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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame della nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2001-2004, trasmessa dal Governo il 30 settembre 2000.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
LUCIO TESTA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la nota di aggiornamento al DPEF relativa agli anni 2001-2004, trasmessa il 30 settembre, il Governo ha adempiuto ad un impegno assunto in occasione dell'esame parlamentare del medesimo documento di programmazione economico-finanziaria a luglio. In quella sede, il Governo aveva preannunciato il successivo aggiornamento di alcuni elementi contenuti nel documento stesso, stante l'impossibilità alla data di presentazione del DPEF...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Testa.
LUCIO TESTA, Relatore. La relazione è molto breve, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sì, lo so.
LUCIO TESTA, Relatore. ...stante l'impossibilità alla data di presentazione del DPEF a luglio dei dati relativi all'entità del gettito tributario, in considerazione del differimento del termine per il versamento delle imposte nel frattempo intervenuto.
misure di sgravio fiscale, fermi restando i vincoli derivanti dal programma di stabilità valutati positivamente dalle autorità comunitarie.
2001 al 30 giugno 2001, la misura delle aliquote delle accise allo scopo di compensare l'incidenza sul livello di inflazione dell'andamento dei prezzi internazionali del petrolio. Disposizioni vertenti sulla medesima materia e di contenuto parzialmente coincidente sono poi contenute nel disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 268 del 2000, emanato il 30 settembre scorso.
PRESIDENTE. Molte grazie, onorevole Testa.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, mi riservo di intervenire successivamente, al termine della discussione.
PRESIDENTE. Sta bene.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, abbiamo appena ascoltato una grande esaltazione della politica fiscale e di bilancio di questi quattro anni, che si è concretizzata soprattutto nel pieno dispiegamento delle riforme fiscali che si sono tradotte in un grande aumento del gettito tributario. Peccato che lo stesso Governo non abbia dimostrato una così grande fiducia nel dispiegamento di queste politiche, visto che si è trovato assolutamente impreparato, per la seconda volta consecutiva, e costretto a ricorrere ad una nota di aggiornamento al fine di recepire, all'interno della programmazione economico-finanziaria, questi gettiti.
a mo' di giustificazione, all'epoca del documento di programmazione economico-finanziaria e che hanno trovato una risposta, per la verità molto parziale, in sede di nota di aggiornamento: una, per esempio, è relativa alla spesa sanitaria delle «regioni cattive», che probabilmente per motivi assolutamente strumentali e politici, in una determinata fase storica, era stata fatta balenare. All'epoca, conveniva mettere sul banco degli imputati le regioni, dato che qualcuno ravvisava tendenze fin troppo federaliste, per cui l'andamento della spesa sanitaria delle regioni era diventato il «bau bau» della finanza pubblica. Tutto ciò veniva in qualche modo evidenziato nel documento di programmazione economico-finanziaria e si rinviava a settembre per maggiori delucidazioni in proposito.
E allora, credo di poter dire che le misure che hanno prodotto risultati strutturali non siano poi così tanto strutturali. Il nostro sospetto è che le previsioni iniziali per quanto riguarda le entrate siano state, magari volutamente, sottostimate per creare una riserva elettorale a disposizione del Governo, da utilizzare effettivamente nell'imminenza delle elezioni. Ebbene, se fosse vero questo nostro sospetto, che qui ribadiamo, evidentemente verrebbe meno l'ipotesi della strutturalità, che garantirebbe la proiezione della riduzione della pressione fiscale, che ovviamente è condivisibile sull'orizzonte temporale fino al 2004.
assolutamente improprio, perché si tratta solamente di una restituzione di quello che è stato prelevato, con effetti redistributivi. Di quest'ultimo aspetto sarebbe opportuno discutere, perché il Governo ha deciso di fare ciò che la politica dovrebbe fare, cioè redistribuire in modo diverso le risorse: sono state previste più tasse a carico di alcuni, al fine di ridurre quelle a carico di altri. Pertanto, non si può parlare in modo assoluto e indifferenziato di riduzione delle imposte: si tratta di una restituzione con alcune finalità di carattere redistributivo e di tipo politico.
PRESIDENTE. Ha ancora dieci minuti a disposizione.
GIANCARLO GIORGETTI. Ho sentito suonare la campanella. Il fuso orario...
PRESIDENTE. Il fuso orario dopo una settimana è grave per lei, onorevole Giorgetti. Ho solo spostato un foglio.
GIANCARLO GIORGETTI. Vi sono, quindi, 26.800 miliardi di entrate fiscali, a fronte di riduzioni e sgravi per 22.400 miliardi, anche se dalle misure puntuali previste nella finanziaria non si riesce ancora a capire esattamente se queste siano le cifre.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, con la nota di aggiornamento in discussione si
conclude una fase significativa dell'interminabile soap opera della gestione della finanza pubblica nel nostro paese. Mi piace iniziare il mio intervento ricordando la mia dichiarazione di voto sul DPEF nella seduta del 27 luglio 2000, allorquando ebbi a definire il documento approvato un «non documento relativo ad una non politica economica» da parte di un Governo di sinistra abituato a disegnare scenari virtuali utili solo a somministrare l'unica specialità della casa che è la produzione di aria fritta, fondata su slogan pubblicitari ed effetti annunzio, privi di qualunque ricaduta reale o, peggio, aventi ricaduta reale sul tessuto economico del paese esattamente opposta a quella annunciata. Infatti, per la prima volta lo scorso luglio la Camera si era trovata nell'incredibile situazione di discutere ed approvare un documento privo di quantificazione economica... Presidente, le faccio notare che il ministro del tesoro ancora una volta, quando parla l'opposizione, abbandona l'aula. Questo è un atteggiamento irrispettoso, irriguardoso e scorretto da parte del responsabile del ministro dell'economia (Applausi del deputato Giuliano).
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Il ministro del tesoro ha due orecchie!
NICOLA BONO. Prendo atto che è in aula.
PRESIDENTE. Dove lo vuole lei?
NICOLA BONO. Lo voglio in aula ad ascoltare.
ragioneria generale dello Stato, agli apparati amministrativi dei Ministeri delle finanze e del bilancio, con possibilità di utilizzare entità pubbliche e private specializzate nella quantificazione economica e nelle analisi finanziarie - possa presentarsi agli occhi del paese e del Parlamento dicendo, nel mese di luglio di un qualunque anno, che aspetta di conoscere l'esito dell'autotassazione per avere contezza di quanto potrà essere incassato.
una macchina fiscale devastante per il sistema economico, che ha prodotto e produce entrate esagerate, colpendo anche redditi lordi. In altre parole, se il maggiore introito fiscale fosse davvero dipeso dalla lotta all'evasione e quindi il maggiore incasso fosse dovuto realmente all'imposizione su redditi che erano sfuggiti alla macchina fiscale, ci troveremmo davanti ad un fatto corretto e condivisibile; invece siamo in presenza di un errore voluto di esasperata tassazione che, con la scusa del risanamento e quindi chiedendo ai contribuenti italiani uno sforzo di concorso apparentemente proporzionato all'obiettivo, ha invece determinato risultati di gran lunga superiori a quelli annunciati, consentendo al regime di restituire graziosamente una parte di ciò che era stato sottratto in precedenza e, soprattutto, di continuare a finanziare la crescita esponenziale della spesa, che è il vero tallone d'Achille di una coalizione di Governo incapace di controllare i flussi di spesa sempre più devastanti. Che sia così non si deduce solo dalla dichiarazione di parificazione del consuntivo del 1999 da parte della Corte dei conti (che ha eccepito come, ad esempio, le procedure di accertamento tributario e quindi quelle finalizzate alla lotta all'evasione abbiano registrato una diminuzione di rendimento piuttosto che un incremento), ma anche e soprattutto dal fatto che basta andare a considerare gli elementi costitutivi della riforma fiscale per rendersi conto di come tutta una serie di norme abbia colpito in maniera generalizzata gli imponibili lordi - come è il caso, ad esempio, dell'IRAP - o abbia addirittura determinato una duplicazione di imposizioni fiscali o si sia articolata con una rimodulazione delle aliquote, come per esempio quelle dell'IRPEF, o abbia dato vita a norme cosiddette antielusive che nella maggior parte dei casi hanno colpito redditi prima esenti, come è avvenuto per la minore detrazione delle spese mediche.
era ben diversa da quella che era stata alla base del ritocco e della deroga concessa dall'Unione europea. I dati dimostravano che malgrado il PIL fosse addirittura attestato, alla fine del 1999, ad un misero 1,4 per cento, tale riduzione era tuttavia accompagnata da un più forte contenimento del rapporto debito-PIL che invece del previsto valore del 2,4 per cento, scendeva addirittura all'1,9, perfino un decimo di punto in meno rispetto agli obiettivi programmati.
crescita sarebbe stata maggiore e avrebbe accompagnato, grazie al gioco degli stabilizzatori automatici di bilancio, una maggiore occupazione con un più elevato livello di dividendo fiscale.
più bassi, con la costante minaccia del tasso di inflazione più alto tra quelli dei paesi membri, tasso che, con le nostre dimensioni del debito pubblico, crea una miscela esplosiva; del fallimento delle politiche del riequilibrio o della lotta alla disoccupazione, condotta con la modifica dei criteri di rilevazione dell'ISTAT e con il ricorso ai parasubordinati e ai precari costituzionali che, per la sinistra, più che un successo sono la prova dell'inesistenza di una strategia per lo sviluppo.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, quest'anno la nota di aggiornamento al DPEF ha una particolare importanza; tale nota è sempre importante, ma quest'anno la sua rilevanza è accentuata dal fatto che è di particolare rilievo la manovra di finanza pubblica per il 2001, della quale la nota di aggiornamento è un prerequisito decisivo.
LAURA MARIA PENNACCHI. Si evidenzia oggi e diventa estremamente chiara l'efficacia delle misure adottate dai Governi di centrosinistra e sostenute dalla maggioranza di centrosinistra, dal 1996 ad oggi: le misure di riforma fiscale, ma con una grande connessione con tutte le operazioni
di risanamento della finanza pubblica; le misure volte ad incrementare l'efficienza della pubblica amministrazione in generale e dell'amministrazione fiscale in particolare; gli effetti - perché non dirlo esplicitamente? - prodotti in termini di esercizio di maggiore responsabilità che noi oggi registriamo da parte di tutti i contribuenti. Tutto ciò ci porta a dire che siamo di fronte ad un risultato, in termini di emersione e di allargamento della base imponibile, che ha una larghissima coincidenza - a differenza di quanto sostenuto dall'onorevole Giancarlo Giorgetti - con un'azione di lotta all'evasione fiscale che si concepisca prevalentemente in termini non punitivi, ma incentivanti comportamenti corretti e responsabili da parte dei contribuenti. Preciso che questo è un effetto voluto, auspicato e ricercato delle nostre azioni!
una ricompensa, in primo luogo, in termini di maggiore crescita e maggiore incremento dell'occupazione, che sono i benefici di fondo che stiamo conseguendo attraverso l'attivazione del circuito virtuoso di cui ha parlato il ministro Visco martedì, di cui parla la nota di aggiornamento e che mi sembra indubbio che sia in atto e infine, ma non ultimo per importanza per le ragioni che voglio citare, perché l'andamento del ciclo economico internazionale suggerisce la necessità di rafforzare alcune componenti della domanda. Finora la componente trainante è stata quella delle esportazioni, ma è prevedibile che, dato il rallentamento già programmato e in atto della funzione di traino dell'economia statunitense, questa componente conoscerà un certo indebolimento; quindi è fondamentale sostenere la componente che attiene alla capacità di spesa e dunque di reddito delle famiglie.
