama le somme previste dall'articolo 38 dello statuto, relative alle imposte di fabbricazione, in passato ammontanti anche a 2.200 miliardi l'anno, ossia all'80 per cento dei 3.000 miliardi incassati dallo Stato, ma che, a partire dal 1991, non sono stati più corrisposti. L'anno scorso, la regione ha concordato con lo Stato un pregresso di 1.500 miliardi da corrispondere in dieci rate annuali da 150 miliardi, ottenendo fino a questo momento il nulla.
Non pensate voi - lo dico al di fuori delle geografie e delle politiche - che vi sia nella politica prima un atto di etica, poi un atto giuridico, per poter dire ai siciliani, che aspettano frenando legittime rabbie (finora con grande compostezza), che è venuto finalmente il momento in cui lo Stato riconosce i propri torti, ammette un risarcimento che si deve, e perciò non deve temere l'Europa, perché il laccio europeo non è compatibile con un regime eccezionale di riparazione o di risarcimento?
Per tali ragioni, siamo nelle condizioni di attenderci un voto favorevole che cumuli la sostanza delle tre proposte emendative; quando dico «cumuli la sostanza» significa che non si tratta della vittoria di questo o dell'altro, ma dell'intero Parlamento, di fronte ad un fatto di giustizia che non dovrebbe fermarsi davanti alle reticenze ed alle ambiguità che qualcuno vuole inseguire, per usare in politica i due forni: strizzare l'occhio alla proposta e tradire la proposta (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Presidente, ho sentito poc'anzi l'onorevole Roscia parlare di scempio con riferimento agli emendamenti in esame. Io dico, invece, che lo scempio è quello che è stato operato in zone dalla bellezza incomparabile come le coste del siracusano, come quelle delle coste del messinese, del promontorio di Milazzo, di Gela.
Onorevole Roscia, se le è possibile, lasci l'aria ossigenata e gradevole delle Alpi bresciane e scenda in Sicilia, sostando a Priolo...

DANIELE ROSCIA. Ma cosa stai dicendo?

GIACOMO GARRA. ...sostando a Gela o a Milazzo e si renderà conto di quella che è stata la distruzione delle nostre coste.
Presidente, non voglio farla lunga ma, siccome mi ero limitato a sottoscrivere l'emendamento Prestigiacomo 15.34, dichiaro di condividere anche e appieno gli emendamenti Bono 15.33 e 15.37 e che voterò non solo l'emendamento che ho sottoscritto, ma anche gli emendamenti sui quali ho testé espresso la mia condivisione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.


Pag. 106

SILVIO LIOTTA. Presidente, intervengo su questo tema fondamentalmente perché lo ritengo strettamente connesso ai rapporti finanziari tra lo Stato e la regione. Tali rapporti sono stati regolati fino ad oggi sulla base di norme di attuazione approvate nel 1975 che prefiguravano per la regione siciliana il seguente sistema: alla Sicilia spettano tutte le imposte (vi è una riserva qualitativa di competenza); in più la regione utilizza trasferimenti dello Stato; l'ultimo tipo di finanziamento è sulla base dell'articolo 38 dello statuto, che parla di un piano straordinario dei lavori pubblici, per il quale interveniva anche lo Stato. La regione siciliana aveva quindi tre mezzi di finanziamento: le entrate proprie, cioè quelle erariali, con l'esclusione delle imposte sul lotto e dell'imposta di fabbricazione; i trasferimenti dello Stato, quelli ordinari; infine, quanto previsto dall'articolo 38 dello statuto.
Cosa si è verificato, Presidente? Nel 1986, quando sono iniziate le politiche di rientro dal debito poste in essere dal Parlamento nazionale, con alterne vicende, ma sempre avendo l'obiettivo di ridurre il debito, i trasferimenti aggiuntivi dello Stato nei confronti della regione siciliana non si sono avuti più! Non solo, ma non si è più ottenuto il finanziamento dell'articolo 38 dello statuto.
Andiamo allora ad esaminare i rapporti pregressi tra Stato e regione sulla base dei trasferimenti che lo Stato faceva alla regione e che poi non ha più fatto, con alcune compensazioni rimaste in sospeso.
Al di là delle accise sui prodotti petroliferi, questo intervento viene richiesto perché non si trovano altre strade per consentire alla regione siciliana di avere quanto dovuto. Mi permetto però di fare presente al Governo che vi sono già alcuni fatti consolidati: nel 1997 la commissione presieduta dal professor Brancasi determinò in 507 miliardi l'ammontare delle quote che lo Stato doveva alla regione siciliana. Nella finanziaria per il 1999 è stata inserita una norma programmatica che diceva che, entro il 30 settembre 1999, con provvedimento legislativo sarebbe stato erogato alla regione siciliana il pregresso del quale vi ho parlato.
L'articolo 38 dello statuto, grazie ad un'iniziativa del presidente Boccia, è stato «rivisitato» dalla Commissione bilancio poiché era completamente.
Nella finanziaria dell'anno scorso è stato sanato tutto il periodo che va dal 1991 al 2000, con due limiti di impegno quindicennali.
Qual è dunque, oggi, il problema? La regione siciliana non ha ancora definito le norme che le consentano di ricevere questi 507 miliardi; lo Stato, che ha trasferito le competenze alla regione e che ha anche determinato quanto le deve trasferire, per esempio, in tema di uffici della motorizzazione civile, cioè 260 miliardi, non eroga nemmeno questi. Allora, al di là delle accise, si vanno ad intersecare completamente due cose.
Insomma, signor Presidente, lo Stato deve adempiere agli obblighi che esso stesso ha fissato, erogando alla regione i 700 miliardi che esso stesso ha riconosciuto di dover dare.
Per quanto riguarda il futuro, dal 2001 in poi, occorre certamente ridefinire - anche se mi rendo conto che non è una cosa facile - il rapporto sull'articolo 38, perché conosco i vincoli che esistono in questo momento nel bilancio dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.

ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non interverrò a lungo nel merito degli emendamenti che sono stati illustrati con tanta passione, puntualità e intelligenza dai colleghi Bono, Prestigiacomo e Rabbito, perché ovviamente li condivido profondamente nel merito e perché essi sono il frutto di una esigenza e di una richiesta non più rinviabile di un popolo che attende, tra virgolette, «giustizia».
Signor Presidente, l'occasione è troppo importante perché io non debba e non


Pag. 107

possa offrire il mio punto di vista sulla questione più complessiva che riguarda il rapporto tra la regione siciliana e lo Stato italiano e soprattutto sulla questione più importante che riguarda la vera affermazione di quei principi autonomistici che ancora una volta abbiamo sancito - finalmente - con l'approvazione delle modifiche allo statuto della regione siciliana che hanno visto per la prima volta l'approvazione della norma che prevede l'elezione diretta del presidente della regione. Principi autonomistici che - a mio avviso - in questa battaglia preliminare sulla defiscalizzazione del prezzo della benzina, prefigurano un'altra, più importante, strategia che credo che il Polo varerà quanto prima in Sicilia e anche a livello nazionale per far sì che quei principi autonomistici e federali a cui tutti si ispirano, compreso il collega Roscia, abbiano finalmente applicazione.
Il vero problema per la Sicilia, signor Presidente, lo dico a lei che è stato eletto in Sicilia, non è tanto e soltanto ottenere la defiscalizzazione del prezzo della benzina, ma quello di riappropriarsi finalmente del diritto di poter sfruttare le proprie risorse naturali senza la mediazione delle compagnie petrolifere che fanno il bello e il cattivo tempo, né dello Stato italiano che in Sicilia non consente che il governo siciliano possa mettere il naso sui pozzi di petrolio che esistono in Sicilia, sulle quantità dei giacimenti che vengono sfruttati in Sicilia, sulla possibilità di sfruttamento di ulteriori giacimenti che vengono tenuti nascosti e che, evidentemente, potrebbero fare il bene, il futuro e il benessere della Sicilia.
Allora, signor Presidente, voterò a favore di questi emendamenti convinto, come sono, che si tratta di un primo passo parziale verso un obiettivo più grande e più importante qual è quello di una compiuta autonomia che passi attraverso la riappropriazione da parte della Sicilia del diritto di poter decidere in casa propria che fine debbano fare le risorse naturali, a cominciare dal petrolio per finire al gas naturale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrometi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORROMETI. Signor Presidente, non parlerò del popolo siciliano, anche perché sono convinto che il popolo a cui dobbiamo riferirci sia uno, cioè il popolo italiano. La questione che stiamo dibattendo presenta però alcune peculiarità. Già da tempo abbiamo presentato una proposta di legge poi assegnata alla Commissione finanze. Essa è stata calendarizzata nello scorso mese di giugno ed è stato nominato relatore il collega Rabbito: ne è risultato un testo unificato che è stato sottoposto anche ai sindaci e ad alcune parti sociali in un incontro avvenuto in settembre ad Enna, come veniva poc'anzi ricordato. Senonché, sul punto devo correggere la collega Prestigiacomo ed il collega Bono: l'accelerazione in questa vicenda che poi ha portato agli eccessi della protesta degli autotrasportatori certamente non è dipesa dalla calendarizzazione di quella proposta di legge, dovuta all'impegno del centrosinistra, che su tale proposta si è speso.
Gli eccessi della protesta degli autotrasportatori ed un certo clima che si è creato in Sicilia sono da ascrivere ad alcuni irresponsabili e, per certi versi, signor Presidente, eversivi atteggiamenti e comportamenti di alcuni componenti dell'attuale governo regionale (Commenti del deputato Prestigiacomo)...

ILARIO FLORESTA. Erano i tuoi assessori!

ANTONIO BORROMETI. No, non sono mai stati assessori del centrosinistra: mi riferisco, in particolare, a un assessore regionale che, una domenica, è riuscito a dire che in Sicilia la benzina si doveva pagare mille lire al litro. Certe reazioni sono da ascrivere a queste prese di posizione e a questi comportamenti: lo dico a chi, invece, poc'anzi collegava alla calendarizzazione del provvedimento in Commissione, dovuta al nostro impegno, quella reazione.


Pag. 108


In ogni modo, signor Presidente, ho sostenuto e ripeto che la Sicilia è terra ricca di giacimenti petroliferi, molto sfruttati, è terra di estrazione e raffinazione; tuttavia, non ne ha ricevuto nessuna ricaduta economica sostanziale, a parte l'inquinamento derivante da tale attività estrattiva e di raffinazione, anche perché, come veniva ricordato, l'articolo 36 dello statuto siciliano - mi rivolgo all'onorevole Roscia - destina per intero allo Stato le accise sui prodotti petroliferi. Da qui la nostra proposta di legge e gli emendamenti che, come parlamentari siciliani del centrosinistra, abbiamo presentato: emendamenti che si propongono, innanzitutto, l'abbattimento al 30 per cento dell'accisa al consumo sui prodotti petroliferi, ma che prevedono anche sgravi contributivi per le imprese, proprio a compensazione dell'inquinamento subito e patito dai cittadini ma anche dalle imprese siciliane.
Inoltre, signor Presidente, abbiamo presentato anche emendamenti che si fanno carico della particolare condizione siciliana, dovuta alla collocazione periferica e alla specificità insulare: è di tutta evidenza, infatti, che gli autotrasportatori della mia regione, per consegnare le merci al nord, sopportano costi maggiori rispetto ai colleghi proprio per la maggiore distanza dagli usuali mercati di sbocco. Abbiamo presentato, quindi, emendamenti che si propongono di ridurre il costo delle tariffe aeree e ferroviarie, per il trasporto di persone e merci da e per la Sicilia: è un complesso di proposte per le quali poc'anzi il relatore Cherchi, con grande onestà, si è impegnato ad individuare una soluzione complessiva che se ne faccia carico e le recepisca.
Siamo stati invitati a ritirare le nostre proposte, io credo invece che debbano essere accantonate per essere discusse assieme agli emendamenti presentati sulla cosiddetta continuità territoriale. Aspettiamo la proposta del relatore auspicando che la stessa, con il consenso del Governo possa fornire la risposta importante che la Sicilia attende.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ripeterò quanto già affermato dagli egregi colleghi che mi hanno preceduto sulle inadempienze dello Stato nei confronti della regione siciliana in merito alle norme di attuazione degli articoli 36, 37 e 38 della Costituzione. Stiamo trattando un tema già affrontato diverse volte e, personalmente, ho presentato una proposta di legge nella XII legislatura ed una identica il 9 maggio 1996 all'inizio dell'attuale. A distanza di due anni, è stata presentata una proposta di legge della maggioranza, mentre la mia era stata sottoscritta solo dalla minoranza, che in sostanza coincide con la nostra.
Il provvedimento è stato calendarizzato in Commissione finanze ed è stato redatto un testo unificato e si è poi fatto molto rumore sul fatto che la sinistra ha voluto tale provvedimento.
Ricordo che a Enna si è svolta una riunione - e mi meraviglio dell'onorevole Rabbito, che opera un distinguo in merito all'essere stato invitato o all'essersi recato di sua spontanea volontà alla stessa, perché mi sembra che non cambi molto - nel corso della quale, con i sindaci della zona e gli operatori economici si è discusso il problema della riduzione delle accise sui prodotti petroliferi per quanto riguarda la Sicilia, nonché dell'aiuto alle imprese, al quale faceva riferimento poco fa l'onorevole Borrometi. A nostro avviso, ciò va al di là degli adempimenti dello Stato nei confronti della regione siciliana perché serve ad a riparare il danno ecologico causato dall'estrazione e dalla raffinazione del petrolio in Sicilia, con conseguenze di natura anche sanitaria per l'inquinamento dell'ambiente.
L'onorevole Borrometi ha anche accennato - e concludo - alla contiguità territoriale con la Sicilia; gli ricordo che l'anno scorso un emendamento presentato dall'onorevole Bono, da me sottoscritto, è


