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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7170 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è molto insistito, da parte di alcuni colleghi, che poi sono diventati la maggioranza, relativamente alla definizione di queste giornate palermitane dell'ONU. In via di principio, quando si tratta di difendere l'ordine pubblico e garantire la sicurezza dei
cittadini, noi siamo un passo avanti rispetto a tutti gli altri e non abbiamo concorrenza da temere.
PAOLO PALMA. Non è proprio così!
ENZO TRANTINO. Qui, però, bisogna fare i conti con un'amnesia strategica che ci offende enormemente.
atto che quel documento sarebbe stato soltanto l'inizio di quello che doveva essere un percorso, che voi colpevolmente avete abbandonato e che ci potrebbe trovare consenzienti, se riuscirete oggi - da replicanti quali siete - a riconoscere che qualcuno ci aveva pensato prima di voi, meglio di voi, più seriamente di voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Presidente, vorrei iniziare il mio intervento riprendendo quanto da lei affermato poco fa: l'urgenza di esaminare questo provvedimento deriva dagli impegni internazionali presi dall'Italia, anche dai Governi precedenti, e dal fatto che vi è un decreto-legge in vigore che scadrà durante la sessione di bilancio.
la conversione del decreto-legge che scade a fine ottobre se non sbaglio (c'è un mese di tempo per convertire il decreto fra Camera e Senato) e sospendere l'esame del disegno di legge. Altrimenti il Governo dovrebbe emanare già adesso - se vuole essere corretto e chiedere l'esame del disegno di legge - un nuovo decreto-legge che annulli l'effetto dell'altro; altrimenti ci troviamo di fronte ad una procedura viziata: da una parte si adotta un decreto-legge che entra in vigore e se ne prendono i vantaggi e, dall'altra parte, si costringe il Parlamento ad esaminare il disegno di legge.
PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, le sue parole pesano, soprattutto perché sono pronunciate dal seggio più alto di Montecitorio. Non mi è sfuggito il fatto che pochi momenti fa, proprio mentre si stava per passare all'inversione dell'ordine del giorno ella ha confessato pubblicamente, sia pure con una formula che non ricordo bene a memoria, che questo provvedimento proceduralmente lascia qualche perplessità (mi pare che abbia detto qualche cosa del genere). Condivido queste sue parole al 100 per cento perché ne ho fatto oggetto di discussione sia in Commissione affari costituzionali, sia, lunedì della scorsa settimana, in sede di discussione generale.
PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, vorrei informarla che per richiami al regolamento sono previsti dieci minuti, quindi tra un po' scade il tempo complessivo per i richiami al regolamento stessi.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, le segnalo l'articolo 4 che, nella sua ultima parte, stabilisce che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge 28 agosto 2000, n. 238.
credo che questa procedura sia assolutamente anomala, assolutamente non condivisibile e va censurato per questo un Governo che si comporta in siffatto modo. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo all'ordine del giorno dell'Assemblea il disegno di legge che stiamo esaminando, mentre è all'esame della Commissione il disegno di legge di conversione del decreto-legge: quando abbiamo definito il programma ed il calendario, nessuna parte politica, e neanche il Governo, ha chiesto di portare in aula il decreto-legge (né il gruppo dell'onorevole Armaroli, né il gruppo dell'onorevole Vito, né altri gruppi), quindi adesso è alla nostra attenzione questo provvedimento, non l'altro.
PAOLO ARMAROLI. Su queste scorrettezze il Governo è chiamato a rispondere!
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il presidente ed i colleghi della I Commissione conoscono bene qual è stato l'itinerario del disegno di legge in esame: è stato presentato dal Governo e, nella prima fase di discussione al Senato, è stato modificato con l'introduzione di emendamenti d'iniziativa parlamentare, presentati da parlamentari di diverse parti politiche e, tra questi, dal presidente del maggior gruppo di opposizione al Senato, il senatore La Loggia.
delle Nazioni Unite che si svolgerà a Palermo è un punto di arrivo, per adesso, di un lavoro complesso e lungo, iniziato da anni: non vedo la necessità di caricare di toni polemici il dato di fatto oggettivo che questo lavoro rappresenta una prosecuzione, uno sviluppo ed anche un approdo di un'attività che vede come tappe precedenti vari incontri, tra cui assai importante è la conferenza dell'ONU di Napoli nell'autunno 1994. Lo Stato è uno ed è sempre lo stesso: è lo Stato italiano che partecipa nelle sedi internazionali ad un'elaborazione comune, che in questi anni ha compiuto importanti passi in avanti.
PAOLO ARMAROLI. Ma il Presidente della Camera ha censurato il Governo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Presidente, intervengo sul complesso degli emendamenti per sottolineare l'infelice scelta di recuperare risorse per consentire lo svolgimento di questa importante conferenza internazionale.
fare il punto su un problema importantissimo quale è quello della criminalità organizzata a livello internazionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, intervengo solo per illustrare i motivi per i quali non voterò questo provvedimento e lo farò mettendo in collegamento una gerarchia di valori che credo un Parlamento dovrebbe tenere in considerazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, intervengo sul complesso degli emendamenti sottolineando come le risorse previste per questo intervento vengano reperite dal fondo speciale in conto capitale, accantonamento del Ministero dei lavori pubblici, che ha tra le sue finalizzazioni la strada statale n. 307 «del Santo».
sue parole, che risultano dallo stenografico - la copertura finanziaria sarebbe stata certa e che pertanto la previsione di tale copertura sarebbe andata di pari passo con la progettazione, in modo tale da far partire il bando di gara e l'avvio della realizzazione dell'opera entro breve tempo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone, al quale ricordo che il suo gruppo ha cinque minuti. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, vorrei fare riferimento alle cose che sono state dette. Lei ha cercato di dare un certo ordine ai provvedimenti iscritti all'ordine del giorno. Forse nel confronto parlamentare si è creata qualche confusione.
avendo tesaurizzato ed approvato alcuni provvedimenti che, come quello in esame, riteniamo importanti e meritevoli di attenzione da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scantamburlo. Ne ha facoltà.
