Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 782 del 3/10/2000
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(Criminalità nelle province di Ragusa e Catania)

PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Caruano nn. 3-05406 e 3-05407 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 2).
Queste interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per l'interno ha facoltà di rispondere.

MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con le interrogazioni in esame l'onorevole Caruano pone all'attenzione dell'Assemblea il fenomeno criminale nel territorio di Vittoria, auspicando una presenza più incisiva dello Stato attraverso un potenziamento delle forze dell'ordine.
A questo problema se ne connette strettamente un altro, sollevato dall'onorevole Caruano con l'altra interrogazione all'ordine del giorno, che riguarda la diffusione di furti e rapine nelle campagne delle province di Ragusa e di Catania, reati per i quali l'onorevole Caruano richiede un più incisivo intervento in favore dell'economia della zona, anche mediante ricorso ad un nucleo di intervento specializzato sul terreno dell'azione di contrasto alle estorsioni ed alle rapine.
Gli argomenti delle due interrogazioni sono analoghi e la risposta è congiunta.
La situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica nel comune di Vittoria è


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oggetto di una particolare attenzione. Fornirò qualche elemento di analisi, ma voglio dire subito che lo Stato ha inferto duri colpi agli insediamenti criminali di questa zona. Da tempo il territorio di quel comune è caratterizzato da una contrapposizione tra il gruppo delinquenziale Dominante, storicamente egemone, ed il gruppo facente capo alla famiglia Nigito, espressione di un altro clan, il clan Russo di Niscemi. Secondo analisi compiute dagli organi investigativi, le cause del conflitto vanno ricondotte al tentativo del gruppo Nigito di monopolizzare il traffico delle sostanze stupefacenti nella provincia di Ragusa. Da qui una serie di gravi episodi delittuosi, tra cui l'uccisione di tre giovani di Vittoria - avvenuta il 14 luglio 1996 -, tutti affiliati al clan Nigito.
L'attività investigativa delle forze dell'ordine e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno permesso di ricostruire le varie fasi dello scontro, il contesto in cui il conflitto era maturato e l'esistenza di rapporti di alleanza intercorrenti tra i gruppi in lotta e con altre organizzazioni criminali operanti sui territori delle province circostanti. L'attività investigativa e le dichiarazioni dei collaboratori hanno anche permesso di ricostruire l'organigramma delle due distinte fazioni in lotta. Le risultanze investigative sono confluite in varie informative e segnalazioni, oggi al vaglio della direzione distrettuale antimafia di Catania.
La leadership del gruppo Dominante è stata minata anche da conflitti sorti al suo interno: si sono costituite diverse correnti opposte tra loro e questi conflitti sono culminati nella strage di Vittoria del 2 gennaio 1999, nella quale sono state uccise cinque persone. La reazione dello Stato è stata allora immediata: vi sono state tre distinte operazioni, il 4, l'11 ed il 16 gennaio 1999, che hanno portato al fermo complessivo di trentasette persone, tra cui gli esecutori ed i mandanti della strage.
Sempre nello stesso anno sono state portate a termine altre operazioni di polizia, in primo luogo l'operazione «Bulldozer», conclusa nel luglio 1999 con l'arresto di trentadue persone per il reato di associazione mafiosa. Tra queste vi era il pregiudicato Giovanbattista Cancellieri, che aveva verosimilmente il ruolo di reggente dell'organizzazione. Il clan D'Agosta, altro storico gruppo criminale della provincia, che per anni è stato in contrapposizione con il clan Dominante, è stato fortemente disarticolato con l'operazione «Tramonto» nel marzo 1999: sono stati arrestati diciotto pregiudicati per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi, estorsioni. L'organizzazione, dopo questa operazione del marzo 1999, ha perso qualsiasi capacità operativa sul territorio.
Un ulteriore focolaio criminale è localizzato nella zona di Scicli, dove opera il clan Ruggieri, evidenziatosi negli ultimi tempi per il sensibile incremento di attentati incendiari e per le richieste estorsive in danno di operatori economici locali. L'operazione «Fire fox» del settembre 1999 ha portato all'arresto di nove persone - tra cui lo stesso Ruggieri, capo del clan -, ritenute responsabili di aver costituito un'associazione di stampo mafioso dedita ad omicidi, estorsioni, detenzione e porto abusivo di armi, nonché danneggiamenti a mezzo di incendio.
Quindi, in questo momento le organizzazioni mafiose operanti nel territorio di Vittoria hanno gravi difficoltà organizzative: sono state colpite duramente dalle numerose operazioni di polizia degli ultimi anni, le loro compagini sono disarticolate, gli organigrammi sono stati ridimensionati, i capi sono stati catturati. Il monitoraggio statistico più recente effettuato dalla prefettura di Ragusa rivela, nel primo semestre dell'anno in corso, una significativa flessione degli omicidi: ne sono stati commessi soltanto 3, mentre nel 1999, nello stesso periodo, ne erano stati commessi 9. Non c'è stato alcun tentato omicidio, mentre nello scorso anno se ne erano verificati 4.
Nel primo semestre del 2000 si sono verificati, nell'ambito delle provincia, alcuni episodi criminosi: il 22 marzo scorso è stato rinvenuto il cadavere di Filippo Aiello, proprietario terriero, nel comune