Pag. 109

stato respinto dall'attuale maggioranza ed ora viene ripresentato. Comunque, mi fa piacere se oggi lo possiamo approvare.
Condivido la proposta dell'onorevole Rabbito di trattare congiuntamente tutti gli emendamenti che interessano l'argomento, al fine di decidere chi ha «la medaglietta» e chi non ce l'ha, chi è favorevole e chi è contrario, ma al momento della votazione ognuno di noi si assumerà le proprie responsabilità e si farà carico di ciò che deciderà in quest'aula di fronte ai cittadini siciliani e in riferimento allo sviluppo dell'economia siciliana, che ha bisogno di sostegno e di simili interventi dato il momento di grande difficoltà economica caratterizzato dalla forte disoccupazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Micciché, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MICCICHÈ. Signor Presidente, non era previsto un mio intervento, anche perché per il mio gruppo hanno già parlato l'onorevole Prestigiacomo e l'onorevole Garra, tuttavia l'onorevole Rabbito ha avanzato la proposta di accantonare gli emendamenti di cui stiamo trattando. Prima che il Polo e la Casa delle libertà prendano una decisione seria sulla proposta Rabbito, vorrei cercare di capire quale sia la finalità della stessa. Onorevole Borrometi, qui nessuno si vuole scatenare battaglie per conto di un partito o di un altro. In questo momento il problema per la Sicilia è talmente grave che, se la nostra battaglia fosse così bassa da doverla vincere con la «bandierina» dei DS, dei Popolari o di Forza Italia, credo che faremmo veramente tutti una brutta figura nei confronti dei siciliani. Stiamo facendo una battaglia seria per il bene della Sicilia.
L'unica cosa che non vorrei, onorevole Rabbito, pur non essendo pregiudizialmente contrario alla proposta di accantonamento, è che questa proposta fosse finalizzata soltanto all'individuazione di qualche palliativo: in questo caso, sì, avrebbe ragione l'onorevole Roscia.
In questo momento, da siciliani, non chiediamo né elemosine né piaceri al resto dell'Italia. Chiediamo quello che ci spetta in base allo statuto siciliano, approvato all'interno della Costituzione italiana. Non abbiamo bisogno di alcun tipo di regalo da parte dello Stato centrale. Abbiamo bisogno di rivendicare quello che ci spetta e di cui abbiamo diritto.
Allora, se la proposta di accantonamento serve per consentire 20 mila lire di risparmio per l'aereo o al fine di un accordo - spero non sia vero - con gli autotrasportatori perché con qualche manciata di miliardi li si possa zittire fino alla prossima campagna elettorale, ci troverete assolutamente contrari e chiederemo con forza di votare questi emendamenti adesso. Se, invece, la proposta è seria ed ha una sua validità, di cui ci vorrà spiegare il contenuto, avremmo bisogno di qualche minuto per valutarla (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti di tempo. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole La Russa, per cortesia, sta parlando l'onorevole Pace dietro di lei.

CARLO PACE. ...avrei voluto intervenire sugli articoli aggiuntivi Rabbito 16.01 e 16.02, ma mi rendo conto che per l'economia del ragionamento e della trattazione della materia è più opportuno che intervenga adesso. È per questo che chiedo al signor Presidente di indulgere se eventualmente dovessi sforare di poco il tempo che mi è stato concesso.
Voglio premettere che l'argomento che stiamo trattando ha le origini che l'onorevole Lucchese ha ricordato. All'inizio della legislatura venne presentata la sua proposta di legge, cui fece seguito quella firmata dall'onorevole Enzo Caruso e da me. Ne parlo anche perché l'onorevole


Pag. 110

Caruso, ovviamente non per sua volontà, non siede in questo momento nei nostri banchi, quindi, ritengo doveroso fare questo intervento anche a suo nome.
Aggiungo che non abbiamo visto male l'iniziativa che da parte dell'onorevole Rabbito, dell'onorevole Borrometi e di altri si è andata consolidando con un ulteriore disegno di legge che, per la verità, aveva un respiro certamente più ampio di quello della proposta Caruso-Pace. Al momento della calendarizzazione siamo stati favorevoli all'inserimento in calendario di questo provvedimento che da tempo era arenato nelle secche, dato il tanto lavoro che la Commissione finanze ha dovuto svolgere.
Desidero anche precisare che, quando - per motivi direi quasi contingenti -, senza neanche discuterne nel Comitato ristretto, che doveva mettere a punto il provvedimento sulla base della proposta di testo unificato preparata dall'onorevole Rabbito, si è deciso di cercare di utilizzare il veicolo della legge finanziaria per risolvere il problema, ho ritenuto opportuno - e credo che l'onorevole Rabbito ben volentieri e l'onorevole Benvenuto altrettanto volentieri possano darmene testimonianza; del resto credo che risulti anche agli atti della Commissione finanze - accettare di provare questo veicolo e, poiché avevate presentato alcuni emendamenti in quella direzione, ho chiesto, con il vostro consenso, di sottoscrivere anch'io quelli che ritenevo più vicini alla nostra posizione.
Il consenso mi venne dato ed io li sottoscrissi. Poiché peraltro abbiamo una serie di emendamenti che trattano la materia - sia questi sia altri relativi all'articolo 60 - forse più che un accantonamento dovremmo prevedere uno spostamento, un rinvio a quella sede in modo da accorpare tutta la materia unitariamente perché solo così riusciremo a realizzare un'organica trattazione.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Pace, mi è sfuggito un passaggio.

CARLO PACE. Dicevo di non procedere all'accantonamento ma allo spostamento.
Vorrei ora fare alcune brevi puntualizzazioni. Il primo presidente della regione siciliana, onorevole Alessi, che nonostante abbia più di 90 anni è ancora estremamente lucido e quindi può confermare, aveva considerato come rientrante tra i poteri della regione siciliana quello di decidere chi dovesse avere le concessione minerarie del sottosuolo. L'idea era quella di mettere in concorrenza le compagnie ma essa fallì per la pretesa del Governo nazionale e dell'AGIP di avere l'esclusiva, nonostante alcuni passi fossero stati già compiuti. Ricordo che le ricerche effettive furono fatte da una compagnia americana che aveva operato in Libia, la Mac Milland Company.
Tutto ciò dimostra come risalgano a molto tempo fa le radici di un contenzioso che è stato forse troppo a lungo sonnolento e spiega le ragioni per le quali oggi ci si trova con tanti nodi al pettine. Vorrei soltanto ricordare che tutti gli impianti petrolchimici fatti in Sicilia implicavano un rapporto tra capitale e prodotto pari a tre volte quello dell'industria manifatturiera, il che significa che di occupazione se ne è fatta pochissima, mentre si è prodotto molto inquinamento, compresi quello derivante dall'incendio del pozzo situato tra Marina di Ragusa e Ragusa (che forse il collega Borrometi ricorda poco perché aveva i pantaloncini corti) che fu devastante o quello derivante dall'oleodotto Gela-Ragusa. Lo ripeto, tutta la concentrazione industriale petrolchimica in Sicilia ha comportato tanto inquinamento e l'insularità è un ulteriore elemento e d'altra parte questo intervento non è configurabile come aiuto di Stato.
Potremo approfondire questo argomento ove venisse accolta la mia proposta di affrontare la materia in modo organico nella sede in cui tutti gli emendamenti potranno essere esaminati contemporaneamente.

PRESIDENTE. Su questo punto poi sentiremo il parere del relatore e del Governo.


Pag. 111


Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha tre minuti.

ALBERTO ACIERNO. Ho ascoltato con grande attenzione l'intervento dell'onorevole Pace e mi consola il fatto che non sia siciliano. Ha detto bene l'onorevole Miccichè: qui non si tratta di chiedere l'elemosina a nessuno, qui si tratta di rivendicare diritti sanciti dalla Costituzione. Su questo il Parlamento deve riflettere. Mi rendo conto che, diversamente da come dovrebbe essere, la legge finanziaria, il più alto momento legislativo dell'esecutivo, diventa come sempre il «mercato delle vacche» e quindi anche quando si affrontano problematiche serie si rischia di essere confusi con i mercanti. Il problema non è quello di mercanteggiare, quanto quello (mi rifaccio al dibattito di questa mattina al quale ha partecipato il Presidente del Consiglio) della politica che il Governo deve attuare nei confronti del Mezzogiorno. Questo è uno dei tanti problemi.
Su un quotidiano di oggi è apparsa l'intervista all'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Cimoli, il quale annuncia che le ferrovie investiranno 94 mila miliardi nei prossimi dieci anni, fa riferimento al completamento della TAV, della direttrice nord-sud entro il 2005. Ebbene, l'alta velocità nel nostro paese (la famosa direttrice nord-sud) si ferma a Napoli, come se oltre quel punto non vi fosse più il Mezzogiorno d'Italia e come se lo sviluppo economico del territorio che sarà consentito dalla TAV non sia necessario da Napoli in giù. È questa l'impostazione di fondo che nessun Governo, negli ultimi cinquant'anni, ha voluto combattere!
In materia di prodotti petroliferi, la Sicilia è stata considerata da sempre la pattumiera d'Italia e, pertanto, oggi sembra non meritare alcun interessamento. Diverso sarebbe se, una volta scelta strategicamente una parte del territorio siciliano per impiantare industrie altamente inquinanti, si utilizzassero parti di risorse economiche prodotte da tali industrie, per reinvestirle nel territorio siciliano. Però non ci volete sentire e non vi rendete conto - come ha ben detto l'onorevole Prestigiacomo nel suo intervento - che il centrosinistra, in Sicilia, sta facendo la sua campagna elettorale e ha dato garanzie agli elettori siciliani di risolvere quel problema: anche in questo caso uscirete con la solita figuraccia!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cangemi, al quale ricordo che ha 3 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

LUCA CANGEMI. Signor Presidente, spero che l'accantonamento - al quale siamo favorevoli - rappresenti lo strumento per uscire in modo almeno dignitoso da una vicenda che sinora lo è stata poco. Centrodestra e centrosinistra si sono rincorsi sullo stesso terreno, facendo gli stessi gravi errori. Si ripetono gli errori non solo perché - come ha sinceramente ricordato l'onorevole Prestigiacomo - su tale problematica è cominciata la campagna elettorale, ma anche perché mancano gli elementi essenziali per dare una risposta alle migliaia di cittadini siciliani che vivono in aree profondamente inquinate dal punto di vista ambientale, sociale e persino democratico; mi riferisco alla drammatica vicenda degli impianti petrolchimici in Sicilia.
Risposte adeguate possono essere date con i piani di risanamento ambientale e con interventi strutturali, non con qualche prebenda, soprattutto a vantaggio delle imprese! Sono necessarie una politica industriale, una politica dell'energia e una politica del territorio: sono requisiti che la destra della sanatoria, dello scempio e delle zone franche non ha, ma che anche il centrosinistra ha dimostrato di non avere.
Speriamo che questo momento di riflessione, che riusciremo a conquistare con l'accantonamento, possa servire a trovare soluzioni vere al problema delle aree devastate della Sicilia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolone,


Pag. 112

al quale ricordo che ha 3 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

BENITO PAOLONE. Signor Presidente, colleghi del Parlamento, si sta cercando di far credere che questa sia una questione che appartiene alla sfera delle rivendicazioni e dei privilegi, ma sono assolutamente certo che sia arrivata la stagione in cui la Sicilia - contrariamente a quel che pensate - per la prima volta rimetterà in campo pesantemente i suoi diritti, per mezzo di tutti gli strumenti che le saranno offerti nel rapporto tra Stato e regione. La Sicilia si trova in condizioni di estrema gravità e la sua condizione di insularità, unita alle distanze di due, tremila chilometri per muovere prodotti e persone verso mercati, rappresenta un freno allo sviluppo.
Colleghi Rabbito e Borrometi, colleghi della sinistra, perché avete accettato di partecipare agli incontri e agli impegni, l'ultimo dei quali all'hotel Nazionale, con tutti i sindaci delle città che vivono situazioni così disastrose? Il disagio che si vive a causa della raffinazione e dell'estrazione di prodotti petrolchimici in Sicilia è drammatico. Nella zona di Priolo vivono tantissime persone colpite dal cancro: è una situazione, per voi, inimmaginabile.
La Sicilia deve rivendicare, nel rapporto Stato-regione, diritti precisi. Non si tratta di fare demagogia: l'avevamo detto tutti, all'unanimità, ma arrivati in Parlamento l'unione si rompe, perché voi volete giocare due partite, una per acquisire la benevolenza della gente e l'altra per salvaguardare la condizione di un Governo che non è in grado di attuare scelte che andavano fatte già da tempo!
Noi riapriremo il contenzioso, i siciliani riapriranno il contenzioso: e non c'entrano gli autotrasportatori e il vostro pacchetto che serve a ridurre la pressione. La questione del federalismo, delle autonomie, delle responsabilità sarà ripresa e non la potrete più fermare, altrimenti vorrà dire che avete solo giocato su questi temi. Dopo cinquant'anni si riapre la partita di un legittimo, serio contenzioso che vede la Sicilia di fronte a tutta la nazione italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piscitello. Ne ha facoltà.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, colleghi, non voglio tornare sulle cose che sono state già dette, per evitare di dilungarmi. Dobbiamo però riflettere su alcuni temi centrali, a partire dalla questione dei diritti della Sicilia e dei siciliani. Vi sono diritti indiscutibili, legati a tante delle cose che hanno già spiegato i colleghi (l'articolo 38, la questione delle accise, e così via), ma anche al fatto che gran parte degli impianti di estrazione e raffinazione si trovano in Sicilia e questi impianti producono inquinamento e devastazione nel territorio: certo, non solo in Sicilia, però gran parte di essi si trovano in quella regione. Io sono deputato del collegio di Priolo, Augusta e Melilli e so cosa comporta per la mia zona l'attività di raffinazione che si è svolta per anni e decenni e che è ancora in corso.
Vi è poi, colleghi, il problema dell'insularità, mai riconosciuto alla Sicilia; un problema di continuità territoriale su cui il centrosinistra vuole ragionare e discutere anche in questa sede di esame della manovra finanziaria. È tutto giusto quello che si è detto e vi è anche un mio emendamento in proposito. È giusto che in nessun caso si faccia demagogia, è giusto che in nessun caso si continui a giocare sulla pelle, sulle speranze e sui bisogni dei siciliani. È giusto che nessuno giochi a speculare aizzando categorie e strangolando la Sicilia, come è accaduto con l'ultima operazione che si è fatta, il mese scorso, nel settore dell'autotrasporto, che ha messo in ginocchio la Sicilia e le sue imprese produttive. Con gli autotrasportatori sarebbe stato possibile discutere, se una parte della destra non avesse, insieme al governo di destra della regione siciliana, strumentalizzato quella categoria e non avesse strangolato la regione e i suoi cittadini.
Allora, basta con la demagogia, individuiamo le misure necessarie per garantire