oggi, è pagato con minore spesa corrente, e non con maggiore pressione fiscale. Questo è un elemento su cui vorrei che si riflettesse.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, i deputati del CCD voteranno contro la nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria. A dir la verità, non vorremmo nemmeno spendere molte parole, in quanto non ci aspettavamo nulla di nuovo rispetto alla discussione, un po' inconcludente e aleatoria, che si è svolta in occasione della presentazione del documento di programmazione economico-finanziaria. Questa nota di aggiornamento segue il canone della discussione di quel documento e quindi mantiene intatti i margini di ambiguità per i quali noi aspettiamo il Governo in sede di discussione della legge finanziaria. In quell'occasione ci attesteremo sulle nostre posizioni sulla base di
una critica che possiamo fin da ora avanzare: mi riferisco al fatto che si riscontrano ambiguità sulla destinazione, sull'origine, sulla natura e sull'entità del bonus fiscale. In sostanza, noi contestiamo - e la nota di aggiornamento, ovviamente, non ci ha chiarito i dubbi in questo senso - che il bonus fiscale più che da un aumento della base imponibile derivi da fattori occasionali, legati all'andamento del prodotto interno lordo, all'andamento dell'inflazione. Ci auguriamo - perché altrimenti sarebbe una cosa molto grave - che la nota di aggiornamento non derivi invece da una manovra furbesca, da una sottostima delle previsioni di entrata formulate in precedenza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole dei deputati socialisti sulla risoluzione presentata dal collega Mussi e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione del testo scritto del mio intervento in calce al resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza senz'altro.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, lo strumento della nota di aggiornamento dovrebbe essere riservato a situazioni nelle quali intervengono elementi imprevisti nel quadro macroeconomico. Nel caso al nostro esame, siamo di fronte ad una vera e propria ridefinizione dei contenuti della manovra in due punti importantissimi, ridefinizione effettuata però in assenza di mutamenti significativi del quadro macroeconomico. Il che è patologico!
l'entità delle maggiori spese, la quantificazione delle maggiori entrate tributarie, la quantificazione e la scansione temporale delle entrate UMTS.
mento del DPEF al nostro esame modifica il quadro della pubblica amministrazione ma non anche quello del settore statale e quindi ci troviamo un po' sbilanciati rispetto alle informazioni, nel senso che non disponiamo di tutte quelle che sarebbero necessarie; la legge n. 468 del 1978 prescrive che il DPEF e le note di aggiornamento debbano essere predisposte in un certo modo, devono cioè comprendere entrambi i quadri della pubblica amministrazione e del settore statale.
LUCIO TESTA, Relatore. Ci sono gli 8 mila miliardi.
GUIDO POSSA. No, gli 8 mila miliardi sono un'altra cosa: sono una minore spesa e non una riduzione della pressione fiscale; non c'entrano nulla con la pressione
fiscale. La nota di aggiornamento non indica alcuna variazione del quadro macroeconomico di riferimento, ma il tasso di inflazione, signor sottosegretario, nel 2001 sarà certamente maggiore dell'1,7 per cento previsto dal DPEF. Attualmente viaggiamo su un tasso di inflazione prossimo al 2,6 per cento.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Se aumenta il PIL nominale, aumenta anche l'entrata!
GUIDO POSSA. Certo.
al conseguimento degli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica indicati dalle leggi finanziarie; qualora quelle entrate fossero eccedenti rispetto a questo obiettivo, possono essere impiegate in modo diverso. Ebbene, vedremo in dettaglio come proseguire su questo versante nel momento in cui si tratterà di approvare il disegno di legge di assestamento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.
DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce della lettura e dell'analisi della nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria, presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri, non posso che condividerne, a nome del gruppo dell'UDEUR, i contenuti. Vorrei sottolineare ancora una volta la correttezza dell'indirizzo di politica economica intrapreso durante questa legislatura e gli effetti estremamente positivi che sono derivati da tale scelta.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentati del Governo, credo che nell'esaminare questa nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria dobbiamo senza trionfalismi e autocelebrazioni rivendicare il percorso compiuto in questi anni perché ha prodotti risultati tangibili e concreti, attraverso una politica economica che ha portato l'Italia ad incardinarsi insieme alle altre nazioni europee nel processo di creazione della moneta unica.
STEFANO BASTIANONI. Sicuramente anche le nostre imprese se ne potranno avvantaggiare non solo in virtù di un cambio vantaggioso dell'euro che incrementa l'esportazione, ma anche per una migliore competitività ottenuta con agevolazioni fiscali, ristrutturazioni, investimenti e misure che abbattono il costo del lavoro e favoriscono nuova occupazione. Sono misure concrete che vanno nella direzione di uno sviluppo e di una crescita del nostro paese. Sono elementi tangibili per comportano la diminuzione del tasso di disoccupazione (siamo passati da circa il 12 per cento al 10 per cento). È inoltre diminuito il costo del denaro e molte famiglie hanno potuto acquistare o ristrutturare la prima casa.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Di Capua, al quale ricordo che dispone di cinque minuti. Ne ha facoltà.
FABIO DI CAPUA. Ne utilizzerò anche meno, Presidente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Volontè.
LUCA VOLONTÈ. In seguito alle osservazioni formulate nella seduta della Commissione bilancio del 3 ottobre, il Governo ha trasmesso una nota tecnica sulle motivazioni di tale revisione.
minore, dall'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi. Il Governo stima, pertanto, un incremento complessivo ascrivibile a fattori di natura strutturale di 8.000 miliardi per il 2000.
PRESIDENTE. Lo supponevo.
Ricordo che, per l'esame della nota, l'articolo 118-bis, comma 4, del regolamento, prevede un dibattito limitato con l'intervento di un deputato per ciascun gruppo. Sono altresì riservati i tempi per gli interventi di un deputato per ciascuna delle componenti del gruppo misto, che ne facciano richiesta, nonché dei deputati che intendano esprimere posizioni dissenzienti dai rispettivi gruppi.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Testa.
Colleghi, uscite se dovete uscire! Colleghi, per piacere!
Onorevole Lembo, per cortesia, onorevole Lembo, onorevole Lembo, per cortesia!
Onorevole Saponara, per piacere!
Colleghi, se dovete uscire, almeno affrettatevi!
Prego, onorevole Testa.
La nota di variazioni provvede a fornire un quadro pressoché esauriente dell'andamento del gettito tributario, costituendo un presupposto imprescindibile per un'accurata valutazione del disegno di legge finanziaria per il 2001.
La nota di aggiornamento non prospetta variazioni al quadro macroeconomico internazionale e nazionale e restano, quindi, immutate le previsioni originariamente contenute nel DPEF.
Nell'ambito del quadro macroeconomico delineato nel documento di programmazione economico-finanziaria si stima per il 2000 una crescita del PIL pari al 2,8 per cento; per ciascuno degli anni del periodo di riferimento si indicano gli obiettivi di crescita pari rispettivamente al 2,9 per cento nel 2001 e al 3,1 per cento per ciascuno dei tre anni successivi.
Sul versante delle entrate il documento di programmazione economico-finanziaria prospetta un andamento tendenziale della pressione fiscale (entrate tributarie più contributi sociali) in riduzione dal 42,4 per cento del 2001, al 42 per cento del 2002, al 41,4 per cento del 2003 e al 41,1 per cento del 2004. Sempre con riferimento alle entrate, il documento di programmazione economico-finanziaria affermava che il maggior gettito connesso alla prosecuzione dell'emersione di maggiori imponibili nei comparti delle imposte dirette e indirette sarebbe stato utilizzato a copertura di ulteriori misure di sgravio fiscale.
La nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria, presentata il 30 settembre scorso, rettifica nel quadro tendenziale del conto economico delle pubbliche amministrazioni le previsioni relative alle entrate tributarie. La rettifica è dovuta al fatto che, come è già avvenuto nel 1999, anche nell'anno in corso si è registrato un gettito tributario ampiamente superiore alle previsioni.
Il Governo ritiene che l'andamento delle entrate tributarie abbia un carattere strutturale e non occasionale e per questo comporti una revisione delle stime delle entrate a legislazione vigente per gli anni 2001 e successivi contenuto nel DPEF. L'incremento delle previsioni tendenziali riguardanti le entrate tributarie si traduce in un incremento di pari entità dell'avanzo primario a legislazione vigente.
Il Governo, peraltro, dichiara di voler mantenere inalterati gli obiettivi programmatici indicati nel documento di programmazione economico-finanziaria 2001-2004 in termini di avanzo primario e saldo complessivo (indebitamento-accreditamento netto) del conto delle pubbliche amministrazioni, poiché intende destinare le maggiori entrate a legislazione vigente a
In sostanza, l'incremento non dipenderebbe da fattori contingenti, quali la situazione congiunturale dell'economia, in quanto ascrivibile «al successo della riforma fiscale introdotta negli anni scorsi nonché al rigore osservato nella gestione del bilancio». I fattori decisivi sarebbero costituiti, per un verso, dalla progressiva attuazione delle diverse modifiche, intervenute a partire dal 1996, alla normativa fiscale e, per l'altro, dalla politica di risanamento della finanza pubblica che avrebbe avviato una «spirale virtuosa capace di consentire il liberarsi di risorse». I due fattori hanno concorso nel determinare un recupero di gettito «superiore a quello derivante dalla crescita del PIL». Tale ultimo riferimento, in particolare, fa supporre che il maggior gettito previsto nella nota non derivi dall'andamento generale dell'economia del paese. L'entità dell'aumento risultante dai dati relativi all'anno in corso e il carattere strutturale nell'incremento del gettito imporrebbero, pertanto, un aggiornamento delle stime delle entrate anche per gli anni futuri.
Va in proposito segnalato che il disegno di legge di assestamento del bilancio 2000, come approvato dal Consiglio dei ministri, presentava una variazione in aumento delle previsioni relative alle entrate tributarie (al netto delle regolazioni contabili) pari a 29.910 miliardi in termini di competenza e a 16.660 miliardi in termini di cassa. A questi dati vanno poi aggiunti gli ulteriori importi evidenziati nell'emendamento governativo, votato dall'Assemblea del Senato nella seduta del 4 ottobre 2000, con il quale sono state aumentate le previsioni relative alle entrate tributarie per un importo complessivo di 13.800 miliardi, sia in termini di competenza sia in termini di cassa.
Tenuto conto del maggior gettito registrato nel 2000, la nota di aggiornamento prevede un incremento delle previsioni tendenziali delle entrate, per il periodo 2001-2004, così quantificato: per l'anno 2001, 26.800 miliardi; per l'anno 2002, 35.100 miliardi; per l'anno 2003, 38.200 miliardi; per l'anno 2004, 42.000 miliardi.
A differenza di quanto previsto nel disegno di legge di assestamento e nello stesso emendamento presentato dal Governo, la nota di aggiornamento non contiene un quadro puntuale dell'andamento dei singoli tributi, in quanto fa riferimento esclusivamente all'IRPEF, all'IRPEG e all'IVA.
Il Governo ha peraltro fornito alla Commissione bilancio, nel corso dell'esame della nota in argomento, elementi integrativi di informazione e di dettaglio che si sono rivelati pienamente idonei ad assicurare alla Commissione medesima un quadro conoscitivo completo e puntuale delle motivazioni poste a base delle stime contenute nella nota di aggiornamento.