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di Acate; il 23 marzo scorso è stata uccisa Emanuela Sanzone, collegata al clan Dominante; il 24 marzo scorso è stato ucciso Biagio Baglieri a Comiso. Il prefetto di Ragusa, proprio a partire da questi episodi, ha promosso riunioni del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica nelle stesse località dove gli episodi si erano verificati (Vittoria e Comiso). L'analisi compiuta dalle forze di polizia non consente di stabilire collegamenti tra i due episodi criminosi che si sono verificati a Vittoria e ad Acate. Nel corso di un'apposita manifestazione pubblica le organizzazioni antiracket della provincia hanno espresso, anche di recente, un pieno ed incondizionato apprezzamento per l'impegno delle forze di polizia. L'episodio di Comiso di cui parlavo prima risulterebbe estraneo a fatti collegabili alla criminalità organizzata.
Il prefetto di Ragusa ha impartito direttive per un'intensificazione di tutti i servizi di prevenzione e di controllo del territorio. L'attività di contrasto delle forze di polizia ha consentito, nel gennaio di quest'anno, di deferire alla direzione distrettuale antimafia di Catania 35 pregiudicati. Alcuni di essi sono detenuti, in quanto ritenuti responsabili di numerosi omicidi, tentati omicidi, estorsioni, incendi e altri reati, tutti consumati nel 1996 nel territorio di Vittoria.
Anche il fenomeno estorsivo sembra aver registrato una diminuzione, tuttavia una lotta efficace resta sempre subordinata alla scelta ed alla determinazione delle vittime di questo reato di rivolgersi agli organi di polizia. Se guardiamo i dati degli attentati incendiari, che sono sintomatici dell'esistenza di un racket delle estorsioni, dobbiamo dire che tali dati sono stazionari: 19 episodi sono stati censiti in questa prima parte del 2000. Vi sono 8 organizzazioni antiracket nella provincia, tra cui l'associazione antiracket Città di Vittoria, costituita il 21 ottobre 1999 e quella di Scicli, sorta nel dicembre successivo.
Il 7 luglio scorso l'operazione di polizia giudiziaria denominata Mosaico ha portato all'arresto di due affiliati al gruppo mafioso Dominante di Vittoria e a quello di un affiliato della cosca Cappello di Catania. La stessa ordinanza di custodia cautelare del GIP di Catania è stata notificata in carcere ad altre 14 persone, tutte indiziate per il delitto di associazione mafiosa, nonché di omicidio, di tentato omicidio e di traffico di sostanze stupefacenti. Il 31 agosto scorso sono stati confiscati 21 beni delle cosche D'Agosta e Dominante, beni che sono ancora in corso di valutazione.
Relativamente al traffico di sostanze stupefacenti, i dati relativi all'attività di contrasto nel 1998 e nel 1999, oltre che nei primi otto mesi del 2000, non sono equivalenti ai dati indicati dagli interroganti. L'impennata dei sequestri di droga registrata nel corrente anno è dovuta ad un unico sequestro di oltre 38 chilogrammi di marjuana effettuato a Ragusa nello scorso mese di giugno nei confronti di quattro cittadini di nazionalità albanese. Questa operazione ha messo in evidenza l'estraneità della criminalità organizzata locale rispetto a tale vicenda.
Nella città di Vittoria operano un commissariato della Polizia di Stato, un distaccamento della polizia stradale, un posto di polizia ferroviaria, una compagnia ed una stazione di carabinieri e una brigata della Guardia di finanza. Al 31 agosto le forze di polizia sono presenti con 212 unità, 120 della Polizia di Stato, 64 carabinieri e 28 guardie di finanza. Nel mese di settembre è stata assegnata un'ulteriore unità al distaccamento di polizia stradale.
L'ordinario dispositivo di controllo del territorio si avvale del contributo assiduo anche del reparto prevenzione crimine Sicilia, sezione di Catania: un reparto mobile che interviene anche su questa parte del territorio. Il parco veicolare del commissariato di Vittoria dispone di 6 autovetture; la questura di Ragusa dispone di 48 veicoli, a fronte dei 21 che sarebbero nella dotazione organica. Entro la fine del corrente anno è prevista la fornitura di altri 8 automezzi.