Pag. 113

un «pacchetto Sicilia» che sia compensativo delle difficoltà della regione e che faccia risparmiare ai siciliani le accise sui prodotti petroliferi. Non si può realizzare la riduzione del prezzo della benzina alla pompa? Discutiamone. Noi riteniamo che nelle giornate di oggi e di domani debbano individuarsi tutte le norme possibili per facilitare lo sviluppo della Sicilia e la garanzia della continuità territoriale. Possibilmente tutti insieme, parlamentari del centrosinistra e del centrodestra, dobbiamo lavorare per arrivare a garantire alla Sicilia il giusto sviluppo ed anche la giusta compensazione dei guasti che ha subito fino a questo momento e dei diritti non riconosciuti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.

MASSIMO GRILLO. Onorevole Presidente, visto che si è fatto insistentemente appello a finirla con un'eventuale demagogia sull'argomento, ritengo che bisognerebbe riprendere l'intervento svolto dall'onorevole Micciché per capire le ragioni della proposta di accantonamento formulata.
Considerato il fatto che la tensione sociale cresce, notizie di agenzia di queste ultime ore riferiscono che il sindaco di Palermo chiede di aprire un negoziato con il Governo: ritengo quindi necessario individuare gli eventuali interlocutori, che sono sicuramente, da un lato, il Governo nazionale e, dall'altro, l'organo di governo della regione.
A prescindere dal danno ambientale e dai consequenziali problemi connessi alla salute dei cittadini dovuti alla raffinazione petrolchimica, bisogna capire, in un confronto vero, serio e non demagogico, quale proposta possa essere avanzata. Noi riteniamo che la rivendicazione della defiscalizzazione sia fondata, come hanno detto anche altri colleghi, ma bisogna valutarne le ragioni ed individuare le misure sulle quali è possibile basare il confronto.
Vorrei avanzare una proposta, che è stata affrontata in maniera limitata, concernente l'impiego di bioetanolo per porre rimedio, da una parte, al problema delle eccedenze nella produzione agricola e, dall'altra, al rispetto di disposizioni comunitarie volte a promuovere il risparmio di greggio mediante l'uso di carburanti di sostituzione. In questo modo potremmo conciliare la necessità di una defiscalizzazione in favore della regione siciliana nel rispetto, come ha affermato il Governo, delle direttive comunitarie, anche se noi nutriamo alcune riserve. Potremmo disciplinare gli interventi sul regime fiscale da applicarsi ai carburanti ottenuti con l'impiego di bioetanolo provvedendo ad agevolazioni per l'alcool etilico denaturato. Tutto ciò in un rapporto interlocutorio fra il Governo nazionale e quello regionale. Ritengo che in questo modo potremmo concedere incentivi ai siciliani, abbattendo il prezzo del greggio (Applausi).

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, ringrazio i colleghi intervenuti nel dibattito: mi spiace che, ad eccezione dell'onorevole Pace, la discussione abbia riguardato esclusivamente i parlamentari eletti in Sicilia.
Ritengo invece che le questioni poste interessino tutto il Parlamento, poiché sottendono problemi che riguardano i rapporti tra lo Stato e le regioni, in vista di una riforma in senso federale della Repubblica, e poiché i rapporti tra lo Stato e la regione siciliana sono disciplinati da uno statuto di autonomia che delinea un regime pattizio.
A conclusione di questo dibattito, vorrei impiegare qualche minuto al fine di individuare le soluzioni possibili. I colleghi con i loro emendamenti chiedono che l'accisa sui carburanti venga ridotta al 30 per cento di quella comunemente praticata nel resto del territorio nazionale ed hanno sostenuto questa richiesta sulla base di argomentazioni diverse: una si


Pag. 114

basa sullo statuto regionale, una sulla condizione di insularità della Sicilia ed un'altra sul danno ambientale provocato all'agricoltura dalla lavorazione petrolchimica.
Bisogna considerarle distintamente.
I rapporti finanziari tra Stato e regione siciliana sono normati da disposizioni di carattere costituzionale, sulle quali è bene intervenire con molta prudenza. Onorevoli colleghi, voglio essere schietto: è vero che la regione siciliana è l'unica regione d'Italia che non ha alcuna compartecipazione al gettito delle accise, però è altrettanto vero che è l'unica regione d'Italia ad incassare i dieci decimi delle imposte erariali e di qualsiasi altra imposta.
C'è un punto, però, di verità nelle argomentazioni svolte dai colleghi, e riguarda il rispetto dell'articolo 38 dello statuto concernente il cosiddetto fondo di solidarietà, la cui dotazione in passato era parametrata proprio al gettito delle accise. È vero, vi è stato un lungo periodo in cui questa regione non ha incassato dallo Stato alcun trasferimento. Nel corso degli ultimi due anni - bisogna dare atto di questo - abbiamo però cercato di porre rimedio a tale situazione.
Onorevole Trantino, i 150 miliardi per anno è un limite d'impegno che ha consentito alla regione siciliana - non so se l'ha voluto utilizzare - di accendere lo scorso anno un mutuo per 1.500 miliardi; in altre parole è come se si fosse trovata ad avere 1.500 miliardi di lire. Bisogna dunque riconoscere la portata della decisione del Parlamento!
In questa legge finanziaria, se non ricordo male, sono 300 i miliardi appostati per il capitolo previsto dall'articolo 38. Forse non è la soluzione soddisfacente, però bisogna ricordare che prima non c'era niente e che nel corso degli ultimi due anni, lo ripeto, sono stati dati 1.500 più 300 miliardi di lire. Giustamente, certo! Anzi ritiro la parola «dati» perché è una norma statutaria che impone di fare questo. Ripeto: sono stati assegnati 1.800 miliardi di lire (Commenti). Esatto, si sta dunque ponendo riparo a quella situazione. Ricordo che neanche nel 1994 è stato erogato il fondo di solidarietà ex articolo 38! Si è iniziato a farlo negli ultimi due anni, riconoscendo anche l'arretrato. Lo dico per la verità storica.
L'altra argomentazione, signor Presidente, riguarda la condizione di insularità. Il Trattato di Amsterdam include espressamente tra i criteri da tenere presente ai fini della definizione delle politiche di coesione economica e sociale, anche quello dell'insularità. Il Trattato di Amsterdam ha innovato in questa materia ed è sotto questo aspetto che va esaminata la questione.
Effettivamente nelle isole si manifestano delle diseconomie, o per meglio dire delle penalizzazioni di carattere strutturale che riguardano le imprese e i cittadini. Ed allora perché il ragionamento sia costruttivo e non demagogico e da campagna elettorale, da qualsiasi parte lo si faccia, deve soffermarsi con una certa attenzione sulle penalizzazioni nei confronti delle imprese e dei cittadini, derivanti da una condizione di insularità.
Per quanto riguarda le imprese non c'è dubbio che l'aspetto più importante riguarda le merci che devono raggiungere i mercati. Bisogna inoltre considerare che le imprese scontano, per così dire, una generica penalizzazione per il fatto di trovarsi in un'isola (devono infatti avere scorte maggiori). Bisogna dunque intervenire su questo aspetto della penalizzazione che riguarda la produzione.
Per quanto riguarda i cittadini, non vi è dubbio che la penalizzazione strutturale non è tanto nella mobilità interna all'isola, quanto in quella da e per l'isola, per allontanarsi e per arrivare nell'isola. Bisogna essere oggettivi e riconoscere quali sono i punti su cui intervenire. A questo riguardo si apre il tema della continuità territoriale.
Infine, Presidente, anche l'emendamento dell'onorevole Sbarbati ha posto all'attenzione del Parlamento la questione del danno ambientale provocato da determinati insediamenti industriali.
Nel caso specifico della regione Sicilia, bisogna distinguere la coltivazione dei giacimenti di idrocarburi dalle altre questioni.


Pag. 115

Per questo aspetto la soluzione è, a mio avviso, nell'imposizione di una royalty già presente nel nostro ordinamento affinché i territori - come è accaduto anche in altre situazioni italiane - che hanno questi prodotti possano avere una qualche forma di ricaduta. Anche a questo proposito, naturalmente, bisogna che si adotti una norma di carattere generale che riguardi l'insieme del paese poiché in alcune regioni vi è un po' di petrolio, in altre c'è gas, in altre ancora c'è molto gas.
Infine, per quello che riguarda il danno provocato dagli insediamenti industriali, l'argomento è fondato, ma deve essere affrontato tenendo presente il principio comunitario che chi inquina paga. Bisogna coinvolgere in questa forma di risarcimento, prima ancora che il bilancio dello Stato, innanzitutto soggetti che provocano l'inquinamento.
Presidente, mi pare che con questo ragionamento si possa dare una risposta seria al tema evidenziato dai colleghi parlamentari della regione siciliana, come una risposta non alle rivendicazioni di carattere regionalistico, ma ad una questione che riguarda più seriamente i rapporti Stato-regione.
Accedo, quindi, alla proposta dell'onorevole Possa... dell'onorevole Pace, mi scusi, ho sbagliato.

PRESIDENTE. Non è un'offesa per nessuno dei due!

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Assolutamente no, sono entrambi persone molto serie.
Accedo alla proposta dell'onorevole Pace di dare una risposta complessiva al tema dei rapporti Stato-regione siciliana, in prossimità dell'articolo 70 che contempla anche altri argomenti relativi alla stessa materia. Mi pronuncio, quindi, favorevolmente alla proposta di accantonamento e, più specificamente, di rinvio dell'esame dell'emendamento con riferimento all'articolo 70.

PRESIDENTE. Mi scusi, si tratta di riferire l'emendamento Bono 15.33 all'articolo 70, non di accantonarlo.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole relatore per la maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Forza Italia).
Il Governo?

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Vorrei intervenire sulle osservazioni sollevate dall'onorevole Liotta che riguardano i rapporti finanziari ed istituzionali tra la regione Sicilia e il Governo centrale. Vorrei ricordare che, in applicazione di una norma contenuta nella legge finanziaria di due anni fa, sono stati avviati su una base importante e continuativa rapporti tra il Governo centrale e il Ministero del tesoro, in particolare, e il governo finanziario della regione Sicilia. Sono state messe a fuoco numerose questioni che riguardano i rapporti finanziari tra Stato e regione Sicilia; sono state risolte alcune delle questioni in sospeso; sono state chiarite le divergenze di punti di vista su altre materie.
A seguito di tali accordi, nella legge finanziaria dello scorso anno - non a caso, ma come conseguenza degli impegni che il Governo aveva assunto, a ciò indotto dalla decisione parlamentare di ricostituire su un piano corretto le relazioni finanziarie tra il centro e la periferia - si è deciso un accantonamento di 1.500 miliardi, finanziato con limiti di impegno.
I rapporti tra tesoro e regione Sicilia si sono sviluppati in continuità e, come dicevo, hanno portato al chiarimento di alcune questioni, alla soluzione di altre, all'identificazione degli ambiti di disaccordo di altre ancora. Una parte dei problemi è stata risolta, un'altra parte è stata rinviata a sedi tecniche che hanno accertato l'entità finanziaria delle questioni in sospeso; per esempio, relativamente alle riserve all'erario derivanti dalle manovre correttive di finanza pubblica