DINO SCANTAMBURLO. Signor Presidente, seppur brevemente, vorrei esprimere la mia profonda delusione rispetto alle fonti di finanziamento previste per il provvedimento legislativo in esame: il ricorso, tra gli altri, a fondi che erano stati stanziati nella finanziaria 2000 nella tabella B del Ministero dei lavori pubblici per completare una strada statale che attende il suo completamento da una trentina d'anni, rende sempre più incomprensibile e per noi non più spiegabile ai cittadini (in particolare del nord-est) l'incapacità dello Stato di affrontare i gravissimi problemi della viabilità in un'area nella quale la mobilità di persone e merci, oltre al verificarsi delle frequenti tragedie di vite umane, è prossima al blocco totale.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sul complesso degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione invita i presentatori a ritirare l'articolo premittivo Garra 01.01 e gli emendamenti Frattini 1.1 e 1.3, Garra 1.4, 1.5 e 1.6. Il parere è contrario sull'emendamento Stucchi 1.15. Si invita al ritiro dell'emendamento Garra 1.7, mentre il parere è contrario sull'emendamento Stucchi 1.16. Il parere è altresì contrario sugli identici emendamenti Frattini 1.8 e Stucchi 1.17, nonché sugli emendamenti Garra 1.9 e 1.10 e Nardini 1.17. La Commissione invita il relatore a ritirare l'emendamento Garra 1.11, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Garra 1.12, 1.13 e 1.14.
PRESIDENTE. Il Governo?
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sta bene. Colleghi, dovete rendervi conto che, essendo contingentati i tempi complessivi, non assegnerò tempo oltre quello previsto dal contingentamento.
GIACOMO GARRA. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, una critica di fondo che facciamo al provvedimento in esame è la seguente: il Governo aveva ritenuto di poter fare tutto da solo, tant'è che la prima organizzazione della conferenza di cui ci occupiamo è disciplinata da un semplice decreto del Presidente del Consiglio dei ministri a firma dell'onorevole D'Alema.
comma 1 trasmesso dal Senato un secondo periodo, si evince l'indicazione della città di Palermo, che si desume, oltre tutto, dalla proposta inclusione del presidente della provincia di Palermo nella composizione del comitato previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 febbraio 2000, in cui non si faceva alcun riferimento al presidente della provincia, ma soltanto al sindaco di Palermo. Solo per la necessità di far fronte agli oneri finanziari della conferenza si è poi passati dallo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri al disegno di legge del Governo, per poi passare all'emanazione di un decreto-legge a perdere, onde far acquisire immediata operatività alla normativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, intervengo su questo articolo aggiuntivo per chiarire subito la posizione del gruppo della Lega nord Padania. Noi riteniamo importante questo provvedimento e delicata la materia che esso tratta. Sicuramente non c'entra nulla la collocazione territoriale: Palermo, Venezia o Pescara, è indifferente. Ciò che però riteniamo di dover contestare è il modo di procedere del Governo. Non è possibile accettare una simile logica e soprattutto non è possibile accettare che il criterio adottato per l'individuazione delle risorse sia quello del classico assalto alla diligenza degli accantonamenti dei vari Ministeri. Ci preoccupa, come abbiamo già detto, l'utilizzo dell'accantonamento per la statale Del Santo, ma ci preoccupa anche l'utilizzo dei fondi del ministero dei trasporti e della navigazione relativi all'ammodernamento, all'ampliamento e alla riqualificazione dei porti, il che, ricordiamo, potrebbe determinare disagi per le isole minori, come Pantelleria, come Lampedusa e via dicendo. Il fatto che possano presentarsi questi problemi è stato confermato anche dal sottosegretario Danese al Senato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, la fretta gioca brutti scherzi. Il relatore Di Bisceglie, che è oggetto di mia attenzione pressoché quotidiana...
MARCO BOATO. Non esageri!
PAOLO ARMAROLI. ...è stato estremamente tacitiano nel dire «sì, no, invito al ritiro», senza motivazione alcuna.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Abbiamo discusso per mesi in Commissione!
PAOLO ARMAROLI. Allora, siccome sono ancora in grado di stupirmi, non capisco perché mai l'onorevole Di Bisceglie, nella veste di relatore, abbia invitato al ritiro di questo primo articolo aggiuntivo, che farebbe da cappello al disegno di legge e che dice semplicemente: «Per la firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale e relativi protocolli è indetta Conferenza internazionale, da svolgersi a Palermo entro il 2000».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, è giusto denunciare il fatto che siamo nel paese delle contraddizioni. Si chiede più sicurezza, ma non si approva mai il pacchetto sulla sicurezza per gli evidenti contrasti esistenti all'interno della maggioranza; si parla di voler far funzionare la giustizia, ma si avanza solo una proposta di indulto. I procuratori generali della Repubblica, all'inizio di ogni anno giudiziario, denunciano il fatto che in questo paese la giustizia è al fallimento totale. In carcere non c'è assolutamente nessuno: questo è evidente a tutti. Nonostante tutto ciò, vogliamo organizzare una conferenza sul crimine transnazionale nel nostro paese, dove non vi è molta giustizia. Sarebbe meglio occuparsi delle vergogne di casa nostra.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Frattini 1.1.