Per quanto concerne specificamente il contenuto della nota di aggiornamento sul punto in questione, con riferimento alle imposte sui redditi, la nota sottolinea che il gettito derivante dalle liquidazioni e dai versamenti effettuati fino alla metà di settembre evidenzierebbe una crescita notevole rispetto alle previsioni contenute nel disegno di legge di assestamento.
Analoghe considerazioni vengono svolte con riferimento all'IVA. Tali scostamenti vengono ricondotti «in massima parte» all'emersione di imponibili. Con specifico riferimento all'IVA, si ammette pure che avrebbe svolto un «qualche ruolo» il maggior gettito derivante dall'aumento del prezzo dei prodotti petroliferi. Peraltro, a tale ultimo proposito, la nota si preoccupa di precisare che sarebbe stato rivisto al ribasso (presumibilmente, in sede di predisposizione dell'emendamento al disegno di legge di assestamento, in assenza di ulteriori precisazioni nel testo in esame), il gettito dell'imposta di fabbricazione sugli oli minerali, alla luce delle disposizioni adottate allo scopo di contenere il prezzo al consumo dei prodotti petroliferi.
Segnala infine che il disegno di legge finanziaria per il 2001 contiene un articolo con il quale si provvede a ridurre, per il periodo compreso dal 1o gennaio
In sostanza, la nota riconduce «in massima parte» l'incremento di gettito registrato, almeno con riferimento alle imposte sui redditi e all'IVA, ai risultati raggiunti, in materia di lotta all'evasione fiscale, grazie al recupero di base imponibile dovuto al successo della riforma fiscale introdotta negli anni scorsi, che ha consentito un recupero di gettito superiore a quello derivante dalla crescita.
Nella nota di aggiornamento si dichiara, come ricordato in precedenza, che le maggiori entrate e, di conseguenza, il maggiore avanzo primario a legislazione vigente, verranno utilizzati per interventi di sgravio fiscale da includere nella manovra di finanza pubblica per il 2001 che, principalmente a causa dell'incertezza sulle previsioni di entrata, nel documento di programmazione economico-finanziaria 2001-2004 nel mese di luglio non era delineata.
La manovra è costituita da interventi espansivi di sostegno allo sviluppo, che comprendono, oltre che misure di riduzione fiscale, misure di sostegno alle spese in conto capitale e maggiori spese correnti.
Secondo quanto previsto nella nota di aggiornamento, le riduzioni fiscali ammonterebbero a 22.400 miliardi nel 2001, 30.500 miliardi nel 2002, 33.500 miliardi nel 2003 e 35.000 miliardi nel 2004.
Le misure di sostegno alle spese in conto capitale (compreso il credito d'imposta per gli investimenti) sarebbero pari a 3.800 miliardi nel 2001, 7.500 miliardi nel 2002, 9.500 miliardi nel 2003 e 7.500 miliardi nel 2004.
Le maggiori spese correnti, nelle quali sono comprese anche le spese relative ai rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, inciderebbero per 6.400 miliardi nel 2001, 7.200 miliardi nel 2002 e 7.500 miliardi sia nel 2003 che nel 2004.
Il finanziamento del complesso degli interventi espansivi avrebbe luogo non solo mediante l'aumento delle entrate tributarie, ma anche mediante misure correttive degli andamenti tendenziali relative ad altre voci del conto delle pubbliche amministrazioni.
La nota non contiene al riguardo indicazioni qualitative sugli interventi che saranno adottati, ma quantifica l'impatto finanziario delle misure correttive in 8.000 miliardi per ciascuno degli anni del periodo 2001-2004.
In conclusione, la nota contiene la concreta evidenziazione degli effetti positivi prodotti dalla politica di bilancio e tributaria perseguita nel corso degli ultimi anni dall'attuale maggioranza, che ha consentito di realizzare l'obiettivo di un risanamento strutturale della finanza pubblica e di avviare una coerente politica di riduzione della pressione fiscale a vantaggio delle diverse categorie di contribuenti. Per questo motivo, condividendo gli obiettivi e gli impegni già definiti nella risoluzione di approvazione del documento di programmazione economico-finanziaria relativo agli anni 2001-2004, non si può che esprimere una valutazione largamente positiva sui contenuti della nota (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo - Congratulazioni).
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
Partiamo da alcune questioni di carattere procedurale, se vogliamo anche regolamentari, che arrivano dritte dritte dalla procedura seguita con l'approvazione del documento di programmazione economico-finanziaria che, in modo assolutamente prevedibile, rinviava ad una nota di aggiornamento che quindi ha svuotato di contenuto il documento e anche la discussione tenutasi nel mese di giugno, per concentrarla poi su una nota di aggiornamento assolutamente scarna, e povera di contenuti, da discutere in tempi rapidi e ovviamente assorbita poi della discussione contingente della legge finanziaria.
A ciò si è poi aggiunto un procedere confuso del Governo, vuoi con il ritardo nella presentazione al Parlamento dei documenti di bilancio, che probabilmente ha tratto spunto da un assestamento in corso d'opera, anche con riferimento ai contenuti, di cui si sta valutando proprio in queste ore l'effettiva riconducibilità, a termini di legge, alla legge finanziaria; vuoi con un sovrapporsi nelle due Camere della misura e dell'aggiornamento del disegno di legge di assestamento di bilancio e con l'emanazione del decreto-legge che dovrebbe trovare copertura nello stesso assestamento, peraltro non ancora approvato; vuoi con le due diverse versioni della nota di aggiornamento che, rispetto all'originaria versione trasmessa al Parlamento il 30 settembre, è stata poi integrata a causa di un errore intervenuto nel frattempo. Quindi, questo dimostra quantomeno una certa imperizia e una certa improvvisazione per quanto riguarda il rispetto sia delle procedure formali sia di quelle sostanziali.
Per venire poi alle considerazioni che sono state svolte, mi riferisco soprattutto alla relazione, perché commentare la nota di programmazione in se stesso è effettivamente molto difficile essendovi pochissimi elementi, dobbiamo porre l'attenzione e ci dobbiamo affidare al dibattito in Commissione e alle relazioni orali e scritte del sottosegretario Solaroli e del relatore di maggioranza Testa per riuscire a capire e a districarsi in questa nota di aggiornamento.
La questione fondamentale credo che risieda sul concetto di strutturalità o di congiunturalità di questi aumenti di gettito. L'argomentazione che è stata ripresa con grande enfasi perché ha anche un significato politico molto preciso è stato quello che il recupero di gettito deriva da un allargamento della base imponibile, dalla lotta all'evasione fiscale, anche se peraltro si lascia uno spiraglio aperto, non precisamente quantificato, come «margine di riserva» per altre questioni.
Dovremmo intenderci bene, allora, su cosa s'intende per recupero di base imponibile e lotta all'evasione fiscale, perché le due cose sono sostanzialmente diverse. Se si parla di lotta all'evasione fiscale, evidentemente, si fa riferimento a caratteristiche di natura strutturale proprie soltanto del lunghissimo periodo; per quanto riguarda l'allargamento della base imponibile, invece, non vorremmo che ci si riferisse a misure che propriamente gradite alla popolazione non sono, come la doppia imposizione ovvero l'indetraibilità di numerose imposte che sono state introdotte via via con le successive riforme di questa legislatura.
Se vogliamo, quindi, può esservi un giudizio positivo con riferimento alla lotta all'evasione, ma altro è il discorso relativo all'allargamento della base imponibile, che a nostro avviso presenta elementi assolutamente discutibili. Vi sono peraltro alcune questioni che erano state introdotte,
Ora, nella nota di aggiornamento, non troviamo assolutamente alcun cenno alla questione e, in modo indiretto, possiamo fare riferimento al disegno di legge finanziaria e alle relative informazioni apparse sulla stampa per intuire che dovrebbe partire un meccanismo di ritorsione nei confronti delle regioni deficitarie o in disavanzo rispetto agli obiettivi assegnati. Ciò che vogliamo assolutamente sottolineare oggi, comunque, è che la polemica di prima dell'estate era assolutamente strumentale ed aveva fondamentalmente finalità politiche: credo che questo sia assolutamente dimostrato dal comportamento del Governo, che è agli atti.
Un'altra questione che aveva ampiamente occupato il dibattito in occasione dell'esame del documento di programmazione economico-finanziaria era quella della destinazione dei proventi relativi alla cessione delle licenze UMTS e dei criteri di contabilizzazione ai fini del bilancio dello Stato. Al riguardo, all'epoca era stato sollevato un caso politico, anche da noi dell'opposizione, perché la Camera aveva approvato una mozione molto precisa con riferimento alla destinazione degli introiti delle licenze UMTS ed erano poi sopravvenute due distinte risoluzioni sul documento di programmazione economico-finanziaria al Senato e alla Camera. Mentre alla Camera, evidentemente per un certo pudore, la maggioranza evitava precisi riferimenti al famoso 10 per cento destinato alla società dell'informazione, invece al Senato si procedeva in quel senso.
Poiché nel documento di programmazione economico-finanziaria, molto precisamente, come gli uffici hanno documentato, veniva esplicitamente dichiarato che soltanto in sede di nota di aggiornamento si sarebbe potuta indicare un'ipotesi di quantificazione degli incassi, quanto meno in linea di massima (al riguardo, possiamo capire l'eventuale obiezione del Governo circa il fatto che la procedura è partita ma è estremamente difficile quantificare gli introiti), volevamo comunque capire esattamente (e ciò poteva avvenire in questa sede) quale fosse la scansione temporale e quali i criteri per la contabilizzazione dei proventi. Anche su questo, direi che la nota di aggiornamento viene meno ad una delle ragioni fondamentali per le quali era stata annunciata nel mese di giugno.
Un'altra questione di carattere tecnico riguarda la previsione della spesa per gli interessi. È stato detto e ribadito anche in Commissione che, nonostante i diversi atteggiamenti e le diverse indicazioni che sono venute sia dai mercati sia dagli istituti internazionali (che talvolta hanno sovrastimato altra volta hanno sottostimato le previsioni del Governo), si è alla fine deciso di mantenere inalterate queste previsioni macroeconomiche inserite nel documento di programmazione economico-finanziaria. Tuttavia, innegabilmente un fatto si è verificato in questi mesi: mi riferisco alla tendenza al rialzo dei tassi di interesse sui mercati internazionali, che è assolutamente oggettiva. Di conseguenza, il permanere dell'ammontare della spesa per gli interessi tale e quale a quello previsto nel mese di giugno sembra piuttosto incongruo, soprattutto se si pensa che nel 2001 viene prevista in modo assolutamente immotivato una riduzione di 2 mila miliardi per la spesa per gli interessi.
Ma c'è di più. Il nostro sospetto è stato avvalorato nel momento in cui il professor Giarda, ieri in Commissione, ha pronunciato un discorso non dico confuso - perché la confusione, quando è propria del professor Giarda, sottintende altre cose - sull'attendibilità dei dati forniti da diverse istituzioni e, dunque, sulla coerenza complessiva del momento in cui si vengono ad aggregare e ad utilizzare questi dati. In particolare, segnalo una indicazione - che peraltro non è stata richiesta e quindi ci preoccupa assai - secondo la quale (cito testualmente) «taluni tra i più significativi aggregati contabili, quali quelli relativi ai conti della pubblica amministrazione» - che tutti noi sappiamo essere quelli determinanti ai fini dei vincoli dei parametri comunitari e che tra l'altro sono gli unici indicati nella nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria, trascurando quelli del settore statale e quelli del bilancio dello Stato, che pure erano stati enunciati e dovevano essere contenuti - «non vengono attualmente forniti direttamente dal Governo ma sono il frutto delle elaborazioni dell'ISTAT, effettuate sulla base di algoritmi, dei quali non è possibile garantire la piena funzionalità».