Pag. 116

compiute a partire dal 1992, questione molto rilevante dal punto di vista finanziario per la regione Sicilia, sono stati chiariti i confini del disaccordo esistente e sono state anche delineate ipotesi di soluzione.
A fronte dei riconoscimenti che il Tesoro ed il Governo hanno compiuto nei confronti della regione Sicilia, è stata chiesta ed ottenuta dai governi della regione la costruzione di un percorso che avrebbe dovuto portare ad un accordo tra le due istituzioni (il governo della regione Sicilia ed il Governo nazionale). In tale accordo sarebbero stati incorporati taluni do ut des, in un certo senso, nei quali lo Stato avrebbe riconosciuto le proprie posizioni debitorie in cambio di un impegno della regione Sicilia ad affrontare alcuni problemi strutturali di governo della finanza regionale. Infatti, non si può ignorare che nel governo della finanza della regione Sicilia vi siano punti e problemi che necessitano di essere affrontati e risolti.
Le questioni dei do ut des tra Stato e regione Sicilia sono state poste sul tappeto; con la legge finanziaria dello scorso anno la regione Sicilia ha adottato i primi provvedimenti diretti a risanare e a rimettere ordine in alcune posizioni sulle quali il tesoro aveva espresso riserve. Devo dire, insomma, che lo sforzo di raggiungere un'intesa e di definire insieme i problemi che venivano man mano evidenziati si è purtroppo interrotto a causa delle incertezze della vita politica siciliana.
A livello di Governo centrale, che pure ha avuto le sue incertezze, non vi è stato un rallentamento di natura istituzionale; devo rilevare, invece, che da parte della regione Sicilia le incertezze politiche si sono tradotte anche in incertezze sul piano dei rapporti istituzionali. Forse ciò è legato al fatto che presso il Ministero del tesoro è rimasto un sottosegretario che si è occupato di tali materie per lungo tempo e che, quindi, era disponibile a continuare nel dialogo per risolvere le questioni; è possibile che, all'interno della regione Sicilia, la mancanza di continuità nel governo delle questioni finanziarie abbia causato un'interruzione. Tuttavia, a nome del Governo, confermo la disponibilità a continuare nel dialogo, che si è rivelato fruttuoso, che ha portato il Governo ad avanzare importanti proposte di natura finanziaria, sia nella legge finanziaria dello scorso anno, sia nel disegno di legge finanziaria di quest'anno, e che ha risolto alcuni problemi. La mia dichiarazione è che questa disponibilità permane, ma per risolvere i problemi a volte bisogna essere in due! Voglio quindi dichiarare a tutti i parlamentari siciliani che vi è disponibilità da parte del Tesoro; il Governo ha questa disponibilità, con l'idea di arrivare ad un accordo tra istituzioni nell'ambito del quale vi sia uno scambio: da un lato, l'impegno a risolvere i problemi finanziari che sono gravi e numerosi nella gestione della finanza del governo siciliano; dall'altro lato, l'impegno del Governo centrale a risolvere questioni che sono in sospeso da tanto tempo. Questo principio del do ut des è un punto fondamentale e si erano delineati anche i percorsi istituzionali attraverso i quali arrivare a risolvere tali questioni.
Confermo la disponibilità del Governo a procedere lungo queste linee (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Colleghi, permettetemi di fare un po' il punto della situazione dopo i numerosi interventi che vi sono stati.
La questione procedurale sulla quale dovremmo deliberare, se si ritiene di accogliere la proposta avanzata dal collega Pace e da altri colleghi e fatta propria anche dal relatore, è la seguente: discutere congiuntamente tutte le questioni relative alla regione Sicilia, al rapporto Stato-regione Sicilia.
Per avere un'idea chiara, credo che si tratti dei seguenti emendamenti e articoli aggiuntivi (prego i colleghi del Comitato dei nove di verificare se corrispondano), in modo che poi possiamo ascoltare l'opinione dei colleghi e deliberare: Bono 15.33, Rabbito 16.01, Prestigiacomo 15.34, Rabbito 15.45 e 16.02, Piscitello 15.48.


Pag. 117


Ve ne sono altri che sono sfuggiti? Prendo atto che sono questi.
La proposta sarebbe quindi di esaminare queste proposte emendative nell'ambito del Titolo IV, capo I, là dove sono previste disposizioni per agevolare lo sviluppo dell'economia e dell'occupazione. Sono gli articoli attorno al 70: se non ho capito male, era questa la proposta che avanzava qualche collega.
È così, onorevole relatore?

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Su tale questione darò la parola - colleghi, con un po' di rapidità - ad un oratore per gruppo per tre minuti.
Avevo chiesto per primo la parola l'onorevole Miccichè...

GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, a prescindere dal fatto che la proposta venga o meno accolta dall'Assemblea, se vogliamo fare un lavoro ordinato credo che l'articolo aggiuntivo 12.08 del Governo, che reca interventi per la ristrutturazione dell'autotrasporto in Sicilia, debba essere, per omogeneità di materia, anch'esso incluso tra quelli di cui discutevamo e portato in discussione e in approvazione al capo I del Titolo IV che lei ha indicato. Se si vuole affrontare complessivamente l'argomento Sicilia, credo che non ci si possa sottrarre dal fare questa operazione. Sottopongo quindi alla sua attenzione l'opportunità, visto che quell'articolo aggiuntivo riguarda esplicitamente la Sicilia, di considerarlo assieme agli altri.

NICOLA BONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Presidente, mi pare che la discussione si sia svolta in maniera serena, ma alquanto anomala. Infatti, noi stiamo parlando di un principio comune contenuto in tre emendamenti firmati da parecchie decine di parlamentari di tutti gli schieramenti che avevano un obiettivo omogeneo, preciso e delineato: quello della defiscalizzazione dei prodotti petroliferi in Sicilia.
Il dibattito, invece, si è svolto sull'universo mondo!
Io non immagino cosa sarebbe questa Camera se, ogni volta che si trattasse un argomento specifico, ciascuno si potesse ritenere autorizzato a parlare sull'universo mondo. Ciononostante questo è quello che è accaduto! Alla fine non siamo pervenuti ad una sintesi perché io mi sarei aspettato che il relatore (non dico il Governo che ci ha fatto un excursus storico, tecnico e giuridico sullo stato del rapporto Stato-regione, che è sempre utile ma che con l'argomento non c'entrava assolutamente nulla), che ha seguito la vicenda dalla Commissione, avanzasse una proposta operativa, per esempio che il rinvio si giustifica e si può giustificare solo a condizione che, a fronte della proposta, vi sia un sì o un nì rapportato ad un'eventuale ipotesi alternativa che si possa valutare tale.
Ora, emerge dal dibattito una generica proposta di rinvio della discussione sulle questioni della Sicilia, ma che cosa vuol dire? Infatti, si propone di parlare delle «questioni della Sicilia» (lo dico tra virgolette), avendo come ipotesi di bilanciamento solo e unicamente la proposta del relatore di dare probabilmente il parere favorevole su un emendamento sulla continuità territoriale della Sicilia con l'abbattimento o la riduzione delle tariffe aeree. A parte il fatto che un anno e mezzo fa questa maggioranza ha bocciato gli emendamenti che avevamo presentato sulla continuità territoriale, per cui prendiamo atto di questa resipiscenza sull'argomento, ci sembra non proporzionata allo sforzo che noi chiediamo.
Allora, signor Presidente - parlo a nome del gruppo di Alleanza nazionale -,


Pag. 118

per essere chiari e concludere (anche perché le proposte di rinvio sono parecchie, ma stranamente il relatore si è innamorato di quella dell'onorevole Pace, mentre ve ne erano una dell'onorevole Rabbito e una dell'onorevole Borrometi, tutte tendenti al rinvio della discussione), il gruppo di Alleanza nazionale chiede formalmente, davanti alla proposta di una defiscalizzazione della benzina in Sicilia, che la risposta debba essere proporzionata alla richiesta. O si risponde sì o no alla proposta o si formula una controproposta che sia bilanciata, ma non un rinvio generico con una sola ipotesi di lavoro qual è quella della continuità territoriale. Su questo non ci stiamo. Chiediamo a questo punto di votare.

GIANFRANCO MICCICHÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MICCICHÈ. Purtroppo, caro onorevole Bono, la proposta ce l'hanno fatta. È in questo emendamento ed è in quello che l'onorevole relatore ci ha detto poco fa.
Il sottosegretario Giarda, che non vedo - mi dispiace se non c'è -, ci ha fatto un meraviglioso excursus sulla disponibilità che vi è stata nei confronti della Sicilia nel corso del tempo, ma non è assolutamente vero. Non c'è stata mai nessuna disponibilità, ma ogni volta - in commissione Stato-regione e nella paritetica - vi è stato un rapporto difficilissimo, altamente conflittuale e mai per colpa della Sicilia.
Per quanto riguarda il merito degli emendamenti che stiamo affrontando, l'onorevole relatore per la maggioranza ha accantonato il problema della defiscalizzazione, ma non l'ha fatto per riferirlo all'articolo 70 o ad altra norma, bensì l'ha accantonato a vita. Infatti, l'onorevole relatore ritiene che in cambio di 100 miliardi provenienti da un emendamento del Governo - peraltro dati non si capisce come (e vorrei proprio vedere quando arriveranno questi soldi agli autotrasportatori) -, la regione siciliana possa perdere il diritto alla defiscalizzazione che è quello che noi chiediamo fortissimamente. La defiscalizzazione non significa uno sconto di 50 mila lire sugli aerei, onorevole relatore. Su questo argomento sono state presentate numerose proposte di legge: una ogni anno! Non tiriamo dunque fuori questi pannicelli caldi che non servono assolutamente a nulla e a nessuno.
La verità è che voi, oggi, dopo aver promesso ai siciliani di defiscalizzare i prodotti petroliferi, state facendo una marcia indietro pericolosa. Questo è quello che ci state proponendo.
Io sono assolutamente d'accordo con l'onorevole Bono. Siamo di fronte a un tipo di miserie e di elemosina che non riconosce la validità dell'operazione di defiscalizzazione, né il diritto della defiscalizzazione ai siciliani, né il danno che è stato arrecato alla terra di Sicilia.
Onorevole relatore per la maggioranza, poco fa lei ha detto una cosa che la prego di non ripetere più: ha detto che il danno lo paga chi lo ha fatto. Ma chi l'ha fatto il danno? Vorrebbe chiedere alle aziende che oggi si occupano della raffinazione di pagare il danno? Le ricordo, onorevole relatore, che all'inizio quella che si occupava della raffinazione era un'azienda di Stato, l'ENI; non erano aziende private. Di quella raffinazione, però, è lo Stato che prende le tasse, è lo Stato che guadagna! Non ci sono soltanto i produttori che fanno il loro mestiere di industriali: c'è lo Stato che guadagna 1.400 lire per ogni litro di petrolio! Allora, quello che sosteniamo è un principio che deve passare e, rispetto a tale principio, chiediamo che gli emendamenti vengano votati.

SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, ormai anche per un'esigenza di economia dei nostri lavori, ritengo che l'unica possibilità sia di votare gli emendamenti, perché altrimenti ripeteremmo tra qualche


Pag. 119

giorno, su altri articoli, lo stesso dibattito che si è svolto in aula in questa ultima ora. Ritengo che ormai le posizioni siano chiare, per cui mi sembra più produttivo passare ai voti.

GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, è opinione anche nostra che sia opportuno procedere alla votazione, perché tutti i problemi spinosi che abbiamo incontrato sulla nostra strada sono stati accantonati e la pila degli accantonamenti comincia a diventare, francamente, esagerata. Non credo si possa procedere serenamente nell'esame dell'articolato senza affrontare i nodi fondamentali, che poi sono quelli che comportano costi ed hanno un impatto generale.
Prima del voto, però, vorrei chiederle un chiarimento circa la mia proposta di considerare l'articolo aggiuntivo 12.018 del Governo assimilabile agli altri; chiedo, quindi, se si possa rinviare anch'esso, poiché riguarda esclusivamente la Sicilia ed il collega Micciché ha ben evidenziato che rientra nella partita. Chiedo, dunque, se anch'esso possa essere considerato congiuntamente a quelli che ha richiamato prima.

PRESIDENTE. Mi sembra che il relatore per la maggioranza abbia confermato una lista di proposte emendative, cui lei ne ha aggiunto un'altra: credo possa essere utile procedere a due distinte votazioni. Vorrei sapere, comunque, quale sia l'opinione del relatore per la maggioranza sull'ipotesi di procedere ad un'unica votazione per tutti, oppure a due distinte votazioni, una per il primo gruppo e l'altra sull'articolo aggiuntivo da lei proposto.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la proposta dell'onorevole Giancarlo Giorgetti è, a mio avviso, accoglibile. Per la verità, voglio precisare che non avevo inteso dire che la misura sul credito d'imposta per gli autotrasportatori debba essere l'unica misura; se così ha inteso l'onorevole Micciché, correggo subito e preciso che non è così. Mi sono sforzato di dare una risposta complessiva: se invece si vuole semplicemente votare sulla benzina a mille lire, punto e basta, perché questo diventa uno slogan per la campagna elettorale, e non mi sembra che si renda un buon servizio alla regione siciliana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

RINO PISCITELLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, colleghi, sono tra i presentatori di uno degli emendamenti cui si è fatto riferimento e sono convinto che quell'emendamento debba aprire una riflessione: ritengo, quindi, che, nell'interesse della Sicilia e dei siciliani, sarebbe giusto accantonarlo. Credo che, dalle posizioni dell'onorevole Bono e dell'onorevole Micciché, emerga con assoluta chiarezza una cosa: non si vuole ottenere il risultato, si vuole fare campagna elettorale e demagogia sulla pelle dei siciliani (Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Non siamo disponibili perché era evidente...

BENITO PAOLONE. Uomini senza parola!

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, vorrei poter parlare (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale-Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È una gara difficile da regolare, colleghi!
Prego, onorevole Piscitello.


Pag. 120

RINO PISCITELLO. Era evidente che molti avevano chiesto l'accantonamento ed il relatore accettava...