FRANCO FRATTINI. Signor Presidente, il mio emendamento, che per noi riveste una valenza particolare nell'ambito di questo provvedimento, mi impone qualche breve riflessione, collegandomi a quanto affermato dall'onorevole Trantino poco fa.
Noi riteniamo che l'impegno internazionale contro il crimine transnazionale e contro la criminalità organizzata debba vedere l'Italia in prima linea. Siamo certamente in condizione di dire che ci avevamo pensato, ma non basta. Vale forse ricordare i termini di una dichiarazione di impegno politico di allora, come ratificata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Infatti, colleghi, di questo si parla e di niente altro: si parla della sottoscrizione di un protocollo, di una convenzione che recepisce quanto stabilito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. In questo documento si fa riferimento a quella circostanza che, per la prima volta nella storia, «raccolse in Italia i Capi di Stato e di Governo nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario delle Nazioni Unite per approntare strategie e metodi di supporto e incremento delle capacità nazionali e della cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata». Questa è l'enunciazione alla quale oggi noi dobbiamo necessariamente ricollegarci.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, riteniamo importanti le tesi testé sostenute dal collega Frattini nel perorare l'approvazione dell'emendamento 1.1, soprattutto per il coinvolgimento del Parlamento e per il ruolo importante che esso potrebbe svolgere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra, al quale ricordo che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Come ha poc'anzi detto il collega Frattini, l'emendamento 1.1 intende assegnare un ruolo significativo alla presenza parlamentare alla conferenza. Viene infatti proposto che siano i Presidenti del Senato e della Camera a costituire con propri atti un comitato di rappresentanza del Parlamento ai lavori della conferenza. Mi sembra assolutamente corretto che dal comitato di rappresentanza non rimangano esclusi esponenti dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, i pellirossi della Louisiana (Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo si grida: «pellirossa!»)... Pellirosse! I pellirosse della Louisiana - lo ricorda Montesquieu ne Lo spirito delle leggi - erano così sprovveduti che sovente segavano i rami dell'albero sul quale stavano seduti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. In modo improprio!
PAOLO ARMAROLI. ...i depositari della sovranità popolare, in una conferenza internazionale e il relatore, a nome della maggioranza, risponde che nessun deputato e nessun senatore deve partecipare a pieno titolo ad una conferenza internazionale che si svolge in Italia.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Non ha mai detto questo!
PAOLO ARMAROLI. Quindi, invito i colleghi di tutte le parti politiche, non solo per spirito di corpo - invito anche il Governo a prenderne atto, anche se so che non sempre ama il Parlamento perché qualche spregio in casi procedurali come questo lo fa - a votare a favore - presidente Mussi, mi rivolgo a lei che è cortese ed intelligente - di questo emendamento perché il Parlamento non sia espropriato di un'importante conferenza internazionale. Se esprimerete voto contrario su questo emendamento, significherà che non contate niente e che non volete contare niente!
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Brutti ha appena detto che coinvolgerà il Parlamento!
PRESIDENTE. Il senatore Brutti ha risposto prima a questa sua obiezione, onorevole Armaroli.
ANTONIO LEONE. Presidente, si tratta di un emendamento che ha la sua ragion d'essere nella necessità di dare un ruolo al Parlamento che non può partecipare sic et simpliciter ad una conferenza così importante. Non è questione di portare acqua al mulino di una sola parte politica, si tratta di dare finalmente un ruolo al Parlamento italiano. In tutto questo vi è una ratio di fondo e non comprendo per quale motivo i colleghi della maggioranza abbiano votato contro il primo emendamento che intendeva conferire una forma ad una norma incomprensibile. È una tecnica legislativa che francamente non risponde ai canoni della chiarezza né dell'immediata leggibilità della norma.
di una conferenza così importante. I lavori della conferenza porteranno necessariamente anche a scelte legislative, quindi si deve riconoscere un ruolo a chi fa le leggi: è questa la logica sottesa a questo emendamento. Se esso sarà respinto, non ci si potrà lamentare, in questa sede, che il ruolo del Parlamento è svuotato dal Governo o da tutta una serie di provvedimenti che passano sopra la sua testa. È un emendamento di buon senso, che rispetta ed esige il rispetto delle istituzioni e che sicuramente non è contrario, nel merito, allo svolgimento di una conferenza in quel di Palermo. Essa darà sicuramente i propri frutti che debbono, però, passare al vaglio del Parlamento per legiferare in base alle risultanze della conferenza stessa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, sottolineo la mia contrarietà perché, secondo me, non siamo titolati a proporci come organizzatori di tale iniziativa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
La seduta, sospesa alle 20,55, è ripresa alle 21,55.
PRESIDENTE. Dovremmo ora procedere nuovamente alla votazione dell'emendamento Frattini 1.1, nella quale è precedentemente mancato il numero legale. Tuttavia, apprezzate le circostanze, rinvio la votazione e il seguito del dibattito ad altra seduta.
I replicanti, onorevole Presidente, sono ammessi perché è la vita che lo consente, ma che almeno abbiano l'umiltà di considerarsi replicanti. Al contrario, con atteggiamenti da proconsoli, abbiamo visto portare avanti un caso di tronfiezza legislativa, perché in questo provvedimento, onorevole rappresentante del Governo, non vi è una sola parola relativamente a «Palermo 1994»: dimenticata Palermo!
