Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 777 del 26/9/2000
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(Esame degli ordini del giorno - A.C. 4462)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 4462 sezione 9).
Ai colleghi che mi chiedono del coordinamento formale dico che questo si effettua prima della votazione finale, mentre ora esamineremo gli ordini del giorno, per passare poi alle dichiarazioni di voto e quindi alla proposta di coordinamento formale.
L'onorevole Galli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4462/1.

DARIO GALLI. Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione?

PRESIDENTE. Il suo gruppo ha già da molto terminato il tempo a sua disposizione, comunque le concedo tre minuti di tempo.

DARIO GALLI. Con questo ordine del giorno, al quale seguiranno altri, cerchiamo di mettere in evidenza le incongruenze nate in questa discussione. È evidente che il testo in esame ha poco a che vedere con il federalismo. Si è parlato di tutt'altre cose senza mai entrare nel merito di quello che una riforma federale vera dovrebbe effettivamente trattare. In questo primo ordine del giorno impegniamo il Governo a modificare la legge per introdurre una riforma veramente federale e ad indicare con chiarezza quale quota delle tasse, in particolare IRPEF e IRPEG, debba restare nei territori nei quali queste tasse sono state pagate. Ci sembra un principio assolutamente irrinunciabile. Infatti, trattare di federalismo come si è fatto in questi quattro giorni, parlando di grandi principi filosofici senza mai entrare nel merito delle reali questioni amministrative e politiche, ci sembra un'assurdità.
In tutti i paesi veramente federali, in cui il federalismo fa parte della cultura, della società e delle amministrazioni da moltissimo tempo, la prima cosa che è


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stata indicata con chiarezza nei regolamenti è la quota di tassazione che deve restare sul territorio. In Svizzera, dove il federalismo fa parte della mentalità dei cittadini e dei politici, con molta chiarezza è indicato che un terzo della tassazione deve restare nel comune, un terzo ai cantoni e un terzo alla confederazione. In quattro giorni abbiamo parlato di moltissime cose, però, come già era stato fatto nella Commissione bicamerale, quando si è giunti a parlare del fisco si è glissato sportivamente e non se ne è parlato minimamente.
Qui si è parlato di moltissime cose: dei compiti che il federalismo deve adempiere, delle spese, che si deve parlare di equità e non di efficacia e di efficienza. Si sono dette moltissime cose con molta confusione mentale.
Per noi il federalismo è soprattutto cultura della responsabilità. Ogni territorio deve decidere di che cosa ha bisogno per vivere, quali siano le sue esigenze reali e di conseguenza si deve attivare per trovare le risorse economiche che servono per coprire queste esigenze. Ovviamente, i compiti che non possono essere svolti nel livello territoriale limitato, devono essere demandati ad un organismo superiore per il principio realistico della sussidiarietà e non per quello che è stato detto in questi giorni.
Qui si è parlato di tantissime cose, ma nessuno ha parlato mai di numeri. Tiriamo fuori allora qualche numero, non perché interessi alla gente, ma perché resti agli atti. Oggi, i comuni, che hanno comunque delle responsabilità amministrative che coprono almeno il 20 o il 25 per cento del costo degli interventi pubblici, vivono con il 2,5 per cento della tassazione. Gli amici della sinistra dovrebbero conoscere bene questo dato visto che amministrano moltissimi comuni. Le province, addirittura, vivono con lo 0,5 per cento della tassazione. È evidente che con questi numeri non andiamo da nessuna parte. Se effettivamente si vuole decentrare una serie di responsabilità, non si capisce perché la tassazione di base, cioè l'IRPEF, l'IRPEG ed eventualmente l'IVA (ma non come si è fatto con la riforma dell'IVA dell'anno scorso), non debba essere amministrata a livello locale. Ogni territorio potrebbe controllare che il gettito fiscale sia realistico, che non ci sia evasione (a livello locale è molto più facile fare questi controlli), potrebbe trattenere per sé direttamente quello che serve per le proprie esigenze e trasferire al livello superiore solo quello che serve a quello per il principio della sussidiarietà. Oggi abbiamo situazioni veramente assurde per quanto riguarda la vita dei comuni. Anche per altri aspetti molto importanti, come la sanità, la scuola, la sicurezza, di cui si è discusso diffusamente in questi giorni, tuttavia senza entrare nel merito reale dei problemi...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Galli.
Invito il Governo...