PRESIDENTE. Onorevole Paolone, onorevole Lo Presti, vi prego!

RINO PISCITELLO. Molti avevano chiesto l'accantonamento ed il relatore lo aveva accettato, con una motivazione: se gli emendamenti non venivano ritirati ma accantonati, era possibile discutere su una soluzione, per procedere poi alle votazioni. Dato che era possibile votare successivamente gli emendamenti, il volerli votare a tutti i costi ora è segno che si vuole esclusivamente approfittarne sul piano demagogico.
Questo costringe l'Assemblea a bocciarli e mette in difficoltà tutta la Sicilia e i siciliani. Grazie, colleghi del Polo, per questa decisione gravissima... (Vive proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

MAURIZIO GASPARRI. Buffone!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

ANTONIO BORROMETI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORROMETI. Signor Presidente, abbiamo presentato emendamenti che sono in parte differenti da quelli presentati dai colleghi del Polo e, ovviamente, insistiamo nella richiesta di accantonamento dei nostri emendamenti e chiediamo che gli stessi vengano discussi assieme agli altri che riguardano la continuità territoriale, anche per apprezzare la proposta che il relatore si è ripromesso di formulare su tutto il cosiddetto «pacchetto Sicilia». Insistiamo per accantonare i nostri emendamenti: se vogliono si facciano bocciare i loro, noi facciamo la battaglia sui nostri per un discorso complessivo del quale credo, senza demagogia, che la Sicilia abbia bisogno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dell'UDEUR).

STEFANIA PRESTIGIACOMO. Non è un pacchetto!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rabbito. Ne ha facoltà.

GAETANO RABBITO. Signor Presidente, già nel mio intervento precedente, avevo detto che fra gli emendamenti del Polo e i nostri vi erano alcune differenze. Volevamo condurre l'argomento ad un'unica e complessiva soluzione unitamente all'argomento della continuità territoriale. Do atto all'onorevole Pace di avere accettato e proposto tale soluzione. A questo punto, siccome capiamo che sicuramente qualcuno vuole portare un risultato negativo, perché si possa dire in Sicilia che è voluto dal centrosinistra, non ci stiamo. Propongo di votare contro l'emendamento Bono 15.33 e gli altri emendamenti perché sono diversi e ribadisco la mia proposta di rinviare all'articolo 70 tutti gli emendamenti a nostra firma per discuterne unitamente all'argomento della continuità territoriale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

ANTONINO LO PRESTI. Presidente, sono preclusi!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Non abbiamo ancora cominciato a votare. Cerchiamo di capire come è andata. Vi è stata una proposta di spostamento al titolo IV, capo I, del complesso degli emendamenti che prima ho indicato. Successivamente è stata avanzata la richiesta che a questa lista si aggiungesse l'emendamento 12.018 del Governo, con due diversi argomenti. Poi, alcuni colleghi, in particolare dell'opposizione, hanno chiesto di votare adesso i loro emendamenti. La proposta procedurale di votare successivamente può essere scissa in due parti,


Pag. 121

potremmo decidere con due voti distinti: uno che riguardi gli emendamenti dei colleghi che vogliono che essi siano spostati all'articolo 70, l'altro che riguardi gli emendamenti Bono 15.33 e Prestigiacomo 15.34 da votare adesso. Occorre scindere le questioni e procedere ad un voto differenziato. La seconda ipotesi è di spostare tutti gli emendamenti più avanti. Qual è la questione? Naturalmente se io metto in votazione prima la proposta di spostare tutti gli emendamenti, non consento un voto differenziato a chi lo vuole esprimere. Esprimendo un voto differenziato, coloro che vogliono operare un distinguo in base al tenore degli emendamenti, possono farlo, a meno che non vi sia una richiesta da parte dei colleghi Bono e Prestigiacomo di inserire anche i loro emendamenti nella lista di quelli da riferire all'articolo 70.

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, io ho meno esperienza di lei e di molti altri colleghi presenti in quest'aula, ma ho assistito a vari accantonamenti e ricordo che, quando l'Assemblea ha deliberato un accantonamento, si è sempre proceduto ad accantonare emendamenti per materia presentati da uno o più deputati. Mi pareva che questa fosse la proposta del relatore per la maggioranza. Se poi per polemica politica si vuole esagerare, naturalmente lo si può fare, ma a mio giudizio questo non è consentito dalle procedure.
Pertanto, credo non vi sia altra alternativa che decidere - una parte dell'Assemblea potrà essere a favore, un'altra contro - complessivamente di accantonare gli emendamenti relativi alla materia (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo), compreso quello del Governo, Presidente.
Capisco che la maggioranza abbia difficoltà ad abituarsi alle regole istituzionali...

PRESIDENTE. Onorevole Vito, non faccia polemiche, la prego.

ELIO VITO. Non faccio polemiche. La maggioranza ha il diritto di bocciare nel merito gli emendamenti dell'opposizione e di approvare i propri, ma, se decide di accantonare una materia, deve accantonare la materia. Non potete pretendere (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

ELIO VITO. Credo che sia così, colleghi. O si esamina tutta la materia adesso - bocciate alcuni emendamenti e approvatene altri - o si accantona tutta la materia, compreso l'emendamento del Governo - in tale senso ha ragione il collega Giorgetti -, perché sarebbe singolare uno spostamento all'articolo 70 della questione, in modo che fra poco si voti una possibile soluzione, anche se parziale, del problema attraverso l'emendamento del Governo. Quando arriveremo all'articolo 70 si sarà già votato l'emendamento del Governo e si sarà già data una risposta più o meno soddisfacente.
Credo quindi, Presidente, che dovremmo decidere se accantonare tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. La questione è la seguente: la proposta di voto disgiunto era a tutela dei colleghi presentatori degli emendamenti. Ora è intervenuto il collega Vito, che credo abbia parlato a nome dei colleghi di Forza Italia; poi il collega Bono potrà parlare per il suo emendamento e, se verrà avanzata la richiesta di un voto unitario, si procederà in tal senso.

NICOLA BONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, il voto è sul principio comune. Se votiamo il principio comune, il discorso che lei sta facendo non regge più, perché votiamo la defiscalizzazione della benzina in Sicilia e


Pag. 122

lo votiamo nella sua interezza, per quello che è contenuto in tutte le proposte in discussione.
Infatti, in questo caso, per prassi costante ed anche per come abbiamo votato in questi giorni, l'aspetto della copertura prescinde da quello relativo alla volontà di raggiungere un obiettivo. Se passa questa logica, che ha sempre presieduto i nostri lavori, deve essere messo in votazione il principio. Successivamente ognuno si assumerà le sue responsabilità.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Bono 15.33 e Prestigiacomo 15.34 chiedono che vengano votati insieme a tutti gli altri, spostandoli al titolo IV, capo I.
Vi è solo una piccola questione da decidere, vale a dire se in questo elenco di proposte emendative vada compreso anche l'articolo aggiuntivo 12.018 del Governo, che riguarda anch'esso l'autotrasporto in Sicilia.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, siccome si tratta di un articolo aggiuntivo complesso, chiedo che, quando si arriverà all'articolo 23, la seconda parte dell'articolo aggiuntivo 12.018 del Governo venga comunque posta in votazione. Si tratta della parte che inizia con la parola: «conseguentemente» e che reperisce le risorse finanziarie proprio in relazione all'articolo 23.

PRESIDENTE. Quindi, la seconda parte dell'articolo aggiuntivo 12.018 del Governo andrebbe riferita all'articolo 23, mentre si propone che la prima parte, insieme a tutte le altre proposte emendative, vada riferita al titolo IV, capo I. Su tale proposta l'Assemblea deciderà.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di esaminare nell'ambito del Titolo IV, capo I, l'emendamento Bono 15.33, l'articolo aggiuntivo Rabbito 16.01, gli emendamenti Prestigiacomo 15.34 e Rabbito 15.45, l'articolo aggiuntivo Rabbito 16.02, l'emendamento Piscitello 15.48 e la prima parte dell'articolo aggiuntivo 12.018 del Governo.
(È approvata).

SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, desideravo, se i colleghi me lo consentono, ritornare un momento sulle parole che ho pronunziato per un richiamo al regolamento relativamente alla veridicità delle votazioni.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

SILVIO LIOTTA. Presidente, rinunzio a parlare e mi riprometto di farlo domani mattina in migliori condizioni.

PRESIDENTE. Va bene.
Il sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica Giarda ha facoltà di riferire sugli interventi del Governo a favore delle zone alluvionate.

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, riferisco in merito alle decisioni del Governo a seguito degli eventi alluvionali che hanno colpito recentemente alcune zone del nord Italia.
Sulla materia il Governo ha adottato, o si appresta ad adottare, una serie di provvedimenti (tratto solo le questioni di natura finanziaria). In primo luogo, ha provveduto con ordinanza della protezione civile a mettere a disposizione per gli interventi di urgenza la somma di 200 miliardi, prelevandoli dal fondo di riserva stanziato sul bilancio dello Stato per


Pag. 123

l'anno 2000. Le somme sono state trasferite in parte alle prefetture, in parte alle regioni e in parte al magistrato del Po.
In secondo luogo, ha autorizzato con la stessa ordinanza la contrazione di mutui per 400 miliardi circa da attivare da parte delle regioni. Questi mutui sono finanziati per intero con un contributo annuale di 40 miliardi prelevato a carico dei fondi ordinari della protezione civile; gli importi sono stati ripartiti tra le regioni, le quali sono state autorizzate a contrarre mutui già a partire dai primi giorni del mese di novembre.
Il Governo ha altresì presentato un emendamento, non esaminato in Commissione e quindi ripresentato in aula, che autorizza la contrazione di circa mille miliardi di mutui da parte delle regioni attraverso la concessione di contributi per l'importo di 100 miliardi, che assorbono i 40 miliardi che ho citato al punto precedente, con oneri ad intero carico del bilancio dello Stato.
Il Governo presenterà un secondo emendamento diretto a finanziare ulteriori interventi per altri 1.500 miliardi circa, finanziati con 150 miliardi di contributi pluriennali.
L'ordinanza e gli emendamenti che ho ricordato mettono a disposizione i mezzi finanziari che consentono alla protezione civile di autorizzare le regioni, con copertura a carico del bilancio dello Stato, a contrarre mutui per acquisire le risorse da utilizzare per interventi di ripristino delle infrastrutture ed a favore dei privati e delle attività produttive danneggiate.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
LORENZO ACQUARONE (ore 20,32)

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Interverrà con un emendamento al testo della legge finanziaria sulle assegnazioni disposte con la tabella D a favore dell'ANAS, per il triennio 2001-2003, che sono pari a circa 3 mila miliardi al netto delle somme allocate per la Salerno-Reggio Calabria, vincolandone una parte pari a circa 5-600 miliardi a favore del ripristino della viabilità statale, compresa la messa in sicurezza dei versanti delle zone colpite dall'alluvione.
Allo scopo, è anche previsto un intervento normativo diretto ad allargare le competenze dell'ANAS e alla messa in sicurezza dei versanti; sul tema della divisione delle responsabilità tra materia delle strade e messa in sicurezza dei versanti sono presenti conflitti di attribuzione tra enti, che verranno risolti con l'emendamento che il Governo ha presentato.
Presenteremo, inoltre, al Senato un emendamento al disegno di legge sul bilancio per il 2001, diretto ad aumentare gli stanziamenti per il magistrato del Po, per una somma intorno ai 300 miliardi. Il Governo, inoltre, intende intervenire con un emendamento (da me presentato) diretto ad istituire un fondo regionale di protezione civile, finanziato per il triennio 2001-2003 con risorse regionali e statali. Mi permetto di sottolineare che le poste e gli importi da me indicati potranno trovare qualche fonte di compensazione interna, l'uno con l'altro; gli importi precisi per ciascuna posta saranno indicati negli emendamenti che il Governo ha presentato o sta presentando a questa Camera.
Ricordo anche che, a seguito delle ordinanze di protezione civile già predisposte, sono stati sospesi fino al 31 dicembre 2001 i termini per gli adempimenti previdenziali e fiscali ed è stata autorizzata la concessione ai soggetti danneggiati di un contributo fino ad un massimo di lire 600 mila mensili; inoltre, è stata autorizzata la concessione - ai proprietari di immobili danneggiati - di un contributo fino ad un massimo di 40 milioni di lire; ai lavoratori dipendenti sospesi dal lavoro è stata autorizzata una indennità pari al trattamento straordinario di integrazione salariale. Inoltre, alle regioni colpite dall'alluvione, sono stati estesi i benefici già concessi per l'evento calamitoso avvenuto in Calabria.
Infine, il Governo sta valutando la possibilità di disporre ulteriori misure


Pag. 124

finanziarie per la calamità avvenuta a settembre in Calabria e per le altre pregresse calamità.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor sottosegretario.