Qualcuno dirà: perché una data così lontana? Perché nell'ottobre 1994, a Palermo, il Governo Berlusconi avanzò la proposta di avviare subito i lavori per arrivare alle giornate di Napoli dell'ONU - è grave che nessuno di voi vi abbia fatto riferimento -, nel corso delle quali si definiva la strategia contro il crimine transnazionale, con l'omogeneizzazione di una legislazione, che, nel caso specifico, appariva deficitaria: basti pensare alla société des malfaiteurs, alle associazioni a delinquere, alle varie nomenclature che differenziavano la normativa e, quindi, si previde la disciplina sanzionatoria coerente di contrasto del crimine.
Un velo di piombo è sceso anche sulle giornate di Napoli, che sono state sporcate, onorevole rappresentante del Governo - se ne ricordi quando interverrà, se crede di replicare -, da certi vietcong travestiti da magistrati (mi riferisco proprio a quelli di Milano) che, davanti ad una platea mondiale, davanti ai rappresentanti di 170 paesi, inviarono a Berlusconi un avviso di garanzia, come se stesse con le valigie al piede, pronto a lasciare il paese, come se non si potesse differire di qualche giorno quel provvedimento; lo fecero al fine di depotenziare l'immagine del capo del Governo di allora e, quindi, di presentarci defedati nei confronti delle assise mondiali.
Andammo avanti e concludemmo quelle giornate (ed io ne ho un doloroso ricordo per essere stato uno di quelli che si erano impegnati, in ragione della delega che avevo avuto allora: voglio però evitare gli autoriferimenti) con un documento di eccezionale valore strategico nei confronti della malavita.
Vi chiedo (ed è una richiesta che diventa perentoria, non per la superbia della proposta, ma per la ulteriore messa in mora delle vostre omissioni) che cosa avete fatto in sei anni, se non operare in modo di tentare di far perdere la memoria (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!
Non sono venuto qui a presentare liste di doglianze; non sto parlando per offese ricevute: colui che ha offeso deve essere degno di chi, nel contrasto dialettico, viene offeso. Ed allora non mi considero in questa vicenda offeso dalle vostre negligenze: avete offeso il popolo italiano; avete offeso una platea transnazionale; avete ingiuriato la comunità degli onesti; soprattutto dimostrato che i vostri Governi, nel momento in cui vi è stata questa iniziativa nei confronti del crimine transnazionale, hanno soltanto prodotto tonnellate di parole. Sono stati come sempre velleitari e verbosi; sono stati, come sempre, inutili; sono stati come sempre, nei confronti del popolo italiano manchevoli di verità! La vostra è cialtroneria organica.
Se volete lottare contro il crimine transnazionale, noi potremmo essere della partita e darvi una mano, ma vi chiediamo di «rivolgervi ai nostri atti» e allo straordinario documento conclusivo - di cui vi parlerà il collega Frattini - che sicuramente voi ignorate, perché lo abbiamo trovato sepolto dalla polvere degli archivi dell'ONU; un documento che evidentemente non vi interessava, perché doveva dare dei meriti a qualcuno che evocate soltanto quando bisogna demonizzarlo: mi riferisco a Berlusconi e al suo Governo!
Per queste ragioni, noi vi chiediamo di poter mettere immediatamente in cantiere un debito di lealtà e di verità; dandoci
Presidente, credo che noi abbiamo degli obblighi costituzionali e regolamentari, tra i quali vi è quello di esaminare i decreti-legge presentati alle Camere. Tanto è vero che, per l'esame dei decreti-legge - come sappiamo - non vige la clausola di non poterli esaminare durante la sessione di bilancio: ciò è del resto confermato dal fatto che domani mattina esamineremo il decreto-legge sugli incendi boschivi.
Il Governo, la Commissione e l'Assemblea hanno quindi il dovere di tentare la conversione del decreto-legge, che è stato emanato sul presupposto che esistano dei requisiti di necessità e di urgenza che hanno fatto sì che alla fine di agosto il decreto-legge fosse emanato. Poiché ora, su richiesta del Governo (perché vi sono gli atti della Commissione, sottosegretario Brutti: l'esecutivo ha ritenuto di dover rinunciare alla conversione del decreto-legge e di riprendere in aula il disegno di legge che la Commissione stava già esaminando da luglio) si sta procedendo in una determinata maniera, mi viene da pensare che o siamo di fronte ad un caso di schizofrenia parlamentare - per la quale il Governo non sa utilizzare gli strumenti parlamentari che ha a propria disposizione per raggiungere i risultati che intende e può raggiungere -, oppure siamo di fronte ad un caso di abuso della procedura parlamentare e della procedura costituzionale.
Perché? Perché dal mese di luglio il Governo aveva gli strumenti necessari - ad esempio la richiesta di urgenza - per portare in aula agli inizi di settembre il disegno di legge; ed oggi, 4 ottobre, tale provvedimento sarebbe stato bello e approvato, con il nostro regolamento che garantisce tempi certi di approvazione dei disegni di legge o contingentamento dei tempi. Poiché il disegno di legge proveniva dal Senato, il Governo poteva già portare a casa quel provvedimento nel testo del Senato (dico a settembre, il 19 o il 20 settembre!); ma se il Governo ha ritenuto di non dovere fare questo, di non dover ricorrere all'urgenza e di non dover portare in aula il disegno di legge e di fare il decreto-legge, a quel punto acquisisce un grande vantaggio: uno strumento di necessità e di urgenza che entra immediatamente in vigore, che consente quindi di far partire dall'immediato le opere e i lavori necessari alla conferenza di Palermo.