Allora, non vorrei che il linguaggio criptico usato dal sottosegretario sottintendesse una qualche riserva mentale, una qualche cautela rispetto ai dati che siamo chiamati a discutere e che sono stati attribuiti dal Governo e dalla maggioranza al successo delle politiche condotte in questi ultimi quattro anni di Governo.
E veniamo ad alcune valutazioni più direttamente politiche. Praticamente, si ritiene che le riduzioni fiscali attuate e le altre misure indicate, aumentando il reddito disponibile, soprattutto delle famiglie, aumentino la domanda e quindi abbiano un riflesso positivo sull'offerta da parte delle imprese. Il problema è che questa assunzione si scontra purtroppo con una evidenza che ci preoccupa moltissimo: ultimamente, la domanda di consumo si è rivolta fondamentalmente a prodotti del mercato domestico che però vengono importati. Ciò perché la nostra industria e la nostra economia, soprattutto per quanto riguarda i settori ad alta tecnologia e a tecnologia avanzata, che sono quelli fortemente richiesti oggi, sono completamente prive di presidi nazionali. Il riflesso di tutto questo risulta già dalle statistiche di istituti quali Bankitalia, soprattutto a proposito dei beni importati che sono quelli preferiti dalle famiglie.
Forse in questa analisi manca un aspetto essenziale, cioè l'importanza fondamentale delle aspettative del consumatore. Credo si tratti di un tema fondamentale, soprattutto in coincidenza con una legislatura che va a concludersi, con promesse che purtroppo - o per fortuna - hanno uno spazio temporale limitato da qui alla fine della legislatura e con un Governo in cui il Presidente del Consiglio in carica è stato sostanzialmente delegittimato dalla sua stessa maggioranza, che, visto il modo in cui ha lavorato, non intende proporlo per la prossima tornata elettorale.
Premesso che non sappiamo, e non abbiamo la possibilità di conoscere, almeno stando alla nota di aggiornamento, in che cosa si sostanzino queste misure correttive di carattere strutturale, pari a 8 mila miliardi e distribuite in quattro anni, la questione fondamentale che vorrei qui richiamare è la restituzione del bonus fiscale.
A questo proposito credo si possa dire che parlare di riduzione di imposte è
Non solo: non è neppure vero che tutto ciò che viene introitato in più in termini di gettito fiscale venga anche restituito e ciò è assolutamente verificabile attraverso un mero calcolo aritmetico, perché, ad esempio, per quanto riguarda il 2001, a fronte di 26.800 miliardi di maggiori entrate fiscali, ne vengono restituiti sotto forma di sgravi fiscali, almeno stando al documento di programmazione economico-finanziaria... quanto manca, Presidente? Avevo mezz'ora.
Non vale neppure la giustificazione che una parte va anche «pescata» nei crediti di imposta, perché i crediti di imposta per gli investimenti per il 2001 vengono stimati dal Governo nella sua relazione tecnica in 1.800 miliardi. Di conseguenza, ancora nel 2001 si registra un aumento di entrate fiscali a carico dei contribuenti per 2.600 miliardi. Questa differenza si attenua poi nel 2002, quando i miliardi in più a carico dei cittadini ammontano «soltanto» a 600.
Quindi, non vi è alcuna riduzione di imposte, anzi vi è sicuramente un aumento nel 2001 di circa 2.600 miliardi. Vi sono poi gli effetti redistributivi voluti dal Governo, che valuteremo durante l'esame della finanziaria in quanto oggi, in base al documento di programmazione economico-finanziaria, non abbiamo gli elementi per dire qualcosa in proposito.
Passo all'ultima questione. La certezza che questa manovra abbia un carattere esclusivamente elettoralistico è rafforzata dai dubbi manifestati circa la predisposizione dei dati e soprattutto dal fatto che, contrariamente a quanto indicato nel DPEF nel mese di giugno, negli anni 2002 e 2003, al fine di rispettare gli impegni posti in sede comunitaria, si renderanno necessarie manovre correttive. È una previsione - lo ripeto - non contenuta nel documento di programmazione economico-finanziaria, mentre in questo documento è previsto che nel 2002 - quindi se ne dovrà occupare il prossimo Governo - dovrà essere predisposta una manovra correttiva di 6 mila miliardi. La nostra sensazione è che il brillante atteggiamento del Governo nell'ultimo scorcio del 2000 sulle previsioni relative al 2001 venga offuscato dai documenti da esso predisposti che prevedono la necessità di una manovra correttiva relativa agli anni 2002 e 2003.
Tutto ciò è scritto e mi auguro che il Governo dica qualcosa in proposito. Per questo motivo il gruppo della Lega nord Padania non voterà a favore della risoluzione della maggioranza nella speranza che venga approvata quella proposta insieme agli altri gruppi della Casa delle libertà (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia, di Alleanza nazionale e misto-CCD).
Come dicevo, era un documento privo di quantificazione economica che rinviava la sostanza della futura manovra alla predisposizione, secondo noi illegittima, della nota di aggiornamento del DPEF. L'illegittimità era determinata dalla valutazione circa la correttezza delle disposizioni regolamentari che presiedono all'approvazione e alla predisposizione della nota di aggiornamento la quale, per esplicita dichiarazione dell'articolo 118-bis, comma 4, del regolamento, può essere redatta unicamente in presenza di eventi imprevisti. Quale fosse a luglio l'evento imprevisto non era dato sapere. A luglio il Governo si è trincerato dietro la non conoscenza dell'importo del cosiddetto bonus fiscale utilizzato, peraltro, per tutta l'estate per lanciare fantasmagoriche e scoppiettanti, quanto balzane e prive totalmente di contenuto, ipotesi di utilizzo dello stesso. Se avessi tempo rileggerei, per il sollazzo della Camera, le centinaia di dichiarazioni di ministri e sottosegretari, oltre che di autorevoli esponenti della maggioranza, che ci hanno detto di tutto e di più circa il possibile potenziale utilizzo di quel fantomatico dividendo fiscale, pretendendo di far passare il principio che la non conoscenza equivalesse ad un evento imprevisto. Così non è, perché l'evento imprevisto è quello che capitò, per esempio, in occasione della discussione del disegno di legge finanziaria per il 1992 con la famosa crisi dello SME, che comportò, allora, l'onere di prendere atto della svalutazione della lira e, quindi, di uno scenario economico e valutario totalmente diverso rispetto a quello che aveva dato origine alla previsione economica originaria; ovvero, l'ipotesi che si verificò nel 1996, quando il Governo decise di raddoppiare la manovra finanziaria di quell'anno, in ragione della presa d'atto - dopo il viaggio di Prodi in Spagna - che non poteva essere concessa una proroga al percorso di convergenza nell'unione monetaria.
Quel che invece è accaduto quest'anno è una cosa completamente diversa: il Governo si è rifiutato di fare quello che per mestiere è tenuto a fare, ovvero valutazioni e previsioni di ordine economico, in modo da guidare il paese in direzione degli obiettivi fissati. Cosa c'è dietro questa pervicace volontà del Governo di rifiutare ogni ipotesi di quantificazione del bonus fiscale? È questo il vero nodo da sciogliere per capire che cosa sta accadendo realmente nel nostro paese. Appare, infatti, incredibile che il Governo con tutte le sue strutture - dalla
Il minimo che avrebbe dovuto fare un Governo serio - ma, aggiungerei, anche in buona fede - era elaborare una previsione di maggiori incassi fiscali e, già in sede di approvazione del DPEF, indicare (per quelle entità di disponibilità finanziarie) le ipotesi di possibile utilizzo, salvo poi, a consuntivo, accertare l'eventuale scostamento e procedere ai ritocchi del caso.
La decisione di procedere diversamente è stata motivata dalla volontà di non decidere a luglio come dividere il dividendo fiscale, essendo al tempo stesso la maggioranza divisa su tutto e impossibilitata a trovare una linea comune sulla delicata questione. Il secondo motivo è che si è in presenza di un vero e proprio difetto di impostazione dei conti pubblici. Ciò che appare scandaloso, infatti, non è solo il fatto che si sia dovuto aspettare il dato reale dell'autoliquidazione di settembre per quantificare il cosiddetto bonus, ma soprattutto il fatto che non si dà alcuna giustificazione e nessuna spiegazione di come esso si sia formato nel tempo.
Nella nota di aggiornamento si legge, infatti, che nel corso del presente anno si evidenzia un rilevante scostamento rispetto alle previsioni formulate al momento dell'elaborazione del DPEF, rendendo necessario un aggiornamento delle stime del gettito tributario per gli anni successivi, dal momento che tale incremento di gettito ha rilevanza strutturale e non occasionale. Si legge, inoltre: «Entrambi questi scostamenti sono da attribuire in massima parte all'emersione di imponibile. Per l'IVA ha giocato un qualche ruolo anche il maggior gettito derivante dall'aumento del prezzo dei prodotti petroliferi». Quindi, secondo il Governo abbiamo un aumento strutturale del gettito delle imposte. Ma non era strutturale - mi chiedo - anche l'anno scorso? Eppure, quest'anno si è registrata una flessione spaventosa delle entrate nella voce relativa a lotto e lotterie, che si era garantito fossero voci strutturali. Non si spiega, comunque, la ragione di tale aumento e, soprattutto, come mai in presenza di una crescita del PIL inferiore alle previsioni, si sia potuto conseguire, a parità di pressione fiscale e quindi a legislazione vigente, tale risultato.
L'unico tentativo di abborracciare una spiegazione è dato dalla riflessione che ci sarebbe stata l'emersione di imponibile e poi si aggiunge con toni trionfalistici, come voglio riportare testualmente: «Si tratta di risultati ascrivibili al successo della riforma fiscale introdotta negli anni scorsi, nonché al rigore osservato nella gestione del bilancio, che ha consentito un recupero di gettito superiore a quello derivante dalla crescita del PIL. Non soltanto, quindi, il risanamento della finanza pubblica può dirsi consolidato grazie alla politica economica degli ultimi anni, ma si concretizza con ciò la validità della scelta compiuta ad inizio legislatura, secondo cui il risanamento avrebbe avviato la spirale virtuosa capace di consentire il liberarsi di risorse disponibili per i cittadini, per il sistema produttivo, per la crescita complessiva del paese». Sin qui, la nota di aggiornamento e le parole del relatore che, come tutti i cirenei, deve portare la sua croce e confermare queste sciocchezze.
Siamo, infatti, all'esaltazione della mistificazione, non solo di ordine politico, ma perfino tecnico-economico, più elevata che un Parlamento abbia mai potuto registrare, finalizzata a contorcere la realtà, che è purtroppo di ben altra natura.