SAURO TURRONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAURO TURRONI. Signor Presidente, mi rivolgo direttamente al sottosegretario Giarda, che ha elencato tutte le misure finalizzate alla riparazione dei danni e alla messa in sicurezza dei territori gravemente colpiti dall'alluvione dei giorni scorsi. Si pone, tuttavia, una questione assai delicata: quelle risorse, se mal impiegate o se impiegate come in precedenti situazioni calamitose, possono essere fonte di ulteriori gravi danni per i territori colpiti.
È necessario, dunque, che siano chiare, pronte e disponibili (affinché possiamo valutarle in maniera approfondita) anche le parti normative ovvero le disposizioni che debbono definire le modalità con cui realizzare gli interventi sul territorio. Probabilmente, si tratterà di destinare le risorse in maniera da evitare che si verifichino ancora situazioni del genere.
Signor sottosegretario, mantenere gli insediamenti in luoghi dove è meglio che essi non stiano significa spendere male le risorse che sono state individuate; continuare a canalizzare i corsi d'acqua, raddrizzandoli o cementandoli, facendo diventare più veloce lo scorrere delle acque a valle, può provocare altri danni. Questi sono alcuni fenomeni che stanno emergendo dall'indagine conoscitiva che la mia Commissione sta compiendo in questi giorni, in relazione agli eventi calamitosi di recente avvenuti e che sono - ahimè - in parte ancora in corso.
È necessario, quindi, che le ingenti risorse che sono state messe a disposizione siano bene impiegate, per evitare che ai danni si sommino altri danni. Questa è la richiesta esplicita che rivolgo al Governo, affinché sia possibile sapere da subito in che modo le risorse verranno impiegate sul territorio, evitando i guasti cui ho fatto riferimento.

PRESIDENTE. Colleghi, per la verità non era previsto che si svolgesse una discussione sulle comunicazioni del Governo, ma l'importanza dell'argomento consente di fare una deroga: raccomando però ai colleghi di contenere i loro interventi nell'ambito dei tre minuti.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare per la sua cortesia il sottosegretario Giarda, che è stato puntuale: ieri aveva detto che questa sera avrebbe presentato una relazione e lo ha fatto. Avremo modo in seguito di parlare a lungo della questione.
Ci sono ancora alcuni aspetti che presentano dei punti interrogativi, me ne rendo conto, però faccio notare che complessivamente siamo ad importi molto più bassi di quelli che apparivano due o tre settimane fa: infatti, 200 miliardi sono già stati dati - comunque teniamoli buoni -, i 1.000 miliardi sono già comprensivi dei 400, quindi in realtà sono solo 600 in più, ma comunque, anche considerandone 1.000, siamo a 1.200 (sempre potenzialmente, di mutui, in realtà sono soltanto 100). C'è poi il secondo emendamento, e siamo a potenziali 2.500 miliardi . L'ANAS non ha detto quanti ve ne saranno in più, ne ha soltanto vincolati 500 o 600 per il Piemonte ed io sottolineo che se soltanto si vuole mettere in sicurezza il versante di Macugnaga occorre già un'elevata quota di questi 500 o 600 miliardi. Poi, magistrato del Po: 300 miliardi. A questo proposito, non me ne voglia il collega dei Verdi, ma debbo dire che se fossero stati non tanto costruiti gli argini, ma ripuliti gli alvei, molti danni probabilmente non si sarebbero verificati. Poiché, però, non si doveva toccare niente, ciò non è stato fatto.


Pag. 125


Ma arrivo, in conclusione, alla domanda che voglio formulare, relativa al fondo regionale di protezione civile: in che termini il Governo ritiene di dover intervenire nel triennio? Se, infatti, si tratta di una grossa somma, è un conto, ma in caso contrario siamo già arrivati al fondo, perché se calcoliamo le cifre previste per le aziende e quelle destinate ai nuclei familiari arriviamo già ai 200 miliardi iniziali. Quindi non si tratta di soldi in più, ma di disponibilità che erano già state previste.
Vorrei infine un chiarimento. Quando si parla del rinvio delle scadenze si accenna alle aziende che hanno avuto gli ordini di sgombero da parte dei sindaci, però nella pratica si sta dimostrando che quando un'azienda era alluvionata, sommersa magari da quattro metri d'acqua, i sindaci non hanno fatto le dichiarazioni di sgombero, perché hanno limitato tali dichiarazioni alle abitazioni. Bisognerebbe quindi chiarire che quando sia dimostrabile, al di là di ogni ragionevole dubbio, con certificazione delle autorità, degli imprenditori, con fotografie, eccetera, che l'azienda era distrutta, ciò significa che non poteva più essere emanato il decreto di sgombero, appunto perché era distrutta. Allora la dicitura deve essere chiarita, altrimenti nasceranno gravi problemi interpretativi.
Mi auguro, comunque, che nei prossimi giorni avremo qualche maggiore chiarimento da parte del Governo, che ringrazio comunque per l'attenzione.

EUGENIO VIALE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUGENIO VIALE. Signor Presidente, intervengo anch'io su questo argomento, che purtroppo riguarda molto da vicino la mia zona, che è stata colpita violentemente dall'alluvione del 16 ottobre. Vorrei segnalare al Governo che, a tutt'oggi, le nostre popolazioni non hanno ottenuto alcun tipo di indennizzo, alcun acconto. I famosi 40 milioni promessi ad ogni famiglia non si sono ancora visti e non si sono visti neanche i 60 milioni di cui si parla nell'ordinanza emanata da Barberi.
Come è stato già detto dal collega Zacchera, la proroga al 31 dicembre 2001 riguarda solo le aziende che hanno subito un'ordinanza di sgombero, ma quasi nessuna ha ricevuto un'ordinanza di questo tipo. L'unica proroga applicata è quella fino al 31 ottobre 2000: quindi, ad oggi, le aziende devono continuare a pagare, pur non potendo lavorare e produrre, perché ci sono ancora zone e locali allagati, macchinari da ripulire e da revisionare e aziende con migliaia di dipendenti ancora ferme.
Non è stato ancora deciso un altro elemento importante: mi riferisco all'ammontare dell'indennizzo che verrà concesso alle aziende. Infatti, nel cosiddetto decreto Soverato si parla di un 25-30 per cento, mentre nella regione Piemonte si è ipotizzato un 75 per cento di indennizzo.
Pertanto, chiedo una maggiore velocità nella concessione dell'indennizzo alle famiglie che si trovano in una situazione grave, perché hanno perso tutto: bisogna intervenire immediatamente in modo da poter dar loro la possibilità di ricomprare mobili, suppellettili, vestiti e rendere vivibili le loro case. Inoltre, bisogna intervenire per ripristinare le attività produttive. Il nostro territorio è stato gravemente colpito da quest'alluvione ed uno Stato moderno ed efficiente come il nostro deve intervenire in una situazione estrema come quella che si è verificata il 16 ottobre in Piemonte, specialmente nella zona di Casale Monferrato e di Trino Vercellese, dove il Po è esondato. Vorrei ancora dire...

PRESIDENTE. No, no, mi scusi, onorevole Viale, lei è una persona molto cortese, ma la prego di non approfittare della cortesia altrui, altrimenti rischiamo di svolgere un dibattito che non finisce più. Bisogna inoltre essere rispettosi degli impegni del sottosegretario Giarda che segue l'esame della legge finanziaria.

ROBERTO DI ROSA. Chiedo di parlare.


Pag. 126

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO DI ROSA. Signor Presidente, vorrei dare atto al Governo della sollecitudine con cui ha risposto illustrando, sia pure sinteticamente, i provvedimenti adottati e/o che sta per adottare. Si tratta di un segno di attenzione non solo nei confronti del Parlamento, che ha sollecitato un'informativa completa da parte del Governo, ma soprattutto una dimostrazione di sensibilità ed attenzione nei confronti delle popolazioni colpite dall'alluvione.
Il sottosegretario Giarda ha annunciato un impegno finanziario certamente rilevante. L'interrogativo che tutti ci poniamo è se tale impegno finanziario possa essere sufficiente a rispondere in termini positivi ai danni subiti dalle popolazioni interessate a causa dell'alluvione.
Credo che da parte delle regioni interessate, degli enti locali e delle prefetture sia in corso un'attenta ricognizione dei danni. Ritengo debba essere fatta una valutazione puntuale congiunta, nei prossimi giorni, in sede di Conferenza Stato-regioni sulla possibilità che questo impegno finanziario risponda effettivamente alle esigenze di quelle popolazioni.
Valuteremo durante il corso dell'esame della legge finanziaria gli emendamenti che sono stati preannunciati (uno è già stato presentato mentre l'altro immagino che lo sarà nelle prossime ore) e che prevedono complessivamente stanziamenti per circa 4 mila miliardi da destinare alle operazioni di mutuo che le regioni saranno autorizzate a perfezionare.
In conclusione, consideriamo l'impegno finanziario preannunciato rilevante, anche se non sappiamo se esso sarà sufficiente per interventi completi e rapidi; per questo motivo non possiamo esprimere un giudizio definitivo.

GIACOMO CHIAPPORI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Presidente, anch'io concordo sul fatto che il professor Giarda è stato tempestivo nel farci un quadro degli aiuti e dei finanziamenti per le zone alluvionate.
Occorre però fare dei distinguo su quanto è stato detto perché qui ci troviamo dinanzi, come diceva il mio collega Guido Giuseppe Rossi, al fatto che a giugno è toccato a Cuneo e a Torino, a settembre a Soverato, ad ottobre al Piemonte, adesso, e siamo a novembre, l'evento alluvionale ha riguardato oltre al Piemonte e alla Liguria anche la Lombardia.
Ritengo che la cifra di cui si è parlato abbia per così dire qualche punto in difetto; spero quindi che essa possa essere aumentata anche perché devo ricordarvi che per la zona di Cuneo, ad esempio, a giugno furono stanziati 10 miliardi, ma ne sono arrivati 3. Se queste sono le vergogne allora siamo finiti! Ricordo che anche allora si era parlato di centinaia di miliardi.
Vorrei poi rivolgere una domanda al professor Giarda sui soldi che vanno all'ANAS, stornati dai lavori per la Salerno-Reggio Calabria. Si tratta infatti di verificare quanti di questi soldi andranno alle regioni e quanti rimarranno all'ANAS. Sappiamo infatti perfettamente che se non ci sarà una Conferenza Stato-regioni, i lavori per alcune strade dismesse rimarranno a carico delle regioni mentre per altre rimarranno a carico dell'ANAS. Non vorrei che l'ANAS, diciamo così, assorbisse tutto per i lavori delle strade rimaste a suo carico, e che alle regioni non toccasse alcunché. Chiarire questo aspetto è importantissimo.
Volevo poi dire che non ci dobbiamo più fermare nei confronti di tutto e di tutti. Indubbiamente per Soverato è stato fatto un decreto mentre per Cuneo no e dunque sono state già compiute scelte che non vanno bene. Da anni diciamo - in questo caso mi riferisco alla mia Liguria - che la ricchezza fondamentale nasce dal mare, dal suo litorale, dalle sue coste. Ebbene quelle coste le abbiamo proprio demolite e questo perché in passato non abbiamo previsto opere idrauliche di contenimento dell'erosione delle coste.


Pag. 127


Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione per cui, se non finanziamo subito i privati, rischiamo di avere una stagione «zero» ...

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, la prego di concludere.

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, concludo rapidamente. Bisogna dare la possibilità a chi chiude le aziende perché magari allocate in un sito che non è più disponibile, di spostarsi, altrimenti ci troveremo dinanzi alla perdita di posti di lavoro.
Infine mi pare che la cifra di cui ha parlato il professor Giarda sia insufficiente; speriamo che sia possibile aumentarla.

GIUSEPPE SORIERO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE SORIERO. Chiedo alla Presidenza di tenere conto della discussione importante che stasera si sta svolgendo e delle dichiarazioni fatte a nome del Governo dal sottosegretario Giarda.
Apprezziamo le posizioni espresse dal Governo sugli interventi relativi all'alluvione, anche con riferimento a Soverato e alle zone colpite in Calabria nei mesi di settembre e di ottobre.
Sulla base dei chiarimenti forniti, chiedo di poter presentare la riformulazione dell'emendamento Tab. B n. 195, in maniera tale da concordare con il Governo una dotazione finanziaria indispensabile a rispondere davvero ai danni subiti dalle famiglie e dalle imprese.
Sollecito una maggiore attenzione del Governo sul reperimento delle risorse relative alle coperture finanziarie. Poco fa il collega della Lega ha detto che dovrebbero essere stornate dalle risorse destinate all'autostrada Salerno-Reggio Calabria; sollecito il Governo a non muoversi in tale direzione e a rivedere attentamente le coperture finanziarie per dare risposte che possano sottolineare l'attenzione e la sensibilità finora dimostrate nei confronti delle aree colpite dall'alluvione e degli interventi infrastrutturali nel Mezzogiorno.