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Chiedo di parlare! Signor Presidente, chiedo di parlare!

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare!

PRESIDENTE. Colleghi, i tempi sono esauriti: posso dare la possibilità di parlare ad un collega, non a tutti i cinquanta colleghi della Lega, mi sono spiegato?

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, chiedo di parlare per un chiarimento.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Bianchi Clerici, mi spieghi.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, stiamo chiedendo di illustrare gli ordini del giorno prima che il ministro esprima il parere del Governo: mi rendo conto che i tempi sono esauriti, però abbiamo semplicemente cinque ordini del giorno ed io, per esempio, chiedo di intervenire sul mio ordine del giorno n. 9/4462/2...


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PRESIDENTE. Sì, onorevole Bianchi Clerici, ho capito, ma devo dirle, onorevole collega, che abbiamo aumentato per quattro volte i tempi del suo gruppo ed ora devo aumentarli per la quinta volta: questo è davvero fuori dell'ordinario. Allora, o state dentro i tempi previsti oppure non posso darvi la parola; tenga presente che poi, come è giusto, vi è anche il tempo per le dichiarazioni di voto finale, che è escluso dal contingentamento. Dovete rendervi conto che avete fatto un uso sicuramente molto importante, ma abbondante del tempo, anche se certamente non ostruzionistico.
Onorevole Bianchi Clerici, le posso dare due minuti per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4462/2.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, ritengo che il mio ordine del giorno n. 9/4462/2 abbia una certa importanza, perché richiama l'attenzione sulla riformulazione dell'articolo 117 della Costituzione approvata nell'ambito della riforma in esame ed in particolare sul tema dell'istruzione.
I colleghi ricorderanno che la scorsa settimana è passata una formulazione per la quale si assegna la potestà legislativa esclusiva in materia d'istruzione allo Stato, ma si lascia una potestà legislativa concorrente alle regioni nella medesima materia, senza tuttavia delineare bene in quali campi le stesse possano effettivamente operare. Il Parlamento ha infatti votato una formulazione per la quale, fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, rimangono allo Stato competenze esclusive. Con il nostro ordine del giorno, chiediamo semplicemente di esplicitare meglio tale formulazione, invitando il Governo a lasciare alle regioni piena autonomia decisionale in ordine alle modalità di attuazione dei principi dettati dallo Stato. Intendiamo così evitare che, qualora la proposta in esame divenga effettivamente legge costituzionale, vi sia addirittura la possibilità di peggiorare la situazione attuale, in un quadro che - non vi è neanche bisogno di ricordarlo - ci vede profondamente contrari alla formulazione adottata. Da sempre, infatti, e a maggior ragione in questo periodo, riteniamo che l'intera potestà legislativa sulla materia dell'istruzione debba essere affidata solo ed esclusivamente alle regioni.

PRESIDENTE. L'onorevole Cè ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4462/3; ha due minuti a disposizione.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, come abbiamo già detto nei nostri interventi precedenti, riteniamo questa cosiddetta riforma costituzionale un vero e proprio imbroglio. Vi è comunque un punto nell'articolo che riguarda le competenze dello Stato e delle regioni sul quale voi della maggioranza di centrosinistra, che non avete alcuna attenzione per le reali richieste che giungono dal territorio, avete precisato che nella legislazione concorrente... Vorrei un po' d'attenzione almeno da parte del Governo, visto che il dispositivo dell'ordine del giorno impegna proprio il Governo!
In base a questa norma costituzionale, lo Stato fisserebbe unicamente i principi fondamentali nelle materie della legislazione concorrente. Il mio ordine del giorno riguarda la sanità ed in proposito ricordo che il ministro Veronesi ha dichiarato che l'attuale normativa, la riforma Bindi-ter, dà piena autonomia alle regioni: ebbene, la Bindi-ter è una legge non di principi fondamentali, ma di oltre cento pagine, che disciplinano dettagliatamente tutte le funzioni delle regioni, anche di gestione ed organizzazione, relative alla sanità. Allora, con il mio ordine del giorno, pongo sostanzialmente un quesito sul quale vorrei una risposta da parte del Governo: infatti, in base all'approvazione di questa proposta di legge costituzionale, la riforma Bindi, oggi adottata dal ministro Veronesi, a mio parere, dovrebbe essere sicuramente modificata in modo da ridurla ai principi fondamentali. Credo questo sia il minimo che il Governo debba fare, e anche rapidamente, nel momento in cui verrà approvato il testo in esame. Quindi, sulla questione il Governo deve


