![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Dalla Chiesa n. 2-02638 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
NANDO DALLA CHIESA. Più che illustrare l'interpellanza, vorrei dal sottosegretario una valutazione, oltre che sulla possibilità che un parlamentare ed una giornalista presentata come propria assistente abbiano potuto parlare con detenuti in isolamento in un carcere facendo poi filtrare notizie che hanno poi nuociuto alle indagini, sul problema più generale.
consta che siano molti i parlamentari e i consiglieri regionali che entrano nelle carceri portandosi dietro persone che spacciano come propri assistenti, ma che in realtà sono giornalisti, con una violazione patente dei regolamenti e con una strategia truffaldina che, a mio giudizio, non si addice neanche alla dignità del ruolo del parlamentare o del consigliere regionale.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, in merito all'interpellanza in esame, sulla base di quanto è stato appreso dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Trani, si espone quanto segue. In data 2 settembre 2000 un componente del Parlamento si è presentato presso la casa circondariale di Trani, accompagnato dalla giornalista del quotidiano Libero menzionata nell'atto ispettivo. Nell'occasione la suddetta giornalista, dopo aver dichiarato al direttore dell'istituto di far parte della segreteria particolare del predetto onorevole (che la aveva già accreditata come tale) e, dopo essersi impegnata a non svolgere nella circostanza l'attività giornalistica, è stata ammessa ad accompagnare il parlamentare nella visita ai detenuti.
e la corretta applicazione nei loro confronti della normativa vigente da parte dell'autorità preposta. Deve tuttavia rilevarsi che, nella concreta applicazione, la disposizione in questione ha in qualche circostanza reso possibile l'accesso agli istituti penitenziari anche per finalità non strettamente istituzionali. Va anche rilevato che una ragionevole interpretazione della stessa norma induce a ritenere che i soggetti legittimati alla visita senza autorizzazione possano avere brevi contatti verbali con tutta la popolazione detenuta al fine di verificarne, come già detto, le condizioni detentive. Ciò sempre che, da un lato, tali contatti, per la particolarità del singolo detenuto interessato o per la specificità degli argomenti trattati, non diano luogo a interviste o non costituiscano veri e propri colloqui in senso tecnico (che, come tali, sarebbero soggetti alla diversa disciplina dell'articolo 18 della legge n. 354 del 1975) e, dall'altro lato, che non vengano trattate tematiche in alcun modo attinenti a procedimenti penali in corso di svolgimento o già conclusi.
PRESIDENTE. L'onorevole Dalla Chiesa ha facoltà di replicare.
NANDO DALLA CHIESA. Sono pienamente soddisfatto della risposta del sottosegretario Li Calzi, su quasi tutti i punti trattati. Vorrei però tornare su un aspetto dello specifico problema sollevato.
stato di isolamento: ciò non è consentito ad un parlamentare. Pertanto, non capisco come il direttore del carcere di Trani possa sostenere che si sono incontrati, ma non hanno fatto interviste: non si potevano incontrare, per quanto mi risulta. D'altra parte le risposte e le domande sono state pubblicate dai giornali e prendo atto con soddisfazione che non sono state intorbidate le indagini. È vero, tuttavia, che è stato pubblicamente indicato un ulteriore responsabile di un delitto che ha generato orrore in Italia: mi riferisco al delitto orrendo di una bambina. Grazie alla giornalista che ha colloquiato con questi detenuti in stato di isolamento, una persona è stata indicata da un quotidiano come corresponsabile del delitto.
PRESIDENTE. Ringrazio molto l'onorevole sottosegretario Li Calzi che ci ha consentito di svolgere regolarmente la seduta.
L'onorevole Dalla Chiesa ha facoltà di illustrarla.
Le chiedo una risposta al riguardo, oltre che sul fatto specifico da chiarire rispetto al quale mi risulta sia stata aperta una indagine di natura penale. Glielo chiedo, signor sottosegretario, perché mi
Oltre alle misure che nel caso specifico il Ministero della giustizia intende prendere, vorrei sapere quali direttive intende dare (tramite regolamenti o circolari) ai direttori delle carceri perché si vigili nel modo dovuto sul rispetto della funzione del parlamentare e sui limiti in cui essa può essere esercitata.
Signor sottosegretario, abbiamo la possibilità di entrare nelle carceri per conoscere le condizioni in cui vivono i detenuti, ma non abbiamo titolo ad interferire - come lei sa - sulle vicende giudiziarie ed acquisire informazioni sulle stesse; tanto meno, possiamo entrare nelle carceri con giornalisti per portare all'esterno, in forma surrettizia, delle interviste. In conclusione, oltre a documentarmi su quali siano stati o quali saranno i provvedimenti del Governo su quel fatto increscioso, vorrei sapere quali siano le direttive generali che il Governo intende impartire.
La giornalista in questione è venuta così a contatto con i cinque indagati per l'omicidio della minore Graziella Mansi, senza tuttavia effettuare nell'occasione - secondo quanto relazionato dallo stesso direttore della casa circondariale - alcuna intervista sui fatti per i quali erano in corso le indagini a carico dei predetti detenuti. Sennonché, il giorno successivo, il quotidiano Libero pubblicava un ampio articolo a firma della stessa giornalista, nel quale si riportavano diverse dichiarazioni da lei evidentemente raccolte nel corso della visita.