Questo significa, però, che «parlamentarmente» il Parlamento ha il dovere di esaminare quel decreto, che ha un'altra procedura. Il Governo dunque si assume il vantaggio di un provvedimento che entra immediatamente in vigore e paga l'onere di una procedura parlamentare diversa, ma se invece il Governo si assume il vantaggio di un provvedimento immediatamente in vigore e chiede che l'Assemblea esamini adesso il disegno di legge con i tempi contingentati, in pochi minuti, evidentemente ci troviamo di fronte ad una procedura contorta, errata e lesiva delle prerogative del Parlamento e non solo dell'opposizione. Ecco perché, signor Presidente, credo che ancora adesso esistano le condizioni per fare, pur durante la sessione di bilancio, quello che è doveroso fare, cioè iscrivere all'ordine del giorno della Camera della prossima settimana
Perciò, signor Presidente credo che non sia possibile esaminare adesso il disegno di legge essendo assegnato a questa Camera, alla I Commissione, il disegno di legge di conversione del decreto-legge. Noi abbiamo il dovere di esaminare il decreto-legge e di esaminarlo in via prioritaria rispetto al disegno di legge, altrimenti - lo ripeto - doteremmo il Governo di due poteri, tra i quali invece deve scegliere, e creeremmo anche un precedente costituzionale gravissimo che la Camera non esamina la conversione in legge di un decreto-legge, ma quello di un disegno di legge, però nel frattempo il provvedimento è già in vigore.
Signor Presidente, su questo chiedo un chiarimento e una pronuncia da parte del Governo e riterrei opportuno di tornare al decreto-legge che è possibile esaminare in sessione di bilancio.
In effetti, signor Presidente, lei ha ragione a nutrire queste perplessità perché il Governo ha puramente e semplicemente fatto il gioco delle tre carte (a cui in genere non giocano persone particolarmente raccomandabili) perché da una parte il Governo presenta un disegno di legge, poi, quando è già stato approvato dal Senato ed è in avanzato stato di discussione presso la Commissione affari costituzionali della Camera, ci ripensa, fa un decreto-legge. Una volta adottato il decreto-legge, se ne pente un'altra volta e praticamente trasferisce con emendamenti le novità contenute nel decreto-legge nel vecchio disegno di legge con alcune «perle» notevoli.
Quando la Costituzione, all'articolo 77, terzo comma, dice che con legge possono essere regolati i rapporti intervenuti, stabilisce implicitamente che ciò avviene con apposita legge. Qui, invece, nell'ultimo articolo si stabilisce questa sorta di sanatoria.
Signor Presidente, sono quindi perfettamente d'accordo con lei su quanto lei ha detto della procedura (lo ha detto e credo che il resoconto stenografico ne faccia fede, ma non ce ne è bisogno perché non dubito minimamente della sua parola). Io
Contesto la correttezza del «raddoppio» tra disegno di legge e decreto-legge, però, una volta contestata tale scelta, non posso farci nulla, perché non posso fare dichiarazioni di ammissibilità, né posso forzare per portare un decreto-legge all'esame dell'Assemblea, non avendo nessuna parte politica avanzato una richiesta in tal senso. Quindi, ora ci troviamo di fronte a questa situazione: il disegno di legge è quello in esame, anche se la procedura è, secondo me, discutibile, ma questo rientra nel complesso di questioni che oggi abbiamo rapidamente affrontato in seno alla Giunta per il regolamento con riferimento all'esigenza di regolare bene la materia dei decreti-legge (lei, onorevole Armaroli, non era presente).
Stando così le cose, adesso dobbiamo procedere all'esame di questo provvedimento dal momento che nessuna parte politica ha chiesto di passare all'esame dell'altro: essendovi questo provvedimento all'ordine del giorno, non si può in questa sede chiedere di esaminare l'altro. Lo si sarebbe dovuto chiedere nella sede della Conferenza dei presidenti di gruppo.
In realtà, abbiamo avuto una discussione difficile sul disegno di legge nella Commissione affari costituzionali della Camera, perché quegli emendamenti, che non erano stati voluti dal Governo ma erano d'iniziativa parlamentare ed erano espressione di una convergenza tra forze diverse e segnatamente di una convergenza di forze dell'opposizione, venivano considerati da gran parte della Commissione affari costituzionali della Camera discutibili e da respingere. Questo ha fatto sì che noi ci siamo dilungati in una discussione abbastanza complicata durante tutto il mese di luglio e ciò, di fatto, se non giustifica, può spiegare la procedura alla quale il Governo ha fatto ricorso.
In questo momento, rispetto al disegno di legge, è interesse del Governo giungere al più presto ad un pronunciamento della Camera ed al varo della legge, tenendo conto di tutte le osservazioni che sono state svolte in sede parlamentare. Il Governo ha accettato volentieri di far cadere quegli emendamenti che alla Camera sono stati considerati da alcuni discutibili, da altri del tutto inaccettabili: questo è lo stato della questione al momento ed io credo sia utile, per il buon andamento della discussione alla Camera, tenere conto di alcune delle argomentazioni che sono state sollevate dai gruppi parlamentari dell'opposizione nell'ambito della Commissione affari costituzionali.