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dire una parola chiara, altrimenti, oltre ad essere un imbroglio, la legge sarà un'offesa verso l'intelligenza dei parlamentari che sostengono tutto questo e verso i cittadini che li rappresentano.

PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Signor Presidente, confesso di essere un po' sorpreso dal fatto che, in occasione dell'approvazione di una proposta di legge di revisione costituzionale, si presentino ordini del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole ministro, non c'è nessuna norma che lo impedisce perché il regolamento, come lei sa, non distingue tra legge ordinaria e legge costituzionale.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Credo che l'unica istruzione che si possa dare al Governo in questi casi sia quella di attenersi scrupolosamente alla legge. Comunque, signor Presidente, il Governo non può accogliere l'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1 che impegna il Governo ad intraprendere le opportune iniziative dirette ad una modifica dell'attuale sistema, al fine di prevedere l'attribuzione del gettito di alcuni tributi statali, in particolare dell'IRPEF e dell'IRPEG, alle regioni, perché, anche se non sono il ministro delle finanze, le norme di federalismo fiscale approvate dal Parlamento non riguardano né l'IRPEF né l'IRPEG. L'ordine del giorno Bianchi Clerici n. 9/4462/2 impegna il Governo, in sede di emanazione delle norme generali in materia di istruzione, a limitarsi alla sola definizione dei principi fondamentali. Il Governo non può accoglierlo perché le norme generali in materia di istruzione sono competenza esclusiva dello Stato e non possono essere aggiunte ulteriori limitazioni a quelle stabilite dalla Costituzione. L'ordine del giorno Cè n. 9/4462/3 impegna il Governo a modificare la vigente legge quadro in materia sanitaria e, anche se non sono il ministro della sanità, non posso accoglierlo perché non vedo quale ragione vi sia per cambiare.

ALESSANDRO CÈ. Ma quali sono i principi fondamentali?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. L'ordine del giorno Faustinelli n. 9/4462/4 impegna il Governo a prevedere le opportune iniziative affinché l'effettivo passaggio delle funzioni e dei compiti alle regioni ed agli enti locali avvenga contestualmente al trasferimento delle adeguate risorse finanziarie, ma è noto che la legge n. 59 e i decreti legislativi in materia prevedono proprio questo e nel corso di quest'anno sarà effettuato tale trasferimento.
L'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 impegna il Governo ad adottare una politica fiscale che, correlata ad una nuova autonomia finanziaria attribuita agli enti locali territoriali, non comporti alcun aumento della pressione fiscale: è esattamente ciò che stiamo facendo perché con la legge finanziaria verrà assicurata una riduzione del carico complessivo delle imposte.

PRESIDENTE. Quindi, qual è il parere del Governo?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo lo accoglie come raccomandazione.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo accoglie l'ordine del giorno Pace n. 9/4462/6. L'ordine del giorno Antonio Pepe n. 9/4462/7, riguardante l'istruzione, non può essere accolto, così come l'ordine del giorno Lembo n. 9/4462/8 in materia sanitaria, perché le norme generali in tale ambito sono materia esclusiva dello Stato e noi ci atterremo a questo. Il Governo accoglie l'ordine del giorno Armani n. 9/4462/9 che raccomanda che avvenga il trasferimento


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delle risorse finanziarie e patrimoniali: è quanto stiamo già facendo. Infine, l'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10 mira ad attribuire alle regioni l'IRPEG e l'IRPEF, quindi il Governo non può assolutamente accoglierlo.