ROBERTO ROSSO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO ROSSO. Ho ascoltato con grande preoccupazione la relazione che il professor Giarda ha svolto a nome del Governo perché, computando le somme di cui egli ha dato conto, constatiamo che sono di poco superiori ad un quarto rispetto allo stanziamento che fu necessario per fare fronte all'emergenza dell'alluvione piemontese. Si tratta di 2.700 miliardi e, calcolando gli ulteriori 300, si raggiunge la cifra di 3 mila miliardi. Francamente non so come si possa far fronte alle tante promesse che il Governo ha voluto garantire al territorio piemontese.
Voglio ricordare - visto che non c'è più il professore, parlo al mio collega, onorevole Morgando, anch'egli piemontese - che in questo momento abbiamo di fronte a noi, per computare soltanto le cifre della scorsa alluvione, un ammontare che, per quanto riguarda soltanto gli indennizzi, è quasi il doppio o, almeno, di una volta e mezzo superiore rispetto all'intero stanziamento previsto dal Governo. A ciò si aggiunga che in quell'emergenza gli indennizzi alle imprese erano per consistenza e quantità inferiori rispetto agli attuali.
Oltre a ciò, voglio far notare che, in questo momento, due ministri della Repubblica italiana - i ministri Nesi e Bordon - hanno dichiarato che solo per mettere in sicurezza il fiume e i suoi affluenti sarebbero necessari 25 mila miliardi. Non riesco a capire, a seguito di tali dichiarazioni, come si possa fronteggiare la situazione con questo stanziamento che lo si deve notare è di tipo ordinario. Ricordo che nel 1994 il Governo ebbe il coraggio di fare uno stanziamento straordinario con soprattasse a carico dell'IRPEG e di altra fiscalità ordinaria dello Stato.
Infine, vi è il problema evidente della sospensione dei termini che oggi è fasulla,


Pag. 128

nel senso che è limitata a quelle imprese che hanno ricevuto ordinanza di sgombero. Tranne alcune aziende, che si sono fatte fittiziamente ingiungere l'ordinanza per sopravvivere, la quasi totalità di esse non ha ricevuto l'ordinanza di sgombero e ha ripreso a lavorare immediatamente dopo l'alluvione.
Per quanto riguarda l'agricoltura, l'ordinanza emanata dal ministro Bianco è, a mio avviso, illegittima, rispetto al testo del decreto Soverato che parifica le imprese agricole a quelle industriali e commerciali. Viceversa, l'ordinanza del ministro Bianco fa riferimento alla legge n. 185 sulle calamità naturali che esclude completamente dall'indennizzo tutti gli agricoltori che avessero un rapporto pendente, cioè il 90 per cento degli agricoltori oggi in questione.
Ho ascoltato - e concludo - con un brivido nella schiena il ragionamento del collega Turroni che parlava di una sola evidenza, anch'essa negativa, relativa alla canalizzazione dei fiumi. Nella zona mia e dell'onorevole Viale vi è l'esigenza di «disalveare» - è riconosciuta anche da esponenti della maggioranza - almeno in parte fiumi che sono oggi particolarmente ostruiti.

ANGELO MUZIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO MUZIO. Certamente i fondi destinati a risarcire i danni subiti non sono sufficienti, come ha annunciato il professor Giarda.
La prima questione che deve essere posta - credo che abbia natura politica (approfitto della presenza del sottosegretario Morgando) - è che dobbiamo sapere, la maggioranza parlamentare deve sapere che vi è una discussione sulla rottura del rapporto di fiducia tra le popolazioni e le istituzioni sul problema dell'alluvione.
Al di là delle questioni poste, finora il Governo ha dato risposte con le ordinanze n. 3090 e n. 3092. I cittadini stanno facendo giungere domande alla regione Piemonte, tramite i sindaci; le regioni, il Piemonte in particolare, devono essere in grado, nei prossimi giorni, prima che gli emendamenti in questione siano esaminati in quest'aula, di fare una stima approssimativa dei danni reali subiti dai privati cittadini, dalle attività produttive, commerciali, artigiane ed agricole. Questo è possibile e, in relazione a ciò, il Governo deve fare una stima sulle reali possibilità economiche di dare soddisfazione e ristoro per i danni che l'alluvione ha prodotto. Credo che ciò debba essere fatto, così come oggi il Governo è in grado di stimare gli interventi dell'ANAS e di altre strutture statali. È necessario, poi, relativamente agli enti locali, che il Governo manifesti disponibilità, che secondo le dichiarazioni del sottosegretario Giarda non vi è, per affrontare complessivamente il problema.
Le risposte oggi vengono date dai comuni, cari colleghi che siete già intervenuti, perché non sono arrivati i soldi dalle regioni, non sono arrivate le risorse stanziate con le ordinanze; di conseguenza, obtorto collo, i comuni sono costretti a ricorrere a soluzioni economiche, pure deboli nella sostanza rispetto ai danni prodottisi.
Credo che le questioni siano quelle illustrate: attivare un monitoraggio certo nei prossimi giorni per poi esaminare compiutamente gli emendamenti presentati ed affrontare tali problematiche.
La richiesta che noi parlamentari piemontesi avanziamo, con tanta forza quanta ve ne è sulle questioni che interessano altre regioni del nostro benedetto o maledetto paese, è che non è possibile pensare ad un ristoro dei danni inferiore a quello riscontrato, goduto e beneficiato dai cittadini delle province di Alessandria, Cuneo ed Asti per l'alluvione del 1994.
Penso sia questa la questione che abbiamo di fronte; il Governo si deve rendere conto che nella finanziaria vi sono anche questi aspetti e che, per noi, ha carattere vincolante la risposta sul ristoro dei danni subiti dalle attività produttive e dai cittadini.

GIUSEPPE NIEDDA. Chiedo di parlare.


Pag. 129

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE NIEDDA. Signor Presidente, abbiamo apprezzato la celerità e la completezza delle informazioni fornite dal sottosegretario Giarda, ma credo che pochi secondi siano sufficienti a descrivere un quadro desolante in molte aree, con attività produttive distrutte, viabilità sconvolta, frane che incombono dalle montagne e che temono una prossima pioggia.
A fronte di tale quadro, credo sia necessaria, al di là della tempestività che il Governo ha dimostrato provvedendo con una circolare in data 18 ottobre (riferita ad un'alluvione di due giorni prima), anzitutto, una quantificazione dei danni subiti dalle strutture private, dalle aziende, dalle abitazioni. Detto quadro dovrebbe essere disponibile abbastanza rapidamente, perché le cifre stanziate, che secondo l'esposizione del sottosegretario ammontano a circa 4.000 miliardi, hanno poco significato se non vengono confrontate con il danno complessivo subito dall'economia privata e dalle strutture pubbliche. Inoltre, molti comuni stanno ancora pagando rate di mutuo per strutture che sono state completamente distrutte; vi sarà, pertanto, la sovrapposizione di un mutuo sull'altro per parti di opere che non servono più e per altre che, invece, è necessario realizzare. Credo che anche in questo senso sarà opportuno predisporre una normativa.
Occorrerà poi che sia data una certa sicurezza anche alla gente: la richiesta che emerge in questo periodo, al di là delle dichiarazioni che qualche ministro ha potuto fare e che qualche «amplificatore», portavoce parlamentare ha riportato, è che vi sia la valutazione più precisa possibile per avere una relazione sul danno che il paese ha subito e il ristoro che viene portato. Credo che in questo senso potremmo lavorare nella percezione che non vi possano essere alluvionati più sfortunati di altri, a seconda di quanto tempo è passato, ma che sia data una condizione di obiettiva parità a tutti quelli che hanno subito danno.

SILVANA DAMERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVANA DAMERI. Credo che quella di fronte alla quale ci troviamo in particolare in Piemonte sia una situazione per la quale siano richiesti interventi immediati e un piano successivo di modo che - come diceva il collega Muzio - la qualità e la quantità dell'intervento che produce lo Stato a fronte del danno alluvionale non sia inferiore a quanto si è realizzato nel 1994.
Perché questo? Perché, là dove sono state utilmente applicate quelle disposizioni e quell'investimento finanziario sia nella direzione dei risarcimenti sia degli interventi per la messa in sicurezza, i risultati vi sono stati! Non è stata esattamente la stessa zona del Piemonte ad essere colpita questa volta; là dove sono stati effettuati gli interventi, appunto sulla base di quell'impostazione si è mantenuta una condizione di sicurezza, si è anche data la possibilità a quelle imprese di ripartire e ci sono le condizioni di tranquillità e di sicurezza per i cittadini!
L'onorevole Viale diceva che a tutt'oggi non sono arrivati indennizzi ai privati. Ma egli sa benissimo che, se questi indennizzi non sono arrivati, è perché l'ordinanza - che disponeva che le regioni fossero in grado rapidamente di dare risposte alle domande che sollecitamente i comuni hanno inviato per quanto riguardava le varie richieste dei privati cittadini - è ancora ferma; il passaggio regionale sta vivendo un momento di lentezza, tanto è vero che - come ricordava l'onorevole Muzio - sono stati i comuni a tirare fuori i soldi di tasca propria! Ciò si è verificato proprio perché in queste situazioni è chiaro che vi è bisogno di segni e di atti concreti!
Chiedo quindi al Governo un'azione di vigilanza rispetto al fatto che le regioni, e segnatamente la regione Piemonte, in tempi giusti e adeguati procedano a questa prima tranche di interventi.
Lo stesso discorso vale per quanto disposto nell'ordinanza circa il piano di interventi straordinari per il ripristino in condizioni di sicurezza delle infrastrutture


Pag. 130

pubbliche danneggiate, che l'ordinanza n. 30 del 1990 demandava alle regioni. Anche su questo la regione Piemonte è ancora inadempiente! Ed allora, noi chiediamo l'emanazione di un'ulteriore ordinanza da parte della protezione civile che definisca un programma preciso di opere da effettuare in tempi definiti e con modularità chiara. Questo lo avrebbe dovuto fare la regione, ma fino ad ora questo piano straordinario non c'è! Anche qui, sul terreno del piano delle opere che occorre attivare, anche utilizzando risorse che magari sono ancora disponibili della legge n. 35 del 1995, vi è molto da fare!
Credo però che, rispetto alla stima complessiva fornita dal sottosegretario Giarda che ci ha parlato di 4 mila miliardi (che mi pare una cifra di una certa rilevanza), occorra valutare questa cifra rispetto alla stima che viene fatta dalle regioni. Tutto ciò si dovrà realizzare anche chiamando in qualche caso le regioni a compartecipare rispetto agli interventi che è necessario fare.

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Dameri, deve concludere.

SILVANA DAMERI. Avviandomi alla conclusione, vorrei evidenziare una situazione molto precisa: quella del comune di Trino Vercellese. Nel 1994 era stato colpito nell'80 per cento del proprio territorio; quest'anno, nel 2000, a causa di un'opera non fatta (e lì vi sono questioni anche aperte) è stato colpito il 100 per cento del territorio di quel comune.
Noi non possiamo pensare di non produrre una iniziativa specifica e bisognerà prevedere dei provvedimenti ad hoc, oltre a finanziamenti nei progetti di legge che sono in corso di discussione, anche al Senato (penso a Soverato), perché non si può proporre ad un alluvionato che sta ancora pagando il mutuo del 1994 di accenderne uno nuovo. Mi pare evidente che su questo terreno occorrerà mettere in campo qualche iniziativa specifica e peculiare.

RENATO CAMBURSANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, mi rendo conto che vi è il rischio di ripeterci, intervenendo tutti sullo stesso argomento, ma è doveroso da parte nostra, stanti le realtà territoriali che rappresentiamo in questo consesso, dire quali sono i problemi, le procedure e i tempi.
Intanto devo constatare che il Governo ha rispettato gli impegni che ha assunto nella giornata di ieri. Nel dibattito generale sulla finanziaria avevo sollecitato il Governo, che fino a quel momento non aveva ancora provveduto, ad aprire dei capitoli di bilancio sulla finanziaria, cosa che ha fatto con gli emendamenti che sono stati ricordati dal professor Giarda.
Questi 3.600 o 4 mila miliardi (a tanto ammontano) - ho con me una copia dell'intervento del professor Giarda - saranno sufficienti? Non lo sappiamo. Probabilmente no, ma lo sapremo soltanto nel momento in cui - come ricordava chi è intervenuto prima di me - le regioni, soprattutto quelle più colpite, saranno in grado di dirci esattamente a quanto ammontino i danni.
Vorrei ricordare inoltre un altro problema. I comuni, che sono quelli che «stanno in trincea» e che hanno un rapporto più diretto con i problemi dei cittadini, hanno tirato fuori i quattrini dalle loro tasche (dei comuni, naturalmente, non degli amministratori), e hanno capito che le cose bisogna farle bene e seriamente perché non si può disperdere il denaro pubblico. Mi auguro che anche le regioni facciano altrettanto. Da qui nasce la necessità che anche esse vengano coinvolte, con una loro partecipazione diretta, affinché questo non sia questo il pozzo di San Patrizio dal quale attingere per elargire somme forse non strettamente necessarie, perché altrimenti il rapporto tra cittadini e istituzioni, cui si riferiva prima l'onorevole Muzio, rischia davvero di saltare, e di non essere più recuperabile, perché subentrano i favori e le amicizie e non invece i riscontri oggettivi.
Quindi occorre rivolgere un forte richiamo alle regioni perché recuperino questo ritardo. Anch'io non voglio fare


Pag. 131

polemica con l'amico Rosso, né con l'amico Viale, ma se i cittadini non hanno ancora quanto loro spetta in base ai provvedimenti assunti dal Governo, questa non è certamente una responsabilità diretta dell'esecutivo nazionale.

ROBERTO ROSSO. Ma cosa dici, se è un'autocertificazione!

RENATO CAMBURSANO. Certo, è un'autocertificazione che va a finire alle istituzioni regionali. La regione Piemonte, caro Roberto, ha delle responsabilità enormi da questo punto di vista. È chiaro?

ROBERTO ROSSO. Lasciamo stare.

RENATO CAMBURSANO. La polemica sterile la vai a fare sui giornali come hai fatto sulla stampa il giorno dopo l'alluvione ...

ROBERTO ROSSO. Se non sai! Non dire cose che non sai!

RENATO CAMBURSANO. ... con una dichiarazione sugli stanziamenti ...

PRESIDENTE. Onorevole Cambursano, onorevole Rosso! Basta.

RENATO CAMBURSANO. ...quando invece lo stesso presidente Ghigo ha dichiarato l'esatto opposto!

ROBERTO ROSSO. Cosa c'entra Ghigo?

PRESIDENTE. Basta. Onorevole Rosso, la richiamo all'ordine.
Onorevole Cambursano, la prego di concludere.