In merito a tale vicenda, la procura della Repubblica di Trani ha avviato un procedimento penale a carico della giornalista, per gli ipotizzati delitti di falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale o sulle qualità personali proprie o di altri, tuttora in fase di indagini preliminari.
Quanto al contenuto del citato articolo, l'organo inquirente ha comunque comunicato che non sono emersi allo stato elementi per affermare l'esistenza di altri possibili corresponsabili dell'omicidio della piccola Graziella Mansi.
Avendo poi specifico riguardo alla problematica generale dell'accesso ai luoghi detentivi assicurato ai parlamentari e ai loro accompagnatori, va premesso che l'articolo 67 della legge n. 354 del 26 luglio 1975 dispone, per quanto interessa in questa sede, che gli istituti penitenziari possono essere visitati senza autorizzazione dai membri del Parlamento e da coloro che li accompagnano per ragioni del loro ufficio.
Con tale norma il legislatore ha inteso introdurre uno strumento di controllo a garanzia della trasparenza dell'istituzione penitenziaria, allo specifico fine di rendere possibile l'accertamento delle condizioni di vita dei detenuti e degli internati
Va poi segnalato che, al fine di consentire un'applicazione della norma conforme alla sua ratio, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha precisato che essa deve essere intesa nel senso che è richiesta un'effettiva relazione tra le specifiche attribuzioni funzionali proprie della persona dell'accompagnatore e le ragioni che consentono il libero accesso agli istituti penitenziari del soggetto cui tale facoltà è accordata in via primaria. Lo stesso dipartimento ha anche disposto che i richiedenti la visita devono essere identificati e devono rilasciare apposita dichiarazione attestante la propria qualità di accompagnatore e la sussistenza di un rapporto di collaborazione - da ritenersi professionale, stabile e continuativo - con il parlamentare. Si è altresì previsto che gli accompagnatori devono impegnarsi per iscritto a non svolgere, durante la visita, attività giornalistica.
L'articolata disciplina dell'accesso al carcere dei parlamentari e dei loro accompagnatori non ha tuttavia impedito il verificarsi di episodi analoghi a quello illustrato nell'atto ispettivo.
La problematica segnalata dagli onorevoli interroganti merita quindi accurate riflessioni, finalizzate all'adozione di misure atte, sotto il profilo normativo e organizzativo, ad ovviare alle rilevate anomalie e disfunzioni.
Si fa presente che in relazione ad un episodio che si era verificato nel 1998 di diffusione sulla stampa di notizie relative ad una indagine penale in corso, verificatosi successivamente ad una visita effettuata da due parlamentari in un istituto penitenziario, il ministro della giustizia pro tempore ebbe ad interessare direttamente i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato perché esprimessero le proprie valutazioni sull'asserita violazione delle disposizioni di cui all'articolo 67 della legge n. 354 del 1975. Nell'occasione i Presidenti comunicarono di aver richiamato l'attenzione dei predetti parlamentari sui profili connessi all'esercizio della facoltà di visita prevista dal menzionato articolo. Il Presidente della Camera segnalò in specie la necessità che detta facoltà non fosse esercitata in modo tale da comportare oggettivi rischi di intrusione nella sfera di attribuzioni proprie dell'autorità giudiziaria ovvero possibili pregiudizi alle attività di indagine.
Il Ministero della giustizia sta comunque valutando la possibilità di sottoporre la questione all'attenzione dei Presidenti delle Camere, iniziativa che, peraltro, non potrà che tener conto dell'estrema delicatezza della questione, proprio per le sue connessioni con il libero esercizio delle funzioni parlamentari.
È stato possibile che un parlamentare e una giornalista incontrassero detenuti in
Mi sembra che le dichiarazioni del direttore del carcere di Trani debbano essere sottoposte ad un vaglio più stringente, perché, evidentemente, qualcosa non ha colpevolmente funzionato.
Sono pienamente soddisfatto per l'intenzione del Ministero di intervenire al fine di regolare, in modo più stringente, magari con l'aiuto del Presidente della Camera, l'esercizio del diritto del parlamentare di recarsi nelle carceri. Il sottosegretario credo sappia che esiste un rapporto perverso che si stabilisce tra i giornali ed i parlamentari, nel senso che ad alcuni parlamentari viene richiesto, nel caso di arresti eccellenti o particolarmente interessanti per la pubblica opinione, di recarsi in carcere al fine di acquisire elementi per un'intervista, ricevendo in cambio una citazione o una foto in prima pagina. Dato che questo scambio perverso e indecoroso funziona - lo dico perché mi hanno chiesto personalmente di entrare in questo circuito di esibizioni, cosa che ho rifiutato -, mi sembra vi sia un'urgenza di intervenire commisurata alla diffusione del malcostume. Mi auguro quindi che la riflessione che il ministro ha avviato sul tema porti a decisioni a breve tempo. La ringrazio comunque per la risposta fornita.