PRESIDENTE. Signor ministro, riassumendo: il Governo non accoglie gli ordini del giorno Galli n. 9/4462/1, Bianchi Clerici n. 9/4462/2, Cè n. 9/4462/3, Faustinelli n. 9/4462/4. L'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5, relativo al carico fiscale, è accolto come raccomandazione? Lei ha detto che il Governo sta già provvedendo in questa direzione.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Signor Presidente, ho detto che sono d'accordo sul contenuto di questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Quindi, è accolto?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Sì, il Governo lo accoglie.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno Pace n. 9/4462/6, concernente l'IRPEF e l'IRPEG?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. È uguale ad uno precedente.

PRESIDENTE. Quindi, lo accoglie?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Sì, è accolto.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno Antonio Pepe n. 9/4462/7, in materia di istruzione?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo non lo accoglie.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno Lembo n. 9/4462/8 riguarda la materia sanitaria (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Colleghi, volete lasciar lavorare il ministro, per cortesia (Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)? Non so come siate abituati da voi, ma urlando francamente non si riesce a decidere nulla. Prego, signor ministro.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo non accoglie l'ordine del giorno Lembo n. 9/4462/8, mentre accoglie l'ordine del giorno Armani n. 9/4462/9 perché il suo contenuto corrisponde a quanto stiamo facendo.

PRESIDENTE. Mi pare che fosse favorevole anche all'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo non accoglie tale ordine del giorno.

PRESIDENTE. Poco fa ha detto...

NICOLA BONO. Sono uguali!

PRESIDENTE. Non urli, onorevole Bono! Si accomodi.
Prima ha detto che lo accettava perché uguale all'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 che aveva accolto.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. L'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10 riguarda l'attribuzione del gettito di alcuni tributi statali - in particolare l'IRPEF e l'IRPEG - alle regioni ...

PRESIDENTE. No, dice un'altra cosa. Onorevole Pace, si sieda al suo banco!
L'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10 impegna il Governo a porre in essere una politica fiscale che, garantendo il pieno riconoscimento della nuova autonomia finanziaria attribuita agli enti locali territoriali, non comporti alcun aumento della pressione fiscale sui contribuenti (Interruzione del deputato Pace). Onorevole


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Pace, prenda posto, per piacere! Onorevole Selva, richiami l'onorevole Pace affinché prenda posto.
L'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10 è uguale all'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5, sul quale lei ha espresso un parere favorevole. Quindi, ritengo che sia favorevole anche su di esso.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Avevo un testo diverso. Il Governo accoglie l'ordine del giorno Bono n. 9/4462/10.

PRESIDENTE. Signor ministro, c'è un altro problema, gli ordini del giorno Galli n. 9/4462/1 e Pace n. 9/4462/6 sono uguali ma a me risulta - forse non ho capito bene - che lei non ha accolto il primo mentre ha accolto il secondo. Mi riferisco agli ordini del giorno sull'IRPEF e sull'IRPEG.

ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. Circolano carte diverse!

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Ripeto, accolgo l'ordine del giorno Pace n. 9/4462/6 che dice «porre in essere una politica fiscale che garantendo...

PRESIDENTE. Non è quello!

ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. Il ministro ha carte diverse (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Soda, non aggiunga disordine a disordine (Commenti del deputato Soda).
La richiamo all'ordine, onorevole Soda!
Onorevole ministro, questi due emendamenti fanno riferimento all'IRPEF e all'IRPEG e vorrei conoscere la posizione del Governo.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Accolgo l'ordine del giorno Pace purché sia soppresso l'inciso «in particolare dell'IRPEF e dell'IRPEG».

PRESIDENTE. Bene, poi sentiremo il parere del collega Pace al riguardo. Lo stesso vale per l'altro ordine del giorno firmato dal collega Galli?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Sì.

PRESIDENTE. Onorevole Galli, concorda con la proposta del ministro?

DARIO GALLI. Faccio fatica ad ammettere che non ho capito molto di quello che sta accadendo.

PRESIDENTE. Ripeto io quello che ho capito. Il ministro accoglie il suo ordine del giorno a condizione che lei sopprima l'espressione «in particolare dell'IRPEF e dell'IRPEG». È d'accordo o no?