RENATO CAMBURSANO. Certo. Non si è ben inteso cosa intendesse dire il sottosegretario Giarda quando si riferiva a provvedimenti di natura previdenziale, fiscale e tributaria. Ho presentato un emendamento alla finanziaria, ma proprio ieri mi è stato chiesto dal professor Giarda di ritirarlo perché sarebbe stato predisposto un provvedimento preciso e dettagliato riguardante questi interventi. Vorrei conoscerne tutti i contorni.
Già in Commissione finanze e nel mio intervento in aula ho suggerito l'opportunità di prendere dei provvedimenti per quanto riguarda i mutui contratti a seguito dell'alluvione precedente o in periodi successivi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cambursano. Cerchiamo di regolarci.

RENATO CAMBURSANO. Se provocato, signor Presidente, io reagisco.

ROBERTO ROSSO. Ma dici cose che non stanno né in cielo né in terra!

ALESSANDRO REPETTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO REPETTO. Signor Presidente, farei presente agli onorevoli Cambursano e Rosso che non siamo in televisione, per cui possono anche astenersi da questa polemica.
Ringrazio innanzitutto il Governo per la sollecita definizione degli interventi finanziari. Personalmente, mi preoccupo preliminarmente di un aspetto metodologico: sarebbe opportuno che il Governo, prima di presentare emendamenti al disegno di legge finanziaria, attendesse i risultati della Conferenza Stato-regioni. In questi giorni, infatti, credo si stiano svolgendo incontri delle regioni con i comuni per poter definire esattamente i danni effettivamente subiti nell'ambito delle singole regioni. Chiedo pertanto al ministro competente di attendere i risultati della Conferenza Stato-regioni, perché non vorrei che, ancora una volta, si addivenisse ad un finanziamento nell'immediato, nel contingente, per quanto riguarda il cosiddetto pronto intervento, senza porsi poi il problema di una definitiva sistemazione. Già ieri, durante l'informativa del sottosegretario per l'interno, ho ritenuto opportuno


Pag. 132

evidenziare che molte comunità montane, che sono a presidio del territorio, con comuni di poche centinaia di persone, in particolare in Liguria, ancora oggi si trovano di fatto nella condizione di non poter sostenere le spese per il riordino dell'assetto idrogeologico del territorio. Vi sono infatti frane che non sono state sistemate ed il territorio è ancora ferito per l'alluvione dell'ottobre 1999: i danni maggiori sono stati prodotti, devo dirlo con molta sincerità e franchezza, proprio dalle dimenticanze relative ai territori a monte.
La montagna, purtroppo, quando è ferita si vendica, per cui chiedo che gli interventi tengano conto non soltanto del ripristino delle infrastrutture, dei danni visibili in termini immediati, ma anche dell'assetto del territorio nel suo complesso. Un altro aspetto riguarda le attività produttive, di cui occorre un pronto recupero, perché in molti settori, in Liguria (riferisco una realtà squisitamente locale), se le aziende non riusciranno ad avere un sostegno utile per portare avanti la ripresa, senz'altro chiuderanno. E, dopo i problemi dell'IRI e della deindustrializzazione, la Liguria non ha certamente bisogno di ricevere un'ulteriore ferita per quanto riguarda gli aspetti occupazionali. Prego quindi il sottosegretario per il tesoro di tenere presente questo aspetto specifico: occorrono interventi immediati e specifici sulle attività produttive e sul territorio.

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Signor Presidente, ho avuto la fortuna di sentire tutti gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto: a questo punto, proprio per non ripeterci, penso di poter dare una valutazione che riguarda, in particolare, il territorio che rappresento, quello del mio collegio di Moncalieri. Devo dire che vi è stato un intervento immediato ed una generale valutazione di efficienza della prima fase del soccorso: la fase successiva, invece, non trova la stessa valutazione nella popolazione, anche se la rimessa in moto della macchina produttiva e la ricostruzione sono ugualmente importanti.
Si registra, quindi, una situazione di disagio sociale che, in effetti, sta assumendo anche le forme della protesta, che in qualche caso è anche legittima. Sotto tale aspetto, quindi, la valutazione che possiamo esprimere sugli stanziamenti indicati dal professor Giarda è, in qualche misura, di preoccupazione. A questo punto, infatti, si tratta di valutare quanto gli stanziamenti (teniamo conto che, per la ricostruzione, deve trattarsi necessariamente di stanziamenti pluriennali) siano commisurati alle effettive esigenze, tenendo conto dei danni del 1994, che, ahimè, in molti casi si sono ripetuti: ebbene, effettivamente, non sembrano sufficienti.
Oltre al problema dell'inadeguatezza, ve ne è un altro più serio che si riferisce, in particolare, alle attività produttive già danneggiate nel 1994 per cui sono stati necessari ulteriori interventi per rendere più sopportabili i mutui che erano inizialmente agevolati e che, successivamente, sono diventati tutt'altro che di favore.
Mi rivolgo al sottosegretario Morgando per ricordare che questo problema deve essere affrontato proprio dal Ministero del tesoro, in quanto i mutui che dovranno essere stipulati e quelli del passato, che si vanno a sovrapporre, sono diventati pesanti per le aziende e possono costituire un elemento gravissimo di tracollo delle stesse. Ciò non vale solo per le opere pubbliche, ma anche per le aziende.
Dobbiamo anche segnalare, e credo che ciò interessi il ministro del tesoro, il difficile rapporto con le banche per quanto riguarda l'effettiva erogazione del credito.

PRESIDENTE. La pregherei di concludere.


Pag. 133

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Spero che questa conclusione non risulti solo platonica. Vi è stato un difficile rapporto con le banche e spero che ciò non si verifichi di nuovo in questa fase.

TERESIO DELFINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signor sottosegretario, diamo atto al Governo di avere onorato l'impegno per una tempestiva informativa e di questo lo ringraziamo. Certamente non ci dichiariamo soddisfatti, se non parzialmente, di questa comunicazione perché i conti non tornano. Il primo dato che desideriamo far rilevare è che, a fronte di una ricognizione ancora incompleta, ma da notizie già note, la risposta è inadeguata sotto il profilo delle risorse. Ci preoccupiamo moltissimo di tutto ciò.
Il secondo dato è che riteniamo che il Governo e il Parlamento debbano adottare una normativa già sperimentata, ahimè purtroppo, per l'alluvione del 1994, perfezionandola in tutti i passaggi burocratici e non per quanto attiene alle scadenze, alle proroghe. È stata richiamata l'ordinanza, ma sicuramente vi è una complessità di attività burocratiche e amministrative che devono essere valutate in modo stringente e chiaro.
Tutto ciò al fine di assicurare la puntualità dei versamenti degli indennizzi alle famiglie, alle imprese produttive, siano esse agricole, artigianali, commerciali o industriali e le necessarie risorse per gli enti locali, comuni, province e regioni. L'altro elemento è che manca una proposta complessiva rispetto a questa calamità per evitare che ci siano strozzature negli interventi di ripristino e in questa attività di indennizzo.
In conclusione, è necessaria la tempestività delle notizie sui danni complessivi che questo grande disastro ha provocato in molte regioni; sottolineiamo con favore l'impegno che il sottosegretario Giarda ha assunto al termine della sua comunicazione a nome del Governo, al fine di garantire le risorse sulle precedenti calamità e alluvioni. Ha parlato di settembre, di giugno 2000 e siccome vi sono emendamenti in proposito - il sottosegretario Morgando ne è informato dagli enti locali interessati - vorrei si chiudesse una partita e se ne aprisse un'altra con un quadro normativo serio, efficace, che consenta a tutti di fare il proprio dovere. Se le regioni, come qualche collega ha rilevato, sono inadempienti, lo verificheremo; a me risulta che vi sia una grande disponibilità degli amministratori regionali, provinciali e comunali per alleviare le difficoltà e i disagi delle popolazioni.

ALFREDO BIONDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, mi pare che siamo tutti d'accordo su due punti. È necessario che alle misure di carattere congiunturale, che riguardano l'immediatezza dei problemi da risolvere e dei soccorsi da prestare, si provveda «sburocratizzando» al massimo tutto ciò che si deve fare, perché la gente non debba lamentarsi, come avviene tutti i giorni, perché non c'è la sollecitudine necessaria.
Non farò i complimenti al Governo che è venuto a rispondere, perché era un suo dovere, un atto dovuto e credo anche voluto e, quindi, senz'altro apprezzabile. Ma la cosa importante, Presidente, è legare questa realtà congiunturale a quella strutturale.
A proposito dei 4 mila miliardi stanziati ho sentito dire che si vuole fare come nel 1994; ne sarei contento perché in quell'anno, insieme al collega Costa, facevo parte di quel Governo che ha dato qualcosa di più di quello che si promette oggi. Si devono promuovere le attività che tendono ad impedire l'evento, che si ha l'obbligo morale di impedire, facendo ciò che è necessario perché le opere siano in grado di fronteggiare ciò che la natura non avrebbe determinato, se vi fossero state misure preventive opportune.


Pag. 134


Se lo si fa, approfittando della finanziaria e stabilendo, nell'ambito del rapporto tra Stato e regioni, l'entità effettiva dei danni e le misure necessarie globalmente e singolarmente, anche a seconda delle diverse situazioni, credo che ciò che ha detto poco fa il collega Muzio corrisponda a ciò che penso anch'io, perché su questi argomenti non si tratta di sedere in un banco o in un altro e non vi è motivo di differenziazione ideologica o di posizione politica temporanea, magari per chi oggi è all'opposizione, perché le disgrazie possono avvenire sotto tutti i Governi e in tutte le circostanze. Quindi, mi pare sia necessario assumere misure di questo tipo.
Non mi è parso che dal discorso del sottosegretario Giarda, sempre così preciso, sia emersa una valutazione delle differenze che separano un caso dall'altro. Non vorrei che questi 4 mila miliardi, dati tanto per lenire le ferite più rilevanti e più dolorose, alla fine fossero la goccia che non fa traboccare alcun vaso, perché il vaso che trabocca è quello dei nostri fumi e dei nostri rivi.
Egli sa benissimo che da secoli non si determinavano queste situazioni. Io sto in Liguria da cinquant'anni: questi fatti si sono verificati nell'ultimo periodo, negli ultimi dieci o venti anni perché vi è stata trascuratezza, si è costruito male. In questo caso non si tratta di essere un Governo di un tipo o di un altro: si è trascurato il territorio, si è ferita la natura.
Se si prendono provvedimenti di questo genere e, quindi, si sburocratizza nell'immediato, ma si coordina la programmazione di un intervento positivo, forse ci lamenteremo di meno e avremo meno occasioni di piangerci addosso (Applausi).

RAFFAELE COSTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAFFAELE COSTA. Signor Presidente, sono già state dette moltissime cose che condivido.
Vorrei soltanto fare qualche osservazione. La prima è che taluni di noi - e più in generale le istituzioni - partono dall'esperienza del 1994, che è stata drammatica - cento morti: non dimentichiamolo - ma ci ha insegnato qualcosa e probabilmente ha fatto cambiare qualcosa nei meccanismi di prevenzione, tant'è vero che ho constatato - e lo constatiamo tutti - che, sia pure nel dolore del momento e nella preoccupazione per il futuro, vi è stata un'azione di prevenzione che in qualche area ha consentito di contenere la piena dei fiumi ed anche l'impatto con la natura in un certo momento. Credo che questo debba essere detto.
Ma se è vero questo, è anche vero che ormai le alluvioni si ripetono e la tempestività nella prevenzione è frutto anche di una sorta di allenamento al male, al disastro, a quello che la natura ha creato di negativo.
Credo che su questo dobbiamo fare una riflessione, chiedendoci come mai questi episodi si ripetano così frequentemente: questo deve essere detto. Io sono un uomo di parte, ma in questo momento non mi sento né di polemizzare con il Governo né, tanto meno, di polemizzare con la regione o con i comuni: ad esempio, con il comune di Torino, in cui sono all'opposizione.
Non mi sento di farlo, perché mi parrebbe ingeneroso. Debbo dire che il Governo ha cercato di fare la sua parte, soprattutto nell'organizzazione e non tanto nello stanziamento, perché è più facile prevedere uno stanziamento, anche se ciò può determinare problemi finanziari, che creare un'organizzazione e fare prevenzione vera ed intervenire negli anni.
Su questo non voglio polemizzare con il Governo e ritengo anche ingenerose certe critiche nei confronti della regione Piemonte, perché si è fatto quello che si è potuto ma forse non si è fatto tutto quello che si doveva fare.
Vorrei fare ancora due considerazioni. Se è vero che c'è stata maggiore prevenzione, anche se insufficiente, vi è stato il fattore sorpresa che ha allargato il danno in molti casi. Per esempio, se nella città di


Pag. 135

Torino fossimo intervenuti più rapidamente nell'avvertire la popolazione (non è un problema di amministrazione comunale o di regione), molto probabilmente il danno che in certi momenti è sembrato incontenibile avrebbe potuto essere ridotto nei confronti della popolazione.
Infine, per quanto riguarda le banche, so che il rappresentante del Governo presente è piemontese e mi farebbe piacere che venisse informato anche il collega del Tesoro per una più attenta vigilanza nei confronti degli istituti di credito affinché non si ripeta, a distanza di anni, quello che ancora oggi sta avvenendo a seguito dell'alluvione del 1994, quando alcuni istituti di credito si sono fatti facilmente propaganda ma, al momento di mantenere gli impegni offerti apparentemente in modo generoso, non sono stati all'altezza della situazione.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani.

Back Index Forward