La verità che mi sforzerò di dimostrare è invece un'altra, cioè che siamo di fronte ad un atto di cinica impostazione di politica economica da parte della maggioranza di centrosinistra che ha costruito
Esaltare, quindi, un dato di redistribuzione del cosiddetto dividendo fiscale come una grande operazione di incentivazione all'economia o, peggio, sostenere che le modalità con cui si è realizzato il risanamento abbiano potuto determinare la realizzazione - riprendo a citare ciò che è scritto nella nota di aggiornamento - di «una spirale virtuosa capace di consentire il liberarsi di risorse disponibili per i cittadini, per il sistema produttivo e per la crescita complessiva del paese», prima di essere falso è addirittura aberrante. C'è infatti da chiedersi come sarebbe stato lo scenario della situazione economica del nostro paese senza l'effetto devastante di una pressione fiscale rapportata ad una dimensione di gran lunga più onerosa di quella che alla fine è stata decisa, salvo poi produrre eccedenze restituibili. In altre parole, quanti punti di PIL ha perso il nostro paese, quanti minori posti di lavoro sono stati creati nel nostro sistema economico? Che danno complessivo hanno ricevuto le casse dell'erario dalla minore crescita virtuosa determinata da una tassazione esasperata e quanto sarebbe stato il dividendo vero e correttamente prodotto in una condizione del genere, se chi ha governato avesse adottate scelte meno devastanti? È tutto qui il cuore della questione e che l'andamento sia rimasto quello che sto denunciando è dimostrato dal fatto che noi non ci troviamo per la prima volta a registrare entrate impreviste, restituite poi in maniera tanto graziosa quanto improduttiva rispetto ai veri nodi che affliggono il nostro sistema economico. Già nel 1999 abbiamo registrato una revisione al rialzo delle entrate tributarie per circa 10 mila miliardi. Ciò evidenzia che anche l'anno scorso le previsioni del Governo erano state tutte sbagliate.
La relazione di cassa del marzo 1999 aveva infatti teorizzato, sulla scorta del quadro macroeconomico, una nuova stima che portava a prevedere un indebitamento netto superiore all'obiettivo indicato nei documenti programmatori dello stesso anno, costringendo l'allora ministro del tesoro ad ottenere da Bruxelles una deroga all'obiettivo della fissazione di un tetto massimo al 2,4 per cento del PIL.
Quale meraviglia quindi nell'apprendere dal consuntivo ISTAT che la situazione
L'euforia del momento impedì una riflessione più seria che peraltro qualcuno tentò di fare in splendida solitudine, altrimenti si sarebbero già potute intravedere le cause non contingenti ma strutturali che erano e sono all'origine del fenomeno e cioè l'eccesso di pressione fiscale. Un eccesso che, da un lato, ha compresso il ritmo di crescita del paese, che il fondo monetario internazionale e la Commissione UE stimano in almeno un punto di PIL l'anno e, dall'altro, ha evidenziato la crescita della pressione fiscale, passata dal 43 per cento del 1998 al 43,3 per cento del 1999.
Se però si tiene conto delle previsioni governative che lasciavano prefigurare una riduzione dello 0,3 per cento rispetto all'anno precedente, allora lo scarto tra previsione e consuntivo è pari al doppio. Basta questo riferimento al 1999 per evidenziare come il Governo dimostri una perseveranza che rischia di apparire diabolica.
L'errore finanziario ed elettorale del 1999 non è servito come lezione. Come allora la nota di variazione del 2001-2004 propone un aumento delle entrate, questa volta per un valore addirittura doppio. Come allora siamo nell'imminenza di una battaglia elettorale. Come allora la ridistribuzione del maltolto ai cittadini assume caratteristiche di quella pioggerellina di marzo contro cui il Presidente del Consiglio, allora possibile leader dell'Ulivo, si era scagliato. Oggi invece che non è più leader è costretto a subire insieme a molte altre cose.
Le maggiori entrate previste nel 2001 non sono quindi la conseguenza di positivi risultati della lotta all'evasione che comunque in base alle disposizioni della legge n.133 del 1998 dovrebbero essere innanzitutto accertate e comunque certificate, mentre nel caso dell'assestamento sono semplicemente previste e quindi tutt'altro che accertate e non possono quindi dar luogo a restituzione alcuna, dando luogo ad una manovra illegittima per il ricorso al meccanismo di appostare nel bilancio di assestamento la copertura di 13.320 miliardi quale frutto di previsione e di risparmio pubblico e non, come detto, di accertamento.
Pare strano che il Governo così attento a non fare previsioni a luglio, ricorra oggi addirittura a coperture virtuali pur di dare subito e concretamente il segno della sua generosità e infliggere così un gravissimo vulnus alla legislazione contabile vigente che non può tollerare l'apposizione virtuale di coperture finanziarie.
Siamo arrivati all'assurdo che è stato adottato un decreto-legge per la distribuzione del bonus fiscale a dicembre del 2000 prima ancora che il Senato votasse l'emendamento del Governo relativo alla copertura finanziaria.
Da giorni è in vigore un decreto-legge che non ha copertura finanziaria perché formalmente l'avrà soltanto quando anche la Camera avrà votato la legge di assestamento. È una vergogna! Voi mettete sotto i piedi perfino le più elementari regole deontologiche e comportamentali di carattere politico e parlamentare. Altro che maggioranza rispettosa della legge!
Ma queste maggiori entrate sono semplicemente il frutto delle precedenti cattive previsioni e di una riforma fiscale che ha stretto il cappio intorno al collo dell'economia italiana, determinando quella forte caduta dei ritmi di crescita che rappresenta la vera palla al piede dei prossimi anni.
Certo, oggi il Governo restituisce una parte di quanto ingiustamente, da un punto di vista economico e sociale, ha preteso. Questo è un atto di riparazione, altro che una scelta consapevole - quasi logica - di politica economica! Se non si fosse sbagliato negli anni precedenti, la
L'operazione che, invece, è implicita nella nota di aggiornamento è la semplice, parziale restituzione di quanto preteso in eccesso. Un'analisi più serena e meno trionfalistica, come dimostrato dal continuo contrasto tra il ministro del tesoro e il governatore della Banca d'Italia, avrebbe fatto emergere la realtà dei nodi strutturali che ancora travagliano l'Italia e avrebbe consentito una strategia conseguente. Soprattutto, non è vero che tutto va bene e che, quindi, dopo sette anni di vacche magre, sia giunto il momento delle cicale perché i problemi strutturali rimangono e non sono minimamente affrontati da questo Governo.
Si tratta di una restituzione, peraltro costituita da misure generiche e confuse, non in grado di esprimere una linea coerente di politica economica. Non si capisce se si vogliano incentivare gli investimenti, i consumi, la ricerca, la famiglia o altro; nel dubbio, si dà poco e male a tutti, ma così non si fa governo!
Quali avrebbero dovuto essere, infatti, per un Governo serio gli obiettivi di una manovra finanziaria nella congiuntura che sta attraversando il paese? Sono fondamentalmente quelli che andiamo predicando ormai da anni: realizzare le condizioni di base per consentire la competitività del sistema Italia e, quindi, l'aggressione di tutti quei nodi che impediscono il raggiungimento di tale risultato; tra questi, in particolare, l'eliminazione delle varie diseconomie che affliggono il sistema, la prima delle quali è ormai diventata quella di un tasso d'inflazione che continua a mantenersi a livello più alto tra i paesi membri dell'Unione monetaria, trascinato dall'incontenibile aumento dei prodotti petroliferi.
Un Governo serio avrebbe utilizzato le maggiori risorse che, peraltro, derivano dagli errori degli anni passati, per uno sforzo di risanamento vero e armonioso, partendo proprio dalla revisione della sua impostazione tributaria penalizzante e individuando percorsi celeri di contenimento dei prodotti che incidono di più sul sistema produttivo, piuttosto che ridistribuire in mille rivoli le risorse stesse, senza un criterio direttivo e, soprattutto, senza un reale obiettivo macroeconomico da realizzare; avrebbe utilizzato queste risorse per rafforzare la competitività del paese, tenendo conto che l'orizzonte del 2001 è meno roseo di quanto il Governo lasci intendere; le avrebbe utilizzate per rilanciare l'occupazione intervenendo con maggiore incisività sul cuneo fiscale o per rispondere anche parzialmente alle esigenze dei paesi produttori di petrolio che giustamente criticano un eccesso di carico tributario sui loro prodotti.
Vi sarebbero stati mille modi per dare un segnale di speranza al paese e per dire che, dopo gli anni del grande sforzo finanziario, venivano quelli dello sviluppo e della crescita economica, quella famosa seconda fase dello sviluppo da tanti anni annunciata da tutti i Presidenti del Consiglio e mai realizzata.
La crescita e lo sviluppo dipendono sempre di più dal mondo globalizzato e da come il Governo saprà mobilitare le energie complessive del paese, facendo appello alla sua voglia di crescere che deve, però, sopportare un'assenza di responsabilità. È veramente penoso e squallido, invece, registrare la scelta di una maggioranza in fase di avanzato disfacimento, impegnata nell'assalto alla diligenza come ai tempi beati dei Governi della prima Repubblica, nella concessione di piccoli cadeau a tutti i soggetti possibili che non risolvono alcunché e che, addirittura, hanno il torto di impedire a quel senso di responsabilità collettivo - che invece è necessario stimolare per uscire dal tunnel dello sviluppo frenato - di potersi manifestare.
Ecco perché appare incredibile e degno di miglior causa l'atteggiamento del ministro Visco che, come il pastore adoratore del presepio, guarda il paese che ha costruito e si abbandona alla meraviglia. Ma di quali successi parla? Di un paese che continua a crescere a tassi di sviluppo
Signor ministro, ci parli del flop dei patti territoriali, dei contratti d'area, dello scandalo permanente rappresentato da Sviluppo Italia, della legge n. 488, di come siete riusciti a vanificare e banalizzare l'unica legge efficiente per il rilancio produttivo delle aree depresse; altrimenti, signor ministro, ci parli del primato non invidiabile dell'Italia quale paese incapace di attrarre investimenti tra i paesi più importanti dell'occidente.
Quando il centrodestra parla di riduzione della pressione fiscale, onorevole ministro Visco, non pensa alle graziose concessioni fatte da questa sinistra disperata, ma a virtuose misure di politica economica mirate allo sviluppo attraverso l'uso corretto della leva tributaria.
Per tali ragioni, manifestando la nostra contrarietà alla procedura adottata, nel senso di ricorrere ad una nota di aggiornamento illegittima e del tutto priva di alcuna giustificazione tecnico-giuridica, annuncio a nome dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale il nostro convinto voto contrario, con le motivazioni che ho illustrato e che ancor più svilupperemo nel corso del dibattito sulla manovra finanziaria per il 2001-2004, che già da oggi non si presenta agevolato (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Delle tante questioni che sono state poste, condivido la valutazione dell'onorevole Giancarlo Giorgetti secondo la quale la questione decisiva contenuta nella nota di aggiornamento sarebbe rappresentata dalla valutazione dell'effettivo prodursi di maggiori entrate, della loro prevedibilità e della loro natura. Aggiungerei che, come il dibattito ha già dimostrato, vi è una seconda questione decisiva, sulla quale tornerò, rappresentata dalla destinazione del maggiore surplus fiscale, del quale la nota di aggiornamento ci rende consapevoli.
Il punto fondamentale è che la nota di aggiornamento segnala che, con il versamento di metà settembre, si evidenziano per il 2000 maggiori entrate nell'ordine di circa 13.200 miliardi, non prevedibili - si legge nella nota - « in base al profilo mensilizzato» delle stime iniziali di entrata contenute nel DPEF. Le maggiori entrate non erano prevedibili nell'esatto ammontare, ma il fatto che vi sarebbero state era prevedibile e previsto, tant'è vero che il DPEF «annunciava» la nota di aggiornamento.