DARIO GALLI. Allora avevo capito bene. Se escludiamo questo riferimento, l'ordine del giorno non ha più alcun valore perché per noi deve essere chiaro che una parte resta alle regioni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. In tal caso il Governo non lo accoglie.
E lei, onorevole Pace?

CARLO PACE. Mi pare che il ministro abbia varie volte detto che il mio ordine del giorno, quello che recita «porre in essere una politica fiscale che, garantendo il pieno riconoscimento della nuova autonomia finanziaria attribuita agli enti locali territoriali, non comporti alcun aumento della pressione fiscale sui contribuenti»...

PRESIDENTE. Non stiamo parlando di questo, onorevole Pace.


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CARLO PACE. Ma io quello ho presentato e su questo mi pronuncio e dico che il ministro è d'accordo.

PRESIDENTE. Onorevole Pace, a me risulta una sua firma su un altro documento. Ho l'impressione che vi sia stato un pasticcio nel gruppo. Quale vuole firmare?

CARLO PACE. C'è un ordine del giorno che reca la mia firma autografa e cioè quello che ho appena letto, l'ordine del giorno n. 9/4462/10.

PRESIDENTE. Allora non firma più quello, ma questo?

CARLO PACE. Quello non è firmato da me, ma dal collega Bono.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, quale ordine del giorno firma? Lo stesso dell'onorevole Pace?

NICOLA BONO. Se mi date due minuti per riunirmi con me stesso, forse ve lo dico.
Effettivamente vi è stata un'inversione di firme perché il mio ordine del giorno è il n. 9/4462/6.

PRESIDENTE. Lei accetta di sopprimere il riferimento all'IRPEF e all'IRPEG?

NICOLA BONO. Certamente no, Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, se mi avesse dato la parola dieci minuti fa, le avrei spiegato quello di cui poi si è accorto anche lei, cioè che involontariamente il ministro si era sbagliato nella numerazione e stava esprimendo parere incongruenti l'uno con l'altro. Quando poi mi darà la parola per dichiarazione di voto sull'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1, lo farò.

PRESIDENTE. Gli ordini del giorno sono stati già illustrati prima.

ISAIA SALES. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ISAIA SALES. Per comprendere cosa stiamo per votare. Infatti, i gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale hanno presentato due ordini del giorno di identico contenuto; se ho ben capito, i deputati di Alleanza nazionale - in particolare alcuni deputati meridionali - propongono che tutto il gettito IRPEF e IRPEG sia destinato alle regioni in cui viene raccolto. È così?

PRESIDENTE. Se legge il testo degli ordini del giorno, può desumerlo da sé. Io non posso dare giudizi di merito sugli ordini del giorno.

ISAIA SALES. Ebbene, ciò vuol dire che la Campania incasserà 20 mila miliardi, la Lombardia 87 mila miliardi, la Calabria 6 mila miliardi e il Veneto 36 mila miliardi. Voi, deputati meridionali di Alleanza nazionale proponete che tutto il gettito IRPEF ed IRPEG vada alle regioni del nord? Dunque, al sud dobbiamo chiudere? È questo che state proponendo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e Comunista)?

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, intervengo contro la malafede del collega che mi ha preceduto. Né nell'ordine del giorno in esame né nell'ordine del giorno Bono n. 9/4462/6, è scritto a