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A seguito di queste ulteriori assegnazioni potrà anche essere rafforzato il parco veicolare del commissariato di Vittoria.
Il piano di prevenzione e controllo del territorio si avvale dell'ausilio delle forze di polizia dislocate nell'intera provincia. A Ragusa sono presenti 1.108 unità, di cui 440 della Polizia di Stato, 442 dell'Arma dei carabinieri e 226 della Guardia di finanza.
Passiamo al secondo argomento. Il fenomeno della criminalità rurale segnalato dagli onorevoli Caruano e Borrometi è essenzialmente rappresentato da furti perpetrati nelle campagne. Questo fenomeno è connesso alla particolare realtà economica ragusana basata principalmente sulla zootecnia e sull'attività agricola. La provincia di Ragusa e in particolare i comuni di Comiso, Acate, Vittoria e Santa Croce Camerina sono caratterizzati da un considerevole numero di aziende agricole; nella maggior parte dei casi queste aziende rimangono incustodite durante le ore notturne e spesso in assenza di sistemi di allarme sono soggette ad azioni delittuose.
La superficie territoriale interessata risulta particolarmente vasta e nel settore sono operanti migliaia di imprese. In rapporto a questo alto numero di imprese, il numero di reati consumati non è statisticamente rilevante e comunque non è tale da far pensare ad una diffusione endemica del fenomeno della criminalità rurale in questa zona. Un'analisi recente dei dati relativi ai furti registrati nell'ambito della provincia di Ragusa rivela inoltre un'attenuazione del fenomeno. Alle stesse conclusioni si giunge se consideriamo il fenomeno dell'abigeato nelle zone interessate. Infatti, in considerazione dell'elevato numero (78 mila) dei capi di bestiame nella provincia, oltre a 18 mila ovini e circa 2.000 equini, i due furti con 11 capi di bestiame rubati non giustificano lo stato di allarme e di preoccupazione da parte della popolazione.
Il fenomeno è stato più volte esaminato in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica; sono state impartite direttive per una intensificazione dei servizi realizzati anche con un impegno interforze. Sono state individuate strategie di intervento avviando iniziative tra le quali la sottoscrizione di un protocollo di sicurezza con le prefetture di Siracusa e Catania e con i comuni contigui delle tre province, per la predisposizione di una più efficace azione di contrasto.
I problemi connessi con la criminalità rurale comunque vengono seguiti con attenzione dal Ministero dell'interno, dai prefetti e dai questori perché se i dati di cui disponiamo - lo ripeto - per quest'area non sono particolarmente preoccupanti, tuttavia il fenomeno della criminalità rurale colpisce la popolazione e anche al di là della sua dimensione oggettiva genera insicurezza, turba la tranquillità delle attività economiche.
Fin dal 1997 le autorità provinciali di pubblica sicurezza sono state invitate, con direttive specifiche, a prendere in esame queste manifestazioni delittuose e ad avviare specifiche azioni di contrasto sulla criminalità rurale. È stata intensificata l'azione di polizia e sul versante preventivo sono state create forme di collaborazione con gli operatori economici, volte ad individuare misure per evitare furti e danneggiamenti, a cominciare dalle misure di sicurezza che debbono essere generalizzate per le aziende agricole. La difesa passiva ha anche un suo rilievo.
Con la direttiva dell'11 marzo 1999, è stata sottolineata questa necessità di proseguire l'azione di prevenzione e di contrasto nelle realtà rurali del paese. Noi dobbiamo far leva sul Corpo forestale dello Stato e sugli enti locali per rafforzare l'azione su questo terreno.
Le autorità provinciali di pubblica sicurezza, esaminati i problemi che nascevano dai fatti che ho indicato, hanno provveduto a predisporre servizi di vigilanza e di controllo del territorio, cui concorrono l'Arma dei carabinieri, la Polizia di Stato, il Corpo forestale dello Stato ed anche la polizia municipale.
L'attenzione riservata all'evoluzione della criminalità rurale trova, inoltre, con