Vorrei pure sottolineare, a proposito della terminologia che usiamo, della precisione che dobbiamo usare (perché molto rilevante quando si discute di questioni delicate come quella di oggi), che non prevedibili nell'esatto ammontare - insisto - non vuol dire inattese; mi pare che questo sia uno dei punti decisivi.
D'altro canto, dobbiamo prendere atto che le critiche degli esponenti del Polo di centrodestra sono, per la verità, spesso di segno contraddittorio. Chiedersi se vi sia stata una deliberata sottostima, come oggi abbiamo sentito ripetere, significa implicitamente ammettere la realtà di queste maggiori entrate ed è comunque completamente diverso dall'avanzare dubbi sulla loro effettività e sulla loro consistenza. Analogo discorso vale per i dubbi espressi - questo è un ragionamento che va fatto e che il Governo può fare a testa alta - sulla strutturalità di queste emersioni di basi imponibili e quindi delle maggiori entrate.
Allo stesso modo, anzi a maggior ragione, credo sia completamente diverso chiedere che tali maggiori entrate - delle quali si ammette dunque l'esistenza - vadano «a riduzione del debito», come abbiamo sentito ripetere in questa sede anche nei giorni passati, e non a beneficio diretto delle famiglie, delle imprese, di tutti i contribuenti. Ciò è completamente diverso perché qui, una volta di più, siamo di fronte al riconoscimento del peso e degli effetti voluti delle nostre politiche e siamo alla discussione sulla destinazione degli effetti, delle risorse maggiori di cui ci troviamo a disporre.
Credo, peraltro, che siano anche contraddittorie alcune affermazioni fatte dall'onorevole Bono: da un lato, nega che si redistribuisca alcunché, perché ha parlato di restituzione del maltolto (ed io non credo che una parola come questa dia il senso del valore dei sacrifici che i contribuenti hanno compiuto e dell'esercizio di maggiore responsabilità che si è registrato; non dà nemmeno una visione di alto senso dello Stato, delle istituzioni e della cosa pubblica); dall'altro lato, e al tempo stesso, afferma che o ci apprestiamo a fare le «cicale» - perché in realtà la situazione della finanza pubblica sarebbe tale da non consentirci le operazioni che ci apprestiamo a fare - o, addirittura, che stiamo elargendo benefici soltanto elettorali, prebende e regali. Si è perfino evocata la possibilità di fare regali, che è un'idea che richiama la fase delle tangenti della prima Repubblica: credo veramente che vi debba essere un limite che non si dovrebbe superare nel tipo di espressioni che utilizziamo! Mi pare che l'onorevole Bono oggi abbia davvero esagerato!
Ritengo che non siamo di fronte né a sottostime deliberate (e quindi maliziose) e, tanto meno, ciniche (come è stato detto qui), né ad effetti contingenti o episodici e quindi destinati a non riprodursi e che quindi revocano in dubbio la strutturalità. Non siamo nemmeno - e vengo alla seconda questione rilevante che si discute ora - di fronte ad una finalizzazione impropria di ciò che il Governo, con la nota di aggiornamento, annunzia di voler perseguire attraverso la manovra di finanza pubblica cioè, una redistribuzione del maggiore surplus fiscale a beneficio diretto dei contribuenti. La manovra di finanza pubblica utilizzerà il surplus fiscale, che è stato ottenuto nel modo rigoroso che ho detto, per redistribuire i vantaggi in primo luogo alle famiglie, alle imprese e a tutti i contribuenti. Credo che questo sia giusto perché, se così non si facesse, si aumenterebbe la pressione fiscale invece di diminuirla, perché i cittadini hanno compiuto negli anni grandi sacrifici per cui ora è giusto che abbiano
Condivido la preoccupazione che ha espresso l'onorevole Giorgetti a questo proposito in relazione al fatto che possa esserci - se mettiamo in gioco questo elemento - una crescita delle importazioni, data la maggiore propensione alle importazioni che l'economia italiana ha conosciuto in questi anni. In primo luogo, però, bisogna tenere conto del fatto che, proprio perché emerge questo elemento, la manovra di finanza pubblica - che prende atto del fatto che molti ritardi delle imprese non dipendono tanto dai problemi di costi, se guardiamo anche all'eccezionale incremento dei profitti che hanno conosciuto in questi anni, ma in misura molto maggiore dai ritardi nell'adeguamento dell'innovazione, della qualità e degli investimenti - prevede un grande sostegno, anche da questo versante, in particolare per quanto riguarda gli investimenti in ricerca, in ricerca e sviluppo, in formazione e in innovazione. Sotto questo profilo, anche la polemica relativa all'uso dei proventi dell'UMTS dovrebbe essere più meditata.
D'altro canto, se viceversa questi elementi di attenzione non esistessero, mentre esistono, quale conclusione dovremmo trarre dall'indicazione dell'onorevole Giorgetti: quella per la quale la capacità di spesa e di reddito delle famiglie oggi non va sostenuta? È questa la proposta dell'onorevole Giorgetti e della Lega: non dare benefici alle famiglie, in termini di incremento del reddito? Viceversa si tratta di benefici che le famiglie attendono.
Vi è un altro aspetto che io vorrei sottolineare. Ci apprestiamo tutti a beneficiare dei frutti dell'attivazione del circuito virtuoso in condizione di forte mantenimento di tutti i parametri che riguardano il rigore nella gestione della finanza pubblica. Non ricordo i dati che abbiamo citato tante volte: il disavanzo che sarà all'1,3 per cento e poi allo 0,8 per cento nel 2001; il debito che scende al di sotto del 107 per cento già nel 2001; il fatto che l'Italia è l'unico paese tra tutti i paesi che oggi concorrono all'euro che migliora il suo bilancio strutturale al netto delle componenti cicliche. Questa è a realtà dei dati.
Altro che flussi di spesa sempre più devastanti, come ha detto l'onorevole Bono!
Guardiamo anche un po' più nel dettaglio la componente della spesa: negli ultimi anni, la spesa corrente è cresciuta in termini reali appena dell'1 per cento, rispetto agli anni cinquanta e sessanta in cui i tassi medi annui reali erano superiori all'8 percento e agli anni settanta e ottanta in cui erano quasi al 5 per cento. Dunque, vi è stata in questi anni, ed è in atto, una fortissima compressione della dinamica della spesa: la spesa pubblica corrente, al netto degli interessi, calerà di quasi tre punti percentuali in termini di PIL, passando dal 37,7 per cento al 34,9 per cento. È una spesa che peraltro si conferma inferiore di oltre due punti alla media degli undici paesi che hanno dato vita all'euro. Questo concretamente vuol dire che il maggior onere per interessi che continuiamo a pagare (in assenza del quale, al presente, potremmo avere una pressione fiscale di due punti e mezzo inferiore al livello che ha, senza pensare alle ulteriori riduzioni che la manovra di finanza pubblica mette in movimento), già
Ma perché questo che a me pare un di più di nervosismo, che oggi e nei giorni passati abbiamo sentito esprimere non dall'onorevole Giorgetti, ma dai colleghi del centrodestra? A me sembra che vengano in evidenza due elementi in modo molto chiaro. Il primo è che noi, la maggioranza di centrosinistra ed il suo Governo, facciamo cose concrete, a beneficio e a vantaggio di tutti i cittadini e le cittadine; il centrodestra lancia un diluvio di parole (parole parole parole, come in una nota canzone), che non producono nulla, o addirittura, quando sono state messe alla prova, hanno prodotto guasti, come nel 1994, quando in due mesi i tassi d'interesse sono saliti di tre punti.
Il secondo è che noi facciamo cose concrete e coerenti con il nostro progetto e con il nostro programma, che ci mostrano non solo più fattivi e più concreti del centrodestra, ma anche diversi e distinti; noi avevamo nel nostro programma del 1996 la riduzione della pressione fiscale, ma non come cosa valida in se stessa, a prescindere dal modello di società, al quale soltanto si commisura un'idea di tassazione ottimale (al livello e alla qualità dei suoi servizi e ai legami di coesione e di cittadinanza che quel modello esprime). Avevamo, quindi, un'idea di riduzione della pressione fiscale ma né come cosa valida in sé, né come unica, nevroticamente ossessiva, politica: per noi, la politica economica è sempre stata un mix di politiche che abbiamo attivato in questi anni e che sta dando i risultati desiderati.
Il centrodestra propone cose che non possono non essere considerate - mi dispiace dover insistere - o altamente irrealistiche, come un abbassamento rapido di dieci punti della pressione fiscale, o, nel caso le volessimo considerare realizzabili, francamente pericolose, perché dannose per i cittadini. So che non vi fa piacere sentirvelo dire, ma io ho il dovere di ripetere che, per coprire i 217 mila miliardi di minori entrate che comporterebbe l'abbassamento rapido della pressione fiscale ad un terzo del PIL, come promesso dal Polo, non basterebbero, se non volete che vi ripeta l'esempio del licenziamento in tronco di un milione di dipendenti pubblici e della soppressione totale del Servizio sanitario nazionale, i 31 mila miliardi di contributi alla produzione, a quelle imprese che ci stanno tanto a cuore e nemmeno, per esempio, l'eliminazione dell'indicizzazione di tutte le prestazioni sociali. La prima misura varrebbe 31 mila miliardi di economie, la seconda 17 mila miliardi di economie, con un effetto devastante sugli equilibri sociali che lascio a voi immaginare. Non mi pare che le cittadine i cittadini italiani meritino un trattamento del genere; mi pare invece che meritino una legge finanziaria per lo sviluppo e per l'occupazione, in grado di generare maggiore benessere (e non bene-avere, che è ciò che preme tanto al Polo). Parlo proprio di benessere, anche dal punto di vista qualitativo, per le famiglie, di maggiore equità sociale e di maggiore sostegno al sistema produttivo dell'intero paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Saremo molto attenti sulla natura della manovra finanziaria e su quelle che sono state le indicazioni del Governo nella legge finanziaria; ribadiamo già da ora la nostra contrarietà e dunque il nostro voto negativo sull'attuale nota di aggiornamento (Applausi dei deputati del gruppo dei CCD).
È iscritto a parlare l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.
Ricordo che note di aggiornamento del documento di programmazione economico-finanziaria sono state presentate dal Governo nel 1992, nel 1996 e nel 1999. Nel 1992 la motivazione, legittima, fu l'imponente crisi valutaria intervenuta dopo la presentazione del DPEF, riguardante in particolare la lira. Nel 1996 il Governo dovette modificare il documento di programmazione economico-finanziaria a suo tempo presentato (e in proposito il collega Bono è stato molto più esplicito di me), perché la manovra finanziaria in esso definita non era adeguata a garantire il conseguimento fin dal 1997 dell'obiettivo di un rapporto tra deficit e PIL pari al 3 per cento, onde poter entrare nell'Unione monetaria europea.
La nota di aggiornamento del 1999 è stata motivata da un maggior gettito delle entrate, in modo abbastanza simile a quello attuale. Si tratta, tuttavia, di una motivazione che, a nostro avviso, è molto discutibile, data la mancanza di importanti cambiamenti del quadro di riferimento.