In particolare, ciò che mi preme sottolineare è che la conferenza internazionale
Dal momento che si tratta di una conferenza dell'ONU in cui è tassativamente prevista la partecipazione di una serie di soggetti (in primo luogo dei rappresentanti di tutti gli Stati, che dovranno firmare una convenzione e alcuni protocolli), è tuttavia impegno del Governo, che rappresenta lo Stato italiano nelle sedi internazionali, promuovere un coinvolgimento di rappresentanze del Parlamento italiano nella Conferenza internazionale di Palermo, e segnatamente della Commissione parlamentare antimafia e del Comitato di controllo sui servizi di informazione e sicurezza. È nel nostro interesse che lo Stato italiano sia rappresentato, in questa conferenza internazionale, nella varietà degli orientamenti culturali e politici che si esprimono nel nostro paese in relazione al tema della lotta contro la criminalità organizzata.
La raccomandazione che il Governo esprime - se mi è consentito dirlo - è quella di lavorare assieme affinché il provvedimento in esame diventi legge al più presto.
Sul merito non ho nulla da dire, anzi ben vengano incontri a così ampio raggio! Le perplessità non derivano certamente dalle dichiarazioni espresse poc'anzi dal sottosegretario Brutti ma dal continuo rinvio delle decisioni e dalla mancanza di punti fermi. Si stornano risorse importanti, come quelle destinate alla statale 307 «del Santo», per destinarle allo svolgimento di una conferenza internazionale che, per quanto importante e doverosa per lo Stato italiano, vedrà purtroppo ancora una volta svanire un'opportunità, quella di giungere a qualche risultato concreto al fine di debellare la criminalità organizzata internazionale.
La riflessione dovrebbe portare alla sintesi, alle constatazioni reali, a concreti punti di unione tra gli Stati; ma, come abbiamo verificato in occasione della precedente conferenza, non si è giunti a questo risultato. Mi sembra che si ripeta ancora una volta un copione per dovere di ospitalità, in modo cadenzato, senza peraltro giungere a risultati concreti e tangibili. Se esistono effettivamente i presupposti per creare una sinergia internazionale nella lotta contro il crimine organizzato, questa non deve essere soltanto un'occasione di confronto e discussione ma anche un momento di aggregazione costruttiva, in cui ognuno porta le espressioni politiche del proprio paese. Sulla scorta dell'esperienza del 1994, non vorrei ancora una volta veder sfilare le autorità dei vari paesi, che considerano queste grandi conferenze come momenti di svago. Come ricorderà, Presidente, all'epoca la stampa riportò la notizia di «ospiti» che si sono presentati con tanto di familiari e servitori al seguito!
Mi dispiace vedere depauperate risorse importanti per una conferenza importante in favore di coloro i quali vedono questo momento come una gita all'estero in una bellissima città, come del resto è Palermo, ma che in quel preciso momento, in quel preciso contesto riserva tale ospitalità per
In conclusione, ribadisco ancora una volta il mio scetticismo su come verranno gestite le risorse e su come verranno coordinati gli sforzi di coloro i quali si recano a Palermo per costruire, per concludere, per aggregare, come purtroppo - ripeto - la volta scorsa non è stato fatto.
Certo, una conferenza sulla lotta alla criminalità organizzata è un fatto importante, ma credo vi siano anche altri fatti che meritano attenzione. Nel 1995 - cinque anni fa - in una lettera a Montanelli, che comunque è una coscienza critica dell'Italia di oggi, anche per la sua età, una signora scriveva: «Possibile che nemmeno un politico prenda a cuore il problema e lo porti in Parlamento o ci sono troppi interessi che spingono a non fare niente?». Naturalmente, mi riferisco al problema della criminalità organizzata, ma anche al problema, sul quale stasera ci siamo brevemente intrattenuti, delle migliaia di giovani che muoiono in seguito al fenomeno chiamato «strage del sabato sera».
Montanelli rispondeva che forse non è soltanto una questione di interessi, perché le lobby sono sempre esistite. «Credo invece» - diceva - «che sia una questione di pigrizia mista a incoscienza. Solo dopo centinaia di vittime i legislatori sembrano sul punto di prendere provvedimenti». Eravamo nel dicembre del 1995; dopo cinque anni i legislatori non hanno preso alcun provvedimento e stasera con questa decisione, visto che la legislatura sta finendo, ancora una volta hanno assunto la decisione di non fare assolutamente nulla, malgrado gli impegni, le Conferenze dei presidenti di gruppo, l'iscrizione all'ordine del giorno, gli impegni solenni e formali che comunque stasera si sarebbe discusso questo argomento.
Io dico: un cittadino può avere fiducia in uno Stato, in un Parlamento che si comportano così? Le angosce delle famiglie, i titoli della domenica, le accuse dei giornali, gli appelli a fare qualcosa a chi vengono rivolti?
Credo che anche la legalità faccia pochi passi avanti in un paese nel quale le istituzioni, chi dovrebbe pensare a problemi vitali di migliaia di famiglie vengono così disinvoltamente bypassati perché vi sono interessi potenti sottostanti.
Allora, con rammarico devo dire che non voterò questo provvedimento, non starò qui a votarlo per una forma di civile protesta nei confronti di tale insensibilità. Scegliete voi: o sono gli interessi sottostanti che impediscono di affrontare la questione o, come dice Montanelli, è la pigrizia o l'incoscienza. Comunque, nessuna delle tre ipotesi mi sta bene e devo dire che stasera per la prima volta mi vergogno un tantino di far parte di questo Parlamento.
Noi ci eravamo già accorti di questa distrazione dei fondi quando il provvedimento era in discussione al Senato; abbiamo fatto presente il problema in una interrogazione a risposta immediata, che è stata data dal sottosegretario Bargone il 20 luglio scorso.