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quali regioni sarà destinato tutto il gettito IRPEF e IRPEG; al contrario, si impegna il Governo ad intraprendere le iniziative dirette ad una modifica dell'attuale sistema vigente. È per questo che il ministro si è trovato in difficoltà: voi, che avete il coraggio di trovare cinque parole diverse, andate a dire ai vostri amministratori locali che non siete d'accordo sul fatto che neppure una parte del gettito IRPEF ed IRPEG sia destinata alle zone dove è prodotta! Andate a dirglielo, così come avete dichiarato inammissibili altri emendamenti al disegno di legge (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)!
Signor Presidente, mi scuso per la foga e vorrei intervenire con più calma, per dichiarazione di voto, sull'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1, al quale, sebbene in ritardo, chiedo di aggiungere la mia firma. Ritengo esso debba essere approvato, in quanto è sacrosanto che - operando gli opportuni correttivi - una parte delle imposte dirette sia assegnata a quei territori e a quelle regioni che le producono. Lo Stato, nella sua unicità, avrà poi la possibilità di perequare il sistema fiscale. Il non voler cambiare nulla significa, alla resa dei conti finale, che in tutti questi giorni non abbiamo fatto altro che perdere tempo! Infatti, in definitiva, non si vuole realizzare assolutamente nulla.
In conclusione, preannuncio il mio voto favorevole sugli ordini del giorno Galli n. 9/4462/1 e Bono n. 9/4462/6, nonché sugli altri ordini del giorno. In ogni caso, ritengo che l'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1 sia condivisibile da tutte le persone di buona volontà (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, con estrema serenità e pacatezza, visto che da stamattina l'onorevole Sales stilla gocce di veleno sulle presunte posizioni antimeridionaliste di Alleanza nazionale, vorrei chiarire alcuni punti. Innanzi tutto, la Sicilia da sempre ha la riscossione diretta dell'IRPEF: onorevole Sales, si documenti.
In secondo luogo, l'attuale sistema di tassazione IRPEF penalizza il reddito là dove è prodotto; pertanto, nel gettito di 87 miliardi che spetterebbe alla Lombardia, sono compresi, ad esempio, gli stabilimenti di raffinazione e di produzione delle benzine e dei petroli che, per il 48 per cento, sono insediati in Sicilia, ma il cui reddito IRPEF va in Lombardia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Con il meccanismo proposto, verrebbe ribaltato tale sistema e, finalmente, attribuito il reddito IRPEF là dove è prodotto.
Infine, se l'onorevole Sales avrà l'amabilità di leggere serenamente il testo dell'ordine del giorno n. 9/4462/6, si renderà conto che il senso politico è quello di dare autonomia impositiva alle regioni affinché il cittadino controlli come vengono spesi i soldi che vengono chiesti: la base di ogni federalismo serio consiste nell'attribuire il controllo diretto delle modalità di spesa a fronte dell'imposizione cui il cittadino è sottoposto.
Per questi motivi siamo convinti dell'esigenza che questo ordine del giorno venga votato così com'è, senza modifiche, ed invitiamo anche i colleghi della sinistra a fare, da questo punto di vista, una valutazione corretta, perché, al di là dei rilievi infondati di Sales, quella indicata è l'unica strada che può consentire uno sviluppo sereno ed equilibrato del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.

PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, innanzitutto desidero fare una precisazione. Il mio ordine del giorno era relativo all'istruzione e non a materie economiche, ma c'è stato un disguido, di cui gli uffici del gruppo si assumono la responsabilità:


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abbiamo poi provveduto ad un secondo invio, che probabilmente è intervenuto fuori tempo massimo.
Voglio dire una parola, signor Presidente, sul parere espresso dal ministro Maccanico relativamente agli ordini del giorno Galli n. 9/4462/1 e Bono n. 9/4462/6, pressoché identici. Egli ha detto che sarebbe favorevole, se si togliesse il riferimento all'IRPEF e all'IRPEG, il che mi fa ricordare un vecchio episodio giornalistico molto divertente (Commenti)...

PRESIDENTE. Spero per lei che sia davvero divertente, onorevole Armaroli...

PAOLO ARMAROLI. Quando Mario Missiroli, che non si distingueva per il suo coraggio, era direttore del Corriere inviò a seguire un processo a Brescia un grande corrispondente, Egisto Corradi. Il processo riguardava una marchesa (Commenti)...

PRESIDENTE. Direi che la Casa delle libertà la invita a sintetizzare, onorevole Armaroli, e l'invito è condiviso, credo, dall'altra parte.