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ferma nell'inserimento di un apposito capitolo ad essa dedicato nel Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata relativo all'anno 1998, pubblicato nell'ottobre 1999 a cura dell'osservatorio permanente sul fenomeno della criminalità del dipartimento della pubblica sicurezza.
Quanto alla provincia di Catania, è al momento operativo un coordinamento locale tra sindaci, forze di polizia ed associazioni di categoria, per assicurare un processo di prevenzione e di contrasto a queste azioni criminali. I sindaci si sono impegnati ad avviare una puntuale azione di controllo di alcuni problemi locali, al fine di rendere più incisiva ed efficace l'azione di prevenzione e di contrasto. Particolare attenzione è stata riservata anche al fenomeno largamente diffuso delle guardianie abusive, che in molte aree agricole costituisce un vero e proprio strumento di controllo del territorio da parte della criminalità.
In tale ambito - considerato che gli istituti di vigilanza, da qualche mese, sono stati autorizzati ad operare nell'intera provincia - è stato avviato, avvalendosi anche della collaborazione delle organizzazioni di categoria, un graduale processo di sensibilizzazione degli associati verso forma legali di vigilanza. Nella provincia di Catania operano 4.571 unità di polizia a fronte delle 4.239 previste in organico, di cui 2.253 della polizia di Stato, 1.539 dell'Arma dei carabinieri e 779 della Guardia di finanza.
Noi, anche in presenza di dati che - lo ripeto - non sono particolarmente preoccupanti, dobbiamo dedicare una specifica attenzione a queste forme di criminalità rurale perché in alcuni casi si può pensare che vi sia, come avviene per il fenomeno estorsivo, una riluttanza dei cittadini a denunciare i reati. Questi reati in una società rurale rappresentano, comunque, un colpo alla vita ordinata e normale delle persone e delle imprese ed è, quindi, necessaria una particolare attenzione delle forze di polizia. Da ultimo - me lo segnalava poco fa l'onorevole Caruano - abbiamo avuto un ulteriore episodio di intimidazione ai danni della cooperativa Verga di Vizzini che ha in concessione alcuni terreni demaniali del comune. Considerando l'episodio in base all'esame dei dati relativi alle attività criminali di cui quotidianamente ci occupiamo, si deve riconoscere che non si tratta di un reato particolarmente grave; tuttavia, l'intimidazione ad una cooperativa che svolge un'attività rilevante e che applica la legge sull'occupazione giovanile, utilizzando i benefici in essa previsti per avviare un'attività economica su terreni demaniali dati in concessione, è un fatto particolarmente grave perché rischia di bloccare l'iniziativa e di essere un segnale negativo per altri che vogliano intraprendere la stessa attività.
Tenendo conto di tutto ciò, desidero garantire all'onorevole Caruano che l'attenzione delle forze di polizia e del Governo è forte, anche se questi reati non sono molto numerosi né particolarmente gravi. Ci rendiamo conto, però, dell'impatto negativo che essi possono avere in realtà come quelle della provincia di Ragusa e di Catania e sulla vita quotidiana di piccoli operatori economici. Ribadisco perciò l'impegno del Governo all'attenzione e all'azione di contrasto.

PRESIDENTE. L'onorevole Caruano ha facoltà di replicare.

GIOVANNI CARUANO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, senatore Brutti, per la sua risposta che, anche se riferita ad interrogazioni presentate qualche anno fa, ha fornito un panorama completo ed aggiornato della situazione esistente nelle province di Ragusa e Catania.
Sono d'accordo con lui quando sostiene che, soprattutto nel Vittoriese, sono stati conseguiti risultati eccezionali ed incoraggianti per quanto riguarda il contrasto della criminalità (sono stati disarticolati clan mafiosi); tuttavia, in questo momento non dobbiamo abbassare la guardia. Ricordo le parole del procuratore della Repubblica di Palermo, secondo il quale, in effetti, adesso forse la mafia