Il sottosegretario ha assicurato in quella sede che entro il 2000 - sono le
Sembra che il Governo continui a fare promesse sul progetto relativo a questa strada statale sulla quale si continuano a registrare incidenti mortali creando gravi disagi ai cittadini che vivono nelle zone limitrofe. È da molti anni che in questa Camera si prevedono risorse a questo fine e sembra quasi che si voglia aspettare, grazie alla legge Bassanini, il trasferimento della competenza alle regioni per lavarsene le mani.
Non ci fidiamo delle parole del sottosegretario perché per tre anni troppe promesse sono state disattese. Invito i colleghi del padovano e del trevigiano interessati a questa problematica territoriale derivante da questa arteria stradale incompleta a chiedere in questa sede, attraverso un ordine del giorno, un impegno chiaro del Governo affinché le risorse, che attraverso il provvedimento in esame vengono distolte per ben quindici annualità dal fondo a favore della strada statale del Santo, vengano inserite nella finanziaria e affinché il Governo presenti il provvedimento che li renda fruibili. Finora ci si è giustificati con l'assenza di una completa progettazione, con l'attesa del pronunciamento di altri organi, ma il fatto che questo provvedimento venga esaminato poco prima dell'inizio della sessione di bilancio, le stesse parole del sottosegretario Bargone in risposta ad una mia interrogazione (parole che in presenza di altri parlamentari egli ha smentito osservando che stava parlando senza fare riferimento alle indicazioni fornitegli dal ministero) richiedono un impegno preciso non solo per la copertura delle risorse già destinate in due leggi finanziarie alla statale «del Santo» ma anche per la predisposizione di un disegno di legge specifico per rendere immediatamente utilizzabili dalla regione tali risorse. Non dobbiamo dimenticare che questa statale non riguarda una provincia né una regione perché tocca i rapporti nord-sud ed est-ovest della penisola. Anche se è situata nel nord-est d'Italia, il traffico di merci che questa strada sopporta in ogni direzione ha valenza nazionale (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Mi manca qualche elemento, in quanto non faccio parte della Conferenza dei presidenti di gruppo, ma non vi è dubbio che esiste uno sforzo per tesaurizzare provvedimenti importanti. L'onorevole Teresio Delfino, a nome del CDU, ha fatto riferimento ad un urgente provvedimento che riguarda gli studenti universitari. Ritengo, pertanto, che si debba andare avanti senza frapporre ostacoli, come non ne frapporremo noi al provvedimento in esame, recante disposizioni per lo svolgimento a Palermo di una conferenza ONU sul crimine transnazionale. Vi è poi il problema dei contenuti del provvedimento: come ci prepariamo e come andremo a quella conferenza? La raccomandazione che posso fare è di partecipare a quella conferenza con risultati più produttivi di quelli delle conferenze sulla riduzione delle calamità naturali organizzate dall'ONU a Rio de Janeiro e a Kyoto.
Signor Presidente, mi sembra importante che la conferenza si tenga a Palermo; abbiamo sempre auspicato soluzioni del genere: non dobbiamo dare un'apertura di credito, ma incoraggiare una partecipazione senza tentennamenti o difficoltà. Mi auguro, dunque, che i nostri lavori possano procedere sino all'ora stabilita,
Di conseguenza, o da parte del Governo vi è l'applicazione ferma e decisa di quanto riferito il 20 luglio scorso alla Camera dei deputati sull'impegno di rifinanziare (con la legge finanziaria per il 2001) quella strada statale, così come previsto nelle leggi finanziarie per il 1999 e per il 2000, oppure non posso assolutamente preannunciare il voto favorevole al provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Onorevole Garra, accede all'invito rivoltole a ritirare il suo articolo premittivo 01.01?
Il mio articolo premittivo 01.01, premettendo un nuovo articolo all'articolo 1, intende sopperire ad una evidente lacuna contenuta nel comma 1, dal momento che il riferimento al luogo di svolgimento della conferenza non si rinviene nel testo trasmessoci dal Senato della Repubblica. In effetti, il luogo di svolgimento viene previsto solo nel titolo del disegno di legge medesimo. Solo dall'emendamento votato dalla Commissione affari costituzionali della Camera, che aggiunge al testo del
In altre parole, con la penosa vicenda al nostro esame - mi riferisco per ora all'iter e non tanto alla sostanza della disciplina - il Governo ha esautorato due volte il Parlamento: una prima volta con l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in luogo di un disegno di legge ed una seconda volta con l'approvazione del decreto-legge a perdere n. 238 del 28 agosto 2000.
In conclusione, chiedo all'Assemblea il voto favorevole sul mio articolo aggiuntivo 01.01.
Come si fa ad accettare un modo di lavorare come questo? Come si fa ad accettare che queste opere vengano programmate e che magari i lavori finiscano chissà fra quanto tempo? Forse i lavori inizieranno addirittura dopo l'effettuazione della conferenza! Come è possibile accettare ancora una volta la logica degli interventi all'ultimo minuto? È questo che noi contestiamo, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, ed è questo che dovrebbe indurvi per lo meno a rivedere le vostre posizioni, perché, se è vero che si tratta di una conferenza importantissima, è altrettanto vero che non si può fare ancora la solita figura che purtroppo spesso il nostro paese fa in occasione di questi appuntamenti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Mi domando e le domando, signor Presidente: non è forse vero che il Governo e la maggioranza parlamentare vogliono assicurare lo svolgimento di una conferenza contro il crimine organizzato transnazionale? Non è forse vero che vogliono che questo meeting si svolga a Palermo? Non è forse vero che il Governo e la maggioranza vogliono che si svolga entro il 2000? Mi sembra allora che questo articolo aggiuntivo, onorevole relatore, vada incontro alle esigenze del Governo e della sua maggioranza.