PAOLO ARMAROLI. Una marchesa era stata denunciata dal marito perché se la intendeva con lo chauffeur. Egisto Corradi mandò un lungo pezzo al giornale e Mario Missiroli gli chiese di abbreviarlo: una volta accorciato, lo approvò, chiedendo però se si potesse togliere quel dettaglio relativo allo chauffeur. Ecco, mi pare che il ministro Maccanico, quando ha chiesto di togliere il riferimento all'IRPEF ed all'IRPEG, si sia comportato come Mario Missiroli (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

ISAIA SALES. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ISAIA SALES. Signor Presidente, solo per amore di verità desidero leggere il testo dell'ordine del giorno presentato dai deputati di Alleanza nazionale che è in distribuzione: se è stato modificato, i colleghi possono interrompermi e farmelo presente.
Qui si dice: «Impegna il Governo ad assumere tutte le necessarie iniziative volte a modificare il sistema vigente, allo scopo di prevedere l'attribuzione del gettito di alcuni tributi statali» - non di una parte, quindi - «in particolare dell'IRPEF e dell'IRPEG, alle regioni e agli enti locali». Nell'ordine del giorno, quindi, non si parla di una parte dell'IRPEF e dell'IRPEG, ma di tutta l'IRPEF e di tutta l'IRPEG (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Se adesso i colleghi vogliono modificarlo, si può fare, ma al momento carta canta, così è scritto nel testo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI. Signor Presidente, se la formulazione della parte dell'ordine del giorno che riguarda l'impegno per il Governo viene modificata, anche noi possiamo essere d'accordo. Se, cioè, si intende affermare che le regioni e gli enti locali devono compartecipare ai tributi erariali, siamo assolutamente d'accordo, non c'è materia di discussione. Se, quindi, anziché «prevedere l'attribuzione del gettito» si scrive «prevedere la compartecipazione al gettito», non c'è materia di discussione, in primo luogo perché questo è già scritto nella riforma e poi perché è già così nell'ordinamento. Già attualmente, infatti, nella riforma fatta a Costituzione invariata, le regioni partecipano al gettito IRPEF e IRPEG, quindi non c'è questione.
Naturalmente, non possiamo essere d'accordo sulle premesse dell'ordine del giorno, perché contengono delle osservazioni a nostro avviso non rispondenti alla realtà dei fatti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.


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PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei spiegare all'onorevole Sales che deve essere letto tutto il testo: esso stabilisce: «in particolare dell'IRPEF ed IRPEG, alle regioni e agli enti locali in modo da garantire a questi ultimi un'effettiva autonomia finanziaria». Ciò significa che le regioni che non hanno autonomia finanziaria - quelle del sud - dovranno avere una parte di questo gettito. Questo è chiaro, onorevole Sales: non cambi le carte in tavola (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Galli n. 9/4462/1, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Colleghi, non vorrei dover richiamare chi non vota per sé.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 420
Astenuti 12
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bianchi Clerici n. 9/4462/2, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 409
Astenuti 6
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cè n. 9/4462/3, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 426
Astenuti 5
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 186
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Faustinelli n. 9/4462/4, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 424
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.

MAURO GUERRA. Signor Presidente, vorrei chiederle se sia possibile votare per parti separate i due ordini del giorno accolti dal Governo, separando le parti motive dal dispositivo.

PRESIDENTE. Si tratta degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 e Armaroli n. 9/4462/10?


Pag. 128

MAURO GUERRA. Esattamente, signor Presidente. Mi sembra che anche l'ordine del giorno Armani n. 9/4462/9 sia stato accolto dal Governo.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Di tali ordini del giorno è stato accolto esclusivamente il dispositivo, non le premesse.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, giudico assolutamente inaccettabile questa proposta, perché il significato del mio ordine del giorno è evidente. Con esso si intende sottolineare il fatto che, contrariamente a quanto è accaduto in passato, ad esempio, per l'ISI, diventata ICI, divenuta poi imposta aggiuntiva, o per lo 0,5 per cento dell'IRPEF regionale aggiuntivo, se si intendono fare riforme a livello di competenze, gli equivalenti trasferimenti di risorse non devono essere aggiuntivi, ma devono essere spostati sull'ente, che ha la nuova competenza, e sottratti allo Stato centrale, che non li ha più.
Pertanto, se non si considera questo, il mio ordine del giorno n. 9/4462/1 non avrebbe più senso.