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spara meno, ma tenta di controllare meglio e con altri mezzi le attività economiche ed il territorio. Questa calma apparente, quindi, non deve farci abbassare la guardia; dobbiamo anche trovare il modo per contrastare meglio l'usura e le estorsioni, comunque presenti nei territori delle province di Ragusa e Catania; tali fenomeni diventano più insidiosi quando tentano di controllare le attività produttive, soprattutto nel vittoriese. Nel settore agricolo, l'attività è intensa ed i tentativi della criminalità intervengono in tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione, al trasporto.
Sono d'accordo con il sottosegretario quando sostiene che è stata realmente potenziata la presenza dello Stato; la prima interrogazione fa riferimento ad un episodio di criminalità risalente al 1996 e da quell'anno ad oggi si registra una presenza notevole dello Stato: sono stati conseguiti risultati importanti e sono stati potenziati mezzi e uomini in provincia di Ragusa. Probabilmente, dobbiamo fare uno sforzo nelle attività di intelligence, di presenza, di intercettazione delle infiltrazioni della criminalità nei settori produttivi, soprattutto per garantire la sicurezza ai cittadini.
In tutta sincerità, non condivido molte valutazioni sulla criminalità rurale. In particolare, faccio riferimento a Vizzini, a Chiaramonte, a Vittoria, comunque a quei territori nei quali il settore agricolo rappresenta gran parte della realtà viva e produttiva, offrendo occupazione, lavoro e ricchezza in una Sicilia che, nei territori indicati, non ha altre alternative. Credo che nel settore della criminalità rurale debba esservi un maggiore intervento da parte dello Stato perché, probabilmente, anche a fronte di una diminuzione delle denunce, che, a mio parere, dovrebbe destare qualche preoccupazione, si registra un'escalation dei furti di attrezzature e prodotti agricoli, di rapine e, probabilmente non denunciati, di abigeati.
Parlando con il sottosegretario, facevo riferimento alla vicenda che riguarda la cooperativa Verga, che si occupa di tutela dell'ambiente, che dà occupazione a decine di giovani e nei confronti della quale è stato consumato un atto di intimidazione grave: sono stati sradicati e tagliati alberi, estirpate essenze che la cooperativa aveva piantato per creare occupazione e lavoro in quel territorio. Anche lì, poi, vi sono estorsioni.
Ricordo, inoltre, ciò che è avvenuto a Chiaramonte, dove presso un ufficio postale sono state consumate dieci rapine nell'ultimo periodo. Anche lì, nelle contrade, dobbiamo trovare il modo per garantire una presenza, per controllare lo strano fenomeno che interessa in modo particolare i comuni montani del ragusano e del calatino. Faccio riferimento all'invasione non autorizzata di terreni coltivati da parte di mandrie e di greggi, che non si sa da dove vengano. Anche in questo mondo vi sono delle persone oneste, ma una parte dei cosiddetti muntagnisi diventa padrone del territorio, rendendosi responsabile di pascoli abusivi e di episodi di criminalità di altro genere come, ad esempio, i furti.
Soprattutto in questo periodo, chiedo al sottosegretario Brutti e allo Stato di essere più presenti nel territorio e in particolare nelle campagne. Voi pensate, colleghi, che cosa accade quando un'azienda agricola, che deve raccogliere il risultato finale di un anno di lavoro, si vede espropriata del proprio prodotto: faccio riferimento, ad esempio, ai produttori agricoli di uva da tavolo, che sono oggetto delle attenzioni di questa criminalità che interviene nelle aziende nel momento migliore; ai sericoltori; ai settori dell'agrumeto che, per molti versi, subiscono i ritardi dell'intervento dello Stato!
La necessità di un'attenzione particolare nei confronti della criminalità rurale deriva dal fatto che in questi territori l'economia della zona fa riferimento proprio alle attività agricole. Sono io il primo a ringraziare la magistratura e le forze dell'ordine per i risultati eccezionali e straordinari che hanno conseguito nel disarticolare i clan della mafia in questi territori. Dobbiamo però fare uno sforzo, signor sottosegretario, affinché, soprattutto nel settore agricolo e nelle campagne,


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vi sia un intervento puntuale dello Stato per ridare fiducia nelle istituzioni agli agricoltori e agli operatori, nonché per creare le condizioni di una crescita controllata, legale e produttiva di settori che in Sicilia possono creare occupazione e lavoro.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.

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