Pertanto, le chiedo, relatore, di motivare l'invito al ritiro, perché io, francamente, nella sua brevità non ho compreso l'invito a ritirare l'articolo aggiuntivo Garra 01.01.
Onorevole Dussin, le ricordo che ha a disposizione due minuti.
Non è giusto spendere decine e decine di migliaia di miliardi per organizzare questo tipo di conferenze, quando alcuni magistrati del sud sono costretti a comprare, a proprie spese, pagine di giornali per denunciare a chi ci governa che lavorano in condizioni pietose, perché non hanno uomini, strutture e norme adeguate per intervenire (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Noi, invece, decidiamo di spendere 50 miliardi di lire per costruire qualche opera che, forse, nel 2025, sarà ancora da completare. Abbiamo quindi l'obbligo di denunciare queste cose, anche se evidenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garra 01.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 288
Votanti 285
Astenuti 3
Maggioranza 143
Hanno votato sì 64
Hanno votato no 221.
Sono in missione 33 deputati).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frattini. Ne ha facoltà.
Ebbene, dal 1994 ad oggi l'unico atto politico significativo è stata la ratifica dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul documento che veniva definito atto di impegno politico e determinazione ad assicurare pieno e veloce incremento alla presente dichiarazione con l'allegato piano di azione globale.
In altri termini, colleghi, quando a qualcuno potesse sembrare che le nostre considerazioni critiche sono sul merito del provvedimento, lo dico ancora una volta, si sbaglierebbe! Noi vogliamo però, ed è questo il senso dell'emendamento presentato, dare una valenza davvero più consona all'impegno internazionale dell'Italia; vogliamo porre il Parlamento al centro dell'impegno nazionale dell'Italia per questa conferenza di Palermo.
Dico questo perché accanto ai comitati esecutivi e al comitato organizzatore e promotore certamente di natura e di matrice governativa, riteniamo indispensabile che il Parlamento sia coinvolto direttamente con le determinazioni che ovviamente i Presidenti delle Camere vorranno assumere, in modo tale che la rappresentanza permetta che questa sia la conferenza della Repubblica italiana, di partecipazione al progetto ONU sul crimine transnazionale.
Sappiamo bene che all'Assemblea generale delle Nazioni Unite partecipano i rappresentanti del Governo in carica in un determinato momento, ma all'assemblea che dette vita a questa iniziativa parteciparono i capi di Stato e di Governo e non solamente i capi di Governo. Credo allora che una rappresentanza non solamente governativa, per sottolineare l'impegno non di parte a combattere insieme la criminalità transnazionale, sia non una condizione ma una richiesta. Una richiesta semplice che l'opposizione di oggi, che allora da maggioranza e da Governo fece partire gli atti di cui solamente oggi si parla, rivolge a tutti i colleghi di tutte le parti politiche. Vogliamo che il Parlamento sia il protagonista e il Governo l'esecutore! Questa non può essere una conferenza di un Governo di una parte di questo Parlamento, di una sua maggioranza politica ma di tutti quanti noi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Non riesco a capire come sia possibile osteggiare una proposta del genere, se si considera che vi sarebbe un allargamento e forse anche una maggiore importanza per questo tipo di conferenza sul crimine internazionale.
Non è, invece, assolutamente corretto che la conferenza si trasformi in una passerella della maggioranza di centrosinistra che veda transitare presidenti di Commissione e parlamentari tutti di centrosinistra. Mi sembra che l'impostazione bipartisan che abbiamo dato all'emendamento in esame consenta di chiedere il voto favorevole dell'Assemblea.
Quando il relatore invita a ritirare questo emendamento, mi pare faccia sfoggio di masochismo, perché esso, cortesi interlocutori del centrosinistra, intende mettere in gioco il Parlamento...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone, che dispone di due minuti. Ne ha facoltà.
È stato presentato un emendamento che intende dare al Parlamento un ruolo, che non sia di mera partecipazione, all'interno
Onorevole Luciano Dussin, ha due minuti a sua disposizione.
Al riguardo, intendo ricordare alcuni dati. A seguito di clamorose decisioni della nostra magistratura, il 3 gennaio 2000, a Milano, vengono scarcerati 20 mafiosi, ora in libertà per decorrenza dei termini; il 15 gennaio 2000, a Milano, 11 ergastolani vengono scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare; il 16 gennaio 2000, a Napoli, 13 camorristi vengono scarcerati; il 4 febbraio 2000, a Milano, un pentito condannato a trenta anni di reclusione esce dal carcere per decorrenza dei termini; il 15 febbraio 2000, a Bari, 10 mafiosi vengono scarcerati per decorrenza dei termini. Tralascio il resto perché mi sembra che la situazione sia oltremodo vergognosa; ricordo soltanto quanto è successo poco tempo fa a casa mia, a Venezia, dove gli ultimi 37 mafiosi della riviera del Brenta sono usciti dal carcere per il motivo più volte indicato.
È logico e doveroso che almeno qualcuno ricordi tali situazioni di inefficienza e che si eviti che il nostro paese sia organizzatore di qualcosa che ha a che fare con la giustizia a livello internazionale quando, «a casa nostra», i risultati sono questi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Frattini 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Colleghi, ciascuno voti per sé.
Poiché la Camera non è in numero legale per deliberare per cinque deputati, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.