Il documento di programmazione economico-finanziaria approvato a fine luglio segnalava la possibilità di incrementare le previsioni del gettito delle entrate tributarie in una successiva nota di aggiornamento e in esso si affermava che la quantificazione di queste maggiori entrate sarebbe stata possibile solo a seguito della disponibilità dei dati derivanti dall'autotassazione relativa alle imposte dirette e all'IRAP. Un'altra incertezza, sempre relativa alle entrate, riguardava i proventi delle gare per la telefonia UMTS.
Anche sul lato delle spese erano segnalate varie incertezze: sull'andamento della spesa sanitaria, sui maggiori costi rispetto alle disponibilità offerte dalla vigente legislazione connessi al rinnovo dei contratti di lavoro dei dipendenti pubblici, sui maggiori finanziamenti per gli interventi di sostegno allo sviluppo, in particolare delle aree meridionali.
Per tutti questi elementi di incertezza il Governo annunciava nel DPEF la presentazione entro la fine di settembre di una nota di aggiornamento in cui sarebbero stati definiti esplicitamente i settori e
Nella risoluzione approvata a fine luglio si chiedeva poi al Governo di intervenire a sostegno degli investimenti mediante nuove autorizzazioni di spesa, finanziando tale intervento mediante misure di razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi, mediante potenziamento del patto di stabilità interno e mediante ulteriori dismissioni immobiliari.
Il documento al nostro esame modifica in modo radicale il DPEF presentato a luglio. Sono previste maggiori entrate per 26.800 miliardi nel 2001, 35.100 miliardi nel 2002, 38.200 miliardi nel 2003 e 42.000 miliardi nel 2004. La prima domanda che dobbiamo porci è la seguente: sono numeri veri? È di questo naturalmente che dobbiamo preoccuparci.
In secondo luogo, la nota di aggiornamento prevede per ciascun anno del periodo 2001-2004 una manovra correttiva di entità pari a 8.000 miliardi, consistente in tagli alle spese, peraltro non precisati.
Nella nota di aggiornamento la giustificazione base per la rettifica della previsione del gettito delle entrate tributarie viene rinvenuta nell'andamento del gettito di tali entrate che si sta registrando quest'anno. Tale gettito presenta, secondo il Governo, un incremento rilevante rispetto alle previsioni - 13.300 miliardi di lire - e ad esso viene attribuito esplicitamente un carattere strutturale e non occasionale. Più in dettaglio - in questo caso ci si riferisce ad un emendamento al disegno di legge di assestamento inserito e approvato al Senato - si prevedono nel 2000 maggiori entrate per l'IRPEF addirittura pari a 5.263 miliardi, per l'IRPEG pari 8.679 miliardi e per l'IVA da consumi interni pari a 11.481 miliardi: si tratta di cifre rilevantissime.
Vorrei fare ora un'osservazione di carattere generale: i documenti di versamento, ad esempio i moduli F24 per l'IRPEF, l'IVA, l'IRAP ed altro, dando indicazioni precise, consentono analisi molto ricche tramite computer. Attraverso tali analisi sarebbe senz'altro possibile dedurre le cause sottostanti a questi incrementi di gettiti e la conoscenza di tali cause sarebbe fondamentale per trarne elementi di valutazione circa la correttezza delle estrapolazioni che dobbiamo fare per il 2001 e per gli anni seguenti.
Possibile che con tutte le risorse informatiche esistenti oggi, con la minuziosa presentazione di tutti gli elementi che caratterizzano i versamenti nel modulo F24, non si riesca in breve tempo ad avere indicazioni precise sulle cause sottostanti agli incrementi di gettito? Con queste analisi potremmo finirla di fare propaganda reciproca, discettando se questi incrementi di gettito sono dovuti ad aumento della base imponibile, ad emersione di evasione fiscale o ad altro; questa carenza di analisi non fa che ostacolare la convergenza dei punti di vista.
Come ho già detto più volte anche al ministro Visco, il Parlamento dovrebbe disporre di analisi sofisticate su questi incrementi di gettito per poter esprimere una valutazione corretta. Dico questo perché sono convinto che il ministro disponga di tali dati.
Passando a valutazioni più dettagliate, la nota di aggiornamento fornisce unicamente nuovi numeri relativi ai conti della pubblica amministrazione. Il DPEF però non presenta solamente i numeri riguardanti i conti della pubblica amministrazione ma anche quelli del settore statale. Non si comprende perché il Governo aggiorni i conti della pubblica amministrazione senza contemporaneamente modificare quelli del settore statale. Si crea così una situazione kafkiana in quanto la manovra finanziaria viene definita da ben quattro diversi documenti: in primo luogo, dal DPEF presentato nel mese di luglio; in secondo luogo, dalla risoluzione approvata il 27 luglio; in terzo luogo, da questa nota di aggiornamento e infine dalla risoluzione che verrà approvata fra poco (che non fa altro che recepire il documento, mentre la risoluzione approvata a luglio chiedeva al Governo di inserire una manovra correttiva). La nota di aggiorna
Lo ripeto ancora, il Governo non ha fornito, a nostro avviso, sufficienti informazioni per giustificare il passaggio dai 13.320 miliardi di maggior gettito che riscontriamo nel 2000 ai 26.800 miliardi nel 2001. È un'estrapolazione assai cospicua di maggiore gettito. Il sottosegretario Solaroli è stato preciso su alcuni aspetti ma non su questo. Il gettito dell'imposta sostitutiva passa da 10.200 miliardi nel 2000 a 19.200 miliardi nel 2001, con un incremento quindi di 9.000 miliardi, derivante dall'imposta sul capital gain che matura in borsa. Viene prospettata un'ipotesi a motivazione di questo sviluppo, ma non è detto che questa ipotesi si verifichi e noi dobbiamo essere prudenti nell'accertamento delle maggiori entrate.
Mi sembra, quindi, che vi sia un'incognita. Una seconda incognita sul capital gain è rappresentata dalla particolare natura dell'imposta: essa, infatti, viene pagata subito, ma se nei prossimi anni si verificheranno perdite in borsa, si otterrà in qualche modo una restituzione con il meccanismo del credito d'imposta. Pertanto, non possiamo considerare come entrate certe, imposte che presumono un determinato sviluppo delle quotazioni di borsa che non è detto che si verifichi e che, comunque, è legato ai successivi andamenti della borsa.
Nel DPEF che il Governo ha presentato a luglio si escludeva la necessità di effettuare per il 2001 una manovra correttiva degli andamenti tendenziali. All'epoca, si è esibito come fosse una bandiera il fatto che finalmente non vi era bisogno di ulteriori manovre. Ora, invece, viene introdotta in sordina, con la nota di aggiornamento, una manovra correttiva per ciascuno degli anni dal 2001 al 2004, di ben 8 mila miliardi. Non si può dire a luglio che si è stati bravi e che non vi sarà bisogno di fare manovre correttive, per poi introdurre a settembre - con la nota di aggiornamento - una manovra di entità rilevante! Mi chiedo poi: è realistico ottenere 8 mila miliardi con questa manovra correttiva? Non lo sappiamo, perché tale manovra non è stata affatto precisata. Nella risoluzione della maggioranza approvata a luglio si chiedeva di ottenere il gettito della manovra correttiva principalmente con una riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi nella pubblica amministrazione. Ora, però, torniamo al problema che ho segnalato precedentemente: mancando i dati relativi ai costi del settore statale, non sappiamo bene quanto sia realistico ottenere 7.200 miliardi solo tramite una riduzione dell'entità di beni e servizi nella pubblica amministrazione. Non è affatto facile interagire con regioni, comuni e province e con le loro procedure di acquisto e conseguire una minor spesa di tale rilevanza.
Inoltre, del maggior gettito previsto per il 2001 (26.800 miliardi) solo una parte (22.400 miliardi), seppur importante, viene destinata alla riduzione fiscale. In poche parole, la pressione fiscale aumenta nel 2001 di circa lo 0,2 per cento rispetto a quanto indicato dal DPEF (42,4 per cento). Siamo, dunque, in presenza di un aumento della pressione fiscale! La nota di aggiornamento per tabulas prevede un aumento della pressione fiscale per il 2001, ma la stessa situazione si verificherà, a maggior ragione, negli anni successivi, in cui la differenza tra il maggiore gettito che si prevede e la sua restituzione tramite riduzione fiscale sarà ancor più evidente: nel 2002, si tratterà di 4.900 miliardi...
Come mai questa sottovalutazione? Ci troviamo in sede di aggiornamento del DPEF e sappiamo che l'attuale tasso di inflazione, che ha un'importanza enorme in tantissime voci dei conti della pubblica amministrazione, è del 2,6 per cento, contro l'1,7 per cento previsto. Perché si è dimostrato questo ottimismo, considerando solo l'aumento delle entrate e non anche l'aumento delle spese, per effetto di questa inflazione? Vorrei fare una digressione a questo proposito. Noi abbiamo un tasso di inflazione superiore a quello degli altri paesi per effetto dell'aumento del prezzo del greggio. Non dimentichiamo che circa il 50 per cento del nostro fabbisogno energetico viene colmato con il petrolio e che l'84 per cento di esso è di importazione. Pertanto noi siamo espostissimi, come nessun altro paese europeo, all'aumento del prezzo del greggio. Non dimentichiamo che il prezzo del greggio era di circa 10 dollari al barile nel 1998 ed ha raggiunto nel settembre di quest'anno i 37 dollari al barile: adesso, per effetto dell'immissione sul mercato di parte delle scorte strategiche USA, è diminuito a 29-30 dollari, però noi dobbiamo ricordare sempre, signor sottosegretario, questa spada di Damocle che pende sulla nostra testa, ossia la bolletta energetica. Voglio ricordare le cifre: a 10 dollari al barile, si tratta di 20 mila miliardi di lire l'anno; a 20 dollari al barile, di 40 mila miliardi; a 30 dollari al barile, di 60 mila miliardi. Ciò determina certamente un aumento dei costi per tutte le aziende che utilizzano in qualche modo il petrolio e tale aumento sarà sicuramente stabile, perché non dobbiamo illuderci che i paesi dell'OPEC torneranno a vendere il greggio a 10 dollari, come nel 1998. Il prezzo rimarrà elevatissimo: su 25 dollari al barile ci metterei la firma, ma considero più probabile che si attesti sui 28 dollari. Ciò determina un potenziale di incremento dell'inflazione, in Italia, molto elevato. Quindi, nel 2001 e negli anni seguenti purtroppo dobbiamo aspettarci un'inflazione da causa esogena, da prezzo del petrolio, molto elevata. A questo punto debbo fare anch'io una considerazione più di carattere politico che tecnico: nel nostro paese vi è stata una dissennata politica contro la diversificazione dell'approvvigionamento energetico, negli ultimi cinque anni. Abbiamo puntato tutto sul gas - vedi carbon tax - e adesso pagheremo carissima questa nostra dissennatezza.
Quindi, a mio avviso è prevedibile per il 2001 un maggiore tasso di inflazione, il che vuol dire una maggiore spesa per interessi. A questo proposito faccio un'altra osservazione. Stranamente, la nota di aggiornamento prevede per il 2001 una minore spesa per interessi rispetto a quella che veniva indicata nel DPEF: 146 mila miliardi nel DPEF e 144 nella nota di aggiornamento, con un ricavo di 2 mila miliardi che non capisco assolutamente come sia stato ottenuto e quale giustificazione abbia. Ma come, il tasso di inflazione aumenta, certamente noi pagheremo di più il denaro, e prevediamo nel 2001 di risparmiare 2 mila miliardi sulle spese per interessi? Qual è la coerenza? Non riesco assolutamente a seguire la consecutio che giustifica questa previsione.