PRESIDENTE. È stata avanzata richiesta di votare separatamente la premessa dal dispositivo.

DARIO GALLI. Questo l'ho capito, ma a mio avviso le due cose hanno senso solo se congiunte.

PRESIDENTE. Non contesto la sua affermazione, ma quando viene avanzata una richiesta di questo tipo, io devo procedere ad una votazione per parti separate.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, mi permetto di rappresentare la circostanza che, mentre la parte motiva degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 e Armaroli n. 9/4462/10, di cui sono cofirmatario, coincidono, nella sostanza, le motivazioni sono diverse, avendo io avanzato l'esigenza di apportare correttivi volti a distinguere le basi imponibili, intendendo evitare un aggravio fiscale. Questa è la motivazione che è diversa dall'altro ordine del giorno.
Posso anche dire che della motivazione, in fondo, mi importa poco; la sostanza è che vi sia l'impegno del Governo a realizzare quanto chiediamo nel dispositivo. Potrei accettare la riformulazione della motivazione che il Governo desiderasse apportare, lasciando il dispositivo così com'è.

PRESIDENTE. Onorevole Pace, se mi permette, posso proporre di votare la parte motiva dell'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5. Se dovesse essere respinta, chiederò di votare insieme il dispositivo degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 e Pace n. 9/4462/10. È d'accordo?

CARLO PACE. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Sono primo firmatario dell'ordine del giorno n. 9/4462/9 che fa riferimento ai cosiddetti decreti Bassanini. Mi sembra di aver fatto una mera descrizione degli atti e dei fatti che si stanno realizzando perché i cosiddetti decreti Bassanini hanno provveduto a trasferire le funzioni senza, tuttavia, prevedere il contestuale e automatico trasferimento delle relative risorse finanziarie. È un fatto evidente, tant'è vero che vi è stato il decreto sul federalismo fiscale che ha integrato, appunto, i decreti Bassanini. Considerato che, in sede di attuazione, si prevede un aumento delle competenze, si chiede al Governo di dare strumenti finanziari adeguati alle nuove competenze.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Targetti. Ne ha facoltà.


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FERDINANDO TARGETTI. Prima di votare vorrei capire perché...

PRESIDENTE. Questa è già un'ambizione!

FERDINANDO TARGETTI. Succede a molti, infatti!
Nella parte motiva dell'ordine del giorno Pace n. 9/4462/10 ci si riferisce l'articolo 6 della presente proposta di legge, che è una modifica dell'articolo 119 della Costituzione, e si impegna il Governo ad adottare una politica fiscale che non comporti alcun aumento della pressione fiscale. Se è questione di politica fiscale, non mi sembra che tutto ciò sia congruo con la discussione costituzionale; se, invece, surrettiziamente si impone un vincolo costituzionale ad una quota di prelievo che non sia superiore a quella attuale, esprimerò voto contrario (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla parte motiva dell'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 439
Astenuti 3
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 202
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione, secondo quanto ho detto prima, del dispositivo degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 e Pace n. 9/4462/10. È d'accordo, onorevole Pace?

CARLO PACE. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Non si voterà quindi la parte motiva del suo ordine del giorno, che decade.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/4462/5 e Pace n. 9/4462/10, accettati dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 416
Astenuti 16
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 325
Hanno votato
no 91).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bono n. 9/4462/6, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 433
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 195
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Antonio Pepe n. 9/4462/7, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 437
Astenuti 3
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 239).


Pag. 130

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lembo n. 9/4462/8, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 437
Astenuti 5
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Armani n. 9/4462/9, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 435
Astenuti 6
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 235).

È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno presentati.
Colleghi, vi prego di ascoltarmi un momento. Dobbiamo ora passare alle dichiarazioni di voto e, poiché hanno chiesto di parlare diciassette deputati, dureranno circa due ore. Il Comitato dei nove ha chiesto una pausa di cinque minuti...

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Non ce n'è più bisogno.

PRESIDENTE. Presidente Jervolino Russo, c'è richiesta di pausa?

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. No, Presidente.

ELIO VITO. Ci sarà poi l'informativa?

PRESIDENTE. Sì.

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