Che fine faranno le maggiori entrate previste nel bilancio assestato del 2000? A questo proposito vorrei fare una breve considerazione a margine. Abbiamo visto prima che si parla per quest'anno di maggiori entrate per 13.200 miliardi. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge finanziaria 2000, queste maggiori entrate debbono essere prioritariamente indirizzate
Un'ultima osservazione: il DPEF dello scorso luglio indicava fino al 10 per cento la quota degli introiti da concessioni UMTS destinati ad un programma straordinario di interventi, rinviando alla nota di aggiornamento ora al nostro esame la quantificazione degli incassi in questione e la scansione temporale della loro contabilizzazione. In realtà, a questo proposito, la nota non dice nulla, non quantifica gli introiti attesi dall'assegnazione delle licenze UMTS, sicché nel 2000 non avremo alcun maggiore introito, come invece a suo tempo previsto. Purtroppo, nonostante la nota di aggiornamento, resta il mistero di questi incassi.
In conclusione, mi sembra di aver evidenziato diversi elementi che ci confortano nella valutazione negativa espressa a suo tempo sul DPEF presentato dal Governo nel luglio scorso e sulla risoluzione allora approvata dalla maggioranza e quindi manteniamo quelle considerazioni negative. Ho inoltre evidenziato vari aspetti della nota di aggiornamento che non sono plausibili e che quindi inducono il gruppo di Forza Italia ad esprimere un voto contrario alla risoluzione della maggioranza, che accetta tout court la nota di aggiornamento, nella speranza che quella risoluzione venga respinta e che quindi sia possibile l'approvazione da parte dell'Assemblea della risoluzione da noi presentata (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Il rapporto di causa ed effetto tra progressivo incremento di entrate dell'erario, l'approvazione negli anni scorsi della riforma fiscale ed il rigore osservato nella gestione del bilancio pubblico non possono essere sottaciuti. Non si può negare il ruolo fondamentale che il Governo ha svolto portando avanti un'azione di risanamento coraggiosa e costante, nell'avvio di quella spirale virtuosa capace di liberare risorse e favorire lo sviluppo complessivo del paese. Di conseguenza, non è giustificato ascrivere a pure ragioni propagandistiche l'intenzione di destinare le maggiori entrate ed il maggiore avanzo primario a riduzioni fiscali aggiuntive. In altre parole, non è consentito, da un lato, promettere ai cittadini ed alle imprese un sostanziale abbassamento del carico impositivo e, dall'altro, giudicare la maggioranza di Governo rea di aver messo in atto ciò che per l'opposizione è finora solo uno slogan elettorale.
La nota contiene la concreta ed effettiva positività del lavoro prodotto dalle politiche di bilancio e tributaria perseguita nel corso degli ultimi anni, che ha consentito di realizzare un risanamento strutturale della finanza pubblica e di avviare una riduzione della pressione fiscale a vantaggio delle diverse categorie di contribuenti.
Per questo motivo l'UDEUR, condividendo gli obiettivi e gli impegni già definiti nella risoluzione con cui è stato approvato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo per gli anni 2001-2004, non può che esprimere una valutazione positiva sui contenuti della nota.
È importante procedere di concerto con l'Europa, attraverso l'azione convergente delle banche centrali dei vari paesi, per affrontare le incertezze che il quadro congenturale presenta, soprattutto a causa dell'aumento del costo del petrolio che ha fatto sì che paesi come il nostro importassero una parte di inflazione ancorché non tale da rimettere in discussione il tasso di sviluppo del nostro paese.
Nel 1999 si è registrata una crescita soltanto dell'1,4 per cento; per il 2000 è prevista una crescita del 2,8 per cento mentre per il 2001 una crescita 2,9 per cento. Questo significa che i fondamentali della nostra economia sono sani e questo è un elemento che rafforza le nostre ragioni; è un elemento importante perché, a consuntivo di una azione di Governo durata quattro anni, si raccolgono i frutti di una coerente azione della maggioranza, che ha favorito la crescita della disponibilità e del reddito delle famiglie italiane, anche se la domanda interna, come sappiamo, è ancora carente.
Le misure previste dalla finanziaria dello scorso anno e dal collegato che abbiamo approvato hanno come obiettivo quello di accompagnare lo sviluppo, attraverso una iniezione di risorse che possono essere messe in circolo e consentire quindi quella ripresa di circuito virtuoso che può senz'altro giovare alla nostra economia.
Altre misure hanno contribuito alla crescita, mentre altre dovranno favorire la ristrutturazione e la riqualificazione della spesa pubblica per il rispetto del patto di stabilità interno che riguarda non solo il nostro paese, in virtù dei vincoli internazionali, ma anche gli enti territoriali, le ASL.
Quanto agli acquisti di beni e servizi, occorre procedere in maniera tale da favorire i risparmi per la pubblica amministrazione.
Abbiamo creato, pertanto, le condizioni perché il nostro paese, stando in Europa, possa fruire appieno della congiuntura favorevole che ci sta di fronte, guardando con fiducia al futuro. Lo affermo senza trionfalismi, come dicevo all'inizio. Dobbiamo essere consapevoli di quello che abbiamo fatto e di quel tanto che ancora ci resta da fare, nella convinzione, tuttavia, di aver agito bene per l'interesse nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Rinnovamento italiano e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Condivido le motivazioni del relatore Testa sui contenuti di questa nota di aggiornamento e, soprattutto, la considerazione che l'incremento di gettito sia di natura strutturale, legata ai positivi risultati della riforma fiscale, della politica di concertazione e della grande disponibilità che a queste operazioni di risanamento e di crescita hanno dato i cittadini italiani.
Il mio intervento riguarda soprattutto il settore sanitario, alla luce di alcune considerazioni che emergevano da una lettura attenta del DPEF dello scorso luglio, in cui si riferisce testualmente: «una grande preoccupazione per l'incremento a volte incontrollato della spesa sanitaria cresciuta in questi ultimi anni ad un tasso superiore ai valori-obiettivo fissati dalle decisioni assunte in sede di programmazione finanziaria nazionale e di piano sanitario nazionale. Così continuando il meccanismo di finanziamento disegnato dal provvedimento sul federalismo fiscale potrebbe essere destinato all'insuccesso».
A margine di queste considerazioni che emergevano dal DPEF in materia sanitaria, veniva preannunciato che sarebbe stata presentata nella nota di aggiornamento una più attenta analisi delle cause di incremento di spesa sanitaria e che sarebbero state proposte misure di intervento per disciplinare i rapporti istituzionali dei soggetti che governano questa spesa. Non sembra che in questa nota di aggiornamento ci sia un riferimento al problema della spesa sanitaria e ai rapporti delle centrali di controllo e di programmazione di quest'ultima. Mi chiedo se le risposte alle preoccupazioni sul federalismo fiscale in campo sanitario siano contenute nel testo della legge finanziaria stessa, rendendo così inutile un rilievo nella nota d'aggiornamento, e se siano considerate sufficienti a rimuovere le preoccupazioni per il futuro.
Rimane aperto il dibattito e il confronto tra regioni e Stato su questo problema e rimane presente il trend tendenziale di crescita della spesa sanitaria insieme ad un'oggettiva difficoltà nell'individuare le cause dell'incremento di spesa.
Presidente, colleghi, forse siamo eccessivamente evasivi su un problema che potrebbe diventare un nodo politico di particolare rilievo. Il controllo della spesa sanitaria e una crescente conflittualità tra i livelli istituzionali deputati a gestire queste problematiche potrebbero rappresentare un problema politico che emergerà nei prossimi mesi in tutta la sua gravità.
Avverto i colleghi che è l'ultimo intervento e li prego di prendere posto. Ne ha facoltà.
In particolare, il Governo, valutando gli andamenti del gettito in corso, ha stimato per l'anno 2000, maggiori entrate per 13.200 miliardi rispetto alle previsioni contenute nel DPEF del giugno scorso. La causa principale di tale scostamento deriva dall'andamento del gettito dell'autotassazione IRPEG e IRPEF che presenta un maggiore ammontare stimato in 12 mila miliardi a tutto il dicembre 2000. Tale stima si basa sull'andamento dei versamenti effettuati dai contribuenti fino alla metà del mese di settembre, rispetto all'andamento della serie mensile delle previsioni iniziali di entrata. Altra causa dello scostamento positivo rispetto alle previsioni iniziali di entrata deve individuarsi nell'andamento corrente dell'IVA, che evidenzia a tutto agosto un incremento del 6,56 per cento rispetto al profilo mensilizzato delle previsioni di entrata. Poiché tali previsioni incorporano già un tasso di crescita dei consumi delle famiglie in termini monetari del 4,5 per cento, il Governo assume che tale scostamento derivi in buona parte dall'emersione di base imponibile e, in misura
L'insieme degli andamenti determina, pertanto, un incremento netto delle entrate per il 2000 di 13.000 miliardi.
Su quanto esposto, noi rileviamo che nella nota presentata dal Governo si indica il criterio di massima adottato per la quantificazione del maggiore gettito, ma non vengono fornite le serie mensilizzate delle previsioni iniziali ed i relativi criteri di costruzione, né i dati sugli incassi effettivi realizzati a tutto settembre per ciascuna delle imposte, la cui stima iniziale è oggetto di revisione. La nota del Governo espone, quindi, un risultato differenziato, ma non fornisce i dati di base che conducono a tale risultato.
Negli ultimi due esercizi si è ripetuta in corso d'anno l'emersione di maggiori entrate rispetto alle previsioni iniziali; esse sono state considerate di natura strutturale, ascrivibili all'emersione di base imponibile conseguente alle riforme fiscali adottate. Non si è in grado di esprimere, però, una valutazione sulle cause che hanno originato tali maggiori entrate e, in particolare, se e in quale misura esse siano imputabili ad eventuali sottostime delle previsioni iniziali, oltre all'effetto dell'emersione di base imponibile. Infatti, com'è noto, le previsioni di bilancio a legislazione vigente non sono corredate da una relazione tecnica che consenta di verificare se i modelli adottati nelle previsioni di entrata riflettano adeguatamente lo stato della legislazione medesima e l'andamento delle variabili economiche.
Per quanto riguarda le maggiori entrate previste per gli anni 2001-2004, rileviamo che nel tendenziale riferito a tali anni viene incorporato l'intero incremento del gettito IVA riscontrato nel 2000. Esso è in parte derivante (circa 3.000 miliardi), però, dall'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi, definito dallo stesso Governo di natura congiunturale.
Non ci appare ispirata a criteri di trasparenza l'esclusione dalle previsioni iniziali a legislazione vigente per l'anno 2001 e seguenti della restituzione del drenaggio fiscale e la successiva inclusione della restituzione del medesimo nella manovra di finanza pubblica. Non ci appare chiaro, poi, il motivo per il quale la previsione iniziale di gettito per il 2001 dell'imposta sostitutiva sia stata stimata nell'ordine di 10.200 miliardi, a fronte di un gettito stimato per l'anno 2000 in 24.000 miliardi e già in larga parte realizzato a tutto agosto (22.000 miliardi), dal momento che non sono mutate le previsioni del quadro macroeconomico di riferimento.
Non ci resta che dichiarare la nostra contrarietà a questa nota di aggiornamento.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Colleghi, prendete posto.
Avverto che sono state presentate le risoluzioni Marzano n. 6-00137 e Mussi n. 6-00139 (vedi l'allegato A - Risoluzioni sezione 1).


